La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII
Part 35
[320] Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind., registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’_ comites nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris_, etc. La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi diplomi, è detta: _Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam, etc_.
[321] Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’ guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.
Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.
[322] Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.
[323] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15 gennaio 1300.
[324] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.
[325] Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee, _ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi, assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis, etc._
[326] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons, Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.
[327] Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.
Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.
[328] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.
Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il 1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento. Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere accolto i legati di Genova _allocutione placida et affabili, servata gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum_.
[329] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.
[330] Ibid., §. 11.
[331] Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom. XVII, pag. 1019.
[332] Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann. ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami, cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè, distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo, come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:
Tra Lerici e Turbia, la più deserta, La più romita via è una scala, ec.
_Purgat_., c. 3.
Ecco l’Elenco dei diplomi:
Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.
Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit., fog. 257.
Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza; consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la repubblica per mare e per terra, fog. 355.
A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di Latorbia, fog. 145.
Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18 aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.
A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati, inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini, fog. 355.
A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati, _Verum, attento et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc_., è ordinato che i legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino, aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.
A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.
A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a richiesta dei legati, fog. 200 a t.
Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre d’Abegio, fog. 225.
Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.
A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.
A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.
Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.
A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio) _come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis_. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.
Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.
Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.
Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.
A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.
A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.
Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo di _potenza_ o _pazienza_, fog. 365.
Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il trattato nol vieti, fog. 355.
Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a richiesta de’ legati, fog. 365 a t.
A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia data a persona fidatissima, talchè _nullus alius nisi nos ibi posse habeat_, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra, fog. 365 a t.
A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.
A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.
A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi, con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito, fog. 357 a t.
Lo stesso dì. _Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati, consilio et communi civitatis Janue_. Si dà ragguaglio ad essi della pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco, accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione di Monaco, fog. 281 a t.
A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia, Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.
Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per faccende del re.
[333] Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.
[334] Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301, l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald, Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.
[335] Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300). Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.
Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re confermava.
[336] Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a t.
È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.
[337] Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.
[338] Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla di _reversione proxima in spiritu sinceritatis_, degli uomini di Naso.
[339] Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11 maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.
[340] Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.
[341] Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.
[342] Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog. 270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a trattenuti in Messina.
[343] Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.
[344] Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia, signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a fog. 47 a t. e 48.
[345] Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20 luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna, ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1 agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del 6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.
[346] Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son confermazioni di concessioni di Roberto.
[347] Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C, le concessioni di questa natura.
Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a tenersi in demanio.
Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog. 358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia, a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.
[348] Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo. Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.
[349] Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog. 19.
[350] Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20, Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.
[351] Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.
[352] Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.
[353] Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag. 193, 194.
Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione, del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99; trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 372 segnato per errore 332.
[354] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.
[355] Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate, _quasi evo prestantior_ tra gli altri capitani, e cel mostra _concutiens caput jam vergens ad senium_. Questo attestato parrebbe in contraddizione alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi, tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero in quell’anno castellano del castel di Favignana.
[356] _Semiviri_, Speciale.
[357] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69. Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304. Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’ nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.
Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo de Sulteri da Tolone, che: _dimicans cum hostibus in marino conflictu cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc._
[358] Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani, _tunc morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis)_.
[359] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.
[360] Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.
[361] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.
[362] Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro e Castrogiovanni.
[363] Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.
[364] Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana, con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.
[365] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.
[366] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.
[367] Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 271.
Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.
Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto d’alcuni suoi concittadini prigioni.
[368] Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.
Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto simile in favor dello stesso Prestorano.
Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t. Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana, perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.
Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo. Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.
[369] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.
Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.
[370] Seguo nello Speciale piuttosto la lezione _Frumentinum_, che _Furnuntinum_; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella del real palagio di Palermo, pag. 87.
[371] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.
Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.
[372] Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12, opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione cit. Parigi, 1840, pag. 409.
[373] Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni, da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno, che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.
[374] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.
Montaner, cap. 196.
[375] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.
Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore, e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero. Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.
[376] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.
[377] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.
[378] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.
[379] Montaner, cap. 193.
[380] Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.
[381] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.
[382] Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.
[383] Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio 1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J. 723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.