La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII
Part 31
È da avvertire che il Giannone (Storia civile del regno di Napoli, lib. 21, cap. 3, addiz. dell’autore) porta questo trattato con la data del 14 novembre 1293, citando una bolla di Celestino, in Raynald, Ann. ecc., tom. XV, in appendice. Questa citazione, che mi è costata grandissima fatica al riscontrare, è inesatta. In quel luogo dei Raynald, segnato dal Giannone sulla edizione di Roma per Mascardo, che nella più corretta edizione di Lucca 1749, da me adoperata sempre nel presente lavoro, risponde al §. 15 dell’anno 1294, non si legge data degli accordi tra Giacomo e Carlo che vi sono inseriti. Forse il Giannone tolse questa data da Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8; e pure errò, perchè quegli porta il 14 novembre come il giorno in cui si stabilì di far poscia un abboccamento tra i due re, seguito, come aggiugne il Surita, nel corso dello stesso mese.
[115] Brevi del 1, 2, 5, 7, 8 ottobre 1294, in Raynald, Ann. ecc, 1294, §. 15.
[116] Questo, oltrechè si scorge da’ trattati successivi, è anche provato dalla frequenza de’ messaggi che Carlo II mandava a Giacomo per trattar la pace, non solamente dopo gli accordi di Junquera, ma ancor dopo la ratificazione di papa Celestino, come il dimostrano questi documenti:
Diploma dato d’Aquila a 19 settembre ottava Ind. (1294). È il passaporto ad alcuni messaggi del re per Catalogna. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 4, a t.
Diploma dato d’Aquila il 2 ottobre ottava Ind. Tre religiosi sudditi di re Carlo, Ruggier di Salerno, Rodolfo di Granville, e Roberto di Pilaneto, mandati dal papa in Francia per negozi del re. Ibid., fog. 17,, a t.
Diploma dato d’Aquila a dì 3 dello stesso mese, al podestà e consiglio di Lucca. Sovente occorrendo mandare e aver messaggi tra il re e Giacomo d’Aragona perchè s’ultimasse la pace, il re chiedeva al comune di Lucca, che nel transito non molestasse gli oratori di Giacomo. Simile diploma lo stesso dì ad Amerigo signor di Narbonne, e ad Amerigo figliuolo di lui. L’uno e l’altro, ibid., fog. 27, a t.
Diploma della stessa data e oggetto agli officiali del re di Francia. Ibid., fog. 28.
Diploma della stessa data al podestà e consiglio di Lucca, per Giuglielmo Lulio, e Bertrando d’Avellano da Barcellona, trattanti questa pace. Ibid., fog. 28.
Diploma del 10 ottobre ottava Ind. Salvocondotto e raccomandazioni per lo vescovo di Valenza e Bonifazio di Calamandrano, _Magistrum Hospitalis Sancti Joannis Hierosolimitani in partibus cismarinis_, messaggi del papa a Giacomo. Ibid., fog. 84, a t.
Diploma della stessa data e oggetto a Giacomo re di Malora. Ibid.
[117] Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,
Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.
Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.
Guardai, e vidi l’ombra di colui, Che fece per viltate il gran rifiuto.
DANTE, _Inf_., c. 3.
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio, Per lo qual non temesti torre a ’nganno, La bella donna, e di poi farne strazio?
_Inf_., c. 19.
E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.
[118] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.
[119] Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 163, 168.
[120] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.
Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.
Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.
Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29, 30.
[121] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.
[122] Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.
[123] Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del reame di Francia, J. 587, 19.
[124] Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo di tregua. Ibid., J. 598, 8.
[125] Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa de _Fligella_ in Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1 e 2.
[126] Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas, Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge, legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J. 589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture. Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20 giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma che _inter caetera_ si era stabilita la cessione della Sicilia. Della quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.
Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei beni a Giovanni di Procida.
Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8, cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.
[127] Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.
Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51; Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.
[128] Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti, Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria, Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas, etc., tom. II, pag. 192.
Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato, ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178 e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra; l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60 sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere d’Aragona.
[129] Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.
[130] Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204, attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.
[131] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.
[132] Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.
Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo dell’adunanza.
[133] Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto parola dell’ambasceria de’ Siciliani.
[134] Jerem. Threni, cap. I, v. 12.
[135] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.
Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.
[136] Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 5.
Veggasi anche il Montaner, cap. 182.
[137] Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig, loc. cit.
[138] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[139] Montaner, cap. 184.
[140] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.
Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap. 184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.
[141] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[142] Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne faccia parola.
[143] Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.
[144] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.
Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig, Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.
[145] Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.
Anon. chron, sic., cap. 54.
Montaner, cap. 185.
Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15 maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8 e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale gli si era scoperto contrario.
[146] Docum. XLIV.
[147] Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib. 1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del presente lavoro.
[148] Per le _difense_ e l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario, cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.
[149] Cap. 7 ed 8.
[150] Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19 disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.
[151] L’antico fiume Gela o Imera.
[152] Cap. 20.
[153] Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali trasgressori di questi capitoli.
[154] Cap. 31, 32.
[155] Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per avventura ricevessero dalla corte.
Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4, cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà, e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel secolo XIV.
[156] Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 8.
Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag. 464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.
[157] Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.
[158] Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio, Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 15.
[159] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 55.
[160] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.
[161] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.
Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra. La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima Ind. (1299), docum. XXVI.
[162] Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.
Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom. II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard, per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana, diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg. 1299, A, fog. 117.
[163] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.
[164] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.
[165] Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.
[166] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.
[167] Anon. chron. sic., cap. 55.
[168] Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla dell’anno precedente.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
[169] Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.
[170] Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.
Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.
[171] Raynald, 1296, §§. 13 e 15.
[172] Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.
[173] Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.
[174] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.
[175] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.
[176] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.
[177] L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che militassero da ausiliari.
[178] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.
Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta. Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il 25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa. Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni, e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale, e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito nello Speciale (cap. 18) la lezione, _Fridericus Messanam egreditur_, anzichè la più naturale di _regreditur_, ritenuta dal di Gregorio. La seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa, che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5, cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.
[179] Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.
[180] Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.
[181] Cap. 45.
[182] Cap. 55, 41, 56.
[183] Cap. 53.
[184] Cap. 59 infino al 75.
[185] Cap. 76.
[186] Cap. 77 infino ad 84.
[187] Cap. 82, 83, 85.
[188] Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.
[189] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.
Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20 ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II, l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.
[190] Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.
[191] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96 nel presente capitolo.
[192] Surita, ibid., cap. 28.
La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a 16.
Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.
[193] Raynald, ibid., §. 17.
[194] Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 7.
[195] Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.
[196] Ibid., §. 25.
[197] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.
È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi. Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita (diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il 6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato ad _Apostolicae sedis gratiam et mandata_, il castello e la terra di Aci, del dominio della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti (Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica, accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui, cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante ambizione.
[198] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.
Anon. chron. sic., cap. 56.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297, citati nella nota precedente.
[199] Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i registri angioini.