La legge del popolo Ebreo

Part 31

Chapter 313,222 wordsPublic domain

[238] GEIGER, _Nachgelassene Schriften_, IV, 265 e seg.; MAYBAUM, _Die Entwickelung des altisraelitischen Priesterthums_, pag. 77; anche il Nöldeke (_Untersuchungen zur Kritik d. A. T._, pag. 63 e seg.) ammette che lʼautore di quello che per lui è il _Grundschrift_ si sia qui valso di una antica raccolta di leggi.

[239] A suo luogo esamineremo il significato di questa frase.

[240] Secondo lʼopinione del KAYSER (_Das vorexilische Buch_ ecc., pag. 69) sarebbe interpolato anche il verso 5; ma non ci sembra ciò necessario, perchè in questo verso non si accenna a nessun rito particolare.

[241] _Peah_, ossia, _De Angulo Agri_.

[242] Seguo lʼinterpretazione del Bartenora; il Maimonide, e Abraham Ben David intendono che sia il sommacco, ma questa pianta non produce frutto mangereccio.

[243] V. _Sifrà_, _Qedoshim_, I, _Peah_, I, 4, 5.

[244] _Peah_, ivi, 2.

[245] _Peah_, VII, 4, 7, _Sifrà_, _Qedoshim_, 3; MAIMONIDE, _Dei Doni ai Poveri_, IV, 21.

[246] _Sifrà_, _Qedoshim_, § 2; _Sanhedrin_, 86.

[247] _Sifrà_, l. c.; _Babà Qamà_, 27_b_.

[248] _Sifrà_, l. c.; _Babà Qamà_, 105_b_.

[249] _Sifrà_, l. c., secondo il commento di Abraham Ben David; _Babà Qamà_, 105_b_.

[250] _Sifrà_, l. c.

[251] _Sifrà_, l. c., _Babà Meziȁ_, 111_a_.

[252] _Babà Qamà_ 79_b_, secondo lʼinterpretazione del Maimonide nel cap. i, § 3, _Del Furto_.

[253] _Sifrà_, l. c.

[254] _Sifrà_, _Pesaḣim_, 22, _ʼAbodà Zarà_, 6.

[255] _Sifrà_, l. c., _Chethuboth_, 46_a_, _Babà Qamà_ 99_b_, _Sanhedrin_ 31_a_.

[256] _Sifrà_, l. c.; _Sanhedrin_, 73.

[257] _Sifrà_, l. c.; _ʼErachin_ 16_b_.

[258] _Sifrà_, l. c.; _ʼErachin_, l. c.

[259] _Sifrà_, l. c.; _T. G. Nedarim_, cap. 9.

[260] La parola del testo _Shaʼatnez_ è oscura, e dʼincerta derivazione. Il Deuteronomista nel luogo a questo parallelo (XXII, 11) lʼha spiegata in parole ebraiche, come noi qui traduciamo. La spiegazione parve vera allʼEwald, che credè averne trovata la derivazione in due parole copte. (_Altherthümer_, pag. 215).

[261] Pei versi 20–22 vedi più sotto.

[262] Che i vv. 21, 22 siano posteriore aggiunta del compilatore lo ammettono il Kayser (op. cit., pag. 69) e il Wellhausen (_Die Composition des Hexateuchs_, XXII, pag. 427), e che non appartenessero originariamente al nostro capitolo lo dice anche il Graf (_Die geschichtlichen Bücher d. A. T._, pag. 78 in nota).

[263] _Sifrà_, l. c., _Cherithot_, 11_a_.

[264] _Sifrà_, l. c.; _Ghitin_, 41_b_, _Cherithot_, 11_a_.

[265] _Chilaim_, o _De Heterogeneis_; _ʼOrlà_, o _De Arborum Praeputiis_.

[266] La diversità di lezione è facilmente spiegabile, perchè la medesima preposizione può significare _sopra_ e _con_, e fra _haddam_, _il sangue_, e _harim_, _monti_ nella scrittura ebraica lʼequivoco è facile.

[267] _Sifrà_, ivi, § 3; _Sanhedrin_, 63_a_.

[268] _Sifrà_, l. c.; _Nazir_, 40_b_, _Qiddushin_, 35_b_, _Macchoth_, 21_a_.

[269] Cfr. DILLMANN, commento in questo luogo.

[270] CARO, _Shulhan ‛Aruch_, II, § 340.

[271] _Sifrà_, _Shemini_; _Moʼed Qatan_, 24_a_.

[272] _Genesi_, XXVII, 34; 2º _Samuel_, I, 11; 1º _Re_, XXI, 27; 2º _Re_, II, 12; V, 7; VI, 30; XIX, 1; XXII, 11; _Ezra_, IX, 3, 5. _Ester_, IV, 1.

[273] _Sifrà_, l. c., _Jebamoth_, 6_a_, _Babà Meziȁ_, 32.

[274] Misura dei solidi, in ispecie dei frumenti.

[275] Misura dei liquidi.

[276] _Sifrà_, l. c.; _Babà Meziȁ_, 58.

[277] _Die Composition des Hexateuchs_, XXII, pag. 427.

[278] _Sifrà_, l. c. § 1; _Vaiqrà Rabbà_, § 24.

[279] Cfr. WELLHAUSEN, _Die composition des Hexateuchs_, XXII, pag. 428. Questo autore però, mentre riconosce essere una glossa i vv. 4 e 5, propende piuttosto a tenere come aggiunta del compilatore tutta la prima parte del capitolo, cioè i vv. 1–9.

[280] Vedi lʼIsaacita sul Genesi XVII e sul Talmud Bab. _Cherithoth_, 7_a_ e _Shabbath_, 25_b_. In questʼultimo luogo vedi anche i Tosafisti.

[281] _Sanhedrin_, 52_a_.

[282] Ubi supra, 84_b_.

[283] Ubi supra, 53_a_.

[284] _Sifrà_, _Qedoshim_, § 10; _Sanhedrin_, 54_a_.

[285] _Cherithoth_ in principio; cfr. ivi il commento dellʼIsaacita.

[286] _Shabbath_, 64_b_.

[287] Op. cit., pag. 47.

[288] _Das Deuteronomium und der Deuteronomiker_, pag. 78.

[289] _Das vorexilische Buch der Urgeschichte Israels_, pag. 69.

[290] _Die Geschichte der heiligen Schriften d. A. T._, § 292.

[291] Nome di un luogo, dove aveva speciale culto il Dio dei Moabiti Peʼor.

[292] Da non confondersi colla cittadella di Gerusalemme, che esattamente trascrivendo dallʼebraico dovrebbe dirsi Zijjon piuttosto che Sion, come volgarmente dicesi.

[293] Nome di un colle.—Si osservi che se quanto precede nel Deuteronomio fosse dello stesso autore, non vi sarebbe stata ragione di ripetere qui brevemente ciò che con estensione aveva sopra narrato (II, 31–III, 11).

[294] La parola ebraica _Totafoth_, che abbiamo tradotto _bende_, è dʼincerta interpretazione, tanto più che si trova soltanto in questo e negli altri luoghi paralleli (_Esodo_, XIII, 16; _Deut._, XI, 18). Vero è che in altro luogo parallelo anchʼesso (_Esodo_, ivi, 9) trovasi invece una parola che senzʼalcun dubbio significa _ricordo_, ma nulla permette di dare a _Totafoth_ lo stesso significato. I più dei lessicografi la fanno derivare dallʼarabo _Tâfa_, circondare; ma il Delitzsch la vuole simile allʼassiro _Tatâpu_ che avrebbe lo stesso significato. (_The hebrew language viewed in the light of assyrian research_, pag. 20.)

[295] _Sifrè_, _Deut._, § 34; _Berachoth_, 2_a_, 10_b_.

[296] _Sifrè_, l. c., § 35; _Mechiltà_, _Bo_, § 17, 18; _Berachoth_, 14_b_.

[297] _Sifrè_, l. c., § 136; _Menaḣoth_, 28_a_ e seg.; _Shabbath_, 32_b_.

[298] Degli animali uccisi non per sacrifizio si dava il permesso di mangiarne senza osservare le leggi di purità, come mangiavansi i caprioli e i cervi, animali non atti a sacrificarsi.

[299] _Sanhedrin_, 84_b_.

[300] _Sifrè_, l. c. § 93–95; _Sanhedrin_, 16_b_, 111_b_, e seg. _Babà Qamà_, 82_b_. Secondo poi una tradizione talmudica, il fatto di una intiera città condannata per politeismo o idolatria non sarebbe mai avvenuto, nè potrebbe avvenire (_Sanh._, 71_a_).

[301] _De primitiva et vera temporum festorum et feriatorum apud Hebraeos ratione_, III, pag. 21 e seg.

[302] Nelle note in questo luogo.

[303] _Sifré_, l. c., § 112–117; _Shebiʼith_, L.

[304] _Ghitin_, 18_a_.

[305] _Sifré_, _Shebiʼith_ ubi supra.

[306] Questa costituzione dʼHillel è detta nel Talmud _Prozbol_ (vedi _Sifrè_ e _Shebiʼith_, l. c.), voce del cui significato si disputa fra glʼinterpreti. Probabilmente è corruzione del greco _προσβολή_, _aggiunta_, quasi voglia dire aggiunta fatta alla legge.

[307] _Shebiʼith_, X, 9.

[308] _Sanhedrin_, I, § 6, X, § 2, e f. 88_b_.

[309] _Ḣaghighà_, 16.

[310] MAIMONIDE, _De Synedriis_, I, 3.

[311] _Sanhedrin_, III, § 1.

[312] Ibidem, IV, § 2.

[313] _Sifré_, II, § 153.

[314] _Sanhedrin_, f. 17_a_.

[315] Ibidem, 36_b_.

[316] Ibidem.

[317] Ibidem, 24_b_ e seg.

[318] Ibidem, 27 e seg.

[319] Ibidem.

[320] Ibidem, 88_b_.

[321] _Sanhedrin_, 13_b_.

[322] _Sanhedrin_, I, 1; MAIMONIDE, _De Synedriis_, V.

[323] Ibidem, f. 3_a_.

[324] _Sifré_, II, § 205; Ibidem, 2_a_ e 14_a_, secondo lʼopinione di R. Jehudah prevalente contro lʼopinione contraria di R. Simeone, che sosteneva essere sufficienti anche soli tre.

[325] Ibidem, 2_a_ e 10_b_.

[326] Ibidem, f. 36_b_.

[327] Cfr. SAALSCHÜTZ, _Das mosaische Recht_, pag. 58–64.

[328] V. sopra, pag. 81.

[329] _Sanhedrin_, 40 e 41.

[330] Cfr. KNOBEL, commento su questo luogo; WELLHAUSEN, _Die Composition des Hexateuchs_, XXII, pag. 463.

[331] Anche nella tradizione rabbinica alcuni opinarono che ai trattasse solo del Deuteronomio (_Sifré_, II, § 160), sebbene poi prevalesse lʼopinione contraria che si trattasse di tutta la legge.

[332] _Antichità_, IV, 8, 17.

[333] _Sanhedrin_, 20_b_.

[334] _Sifré_, II, § 157; MAIMONIDE, _De Synedriis_, v. 1; _De Regibus_, I, 3.

[335] _Sifré_, ibidem.

[336] _Sifré_, ibidem; _Jebamoth_, 45_b_. A tale proposito si narra nel Talmud che il re Agrippa, leggendo pubblicamente questo paragrafo della Scrittura, si dette a piangere, pensando che egli non era di origine ebrea, ma i dottori lo confortarono, esclamando ad alta voce: «nostro fratello tu sei» (_Sifré_, l. c.; _Sotà_, 41_a_). Non è ben certo poi se questo Agrippa fosse il primo o il secondo di tal nome. (Cfr. DERENBOURG, _Essai sur lʼHistoire et la Géographie de la Palestine_, pag. 216, n. 4.)

[337] _Qiddushin_, 82_a_.

[338] MAIMONIDE, _De Regibus_, I, 8, 9.

[339] _Horajoth_, 11_b_.

[340] _Sifré_, II, § 157; _Sanhedrin_, 22_a_.

[341] MAIMONIDE, _De Regibus_, III, 8, 9.

[342] _Sanhedrin_, 21_b_.

[343] _Sanhedrin_, ibidem.

[344] MAIMONIDE, _De Regibus_, III, 2, 3, 4, _De Synedriis_, XIX, 3.

[345] _Sanhedrin_, 19_a_.

[346] MAIMONIDE, _De Regibus_, III, 10.

[347] MAIMONIDE, _De Regibus_, IV; _Sanhedrin_, 20_b_.

[348] Più innanzi, nella esposizione del codice sacerdotale, si vedrà in quale diverso modo fu inteso questo luogo dai talmudisti.

[349] Questa pare la più probabile interpretazione da darsi al difficile v. 8. V. ABEN EZRA, REGGIO, ROSENMÜLLER, BUNSEN, KNOBEL, HERXHEIMER, REUSS nei commenti su questo luogo.

[350] _Della Profezia nella Bibbia_, Firenze, 1882.

[351] _Sifré_, II, § 170; _Shabbath_, 75_a_; _Rosh–hasshanà_, 24_b_; _ʼAbodà Zarà_, 18_a_, 43_b_; _Sanhedrin_, 68_b_.

[352] _Sifré_, ivi, 175. Ammisero però che anche fra le altre nazioni furono alcuni profeti, _Babà Bathrà_ 15_b_.

[353] _Sifré_, II, § 177; _Sanhedrin_, 89_a_.

[354] _Sifré_, ivi, § 175; _Sanhedrin_, 89_b_; _Jebamoth_, 90_b_.

[355] È patente la contraddizione di questo passo con quello del IV, 41–43, ove si dice che Mosè aveva già destinato le tre città dʼasilo nel paese alla destra del Giordano. La interpretazione rabbinica, che nel cap. XIX si parli di tre città da destinarsi nella regione alla sinistra del Giordano, in aggiunta alle tre già destinate da Mosè, non resulta in alcun modo dalla piana intelligenza del testo. I rabbini poi erano così impacciati nella interpretazione conciliativa dei due testi, che alcuni vollero le città di rifugio dovessero essere in tutto nove, altri dodici, e altri quindici. (Vedi _Sifré_, II, § 185. _Talmud Ger. Maccoth_, II, § 3, _Tosaftà_, _Maccoth_, II.) Nè meglio quadra lʼinterpretazione di altri, i quali per le prime tre città indicate in questo luogo del Deuteronomio intendono quelle allʼoriente del Giordano, e per le seconde tre, quelle allʼoccidente. Imperocchè il legislatore non potrebbe imporre di fare una cosa che già da Mosè era stata fatta. Di necessità dunque bisogna concludere che il passo IV, 41–43, è di autore diverso da quello della parte legislativa del Deuteronomio. Tutto questo argomento poi delle città dʼasilo sarà esposto più estesamente quando esamineremo il cap. XXXV del Numeri.

[356] Sebbene questa legge non segua nel testo immediatamente dopo quella dellʼasilo e dellʼomicidio, le abbiamo riunite per non interrompere due argomenti così affini.

[357] _Sifré_, II, § 205; _Sotà_, 44, 45.

[358] _Sifré_, ivi, § 205, 206; _Sotà_, ivi.

[359] _Sifré_, ivi, § 205; _Sotà_, 47.

[360] _Sifré_, I, § 161; _Sotà_, 47.

[361] _Babà Qamà_, 88_a_; _Sifré_, II, § 190; _Shebuʼoth_, 30_a_.

[362] _Ghitin_, 23.

[363] _Sanhedrin_, 24_b_, 25, 26, 27. Cfr. ivi il commento del _Rashì_; _Babà Qamà_, 72_b_.

[364] _Qiddushin_, 40_b_.

[365] _Sanhedrin_, 27_b_ e seg.

[366] _Babà Qamà_, 42_b_ e seg.

[367] Questa interpretazione è del Maimonide, _Della testimonianza_, IX, 2. Nel _Sifré_, II, § 190, e nel Talmud (_Shebuʼoth_, 30_a_) si deduce la stessa conseguenza da altra interpretazione dello stesso genere.

[368] MAIMONIDE, op. cit., X.

[369] _Sanhedrin_, 26_b_.

[370] _Babà Qamà_, 56.

[371] MAIMONIDE, op. cit., III, 4–6.

[372] Vedi per tutte queste disposizioni _Macchoth_, cap. I.

[373] MAIMONIDE, op. cit., XVIII, 6.

[374] _Macchoth_, 4_b_.

[375] _Sanhedrin_, 29_a_.

[376] In un luogo del Talmud Gerosolimitano (_Shebiʼith_, VI, 1) si dice che anche ai popoli della Palestina Giosuè, prima di entrare nei loro confini, mandasse pubbliche lettere, per avvertirli che chi voleva emigrare, emigrasse, chi far pace, la facesse, chi guerreggiare, guerreggiasse. Ora è certo che a questo luogo non si può dar valore se non come leggenda; ma anche come tale è contrario a tutto ciò che nella Scrittura viene insegnato intorno alla condotta da tenersi verso questi popoli. Però ci apparisce soltanto come singola opinione di qualche dottore, tanto più che nel Talmud babilonese non si contiene nulla di simile. È da meravigliare quindi che il Maimonide lʼabbia adottata come principio di diritto (V. _Dei Re e delle loro guerre_, VI, 5).

[377] _Dei Re e delle loro guerre_, VII, 15.

[378] _Sifré_, II, § 191–198; _Sotà_, 42–44.

[379] Secondo il Maimonide (op. cit., VI, 7) il diritto tradizionale rabbinico avrebbe imposto che assediando le città nemiche si lasciasse una parte libera per quelli che volevano fuggire; e pare che desuma questo insegnamento da un passo del _Sifré_, I, § 157, ove dicesi che gli Ebrei si contennero in tal modo militando contro i Madianiti (cfr. il pseudo Jonathan). Ma da un solo fatto, il quale poi è leggendario, non si può dedurre una regola generale di diritto, da applicarsi in ogni caso.

[380] Abbiamo già sopra notato come i vv. 1–9 del cap. XXI siano una interruzione in questo argomento, e da riportarsi logicamente nel cap. XIX, ove si parla dei delitti di sangue.

[381] _Ḣolin_, 17_a_. Cfr. MAIMONIDE, _Dei Re e delle loro guerre_, VIII, 1.

[382] _Qiddushin_, 21_b_.

[383] _Sifré_, II, § 212, 213; _Jebamoth_, 48.

[384] MAIMONIDE, l. c., § 7.

[385] Presso la porta, come luogo di più facile convegno, perchè comunicazione fra la città e la campagna, si radunava il magistrato per rendere giustizia.

[386] _Sifré_, II, § 218–220; _Sanhedrin_, 68_b_–72_a_, 88_b_.

[387] _Sanhedrin_, 49_b_.

[388] Ibidem, 52_b_.

[389] Ibidem, 45.

[390] _Das Mosaische Recht_, pag. 457–460.

[391] _Mosaisches Recht_, § 235.

[392] _Sanhedrin_, 45_b_.

[393] _Babà Meziȁ_, 21–28.

[394] MAIMONIDE, _Del furto e delle cose smarrite_, XIII, 10.

[395] _Babà Meziȁ_, 23_a_.

[396] Ibidem, 28_b_.

[397] Ibidem, 21 _a_–24.

[398] _Nazir_, 59_a_. È noto che uno dei capi dʼaccusa contro Giovanna dʼArco fu di avere indossato abiti ed armature virili.

[399] _Sifré_, II, § 229.

[400] Questo precetto poteva essere ispirato da un sentimento di compassione per lʼanimale più debole, costretto a faticare più che le sue forze non consentirebbero, se appajato a uno più forte.

[401] _Sifré_, II, § 231; _Mishnah_, _Chilaim_, VIII, 2.

[402] _Babà Qamà_, 54_b_.

[403] Cfr. MICHAELIS, _Mosaisches Recht_, § 92; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaiche Recht_, pag. 564; LUZZATTO, commento in locum.

[404] _Sifré_, II, § 237; _Chethuboth_, 46.

[405] _Sifré_, II, § 240; _Chethuboth_, ubi supra; _Sanhedrin_, 50_b_.

[406] _Sifré_, II, § 238; _Chethuboth_, ubi supra.

[407] Lʼantico commento tradizionale Sifré intende a ragione che tanto in campagna quanto in città sia condannata la donna, se si prova che avesse mezzo di chiamare gente in suo ajuto, e al contrario assolta, anche se in città non potesse esser da nessuno udita. Non trovo però che questa ragionevole interpretazione sia stata adottata come decisione legislativa.

[408] MAIMONIDE, _Leggi matrimoniali_, I, 3.

[409] _Qiddushin_, 2_a_.

[410] Ibidem, 12_b_.

[411] _Jebamoth_, 96_b_, 112_b_.

[412] _Qiddushin_, 41_a_.

[413] _Jebamoth_, 107_a_.

[414] _Qiddushin_, 79_a_.

[415] _Jebamoth_, 20_a_.

[416] CARO, _Eben haʼezer_, XV, 1.

[417] _Chethuboth_, 7_a_.

[418] CARO, op. cit., LXI, 1.

[419] CARO, op. cit. XCIII, 1.

[420] _Chethuboth_, 72_a_, 101.

[421] ISAACITA, in _Jebamoth_, 66_a_.

[422] _Chethuboth_, 46, 47, 52.

[423] _Chethuboth_, 46_b_, 65_b_.

[424] Cioè, non faccia parte del popolo, della cittadinanza, mediante il matrimonio legittimo.

[425] Pare più ragionevole di intendere la parola del testo nel significato più ristretto che abbiamo sopra accennato, e che è conforme alla interpretazione rabbinica (V. _Sifré_, II, 248; _Jebamoth_, 49), che non qualunque nato da unione non legittima.

[426] Questo scrittore aveva innanzi a sè le narrazioni del Jehovista nel Numeri (XXII–XXIV), ma non quella del proemio del Deuteronomio (II, 29), dalla quale anzi resulterebbe il contrario. È da supporsi ancora che i vv. 5–8 siano posteriore aggiunta, e non appartengano veramente al legislatore deuteronomista. Se il non avere usato cortesia verso gli Ebrei esciti dallʼEgitto era ragione sufficiente per proibire ogni unione in perpetuo con gli Ammoniti e con i Moabiti, non doveva esserlo ancora per glʼIdumei, che secondo il narratore jehovista gli avevano trattati con eguale durezza? (_Numeri_, XX, 14–21). Ma è più probabile che le unioni matrimoniali con quei due popoli fossero proibite, perchè lʼantica leggenda (_Genesi_, XIX, 30–38) gli faceva derivare dallʼunione incestuosa di Lot con le figliuole.

[427] _Sifré_, II, § 249; _Jebamoth_, 76_b_.

[428] Avvertimento opportuno a frenare la licenza dei costumi militari.

[429] _Ghitin_, 45_a_. Cfr. MAIMONIDE, _Degli Schiavi_, VIII, 10.

[430] _Jebamoth_, 93_b_.

[431] Non vi è dubbio che tale è il significato della parola ebraica del testo, che letteralmente significa cane. Questa interpretazione, già sostenuta da molti commentatori, è stata confermata dal Derenbourg col confronto di tale nome dato ai cinedi per dispregio presso i Fenicii (_Revue des Études juives_, 1881, pag. 123–127).

[432] _Sifré_, II, § 266, 267; _Babà Meziȁ_, 87, 91, 92.

[433] _Matth._, XII, 1; _Luc._, VI, 1.

[434] Questa è lʼinterpretazione di molti commentatori. V. ROSENMÜLLER, REGGIO, KNOBEL, REUSS, HERXHEIMER, i quali tutti tengono i primi tre versi come la protasi, e il 4º come lʼapodosi di un solo periodo. Cfr. MICHAELIS, _Mosaisches Recht_, § 119; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, pag. 799.

[435] _Sifré_, II, § 269; _Ghitin_, 90.

[436] Ibidem, e _Sanhedrin_, 22_a_.

[437] CARO, _Eben haʼezer_, CXIX, 3.

[438] Ibidem, 4.

[439] _Qiddushin_, 66_a_.

[440] _Chethuboth_, 101_a_.

[441] ISSERLES, _Eben haʼezer_, CXIX, 6.

[442] CARO, op. cit., I, 10.

[443] _Chethuboth_, 107_a_.

[444] CARO, op. cit., CLIV, 6, 7.

[445] _Jebamoth_, 64_a_.

[446] _Babà Meziȁ_, 115_a_.

[447] Narrasi nel Numeri (XII) che Mirjam fu castigata con una lebbra che durò soli sette giorni, per avere sparlato di suo fratello Mosè. Qui il legislatore vuole indirettamente far intendere che questa gravissima malattia era per lo più una punizione provvidenziale. Così lʼintesero anche i rabbini (_Sifré_, II, § 275).

[448] _Amos_, II, 5–8, III, 9, V, 11, 12, VIII, 4–6; _Isaia_, III, 14,15, x, 2, XXXII, 7; _Michà_, III, 1–4; _Ezechiele_, XXII, 29; _Zacharia_, VII, 10; _Salmi_, X, 2, 8, 9, XII, 6, XXXV, 10, XXXVII, 14, CIX, 16.

[449] _Sifrè_, II, § 280; _Sanhedrin_, 27_b_.

[450] La condizione della vedova in un popolo, nel quale essa non aveva diritto se non che agli alimenti, doveva essere in generale meschina; quindi si spiega facilmente questo maggiore riguardo usatole dalla legge. I rabbini però lo estesero alle vedove di qualunque condizione, e, anche se ricche, proibirono che a carico loro si facesse qualunque pignoramento (_Babà Meziȁ_, 115_a_).

[451] _Sifré_, II, § 286; _Macchoth_, 13, 15_b_, 16, 17, 20.

[452] MAIMONIDE, _De Synedriis_, XVI, 4, 6.

[453] _Sifré_, l. c.; _Macchoth_, 22_a_; cfr. 2 _Corinth_., XI, 24.

[454] _Macchoth_, l. c.; _Sanhedrin_, 10.

[455] _Sanhedrin_, 46_a_.

[456] Cfr. lʼISAACITA in _Ḣolin_, 141_b_, e gli Scolii sullʼIsaacita nel Deuteronomio, XXV. Altri autori opinano ancora che per la continuata e ripetuta prevaricazione della legge si sarebbe potuto fustigare il pervicace peccatore, fino che si pentisse, o, se non volesse pentirsi, fino a farlo morire (BARTENORA, e JOM TOB LEVITA sul cap. 4º di _Nazir_, § 3).

[457] _Sanhedrin_, 81_b_.

[458] 1º _Re_, XXII, 27; _Geremia_, XXXII, 2 e seg., XXXVII, 4, 15, 18.

[459] _Sifré_, II, § 287; _Babà Qamà_, 54_b_.

[460] Cfr. _Babà Meziȁ_, 32_b_, _Shabbath_, 154_b_.

[461] MICHAELIS, _Mosaisches Recht_, § 98; SAALSCHÜTZ, _Das Mosaische Recht_, pag. 757; ROSENMÜLLER, DIODATI, LUZZATTO, KNOBEL, REUSS.

[462] _Sifré_, II, 288; _Jebamoth_, 17.

[463] V. _Matth._, XXII, 24 e seg.; _Marc._, XII, 19 e seg.; _Luc._, XX, 28 e seg.

[464] _Babà Bathrà_, 109_a_.

[465] _Jebamoth_, 22.

[466] Ibidem, 43 e seg.

[467] Ibidem, in principio.

[468] Ibidem, 39.

[469] MAIMONIDE, _Del Levirato_, II, 10. Questʼautore avrebbe ancora concesso alla donna, quando il maggiore dei cognati rinunziasse al suo diritto, di preferire quello tra gli altri, col quale potesse avere una reciproca propensione (ivi, 12); ma altri autori non la intendevano a questo modo, e si mostrarono verso la donna più rigorosi, volendola sottoposta al diritto che per ragione di anzianità avevano su lei i cognati. Cfr. ivi il commento _Magghid_.

[470] _Jebamoth_, 4_a_, _Chethuboth_, 77_a_.

[471] _Jebamoth_, 39_b_. JAʼAQOB BEN ASHER, _Tur Eben haʼeser_, § 165.

[472] _Sifré_, II, § 290.

[473] _Jebamoth_, 106.

[474] V. i Tosafisti in _Jebamoth_, 39_b_.

[475] _Jebamoth_, 40_a_.

[476] _Sifré_, II, § 291; _Jebamoth_, 106_b_.

[477] _Sifré_, II, § 293; _Babà Qamà_, 28_a_.

[478] _Sifré_, II, § 292, _Babà Qamà_, ivi.

[479] GRAF, _Die geschichtlichen Bücher des A. T._, pag. 8; REUSS, _LʼHistoire Sainte et la Loi_, I, pag. 208 e seg. Il Wellhausen, che vuol trovare nel Deuteronomio tre codici diversi per letteraria composizione, ammette che il capitolo XXVII sia stato aggiunto nel secondo, e non formasse parte del terzo, nel quale entrò il cap. XXVIII. (_Die Composition des Exateuchs. Jahrb. f. D. Theol.,_ xxii, pag. 464). Il Kayser tiene come interpolazione tutto il capitolo eccetto i vv. 1–3 e 8–10, che a lui sembrano transizione fra il XXVI e il XXVIII (_Das vorexilische Buch_, pag. 101). Ma a chi bene osserva, questa transizione non è punto necessaria, anzi sarebbe una vera interruzione nei corso dei concetti che così naturalmente si seguono. Con molta ragione dice il Reuss: «Ce serait la seule fois dans tout le code que le rédacteur aurait changé la forme de son discours. Partout ailleurs cʼest Moïse qui parle, et au v. 9 le rédacteur aurait trouvé convenable de le dire explicitement?»

[480] Questa è lʼopinione prevalente omai fra i critici, che in un punto cosi conosciuto, è inutile nominatamente citare.

[481] _Zeitschrift für Völkerpsycologie und Sprachwissenschaft_ 1880, pag. 1–28.

[482] _Das Deuteronomium und der Deuteronomiker_. Questo autore, contro lʼopinione più comunemente accettata, vuol riportare la composizione della legge deuteronomica sul finire dellʼetà dei Giudici (ivi, pag. 137 e seg.).

[483] SCHRADER nellʼ_Einleitung_ del DE WETTE, 8ª ediz., § 191; KAYSER, _Das vorexilische Buch_, pag. 102.

[484] WELLHAUSEN, op. cit., xxii, p. 464; REUSS, _LʼHistoire sainte et la Loi_, I, 210.

[485] _Sotà_, 41_a_.

[486] I libri rabbinici non sono concordi nel determinare in quali parti veramente consisteva la lettura. Secondo il _Sifré_ (II, § 160), una delle più antiche fonti del rituale ebraico (GEIGER, _Urschrift_, p. 434, 436) pare che si sarebbe dovuto leggere tutto il Deuteronomio. La _Mishnah_, secondo il testo gerosolimitano (_Sotà_, VII, 8), la restringe ai seguenti passi: I–VI, 8; XI, 13–21; XIV, 22–29; XXVI, 12–15; XXVIII; mentre secondo il testo babilonese si sarebbe letto anche il XVII, 14–20; e si deve pur dire che questa è lezione più corretta, perchè è innegabile da tutto il contesto che si dovesse leggere anche questʼultimo passo, che concerne il diritto monarchico. Pare inoltre che il Maimonide avesse una lezione differente da tutte e due, perchè egli dice che si faceva lettura continuata dal XIV, 22 a tutto il XXVIII (_Ḣaghighà_, III, 3).

[487] _La Profezia nella Bibbia_, capp. V, VI.

[488] Per quanto nelle parole del testo sia non poca oscurità, pare questo il modo più probabile dʼintendere siffatta cerimonia di consacrazione dellʼaltare. DELITZSCH, SMEND nei commenti su questo luogo.