La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra
Part 2
«_Già a quella lì!_ -- borbottava Aquilino -- _Alla Madonna col pupo renderan conto! Eh, povera mamma! Sai quanto faresti meglio a condir di più la minestra con quell'olio._» -- E appunto perchè gli voglio far render conto, -- disse forte -- ; perchè, dopo tutto, quei quattro soldi della zia dovrebbero venire a me....
-- Vedi? Vedi che c'è sempre dell'egoismo nel fondo del tuo pensiero? Lascia che se li prenda chi vuole quei maledetti soldi. La tua strada te la farai da per te. Ringrazia piuttosto la Madonna che ti ha dato la salute....
-- Già, la Madonna!
-- Quella proprio! -- e mamà volge il bianco degli occhi, severi, verso Aquilino.
*
Aquilino poi, di nascosto di mamà, si era rivolto a Don Malfattini, il quale era almeno un autentico uomo nero, perchè portava un tricorno di felpa e non unto, un mantello di seta svolazzante sino alle scarpe, e le scarpe con le fibbie d'argento. Era un pretino occhialuto, fino come la polvere, raso come la seta, soave come il miele, che si aggirava con ugual sveltezza tanto tra i banchi delle Banche, come fra gli altari e i tabernàcoli. Grande dovizia egli aveva accumulato con una sua ingegnosa combinazione finanziaria per alleviare le pene dei poveri morti che stanno nel purgatorio. Così che Don Malfattini aveva potuto indorare tutte le Madonne ed i Santi della sua chiesa, fare molte opere di beneficenza ai vivi, ed essere àrbitro delle elezioni nella città.
Non fu facile per Aquilino afferrare Don Malfattini; egli svolazzava sempre di qua e di là in mille faccende; ma a furia di pazienza, potè afferrarlo per cinque minuti di udienza. Senonchè quando si trovò davanti a quei due lanternoni di occhiali e udì quella voce secca, gli cadde il cuore. Un uomo in partecipazione di affari con Domineddio, avrebbe dovuto possedere una meno arida voce e far segni pietosi col volto, udendo le premesse che fece Aquilino, cioè la devozione di mamà per la Madonna, l'olio d'oliva, i fiori, ed altre delicatezze della pietà e della miseria.
-- Già -- rispose Don Malfattini. -- Ma ci troviamo, signor mio, di fronte ad una pregiudiziale: la di lei riverita madre, nostra parrocchiana e degnissima persona, gode intanto di una pensioncina di cinquantadue lire dal Comune; ella, poi, è studente, cioè in condizione privilegiata e in bella salute, del che mi compiaccio. Ora le nostre instituzioni benefiche sono rivolte a speciali categorie di persone, come liberati dal carcere, fanciulle sviate dal retto sentiero, piccoli malviventi, deformi....
E numerando queste categorie, Don Malfattini si ritraeva col volto, restringendo le labbra come un vecchio gatto a cui si minacciano buffetti sul naso, e parea dire: «_Dolente, ma come vede, ella non è compresa in nessuna di queste categorie!_»
Aquilino, benchè con la gola secca, si ingegnò di far capire che egli, in tal caso, era in condizioni di inferiorità rispetto ad un liberato dal carcere, ad un malvivente. Del resto lui non veniva per elemosine, ma per un prèstito. Gli speculatori fabbricano pur le case, e vanno su ipotecando piano per piano! Ora che un giovane per bene offrisse meno di sicurtà che una casa di pietre?
Audace e ingegnoso il giovincello! E Don Malfattini battendo allora le labbra a modo dei pàperi, «Eh, eh!» esclamò come approvando: -- «Ma bisogna che mi informi, che prenda le mie referenze, il mio caro figliuolo -- disse -- .... Ripassi, eh sì, ripassi!»
Ed Aquilino ripassò, ed imparò come sia difficile il verbo _ripassare_, ma non ottenne niente; perchè _ma_, perchè _se_, perchè _sì_, perchè Don Malfattini era dolente. Insomma, si possono, in via eccezionale, sovvenzionare le teste, oltre che le case. Ma le case sono di fredde pietre e la sua risultava essere una testa un po' calda.
Ah, meglio essere malviventi che teste calde!
*
Mamà, quando seppe la cosa, se ne dolse col figliuolo. «Non so -- disse scotendo la testa un po' grigia -- perchè tu vada a levarti il cappello a certa gente, che sai come è fatta.»
Aquilino, quel giorno, lagrimò. E c'era un così bel sole di maggio che tutte le viole a ciocche davanti alla Madonna, nella stanzetta di mamà, profumavano all'intorno l'aria, insieme con l'erba cedrina.
CAPITOLO IV.
L'abito «blumarèn».
Pur con queste amarezze nel cuore, oltre a le viole a ciocche, erano, in quell'ultimo anno di liceo, tornate le rondinelle ancora sotto il tetto della casetta di mamà, perchè era il maggio fiorito.
Oh, gran fortuna che il nostro pianeta non si fermò nel calen di maggio: ma venne il giugno con le spighe, venne il luglio con le angurie! Neve, viole, rondini, spighe, angurie, rose e spine, demoni ed angioli; tutte cose che girano attorno, come le sirene delle giostre; girano, scompaiono, riappaiono. Sono i segni zodiacali della vita.
Ma viene un giorno che scompaiamo noi, e la giostra continua lo stesso!
*
E allora con la cara estate, Aquilino aveva veduto ritornare ancora quel signore dell'anguria e dei confetti.
Gli battè il cuore nel vederlo, ma insieme gli rifiorì anche lo spregio di quella sera; e fece finta di non conoscerlo.
*
Fu lui che gli andò incontro, spalancando comicamente gli occhi e alzando le ciglia: -- Se non mi sbaglio, tu sei il signor Aquilino!
No, non gli resse il cuore di tenergli il broncio, e sùbito gli si arrese.
-- Come sei cresciuto! Ve', ve'! La peluria dei baffi e i bitorzoli della barbetta.
Anche lui era un po' cambiato: un po' cereo, un po' imbiancato nella barba, nelle labbra.... Però che bel signore! Con quel naso badiale, con quell'ondulatura dei baffi, gli venivano in mente quelle figure severe di gentiluomini che aveva visto in un quadro, attorno al trono di non sapea quale re di Francia. Ma appena sorrideva, quella severità si illuminava tutta. Scherzava; e il riso correva giovanilmente sulle labbra smorte; e gli occhi vellutati ravvolgevano lui, Aquilino, con una beninanza che gli dava un senso di piacere.
Doloroso Aquilino del contatto con la stoffa cilìcia degli uomini della sua maligna città, si sentì sospingere verso quel dolce signore.
-- Hai ottenuto la licenza _ad honorem_? Oh, bravo, allora puoi cantare anche tu:
Son Perèda son pieno d'onore, Bacelliere mi fè Salamanca, Sarò presto _in utroque_ dottore....
-- Lei ha voglia di scherzare, come tutti i signori, che non hanno da pensare a niente.... Io invece.... -- e gli raccontò allora tutte le sue istorie, e col professore di matematica, e con gli uomini neri, e con Don Malfattini; e anche un pochino di fame sofferta in compagnia di mamà.
-- Oh, povero bimbo! Hai cominciato realmente un po' presto -- diceva quel signore -- a mangiare gramigna, roba amara e cardi secchi. Ma sai? Ognuno ha la sua porzione di cardi da consumare. Prendi intanto, prendi! Son caramelle speciali....
-- Ci vuol altro, ci vuole, che caramelle per me, oramai!
-- To', bimbo! Non te la prenderai mica con me?...
-- Io non me la prendo con lei. Ma verrà il giorno....
-- Che giorno? Il giorno del _riscatto_? Credi anche tu alla promessa del _riscatto_?
-- Credo nel giorno della giustizia! Li distruggeremo gli uomini falsi, gli uomini egoisti, in malafede....
-- Ma no, bimbo, che non distruggerai niente -- disse con tutta calma quel signore. -- Tutt'al più, quelli che adesso vedi coloriti di nero, te li vedrai coloriti con un'altra tinta, e tu rimani grullo più di prima. E poi chi ti dice, bimbo mio, che siano _falsi_, _egoisti_, in _malafede_? Credi tu che esista l'uomo che la mattina, quando si alza dica a sè stesso: _oggi voglio essere falso_, _cattivo_, _in malafede_? Troppo onore!
Ma Aquilino digrignava i denti.
-- Del resto, se ti fa bene -- disse quel signore --, vòmita.
Realmente Aquilino aveva mangiato roba pessima. Vomitava adesso per la prima volta, ed era lui stesso meravigliato d'aver tanta robaccia verde nello stomaco. Oh, buon Iddio, che stai nei cieli, quanti son quelli in questo mondo che muòiono senza aver mai avuto la gioia di poter vomitare! Buon Iddio, prepara per loro, in compenso, bei seggi in paradiso.
-- Adesso, vedi, che digrigni i denti -- disse quel signore (e parlavano forte perchè il bel viale dei platani per cui andavano, era deserto; e non c'erano che gli occhi del sole che filtravano attraverso il fogliame, scherzando su la ghiaia minuta) -- adesso che digrigni i denti per rabbia, ti fai vedere sotto un altro aspetto. Sai, bimbo? Se io dovessi classificare gli uomini, li classificherei come gli uccelli; in uccelli dal becco gentile e in uccelli dal becco ad uncino. Non si vedono, ma ci sono! Tu, con quelle labbra a cuore, con quegli occhi cilestri, sei, come dire? un uccello dal becco gentile. Non fai troppa soggezione. Ma adesso che digrigni i denti, va bene. Cosa vuoi? La vita non è pane fresco che si mangi col burro. Un po' di _morgue_, un po' di grinta, ci vuole! Hai i denti in punta e belli, ma quel verdolino, te li fa scomparire. Le mani sono discrete, ma non te le curi. Le unghie poi sono un orrore! Coperte di pipite. Lasciatele crescere le unghie. Capirai, se ti presenti così, un po' trasandato, anche se hai in corpo tutta la sapienza di Pico della Mirandola, chi te la vede? Capisco poco anch'io; ma un po' di malizia te la potrei insegnare.
*
E un altro giorno, guardando Aquilino più intensamente, così gli disse:
-- Vuoi che te la insegni un po' di malizia?
-- Ma sì!
-- Vieni allora con me.
-- Dove?
-- Dove sto io.
-- All'albergo?...
-- No, sta attento; io sono alloggiato qui, per carità, perchè sai? io sono un conte, ma un conte _dalle braghe onte_. Oh, non lo andare a dire!
-- Da Biancolini lei sta?
-- No, non aver paura. Da.... (e fece il nome di un nobile di quella città).
-- Dove c'è quel gran palazzone sempre chiuso? Allora vicino a casa mia.
-- Bravo! Vieni. Zitti, zitti, piano piano, non facciam tanto rumor....
E il conte condusse Aquilino davanti ad un palazzo antico e nero, che Aquilino sempre aveva veduto chiuso e come disabitato.
Con una chiavetta il conte aprì uno sportellino nel portone, e furono dentro.
-- Oh, bello! -- esclamò Aquilino, compreso di gran stupore e con reverenza, come quando si entra in chiesa.
Lo sportellino si era richiuso. Aquilino si trovò in un mondo a lui ignoto.
Si trovò in un cortile a colonne a due a due, sottili, di marmo; dietro il cortile riposava il verde di un giardino. Montarono per una scalea: alle pareti sogguardavano, dai quadri, certe fronti aggrondate di porporati e guerrieri: agli angoli, armi ed armature vere, come le aveva viste in fantasia leggendo _La Disfida di Barletta_. Cose secolari, silenziose, piene di soggezione. Sul cielo era dipinta la biga dell'aurora, coi cavalli dalle giube svolazzanti.
Aquilino non avrebbe mai sospettato che vicino alle sgretolate camerette di mamà ci fosse roba sì bella.
Stava incantato.
-- Se ti incanti così, viene mezzogiorno -- gli disse il conte.
Aquilino allungò la mano per toccare la tappezzeria di una parete.
-- È proprio seta! -- esclamò con stupore.
Si ricordò allora di quello che aveva letto nei libri positivi delle profezie, che per creare il mondo nuovo bisognava distruggere tutto il mondo vecchio. Che peccato, però!
Tutte quelle figure, dai ritratti, pareva che lo guardassero più torvamente ancora.
-- Ma non ti incantare, bimbo -- ripetè il conte -- a guardare quei pupi. A guardarli troppo, se ne hanno a male e qualche volta piangono. Sì, sì, da vero, piangono.
Aquilino si mosse. Il conte lo condusse per una fila di stanze, piene di libri antichi, di libri morti, di libri addormentati.
-- Quanta ricchezza! -- esclamò Aquilino.
-- Non ti scandalizzare. Libri, pupi, durlindane, tutta roba destinata a finire dal rigattiere, bimbo. È il destino delle cose.
Arrivarono così ad una cameretta che dava sul giardino: quivi era un letto semplice; ed era quella la camera dove il conte era ospitato dai signori di quella casa.
-- Ed ora da' mo' retta. Vieni qui, sta zitto, non parlare, ubbidisci, làsciati fare.
Ed il conte fece accostare Aquilino ad una teletta, sulla cui piana di cristallo posavano fiale, spazzolini, profumi. Fece scorrere acqua, infuse essenze, in un bicchiere e, _Suvvia, così! i denti; forte! E poi le mani! Ancora, ancora!_ E poi con certi ferruzzi, e poi con certi spazzolini; insomma lavorò tutto a nuovo Aquilino.
-- Ci pigli gusto, eh? Aspetta adesso che ti darò l'acqua benedetta. -- E con uno spruzzatoio lo avvolse di un profumo assai aristocratico che dava al giovinetto una leggerezza voluttuosa. E il conte canticchiava: -- _asperge me Yssòpo, et mundabor_, ed ora va a casa e vedremo poi: _le vin est tiré, il faut le boire_.
*
Era mezzodì; mamà era sul limitare della porta di casa, e diceva:
-- Dove sei stato, che la minestra è già cotta? Ma cos'è il puzzo che hai d'intorno?...
Ed Aquilino gli raccontò la sua avventura in quel dì, e mostrò, tutto soddisfatto, i denti, e mostrò le mani con le unghie lavorate in punta, senza più le pipite.
Mamà però non rimase molto soddisfatta:
-- Caro mio, bisognerebbe non aver da far niente come le signore per badare alle unghie.... Allora deve essere proprio lui, quel signore che ti ha mandato, ora è poco, che tu eri fuori, quel bell'abito, con quelle belle scarpette.
-- Quale, quale? dove, dove?
-- Eh, che furia! Lo troverai disteso sul tuo letto.
Aquilino, senz'altro, corse su. C'era sul lettuccio un magnifico abito color d'oltre mare, cupo. Aquilino lo sciorinò con stupore:
-- Proprio alla moda! E cosa deve costare!
-- Oh, per questo, lavorato come gli abiti dei signori -- spiegava la mamma. -- Vedi le fodere? Proprio di raso. E le cuciture, e gli orli come sono ben ribattuti. Ci poteva però mettere il ròtolo con gli scàmpoli della stoffa. Andiamo giù a mangiare. Ti vestirai dopo.
Ma Aquilino rimase lì e si volle vestire, e quando si trovò così ben vestito, si sentì una gran voglia di battagliare.
Aspettò con impazienza che il giorno calasse, e andò in giro per la città. Cercò del conte ma non lo trovò. Poi dimenticò anche il conte per un'ebbrezza vana che lo coglieva tutte le volte che passava davanti una vetrina. Vide per la prima volta le fanciulle voltare i loro occhi su di lui; e la sera tornò a casa col cervello in tumulto.
Non ebbe a lamentare che un solo inconveniente, perchè gli amici e i coetanei gli si accostavano lo stesso e lo prendevano sottobraccio senza troppi riguardi. E il nobile abito _bleu-marin_ (perchè tutti lo chiamavano _blumarèn_), ne soffriva.
Nei giorni seguenti, prese più confidenza col suo nobile abito.
-- Be'? Cosa fai, figliuolo? -- sentì che di sorpresa la mamma gli diceva.
Aquilino, in quel momento, faceva davanti allo specchio certe reverenze che avevano l'intenzione di essere molto aristocratiche.
*
Quando infine vide il conte, mosse per lanciarsi verso di lui con tutto l'impeto della sua giovanile riconoscenza. Ma egli stupì nel vederlo, domandò se lui era lui; ed un'infinità di sciocchezze.
Assicurò che lui non ci entrava affatto con l'abito e le scarpette. Poteva essere il caso di un abito _réclame_, che i sarti fanno portare ai giovani ed alle ragazze di belle forme.
Poi dell'abito non si parlò più. -- Piuttosto ci vorrebbe un orologio -- disse dopo alcuni giorni, e lo ricondusse ancora in quella stanzetta, e da uno scrigno andava estraendo molti bei monili, così indifferentemente.
-- Scusi, signor conte, come è che lei, che ha tanta roba, non porta niente d'oro in vista?
-- Sei curioso, bimbo mio. L'oro intanto non conviene che ai ricchi, ed io tale non sono: ma tu sei ragazzo, e un po' di spicco sta bene. Questa catenina leggera vedi come rompe il colore turchino dell'abito.
Ma Aquilino, per quanto gli facesse gola quella roba d'oro, non volle.
Il conte gli sfiorò con un bacio i capelli, e non insistette più.
-- Però questa cipolla la accetterai?
Era un orologio di metallo comune.
E preso un nastrino di seta, il conte lo adattò alla sottoveste, e diceva per conto suo: «Andando un giorno nostro Signor Gesù Cristo co' suoi discepoli per un luogo foresto, videro rilucere piastre d'oro fine....»
-- E Cristo non volle che le raccogliessero -- continuò Aquilino; -- e dopo capitarono quei due amici che videro l'oro e per gola dell'oro si uccisero sopra quelle piastre. Come è che la sa anche lei questa leggenda, signor mio?
-- Credi di esser bravo tu solo? E poi io sono stato tirato su in un collegio di padri Gesuiti. Ah così! ora sei _incroyable_, _pschutt_, _select_, _vlan!_
Prenci, duchi e ciò che ha il regno Di più inclito e più forte, Son raccolti a gran convegno D'Aquisgrana nella corte....
-- Però questo cappello di feltro portalo più alla brava, _sacré tonnerre de Dieu_, come si diceva una volta. Gli occhi sono ancora puri, ma te li sporcherai un po' per volta. E aspetta ancora una cosa....
-- Cosa?
-- La cravatta è fuori di posto. Con uno strozzino bene annodato al collo, vedrai che ti senti più coraggio a dire la tua opinione.
CAPITOLO V.
Uccellin che spicca il volo.
Un giorno, sul finir dell'estate, il conte Cosimo disse ad Aquilino che forse doveva parlargli di cose molto serie.
-- Dica, oh dica sùbito.
-- No, caro, sùbito. Domenica verrai a prendere la zuppa con me, al ristorante, e allora ne parleremo.
Quando arrivò la domenica, Aquilino si vestì con tutte le regole dell'arte, che sino allora erano a sua notizia. Era quasi _irreprensibile_; e viene da domandarci perchè mai tutti gli uomini non siano, innanzi tutto, irreprensibili.
-- Chi sa che bel pranzo ti farà preparare quel conte! -- gli disse la mamma.
-- Se mi riesce, ti porterò qualche cosa.
*
Il conte, dopo la minestra, non assaggiò che un pochino di dolce. Se avesse potuto, Aquilino avrebbe portato a casa quel bel mezzo pollo arrosto che rimaneva.
-- Mangia, mangia, bimbo mio -- diceva il conte --, e non badare a me. Quell'ala, va! mangiala pur con le mani: con il coltello vedo che non ci raccapezzi niente. Poi, sai? Se il pollo si mangia con le mani oppure col coltello, è ancora una questione insoluta.
Ma più che della prammatica del pollo, Aquilino era seccato dal cameriere: un cotale, lì del paese, di sua conoscenza, e un po' gaglioffo di professione, che d'estate, indossava il _frac_ del cameriere nel grand'_hôtel_. Costui faceva mostra di servire Aquilino con degnazione e gli dava del _tu_, amareggiandogli tutta la dolcezza del pranzo. Che se non era il conte a tenerlo lontano con cenni e monosillabi, Aquilino paventava che il manigoldo gli mettesse la mano sulla spalla e gli dicesse qualcosa di sìmile a questa: _Che bel pranzo abbiamo scroccato, eh, amicone?_
Bastò infatti che il conte si allontanasse un momento, perchè colui dicesse ad Aquilino: -- C...! Vi siete fatto aristocratico! Fate finta di non conoscere più gli amici. Eh, se anche hai quell'abito da moscardino, va! che siamo tutti e due figli della p.... miseria.
-- Questo lo dice lei -- soggiunse Aquilino. -- Io sono, invece, come un uccellino, destinato, forse, a spiccare il volo.
In quella, per buona ventura, era ritornato il conte, e ordinò il gelato.
-- Di' un po' Aquilino -- principiò egli a dire --, tu che idee hai per il tuo avvenire? Avrai già l'ambizione, come tutti i giovani, di riuscire un grand'uomo; benchè dopo che Cristoforo Colombo scoprì l'America, e Galileo inventò che è la terra che gira.... Curiosa, sai? io non sono ancora riuscito a ricordare bene cos'è che gira. Certo qualcosa gira! Basta, ti volevo domandare se sai qualche cosa di quelle due famose strade, a capo delle quali c'era: in una, una donna troppo scarna, che si chiamava la Virtù; e nell'altra, un'altra donna troppo..., come dire? troppa grazia di dio in mostra: la Voluttà.
-- Ercole al bivio! -- disse Aquilino.
-- Ma bravo! Ebbene, bimbo mio, con l'andar del tempo quelle due famose strade dell'antichità si sono un po' smarrite e confuse in mezzo alla rete delle comunicazioni moderne. Ma ciò non toglie. Ad ogni modo, scegliere bisogna!
Aquilino a queste parole sussultò. Sentì il palpito dell'avvenire: del suo avvenire. Che cosa fare nella vita? Era il problema insorgente da tanto tempo.
Seguitare a portare a spasso l'abito _blumarèn_, non si poteva e non era bella nè degna cosa: continuare gli studi, ecco! ma avrebbe dovuto seguitare a vivere alle spalle di mamà. _No, no! -- E poi mamà è stanca, non può più lavorare. Devo lavorare io!_ -- Sarebbe stato contento di imbucarsi in un impieguccio lì, nella città; ma con gli uomini neri che allora comandavano nel Comune, c'era poco da sperare: forse quando fossero andati su gli uomini rossi. _Benchè questo è un paesaccio!_
-- Be', senti -- disse il conte --, si sarebbe presentata una combinazione discreta per te. Sempre se ti va.... La settimana scorsa, era qui ai bagni una signora, mia buona amica, la quale non avrebbe niente in contrario a prenderti in casa come precettore di un suo figliuoletto.
-- Se mi va? altro che andare! E potrei seguitare gli studi lo stesso?
-- Io dico di sì. Anzi!
-- E sarei pagato?
-- Naturalmente.
-- E alloggiato anche? e da mangiare?
-- Vuoi stare senza mangiare?
-- Volevo dire: mangiare gratis.
-- Si intende.
-- E quanto di paga?
-- Questo non te lo saprei dire: ma se si dànno sessanta, settanta lire ad una bàlia, tu che saresti la bàlia asciutta o spirituale, prenderesti almeno lo stesso.
Aquilino non poteva credere ad una cosa tanto bella, tanto semplice, tanto facile che risolveva tutti i nodi gordiani della sua vita.
-- Oh, signor conte, scriva a quella signora che accetto, che mi prenda. Sarebbe tutto il mio avvenire....
-- Caro mio, per scrivere io scriverò. Ma non mettere mica la cosa come bella e fatta.
-- Se lei vuole! Oh, se lei vuole!
-- Eh; se volessi io! -- sospirò.
-- Ma che difficoltà ci sono, allora?
-- Ci possono essere. Senti: Io ti metterò in corrispondenza con la signora, ecco quello che io posso fare. Scriverai poi tu. E poi bada bene: bisognerà vedere se tu hai latte, latte buono, latte a sufficienza. La signora è capace di far le prove. È vero che sei fresco di studi....
-- Tant'è vero, signor conte, -- disse calorosamente Aquilino, -- che son fresco (ma questo non lo dica a nessuno), che avevo mezzo combinato con un tale di andare quest'ottobre a Napoli, a far l'esame di licenza per lui. Oh, mi pagavano bene, per quello!
-- Davvero? -- disse il conte facendo una faccia severa. -- Ma sai che son brutte cose, disoneste cose?
-- Lo so, ma anche la miseria è brutta.
Il conte a questa risposta non replicò.
-- Sarai fresco di studi, bimbo mio, ma devi sapere che le bàlie di primo parto riescono di solito poco bene. Bisognerebbe -- aggiunse poi sorridendo affettuosamente -- che su quella faccia da signorina tu ci potessi appiccicare un paio di baffi più seri.
-- Ah, per quello lasci fare a me. Se voglio essere serio, lo so fare, sì! Il più è che quella signora non sia cattiva. È cattiva quella signora?
-- Tutte le donne son buone. Sai come dicono a Napoli? _Quant'è bbona!_
*
Ritornando a casa, quella sera, Aquilino faceva, per il viale, salti di felicità. _Ti porto bene, o mamma, qualcosa di meglio che i confetti, mamma!_
E anche la mamma fu tutta felice: un terno al lotto.
Avevano quasi paura di sperare, tutti e due.
Aquilino da quel giorno entrò in grande orgasmo. Quello che più lo stupiva non era la cosa in sè, per quanto agli occhi suoi essa apparisse meravigliosa; ma la inverosimiglianza per lui era che per un bimbetto si potesse spendere tanto.
Era quasi preoccupato della borsa di quella buona signora.