La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra

Part 12

Chapter 123,699 wordsPublic domain

Infine la torre di Albraccà fu vuota; ed i funerali furono di prima classe, con molte corone di fiori. E questa repentina morte era dovuta all'arteriosclerosi ed al propinare _frequenter_. E in questo la marchesa aveva ben veduto. Ma è la passione e il dolore che, combinandosi con l'arteriosclerosi, producono talvolta la morte repentina! E in questo la marchesa non aveva veduto bene.

Il povero Bobby fu assai triste.

-- Dunque, il papà -- diceva -- non lo vedrò più nella sua torre di Albraccà? Neanche altrove lo vedrò più? Più?

E Aquilino non sapea che rispondere.

-- Guardi, professore -- disse Bobby, con una faccia triste triste. -- Anche il passerottino è morto!

Venne malinconia anche ad Aquilino.

E sul leggìo, lì in Albraccà, era aperto quel libro, dove un'ottava boiardesca diceva:

Ciascun che puote e non divieta il male, In parte del difetto par che sia, Ed ogni gentiluomo naturale Viene obbligato per cavalleria D'esser nemico d'ogni disleale E far vendetta d'ogni villania.

*

Per molte notti Aquilino non potè dormire bene.

Vedeva nella notte il fantasma del marchese che parlava con la consueta mansuetudine: «Ma sì, caro maestro, il bene vale il male; se non che il male è sudicio. Non ti pare di essere un po' sudicio, Aquilino? La tua biancheria è profumata; ma la tua anima ha bisogno di un bagno».

CAPITOLO XXIII.

Ja! Ja! Ja!

Miss Edith capitò in casa di donna Bàrbera preceduta appena da un telegramma.

*

Noi udimmo dire una volta da bella donna che le belle donne hanno ogni due anni certe loro naturali fasi di mutamento della loro bellezza. Ma fino a quale anno dùrino queste fasi della bellezza, noi non udimmo dire.

Ora miss Edith apparve mutata in minor tempo; e benchè vestisse con quella consueta compostezza, appariva sconvolta; e benchè parlasse tranquilla, appariva agitata.

«Da dove venite, miss Edith, che gli occhi vostri non sono più quelli di un tempo, e quali cose paurose avete veduto?»

Nella casa di donna Bàrbera la pace posava su le suppellettili delle stanze adorne; e nel giardino sorridea melanconicamente la pace del sole che baciava le bianche rose arrampicanti.

Miss Edith si stava seduta in quel salotto dove Aquilino, entrando per la prima volta, aveva avuto paura di commettere qualche malestro (ed ora non temeva più niente): si stava ancora col lungo velo del viaggio attorno alla fronte, e pareva guardare attonita quella pace.

Attorno a lei affettuosamente, la marchesa, Bobby e Aquilino.

Miss Edith parlava e si arrestava ogni tanto nel suo parlare. La marchesa era in lutto; Bobby si era allungato, come un ragno; Aquilino aveva un aspetto nuovo: pareva il signor Aquilino. Queste erano le cose nuove nelle consuete stanze.

Lei era tornata in Italia perchè aveva ottenuto quel posto di scuola per intercessione del senatore. Sì, era contenta. Avrebbe ammobigliato un piccolo appartamentino. E queste pure erano cose nuove. Ma vi erano anche fantasmi davanti alle sue strane pupille.

Navi, navi, navi, aveva ella veduto approdare dai lontani domini d'Inghilterra; navi cariche di maori, di indù, di guerrieri barbari con bianche pupille, con lame strane orrende da affondar nelle carni: bastimenti con profili di mostruose macchine di morte: un'umanità da ogni parte del mondo, lentamente, si metteva in moto verso la guerra....

-- Quando finirà la guerra? -- aveva, così per dire, domandato la marchesa a miss Edith.

-- Mai più, mai più....

E la voce della fanciulla suonò con tragico disperato suono, sì che la marchesa non replicò.

Ma ad Aquilino l'aspetto nuovo e la voce strana di miss Edith produceva sensazione di dolore e di piacere. E quella parola così insistentemente da lei ripetuta, _navi, navi, navi,_ gli fece nascere nella memoria quella filastrocca che fanno i bimbi:

_È arrivato un bastimento carico di_....

Era bello vedere miss Edith soffrire.

Ma quando ella come di colpo disse che un suo fratello era morto combattendo in battaglia a Charleroi, allora il gioco si fermò d'incanto, e una pietà gli germogliò per la pietà di lei.

Ella, ciò detto, si arrestò.

-- Io vi ho scritto, donna Bàrbera -- disse vedendo la dolorosa sorpresa dei suoi amici. -- Anche a voi, maestro, ho scritto. Voi non avete ricevuto mie lettere? Oh!

-- Mia povera fanciulla -- disse la marchesa accarezzandola affettuosamente; nè altro sapeva dire.

Aquilino attese per un momento lo spettàcolo delle lagrime, tante almeno per velare le pupille; ma non fu così: le pupille di lei si fissarono come sbarrate, rigide, cieche, verso una visione lontana: un lampo di odio vi oltrepassò.

Se non ci fosse stato Bobby e la marchesa lì presenti, Aquilino avrebbe ceduto a quella interna tenerezza che lo portava verso miss Edith ed avrebbe con le sue mani sollevata la bella mano abbandonata di lei, e gliela avrebbe baciata. Ebbe come per descritta la sensazione dell'enorme refrigerio che il contatto del bacio arreca sull'umano dolore. Non amore soltanto, ma fratellanza di umanità nel dolore.

*

La marchesa, in lutto, non riceveva che gli amici più intimi; all'ora del the, e, qualche volta, la sera.

Era cosa elegante non parlar di guerra. Ma era più facile dirne paradossali graziose facezie che non parlarne: -- _Vi sognate voi di far la guerra alla Germania? Ma se siamo tutti germanici! La tecnica è germanica, il socialismo è germanico, le mollette per gli abiti delle signore sono germaniche. A proposito, la mia sarta non ne ha più! Un disastro. Come sarà il mondo dopo la guerra? Ah, vedo la Pace che si affaccia al limitare e dice a quei monelli dei popoli; me la avete fatta, birichini, eh? Tu poi, Ermanno, che parevi il più serio! Vergogna! Starai senza frutta. La Pace? che dite mai? Il mondo, invece, vestirà alla prussiana, io vi dico. Non vedete voi questo baco che è l'uomo, il quale sta chiudendosi oramai nel suo bozzolo di filo d'acciaio? Se la Germania vince.... Anzi! Specialmente se non vince. Vi spaventa? Mio egregio nazionalista, non dicevate anche voi, sino a ieri, che la conquista è l'etica e la guerra è l'estetica? Da quando siete diventato francescano? Voi rinnegate la vostra fede? Ma il gallo ha cantato. Ma l'umanità sta diventando un carnaio.... Si cammina nella belletta rossa. Crema di sangue._ (Oh, quali parole nel salotto di donna Barberina!) _Perchè? Perchè è diventata un carnaio l'umanità? È semplice: perchè esiste la storia. Allora, felice la Spagna che non ha più storia. Caro Bobby, avevi ragione a non volerne_ _sapere di storia. No, esiste un altro perchè. Sentiamo. I Tedeschi avevano da mezzo secolo accumulato un enorme stoc di cannoni, munizioni, veleni. Ne dovevano pur far qualche cosa. Era un articolo che bisognava esperimentare. Adesso quando avranno esperimentato, diranno ai popoli: Kamaraden, ça suffit et embrassons-nous. Comment vous portez-vous? Enchanté de vous revoir. Ah, bisogna mandare un intimazione per mezzo d'usciere al Kaiser. Scusi, ci va lei? Io credo un'altra cosa. Dite. I Tedeschi attraversano una tetra ubbriacatura di birra. Ci va lei a portar via la birra?_

(Povera donna Barberina! dopo tanta guerra contro il vino, ecco la birra. In tale caso era proprio inutile far morire quel povero marchese.) _Dicevamo? Ah, che eravamo nella tetra casa dei folli._

_Passerà, passerà tutto. È questione di guardare le cose serenamente. A due chilometri dalle linee del fuoco, la vita riprende il suo ritmo; le donne allattano i bimbi, scopano anche le mine fatte dalle bombe; i contadini zappano, i contabili tengono la contabilità. A venti chilometri agiscono i cinematografi. E poi c'è il Signore lassù. Sempre fede in Dio. Ogni mattina il buon Iddio, quando l'umanità si addormenta, versa su la terra lavacri di oblio. Credete, passerà tutto. Ma è che passeremo anche noi!_

Così si conversava nel salotto di donna Barberina.

Erano facezie, ma pesanti come palle infuocate e plumbee. Ognuno di quegli eleganti reggeva per un istante con un sorriso stirato, poi la passava al vicino. -- Dica lei.

Ah, un po' di _champagne_, un po' di esilarante _champagne_ alla francese. Non ce n'è più. Bevuto tutto. Come in sul finire di un festino la fredda alba sorprende i gaudenti, e l'uno vede l'altro, pàllido, abbrividire! Ma voi siete ben pallido! Anche voi. Ma chi ha spento i doppieri? Chi ha aperto le finestre per fare entrare questa luce infame? Un'altra bottiglia di facezie, o uno _champagne_ di illusioni. Non ce n'è più! Tutto bevuto. Il vascello fantasma, col suo equipaggio cieco dell'umana follia, passa pel suo viaggio eterno.

*

Aquilino qualche volta era sorpreso di trovarsi a mezza scala della torre di Albraccà per andare a trovare quello squilibrato del marchese don Ippolito di Torrechiara, che gli dicesse una parola non di verità, ma di umanità.

«Parli, parli, signor marchese!» Ahi, non poteva più parlare.

Donna Barberina abituata a dare ordini, e non potere ordinare che questo lugubre incubo della guerra scomparisse!

L'autorità militare aveva prenotato le sue automòbili; e questo semplice fatto avea reso la signora nervosissima. Tutte le sere poi quei tumulti per le vie, che parevano riverberarsi anche nelle sale del gran palazzo marchionale.

Aquilino poi sapeva di altre cause che turbavano donna Barberina: certe voci sinistre di fallimenti; chiusura di sportelli alle Banche; tracollo di valori; ed egli in quei giorni adempì, con zelo ed onore, uffici delicatissimi. «Povera signora con tutti i suoi milioni!» sclamava spesso Aquilino fra sè.

*

Un giorno venne il senatore, e la guerra scoppiò anche nel salotto di donna Barberina.

Un uomo come il senatore, il quale possedeva la documentazione di tutto, era il solo che potesse dare esatta spiegazione dei termini ideali del mondiale conflitto.

Egli si degnò di parlare per _extenso;_ e tutti stettero ad ascoltare.

La sua voce, blesa e pacata, cadeva nel silenzio attorno a lui.

-- Sostanzialmente -- disse -- è il conflitto di due Mènadi furibonde sotto due màschere avverse. Esse si vibrano colpi mortali: l'una è la Mènade mediterranea, Inghilterra e Francia, che mirano alla disgregazione della società umana in una moltitudine di patrie, e di sotto-patrie, aventi uguali diritti; l'altra è la Mènade continentale germànica, che nega tutte le patrie, per dilatare se stessa, sovrana sopra tutte le antiche patrie.

-- Allora è la fine del mondo! -- sclamò donna Barberina.

-- Fine e principio, cara marchesa -- corresse pacatamente il senatore -- ; o piuttosto è la consolidazione di uno stato preesistente. La Germania compie la sua rivoluzione: nel dominio dei fatti, come la compì nel dominio delle idee. Ai miti della religione, alle utopie delle democrazie, alla falsa carità cristiana, intende sostituire nel mondo la scienza, la tecnica, l'ordine.

-- Ma i diritti degli altri?

-- Ma la rivoluzione è rivoluzione in quanto si stracciano i diritti degli altri.

-- Ma la proprietà degli altri popoli?

-- Il mondo _est res nullius_, ma se me lo prendo diventa mio.

-- E la Giustizia?

-- Il papa tace, dunque la Giustizia tace.

-- E la Storia?

Rispose il senatore:

-- Chi vince scrive la Storia. Non esiste la ultrice Istoria col taccuino in mano. Codesta è un'invenzione dei poeti.

-- Ma è un'odiosa tirannide.

Rispose il senatore:

-- Questione di intenderci. Lo Stato è anzi il massimo della liberty quando ogni individuo diventa Stato. Veda i social-democratici tedeschi. Essi sono i primi soldati dell'Impero; e giustamente sono indignati vedendo che non tutti i loro colleghi delle altre nazioni apprezzano la rivoluzione che oggi la Germania compie nel mondo.

-- Ma è un'orribile violenza!

-- La violenza? Ma ogni idea per vivere deve incarnarsi in violenza. Vedete il Cristianesimo. Si inizia con l'apostolato pacifico di Cristo, con la rinuncia; e finisce con la conquista, la organizzazione cattolica, il rogo, il Sant'Uffizio, il cannone.

-- Ma l'Inghilterra si opporrà....

Rispose il senatore:

-- Si opponga pure la vostra Inghilterra. Ma sapete, signore e signori, che cosa occorre per opporsi?

Silenzio!

Ripigliò il senatore: -- Occorre una ferrea determinazione di morire in una lotta mortale. La Germania, studiosa e profonda, ha fatto esatto calcolo anche su questo elemento psicologico.

-- Ma è allora un'aggressione spaventevole....

-- È la realtà! -- corresse elegantemente il senatore.

-- Del resto è bene che l'Inghilterra si sia opposta. Essa rappresenta l'ostacolo che deve superare il cavallo allo _steeple chase_. L'ostacolo anzi è indispensabile. Ma l'ostacolo sarà rovesciato, perchè l'Inghilterra rappresenta una fòrmola di civiltà già sorpassata; e domani tutti batteranno le mani al cavallo, cioè alla Germania vincente.

In questo punto fu udito un angoscioso scoppio di pianto, e fu vista miss Edith, con il fazzoletto su gli occhi, cercar di fuggire.

-- Miss Edith, cara fanciulla -- disse il senatore un po' meravigliato, -- che è? -- e si levò per accostarsi a lei, e prenderle la mano. Ma ella lo respingeva. -- Le mie parole, cara miss Edith, le hanno fatto dispiacere?

-- Pòvera, cara Edith -- disse la marchesa, e si accostò alla fanciulla e la prese presso di sè, con affetto.

-- Io sono mortificato, cara miss -- disse il senatore -- ma non supponevo che lei che era così ben penetrata dell'intimo meccanismo della vita; lei così freddamente razionale si risentisse tanto per un accenno del tutto obbiettivo al suo paese d'origine....

-- Razionale, razionale, caro senatore -- disse la marchesa, -- ma siamo tutti formati di carne....

-- Continuate pure, senatore -- disse miss Edith. Sorrideva ora, squassando la testa per far cadere via le lagrime dalle grandi pupille.

-- Io sono mortificato, molto mortificato -- diceva il senatore.

Ma le lagrime sgorgàrono con rinnovata violenza dalle pupille di miss Edith.

-- Venite, venite, Edith -- e donna Bàrbera trasse di là la fanciulla.

Allora Aquilino parlò e disse del fratello di miss Edith, morto combattendo a Charleroi.

Tutti ne furono dolenti, e il senatore anche più mortificato. Se avesse saputo la cosa, si sarebbe guardato dal rievocare tristi ricordi. -- Ma a parte le rispettàbili ragioni del sentimento -- disse poi --, quando si fa la guerra, i morti non costituiscono che una semplice nomenclatura. Secondo le ultime statistiche dei corpi scientifici, il mondo ha 1800 milioni di abitanti: trent'anni or sono, erano 1500 milioni. Voi capite che c'è margine....

-- Sente? -- disse piano il poeta Emme all'orecchio di Aquilino. -- Il senatore già pregusta per sè e per i suoi discepoli futuri tutta la gioia di catalogare i morti in guerra, schedare i monumenti abbattuti. Vi sarà del lavoro per parecchie generazioni di savi di siffatto genere. C'è margine! Che cosa sono 1800 milioni di nomenclature? Ma non toccate il sacro quintale della sua onorevole persona.

Fremeva.

-- Onorevole senatore -- disse poi, forte, il poeta Emme --, io sono della sua opinione.

-- Oh, oh, sentiamo.

-- Il concetto di un'ùnica patria germanica -- disse il poeta Emme -- è tutt'altro che disprezzàbile. È una soluzione, come un'altra, del problema della felicità. E infatti i tedeschi non dicono di combàttere per la felicità del genere umano? La Germania porge al genere umano la medicina della perfetta igiene. Non vediamo noi i germanici come sono belli, forti, floridi? Fra un paio di generazioni, saremo anche noi spaventosamente sani, forti, floridi: coi nervi in perfetto òrdine, con lo stòmaco capace di inghiottire, in perfetto orario, pinte di birra, e molti _Würsten_ con _Sauerkraut_, e _Delicatessen_, cinque volte al giorno: l'ideale dei nostri buoni proletari! Ogni cèllula uomo è Stato, lo Stato è Dio: tutto con lettera maiuscola, senatore. Dunque io sono Dio. Ma non capisce, senatore, che io sono io, io, io? Ah, c'è _nu guajo_, senatore. Che ne faremo del nostro pallido pensiero? È una tabe il pensiero; è una maledizione l'idea. Che ne faremo di Amleto, di Dante, di San Francesco, di Leopardi? Li affideremo a voi, eruditi signori; e voi li terrete bene in prigione affinchè non scàppino a spaventare la umanità. I nostri occhi si faranno piccini: ma il ventre sarà ben pingue. Noi non sorrideremo più dubitosamente; rideremo a scosse, facendo ballare i grossi ventri: _Ah, ah, ah!_ E invece di dire sì, diremo: _Ja, ja, ja!_ Si prepari, senatore, a scrivere qualche suo _ghiotto contributo_ -- si dice così, vero? -- nella lingua del _ja_.

-- Ma non diciamo sciocchezze, -- ripeteva il senatore, -- ma non facciamo dello spirito. Ma non mi faccia il poeta.

Donna Bàrbera tornò, dicendo che miss Edith non stava bene, ma trovò il salotto in tumulto.

-- Io mi meraviglio soltanto di questo -- gridava con la sua voce di tuono il poeta Emme --, come lei insegni _belle lettere_ in una Università italiana.

-- _Lettere lettere_, soltanto _lettere!_ -- strideva il senatore.

-- Allora, _brutte lettere!_ Del resto tenga a mente, senatore: nessuna forza umana distruggerà la nostra saggezza e libertà latina, che è fondata sull'eterno.

-- Impertinente, impertinente, impertinente! -- andava ripetendo il senatore; e non fu facile a donna Bàrbera mettere un po' di pace.

*

Miss Edith non stava bene, o _non era bene_, come diceva donna Barberina. Una cosa da nulla, del resto, che presto sarebbe passata.

Aquilino la aveva vista nel suo lettuccio candido, d'ottone. Molti fiori le aveva messo donna Barberina, lì presso. E Bobby era con lei, che le teneva compagnia. Sorrise un po' ad Aquilino. Una cosa da niente: _merci!_

Ma quella testolina bionda e stanca gli stava davanti; poi il discorso del senatore: poi le ironie del poeta Emme. Già bastava che tutti gli uomini si fossero adattati a dire: _Ja, ja, ja!_ e nessuno avrebbe pianto mai più. Poi gli venne in mente la mamma morta che diceva così dolcemente: _sì_. Se avesse dovuto dire _ja_, gli pareva che la mamma sarebbe morta due volte. Poi rivide tutta quella gioventù che voleva la guerra. Gli era sembrata inconsapevole. «Ma non sapete che se morite, la vostra mamma non vi rifarà un'altra volta?» -- aveva esclamato. Ma ora gli parevano consapevoli. «È per non morire due volte!»

Uno smarrimento.

E quella testa chiomata di miss Edith, languente sul capezzale, richiamava ora al suo pensiero una strana imagine. Dove aveva visto il grosso quadro?

Ah, come _réclame_ in un serraglio tedesco. Il quadro rappresentava una bianca fanciulla ghermita e languente tra le quattro branche di un enorme urangutano nero: il quale volgeva al pubblico il muso insanguinato, e pareva dire ingenuamente: Molto igienico!

In fondo un onesto urangutano. Ma allora perchè in Betlemme, Maria aveva elevato sugli uomini il pargoletto, salvatore del mondo?

Affinchè non ci fossero più quadrumani; ma umani. «Allora è necessario -- pensava -- debellare i Tedeschi, rinsavirli, ricondurli a certi principii di umanità e di pace a cui tutti avremmo diritto.»

*

-- Volete, maestro, consegnare questa lettera al senatore? -- disse il dì seguente miss Edith ad Aquilino.

Miss Edith aveva uno strano pallido sorriso. -- Oh, leggete, prego, maestro.

Aquilino lesse: il foglio profumato aveva queste semplici parole a grandi caratteri: -- L'Inghilterra troverà la ferrea determinazione. _Miss Edith._

*

Brividi di terrore percorrevano per gli uomini, come il vento per le foglie degli alberi prima che scrosci la tempesta. Attimi, ogni tanto, di immobilità. I giorni seguivano ai giorni di ventiquattro in ventiquattro ore; e non parevano giorni, ma evi: quello trascorso era già lontano lontano, quello da venire era atteso con ansia, come se ogni alba avesse portato su le ali silenziose il messaggio di grandi cose.

*

Donna Barberina non reggeva a quest'ansia. Aveva assicurato che se le cose andavano così, si sarebbe ammalata di neurastenia. I thè _benefici_ -- di cui le parlavano le amiche -- le feste benefiche, i comitati benefici, avevano un sapore di infermeria, di acido fenico.

Il medico le consigliò di viaggiare. -- Ah sì, andare nell'Italia del sud, dove meno si sente la guerra. E un bel giorno ella decise ed ordinò la partenza per l'Italia del sud, anche allo scopo di distrarre quella povera ragazza di miss Edith.

*

Era inverno ancora, ma la automobile ben chiusa e di grande turismo, le grandi pellicce, toglievano ogni disagio. Poi si andava verso più tepide terre, verso la primavera oramai; e la stagione era ferma.

Fu un viaggio un po' senza meta, come di gente che fugge.

Talvolta ripartivano al mattino da una città, quando su la campagna evanescente, brinata, rompea il sole dalle porpore infiammate dell'oriente. Quanta pace! Le pie opere agricole seguivano nei campi il lento lor ritmo. L'automobile scivolava per i gran rettifili quasi addormentando il pensiero con i suoi dolci ondeggiamenti. Come una narcòsi. Eppure parte della terra è insanguinata. Uomini armati, cavalli, carriaggi, cannoni, in turbine, in folle ubbidienza, tra ferro e fiamme e sterminio, fabbricano coi loro cadaveri le mura della storia.

Bobby sedeva sovente presso il meccanico, per quella sua passione di guidare; ed Aquilino aveva davanti a sè le due donne; quelle due teste un po' assopite nel dolce ondulamento; «bionda l'una, l'altra bruna»; grandi chiome, grandi veli, bende quasi sacerdotali. La pupilla bruna dell'una, la pupilla azzurra dell'altra si schiudevano come fari nel sopore o nell'intervallo delle rare parole.

Tante chiome, tanti veli, tante grazie.

Che cosa importava se anche dietro quelle chiome i loro cervelli non pensavano? Le loro pupille sorridevano. La gioia della vita. Inaccessibili? Chi lo dice?

Lassù, nel sereno, presso il sole, qualche punto luminoso, qualche grido melodioso: le allodole. Sembrano anch'esse inaccessibili, eppure.... _Eppure cadono_ -- diceano le pupille delle dame.

*

Si destò anche lui una mattina da quella dolce narcòsi.

-- Oh, ma signora, quale paese percorriamo noi?

Vedeva in lontananza un cinereo, azzurro profilo di monti. Attraversavano quella terra che era stata il suo paese, e che gli antichi chiamavano «patria».

Fra quei monti, si vedeva quel monte con quel castello che in lontananza si confondeva col monte. Lassù, quand'era fantolino, era stato di condotta il babbo. C'era il greppo fuori del castello, dove mamà, in sul vespero, si recava con lui, che era vestito con un gonnellino bianco. Ricordava. E attendevano il babbo dal ritorno dalle visite. Rivedeva il baroccino, il cavallino roano che rampava su, e il babbo lo chiamava _bimbo_. Perchè? Ma ora ricordava. Poi la cena semplice sul focolare odoroso. Poi gli parve sentir delle lagrime; poi vide il tempo; gli parve di capire quella cosa che è mistero: il tempo. Lui che con quel gonnellino bianco una volta respirava lassù fra il babbo e la mamma ed ora fuggiva per la gran strada piana nella grande automobile (babbo e mamma non c'erano più: c'erano due dame), lui era l'orologio vivo del tempo.

E gli parve strano di essere chiamato giovane.

«Oh, quanto tempo sono io vissuto!»

Ad un tratto Bobby gridò: -- Il mare, il mare!

Una lama cilestrina, addormentata nella perpetua pace dell'essere, sorrideva in fondo all'orizzonte.

Le dame e Bobby si additavano il mare, le vele.

Aquilino chinò la fronte per non vedere. C'erano dei cipressi. L'automobile oltrepassò. Poi s'arrestò presso il dazio. Allora convenne anche ad Aquilino vedere e parlare. Davanti a lui si ergevano le vecchie mura di quella città in cui era vissuto, e dove certo esisteva ancora la casetta di mamà.

Il rallentare dell'automobile, un rombo chiuso fra le case, avvertì che erano entrati nella città.

Oh la sua misera città! I rari passanti si volgevano con lungo sguardo verso la grande vettura ondeggiante. Erano ancora quelle donne chiuse nel sciallo nero; era la stessa antica miseria, un po' indolente, un po' sudicia. L'automobile era una visione di forza e di bellezza in quell'inverno.

-- Ci sarà, è vero, un caffè? -- domandò donna Bàrbera.