La guerra del Vespro Siciliano vol. 2 Un periodo delle storie Siciliane del secolo XIII

Part 29

Chapter 293,863 wordsPublic domain

— 27 settembre.—Carlo principe di Salerno al capitano di Geraci, ec. Donazione di piccioli poderi a’ soldati che avean difeso il castel di Sperlinga nella rivoluzione di Sicilia.—_Docum. XIII._

1284. 9 gennaio.—Martino IV a Filippo l’Ardito. Risposta a un’ambasceria su l’impresa d’Aragona.—_Docum. XIV._

— 29 marzo.—Carlo principe di Salerno al castellano del castel dell’Uovo di Napoli. Ordina di liberare Arrigo Rosso da Messina.—_Docum. XV._

— 9 aprile.—Carlo principe di Salerno ai capitani di parte Guelfa in Firenze. Perchè faccian mandare dalla città di Pisa le promesse galee per la impresa di Sicilia.—_Docum. XVI_.

— 19 maggio.—Carlo principe di Salerno a Catello de’ Catelli e Gentile da San Miniato. Perchè affrettin la leva di gente in Lombardia.—_Docum. XVII_.

— 14 giugno.—Carlo I al comune di Pisa. Ragguaglio della sconfitta del principe di Salerno, e del nuovo armamento del re contro la Sicilia.—_Docum. XVIII_.

— 7 agosto.—Carlo I al giustiziere di Capitanata. Faccia mozzare il piè a’ disertori Saraceni.—_Docum. XIX_.

— 10 agosto.—Carlo I a’ Siciliani. Proclamazione in cui si fa nota la elezione di Roberto conte d’Artois a vicario generale in Sicilia con pien potere.—_Docum. XX_.

Detto.—Carlo I al conte d’Artois. Su lo stesso argomento.—_Docum. XXI_.

— 19 agosto.—Carlo I a parecchi giustizieri. Faccian mozzare il piè sinistro ai disertori dell’armata.—_Docum. XXII_.

— 5 ottobre.—Carlo I al giustiziere di Terra di Bari. Toccando i capi più importanti della guerra di Sicilia, richiede nuovi sussidi de’ popoli a continuarla.—_Docum. XXIII_.

1285. 6 gennaio.—Carlo I a Filippo l’Ardito. Lo prega a prender sotto la sua tutela le contee d’Angiò, Provenza e Forcalquier.—_Docum. XXIV_.

1290. 27 dicembre.—Roberto conte d’Artois a Giacomo d’Aragona. Sopra alcune trasgressioni alla tregua di Gaeta.—_Docum. XXV_.

1299. 7 marzo.—Carlo II ratifica i patti fermati col capitano per Federigo di Aragona in castell’Abate.—_Docum. XXVI._

— 4 aprile.—Carlo II ratifica i patti fermati con gli almugaveri di Castell’Abate.—_Docum. XXVII_.

— 16 aprile.—Carlo II al vicario di Principato. Sopra la restituzione di alcuni beni a Tommaso di Procida.—_Docum. XXVIII._

— 25 giugno.—Carlo II al castellano di Santa Maria del Monte. Che gli mandi liberi i figli di Manfredi.—_Docum. XXIX_.

Detto.—Carlo II a Guglielmo de Pontiaco. Su lo stesso argomento.—_Docum. XXX._

— 24 luglio.—Carlo II. Elezione di Roberto suo figliuolo a vicario generale in Sicilia con larga autorità.—_Docum. XXXI_.

— 8 dicembre.—Carlo II a Filippo l’Ardito. Gli dà avviso della sconfitta e prigionia del principe di Taranto, e gli chiede nuovi soccorsi.—_Docum. XXXII_.

1300. 16 aprile.—Carlo II. Procura a’ suoi legati per trattare con la Repubblica di Genova.—_Docum. XXXIII_.

— 6 maggio.—Carlo II. Capitoli dell’accordo tra il re e Genova.—_Docum. XXXIV_.

— 20 giugno.—Carlo II all’ammiraglio Ruggier Loria. Gli dà pien potere a fermar quantunque patti con città o individui della Sicilia che volessero tornare in fede.—_Docum. XXXV_.

— 20 luglio.—Carlo II. Ratifica una concessione feudale fatta da Roberto vicario a 11 ottobre 1299, in favore di Virgilio Scordia da Catania.—_Docum. XXXVI_.

1302. 16 aprile.—Bonifazio VIII. Accorda le indulgenze per la guerra di Sicilia.—_Docum. XXXVII_.

— 5 maggio.—Carlo II a Carlo di Valois. Promette che senza saputa sua non farà pace con Federigo d’ Aragona.—_Docum. XXXVIII_.

Detto.—Carlo II a Carlo di Valois. Facoltà di perdonare a’ Siciliani.—_Docum. XXXIX_.

1302. 7 maggio.—Carlo II. Proclamazione su lo stesso argomento.—_Docum. XL_.

— 8 maggio.—Carlo II a Carlo di Valois. Sul dritto di albinaggio verso i Francesi dell’esercito del Valois.—_Docum. XLI_.

— 9 maggio.—Carlo II a Carlo di Valois. Lo elegge capitan generale in Sicilia.—_Docum. XLII_.

— 10 maggio.—Carlo II a Carlo di Valois. Gli dà autorità a fermar pace con Federigo.—_Docum. XLIII_.

Serventesi del re Federigo II di Sicilia e del conte de Empuriis (marzo 1296?).—_Docum. XLIV_.

Descrizione di alcune antiche dipinture nella chiesa di S. Maria Incoronata in Palermo, tratta da un MS. del canonico Mongitore.—_Docum. XLV_.

FINE DELL’INDICE.

NOTE:

[1] Bart. de Neocastro dice Protontino, ch’era grado nell’armata, seguente all’ammiraglio, come il mostrano tre diplomi del 16 agosto 1299, per Pietro Salvacossa. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 170, a t. e 171.

[2] Bart. de Neocastro, cap. 101.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 8.

Il Montaner, che nella sua memoria confuse orribilmente la cronologia di questo periodo del regno di Giacomo in Sicilia, porta la tempesta sofferta dall’armata siciliana nel 1288 o 1289, con manifesto anacronismo.

[3] Neocastro e Speciale, loc. cit.

Anon. chron. sic., cap. 47.

[4] Bart. de Neocastro, cap. 102, nel quale si legge che Giacomo toglier volle, _se alcuna ve n’era_, le oppressioni del popolo.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 9.

Montaner, cap. 148.

Geste de’ conti di Barcellona, cap. 28, loc. cit.

Anon. chron. sic., cap. 47.

La data delle costituzioni è scritta ne’ nostri capitoli del regno, 5 febbraio decimaquarta Ind. 1285, contandosi gli anni dal 25 marzo, onde quel giorno risponde al 5 febbraio 1286 del calendario comune.

[5] Capitoli del regno di Sicilia.—Jacobus, cap. 1 a 7, 9, 44.

[6] Ibid., cap. 15, 16, 17, 18, 27, 45. Le cause col fisco si doveano spedire anche in due mesi. Pel cap. 42 fu rimessa ai possessori la terza parte dei furti, che si appropriava il fisco. Pel 43 permessi con qualche eccezione gli accordi tra accusatori e accusati. Pel cap. 23 fu proibito al fisco di sperimentare i suoi dritti su i feudi con azione possessoria, ma si stabilì che il facesse in via di petitorio, che non eccedesse i patti nell’agire contro i mallevadori, non eccedesse le leggi contro gli scopritori di qualche tesoro.

[7] Ibid., cap. 8, 10, 11, 12, 13, 22, 24, 25, 26, 28, 30. Pel 29 fu abrogato l’obbligo di pascere i porci nelle foreste del re.

[8] Ibid., cap. 14, 19, 20, 21.

[9] Ibid., cap. 31, 33, 39. Pel cap. 32 si stabilì che i balì de’ feudatari d’età minore fossero scelti tra i congiunti, e rendesser conto al pupillo. Pel 34 che i suffeudatari non servissero alla curia. Pel 35 che i suffeudi vacanti si riconcedessero dal barone. Pel 36 che i vassalli de’ baroni non fossero costretti dalla curia ad esercitare ufici. Pel 37 che non si mandassero maestri giurati della curia nelle terre feudali o ecclesiastiche.

[10] Ibid., cap. 38.

[11] Ibid., cap. 46 e 47.

[12] Ibid., cap. 40 vietati i servigi che esigeano i castellani; cap. 41, altri provvedimenti da reprimere l’insolenza de’ soldati delle castella.

[13] Ibid., al cap. 48, si stabiliron le pene contro i ministri e gli oficiali trasgressori delle costituzioni. Il cap. 49 risguarda la malleveria o l’imprigionamento degli accusati. I cap. 50, 51, 55 pel trattamento de’ prigioni; 52 per gli accordi tra accusatori ed accusati; 53 e 54 su l’asportazione delle armi; 56 tolta l’istanza pubblica pei delitti minori; 57 pei dritti sul ricevuto delle tasse; 58, 59, 60, 61, 63, altri provvedimenti per la riscossione delle tasse; 62 pei terragi da pagarsi al fisco o ai baroni; 64 per le foreste e bandite.

[14] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 75.

[15] Diploma dato di Palermo a 12 febbraio decimaquarta Ind. 1285 (1286), ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 147, pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 6.

[16] Mss. citati, fog. 149, diploma del 18 febbraio 1285 (1286).

[17] Mss. citati, fog. 150, diploma del 22 febbraio.

[18] Mss. citati G. 12, diploma del 22 marzo 1258.

[19] Ibid. G. 1, fog. 156, diploma del 17 luglio 1288. Questi tre diplomi di Giacomo son trascritti in uno di Federigo II, pubblicato dal Testa nella Vita di lui, docum. 8.

[20] Bart. de Neocastro, cap. 105, 106.

[21] Raynald, Ann. ecc., 1286, §. 6 a 9.

[22] Bart. de Neocastro, cap. 101.

Montaner, cap. 116, con l’errore che Giacomo fosse ito a questa impresa.

[23] Diploma del 22 agosto 1286, nell’Elenco dello pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 16.

[24] Montaner attesta, a cap. 149, che Sarriano fosse cavaliere di Sicilia.

Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 15, porta questa spedizione del Sarriano con anacronismo, rimandandola appresso la tregua di Gaeta.

[25] Bart. de Neocastro, cap. 102, 103, 104.

Diploma del 27 giugno 1286, per la catena del porto di Napoli, nel citato Elenco, tom. II, pag. 15.

Montaner, cap. 109, 113, 116, 148, 149, 152, il quale confondendo i tempi, pur narra questi fatti con tali minuzie che si riconoscono di leggieri, e sen trae maggior fede al racconto del Neocastro.

[26] Bart. de Neocastro, cap. 107, 108, 109.

Che Giovanni di Mazarino fosse chiarito reo di maestà, confermasi ancora da un diploma di re Giacomo, dato di Messina a 5 agosto 1288, nella Bibl. com. di Palermo, Mss. Q. q. G. 3, fog. 6, col quale son conceduti al nobile Bernardo Milo una torre e un podere presso Trapani, confiscati a questo Giovanni. Per un altro diploma del 30 luglio dello stesso anno fu conceduto ad un Villanuova il casale di Mazarino, Mss. citati, Q. q. G. 1, fog. 158.

[27] Diplomi del 17 dicembre 1285 e 25 maggio 1286, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 12 e 13.

[28] Bart. de Neocastro, cap. 110.

I Guelfi trovavan sì tiepido papa Onorio in tale impresa, che Giovanni Villani, scrittor di quella fazione, nel biasima apertamente, lib. 7, cap. 113. E pur noi lo veggiamo sì duro contro casa d’Aragona ne’ trattati della liberazione di Carlo lo Zoppo.

[29] Bart. de Neocastro, cap. 110.

Diplomi del 27 dicembre 1286, 15 aprile, 20 aprile, e 15 maggio 1287, nel citato Elenco, tom. II, pag. 18 e 19.

[30] Questo sbarco a Malta si legge nell’or citato diploma del 15 maggio 1287, con l’altra circostanza che la terra d’Eraclea e altre mandarono a offrirsi a’ Francesi; che par bugia del diploma.

[31] Bart. de Neocastro, cap. 110.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.

Gio. Villani, lib. 7, cap. 117, il quale dice 50 i legni di Rinaldo d’Avella.

Montaner, cap. 106, con molti errori nel tempo e nei nomi.

[32] Bart. de Neocastro, cap. 110.

Atanasio d’Aci, in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 279 e seg.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.

Nessuno di questi scrittori porta l’appunto delle forze di Giacomo, se non che delle navali. Ma il Neocastro gli dà 1,000 cavalli al primo dì che venne in Catania, e dice poi ingrossata molto l’oste di cavalli e più di fanti.

Il Montaner, cap, 107, porta a 700 i cavalli e a 3,000 i fanti.

[33] Bart. de Neocastro, cap. 110.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.

Nel Neocastro si legge che Arrigo de’ Mari fosse cittadino di Marsala. Giovanni Villani in altro luogo parla di Arrigo de’ Mari, ammiraglio e genovese, e così leggiamo negli Ann. del Caffari. Se dunque furon due Arrighi de’ Mari, o un solo, nato in una di quelle città e fatto cittadino dell’altra, è oscuro, nè importa molto il chiarirlo.

[34] Diploma dell’imperador Federigo, dato di Cremona a 20 febbraio 1248. Indi si scorge che Oddone di Camerana con molti altri Lombardi, lasciata la patria per cagion dell’imperatore, venuti in Sicilia, ebber dapprima Scopello, poi, non bastando, la terra di Corlone che fu data in feudo ad Oddone. Ma essendo quella assai ricca, popolosa, e forte, l’imperadore ripigliandola in demanio, la permutò con Militello in val di Noto, che a lui ricadea per essersi estinta la linea della famiglia dei Lentini (collaterale forse ad Alaimo) che la possedea. Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 12.

[35] Bart. de Neocastro, cap. 110.

Anon. chron. sic., cap. 48.

[36] Bart. de Neocastro, cap. 110; e con minori particolarità Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 10 e 12, Giovanni Villani, lib. 7, cap. 117, l’Anonymi Chron, sic., cap. 48, e, non senza circostanze poco credibili, Montaner, cap. 107. Costui con manifesto anacronismo, porta questa fazione prima della battaglia del golfo di Napoli nel 1284, in cui fu preso Carlo lo Zoppo.

[37] Bart. de Neocastro, cap. 110, 111.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 11.

Montaner, cap. 105, con errore di tempo e di qualche circostanza, dicendo che i Francesi tenessero ancora il castello di Cefalù; nel quale sappiamo che era stato già prigione Carlo lo Zoppo.

Gio. Villani, lib. 7, cap. 117.

Anon. chron. sic., cap. 48.

Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 812.

Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 22, in Muratori, R. I. S., tom XI.

Cronaca di Rouen, presso Labbe, Bibl. manuscripta, tom. I, pag. 381.

Un diploma del 1 giugno duodecima Ind. (1299) attesta che Guglielmo Sallistio fu preso nella battaglia de’ conti, ov’era nella famiglia del conte di Monforte, e fu accecato. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 88.

Un altro del 30 settembre terza Ind. (1289), dato di Napoli, accorda una sovvenzione a un Provenzale accecato dopo che fu preso nella battaglia navale, e perciò deve intendersi della più recente, cioè questa del 23 giugno 1287. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1291, A, fog. 16.

Ibid. a fog. 16 a t. e 17, son due altri diplomi dati il 3 ottobre e uno il 4, per Ruffino di Pavia similmente accecato, due uomini d’Ischia ai quali era stato cavato un sol occhio, ec.

Finchè non avremo per tempi anteriori altri di questi documenti, spiacevoli e non però men fedelmente da me riportati, potremo credere col Montaner (cap. 118) che Ruggier Loria si sia dato a tali crudeltà per rappresaglia, e molto tempo dopo che vide da’ nemici cavati gli occhi e mozzate le mani ai nostri presi combattendo: il che non toglie il biasimo, ma l’attenua. Montaner aggiugne che a queste rappresaglie i nemici cessarono dall’empio lor costume.

[38] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 12.

Bart. de Neocastro, cap. 111.

La restaurazione d’Agosta è riferita dal Montaner, cap. 108. Il quale a cap. 118, sebbene con anacronismo, dice de’ tributi che i nostri riscuoteano da Ischia sulle merci uscite dal golfo.

Un diploma del r. archivio di Napoli, reg. seg. 1289–1290, A, fog. 54, citato da D. Ferrante della Marra (Discorsi, Napoli 1641), attesta che Ramondo de Baux, fatto prigione nella battaglia dei conti, fu ricattato dal padre; il quale impegnò la contea d’Avellino per avere il denaro.

[39] Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 10 e 11.

[40] V. il cap. 12.

[41] Rymer, Atti pubblici d’Inghilterra, tom. II, diplomi del 5 febbraio, 2 e 13 maggio, e 29 giugno 1286, pag. 315, 317, 318, 319.

[42] Rymer, loc. cit., pag. 326, 328, 329, 330, 331, 332, 333, due diplomi del 15 luglio 1286, e altri del 22, 24, 25, dello stesso mese.

Altro del 15 luglio, in Martene e Durand, Thes. Nov. Anecd. tom. I, pag. 1217.

[43] I particolari di questi maneggi furono i seguenti:

Onorio incominciò a sollecitar Filippo il Bello, affinchè ripigliasse l’impresa del padre; e a questo effetto diede autorità al legato pontificio in Francia di sospendere e scomunicare tutti gli ecclesiastici che favorissero Alfonso in Aragona. (Archiv. del reame di Francia, J. 714. 9.)

Eduardo I appena fermata la tregua di luglio 1286, caldamente sollecitò la corte di Roma a ratificarla (Rymer, Atti pubblici d’Inghilterra, tom. II, parecchi diplomi del 27 luglio 1286, pag. 334, 335); ed essa mandò gli arcivescovi di Ravenna e di Morreale per trattar della pace, senza fermarla però da lor soli, soggiugnea Onorio, in sì dilicato e importante negozio (Ibid., pag. 340 e 341, 7 novembre e 1 marzo 1287; Raynald, Ann. ecc., 1286, §§. 13 e 14; Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S. tom. IX. pag. 810).

Ma insistendo Alfonso su i preliminari di Cefalù, il papa sdegnato ruppe gli accordi (Raynald, Ann. ecc., 1287. §. 6, breve dato di Roma a 4 marzo, di cui si fa menzione in due altri di papa Niccolò IV, del 15 marzo e 26 maggio 1288, in Rymer, l. c. pag. 358); sovvenne Filippo il Bello e Valois, che nuovamente minacciassero la guerra (Raynald, Ann. ecc., 1286, §. 28); i quali tentarono con lieve dimostrazione il Rossiglione (Montaner, cap. 158 e 160).

Intanto le cortes d’Aragona e Catalogna, infin dai primordi del regno d’Alfonso, avean preso ad esercitare tutti i poteri sovrani (Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 77 e 78); la nazione disapprovava sempre apertamente la impresa di Sicilia, e se sosteneva Alfonso era per timore della dominazione francese (rimostranza del 1286, citata nel cap. VIII, in nota.) Perciò Alfonso fu tratto a stipulare ad Oleron in Bearn, il dì quindici luglio milledugentottantasette, presenti i due legati pontifici, la liberazion di re Carlo. Si pattuì riscatto di cinquantamila marchi d’argento: che promulgata la tregua tra Francia e Aragona e inclusavi la Sicilia, Carlo si adoprasse a portarla infino a tre anni, e farvi accostar la Chiesa e il Valois: che procacciasse in questo tempo una pace soddisfacente a’ re d’Aragona e di Sicilia, e ratificata sì dalla Chiesa. Dovea Carlo dare statichi tre figliuoli suoi, sessanta nobili e borghesi provenzali, e giuramento de’ castellani delle fortezze di Provenza, che rassegnerebbersi ad Aragona, s’egli ne’ tre anni non ottenesse la pace, o non si tornasse in prigione (Dipl. del 25 luglio 1287, in Rymer, loc. cit., pag. 346, e in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, pag. 1035–1040. Dipl. del 28, 31 luglio e 4 agosto 1287, in Rymer, loc. cit., pag. 350, 351, 352). Raffermaronsi oltre a questo le nozze tra la figliuola d’Eduardo e re Alfonso, per tanti anni attraversate da Roma (Rymer, loc. cit., pag. 320 e 349, 27 maggio 1286, e 28 luglio 1287).

La inflessibile politica della corte di Roma, non ostante che vacasse la sede per la morte di Onorio, distrusse questo trattato d’Oleron. Prima il collegio de’ cardinali, poi Niccolò IV, esortavan Eduardo a trovar altro modo alla liberazion del prigione; ammoniano Alfonso vietandogli di aiutar il fratello; e ridavan le decime a Francia per la guerra (Rymer, loc. cit., pag. 353, 358 e seg., 362, 365, 366, diplomi del 4 novembre 1287, 15 marzo, 3 aprile, 26 maggio, 15 settembre 1288; Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 11, 12, 13, 14, 15; breve del 15 marzo, 1288, Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 155).

Indi il trattato di Campofranco, scritto da un notaio del papa: per effetto del quale Carlo II pagò ventimila marchi, togliendone in presto diecimila da Eduardo; die’ sicurtà per altri settemila; statichi solo inglesi; parola ch’entro un anno procacciasse tregua tra Francia ed Aragona, o si rendesse alla prigione. Saragozza e altre città e baroni d’ambo le parti garantiron l’osservanza de’ patti; e Carlo giurolli una prima volta, e uscito di Catalogna rinnovò il giuramento, che il papa poi sciolse (Rymer, loc. cit., pag. 368 e seg., parecchi diplomi del 18, 21, 24, 25, e molti del 27 ottobre 1288, e altri del 28, 29 ottobre e 3 novembre dello stesso anno e 9 marzo 1289; Lünig, loc. cit., pag. 1035 a 1040; Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 16, 17).

Il dubbio in cui si restò pe’ patti di Campofranco, si scorge ancora da una lettera d’Alfonso data 4 gennaio 1290, dove affermansi non annullati que’ d’Oleron, e obbligatosi Carlo a procacciar la pace anche a Giacomo di Sicilia. Carlo II fu aiutato di danari al pagamento del riscatto, non meno da’ suoi sudditi, che da città italiane. Soprastette prima in Provenza; poi in primavera del 1289 passò in Italia; venne nel regno, ove fermò la tregua di Gaeta; e ripartì immantinenti per andare in Francia, a continuar le pratiche della pace, e far la commedia del presentarsi in Ispagna, poichè gli altri potentati accaniti non voleano piegarsi alla pace, ch’egli procacciava, portato dalla sua indole più che da’ suoi interessi (Rymer, loc. cit., pag. 429, 430, 435, 438, 441, diplomi del 5 e 7 settembre, 30 ottobre, 1 e 2 novembre 1289, e 4 gennaio 1290, e diploma del 1 novembre 1289, anche pubblicato dagli archivi d’Aix, per Papon, Hist. gén. de Provence, tom. III, docum. 20; Raynald, Ann. ecc., 1289, §§. 1 a 11, e 13, 14, 15; Cronica di Iacopo Malvecio, in Muratori, R. I. S., tom. XIV, cap. 103, 104, 106, 108, e diplomi di Carlo II in essa trascritti, dati di Marsiglia il 1 dicembre 1288, di Genova a 26 aprile 1289, e di Rieti il dì della Pentecoste del 1289, da’ quali si vede che il comune di Brescia porse 2,000 fiorini a Carlo, che ne l’avea pregato con molta istanza, dicendo dover soddisfare il danaro o tornar in prigione). L’insistenza del papa a minacciare Alfonso dopo la liberazione di re Carlo, per ottener quella de’ figliuoli, e l’abbandono assoluto di Giacomo re di Sicilia, si scorge da un breve del 25 settembre 1288, due del 9 febbraio, cinque del 31 maggio, uno del 28 giugno, e uno del 7 luglio 1289, relativi tutti a una novella concessione di decime ecclesiastiche al re di Francia, e una bolla del 31 maggio 1289, con la quale si dava autorità al vescovo d’Orléans e all’abate di Cluny, di ribenedire gli scomunicati per aderenza con Pietro o con Alfonso d’Aragona. Negli archivi del reame di Francia, J. 714.—18, 12, 11, 12, 12, 13, 13, 14, 15, 18, 15.

I comuni del regno di Napoli nel 1287 contribuiron danaro per la liberazione del re, come si scorge da un diploma nel citato Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 20. Veggansi anche per tutte queste negoziazioni, Bart. de Neocastro, cap. 111, 112.—Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 15.—Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 23, in Mur., R. I. S., tom. XI.—Gio. Villani, lib. 7, cap. 125–130.—Ramondo Montaner, cap. 162, 166, 167, 168, 169, che più o meno ne riferiscono il vero.

[44] Un diploma di Carlo II dato di Venosa a 23 febbraio (non segnai bene l’Ind.) fa parola di danaro dato a Ruggier di Sangineto, a domanda della moglie, per lo riscatto de’ suoi figliuoli. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1291, A, fog. 213.

[45] Bart. de Neocastro, cap. 112.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 13.

[46] Bart. de Neocastro, loc. cit,, Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.

Veggasi anche il Montaner, cap. 116, 150, 163 e 165, il quale in vero segna due antecedenti passaggi di Giacomo in Calabria, e dà a veder sempre che molti fatti s’eran confusi nella sua memoria

[47] Si ritrae da’ diplomi del 27 e 28 giugno, notati nello Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 43 e 44, nota. 2.

[48] Raynald, Ann. ecc., 1289, §. 13.

[49] Bart. de Neocastro, cap. 112.

Nic. Speciale, lib 2, cap. 16.

L’appello al servigio militare entro pochi giorni, si ritrae dal citato Elenco, tom. II. pag. 48, 49, 50 e 51, ove leggonsi vari diplomi dell’11, 12, 13 e 16 luglio 1289.

[50] Ibid., pag. 51, diploma del 31 luglio.

[51] Raynald, Ann. ecc., 1289, §. 15.

[52] Bart. de Neocastro, cap. 112.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.

Montaner, cap. 164, 165, 169.

Gio. Villani, lib. 7, cap. 134.

I gravi danni sofferti dalla città di Gaeta, si ritraggono anche dalle immunità delle tasse regie e fin delle decime ecclesiastiche, datele poco appresso in ristorazione e premio. Raynald, Ann. ecc., 1290, §§. 24, 25, e Villani, loc. cit.

[53] Bart. de Neocastro, cap. 112.

Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.

Montaner, cap. 169.

Raynald, Ann. ecc., 1289, §§. 65, 67.