La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII
Part 34
Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.
Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11 ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.
Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di Catania, e prendea in trattarne degli altri.
S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti, Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.
Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejus _ministerio ac Virgilii de Catania militis fratris sui_. Al momento gli era stata conceduta l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si assegnavano i casali _Chanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi exhabitata ab antiquo_, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid., fog. 86.
Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando, l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta, com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano, vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.
Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone, Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.
Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.
Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio, Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi, e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.
Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.
Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II. Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania, _quem militari nuper decoravimus cingulo_. Ibid., fog. 52 a t.
Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezza _quibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre cultum laborasse dignoscitur_. Ibid.
Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.
Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania, stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.
Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso de _Comestabulì de Thasina civis Cathanie_, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania, voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.
Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in questo fatto di Catania.
L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto, Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane, e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino, concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.
L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.
[275] A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28 dicembre 1299, citato nella nota precedente.
[276] Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.
[277] _Et que_ (_servitia_) _ad presens sub continuis laboribus in convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule Sicilie prestat_, etc., si legge nel docum. XXXVI.
[278] Anon. chron. sic., cap. 64..... _Non tamen quod aliquod ipsorum captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna_.
[279]
Lo principe de’ nuovi Farisei Avendo guerra presso a Laterano, E non con Saracin, nè con Giudei, Che ciascun suo nimico era Cristiano, E nessuno era stato a vincer Acri, Nè mercatante in terra di Soldano. DANTE, _Inf_., c. 27.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.
Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 6.
Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.
[280] Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.
[281] Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
[282] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.
Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.
[283] Raynald, Ibid.
[284] Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio, e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i particolari dell’impresa del principe di Taranto.
[285] Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il consiglio.
[286] La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti. Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’ nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più degna di fede.
[287] Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo, e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.
[288] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.
Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di Federigo a’ Palermitani.
Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.
Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.
Montaner, cap. 192.
Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.
[289] Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.
Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.
[290] Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.
[291] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.
[292] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.
[293] Montaner, cap. 191.
[294] Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre, passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105, 106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.
[295] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.
Anon. chron sic., cap. 68.
Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello. Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico Montaner: ma io penso che no; 1º. pel nome diverso, appellandosi il castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2º. pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3º. infine per quel nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.
Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri, _nuper mortui_ in Sicilia, guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.
Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di Giovanni di Joinville, _militis captivi apud hostes_. Ibid., fog. 258.
Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.
Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia. Ibid., fog. 161.
Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’ vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 162.
Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’ beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.
[296] Veggasi cap. XXVII, pag. 164.
[297] Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.
[298] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.
Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron. sic., cap, 57.
Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova, d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.
4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.
[299] Docum. XXXII.
[300] Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.
[301] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.
[302] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole del breve son queste: _Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus inserenda_. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi, rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra terra per parte angioina.
[303] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
[304] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo 1300 a questo effetto.
[305] Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.
Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.
Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore della Cron. d’Asti fu testimone oculare.
Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.
[306] Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300, citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.
Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta, avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte, once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once 10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.
Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog. 412 a t.
Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di danaro dato a re Carlo dal papa, _cogitans quod ad promocionem et prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc_., e segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come oggi si direbbe, banchieri del papa.
[307] Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300). Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium, Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno; e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 235.
Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.
Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’ Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi crediti contro il re. Ibid., 287.
Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 144 a t.
Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti, obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.
Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’ grani. Ibid., fog. 302.
Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’ Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog. 244.
[308] Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300). Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 260 a t.
[309] Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 353.
[310] Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300). Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano, orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 241 a.t.
Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind. (1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22 detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid., fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.
La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.
Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once 7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli stipendi. Ibid., fog. 90.
Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.
[311] Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta de’ soldati, _qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc._
[312] Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun, _rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre prosecutione accedant_.
Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto, sotto la ipoteca di tutti i beni del re.
[313] Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 150.
[314] Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.
Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180, nota 1.
[315] Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero, fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.
Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.
Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a t.
Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.
[316] Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera, sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 237 a t. e 238 a t.
[317] Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.
[318] Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.
[319] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.
Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati, parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal papa, come innanzi si disse.