Part 32
[489] LʼIsaacita ha creduto di trovare per lo meno una allusione alla Pentecoste nella lezione del testo masoretico (v. 21) che relativamente alla Pasqua ha _Shebuʼoth jamim_ = _settimane di giorni_, in plurale, invece che _Shibàt jamim_ = _sette giorni_. Ed il Wellhausen opina che questa sia una correzione introdotta a bella posta dai Masoreti con tale intendimento (_Geschichte Israels_, I, pag. 110). A me non pare che possa accettarsi nè lʼuna nè lʼaltra opinione. Anche nel testo masoretico come ora lʼabbiamo è chiaro che si parla soltanto della pasqua delle azzime. Del resto _sette giorni_, e non _settimane di giorni_, danno concordemente le antiche versioni dei _lxx_, di Jonathan, la Peshito, e la Vulgata.
[490] Così intendo questo passo con lʼIsaacita, il Qimḣi, il Rosenmüller e lʼEwald. Altri, fra i quali il Reuss e lo Smend, opinano che anche nelle feste il principe avesse ingresso speciale per la porta dʼoriente, e che Ezechiele, dicendo che doveva escire _insieme_ con gli altri abbia volato dire per identità di tempo, non per eguaglianza di luogo. Ma la parola del testo _bethocham_ = _in mezzo a loro_, non può intendersi se non relativamente al luogo; questa espressione dice in modo troppo chiaro che nelle feste il principe doveva essere confuso con gli altri. _In mezzo a loro_ non è lo stesso che _insieme con loro_, la quale espressione avrebbe potuto interpretarsi anche in relazione solo del tempo. Inoltre poi in tutto il contesto si capisce troppo chiaro che il privilegio di entrare per la porta dʼoriente era concesso al principe solo nel sabato, nei novilunii, e quando offriva volontarii sacrifici privati. Resterà a noi oscura la ragione, perchè nelle festa non si accordasse al principe questo privilegio, ma ciò non deve indurci a interpretare il testo diversamente da quanto resulta dal chiaro senso letterale.
[491] La parola _Deror_ del nostro testo va intesa nello stesso significato in cui la troviamo usata da Geremia (XXXIV, 8, 15), cioè per lʼanno settimo, in cui gli schiavi riacquistavano la libertà, non per lʼanno del Giubileo, che, secondo ogni probabilità, al tempo di Ezechiele non era stato ancora istituito. Cfr. SMEND; WELLHAUSEN, _Geschichte Israels_, I, pag. 123; MAYBAUM, _Die Entwickelung des altisraelitischen Priesterthums_, pag. 43.
[492] POPPER, _Die biblische Bericht über die Stiftshütte_, p. 84–104.
[493] _Jomà_, 14_a_.
[494] Dalla lezione dei _lxx_ (_Levit._, XXI, 13) resulterebbe che avrebbe dovuto essere della stessa tribù sacerdotale: _οὺτος γυναῖκα παρθένον ἐκ τοῦ γίνους αὑτοῡ λήψεται_. Filone, secondo il suo costume di attenersi alla versione alessandrina, accetta anche lui questa restrizione maggiore nel rito del massimo sacerdote (_De Monarchia_, II, 11). La tradizione talmudica è conforme al testo ebraico; soltanto da un passo del Talmud (_Jomà_, 13_a_) parrebbe resultare che il sommo sacerdote non fosse di solito poligamo.
[495] MAIMONIDE, _Degli arredi del Tempio_, IV, 20.
[496] _Taànith_, 26, 27.
[497] _Sifrà_, XXI, 2. _Jebamoth_, 22_b_.
[498] _Sifrà_; _Qiddushin_, 77.
[499] _Sifrà_; _Jebamoth_, 61.
[500] Vedi sopra, pag. 197, come i talmudisti intesero questo modo di condanna.
[501] _Sifrà_; _Sanhedrin_, 51_b_.
[502] Il Talmud invece che _gobbi_ e _gracili_ interpetra le parole del testo come se significassero un difetto nelle palpebre, o una macchia nellʼocchio. (RASHÌ; PSEUDO JONATHAN). I _lxx_ invece di _gracile_ hanno _ἔφηλος_, _lentigginoso_; la Vulgata ha _lippus_. Il Talmud inoltre ha enumerato molti altri difetti che rendevano i sacerdoti inetti al culto, come può vedersi nel trattato _Bechoroth_, VI, 6, e presso il Maimonide, _Dellʼammissione al santuario_, VI–IX.
[503] _Sanhedrin_, 83_a_.
[504] Ibidem, 81_b_.
[505] I tentativi di alcuni interpetri per conciliare questa contraddizione non hanno fondamento, e bisogna pur dire che lʼautore delle Croniche ha attinto qui come altrove a fonti diverse, che ha procurato di far concordare, senza però riuscirvi. (BERTHEAU, _Die Bücher der Chronik_, 2ª ediz., pag. 196; REUSS, _Chronique ecclésiastique de Jérusalem_, p. 107.)
[506] _Ḣolin_, 24_a_.
[507] Ibidem, 24_b_.
[508] _T. G. Sheqalim_, v, 12; _T. B. Horajoth_, 13_a_.
[509] Cfr. _Sifrà_, in questo luogo; _Ḣolin_, 133_b_.
[510] _Zebaḣim_, V, § 6, 7.
[511] _Sifrè_, II, § 165; _Ḣolin_, 130.
[512] _De Premiis sacerdotum_, § 3.
[513] _Antiq._, IV, 5.
[514] Cfr. REUSS, e KNOBEL, sul Deuteronomio.
[515] Intorno alla consacrazione delle primizie e dei primogeniti è stata sopra (pag. 44 e seg.) notata la contraddizione fra le diverse leggi, ed esposta ancora la insussistente conciliazione dei talmudisti.
[516] _Sifré_, II, § 297; _Bicchurim_, I, 3.
[517] _Sifré_, I, § 110, _Mishnah_, _Ḣallàh_, II, 5.
[518] REUSS, KNOBEL, GESENIUS.
[519] _Sifrà_, sul luogo citato del Levitico, _ʼArachin_, 28_b_.
[520] _Delle Stime e deglʼInterdetti_, VI, 1.
[521] _Sifré_, I, 110, RASHÌ, sul Deut. XVIII, 4.
[522] _Sanhedrin_, 33_a_, cfr. MAIMONIDE, _Dei Cibi proibiti_, X, 20.
[523] _Terumoth_, IV, 3; _Ḣolin_, 137_b_.
[524] Questa è la spiegazione dei due versi 4 e 5, intorno ai quali tanto hanno fantasticato quegli interpetri, cui sembrava che fossero in contraddizione; perchè il verso 4 parla di un subborgo di mille cubiti e il verso cinque dice di misurare un lato di due mila. (ROSENMÜLLER, _Excursus_, II, in Num.; KNOBEL; REUSS). La conciliazione proposta in un luogo del Talmud che mille braccia dovessero servire per vero e proprio subborgo, e altre duemila braccia per campagna come campo e vigneti (_Sotà_, 27_b_), estenderebbe troppo il terreno assegnato ai leviti, già abbastanza vasto, e si oppone alla piana intelligenza del testo. Per queste stesse ragioni non è da accettarsi neppure ciò che resulterebbe da altro luogo talmudico (_ʼErubin_, 56_b_), che, restringendo lʼestensione a duemila cubiti, li vuole divisi in eguale maniera.
[525] _Zebaḣim_, 56_b_.
[526] _Sifré_, II, § 105–110; _Rosh Hasshanà_, 12_b_.
[527] _Sotà_, 48_a_, _Jomà_, 9_a_, _Babà Meziȁ_, 90_a_.
[528] Questa etimologia del Mussafia non è accettata dal Levy che deriva la parola _Demai_ dallʼaramaico _Dema_, _essere eguale_, _ambiguo_, _incerto_. _Chaldäisches Wörterbuch_, sub voce.
[529] _Bechoroth_, 30_b_. _Tosaftà_, _Demai_, II.
[530] _Berachoth_, 47_b_.
[531] _Sifrà_, _Emor_, § 2; _Jomà_, 18_a_, _Horajoth_, 9_a_, _Ḣolin_, 134_b_.
[532] _Jomà_, 73_a_, _Horajoth_, 12_b_.
[533] MAIMONIDE, _Della Preghiera_, I.
[534] MAIMONIDE, _Delle Benedizioni_, I.
[535] _Berachoth_, 26_b_.
[536] Nel Talmud prevalse lʼopinione che si trattasse soltanto di animali offerti in sacrificio, e non di quelli uccisi per gli usi della vita. (_Sifrà_, _Aḣarè Moth_, cap. 9; _Zebaḣim_ 106), sebbene Rabbì Ismaele volesse dare alla Scrittura il suo letterale significato. (_Ḣolin_, 17_a_). E difatti chi legge senza preconcetto vede che si è voluto intendere anche degli animali uccisi a solo scopo di cibarsene. (V. LUZZATTO, ROSENMÜLLER, DIODATI, DILLMANN, REUSS, BUNSEN).
[537] Degli animali ruminanti oltre gli ovini e bovini permessi come cibo è data la lista nel Deut. XIV.
[538] _Ḣolin_, 27_a_, 32_a_.
[539] _Cherithoth_, 6.
[540] Vedi sopra (pag. 44) la contraddizione fra questo luogo del Numeri e il Levitico XXIII, 18, 19; imperocchè, secondo questʼultimo passo, il sacrifizio nella Pentecoste sarebbe stato differente.
[541] _Zebaḣim_, v, 3.
[542] DILLMANN, _Exodus u. Leviticus_, 1880, pag. 528 e seg.; BAUDISSIN, _Studien zur Semitischen Religionsgeschichte_, I, pag. 140.
[543] _Sifrè_, I, § 111; _Horajoth_, 9.
[544] _Horajoth_, 4_b_ e seg.
[545] MAIMONIDE, _Dei Sicli_, I, 1.
[546] _Mechiltà_, sullʼEsodo, XXIII, 15; _Ḣaghighà_, 6_b_ e seg.
[547] _Sifré_, I, § 112; _Horajoth_, 7_a_.
[548] _Cherithoth_, 8_b_.
[549] È da notarsi che la proibizione della Scrittura di offrire animali difettosi negli organi genitali fu intesa dai talmudisti nel significato molto più ampio dʼinibire la castrazione degli animali e molto più dellʼuomo (_Sifrà_, _Emor_, § 7; _Shabbath_, 111_a_). È da domandarsi però se nellʼallevamento del grosso bestiame lʼosservanza di un tal rito è possibile.
[550] _Mishnah_, _Parà_ I, 2–4.
[551] _Ḣolin_, 13_b_, _Temurà_, 7_a_.
[552] Cfr. ROSENMÜLLER, DILLMANN.
[553] _Geschichte Israels_, I, pag. 390.
[554] DILLMANN, _Exodus und Leviticus_, pag. 450 e seg.
[555] _Sifrà_, _Zav_, Sez. 10; _Cherithoth_, 2_a_, 4_a_.
[556] _Mechiltà_, _Bò_, § 8; _Pesaḣim_, 21_b_.
[557] _Mechiltà_, _Bò_, § 15; _Pesaḣim_, 96_a_.
[558] _Jebamoth_, 64_b_.
[559] _Pesaḣim_, 95.
[560] _Rosh Hasshanà_, 2 e seg.
[561] Ibidem, 16 e seg.; _Pesiktà Rabbati_, Vienna, 1880, pag. 166.
[562] _Sifrà_, A_ḣarè Moth_, Sez. 5, _Emor_, cap. 14; _Jomà_, 73_b_ e seg.
[563] _Sifrà_, _Emor_, cap. XVII; _Succhà_, 11_b_.
[564] _Shabbath_, 21_b_.
[565] _Rosh Hasshanà_, 18_b_; _Taʼanith_, 26. Fra questi due luoghi talmudici vi è un dissenso in quanto allʼapertura della breccia, il primo di essi dicendola avvenuta nel 9 invece che nel 17. È poi questo dissenso conciliato (_Taʼanith_, 28_b_), con la distinzione che nel 9 avvenne lʼapertura della breccia nelle guerre babilonesi, e nel 17 nelle guerre romane. Sarebbe però in ogni modo ad esaminarsi se la conciliazione è fondata sopra la verità dei fatti. Restò poi nel rito fissato il digiuno nel 17.
[566] _Taʼanith_, 10, 19.
[567] _Babà Meziȁ_, 53_b_ e seg.
[568] _Sifrà_, XXVII, 21_b_, _ʼArachin_, 25_b_, secondo lʼopinione di Rabbì Jehudah, che è tenuta la prevalente, contro lʼopinione opposta di Rabbì Shimʼon (cfr. _ʼErubin_, 46_b_).
[569] _ʼArachin_, 28_b_.
[570] LUZZATTO, commento in questo luogo; KNOBEL–DILLMANN, _Exodus und Leviticus_, pag. 633 e seg.; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, cap. 44, § 2.
[571] _Sifrà_, XXVII, 29; _ʼArachin_, 6.
[572] _Sifrà_, ivi, 28, _ʼArachin_, 28_a_; _Ghitin_, 38_b_.
[573] _Sifrà_, XXVII, 28; _ʼArachin_, 28_a_.
[574] _Sifré_, e lʼISAACITA, _Num._, XXX, 4.
[575] _Nedarim_, 22_b_; _Bechoroth_, 36_b_, e seg.
[576] Quella che si teneva in un vasto recipiente allʼingresso del tempio per le abluzioni dei sacerdoti (_Sifré_, I, 10; _Sotà_, 82, ROSENMÜLLER, DIODATI, KNOBEL, e altri).
[577] ROSENMÜLLER, REUSS; MICHAELIS, _Mosaisches Recht_, V, pag. 191; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, pag. 572.
[578] _Sotà_, 2 e seg.
[579] _Sifré_, I, § 21; _Sotà_, 28_a_.
[580] _Sotà_, 47_a_.
[581] Ibidem, 24_a_.
[582] Ibidem, 27.
[583] Ibidem, 23_b_, 26_b_, 27.
[584] Cfr. _Sifré_, I, § 115; _Menaḣoth_, 43_b_; _Sotà_, 17_a_; _Ḣolin_, 89_a_.
[585] CARO, _Beth Joseph_, I, 11; BUXTORFIUS, _Synagoga Judaica_, cap. IX.
[586] CARO, _Shulḣan ‛Aruch_, I. § 24; BUXTORFIUS, op. cit., l. c.
[587] _Sifrà_, in questo luogo; _Sanhedrin_, 55_b_ e seg.
[588] Ricordiamo che nel primo del mese settimo ricorreva il capo dʼanno (v. pag. 363 e seg.), dimodochè dieci giorni dopo, si bandiva solennemente a suon di tromba, lʼanno del Giubileo.
[589] Il nome _Giubileo_, è derivato dallʼebraico _Jobel_, in varii modi interpretato; ma più probabilmente significa _il suono della tuba, un suono di giubilo_, con cui lʼanno cinquantesimo veniva bandito.
[590] Questi tre versi che abbiamo rinchiuso fra parentesi sono da tenersi una interpolazione fatta quando si volle tenere anche il cinquantesimo anno come sabbatico per cessare da ogni lavoro agricolo. Pare impossibile che a una prescrizione di difficilissima pratica, quale è quella di non coltivare le terre ogni settimo anno, si aggiungesse questo sommo assurdo di stare due anni di seguito senza coltivarle come si vorrebbe imporre nei versi 11, 12. A tale assurdo non si può esser giunti, se non per gradi. Si noti poi che il verso 13 è ripetizione di ciò che è già detto nel verso 10, e si vede essere stato aggiunto per riprendere lʼinterrotto filo dei concetti. Mentre i versi 14–16, 23 sono la continuazione immediata del verso 10, spiegando la pratica applicazione di ciò che ivi è enunciato come principio generale. Perciò anche i versi 17–22 sono da tenersi interpolazione aggiunta, quando si avvertì lʼassurdo della prescrizione dellʼanno sabbatico raddoppiato per peggio ogni cinquantʼanni col riposo anche nellʼanno del Giubileo, e si volle ovviarvi, ricorrendo, come si dice nel v. 21, alla miracolosa assistenza divina. Lʼipotesi che in questa legge del Giubileo vi sia la mano di più autori è di parecchi critici, e fra gli altri del Kayser (_Das vorexilische Buch_, pag. 75–77), e dellʼHorst (_Leviticus XVII–XXVI und Ezechiel_, pag. 27–30), ma differiscono in alcuni particolari. Non vediamo poi veruna ragione di supporre anche due autori diversi per questa e per la legge dellʼanno sabbatico, che sono fra loro così intimamente connesse.
[591] Farete in modo che le terre vendute si possano riscattare anche prima del Giubileo, come si spiega nel passo seguente.
[592] Sembra necessario di dover qui eseguire la lezione della Vulgata: _si redemptae non fuerint_, a preferenza di quella del testo ebraico, che non ha la negazione prima del verbo si _riscatta_, imperocchè questa lezione non da significato accettabile. Come potrebbe dirsi che escirebbe nel Giubileo ciò che già sarebbe riscattato? Per quanto antichi e moderni commentatori abbiamo tentato di dare un senso anche al testo ebraico, si cadrebbe sempre in sottigliezze poco sostenibili. Cfr. EWALD, _Altherthümer_, 3ª ediz., pag. 498. DILLMANN, _Exodus und Leviticus_, pag. 613 e seg. REUSS, _LʼHistoire sainte et la Loi_, II, pag. 172, n. 4.
[593] _Sifrà_, in questo luogo.
[594] A noi sembra che le parole _pellegrino_, ed _abitante_, si riferiscano al _tuo fratello_, e significhino non solo quello della tua città, ma anche quello che venisse di fuori come straniero o come abitante, giacchè è facile che il povero, il quale ha venduto la casa e la terra, vada ramingo a cercare di che vivere. I talmudisti hanno voluto intendere che il precetto di carità fosse esteso allo straniero, ancorchè non Israelita per nascita, ma divenuto proselita (_Gher_), o semplice abitante (_Tosḣab_), colla condizione di osservare i precetti noachidi di (v. _Sifrà_). Ma le due parole ebraiche ora citate hanno acquistato tale significato nella legislazione talmudica, non lʼavevano in quella scritturale.
[595] _Sifrà_, _Behar Sinai_, cap. 7; _Mechiltà_, _Neziqin_, § 1.
[596] _Das Mosaische Recht_, cap. 101, § 8.
[597] _Mosaisches Recht_, § 123.
[598] _Mechiltà_, _Mishpatim_, § 2 in fine; _Qiddushin_, 15 e seg.
[599] _Sifrà_, _Behar Sinai_, cap. 7; _Qiddushin_, 22_a_.
[600] _Sifrà_ ivi; _Qiddushin_, ivi.
[601] _Sifrà_, _Beḣuqqotai_, cap. 7; ISAACITA, sul Levitico, XXVI, 35. Cfr. 2º _Cronache_, XXXVI, 21.
[602] Del passo dello stesso Ezechiele XLVI, 17, già abbiamo sopra (pag. 321) parlato. Intorno al VII, 12, 13, dove alcuni vogliono vedere unʼallusione al Giubileo, è da riflettersi che, se fosse così, il non potere il venditore ritornare in possesso della cosa venduta non dovrebbe essere per lui ragione di non rattristarsi per aver venduto, come si farebbe dire al profeta, ma anzi cagione di maggior duolo. Dunque il profeta volle dire che il venditore non si dolesse di aver venduto, perchè non tornerebbe più nella terra dove erano i suoi possessi andati in mani di altri; ma resterebbe esule nel paese dove era stato deportato. (Cfr. SMEND, 2ª ediz., pag. 43).
[603] Sifrà, _Behar Sinai_, cap. 2; _ʼArachin_, 32_b_.
[604] Secondo una opinione registrata nel Talmud (_Taànith_ 30_b_, _Babà Bathrà_, 121_a_), questa proibizione avrebbe dovuto valere soltanto per la prima partizione della terra promessa; ma quindʼinnanzi anche le figlie eredi avrebbero potuto contrarre matrimonio con uomini di differente tribù. È chiaro per sè stesso che questʼopinione è contraria non meno alla lettera che allo spirito della legge scritturale.
[605] MAIMONIDE, _Della eredità_, I, § 5.
[606] _Sifré_, I, § 134, _Babà Bathrà_, 108, 110, 115.
[607] _Babà Bathrà_, 139_b_.
[608] _Chethuboth_, 50, 52_b_, 68.
[609] _Babà Bathrà_, 111_b_.
[610] _Chethuboth_, 52_b_, 103_a_.
[611] _Babà Bathrà_, 126, 130.
[612] Ibidem, MAIMONIDE, _Della eredità_, VI, § 2.
[613] _Babà Bathrà_, 131_a_.
[614] LʼAlfasi, il Maimonide, lʼAsher, il Caro.
[615] GANS, _Das Erbrecht in welt geschichtlicher Entwickelung_, I, pag. 149–151, 170–175; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, pag. 826 e seg., e nota 1059.
[616] _Babà Bathrà_, 146_b_, 151_b_; _Ghitin_, 65_b_ e seg.
[617] _Babà Bathrà_, 146_b_.
[618] _Rashbam_ e i _Tosafisti_ in _Babà Bathrà_, 135_b_; lʼ_Isaacita_ in _Babà Meziȁ_ 19_a_, MENDELSSOHN, _Ritualgesetze der Juden_, 3ª ediz., pag. 48, 49, 53; THIEL, _Principia Jurisprudentiae judaicae per Germaniam communis_, § 214.
[619] _Babà Bathrà_, 147_b_.
[620] _De testamentifactione jure germanico_.
[621] _Sifré_, I, § 160; _Sanhedrin_, 45_b_.
[622] _Macchoth_, 10_a_.
[623] _Die Composition des Hexateuchs_, XXII, pag. 423.
[624] Nel rito posteriore dellʼEbraismo si perdè lʼindole rurale della Pentecoste, che divenne una solennità del tutto teologica, perchè in essa si commemora la rivelazione del Decalogo, avvenuta in quel giorno secondo il Talmud (_Shabbath_, 86_b_; _Mechiltà_, _Itrò_, § 3).
[625] HUPFELD, _De primitiva et vera Festorum apud Hebraeos ratione_, II, pag. 3, 6, 7; WELLHAUSEN, op. cit, pag. 432–435.
[626] _Shabbath_, 13_b_, _Ḣaghigà_, 12_a_, _Menaḣoth,_ 45_a_.
[627] Ne riferiremo una sola per saggio. Se nel Pentateuco si prescrivono per il sacrifizio del novilunio due tori e sette agnelli, e presso Ezechiele invece un solo toro e sei agnelli, i talmudisti non si peritano ad insegnare con la maggiore serietà che il profeta ha voluto soltanto dire che, non potendo adempiere in tutto la prescrizione della legge, sarebbe stato accetto il sacrifizio anche adempiendola in parte (_Menaḣoth_, l. c.).
[628] Commento in Ezechiele, XLV, 22.
[629] KUENEN, _The Religion of Israel_, II, pag. 231–233; GRAF, _Die geschichtlichen Bücher d. A. T._, pag. 71–75; WELLHAUSEN, _Geschichte Israels_, pag. 421; REUSS, _LʼHistoire sainte et la Loi_, I, pag. 241; _Die Geschichte d. heiligen Schriften A. T._, § 378–380.
[630] _Sanhedrin_, 21_b_.
[631] _Trattato Teologico–Politico_, cap. VIII.
[632] KUENEN, _The Religion of Israel_, II, pag. 45–49; REUSS, _Die Geschichte d. heiligen Schriften_, § 383–386; SMEND, _Ueber die Genesis des Judenthum. Zeitschrift f. d. alttestamentliche Wissenschaft_, 1882, pag. 94–151.
End of Project Gutenberg's La legge del popolo Ebreo, by David Castelli