La legge Oppia : commedia togata in tre atti

Chapter 5

Chapter 52,344 wordsPublic domain

Sì, ma ci ha troppo fuoco. Tempera, amico mio! tempera! Il Console parlerò fieramente; metterà fiamme dal labbro. Tu, sii grave e pacato; riposerai l'uditorio, entrerai nelle grazie dei vecchi, che amano d'esser trattati con ossequio, e ti sarà più agevole il vincere.

(da sè)

Se l'amico mi sentisse a dar consigli di questa fatta contro di lui, sarei bell'e spacciato.

ANNIA

(affacciandosi all'intercolonnio)

Ah, ecco, parla il Console!

(Valerio e Fulvia la seguono, per star ad udir l'oratore, ma spesso guardandosi e sempre tenendosi stretti per mano)

Bolle, come un mare in tempesta! Dei buoni, che furia di sarcasmi!... E' vuol fare di nostra carne rocchi.

PLAUTO

Credo che sarebbe eccellente.

ANNIA

Antropofago!

PLAUTO

Eh, soltanto per metà! mangiatore di donne.

ANNIA

Ah, ecco Claudia coll'altre. Vedi? Ci avresti da farne una indigestione.

(andando incontro a Claudia, a Licinia, Marzia Atinia e Volusia)

Ecco dunque il gran giorno! Ecco l'ora che deciderà della nostra sorte. Il Console ha cominciato la sua invettiva.

CLAUDIA

Licinia non ardiva accostarsi, fino a tanto fosse qui suo marito.

ANNIA

Bah! adesso siam tutte in ballo. O si vince, o si muore, ma tutte insieme.

LICINIA

(a Plauto)

Tito Maccio, che te ne pare? Siam pazze?

PLAUTO

Eh, non dico che siate savissime. Ma alle donne va bene un granellin di follia, un pizzico di capricci. A proposito di capricci, eccone uno. Siete brune come tante larve.

ATINIA

Siamo in gramaglia. Se la legge non casca, ci buttiamo tutte quante in vedovanza.

ANNIA

Anzi meglio; ci si ritira sul monte Sacro.

PLAUTO

Come la plebe, per farla in barba ai patrizi.

VOLUSIA

No, come i patrizi offesi dalla plebe, nella persona di Coriolano.

PLAUTO

E di lassù ci piglierete colla carestia; ci affamerete....

ANNIA

Peggio ancora. Troveremo dei Volsci, che ci terranno.

PLAUTO

Oh, se li troverete! io lo giuro.

ANNIA

E coi romani, non più pace, nè tregua.

PLAUTO

Ma noi, Veturie a rovescio, verremo in lunga fila di supplicanti ad implorare la mercè dei nuovi Coriolani; ci butteremo ai loro piedi, abbracceremo le loro ginocchia....

ATINIA

Non vi concederemo tanta libertà!

PLAUTO

Via, via!.. Per fortuna avremo amici nel campo. Eccone uno laggiù,

(additando Valerio, in contemplazione di Fulvia)

che sarà sul monte Sacro.... che c'è anzi fin d'ora. La sua felicità è senza confini. Poveretto! E Marco avrà cuore di dividere quelle due creature, che s'amano tanto?

FULVIA

(additando verso il Foro)

Ah, vedi? Il Console scende dai rostri!

ATINIA

Che è? Ha finito? Infatti egli è sceso.

VOLUSIA

E come lo applaudono! Oh brutti!

VALERIO

(traendo Fulvia in mezzo alla scena)

Mia sempre?

FULVIA

Fino alla morte. Va! sii uomo; egli finirà col rispettarti. Ma sii cortese, ossequioso con lui; è mio fratello! Va, va!

_Voci_

(di dentro)

Viva il Console! Viva!

FUNDANIO

(di dentro)

Il Console ha finito. Chi gli risponde?

VALERIO

(slanciandosi alla gradinata)

A me, Quiriti! Rispondo io!

(esce)

_Voci_

(di dentro)

Sì, Valerio, tribuno! Ai rostri Valerio!

SCENA VII.

_I precedenti, tranne_ VALERIO.

PLAUTO

Bel fuoco giovanile! Tienlo caro, o Fulvia; è desso il fuoco sacro, ch'egli ha attinto da' tuoi occhi.

FULVIA

(intenta ad ogni moto di Valerio)

Ecco, ascende il suggesto, s'affaccia a rostri. Stende la mano in atto di voler parlare. Che silenzio tutto intorno! Vedi come sono intenti, come pendono tutti dalle sue labbra! Incomincia.... loda il Console.... il popolo approva.

PLAUTO

Vedi tuo fratello, che gronde sugli occhi! Pare il monte Algido, quando mette il suo cappello di nuvole. Lo guarda a squarciasacco, come se volesse sbranarlo. Ah, bene, Valerio! Cortesie su cortesie! Le centurie applaudono! Avanti, avanti così! Ah, Dei immortali! prodigio, portento!... Catone spiana le rughe.... sorride.... Bene, calma, Valerio, calma sempre! La causa è vinta!

ANNIA

(accorrendo)

È vinta? Così presto? Allora butto via questo velo.

PLAUTO

Non ancora; volevo dire che la è come vinta. Sentite, eh, come parla dei fatti vostri, al tempo di Romolo... di Coriolano.... Vedi, Annia Luscina? anche di Coriolano! E come vi loda! come vi esalta!

VOLUSIA

Fa bene.

PLAUTO

E giù applausi! Applaudono tutti e tutto, queste care centurie! Già, i fatti generosi della storia han sempre questo potere su noi; commovono, inteneriscono, comandano anche alla fredda ragione....

ANNIA

Che dici? La ragione è dalla parte nostra.

PLAUTO

Chetati, Annia Luscina! Parlavo della fredda ragione. Tu lo sai pure; ragioni ce n'ha di calde e di fredde. Voi avete le calde....

ANNIA

Io credo che tu ti prenda spasso di noi, poeta comico! Non c'è caldo, nè freddò che tenga, quando siamo nel nostro diritto.

VOLUSIA

E il torto lo avete tutto voi altri.

ATINIA

Uominacci!

ANNIA

Scellerati! Prepotenti!

PLAUTO

Ih, che vespaio! Avete ragione; la calda e la fredda; va bene così? Ma bada, Annia Luscina; nella foga del dire, t'è sfuggito un lembo della rica, e mostri un polso, che non è da gramaglia.

(accennando uno splendido braccialetto d'oro che porta Annia Luscina)

Ma che vedo?

(scoprendo una stola intessuta di porpora, e man mano tutti i capi d'un vestimento sfoggiato)

Che splendidezza? Tu sei più in fronzoli che non fosse Giunone, quando scese sul monte Ida a far perdere la tramontana al marito. Ah, erano queste le vostre gramaglie? Queste le vesti da supplicanti? E poichè tutte siete imbacuccate ad un modo, io mi penso che tutte, levata la prima scorza....

(Volusia gli si scopre, elegantemente vestita)

Anche tu fanciulla?

(Marzia Atinia fa lo stesso)

Anche tu! Ma gli è proprio un trionfo di donne! E m'immagino che tu pure, o nobile Claudia....

CLAUDIA

(scoprendosi a mezzo)

Un po' meno, un po' meno, come s'addice ad una vecchia matrona.

PLAUTO

Di bene in meglio! E Licinia del pari?

(Licinia si schermisce, stringendosi nella rica; ma Plauto la scopre tanto da vedere il vestimento elegante di lei)

In verità, la bellezza ci guadagna, e Catone sarà ben duro di petto, se resisterà a questi colpi. Ma, ora che ci penso.... E se la legge non è abrogata?

ANNIA

Te l'ho detto; di questo passo ci si ritira sul monte Sacro.

PLAUTO

Con que' socchi leggiadri? Eh via!

(accennando la calzatura di Annia Luscina)

FULVIA

(che non si sarà mossa dal suo posto)

Ecco, ha finito! Vittoria! Scende dal suggesto tra gli applausi universali.

FUNDANIO

(di dentro)

Or dunque, ai voti!

_Banditore_

(di dentro)

Quiriti, al ponte dei suffragii. Venga innanzi la prima centuria!

PLAUTO

(affacciandosi dall'intercolonnio)

Ah, ah! come si vota quest'oggi! ridendo. Il ponte dei suffragi è pigliato d'assalto. Qua la tavoletta, distributore, e via! Eccola già nella cesta. Si finirà presto, così! E qui sotto, vedete i personaggi più gravi, che parevano i più caldi partigiani della legge, come circondano Valerio! Vedi, eh, Fulvia, come gli stringono la mano, congratulandosi con lui! Perfino Cornelio Cetego! E Sempronio Gracco! Gli è tutto dire! Povera legge Oppia, ti vedo brutta!

ANNIA

Nacque, visse, morì.

PLAUTO

Breve compendio di più lunga vita. Ma zitto! la prima centuria ha votato. Aspettate; contano. Ah, non c'è nemmanco da farne due mucchi!

VOLUSIA

Vanno tutti da una banda, i voti!

PLAUTO

Segno che son tutti contrari.

MARZIA

Che gli Dei sperdano l'augurio.

_Il Banditore_

(di dentro)

I voti della prima centuria, son tutti per la cassagion della legge.

(applausi)

PLAUTO

Ah, non c'è' più timore. Ciò che la prima fa, le altre fanno. Ecco, infatti; Catone si ravvolge nella toga e s'alza dalla sedia curule.... Viene a questa volta. Guai, a voi, troppo ornate matrone!

ANNIA

Sì, venga; lo accoglieremo come va.

LICINIA

(a Claudia)

Io mi tiro in disparte.

SCENA VIII.

CATONE, _seguìto da_ ERENNIO, _con altri Littori e Detti_.

CATONE

(Rientra in scena, colla toga stretta ai fianchi, con piglio iracondo, borbottando alcune frasi sconnesse fra i denti. Vede le donne in vesti sfoggiate e rimane stupefatto a guardarle. Claudia Valeria sostiene con dignità il suo sguardo; Annia Luscina, più vivace, gli fa una mezza riverenza, a cui egli risponde con un ghigno ironico e quindi fa l'atto di tornarsene indietro seccato. Ma in quel mentre gli vien veduta Licinia, che vorrebbe starsi nascosta. S'avanza a lei, la trae fuori del crocchio, e meravigliato di vederla tutta ravvolta nella rica, le scioglie i lembi del velo. Licinia appare come le altre, nobilmente vestita, sebbene non così sfarzosamente. Egli dà un balzo indietro, tra per stupore e per rabbia).

Ma la è una ribellione universale! La follia s'è impadronita dunque di Roma? Sta bene! Due donne consolari!

(volgendosi poscia a Marzia Atinia ed Annia Luscina)

E due mogli di pretori.... dei primi magistrati della città, dopo i consoli!... La sedizione, il disprezzo delle leggi, il mal esempio, hanno tolto le nostre case a baluardo, donde potessero più sicuramente rovesciarsi sul popolo!

(Claudia gli risponde con un gesto severo)

A te, nobile Claudia, non dirò altro.... sebbene, come Console rimasto in città e depositario del comando supremo, potrei....

_Il Banditore_

(di dentro)

Le centurie hanno votato. Marco Fundanio e Lucio Valerio tribuni, la vostra dimanda ha il consenso del popolo.

FUNDANIO

(di dentro)

Ciò che il popolo ha statuito, abbia forza di legge. Quiriti, la legge Oppia è cassata.

_Voci_

(di dentro)

Viva Marco Fundanio! Viva Lucio Valerio! Viva!

CLAUDIA

Vedi? non potresti più nulla. La legge Oppia è sepolta.

CATONE

E sia, col piacer degli Dei! Ma son marito.... e questa donna.... oh, avremo a dircela insieme. In casa mia non è abrogata la legge.

ERENNIO

Undicesima Tavola; i suffragi del popolo decidono; ciò che il popolo ha statuito....

CATONE

(stizzito)

Eh, va in tua malora, tu e tutte le dodici....

ERENNIO

(scandolezzato)

Oh!

CATONE

Me la facevi dir grossa! Usciere di tribunale! Repertorio ambulante di leggi!... Una dovevi trovarmene, una sola, da metter fine a questo sconcio baccanale.

(le donne offese si ritraggono in disparte)

PLAUTO

(mettendosi in mezzo)

Càlmati, via! È dinanzi a te il fiore delle matrone romane.

CATONE

Ah, sì, gli è vero! Fiore velenoso, ma fiore! Ma già ve lo annunzio, o nobili matrone, che ridete della sconfitta del Console; uscito appena di magistrato, domanderò la censura. Ho fede di ottenerla, perchè dirò ai miei concittadini: «la repubblica è inferma; volete voi un medico che la risani, curando le sue membra col ferro e col fuoco? Eleggetemi censore». E mi vedrete all'opera. Vi prometto una legge, più rigida della legge Oppia a gran pezza.

FULVIA

(avvicinandosi)

Che durerà ancor meno di questa.

CATONE

Ah, sei tu? sei tu, che hai stregato Valerio? Quel Valerio! Una perla!

(Valerio apparisce dal fondo)

Ma almeno tu non hai profittato della abrogazione; sei vestita come prima.

FULVIA

(guardando Valerio che si avvicina)

Mi ha trovato bella così; rimarrò dunque così.

SCENA IX.

VALERIO, _indi_ FUNDANIO _e Detti_.

VALERIO

(S'accosta timidamente. Annia Luscina, Marzia Atinia, Volusia, Claudia Valeria, vorrebbero farglisi incontro festose; ma egli le prega col gesto di rimanersi, e va a mettersi dall'altro lato di Catone)

CATONE

Ah, ti trova bella? Ma io gliene caverò il ruzzo, a quel....

VALERIO

Taci, te ne prego, padre mio; imperocchè io come padre t'amo e ti venero. Fui contro te; ma potevo io resistere? Tu stesso, qualche anno addietro, messo al punto di guadagnarti l'affetto di Licinia, che avresti tu fatto?... Non dirmi il contrario. Licinia non lo crederebbe. Ho vinto, insieme con Marco Fundanio, al quale io non perdonerò già certe sue invenzioni....

FUNDANIO

Non mie.

ATINIA

(intromettendosi)

Mie; perdonale a me.

(Valerio s'inchina e stringe la mano a Fundanio)

CATONE

Ah, qui si perdona.... si....

VALERIO

Cose da nulla, che non meritano l'attenzione del Console.

ATINIA

(piano a Fundanio)

Sebbene da piccole cause....

FUNDANIO

Derivano i grandi effetti! Io lo desidero vero.... per me.

VALERIO

Abbiam vinto, ripeto; ma la vittoria non è dovuta alle mie parole, tanto meno eloquenti delle tue: bensì è dovuta all'ardore, con cui tutta Roma sposò la causa di queste leggiadre matrone. Non ci ho avuto merito; non ci ho dunque colpa; e perchè vorresti farmi patire una pena? Io, per me, porto opinione che questa vittoria non insuperbirà le donne gentili, ed esse ne useranno con temperanza, bene intendendo che tu difendevi la legge, non per avversione ad una onesta larghezza nello spendere, ma per timore di esorbitanze possibili. Che se queste avvenissero, se così fosse adulterato il nostro concetto, tu allora mi avresti, e ardentissimo, dalla parte tua....

CATONE

(tra burbero e rabbonito)

Avresti fatti meglio a non discostartene mai. Basta; cosa fatta capo ha; dimentichiamo questa pazza giornata.

LICINIA

Perdoni?

CATONE

Bella forza! Come fare altrimenti? Dopo aver soggiogato il popolo, questo bel cianciatore soggioga anche me. Mi chiedevi Fulvia? Le darai l'anello!

VALERIO

Eccolo!

(mettendo l'anello in dito a Fulvia)

CATONE

Ah! non si perde tempo?

VALERIO

Non già per timore che tu abbia a cambiar di parere, ma perchè....

CATONE

Sì, ho capito; son vecchi come la stirpe umana, questi perchè....

ERENNIO

(facendosi innanzi)

Console, poichè si perdona a tutti, apre le porte del Tabulario?

CATONE

E per che fare?

ERENNIO

Non sai? C'è una turba di donne sotto chiave, e tra esse quella sciagurata di mia moglie. Anch'io le perdono. Tavola nona: non si hanno a far leggi per casi particolari.

CATONE

(ridendo)

E tu apri, e tirati il malanno e l'uscio addosso!

(Erennio va al Tabulario)

PLAUTO

Ah bene! un matrimonio? In fede mia, qui c'è da farne una commedia, ed io ho una voglia matta di scriverla.

CATONE

Bravo! per mettere alla gogna un amico!...

PLAUTO

Hai ragione; lasciamola scrivere da un altro, nei tempi venturi.

CATONE

Se la scrive, io fo voto che me lo fischino.

PLAUTO

Poverino! perchè? Io ho una paura maledetta dei fischi, e tremo sempre a verghe, quando ci ho qualcosa di nuovo da mettere in scena. Posteri uditori, fatelo per amor mio; applaudite!

(Cala il Sipario)

FINE DELLA COMMEDIA

ERRATA CORRIGE

Pag. 36.--«pretendono che il lusso nostro»--_leggi:_ «pretendono che i nostri ornamenti, il lusso nostro».

» 111.--«Venga innanzi la centuria»--_leggi:_ «Venga innanzi la prima centuria».

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate nella lista ERRATA CORRIGE sono state riportate nel testo.

Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (tra parentesi l'originale):

11--E tu ammiralo [ammmiralo]! 39--Mirrina solleva il lembo della [delle] stola 50--Ne [Nè] amavo una 96--e le greche [grece] delicature; 103--chiuse dal capo alle piante [pianto] 106--dei Volsci, che ci terranno [teranno]

Grafie alternative mantenute:

dei / dèi mègere / Megère Petaso / Pètaso