Part 13
Senza questi costumi e queste facoltà non si può nè stabilire nè conservare una libera costituzione, come ci prova troppo spesso la natura transitoria della libertà politica nei paesi dove essa non riposa su di una base sufficiente di libertà locali. La direzione degli affari puramente locali da parte delle località, e la direzione delle grandi imprese industriali da parte della riunione di quelli che volontariamente ne forniscono i fondi si raccomandano inoltre per tutti i vantaggi che noi abbiamo additato come inerenti alla individualità di sviluppo e alla diversità di modo d'agire. Le operazioni del governo tendono dappertutto ad essere le stesse; all'incontro, grazie alle associazioni individuali e spontanee, si fa una immensa e costante varietà di esperienze. Lo Stato può poi essere utile come depositario centrale e distributore attivo dell'esperienza che risulta da numerose prove; il suo incarico è far sì che ogni esperimentatore profitti delle prove altrui, in luogo di non voler vedere che le sue proprie.
L'ultima e più potente ragione per restringere l'intervento del governo, è il male gravissimo che deriva dall'aumentare senza necessità il suo potere. Ogni funzione aggiunta a quelle che già il governo esercita, diffonde viepiù la sua influenza sui timori e sulle speranze dei cittadini, e trasforma a mano a mano la parte attiva ed ambiziosa del pubblico in parte dipendente dal governo o di qualche partito che aspira a divenir tale. Se le strade, le ferrovie, le banche, le compagnie di assicurazioni, le grandi compagnie per azioni, le università e gl'instituti di beneficenza fossero altrettante branche del governo; se, oltre a ciò, i consigli municipali e locali, con tutte le loro attribuzioni, divenissero altrettanti dipartimenti dell'amministrazione centrale; se gli impiegati di tutte queste imprese diverse fossero nominati e pagati dal governo, e non attendessero che da questo le loro promozioni — tutta la libertà della stampa e di una costituzione popolare del potere legislativo, non impedirebbero all'Inghilterra o a qualunque altro paese di esser libero soltanto di nome.
E quanto più il meccanismo amministrativo fosse costrutto in modo efficace e sapiente, quanto più gli accorgimenti per procurarsi le mani e le intelligenze più atte a farlo funzionare fossero ingegnosi... tanto più grave sarebbe il male.
In Inghilterra, è stato ultimamente proposto di scegliere tutti i membri del servizio civile del governo dopo un concorso, allo scopo di avere come impiegati le persone più intelligenti e colte che fosse possibile: e molto si è detto e molto si è scritto pro e contro questa proposta. Uno degli argomenti su cui gli avversarî di essa hanno più insistito è che la condizione d'impiegato a vita dello Stato non offre una prospettiva bastevole di stipendî o d'importanza per attirare gl'ingegni più elevati, che troveranno sempre da far meglio il loro cammino, sia nelle professioni liberali, sia al servizio delle compagnie o degli altri enti pubblici. Non ci saremmo sorpresi se questo argomento venisse dai partigiani della proposta come risposta alla sua principale difficoltà; è abbastanza strano invece che essa venga dagli avversarî: quella che si pone innanzi come una obbiezione è invece la valvola di sicurezza del sistema in questione. In realtà, se il governo potesse attirare al suo servizio tutti gli ingegni elevati del paese, una proposta tendente a raggiungere questo scopo potrebbe inspirare dell'inquietudine; se tutto il lavoro di una società che esige un'organizzazione prestabilita, delle vedute larghe e comprensive, fosse nelle mani dello Stato e tutti gli impieghi del governo fossero occupati dagli uomini più capaci — tutta la coltura, l'intelligenza esercitata del paese (salvo la parte puramente speculativa) sarebbe concentrata in una burocrazia numerosa; da questa burocrazia il resto della comunità attenderebbe tutto, l'impulso e la direzione per le masse, il miglioramento personale per gli intelligenti e per gli ambiziosi: essere ammessi nelle file di questa burocrazia, e, una volta ammessi, crescervi di grado, sarebbero i soli obbietti d'ambizione.
Sotto questo regime, non soltanto il pubblico non è capace di criticare o di controllare l'azione della burocrazia, ma anche se i casi fortuiti delle instituzioni dispotiche o il cammino naturale delle popolari daranno al paese un capo o dei capi amici di riforme, non se ne potrà effettuare alcuna che sia contraria agl'interessi della burocrazia. Tale è la triste condizione dell'impero russo, come ci attestano i racconti di quelli che l'hanno potuto osservare. Lo czar stesso è impotente contro il corpo burocratico; egli può mandare in Siberia ciascuno dei suoi membri, ma non governare senza di essi e contro la loro volontà; essi possono mettere un tacito _veto_ su tutti i suoi decreti, col semplice astenersi dall'eseguirli.
Nei paesi di civiltà più avanzata e di spirito più rivoluzionario, il pubblico, avvezzo ad attendere che lo Stato faccia tutto per lui o almeno a non far nulla da sè senza che lo Stato glie ne abbia non soltanto accordato il permesso, ma anche indicato il modo, il pubblico, diciamo, tiene naturalmente lo Stato responsabile di ciò che gli accade di molesto, e se la sua pazienza un bel giorno si stanca, esso si solleva contro il governo e fa ciò che si chiama una rivoluzione: dopo di che qualcuno, con o senza il consenso della nazione, s'impadronisce del trono, dà i suoi ordini alla burocrazia e tutto procede press'a poco come prima, dappoichè la burocrazia non è mutata e nessuno è capace di occuparne il posto.
Ben altro è lo spettacolo presso un popolo avvezzo a condurre da sè i suoi affari. In Francia, avendo una gran parte della nazione servito nell'esercito, dove molti hanno raggiunto almeno il grado di sott'ufficiale, si trovano in tutte le insurrezioni popolari molte persone capaci di assumere il comando e d'improvvisare qualche piano d'azione non del tutto cattivo. Gli Americani sono, per gli affari civili, quello che i Francesi pei militari: togliete loro il governo e ogni congregazione d'America ve ne saprà organizzare uno immantinente, e condurrà con un grado sufficiente d'intelligenza, di ordine, d'energia un qualunque pubblico negozio. Così dovrebbe essere qualunque popolo libero; un popolo capace di tanto è sicuro di conservare la propria libertà: egli non si asservirà mai ad alcun uomo o ad alcun corpo sociale, perchè questi soli siano capaci di tenere o di maneggiare le redini dell'amministrazione centrale: nessuna burocrazia può sperar di costringere un tal popolo a fare o a subire ciò che non gli piace. Ma là dove la burocrazia fa tutto, nulla può esser fatto di ciò a cui essa è realmente ostile; la costituzione di simili paesi è un'organizzazione dell'esperienza e della pratica abilità della nazione in un corpo disciplinato, destinato a governare il resto della nazione; e quanto più questa organizzazione è perfetta in sè stessa, tanto meglio essa riesce ad attirare a sè ed a plasmare a sua imagine gl'ingegni della comunità, tanto più completo è l'asservimento di tutti, compresi i membri della burocrazia; poichè i governanti sono schiavi della loro organizzazione e della loro disciplina così come i governati sono schiavi di essi. Un mandarino cinese è strumento e schiavo del dispotismo quanto l'infimo dei coltivatori; un gesuita è, in tutta la estensione della parola, lo schiavo del suo ordine, sebbene l'ordine stesso esista a causa del potere collettivo e della importanza dei suoi membri.
Non bisogna dimenticare poi che l'assorbimento di tutti gl'ingegni elevati del paese da parte del corpo che governa è, tosto o tardi, fatale all'attività e al progresso intellettuale di questo corpo stesso. Legato in tutte le sue parti, seguendo un sistema che, come tutti gli altri sistemi, procede quasi sempre dietro regole fisse, il corpo ufficiale è costantemente tentato di addormentarsi in una indolente _routine_; oppure, se esso esce talvolta da questo eterno circolo, si appassionerà per qualche idea appena sbozzata che sarà andata a genio di qualche membro importante del corpo; e perchè queste tendenze che si toccano da vicino (sebbene sembrino opposte) possano essere tenute in iscacco, perchè tutti gli ingegni che il corpo racchiude si mantengano ad una certa altezza, bisogna che questo corpo sia esposto ad una critica vigile, acuta e che venga da fuori. Perciò è indispensabile che si possano formare degl'ingegni all'infuori dello Stato colle occasioni e l'esperienza necessaria per giudicar sanamente i grandi affari pratici. Se noi vogliamo possedere in perpetuo un corpo di funzionarî abili, capace di rendere dei buoni servigi e inoltre tutto un corpo che sappia creare il progresso o disporsi ad adottarlo, se non vogliamo che la nostra burocrazia degeneri in _pedantocrazia_, occorre che questo corpo non assorba tutte le occupazioni che formano e coltivano le facoltà necessarie pel governo dell'umanità.
Dire dove comincino questi mali così terribili per la libertà e pel progresso umano, o piuttosto dire dove essi comincino a superare il bene che si può attendere dalle forze libere della società sotto i loro capi riconosciuti — assicurare i vantaggi dell'accentramento politico ed intellettuale fin che si può, senza attirare nelle vie ufficiali una troppo gran parte dell'attività generale — è una delle questioni più difficili e complicate nell'arte di governo; è una questione sopratutto di particolari, dove non si possono dare delle regole assolute e dove bisogna tener conto delle più numerose e varie considerazioni, ma io credo che dal punto di vista pratico il principio della salute, l'ideale da non perdersi di vista, il criterio secondo il quale si debbono giudicare tutti i mutamenti proposti per vincere la difficoltà, si possa esprimere così: la più gran disseminazione di poteri, compatibile coll'azione utile del potere stesso; il massimo accentramento possibile d'informazioni, diffuso poi il più che si può dal centro alla periferia.
Così, dovrebbe esserci nell'amministrazione municipale, come negli Stati della Nuova Inghilterra, una divisione accuratissima tra i diversi funzionarî, scelti per le località, di tutti gli affari che non è più conveniente di lasciar nelle mani delle persone interessate; ma oltre a questo dovrebbe esserci in ciascuna divisione degli affari locali una soprintendenza centrale, una diramazione del governo generale. L'organo di questa soprintendenza concentrerebbe come in un faro tutta la varietà d'_informazioni_ e d'esperienza tratta e dalla direzione di questo ramo de' pubblici affari in tutti i luoghi, e da ciò che accade di analogo nei paesi stranieri e dai principî generali della scienza politica: ad esso dovrebbe spettare il diritto di sapere tutto quello che si fa; suo speciale ufficio sarebbe rendere utile dappertutto l'esperienza acquistata in un luogo. Essendo questo organo al di sopra delle ristrette vedute e dei meschini pregiudizî di una località, per la sua posizione elevata e l'estensione della sua sfera di osservazione, il suo parere avrebbe naturalmente una grande autorità; ma il suo massimo potere dovrebbe, secondo me, limitarsi ad obbligare i funzionarî locali a seguire le leggi stabilite dal loro speciale governo. Per tutto ciò che non è previsto da regole generali, questi funzionarî dovrebbero essere abbandonati al loro giudizio colla sanzione della responsabilità davanti ai loro mandanti. Della violazione delle regole essi sarebbero responsabili davanti alla legge, e le regole stesse sarebbero stabilite dall'assemblea legislativa: l'autorità centrale amministrativa non farebbe che vegliare alla loro esecuzione; e, se la esecuzione non fosse ciò che dev'essere, l'autorità se ne appellerebbe, secondo i casi, o al tribunale per imporre la legge, o ai corpi elettorali per deporre i funzionarî che non l'avessero eseguita secondo il suo spirito. Tale è, nel suo complesso, la sorveglianza centrale che l'_Ufficio della legge dei poveri_ è destinato ad esercitare sugli amministratori della tassa dei poveri in tutti i paesi.
Per quante usurpazioni di potere abbia commesso questo ufficio, ciò era giusto e necessario in tal caso particolare, per tagliar dalle radici degli abusi inveterati in materie che interessano profondamente non solo le località varie, ma tutta la comunità. In fatto, nessun paese ha moralmente il diritto di trasformarsi per la sua cattiva amministrazione in un semenzajo di miserie, che si diffondono necessariamente in altre località e peggiorano la condizione morale e fisica di tutta la comunità operaja. I poteri di coazione amministrativa e di legislazione subordinata che l'ufficio della legge dei poveri possiede (ma che esercita assai debolmente a cagione delle idee dominanti a questo proposito) sebbene perfettamente giusti in un caso d'interesse nazionale di prim'ordine, sarebbero del tutto fuor di posto se si trattasse della sorveglianza d'interessi puramente locali. Ma un organo centrale d'informazioni e di istruzioni per tutte le località sarebbe ugualmente prezioso in tutti i rami dell'amministrazione.
Non sarà mai eccessiva per un governo questa attività che non arresta, ma ajuta e stimola i moti e gli sviluppi individuali. Il male comincia quando, invece di risvegliare l'attività e le forze degl'individui e degli enti collettivi, il governo sostituisce alla loro la sua propria attività; quando, invece d'istruirli, di consigliarli e all'occasione di denunciarli ai tribunali, li sottomette, incatena il loro lavoro, o li fa sparire, compiendo, al loro posto, l'ufficio ad essi spettante. Il valore d'uno Stato, in fin dei conti, è il valore degl'individui che lo compongono; e uno Stato che preferisce all'espansione e all'elevazione intellettuale degli individui, una larva di abilità amministrativa nelle particolarità degli affari; uno Stato che impicciolisce gli uomini, affinchè essi possano essere nelle sue mani docili strumenti dei suoi disegni (anche benefici), s'accorgerà che grandi cose non si fanno con uomini piccoli, e che la perfezione del meccanismo a cui esso tutto ha sacrificato finirà col non essergli buona a nulla, per la mancanza della vitalità ch'egli ha voluto allontanare per render più facile il funzionamento della macchina.
FINE DEL CAPITOLO QUINTO E DELL'OPERA
INDICE
GIOVANNI STUART MILL Pag. 3 Capitolo I. — Introduzione » 7 » II. — La libertà di pensiero e di discussione » 21 » III. — L'individualità come elemento di benessere » 57 » IV. — Dei limiti al potere della società sull'individuo » 77 » V. — Applicazioni » 95
NOTE:
[1] Queste parole erano appena scritte, quando, quasi per dar loro una solenne smentita, sopravvennero le persecuzioni del governo contro la stampa, nel 1858. Questo sconsigliato intervento nella libertà della pubblica discussione non mi ha indotto a mutare una sola parola del testo; e non ha punto affievolito la mia convinzione che — salvo nei momenti di panico — l'epoca delle penalità per le discussioni politiche era passata nel nostro paese. Infatti, anzitutto non si perseverò nelle persecuzioni; e inoltre non si trattò mai di persecuzioni politiche, nello stretto senso della parola: l'offesa rimproverata non era di aver criticato le instituzioni, o gli atti, o le persone dei governanti: ma bensì d'aver propagato una dottrina ritenuta immorale, la legittimità del tirannicidio.
[2] Tommaso Pooltey, assise di Bodmin, 31 luglio 1857 nel seguente mese di dicembre, ottenne la grazia sovrana.
[3] Giorgio Giacobbe Holyake, 17 agosto 1857; Edoardo Truelowe, luglio 1857.
[4] Barone di Gleichem, corte di polizia di Marlborough Street, 4 agosto 1857.
[5] Tutta la passione di persecuzione che si è mescolata, durante la rivolta degli Indiani, al generale dispiegarsi delle parti più cattive del nostro carattere nazionale, ci offre qui un grande insegnamento. I furori dei fanatici e dei ciarlatani del pergamo non sono, forse, degni di nota; ma i capi del partito evangelico hanno enunciato come loro principio di governo per gli Indiani e per i Maomettani che nessuna scuola in cui la Bibbia non sia insegnata deve essere sovvenzionata dallo stato, e che nessun impiego pubblico deve essere accordato a chi non è cristiano o non si dà per tale.
Un sotto-segretario di stato, in un discorso diretto ai suoi elettori, il 22 novembre 1857, si esprimeva, stando ai resoconti, così: «Il governo inglese, tollerando la loro fede (la fede di 100 milioni di sudditi britannici), la superstizione ch'essi chiamano religione, non ha ottenuto altro risultato che di ritardare la supremazia crescente del nome inglese, e d'impedire la salutare diffusione del cristianesimo.» La tolleranza è stata la pietra angolare delle libertà del nostro paese: ma non bisogna ingannarsi su questa preziosa parola. Nel modo con cui l'intendeva il sotto-segretario di stato, significava la completa libertà per tutti, l'affrancamento del culto — _fra i cristiani, che hanno un culto fondato sulle stesse basi_; significava la tolleranza di tutte le diverse sette di cristiani che _credono però in un solo mediatore_. Io desidero richiamare l'attenzione su questo fatto, che un uomo stimato degno di occupare un impiego elevato nel governo del nostro paese, sotto un ministero liberale, afferma questa dottrina: che non si ha diritto alla tolleranza quando non si crede alla divinità di Cristo.
Dopo lo sciocco discorso che abbiamo testè riportato, chi può credere ancora che le persecuzioni religiose siano per sempre finite?
[6] _Della sfera e dei doveri del Governo_, di Guglielmo Humboldt.
[7] Saggio di Sterling.
[8] Vi è qualcosa di doloroso e di spregevole nel genere di testimonianza sulla quale si può ai dì nostri dichiarare giudiziariamente un uomo incapace di condurre i suoi affari e, dopo la sua morte, tener per non avvenuta la disposizione ch'egli ha fatto dei suoi beni, se vi si trova di che pagare le spese del processo, che son prelevate sui beni stessi. Si fruga in tutti i minuti particolari della sua vita quotidiana; e quello che i più poveri fra i poveri di spirito vi scoprono, colle loro facoltà percettive e descrittive, che non sia assolutamente comune, è portato avanti al giurì come una prova di follia, e sovente con buon esito. I giurati sono appena meno ignoranti dei testimoni, mentre i giudici, nulla sapendo della natura e della vita umana — cosa che si nota con sorpresa ogni giorno presso l'uomo di legge inglese — contribuiscono spesso ad indurli in errore. Questi processi valgono dei volumi, come indizio del sentimento e dell'opinione volgare sulla libertà umana. Lungi dall'attribuire alcun valore all'individualità, lungi dal rispettare i diritti di ogni individuo ad agire nelle cose indifferenti come il suo giudizio e le sue tendenze lo guidano, giudici e giurati non riescono neppure a concepire che una persona sana di mente possa desiderare una tale libertà. In altri tempi, quando si proponeva di bruciare degli atei, caritatevoli persone suggerivano volentieri che sarebbe stato meglio di metterle in un manicomio. Nulla vi sarebbe da meravigliarsi se lo stesso si facesse oggi; e se quelli che lo facessero si congratulassero secostessi di avere adottato una maniera così umana e cristiana di trattare questi sfortunati in luogo di perseguitarli per causa religiosa, non senza, nel medesimo tempo, provare una segreta soddisfazione per aver loro procurato una sorte corrispondente ai loro meriti.
[9] Il caso dei Parsi di Bombay è un curioso esempio di questo fatto. Quando questa tribù industriosa e intraprendente, che discendeva dai Persiani, adoratori del fuoco, abbandonando il proprio paese all'invasione musulmana, arrivò nell'ovest dell'India, vi fu tollerata dai principi indiani a patto di non mangiare carne di bue. Quando, in seguito, queste regioni caddero sotto il dominio dei conquistatori maomettani, i Parsi ottennero che la tolleranza continuasse a patto di astenersi dalla carne di majale. Ciò che in origine era sommessione divenne una seconda natura; e i Parsi non mangiano, neppur oggi, nè carne di bue, nè carne di majale. Sebbene la loro religione non lo esiga, la doppia astinenza ha avuto il tempo di entrare nei costumi della loro tribù, e in Oriente il costume è una religione.
[10] Il Maine è un paese del nord-est degli Stati Uniti, in cui vigeva una legge del 1851, notissima, che proibiva la vendita dei liquori fermentati. (_Il Trad._)
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.