Part 6
[49] Questo racconto si rinviene in Jean le Long (Pertz, _SS_. XXV, 82), in _Jean d'Avesnes_ (in cui l'atto di Saladino è preceduto dalla disputa, narrata poco fa, che egli provoca tra il piú saggio ebreo, il piú saggio cristiano e il piú saggio _païen_ che si poterono trovare), e in Bosone da Gubbio. La leggenda s'era forse dapprima attaccata a un sultano d'Iconium, amico dei Cristiani, morto nel 1219, del quale Iacopo di Vitri dice che si crede che fosse battezzato (v. _AA. SS., Oct._, II, 616). — Alla morte di Saladino si riferisce una storia assai spesso allegata, ma che non ha propriamente un carattere religioso, quella del lenzuolo che avrebbe fatto girare per le città del suo impero, portato da un uomo che gridava: «Ecco tutto ciò che il gran Saladino condurrà con sé delle sue ricchezze!» Si trova specialmente in Iacopo di Vitri, da cui è passata al manoscritto di Tours e a Stefano di Borbone (§ 60 e la nota), nel Ménestrel de Reims (§ 198), in un sermone predicato nel secolo XIII da Enrico di Provins (_Hist. litt. de la Fr._, XXVI, 421), in due sermoni anonimi del secolo XIII che mi indica il signor Hauréau (mss. lat. 14693, fol. 69; 14951, fol. 93), in una compilazione italiana intitolata _Corona de' Monaci_ (Fioravanti, p. 20), in Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 28). In una variante segnalatami dal signor Hauréau (ms. lat. 15963, part. II, pl. 43), è il suo stesso corpo che Saladino fa girare in quel modo dopo morto. Come l'ha notato l'Hauréau (_Hist. litt. de la Fr._, l. c.), il Voltaire nell'_Essai sur les moeurs_ ha dato valore storico a questo aneddoto. Questa proclamazione simbolica della vanità delle cose umane e del loro annientamento davanti la potenza e l'eternità divine, presenta d'altronde, a differenza dei racconti riferiti sin qui, un carattere veramente orientale, e la storiella ha senza dubbio una fonte araba. — Notiamo infine che in un sermone di Gerardo da Liegi, di cui io devo ancora l'indicazione all'amicizia dell'Hauréau (ms. lat. 16433, fol. 31), l'apologo in discorso, di cui il La Fontaine ha fatto _Le Vieillard et ses Enfants_, è riferito a Saladino morente. D'altra parte i Tartari lo raccontano del loro Djinghis-Khan (v. La Fontaine, ediz. E. Régnier, I, 335).
[50] Bisogna soprattutto rammentare la sua condotta a tempo della presa di Gerusalemme, che tanto maravigliò le coscienze in quanto essa era contraria ai procedimenti seguiti in simile occorrenza tanto dai musulmani quanto dai cristiani. In altre circostanze, è vero, si mostrò crudele e vendicativo come era l'uso del suo tempo.
[51] La cronologia, come si vede, non mette in imbarazzo il nostro romanziere. Cosí si è visto piú innanzi identificare Ugo di Tabarie con l'ammiraglio Dodekin, uno degli eroi saraceni della prima crociata.
[52] Il viaggio avventuroso della dama di Pontieu e il suo matrimonio in Babilonia sono narrati in _Baudouin de Sebourc_ (vol. I, p. 68, 72). L'incontro di Saladino con Giovanni di Pontieu e le altre circostanze che si riferiscono alla loro parentela si trovano in _Jean d'Avesnes_ e sono accennate in _Baudouin de Sebourc_ (vol. I, p. 81; vol. II, p. 155).
[53] _Mon. Germ., SS._, vol. XXV, p. 818.
[54] Ms. B. N. fr. 25462 (ant. N. D. 272), fol. 205.
[55] È per errore che l'_Histoire littéraire de la France_ (vol. XXI, p. 679) indica esser questa cronaca contenuta nei tre manoscritti fr. 770, 781 e 12203. Il ms. 781 (ant. 7188^5) è un semplice testo della «Chronique d'Ernoul»: è il ms. E del sig. di Mas Latrie (_Ernoul_, p. XXXIX). La stessa cosa può dirsi del ms. di Berna 340 (indicato pure nell'_Hist. litt_., p. 683), il B del signor di Mas Latrie. Nel suo _Essai de classification des continuateurs de Guillaume de Tyr_ (in appendice all'edizione d'Ernoul), il signor di Mas Latrie parla giudiziosamente (XXXIX, e p. 483) del ms. 770, ma non indica i mss. 12203 e 24210. P. Riant, nel suo _Inventaire sommarie des manuscrits de l'Eracles_ (_Archives de l'Orient latin_, I, 239-256), ha riunito con ragione i nostri tre manoscritti in un gruppo a parte. Però il titolo che dà ad essi, _Estoires d'Oultremer et de la naissance de Salehadin_, non conviene loro, in quanto la storia della nascita di Saladino è estranea alla forma primitiva ed è narrata solo nel romanzo _Voyage du comte de Pontieu_, il quale è semplicemente interpolato nella _Chronique d'outre mer_ (v. piú innanzi).
[56] Ma. 12203, fol. 24 d.
[57] Impiega, parlando di lui, espressioni realmente adoperate per Coradin nel testo che egli segue: «Lycoredis fel estoit et de put aire et mout haoit crestiens» (Ernoul, p. 357); «Cil Lycoredis estoit mout fel et tant haoit crestienté que a paines pooit il veoir crestiens» (ms. 12203, fol. 24 d).
[58] Parrebbe talvolta risalire a un manoscritto migliore dei nostri. Il signor di Mas Latrie non indica varianti per il brano d'Ernoul (p. 114) che fa di Girardo di Ridefort, piú tardi padrone del Tempio, un _clerc_ di Fiandra; ma bisogna certamente leggere _chevalier_, come dà la nostra cronaca (v. _Hist. occ. des croisades_, vol. II, p. 50). Qua e là forse vi sarebbe, ma con una grande prudenza, da spigolare nella _Chronique d'outre mer_ qualche particolarità autentica, che non si trova negli altri manoscritti.
[59] Piú innanzi, pp. 21-22.
[60] _Aumarie_ è la forma francese del nome della città d'Almeria in Spagna, la quale fu per lungo tempo la sede del reame dei Mori. È probabile che il nostro narratore impieghi qui il nome d'_Aumarie_ senza sapere precisamente ciò che rappresenti, come hanno fatto altri romanzieri del Medio Evo.
[61] Modifico alquanto il testo dell'edizione Moland e d'Héricault con l'aiuto di quello del Méon (v. la nota seguente).
[62] Questo romanzo è stato pubblicato due volte: dal Méon, secondo il ms. fr. 26462, nel vol. I del suo _Nouveau Recueil de fabliaux et contes_ e dai signori Moland e d'Héricault, nelle loro _Nouvelles françoises du XIII siècle_ (1866), sui due mss. della _Chronique d'outre mer_ che lo contengono. Quantunque il ms. 25462 sia fortemente compendiato, contiene talvolta dei passi che mancano nell'altra redazione, e una edizione critica dovrebbe tenerne conto.
[63] Il _Journal des Savants_ d'allora sospettò la sincerità del traduttore (anonimo del resto) e dubitò dell'esistenza del «vieux manuscrit gaulois», ch'egli allegava. P. Paris ha dimostrato (_Mss. fr._, VI, 132; _Hist. litt._, XXI, 632) come fossero poco fondati questi sospetti, spesso ripetuti in seguito.
[64] Édèle, maritata suo malgrado a Enguerrand di Saint-Valery, è rapita da Tebaldo di Guines (che sostituisce i briganti), ma liberata a tempo dal fedele Éberard d'Amiens; ella non pensa a uccidere il marito e lo libera da sotto il cavallo, che cadendo gli aveva impedito di muoversi. Ma Enguerrand sospetta di lei e suo padre l'abbandona in alto mare in un battello senza ormeggi. Ella è incontrata da Éberard che la conduce a terra. Durante questo tempo Enguerrand e Tommaso vengono a duello, si uccidono a vicenda e Édèle sposa Éberard. Niente di piú assurdo. Il romanzo del Vignacourt è riassunto nella _Bibliothèque des romans_ (luglio 1778).
[65] Se ne trova un sunto nella _Bibliothèque des romans_ (dicembre 1776).
[66] Stampato a Parigi nel 1768. Del racconto primitivo è sparito tutto, salvo l'episodio d'un marito schiavo dei Saraceni, che ritrova la moglie amata da un sultano. Il La Place ha preso dal Vignacourt il rapimento dell'eroina per opera di un rivale; costui è quello che conduce Adele in mare contro sua voglia, ed è quello stesso che la virtuosa Adele pugnala di sua mano all'ultimo atto.
[67] Il Louandre omette la vera ragione che, per la severità del conte di Pontieu, dà il romanzo: il tentativo di omicidio della giovine sposa contro il marito.
[68] Vale a dire la dama di Fayel, creduta amata dal castellano di Couci, la Gabriella di Vergy del secolo XVIII (v. _Hist. litt. de la France_, vol. XXIX, pp. 362-390).
[69] Sempre la famosa «tradizione», immaginaria qui come in mille altri casi.
[70] Non v'è alcuna menzione di questa storia nei «trouvères du moyen-àge», all'infuori del nostro racconto in prosa.
[71] F.-C. Louandre, _Histoire d'Abbeville_ (1844), vol. I., p. 141. — Non conosco altri poemi su questo soggetto tanto dell'epoca moderna quanto del Medio Evo. Non v'è, almeno per quanto ne so, che una tragedia, quella del La Place, che come si è veduto, non ha quasi niente conservato del racconto, e un'opera in musica, quella del Saint-Marc, che la ricorda solamente per il nome dato all'eroina.
[72] Il Citri de la Guette aveva giudiziosamente posto in margine del brano della sua traduzione in cui si narrano le avventure della figlia del conte di Pontieu: «Sous le règne de Philippes premier».
[73] _Nouvelles françoises du XIIIe siècle_, p. XXXVII.
[74] Giovanni di Pontieu ebbe almeno un'altra figlia e due figli, di cui il maggiore, Guglielmo, gli successe.
[75] Tommaso di Saint-Valeri era in realtà signore di Domart (e non _Damart_ come si legge nel _Trésor de chronologie_ del de Mas Latrie, col. 1663); ciò prova solamente che l'autore del romanzo, il quale era nativo di Piccardia o dell'Artois, sapeva che un signore di Domart aveva sposato la figlia del conte di Pontieu.
[76] L'editore capisce a torto Ouessant; si tratta di Wissant, porto del Boulonnais, altra volta attivissimo e celeberrimo, da molto tempo arenato.
[77] L'episodio della botte, che si rinviene in molti racconti, sembra piú primitivo; il battello è una attenuazione.
[78] Salvo che fa sposare la figlia della «Belle Chétive» al soldano di Damasco, che ne ha Saladino, in modo che un grado è soppresso. Inoltre, aggiunge in principio la lunga descrizione d'un torneo e nella seconda parte il racconto delle prodezze compiute da Tibaldo al servizio del soldano.
[79] Cosí, durante l'atto criminoso della moglie di Tibaldo, l'autore nota che il marito di lei «la regardoit, excusant son inconvenience, et l'amant autant qu'oncques avoit fait», e quando essa gli ha dato il colpo che doveva ucciderlo e lo ha liberato, egli si contenta di dirle con dolcezza: _«Refrene ta pensee variable, et jamais ne t'aviegne de procurer la mort de celuy qui t'aime plus que nulle rien du monde»_. (Louandre, p. 61, 62).
[80] Si vegga, per esempio, l'apostrofe a Febo, Eolo, Morfeo, Oceano, cui si rimprovera di lasciar commettere l'odioso delitto che si compie in presenza loro. Il ms. 12572 (fol. 136 V) reca come il testo del Louandre _Solus per Eolus_ e _Octeanus per Oceanus_, prova cotesta che i due manoscritti di _Jean d'Avesnes_ risalgono senza dubbio a una stessa copia.
[81] Nella narrazione della signora di Gomez, abbandonando il soldano d'Almeria, la fuggitiva gli lascia il figlio che aveva avuto da lui; non è detto che questo figlio sia stato l'antenato di Saladino.
[82] V. _Baudouin de Sebourc_, I, 33, 61, 383; II, 155,392; il Bastart, v. 6636 ss. Il passaggio di _Godefroi de Bouillon_, quantunque meno esplicito, ci mostra che anche l'autore di questo poema aveva l'intenzione di narrare il viaggio di Saladino in Francia, dacché menziona _Chauveigni_ (ms. ediz. _Changevin_) «qui cloche du talou» (v. 22801), cioè l'eroe di un episodio che è in stretto rapporto col viaggio: al torneo di Cambrai, del quale sarà parlato in seguito, Chauvigni ricevette una ferita alla gamba, che lo rese zoppo.
[83] Ne esiste una redazione rimaneggiata posteriore d'una quindicina d'anni; non ne differisce che per questa parte.
[84] Louandre, p. 70. Seguo per il riassunto l'analisi del Louandre, raffrontando il testo dei brani citati con quello del ms. 12572. Saladino ha anche l'intenzione di paragonare la religione cristiana con la musulmana e di scegliere la migliore.
[85] Qui si pone l'aneddoto dei poveri (cfr. p. 20), che, con lo stupore che gli ispirano l'adorazione del papa e la confessione (cfr. pp. 19-20), risolvono Saladino a non abbracciare il cristianesimo.
[86] Piú tardi, parlando degli amori di Saladino, vedremo il seguito di questo episodio.
[87] Anche la sua peregrinazione somiglia assai da vicino a quella di Cornumarant. Vi è anche una confusione completa dei due personaggi nel racconto di Jacopo della Lana, commentatore di Dante (v. P. Rajna, _Romania_, VI, 364): Saladino, come il re di Gerusalemme, è sotto l'impressione di una «sort»; gli è stato predetto che Goffredo di Bouillon l'ucciderebbe (si vegga la confusione); volendo prevenirlo, giunge a Parigi in abito da pellegrino; cammin facendo è riconosciuto da un abate, come Cornumarant, e, come costui, vittima d'una specie di mistificazione che gli fa creder Goffredo invincibile. Ma Jacopo aggiunge alla storia uno scioglimento che si trova soltanto in lui: Saladino, quando vuol ritornare in Siria, è arrestato e posto in una prigione, dove muore.
[88] Può leggersi, insieme con le altre novelle dell'_Avventuroso Ciciliano_, non solo nell'edizione del Nott (Firenze, 1832), ma nell'interessante _Libro di novelle antiche tratte da diversi testi_ pubblicato da F. Zambrini (Bologna, 1868).
[89] Cioè il conte d'Artois (si vede piú tardi che Arras è la sua residenza). Che vi sia qui una vaga reminiscenza della battaglia di Mansourah, in cui il re di Francia fu fatto prigioniero e suo fratello il conte d'Artois ucciso?
[90] Qui ha luogo il racconto già riferito (p. 23) della longanimità del signore dei Cristiani.
[91] Questa circostanza e il nome di Hugues (Ugo) dato all'eroe di questa storia possono far credere ch'essa ci rappresenti una forma appena riconoscibile dell'aneddoto relativo a Ugo di Tabarie.
[92] Anche il Boccaccio, nella novella citata piú innanzi, osserva che parlava perfettamente _latino_, cioè italiano.
[93] Rajna, _l. c._
[94] In se stessa la novella appartiene al ciclo del «Retour du mari». Il Rajna ha mostrato assai bene che esisteva un rapporto molto stretto tra la versione del Boccaccio e quella che ci offre un «miracolo» di Cesario d'Heisterbach. Quanto a Saladino, non ha che un rapporto del tutto fortuito con la storia, e senza dubbio dovuto al beneplacito del Boccaccio. Tuttavia l'avervelo introdotto prova come l'idea dei suoi segreti viaggi nei paesi cristiani fosse familiare a tutti. Devesi altresì notare come egli abbia a sua disposizione un «nigromante» che, sotto i suoi ordini, opera dei veri prodigi: il saggio, valente e magnifico Saladino diviene in tal modo una specie di Salomone con potere sugli spiriti.
[95] Si è veduto piú innanzi (p. 46, n. 1) in Jacopo della Lana un altro riconoscimento, il quale ebbe i concatenamenti previsti; però non è, come ho detto, che un adattamento dell'avventura di Cornumarant.
[96] Un'altra storiella di Saladino costituisce la XXV novella di Patronio; avrei potuto citarla accennando alla generosità del sultano. Il conte di Rovena, suo prigioniero, marita sua figlia (su questo matrimonio è stato consultato in prigione), secondo il suo consiglio; in seguito a ciò, suo genero riconoscente lo libera, e tutti e due ritornano nel loro paese, carichi di doni offerti da Saladino.
[97] Ms. 12572, fol. 75 r.º Il riassunto del Louandre (p. 68) è qui insufficiente.
[98] Questa regina di Cipro non può del resto essere che Isabella, figlia del re di Gerusalemme Amauri, maritata successivamente ad Onofrio di Toron, al marchese Corrado di Monferrato, al conte Enrico di Champagne e in ultimo ad Aimeri o Amauri di Lusignano, re di Cipro alla morte del fratello Guido. È vero che essa fu regina di Cipro solo alla morte di Saladino, ma le novelle di questo genere commettono ben altri traviamenti cronologici.
[99] Louandre, p. 83; ms. 12752, fol. 246.
[100] _Baudouin de Sebourc_, vol. II, p. 392.
[101] _Récits d'un ménestrel de Reims_, § 6-12.
[102] È in questa cronaca (ms. B. N. fr. 5003) che si trova specialmente una delle redazioni della celebre leggenda di Blondel e di Riccardo Cuor di Leone. Contiene anche molti estratti di canzoni di gesta. V. _Romania_, vol VIII, p. 633.
[103] Che gli domandava d'andare ad assediare città saracene; ciò è preso da Guglielmo di Tiro.
[104] Qui ha luogo il deviamento del fatto storico che s'incammina verso la sua trasformazione favolosa: Aliénor, secondo Guglielmo di Tiro, voleva restare con Raimondo e non andare a raggiungerlo; Luigi non ebbe a ritenerla, ma a rapirla.
[105] Ms. fr. 5003, fol. 180 v.º
[106] D. Bouquet, vol. XII, p. 119.
[107] Ms. fr. 1799, fol. 16 v.º.
[108] Semplicemente secondo il Ménestrel la storia è narrata nel ms. fr. 9222 (fol. 17), nella Cronaca di cui D. Bouquet dà un estratto (vol. XII, p. 229), in Giovanni des Preis (vol. IV, p. 396), nella cronaca di P. Cochon (p. 3), e senza dubbio altrove.
[109] Il Fioravanti (pp. 32, 35) fa le piú singolari riflessioni su questa storia. Vuole che il soldano del _Voyage du comte de Pontieu_ (che del resto in questo romanzo è il bisavolo di Saladino) sia in realtà Saladino in persona, e che Aliénor, figlia del conte di _Poitiers,_ sia in fondo identica alla figlia del conte di _Pontieu_. Tuttociò non ha il minimo fondamento, e l'autore infiora i suoi ragionamenti di errori d'ogni genere.
[110] V. l'interessante studio del Tamizey de Larroque sopra Aliénor di Poitiers nella _Revue d'Aquitaine_, 1864, specialmente a p. 314. Oltre gli antichi storici, egli cita tra i moderni Michaud e Ang. Thierry; ma per errore egli vi aggiunge il Michelet, che parla solo di Raimondo. — Notiamo qui che si è spesso ripetuto che Matteo Paris aveva anche accusato Aliénor d'aver avuto per amante un figlio del diavolo; ma ciò è molto probabilmente un errore. Nel testo a stampa (_Chron. majus_, ediz. Luard, vol. II, p. 186, _s. a._ 1150) si legge: _Diffamata est de adulterio, etiam cum infideli, et qui genere fuit diaboli_; ma bisogna senza dubbio leggere _quod_ per _qui_: è Aliénor stessa che si accusava d'essere di razza diabolica (V. il Ménestrel de Reims e i curiosi passaggi citati da Paolo Meyer, _Notices et Extraits des mss._, vol. XXXII, part. 2, pp. 64, 68, 70), e anche là v'era senza dubbio una confusione col suo secondo sposo: l'origine satanica dei Plantageneti era leggendaria.
[111] Come fa notare il De Wailly nel suo _Sommaire critique_, non vi era allora alcun signore di Baru (Beyruth): la tradizione intendeva certamente Balian d'Ibelin, il cui figlio Giovanni fu sire di Barut, e che era, come Raimondo, uno dei nemici del re Guido. Il marchese di Monferrato sarebbe Guglielmo II il vecchio, che fu fatto prigioniero da Saladino; ma si tratta piuttosto di suo figlio il celebre Corrado, trasformato in traditore a causa della sua ostilità contro Guido di Lusignano. Il signore di Sayette è Rinaldo; non si sa chi bisogna intendere per il _bail_ o _bau_ d'Escalona; Ernoul dice espressamente (p. 184) che non vi era alcun governatore in questa città.
[112] È facile riconoscere in questi nomi quelli che aveva dati il Ménestrel; _Liban_ viene da una cattiva lettura di _li baus_, nominativo di _le bau_; _Pierre e Poru_ sono fantastiche addizioni del rimatore.
[113] È curiosissimo di ritrovare in parte le stesse cose nella narrazione della caduta del regno di Gerusalemme che fa Roberto di Clari, secondo i racconti orali (§ 33).
[114] Questo nome solo e il suo posto nella serie dei re lo ravvicinano a Baldovino II di Bourg. In un punto, il romanzo dice che, «selon aulcuns», era colpito dalla lebbra (fol. 167 v.º), ciò che l'identificherebbe con Baldovino IV.
[115] Vi fu infatti un combattimento assai serio alle fontane di Saforia (v. Ernoul, p. 97), e, ciò che è veramente curioso, il nostro romanzo, cosí lontano da una narrazione autentica, racconta qui un aneddoto sopra l'illuminazione del campo de' Cristiani che sembra imitato dalla cronaca d'Ernoul (p. 100). Il poeta aveva senza dubbio gettato qua e là uno sguardo sui testi storici (fol. 169 r.º).
[116] Il romanzo qui narra che Saladino concepí per Guglielmo de la Chapelle un'ammirazione tale da mandargli in dono uno dei suoi migliori cavalli (ciò richiama l'aneddoto relativo a Riccardo che sta per essere narrato) e cercò, ma invano, dì persuaderlo ad entrare al suo servizio, promettendogli di colmarlo di onori.
[117] Altrove (p. 20, n. 2, e pp. 49-50) ho parlato brevemente del piccolo episodio relativo all'assedio d'un castello, situato vicino ad Antiochia, in cui si trovavano sole donne, e della cortesia usata da Saladino verso di loro. Tutta questa parte del romanzo mostra il carattere di Saladino sotto la sua piú bella luce.
[118] Cosí pure, naturalmente, nella traduzione latina (_Itin. Ricardi_, ediz. Stubbs, p. 419).
[119] Sarebbe il vero nome da dare al corpo di cronache d'oltremare generalmente unite alla traduzione di Guglielmo di Tiro e indicate assai infelicemente sotto il nome d'_Eracle_. Rimando all'edizione dell'Accademia.
[120] D. (ms. di Lione), p. 195.
[121] Duro di bocca, pronto a fuggire (v. Godefroy).
[122] Ms. _arassies_, che il glossario traduce per «calmo, tranquillo».
[123] Le parole e le lettere che ho supplito sono indispensabili per il senso di questa frase.
[124] «Marescalco ferratore» secondo il glossario.
[125] _Eschaillons_ (con questo senso manca nel Godefroy) significa i denti canini d'un cavallo (v. Cotgrave, s. v. _escaillon_): il dizionario francese-tedesco del Sachs dà pure _écaillons_ in questo senso (in it. _scaglioni_); per conseguenza i _gisanz_ designano anche i denti, come del resto è naturale nella circostanza. Il glossario dell'edizione traduce a torto _escaillon_ per «la parte del cavallo che lo rende stallone» (cosa vorrebbe dire allora il plurale?) e _gisanz_ per «testicoli».
[126] Il De Mas Latrie, ingannato dalla lezione oscura del ms. e dell'edizione, l'attribuisce a Safadin (_Ernoul_, p. 282, n.).
[127] _Ernoul_, p. 281; _Histor. des croisades_, vol. II, p. 182.
[128] V. _Hist. litt. de la Fr._, vol. XXIII, p. 162; A. d'Ancona, _Studj_, p. 335.
[129] Al contrario, nel III dei _Conti di antichi cavalieri_, la generosità di Saladino è presentata come perfettamente leale (Fioravanti, p. 18).
[130] Ms. 12572, fol. 30 v.º, 250 v.º L'analisi dello Chabaille omette il primo episodio. Qui la scena ha luogo in Inghilterra ed è collegata col racconto del _Pas Salhadin_ (v. piú sopra).
[131] È curioso incontrare un ricordo cosí preciso in un romanzo tanto lontano da ogni verità storica; infatti, Ambrogio ci parla spesso dell'eccellente cavallo Fauvel tolto all'imperatore di Cipro, e montato di preferenza da Riccardo.
[132] La parte della spione si trova nel _Pas Salhadin_ e in _Jean d'Avesnes_, che ci rappresentano due derivazioni indipendenti di pittore che offrivano grandi differenze. Il nome di _Tornevent_ è dato da Giovanni des Preis (IV, 396) allo spione, il quale, dall'alto delle mura di Acri assediata, nomina a Saladino i principali combattenti cristiani; è personaggio imitato dal Ménestrel de Reims (§ 55), se bene in questo e anonimo. Il nome d'_Espiet_ si trova nel romanzo di _Maugis_.
[133] _Itin. Ric._, p. 415.
[134] Ciò fa credere che Riccardo avesse egli stesso fatto rappresentare questa impresa, dacché la troviamo dipinta presso suo nipote Enrico III (v. Hardy, _A description of the close rolls in the Tower_, London, 1833).
[135] Il Trébutien ha citato le _Chroniques_ secondo un manoscritto da lui non indicato, senza dubbio il ms. fr. 1799, di cui mi sono servito piú innanzi.
[136] Può recar meraviglia che questo nome sia omesso precisamente nelle _Chroniques de Flandres_: dipende da ciò, che il compilatore aveva raccontato prima la morte del conte Filippo, avvenuta nel 1191.
[137] Gli dà anche una parte del tutto preponderante, essendo Andrea di Chauvigni uno degli eroi piú in vista del poema cui appartiene questo brano.
[138] V. ciò che è detto piú innanzi, in una delle versioni della storiella del cavallo mandato a Riccardo, del _toron_ (poggio, eminenza) sul quale il re d'Inghilterra stava coi suoi compagni.