La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII
Part 36
[384] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre, 21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois, assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del reame di Francia, J. 721, 1.
Montaner, loc. cit.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.
Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.
Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976 e seg.
Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301, Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.
[385] Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.
[386] Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722, 5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa, seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part. 2, pag. 4.
[387] Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.
[388] Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.
[389] Docum. XXXVII.
[390] Docum. XLI.
[391] Docum. XLII.
[392] Docum. XXXIX e XL.
[393] Docum. XXXVIII e XLIII.
[394] Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:
Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.
Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.
Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.
Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.
Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è detto il soprannome di Carlo senza terra.
[395] Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.
[396] Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.
[397] Montaner, cap. 197.
[398] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
[399] Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente, anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel 1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.
[400] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
Montaner, cap. 197 e 198.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.
Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.
[401] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.
[402] Veggasi la nota 2, pag. 223–24.
[403] Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.
[404] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.
[405] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.
Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.
Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.
Montaner, cap. 198.
Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§. 3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.
Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto 1302, furon questi:
«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e assoluto.
«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.
«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.
«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.
«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della restituita Sicilia.
«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.
«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»
Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste mutazioni:
«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come piacerebbe meglio a re Carlo.
«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.
«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle di Calabria in dì 45.
«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima della rivoluzione dell’82.
«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’ Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»
I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi chron. sic., cap. 70.
E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303, Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:
Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo, per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’ patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo; dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi, o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò; restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti, fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re di Trinacria, finchè tenesse l’isola.
Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois, che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge dal documento citato qui appresso.
[406] Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.
[407] Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità, solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia: _Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae_, contro i patti stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da Filippo il Bello.
[408] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.
Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23 settembre.
[409] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.
[410] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.
[411] Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.
Montaner, cap. 198.
Anon. chron. sic., cap 70.
[412] Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di Federigo II, docum. 22 e 26.
[413] Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.
[414] Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.
Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.
Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliere _Felicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum fidelium, etc_. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 2.
[415] Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 962 e 978.
[416] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.
Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.
[417] Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,
[418] Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.
[419] Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro, vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’ Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli. Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà, scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:
Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi, ............ Vadi a mia bella figlia, genitrice Dell’onor di Cicilia, e d’Aragona. _Purg_., c. 3.
E qui Benvenuto da Imola notava: _Idest honorabilium regum; Quia domnus Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum_; nè può ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:
Che non si puote dir dell’altre rede; Iacomo, e Federigo hanno i reami: Del retaggio miglior nessun possiede. _Purg_., c. 7.
Vedrassi l’avarizia e la viltate Di quel, che guarda l’isola del fuoco, Dove Anchise finì la lunga etate: E a dare ad intender quanto è poco, La sua scrittura fien lettere mozze, Che noteranno molto in parvo loco. _Parad_., c. 19.
E quel che vedi nell’arco declivo, Guiglielmo fu, cui quella terra plora, Che piange Carlo e Federigo vivo: _Parad_., c. 20.
_Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui._
_De Vulgari Eloquio_, lib. 1, cap. 12.
E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.
[420] In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.
[421] Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.
[422] Lib. 8, cap. 112.
[423] Deletu per delectu. Sine deletu personarum, _senza riguardo a persona_, Du Cange, Glossar.
[424] Morula per Mora.
[425] Emendis, _espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende_, Du–Cange, Glossar.
[426] _Piuttosto_ fulguribus, _che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa_.
[427] _Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo continua senza nè anco una pausa_.
[428] Ortabatur _da ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo in luogo_ di obstare, Du Cange, Gloss. _Potrebbe essere anche una voce barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata da_ ortus.
[429] _Propongo la variante_ sopit at nuda Cathana, _che darebbe un significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione. La figura dell_’aura incendii _sembra tratta dal noto fenomeno dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena_.
[430] _Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa far comprendere il_ Pape videtur libet et gemere, _dandogli questo senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre tal incredibil cumulo di mali, etc.?»_
[431] _in senso di schiacciati, calpestati; da_ irrumpere, _violare, infrangere_.
[432] _Questa voce_ corvulo _non so che sia. Par che derivi da_ corvus, _e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variante _corculo_. Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore della marina_.
[433] _Il verbo_ domentare _par d’invenzione dello scrittore di questa epistola. È tratto evidentemente da_ doma _tetto_, Du Cange, Gloss.
[434] _A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe sostituire_ migrandum _che non reggerebbe alle regole della grammatica, ma darebbe pure un barlume di senso_.
[435] Polis, urbs; Du Cange, Gloss.
[436] _Senza dubbio_ exuteratione. _L’atroce fatto creò questo nuovo sostantivo_.
[437] _Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur troppo._
[438] _Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla_.
[439] _Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’ forastieri, e di refettorio de’ monaci,_ Du Cange, Gloss. _Si potrebbe leggere anche_ paleum o palmum _questa parola che è abbreviata con segni non molto chiari nel Ms_.
NOTA DEL TRASCRITTORE:
--Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.