La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII

Part 30

Chapter 303,930 wordsPublic domain

Gio. Villani, lib. 7, cap. 134, il quale dice il nostro esercito respinto di Calabria dal conte d’Artois. Non è vero, com’altri afferma, che Artois, cruccioso della tregua, lasciasse i servigi di Carlo; perchè da molti diplomi notati nello Elenco più sotto citato delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 62, 63, 65, 66, ec., si ritrae che Carlo, partito poco appresso, gli commettea gli affari del regno, chiamandone vicario Carlo Martello suo figliuolo; e nel diploma del 27 dicembre 1290, ch’io pubblico, docum. XXV, lo stesso Artois attesta aver giurato la tregua di Gaeta, e scrive da ministro di re Carlo per procacciarne l’osservanza. Le condizioni della tregua, taciute dagli scrittori che ne portan solo la durata, si leggon chiaramente nel citato docum. XXV.

Il soggiorno di Carlo II al campo di Gaeta confermasi per un diploma del 18 agosto 1289, nell’Elenco citato, tom. II, pag. 57.

I particolari detta pratica della tregua, scorgonsi ancora da una lettera di Carlo II ad Alfonso d’Aragona, data il 1 novembre 1289, in Rymer, tom. II, pap, 441.

Questi diplomi e due altri di Giacomo dati a 17 e 30 luglio 1288 in Palermo, Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 156 e 158, correggono l’errore del Neocastro e dello Speciale, che portano quest’impresa nella state del 1288; perchè i primi dimostrano fermata la tregua d’agosto 1289, i secondi che Giacomo nella state del 1288 fosse in Palermo. Forse nacque l’errore dal ricordare l’indizione piuttosto che l’anno, perchè la seconda indizione ricadea appunto sul fin della state dell’88, sì come nel corso di quella dell’89.

Bonifazio poi rimproverò a Carlo questa tregua frettolosa, fermata senza saputa sua nè di Gherardo. Essi erano allor legati del papa all’oste angioina; ed è strano che uno di loro si sarebbe opposto a ciò che volea il papa. Breve del 9 gennaio 1300, peste Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 14.

[54] Diploma dato il 27 dicembre quarta Ind. (1290). Docum. XXV.

Queste infrazioni della tregua, che erano scambievoli, si veggono da parecchi altri diplomi, cavati come il precedente dal r. archivio di Napoli.

Diplomi dati di San Gervasio il 28 ottobre terza Ind. (1289), scritti da Roberto conte d’Artois, e Carlo primogenito del re Carlo II, a Giacomo d’Aragona e a Ruggier Loria, lagnandosi di atti contrari alla tregua. Reg. seg. Carlo II, 1291, A, fog. 10, a t.

Diploma di Ruggier Loria, dato di Messina a 26 settembre quarta Ind. (1290), col quale si lagnava della preda di alcune navi siciliane caricate in Catania di grano, del prezzo di tarì 14, 10 a salma, e prese da sei galee e un galeone di Puglia; e chiedendo la ristorazione, fieramente conchiudea: _Alioquin nos qui bilingui ore non loquimur et quod in animo gerimus labiis simulari nescimus, vobis in apertum deducimus quod treuguas ipsas genti nostre observari similiter faciemus_. Fu indirizzata la lettera al conte Giovanni di Monforte, e da costui ad Artois, e trascritta in un diploma dato di Corneto, il 4 novembre quarta Ind. col quale alle minacce di Loria, si pagò subito il valsente della preda, non senza far querela di altre simili infrazioni dalla parte de’ Siciliani. Reg. cit. fog. 163 e 164.

Altri diplomi del conte d’Artois dati di Corneto il 4 novembre quarta Ind., indirizzati, il primo a Giacomo, il secondo a Ruggier Loria, descrivean tutte le violazioni alla tregua, fatte di parte siciliana. Ibid., fog. 166 e 166 a t.

Diplomi dati a 21 e 22 dicembre quarta Ind., anche indirizzati a Giacomo e a Loria, su lo stesso argomento, e dettati su lo steso stile del diploma del 27 dicembre seguente, da me pubblicate. Ibid. fog. 185 e 185 a t.

[55] Diploma di Roberto conte di Artois, dato di Corneto a 21 febbraio terza Ind. (1290), per lo scambio di Guglielmo Mallardo, prigione del Siciliani, col decano di Nicastro, preso mentre parteggiava per essi in Calabria. Nel r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, seg. 1291, A, fog. 5.

Diploma dato di Venosa a 6 novembre terza Ind. (1289), per mandarsi una barca al Castell’Abate, a trattar la liberazione di Roberto di Cambray, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 11 a t.

Diploma dato di Napoli a 12 maggio terza Ind. (1290), a Giovanni d’Eusebio, abate di Sorrento. Gli è data licenza d’andare in Ischia, Capri, Castell’Abate, e se occorra anche in Sicilia, per ottener la liberazione di un vescovo frate Pietro, d’Arrigo Filangieri, Pietro Capece e Roberto Apperdicaro, militi, e altri uomini da Sorrento _nuper captorum ab hostibus_. Ibid., fog. 27 a t.

Diploma dato di Napoli il 14 maggio terza Ind., al generale ministro de’ Minori, sopra la liberazione di alcuni frati presi da’ nemici, che, secondo la tregua, non si potean di ragione chiedere, perchè presi in terra, non in mare. Nondimeno il governo di Napoli ne avea scritto a Ruggier Loria. Ibid., fog. 30.

[56] Diploma dato di Venosa a 17 dicembre terza Ind. (1289). Il giustiziere di Basilicata vada alla terra Giordana; prenda 150 cavalli e 100 fanti; e si porti subito alle frontiere de’ nemici a combatterli. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1291, A, fog. 23.

Altro dato di Napoli a 9 marzo terza Ind. (1290). Annunzia estrema cura a guardar da insulto nemico il ducato d’Amalfi; e contiene molti minuti provvedimenti di riparazione di fortezze, vittuaglie, ec. Ibid. fog. 28.

Altro dato di Napoli a 11 marzo terza Ind. Perchè Niccolò di Gesualdo, capitano di Napoli, pigli il comando di tutta la marina dalla torre ottava infino a Pozzuoli, per prevenir le offese de’ nemici. Ibid., fog. 28 a t.

Altro dato di Napoli a 9 maggio terza Ind. Somiglianti e più affannosi ordini a Adamo Arenga, per la costiera dalla Rocca di Mondragone infino a Gaeta. Ibid.

Altro dato di Napoli a 13 maggio terza Ind. Per provvedersi saette ne’ luoghi marittimi del ducato di Amalfi. Ibid., fog. 29.

[57] Veg. il docum. XXV, citato di sopra.

[58] Diploma del 26 settembre 1290, citato nella pagina prec, nota 1.

[59] Bart. de Neocastro, cap. 113.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.

Raynald, Ann. ecc., 1290, §. 7.

[60] Bart. de Neocastro, cap. 112.

I portatori di questa o altra somigliante ambasceria di Giacomo, passarono per lo regno di Napoli, se pur non negoziarono anche col vicario di quello. Ce l’attesta un diploma del conte d’Artois, dato il 4 novembre 1290 in Corneto, pel quale s’ingiunge al giustiziere di Basilicata dì vegliare stretto gli oratori nimici, che non tramassero coi cittadini. Elenco citato delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 68.

[61] Questi viaggi di Carlo II, scorgonsi da’ diplomi notati nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 61, nota 1.

[62] Due diplomi del 1294 e dal 1303, negli archivi del reame di Francia, J. 511. 10, e J. 512. 24, contengono le scritte del ricevuto per 28,500 lire tornesi prestate a Carlo II, dall’ultimo febbraio 1292, al 27 agosto 1293, della qual somma la più parte si dovea conteggiare col papa.

[63] Bart. de Neocastro, cap. 114.

[64] Raynald, Ann. ecc., 1290, §. 21.

[65] Diplomi del 5 e 7 settembre 1289, in Rymer, op. cit., tom. II, pag. 429, 430.

Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 117.

[66] Diplomi del 4 e 19 gennaio 1290, in Rymer, op. cit., pag. 456. Conferma ciò il Montaner, cap, 172, velandolo al suo solito; e meglio il ritrae Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap, 120 e seg.

[67] Prima si stabilì a Perpignano, dove non andarono gli ambasciadori d’Alfonso, perchè non piacque ai commissari deputati dalle corti. Diplomi del 18 gennaio, 2 e 3 febbraio 1290, Rymer, loc, cit.

[68] Bart. de Neocastro, cap. 112.

Raynald, Ann. ecc., 1290, §§. 18 e 19, breve del 23 marzo 1290, e §. 20, diploma del 20 gennaio.

[69] Bart. de Neocastro, cap. 114.

La testimonianza di questo scrittore intorno al permesso dato a Giacomo di mandare ambasciadori, è confermata da un breve di Niccolò IV, indirizzato il 16 gennaio 1291, a Carlo di Valois richiedendolo di lasciar passare ne’ suoi domini questi oratori. Negli archivi del reame di Francia, J. 715, 26.

[70] Diploma de’ cardinali di Sabina e di San–Niccolò in carcere Tulliano, convalidato co’ suggelli dei re di Francia e di Napoli, negli archivi del reame di Francia, J. 511, 8.

[71] Diplomi del 19 febbraio e 12 aprile 1291, in Rymer, tom. II, pag. 501 e seg. Esiste ne gli archivi del reame di Francia J. 587, 16, l’originale trattato dei 13 febbraio.

[72] Rymer, loc. cit., pag. 504, diploma del 20 febbraio 1291.

[73] Bart. de Neocastro, cap. 114.

Montaner, cap. 173, il quale con molti errori porta tutto questo trattato. Per altro egli il dice fatto in Tarascon, che si riscontra co’ diplomi; ma il Neocastro lo suppone in Aix, forse dalla vicinanza de’ luoghi, o perchè qualche conferenza veramente si fosse tenuta in Aix.

Veggasi per le nozze della figliuola di Carlo II con Carlo di Valois, il diploma del 18.....1290, in Lünig. Cod. Ital. dipl. tom. II, Sicilia e Napoli, n. 62; e in Martene e Durand, Thes. Nov. Anecd. tom. I, pag. 1236.

Due diplomi di Carlo II, negli archivi del reame di Francia, J. 511, 7, dati il.. dicembre 1289 e il 18 agosto 1290, contengono le condizioni del matrimonio; tra le quali la principale è, che le due contee si trasferivano al Valois anche nel caso di morte di Margherita, quand’ei cedesse il dritto su l’Aragona. Premorendo Valois alla moglie, costei avrà l’usufrutto, e Filippo il Bello la proprietà. Il secondo dei diplomi si trova in Dumont, Corps diplom., tom. I, part. 1, pag. 420.

Un altro diploma di Filippo il Bello, dato in Parigi, settembre 1290, dice già celebrato il matrimonio del Valois. Papon, Hist. gén. de Provence, tom. III, docum. 23.

[74] Annali genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 600

[75] Bart. de Neocastro, cap. 114, 115, 116, 117.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 17.

Montaner, cap. 174, 175, 176.

Anon. chron, sic., cap. 48, il quale scrive: _Sub cujus regis Jacobi dominio, omnes existentes in Sicilia de bono in melius multiplicantes ditati sunt, etc_.

La rinomanza a che salì Giacomo per la difesa della Sicilia, è toccata leggiadramente da Amanieu des Escas in una poesia provenzale in cui il trovadore esalta il valor della sua donna su quello del

...Rey Jacma d’Arago Que reys es dels Cecilias Ses grat de Frans’ e de Romas. RAYNOUARD, _Choix_, etc. t. V, p. 24.

Il titolo dì Federigo, Infante dell’Illustre re d’Aragona, Luogotenente generale del regno di Sicilia, si legge in parecchi diplomi. L’uno ne la chiesa di Cefalù, dato in Palermo 30 dicembre settima Ind. (1294), ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. fog. 70, pubblicato in parte dal Pirro, Sic. sacra, Not. ecc. Ceph. xv. e dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11.

L’altro del 24 gennaio quinta Ind. (1292), Testa, Ibid. docum. 15.

[76] Veggasi i cap. VIII e IX e in particolare la not. 1 alla pag. 226, t. I.

[77] A questo supposto ci conducono i testamenti di Alfonso e di Giacomo citati qui appresso, e il vario linguaggio degli storici intorno le ultime disposizioni di Pietro. Veggansi il Montaner, cap. 185; Bartolomeo de Neocastro, cap. 124, ove si legge: _Non enim quod pater decrevit in ultimis_, etc.; e Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 7 e 17: _Quod si testamentum patris in suis viribus consistebat, ex tunc regnare debuisset in Sicilia Fridericus_.

[78] Diploma nel Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 3.

Scurita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 120.

[79] Testamento di Giacomo, dato di Messina a 15 luglio 1291, in Bofarull, tom. II, pag. 251, citato da Buchon, edizione di Montaner, 1840, pag. 388.

[80] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 123.

[81] Ibid., cap. 124; Bartolomeo de Neocastro, cap. 118.

Mariana, Storia di Spagna, lib. 14, cap. 15.

[82] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap 125.

Montaner, cap. 177, 178.

[83] Diploma dei 10 agosto 1292, in Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 8.

[84] Raynald, Ann. ecc., 1291, §§. 53, 55.

Un’altra bolla di Niccolò, data il 13 dicembre 1291, concedea al vescovo di Carcassonne, e all’abate di S. Germain di ribenedir gli scomunicati d’Aragona, per favorire il Valois. Questi, per un diploma del 13 ottobre 1292, diè larga autorità a perdonare e ricevere omaggi in Aragona a Eustachio di Conflans, governatore di Navarra e a Giovanni di Burlas; negli archivi del reame di Francia, J. 715, 15, e J. 587, 17.

[85] Raynald, Ann. ecc., 1291, §. 59; e 1293, §§. 15 e 16.

[86] Annali Genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 601.

[87] Bart. de Neocastro, cap. 119.

[88] Montaner, cap. 179.

[89] Bart. de Neocastro, cap. 119.

Raynald, Ann. ecc. 1292, §. 14 a 19.

Questa deliberazione della repubblica non si legge negli annali genovesi; ma gli altri fatti che vi si narrano la rendon probabilissima e forse necessaria, come la riferiste il Neocastro, aggiugnendo con grande esattezza gli stessi nomi del podestà e de’ capitani che son registrati ne’ detti annali sotto quell’anno.

Nel Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 6, si leggono le istruzioni date da Giacomo di Barcellona a 3 Aprile 1292, a Oberto di Volta suo legato in Genova. Il re d’Aragona si lagnava di armamenti fatti contro di lui, di qualche ostilità commessa in mare, e de’ commerci interrotti con la Sicilia; e chiedea che si assicurassero le amichevoli comunicazioni. Copie di queste istruzioni furon mandate a cinque fratelli Doria, tre Spinola, due Volta, due Escatrafico, Niccolò Fiesco, e Manuele Zaccaria.

[90] Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 603, 604, 605.

[91] Bart. de Neocastro, cap. 120.

Gio. Villani, lib. 7, cap. 145.

[92] Raynald, Ann. ecc., 1291, §§. 56, 58, 59.

[93] Gio. Villani, lib. 7, cap. 119, 121, 151.

[94] La penuria di danari e debolezza del governo di Napoli in questo periodo, si scorgon da parecchi diplomi del 1292–94, nel citato Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 91, 102. 111, 115, 131, 132, 149.

Carlo chiedea danari per la guerra o col pretesto della guerra. Levò una nuova colletta che si chiamava il Terzo. Ibid., pag. 91 a 131.

[95] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 18.

[96] Bart. de Neocastro, cap. 121, 122, 123.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 19.

Montaner, cap. 159, 160, non senza anacronismi e altre differenze. Ei scrive queste scorrerie dianzi l’impresa di Giacomo nel 1289; fa depredar prima delle Isole e della Morea, anche Tolomitta e i mari d’Egitto, e poi Patrasso e Cefalonia, di che non fan motto gli scrittori siciliani. Costui e Speciale portano in Terra d’Otranto l’affronto con Guglielmo Estendard, che il Neocastro dice avvenuto alle Castella, ed io così anche ho scritto, per parermi il Neocastro diligentissimo in questo periodo. Delle minacce della nostra flotta su le coste pugliesi nella state del 1292, portan testimonianza tre diplomi nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 95, 98.

[97] Bart. de Neocastro, cap. 123, 124.

[98] Si ritrae da tutti gli autori citati in questo capitolo; e assai vivamente dal soprannome di regina della santa pace, che dier gli Aragonesi e’ Catalani a Bianca, figliuola di Carlo II, quando si maritò con Giacomo per effetto di questo bramato accordo. Montaner, cap. 182.

[99] Queste occulte cagioni, che trascinarono Giacomo divenuto re d’Aragona ad abbandonare o tradir la Sicilia collegandosi co’ suoi nimici, si ritraggono qua e là da tutte le autorità citate nel presente capitolo; e massime dal Surita, Ann. d’Aragona, lib. V, cap. 1 a 10.

[100] Bart. de Neocastro, cap. 118.

Alle parole di questo istorico do piena fede quanto all’ottimo governo di Federigo luogotenente, perch’egli avea interesse a mostrarsi giusto e zelante del ben pubblico; e che il fosse stato, il provano ancora il fatto del popolo che lo esaltò al trono, e i suoi medesimi atti nei primi tempi del regno. Non mi è parso ricordar la lapide di Girgenti del 1293, pubblicata dal Testa, op. cit., docum. 4, ove Federigo è chiamato _Juris amator_, perchè i grandi, o buoni o pravi, non patiron penuria mai di si fatte parole, nè v’ha testimonianza istorica più fallace che le lodi a principi contemporanei.

Per le poesie di Federigo l’Aragonese si vegga il Quadrio, Storia e ragione d’ogni poesia, correggendolo solo in questo, che attribuisce tai versi a Federigo III di Sicilia detto il Semplice, non a Federigo II. Veggasi ancora il docum. XLIV.

[101] Veggasi un diploma di Carlo II, dato di Napoli il 29 settembre 1300, pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8, cavato dal r. archivio di Napoli, nel quale si legge per Giovanni di Procida: _Sane per conventiones inhitas???? super reformatione pacis inter nos et magnificum principem dominum Jacobum Aragonum regem illustrem, nunc filium nostrum carissimum, tunc hostem pubblicum, nobisque molestum tamquam per duces belli inter alia fuit conventum: Quod Joannes de Procida rebus tunc humanis perfruens ad certa bona stabilia in regno Sicilie que per culpe contatagium contra majestatem, etc.......... perdiderat restitueretur in integrum ex nostro beneficio principali, etc._

[102] Diploma del 20 marzo 1293, dal r. archivio di Napoli, registro dì Carlo II, segnato 1290, A, fog. 164, citato ne’ Discorti di D. Ferrante della Marra, Napoli, 1641, pag. 155.

Sì può sospettare che non ad altro effetto fossero stati mandati in Sicilia, sotto specie di consultare con Giovanni di Procida per gravi lor malattie, quasi mancando al tutto i medici nel reame di Napoli, Gualtiero Caracciolo e Manfredo Tomacello, come si scorge da’ diplomi del medesimo archivio, citati dal Marra nello stesso luogo.

Duolmi non aver potuto nè pubblicare nè leggere per tenore il detto importantissimo diploma del 20 marzo 1293, perchè quel registro fu distrutto in una delle sommosse che recaron tanto guasto agli archivi pubblici di Napoli. Per altro non è da dubitare della esattezza della citazione, quando se ne trovano fedelissime mille e mille altre del Marra, e io stesso studiando que’ registri, ho veduto una infinità di diplomi segnati certo da lui, perchè toccavano uomini della propria famiglia o d’altre affini. Costui, che avrebbe potuto fabbricare una base saldissima alle istorie della alla patria, durò sì penosa fatica per tesser la genealogia di tutte le famiglie nobili imparentate con la propria!

Danno argomento di somiglianti pratiche in Sicilia nel 1294 altri diplomi, l’uno dato d’Aquila a 3 ottobre ottava Ind. anno 10 di Carlo II, ch’è salvocondotto per quaranta di ad Arnaldo de Mairata, almugavero catalano, venuto testè di Sicilia, e disposto a far ritorno, pro certis suis negotiis; e l’altro dato di Napoli a 16 novembre ottava Ind. salvocondotto al frate Rinaldo de Poncio, prior degli Spedalieri in S. Eufemia, per recarsi in Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1294–1295, A, fog. 28 a t. e 54 a t.

[103] L’ufficio di costui nell’ordine Gerosolimitano, ch’è stato argomento di dubbio tra i nostri istorici, si legge precisamente nel diploma del 10 ottobre 1294, citato in questo medesimo capitolo, pag. 62, in nota.

[104] Bart. de Neocastro, cap. 114.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20, 24.

Montaner, cap. 181.

Un diploma di Carlo di Valois negli archivi del reame di Francia, J. 587,18, dato d’aprile 1293, annunzia che si dovea fare un abboccamento tra i legati di Carlo II, Filippo il Bello e Giacomo di Maiorca, con que’ dei tre fratelli Giacomo, Federigo, e Pietro; e promette rinunziare alla concessione del reame d’Aragona, se fosse mestieri per la pace.

[105] Così leggiamo nel Neocastro, dal quale è tolta tutta la diceria del Falcone, ch’ei forse udì raccontare dall’oratore medesimo.

[106] Bart. de Neocastro, cap. 124.

La più parte de’ nostri istorici, non escluso il Testa, confondendo questa con l’altra ambasceria del 1295, ne portano una sola, mettendo insieme i nomi degli oratori dell’una e dell’altra. Non attendon essi che il Neocastro assegna a questa ambasceria la data del 1293, e riporta che Giacomo negasse il trattato; che lo Speciale e i diplomi mostran l’altra seguita d’ottobre 1295, e che il re confessasse il trattato: nè che son diversi i nomi degli oratori. Ad Accorgersi dell’errore sarebbe ancora bastato il riflettere su le parole del Neocastro, dalle quali si vede espresso ch’egli scrivea durante ancora il regno di Giacomo in Sicilia; quando ognun sa che esso ebbe fine con la seconda ambasceria, e che questo istorico ci abbandona appunto alla prima risposta del re, senza parlare di Celestino V, nè di Bonifazio VIII, nè degli altri uomini o fatti che precedettero il trattato d’Anagni. Però sono evidentemente diverse le due legazioni.

[107] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8, il quale par che l’abbia cavato da documenti, scrivendo con la usata diligenza, che il 4 novembre 1293 si stabilì l’abboccamento, e seguì nel corso di quel mese.

[108] Raynald, Ann. ecc., 1294 §. 3.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 5; e tutti gli altri contemporanei.

[109] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8.

[110] Ciò non dice alcun cronista, ma lo fa supporr il silenzio loro intorno i fatti della guerra, e il provano fuor di dubbio i seguenti diplomi del tempo:

Diploma dato di Capua a 26 ottobre ottava Ind. (1294), a Pietro de Rigibayo milite, perchè rendesse a un terrazzano di Castell’Abate once trenta, presegli per riscatto contro i patti della tregua; di che avea scritto al governo dì Napoli Federigo d’Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 34.

Diploma dato di Napoli a dì 8 novembre ottava Ind. anno 10 del regno di Carlo II, perchè, secondo la tregua, si rendesse a Zaccaria di Roberto e Bernardo di Mili da Messina, una lor nave carica di grano, spinta da fortuna di mare a Gaeta. Ibid., fog. 49.

Diploma del 23 novembre, su la restituzione della medesima Ibid., fog. 65.

Diplomi dati di Napoli a 1 e 11 dicembre ottava Ind., per l’omicidio di alcuni d’Ischia in Gaeta, del quale sollecitava la punizione Federigo, figliuolo di Pietro una volta re d’Aragona. Ibid., fog. 64 a. t. e 79 a t.

[111] Diploma dato di Aquila a 7 settembre 1294, ottava Ind. anno 10 di Carlo II. Cotrone era tornata in fede per opera d’un Ugone, detto Rosso di Soliaco. Ratificava il re quantunque costui avea permesso a favor di quella città: dava perdono, e assicurazione de’ beni in piena forma, e anco, per quattro anni, franchigia dalle collette, taglie e sovvenzioni, dritto di legnare ne’ boschi, e altri simili favori. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1294–1295, A, fog. 11.

[112] Diploma dato d’Aquila a 14 settembre ottava Ind. (1294). Franchigia per 10 anni dalle imposte, accordata agli uomini di Castro Simero in Calabria, in mercè de’ danni sostenuti nella guerra. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 3 a t. e 4 a t.

Diploma dato di Napoli a 21 novembre ottava Ind., che fa parola de’ danni che nella presente guerra avean sostenuto gli uomini di Positano. Ibid., fog. 65.

Diploma dato di Napoli a dì 11 dicembre ottava Ind. Franchigia accordata a que’ di Scala, Sorrento e Ravello per la miseria in cui li avea gittato la presente guerra. Ibid., fog. 78 a t.

[113] Iacopo da Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.

Francesco Pipino, lib. 4, cap. 10, in Muratori, ibid.

Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 29 a 32, in Muratori, R. I. S., tom. XI.

Gio. Villani, lib. 8, cap. 5.

[114] Bolla di Celestino, in Lünig, Codex Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, num. 63; e in Raynald, Ann. ccc., 1284, §. 15.