La leggenda di Saladino

Part 5

Chapter 53,341 wordsPublic domain

Lo spettacolo del 1389, per la parte attribuita al re di Francia, si riannoda al gruppo che ci rappresenta il poemetto del _Pas Salhadin_. Ecco un riassunto di quest'opera, assai mediocre in se stessa, ma che ci presenta un qualche interesse per il ricordo che v'è conservato d'un episodio eroico, il quale ha goduto una sí grande popolarità nel mondo cavalleresco.[141] Probabilmente è nato dal desiderio di spiegare una di quelle pitture che indica sin da principio, delle quali non si conosce precisamente il soggetto: il poeta pretende di farlo conoscere; però le fonti della sua scienza sono poco sicure.[142] Filippo, insieme col re Guido, che Saladino ha posto generosamente in libertà, assedia Sur;[143] è raggiunto da Riccardo. Saladino viene da Acri per fargli levar l'assedio; per raggiungere i Cristiani, egli deve passare _le fort passage d'Armonie_,[144] _par mi la roce, mout forte et perilleus_. Huon de Florines propone al Barrois (Guglielmo des Barres) di sceglier cinque cavalieri provetti ciascuno, e difendere essi dodici il _pas_ contro tutti gli sforzi di Saladino. Il Barrois accetta, ed essi scelgono i loro dieci compagni (il Barrois sceglie Riccardo).[145] Naturalmente i dodici cavalieri respingono l'assalto dei Saraceni, condotti dai re Escorfaut et Malaquin, i quali sono uccisi entrambi. Saladino stupito manda uno spione, Tornevent, il quale conosceva le armi dei signori cristiani, sulla roccia che domina il _pas_, e quando costui gli ha riferito i nomi dei dodici campioni, egli giudica inutile la lotta e si ritira su Damietta. Filippo festeggia Riccardo e gli altri quando rientrano nell'accampamento dopo la ritirata dei Saraceni; ben presto prende Sur ed Acri, e lascia Guido di Lusignano pacifico re del paese. Si vede che in questo racconto, al quale dà il nome, Saladino rappresenta una parte accessoria e, tutto sommato, poco brillante.

Anche un dipinto ha certamente suggerito all'autore dell'immenso poema del secolo XIV, tante volte citato, il bizzarro episodio del _Pas Salhadin_ (conservato in _Jean d'Avesnes_). Ma questa pittura non mostrava il re Filippo di Francia, di modo che il poeta ha ricorso ad un espediente per dare ai Francesi il principale onore dell'impresa che celebra. Non sapendo nulla di ciò che aveva potuto essere quest'impresa, la trasporta in Inghilterra. Secondo lui, Saladino, di ritorno dal suo viaggio in Occidente (v. addietro), vuol conquistare dapprima la Francia, poi tutti i paesi cristiani. I suoi consiglieri, Huon Dodekin (o di Tabarie) e Giovanni di Pontieu, dissimulando i loro veri sentimenti, lo spronano a cominciare dall'Inghilterra e fanno prender porto all'immensa flotta saracena «tra Escoche e Warwich», sopra una spiaggia contornata da montagne insuperabili, e che comunica col resto del paese solo per un _pas_ assai dirupato e pericolosissimo, dove quattro uomini possono appena camminare di fronte. Però il re Riccardo è prevenuto da essi ed ha riunito dall'altra parte del _pas_ considerevoli forze; il re di Francia gli ha mandato dodici cavalieri scelti, i quali s'incaricano essi soli di difendere il _pas_. Due attacchi dei Saraceni sono infatti respinti, dopo di che ha luogo un combattimento di due cavalieri cristiani (Chauvigni e Guglielmo Longue-Épée) contro due saraceni (Corsuble e Bruyant), i quali essendo stati vinti, Saladino, secondo le convenzioni, non ha piú che a rimbarcare, «et depuis son departement fu ce passage qu'il n'avoit peu conquerir appelé le _Pas Salhadin_».[146] Pure qui, come si vede, la parte di Saladino non è per sua natura atta ad accrescerne la rinomanza.

Noi avremo terminato ciò che concerne le guerre di Saladino contro i Crociati, e nello stesso tempo la sua intera leggenda, riassumendo brevemente le ultime pagine di _Jean d'Avesnes_ che ci rappresenta il poema perduto del secolo XIV. I re di Francia e d'Inghilterra avendo passato il mare, sono ricevuti in Acri da Giovanni di Pontieu, cui Saladino, suo nipote, aveva dato questa città. Saladino ve li assedia, e compie dinanzi ad Acri le piú grandi prodezze; però, disperando di prendere la città, si ritira a Gerusalemme (qui ha luogo l'episodio della visita che gli fa la regina di Francia). Chauvigni e Guglielmo des Barres stanno per assalirlo; però, dopo parecchi incidenti, Chauvigni è fatto prigioniero e affidato da Saladino all'imperatore di Damasco: guadagna l'amore di Glorianda, moglie dell'imperatore, «et mesmement engendra en elle ung filz masle qu'elle nomma Polis, et si secretement userent leur vie ensemble ung tandis que l'empereur onquez ne s'en aperceut, jusques a ung temps que l'istoire recordera».[147] Questo tempo arriva quando, assediando i Cristiani Damasco, Glorianda fa fuggire Chauvigni, la cui bravura procura la vittoria agli assedianti, nonostante le imprese meravigliose di Saladino. La regina, accusata di tradimento, getta la colpa sul carceriere; è discolpata grazie a un combattimento che, sotto le armi del fratello di lei Chiauvigni[148] sostiene contro il re di Morienne, il quale è impiccato insieme col carceriere. «De quoy Salhadin se contempta, et pardonna a la reyne, car plein estoit de misericorde».[149] L'assedio di Damasco dura due anni con parecchie peripezie. Finalmente «le roy Richard d'Engleterre, pour aulcunes traysons qu'il avoit voulu faire au pourfit des païens, fut constraint de soy retourner en Engleterre avoec ses Englois, ennemis de ceux de France, au lieu du quel vint Huon Dodequin a grant puissance a la rescousse du roy de France».[150] Si dà una grande battaglia, e Saladino, vinto, è obbligato a fuggire verso il mare. Gérard «le Bel Armé», figlio di Huon Dodekin, lo insegue con accanimento per vendicare su di lui la morte del bastardo di Bouillon, suo fratello uterino, che Saladino aveva ucciso davanti a Gerusalemme.[151] Lo raggiunge nel momento in cui pone il piede sulla sua nave, e lo colpisce con un colpo di lancia. Saladino, trasportato in Babilonia, non tarda a morire, dopo la scena (riferita piú innanzi) tra un ebreo, un cristiano e un saraceno, e il simulacro di battesimo che ne fu il seguito. «Aulcunes istoires et croniques contiennent que il morut devant Acre a ung siege qu'il avoit illec mis, de bleceure ou de maladie sourvenant; et que après sa mort son filz nommé Salfadin[152] parconquesta toute la terre, quy a esté tousjourz depuis en l'obeïssance des infidelles, et sera tant qu'il plaira a nostre seigneur Jhesucrist. Et quoy qu'il fust et ou il fina[st], ses fais monstrent qu'il doibt estre exaucié; car de grant vaillance, largesse et courtoisie il fut aourné, par quoy il a desservy que de luy soit a tous jours memoire jusques en la fin du monde».[153]

NOTE:

[1] _Il Saladino nelle leggende francesi e italiane del Medio Evo._ Appunti di A. Fioravanti. — Reggio Calabria, 1891.

[2] Ciò si scorge dall'incertezza delle informazioni dell'autore, su molti punti che avrebbe dovuto conoscer meglio; si scusa invocando le condizioni sfavorevolissime, con le quali ha eseguito e pubblicato il lavoro. Tuttavia avrebbe dovuto sorvegliarne meglio la esecuzione materiale; gli errori vi abbondano e non sono tutti semplici errori di stampa. Tutto sommato, però, questo lavoro di principiante merita stima, e si sente che l'autore è capace di far meglio.

[3] I primi 110 versi (non doveva averne molti di piú) sono scritti da una mano contemporanea sul foglio di guardia del ms. della Biblioteca Nazionale lat. 8960. Il _Carmen de Saladino_ è ricordato nell'_Inventaire des documents relatifs aux croisades_ stampato nel volume I degli _Archives de l'Orient latin_. Io l'ho pubblicato nella _Revue de l'Orient latin_ (vol. I).

[4] La parola araba _moulana_ significa «nostro padrone», e sembra essersi applicata specialmente ai sovrani dell'Egitto; qui si tratta dell'ultimo califfo fatimita, El-Aded. In francese, per la terminazione femminile, si è detto ordinariamente _la mulane_ o _la mulaine_, da cui piú tardi si è fatto naturalmente _l'amulaine_, sotto l'influenza delle parole provenienti egualmente dall'arabo, o credute provenienti, come _amiral, amustant, amurafle_, ecc. La forma _amulanus_ del nostro testo rappresenta già questa trasformazione.

[5] Per questi fatti, e, in generale, per la biografia di Saladino, vedere il lavoro, cosí utile, del Reinaud, _Extraits des historiens arabes relatifs aux croisades_ (Paris, 1829).

[6] _L'Histoire de la Guerre sainte_ d'Ambrogio, da tanto tempo sotto stampa, è in fine comparsa nella collezione dei _Documents inédits_.

[7] _Itinerarium Ricardi_; ediz. Stubbs, l. I, capp. III-IV. Questo brano, insieme con un estratto del cap. V relativo ad una visione, è stato aggiunto alla cronaca di Guglielmo di Newburgh, nel ms. di Trinity College, Dublino, E, 421, da cui l'ha trascritto Paolo Meyer; la sua copia, da lui comunicata al conte Paolo Riant, figura nell'inventario dei documenti inediti posseduti da quest'ultimo, che ha recentemente pubblicato il marchese de Vogüé (_Revue de l'Orient latin_, I, p. 13: _De principiis Salahadini et de visione camerarii regis Jerosolimorum_). Un riassunto di questo brano è inoltre stato interpolato nella cronaca di Guglielmo di Nangis (ved. ediz. Géraud; v. I, p. 63).

[8] _Le Cycle de la croisade_, p. 210-224. Gli altri argomenti offerti dal Pigeonneau per stabilire che il poema si serví della cronaca, non hanno maggior valore. La spiegazione del nome di Giordano (questo fiume sarebbe formato dalla riunione di due affluenti, il _Jour_ e il _Dain_) è anche in Guglielmo di Tiro e risale fino all'antichità; l'interpretazione, tutta francese, che ne dà la canzone gli è propria. La storia della figlia di Baldovino violata dai Saraceni, ai quali era stata data in ostaggio, doveva essere egualmente popolare in Siria, e il modo onde il poeta la riferisce non indica affatto ch'egli abbia attinto a «Ernoul»; fa della fanciulla una figlia di Baldovino I, mentre il cronista le assegna per padre Baldovino II (la _Chronique d'outre mer_, della quale si parlerà piú in là, ha conosciuto questa storia per mezzo di «Ernoul», ma l'ha mutilata sopprimendo la violazione e raccontando semplicemente che la figlia di Baldovino II si fece suora ritornando dai Saraceni: mss. 770, fol. 313; 12203, fol. 1; 24210, fol. 1).

[9] Questa storia è passata tutta intera e tale quale nella _Chronique d'outre mer._ Inoltre, è stata inserita nel ms. della traduzione di Guglielmo di Tiro che appartiene al Didot, e P. Paris, che ha seguito questo manoscritto per la sua edizione, l'ha stampata per questa ragione, rilevando però che era stata presa dalla _Chronique d'Ernoul_ (vol. II, p. 306-310).

[10] Su questa data, per ciò che concerne la prima parte del poema, ved. Pigeonneau, _Le Cycle de la Croisade_, p. 225.

[11] Mi prefiggo di dare altrove le prove di ciò che qui non faccio che indicare; nello stesso tempo esaminerò la questione di sapere se questa colossale composizione debba essere attribuita a un solo e stesso autore.

[12] Il capo della spedizione contro l'Egitto, che è il Soldano stesso di Damasco e il padre (e non lo zio) di Saladino, muore durante l'assedio del Cairo, come nella cronaca. Invece non vi è che un cavallo davanti la porta de _l'amulaine_, come nella canzone, e anche il nome d'_Ali_ è scomparso. Questo racconto, assai troncato, sembra dunque risalire ad una fonte indipendente dalle altre due; d'altra parte è scritto con tendenza favorevole a Saladino.

[13] Sia permesso emettere una congettura su questa sostituzione. Una versione dell'aneddoto ha potuto portare semplicemente le iniziali _H. de T._; un lettore che conosceva Ugo di Tabaria meglio di Onofrio di Toron, le ha interpretate male, e cosí la leggenda si è spostata.

[14] V. Du Cange, _Les familles d'outre mer_, ed. Rey, p. 450,455.

[15] _L'Ordene de chavalerie_... pubbl. dal Barbazan, altra ediz. dovuta al Méon (Paris, 1808). Per i manoscritti di questo poema, v. P. Meyer, _Romania_ XIII, 530; XV, 346. Alla lista si può aggiungere il ms. B. N. fr. 24432 (fol. 29). I mas. fr. 1130, 1971 e 19809 non contengono quest'opera, ma una traduzione francese dell'_Orden de cavayleria_ di R. Lull, come il ms. _Royal_ 14. E. ii. del British Museum (_Hist. litt._, XXIX, 618).

[16] Un'altra versione, pur essa incompleta, si legge nel ms. fr. 781; una versione compendiata nel ms. fr. 17203. La miglior forma della redazione in prosa è in uno dei mss. della _Chron. d'outre mer_ (ms. 770, f. 325).

[17] Può domandarsi, a cagione di questa circostanza, se l'episodio si trovasse anche nel poema di cui _Jean d'Avesnes_ ci ha conservata una traccia. Ciò sembra probabile: in questo poema Ugo di Tabaria rappresenta una gran parte, ma è bizzarramente identificato con Dodekin, emiro di Damasco, convertito al cristianesimo da Tancredi al tempo della prima crociata (v. il poema pubblicato da Beiffenberg e Borgnet, v. 24106, 26320, ecc.; _Bastart de Bouillon_, pass.; _Jean d'Avesnes_, 3ª part,, pass.). Sull'episodio di _Jean d'Avesnes_, v. Chabaille, p. 70; ms. 12762, fol. 197 r.

[18] V. Fioravanti, p. 16.

[19] Sulla versione neerlandese (di Heinrik van Aken) v. Petit, _Bibliographie der Middélnederlandsche Taal end Letterkunde_, n. 467. Per errore il D'Ancona indica una versione tedesca: l'opera citata dal Brunet ai due luoghi cui egli rimanda è il poema neerlandese.

[20] Fioravanti, _ibid_. La versione italiana di Bosone sembra riattaccarsi alla versione francese in prosa, dacché in lui, come in questa versione, Ugo dà la «colee» a Saladino, mentre nella versione in versi (come nella _Novella antica_) dichiara d'astenersene per rispetto.

[21] È l'opinione del Barbazan e del Méon, adottata da Daunou (_Hist. litt._, XVI, 220) e che Amaury Duval (_Hist. litt._, XVIII, 752) non osa del tutto rigettare. A torto dice che «nulla nel poema aiuta a far riconoscere l'epoca in cui l'autore viveva». Quanto al fatto che Saladino è armato cavaliere per opera di un cavaliere francese, «lo trova verosimile, se non è vero».

[22] Questo tradimento si rinviene nel cronista senonese Goffredo di Courlon (fine del secolo XIII), come rammenta il Fioravanti (v. _Hist litt._, XXI, 13); l'allusione al _Pas Salehadin_ (v. piú in là) si riferisce senza dubbio al nostro poema.

[23] V. P. Meyer, _Alexandre le Grand_, vol. II, p. 372.

[24] Del pari va naturalmente la sua ricchezza; essa è ricordata in un verso conosciuto del _Contrasto_ di Cielo d'Alcamo. — Unicamente a cagione di ciò nel suo palazzo si pose la scena di un aneddoto abbastanza insignificante che risale all'antichità. (V. A. d'Ancona, _Studj di critica e storia letteraria_, p. 350), e che, dopo d'aver avuto un gran successo nel Medio Evo, adattandosi a diversi personaggi, è stato altresí inserita dal Machiavelli nella sua _Vita di Castruccio Castracani_ (v. Fioravanti, p. 29).

[25] Ediz. del Wailly, § 47. — È piuttosto per ischerzo che rimanda un prigioniero in una storiella narrata da Stefano di Borbone (ediz. Lecoy de la Marche, p. 65).

[26] _Cento novelle antiche_ (Gualteruzzi), XXVI (v. d'Ancona. _Studj_, p. 314). Questo aneddoto sembra essere riferito nella cronaca di Goffredo di Courlon, il quale aggiunge queste parole degne di nota: _Multa alia de ipso audivi, que scripta non inveni_. (Hist. litt., XXI, 13).

[27] Una volta solamente Saladino peccò, almeno col pensiero, contro la virtú della liberalità, ma si puní da sé stesso. Aveva dato una terra a uno dei suoi cavalieri, e percorrendola la vide sí bella e sí ricca, che rimpianse la sua liberalità e pensò di riprendersi il dono fatto, cambiandolo con un altro. Ma appena ebbe egli formulato a sé stesso questo ultimo pensiero, ne concepí un amaro pentimento e per espiarlo si sottomise a un digiuno cosí crudele, che dovette morirne. (_Conti di antichi cavalieri_, IV; citati dal Fioravanti, p. 21).

[28] J. le Long, _Chr. de S. Bertin_, in Pertz., SS., XXV. 821.

[29] Il Marin (_Hist. de Saladin_, vol. II, p. 404) aveva già osservato che nel secolo XII non vi erano se non questi signori d'Anglure: Oger I di Saint-Chéron, il cui nipote Oger III portò per il primo questo titolo, aveva accompagnato il conte Enrico di Sciampagna alla terza crociata e a lui senza dubbio si riferí piú tardi la leggenda. V. Bonnardot e Longnon, _Le saint voyage de Jherusalem du seigneur d'Auglure_ (Paris, 1878, _Soc. des anc. textes_), p. XXXI.

[30] _Récits d'un ménestrel de Reims_, ediz. del Wailly, § 199 e segg. Una versione alquanto differente di questa novella è scritta, dopo la _Chronique d'Ernoul_, nel ms. fr. 781. Naturalmente il prodigo Saladino ha una particolare antipatia per gli avari. Il «marchis de Cesaire» ammassava il danaro che avrebbe dovuto impiegare a mantenere la sua guarnigione, e diceva che avrebbe sempre il tempo, se Saladino lo minacciasse, di «faire sortir mille chevaliers de ses coffres». Però Saladino s'avvicina segretamente alla città, l'assale all'improvviso e se ne impadronisce. Si fa condurre davanti a lui il marchese colle mani legate dietro la schiena e gli dice: «Marchis, marchis, ou sont li mil chevalier que vous deviez faire saillir de vos coffres? Par Mahomet, vostre convoitise vous a deceü. Vous ne fustes onques asseviz d'or ne d'argent; mais je vous en assevirai encore encui». Allora fa fondere l'oro e l'argento, «et li fist avaler tout bouilant dans la gorge, et maintenant le convint mourir». Però restituisce la libertà la marchesa con dieci cavalieri e dieci damigelle (_Mén. de Reims_, § 209 e segg.). Il Wailly ravvicina questa novella a quella che riferisce lo Joinville per il califfo di Bagdad, il quale «n'avait pu ce décider à sacrifier ses trésors pour augmenter le nombre de ses gens d'armes; le roi des Tartares, après l'avoir condamné à jeûner pendant plusieurs jours, décida qu'on lui servirait, pour assouvir sa faim, un plateau couvert de pierres précieuses». (V. anche Marco Polo, ediz. Pauthier, p. 49; la storiella si ritrova anche negli storici persiani citati dal Pauthier). D'altra parte questo racconto rammenta quello, che si legge in parecchie versioni del romanzo dei _Sept Sages_, e anche altrove, secondo il quale si fece morire, versandogli oro fuso nella gola, un re di Roma la cui cupidigia era stata causa di grandi sciagure per la città; questo personaggio in qualche versione è chiamato Crasso, e il modo della sua morte sembra una reminiscenza di quella che Surena inflisse, dicesi, a Crasso.

[31] Ms. 12659, fol. 360-362.

[32] _Hist. litt. de la France_, vol. XXI, p. 351. Il ms. della _Jerapigra_ è stato acquistato nel 1859 dalla Biblioteca Nazionale alla vendita del barone Pichon, e ora porta il n. 138 delle _Nouv. Acq._ del fondo latino.

[33] Qui si ritrova quella singolare confusione del maomettanismo con il paganesimo, la quale regna in tutte le nostre canzoni di gesta, ma che in generale manca ai racconti concernenti Saladino, nati in un'epoca e in un paese dove si era meglio informati.

[34] Louandre, p. 71; ms. 12672, fol. 202 r.

[35] Nelle _Cento novelle antiche_ e in altri testi italiani (v. d'Ancona, _Studj_, p. 314), e in _Jean d'Avesnes_ (p. 71, fol. 202 v.).

[36] Questa espressione, che del resto è la riproduzione d'una idea greca (v. _Odiss_. vi, 208), è usata dai Padri della Chiesa e s'incontra spesso nel francese antico applicata ai poveri: _li mes Dieu_ (v. p. es. _Romania_, iv, 390, v. 116).

[37] V. ora l'edizione d'_Anseïs de Carthage_ dell'Alton (Tübingen, 1882), v. 11392-11505.

[38] Un aneddoto narrato in _Jean d'Avesne_s (p. 68) ci mostra un tranello simile teso allo stesso Saladino; costui però è piú astuto; avendo ottenuto la capitolazione d'un castello vicino a Sur, dove non si trovavano altro che donne, vi pranza con le dame del castello in compagnia d'una giovine damigella, «laquelle cuida convertir Salhadin par une maniere bien couverte; car elle trencha par deux fois du pain qu'elle engressa de char de porc et elle le mist devant Salhadin, qui mie n'en menga et qui ne fist que rire sans dire aultre chose». (ms. 12572, fol. 194 v.).

[39] _Wilhelm Parvi de Neuburgh Historia rer. angl._, ediz. Hamilton (London, 1856), vol. II, p. 158; _Étienne de Bourbon_, ediz. Lecoy de la Marche, § 481.

[40] V. G. Paris, _La parabole des trois anneaux_ (Paris, 1885, estratto dalla _Revue des études juives_, vol. XI). [È stato tradotto in italiano e stampato nel quinto volumetto di questa _Biblioteca critica_, pp. 29-55. _N. d. Tr._].

[41] Questo episodio richiama la storia della gradinata di smeraldo narrata piú avanti secondo _Jean d'Avesnes_.

[42] Von der Hagen, _Gesammtabenteuer_, vol. III.

[43] È cosí che, secondo un racconto, che deve essere autentico, Rollone morendo fece contemporaneamente dire delle messe e sacrificare dei cavalli a Thor, per esser ben sicuro di non disubbidire al vero Dio.

[44] Ms. fr. 770, fol. 262; 12203, fol. 44; 24210 (non numerato), fol. 64.

[45] Ms. di Tours 206, citato dal Lecoy de la Marche (_Ét. de Bourbon_, p. 64).

[46] Bosone da Gubbio, _L'Avventuroso Ciciliano_, p. 461.

[47] _Decam., Giorn_. I, _nov_. 2.

[48] Secondo il Lecoy de la Marche, questa tradizione sembra fondarsi sopra un passo della vita di san Francesco d'Assisi: «Questo santo avrebbe mandato al principe saraceno due religiosi del suo ordine che l'avrebbero convertito». Ma il fatto si reputa avvenuto nel 1219 e si tratta del sultano Alkamil, e non di Saladino. È S. Francesco stesso che va a trovare il sultano nell'_Eracle_, il cui racconto, riferito a torto a Saladino, è passato in _Bosone da Gubbio_, nei _Fioretti di S. Francesco_, e nei Conti di antichi cavalieri. Uno di questi _Conti_ (Fioravanti, p. 21) ricorda un esempio della tolleranza e dell'umanità di Saladino verso alcuni frati, che son venuti a trovarlo per convertirlo. Secondo Bosone da Gubbio (Fioravanti, p. 27), egli fece almeno battezzare suo figlio e prese il conte d'Artois per padrino del fanciullo.