La Guerra Del Vespro Siciliano Vol 1 Un Periodo Delle Storie Si
Chapter 28
In grave età, colpito al petto, distrutto di rammarico e rabbia, cadde in una febbre continua; talchè a fatica di Melfi si trasse a Foggia, a incontrar la regina Margherita, che tornava di Provenza; con la quale assai dolorosa la vista fu, e Carlo appena ebbe forza di stender a lei le tremule braccia[56]. Allor fu la prima volta che senza inganno {301} sollecitò il papa alla riforma del governo[57]. Raccomandò al papa lo straziato e pericolante reame, che per la prigionia del figliuolo non potea lasciare a certo successore; se non che sostituirvi, e non sappiamo con quali condizioni, Carlo Martello, primogenito del principe di Salerno, giovanotto di dodici anni, col conte d'Artois per tutore o baiulo, come si disse, e per capitan generale Giovanni di Monforte, conte di Squillaci; salvo sempre il piacimento del sommo pontefice. Istituì Filippo l'Ardito tutore delle contee, non della persona del novello conte, di Provenza e d'Angiò, finchè Carlo lo Zoppo non fosse liberato della prigione, o, morendovi, non uscisse di minorità Carlo Martello, o il seguente fratel di costui; al quale effetto scrisse a Filippo un dì pria di morire, chiamandolo sola speranza e rifugio della schiatta d'Angiò, e scongiurandolo pei vincoli del comun sangue che non ricusasse la tutela. Indi con molta pietà confesso delle peccata e comunicatosi, infino all'ultimo fiato ingannò il mondo o sè stesso, dicendo che sperava perdono da Dio per aver fatto l'impresa di Sicilia e di Puglia più a onor di santa Chiesa e ben dell'anima sua, che da cupidigia di regno. Così a Foggia spirava il dì sette gennaio milledugentottantacinque, nel sessantesimoquinto anno dell'età sua, diciannovesimo del regno[58]. {302} Villani guelfo, favoleggia che lo stesso dì predicossi la sua morte a Parigi per frate Arlotto de' minori e Giardin da Carmignola maestro dello studio, ambo lodati astrologhi[59]. Il siciliano Speciale notò, come in quel tempo spaventevol tremuoto scosse l'Etna; e poi squarciandosi il fianco orientale del monte, ne sgorgò fiume di lava che correa sulla chiesa del romitaggio di santo Stefano, ma giuntavi, si spartì in due rami senza pure lambirla[60]. Un frate spagnuolo in vece di prodigi sul fato di Carlo, scrisse il nobil contegno del re d'Aragona, che risapendolo all'assedio d'Albarazzin, senz'allegrezza sclamò, esser morto un dei più prodi cavalieri che fossero stati unque al mondo[61]. {303}
Mancato un tanto re, papa Martino faceasi a riparare la ruina del regno, e avvantaggiarne la romana corte. Incontanente, col voto del sacro collegio, die' compagno ad Artois il cardinal Gherardo legato; ambo dicendo deputati dalla romana Chiesa a baiuli del regno, finchè il principe di Salerno non esca di prigione, o il papa altrimenti non voglia[62]: sottile accorgimento, che ammoniva la casa d'Aragona a non fidar troppo sul valore del pegno ch'avea in mano; e ricordava al mondo la pretensione del dominio del papa sul reame di Sicilia, di cui teneasi vacante il trono, o dubbia la persona del re. Indi i diplomi del tempo variamente s'hanno intitolati e senza legge, or col nome di Carlo primogenito del principe di Salerno, or con quello più vago di eredi e successori di Carlo I, e talvolta vi si aggiungono i nomi de' due baiuli, o leggonsi questi soli[63]. Più salutare consiglio fu quello di mandare ad effetto la riforma, non compiuta nei capitoli di Santo Martino, ove la principalissima parte, rimessa al papa, restava incerta come per l'addietro. Or Martino da senno volle i nuovi ordinamenti; come alla giustizia si ha ricorso ove adoprar non puossi violenza. Scrivea essere stato richiesto di quella riforma da re Carlo al tempo dell'andata a Bordeaux, e or novellamente; averla maturato a lungo; di presente promulgherebbela[64]. Aggiunse un sussidio di centomila lire tornesi perchè Artois s'armasse alla difesa[65]. {304} Le quali provvisioni e la saviezza e robusta man dei reggenti, massime d'Artois, sostennero il trono, o vacante, o dubbio tra un prigione e un fanciullo, con sudditi vogliosi di novità[66], e nimico vicino, quantunque indebolito per sospetti in Sicilia, e in Aragona turbolenze civili e guerra straniera. Pertanto Corrado di Antiochia riassaltando gli Abruzzi, fu rincacciato[67]: nelle altre province non si voltarono a re Pietro che tre ville marittime Gallipoli, Cerchiaro, e San Lucido[68].
Ma riparata appena la perdita di re Carlo, un'altra ne piombò sul governo di Napoli, non apposta come quella prima a cordoglio d'ambizione o fatiche di guerra. Allo scorcio di marzo, in Perugia, papa Martino, nimico fierissimo di Sicilia, morì, dicono alcuni, d'una scorpacciata d'anguille, che solea nudrir di latte e in vernaccia affogare: di che leggiadramente l'avea morso una satira del tempo[69], intitolata Primo principio de' mali, effigiando lui in manto e triregno, con una bandiera alla man destra, in segno delle attizzate guerre, e a sinistra un'anguilla ergentesi verso un augellino, che posato sulla mitra, reggendosi con le sparse ali s'inchinava a beccarla[70]. Altri scrive, ben altramente di Martino[71]. Ma i cardinali senza indugio, {305} chè punto non ne pativano i tempi, rifean pontefice Giacomo de' Savelli, romano, non per anco sacerdote, attratto e invalido della persona, destro d'ingegno, procacciante l'util de' suoi più che l'altrui danno; il quale si nomò Onorio IV[72]. Costui senza la prontezza ligia di Martino, tenne lo stesso metro, per l'antico disegno della romana corte. Avrebbe forse Onorio raffrenato il re di Napoli potente e ambizioso; dovea sostener adesso quel trono vacillante, che metteva in pericolo tutta la parte guelfa in Italia. Porse moneta dunque ad Artois[73]; confermò ai bisogni della guerra di Sicilia le decime delle chiese italiane[74]; raccomandò agli stranieri principi gli eredi di Carlo d'Angiò: e ne resta di lui una lettera a Ridolfo imperadore, perchè non contendesse il pagamento delle decime ecclesiastiche dei suoi dominî al re di Francia, già involto in assai spese per la guerra sopra Aragona[75].
E noti sono nelle istorie del reame di Napoli i due statuti, ch'Onorio sanciva a sedici settembre di quest'anno ottantacinque, preparati già da Martino. Nel primo dei quali raffermavansi con l'apostolica autorità tutti i privilegi ecclesiastici decretati nel parlamento di Santo Martino, come dianzi ricordammo[76]. L'altro risguarda il governo civile; dove dopo lungo preambolo, che apponea al tutto la ribellione di Sicilia alle avanie e ingiustizie del governo, trascrissersi e ampliaronsi le leggi del medesimo parlamento di Santo Martino, e molte più se ne dettero a guarentigia delle persone e dell'avere di ogni classe di sudditi. {306} Si disdisse l'iniquo spogliamento dei naufraghi: a favor delle famiglie de' baroni si estese ai fratelli e lor discendenti il dritto di redare i feudi: il militare servigio o l'adoamento si limitò alle guerre entro i confini del regno: e soprattutto si vietaron le collette, fuorchè nei quattro casi feudali; e si assegnò la somma da potersi levare in ciascuno di quelli. Io non so se debbasi lodar come guarentigia più forte dei sudditi, o biasimar di usurpazione sulla autorità regia, il richiamo de' comuni alla santa sede, decretato nelle costituzioni medesime; e lo interdetto sulla privata cappella del re alle prime violazioni di queste franchige, la scomunica persistendovi[77]: ma certo non potea la corte di Roma adoprare a miglior intento civile le spirituali armi. Questi capitoli Onorio fe' con molta sollecitudine promulgare da Gherardo per tutto il reame di Napoli, e massime nei luoghi più vicini a Sicilia[78]; e osservaronsi per poco. Poi increbbero ai governanti, come imposti da Roma, o larghi troppo; nè ebber luogo nel corpo delle leggi di quel reame[79].
Insieme con queste buone leggi Onorio adoprava non buone arti, suscitando in Sicilia congiure. A ciò mandovvi furtivamente due frati predicatori, Perron d'Aidone, siciliano, e Antonio del Monte, pugliese; i quali iti a Randazzo, recavano a Guglielmo abate di Maniace lettere pontificie con autorità di largheggiar indulgenze a chiunque per la Chiesa si ribellasse. Sospesi eran gli animi per la strepitosa guerra del re di Francia contro Aragona; freschi i torti d'Alaimo, e gli umori che ne dieron pretesto; le costituzioni di papa Onorio, più larghe de' presenti ordini pubblici in Sicilia. Indi l'abate con gravi parole di religione, trovò tosto seguaci due nipoti suoi, per nome {307} Niccolò e Francesco, messinesi, Bonamico de Randi milite, Giovanni Celamida da Traina, e più altri di Randazzo; indettatisi con giuramento a tradire, non so qual credeano, la patria o il re. E sì l'autorità del papa accecava le menti, che i due frati, passati a Messina, avean ricetto nel chiostro delle suore di santa Maria delle Scale; dal qual sicuro nido misteriosi usciano ad annodare lor fili. Ma la cospirazione allargandosi trapelò. Un Matteo da Termini, messovi sulle tracce dall'infante Giacomo, appostò alfine i due frati predicatori, aiutato da due frati minori, Simone da Ragusa e Raimondo, catalano; i quali il fecer cogliere a casa una femminuccia mendica. Addotti allo infante, senza pur minaccia, svelavan per ordine il trattato; e rimandati erano a Napoli con vestimenta, danaro, e barca apposta; per clemenza non già, ma contemplazione e paura del papa. L'abate fuggì: preso a Palermo, il mandavan prigione a Malta; indi a Messina; e infine libero a corte di Roma. I men rei, al contrario, gastigati severamente: dicollati a Messina i nipoti dell'abate; Celamida alle forche; Bonamico, gittatosi nei boschi dell'Etna a levar mano di disperati, fu accarezzato e svolto a parte regia dalle arti di Matteo da Termini[80]. Così la congiura si dissipò in Sicilia; mentre in Aragona terminava, senz'altro frutto che d'atti crudeli e mortalità infinita, la guerra che, tornando alquanto indietro nei tempi, ci faremo a narrare.
NOTE
[1] Saba Malaspina, cont., pag. 411.
Giachetto Malespini, cap. 222.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 94.
Memoriale de' podestà di Reggio, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1158.
Tolomeo da Lucca, ibid., lib. 24, cap. 11, pag. 1190 e 1294.
Ferreto Vicentino, Ibid., tom. IX, pag. 955.
Cron. di San Bertino, op. cit., tom. III, pag. 765. Epistola di Carlo a papa Martino, data il 9 giugno 1284, nel Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 2.
Il numero delle galee di re Carlo è cavato dai diplomi, che s'accordano con d'Esclot, cap. 119. Ho scritto numero tondo, perchè ci sarebbe il divario di due o tre, che nascea dal computare or le sole galee, or anco i galeoni e qualche altro legno grosso.
[2] Saba Malaspina, cont., pag. 411.
[3] Giachetto Malespini, cap. 222.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 94.
[4] Nangis, in Duchesne, Hist. franc. script., tom. V, pag. 543.
Francesco Pipino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 693.
[5] Giachetto e Villani come sopra. Con minori particolarità ne scrivon anco Niccolò Speciale, lib. 1, cap. 28; e l'autor della vita di Martino IV, in Muratori, R. I. S., tom. III, pag. 611.
[6] Docum. XVIII.
[7] Lettere di Carlo, date il 9 e il 14 giugno, nel Testa, Vite di Federigo II di Sicilia, docum. 1 e 2.
In un'altra del 10 giugno, che si legge, come le precedenti, nel r. archivio di Napoli, registro segnato 1283, A, fog. 150, Carlo chiedeva al papa le bande di Giovanni d'Eppe, scrivendo tra le altre efficaci parole che: _Sicut capitis sanitas vel languor in membris, sic in meis negotiis eiusdem Ecclesie status et dispositio sentiatur._ E con ciò forse voleva far intendere al papa la posizione inversa, del bisogno che la Chiesa avea di lui. Veggansi inoltre:
Diploma dato di Napoli il 10 giugno 1284, per armarsi e fornirsi di vivanda le 19 galee e 2 teride, ch'erano nel porto di Napoli (le fuggitive della battaglia del dì 5), r. archivio di Napoli, reg. seg. 1283, A, fog. 188, a t.
Diploma dato di Napoli il 20 giugno, duodecima Ind. (1284) per consegnarsi ad Arrigo Macedonio 2,000 _lanzones ferratos_, per l'armata che dovea andare in Sicilia, reg. medesimo, fog. 157.
Diploma dato di Napoli a 20 giugno duodecima Ind. (1284), pei viveri a due galeoni di 72 remi, capitanati da Giovanni di Coronato, e Navarro, genovesi, r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, seg. 1291, A, fog. 4, a t.
Diploma dato di Napoli a 21 giugno duodecima Ind. (1284), Giovanni de Burlasio giovane, e Rinaldo d'Avella sono eletti capitani dell'armata di Principato e Terra di Lavoro, r. archivio di Napoli, reg. seg. 1283, A, fog. 155.
Molti altri scambi di officiali pubblici veggonsi in tutto questo registro dalla venuta di Carlo I, in giugno 1284, fino alla ritirata a Brindisi.
[8] Saba Malaspina, cont., pag. 418.
[9] Raynald, Ann. ecc., 1283, §. 41, ove è una epistola del 24 luglio 1284.
[10] Saba Malaspina, cont., pag. 412: _Gentes per totam fere Italiam auxiliatrici conventione collectae, etc._
[11] Saba Malaspina, cont., pag. 412, 413.
Bart. de Neocastro, cap. 78.
Nic. Speciale, lib. 1, cap, 28.
Giachetto Malespini, cap. 222.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 94.
Da questi scrittori non si vede che Carlo durante l'assedio di Reggio stesse per lo più alla Catona; ma il mostrano senza alcun dubbio i diplomi del r. archivio di Napoli, su i quali ho compilato il seguente itinerario: e valga a raffermare, e in qualche luogo a correggere, le tradizioni istoriche intorno a quest'ultima impresa di Carlo I.
1284--9 a 21 giugno--Napoli--reg. 1283, A, fog. 18 a t. 150, 155, 157, 188 a t.; e 1291, A, fog. 4, a t.
19 luglio--Catona--reg. 1283, A, fog. 5, a t.
20 a 29 luglio--Fossa di Catona--reg. 1283, A, fog. 5, 34 e 54.
31 luglio a 2 agosto--Campo allo assedio di Reggio--reg. 1283, A, fog. 5 a t. 34, 166, 166 a t. e 167.
4 agosto--Campo presso Amendolia--reg. 1283, A, fog. 167.
5 a 10 agosto--Campo alla spiaggia di Bruzzano--reg. 1283, A, fog. 5 a t. 24, 34, 34 a t. 45, 50, 158, 167; e reg. 1283, E, fog. 2.
17 agosto--Cotrone--reg. 1283, A, fog. 159.
18 a 20 agosto--Cotrone e Brindisi--reg. 1283, A, fog. 9, 174 a t. 158, 158 a t. 34 a t. 35; e 1283, E, fog. 2.
22 agosto--Cotrone--reg. 1283, A, fog. 160 e 170.
23 agosto a 7 ottobre--Brindisi--reg. 1283, A, fog. 6, 8 a t. 12 a t. 24, 25, 35 a t. 36, 174 a t. 175.
8 ottobre--Melfi--reg. 1283, A, fog. 179, a t.
10 ottobre a 15 novembre--Brindisi--reg. 1283, A, fog. 6 a t. 7, 7 a t. 8, 26, 27, 27 a t. e 47, a t.
26 novembre--Barletta--reg. 1283, A, fog. 12, a t.
1 a 21 dicembre--Melfi--reg. 1283, A, fog. 8 a t. 13 a t. 50, 179 a t.; e reg. 1283, E, fog. 2.
1285--7 gennaio--Foggia--reg. 1285, A, fog. 14 a t. Quest'ultimo fu dato il medesimo giorno della morte di Carlo I. Contiene una concessione a Guglielmo de Griffis, milite e famigliare suo. È scritto con altro inchiostro, e carattere frettoloso; e può al par indicare o una beneficenza di lui negli ultimi istanti della sua vita, o forse una frode.
[12] Bart. de Neocastro, cap. 78.
Saba Malaspina, cont., pag. 413, 414.
[13] Saba Malaspina, ibid.
[14] Si scorge tal dubbio da' seguenti diplomi:
Diploma dato in _Fovea Cathone_ a 29 luglio duodecima Ind. Ai mercatanti e preposti alle vittuaglie per l'esercito in Cotrone. Subito navighino pel capo di Bruzzano, e riceveranno gli ordini suoi, reg. 1283, A, fog. 166 a t.
Diploma dato al Campo sotto Reggio il 31 luglio duodecima Ind. a tutti i vegnenti allo esercito reale. Non piglin la via di Monteleone e del piano di S. Martino, ma di Cotrone e Gerace. A Gerace avranno nuove del re e dell'esercito, per sapere ove trovarli. Ibid., fog. 166.
Della stessa data del 31 luglio v'ha un diploma pel quale il re confermava agli uomini di Seminara le immunità, libertà e privilegi conceduti dal principe di Salerno in contemplazione della loro fedeltà e de' danni ch'avean sostenuto dal nemico. Ibid., fog. 166 a t.
[15] Veg. sempre l'itinerario posto in nota alla pagina precedente.
[16] Argomento le pratiche in Sicilia:
1º. Dalle parole del d'Esclot, cap. 119, che dice come in primavera dell'84 il principe di Salerno si apprestava a passare in Sicilia, _con volentat de alguns homens traydors qui eren en Cecilia_. Costoro dovean certo continuare col padre le pratiche tenute col figlio pochi mesi innanzi.
2º. Dalla reazione che avvenne in Sicilia dopo la ritirata di re Carlo, per opera dei più accaniti partigiani della casa d'Aragona e della rivoluzione del vespro.
3º. Dalla elezione del conte Roberto d'Artois a vicario generale in Sicilia, con pien potere di perdonare e dar guarentigie, docum. XX e XXI.
[17] Diploma _dato in Castris in licore Brutzani_ a 5 agosto duodecima Ind. (1284). Si mandin subito al re per mare alcune macchine e stromenti da guerra. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1283, A, fog. 167.
Diploma dato dello stesso campo di Bruzzano il 6 agosto perchè da Mantea si portassero subito all'esercito le macchine e i picconi già preparati per ordine del principe di Salerno, ibid., fog. 167.
Vari diplomi dati _in Fovea Cathone_ a 29 luglio e _in Castris in lictore Brutzani_ a 5 e 6 agosto, perchè si mandassero a Brindisi e Cotrone quantunque grani, legumi, carni salate e macchine da guerra, ibid., fog. 189.
Diploma _in Castris in lictore Brutzani_ a 7 agosto. All'abate di S. Stefano del Bosco perchè incontanente faccia costruire per uso dello esercito 500 assi e piuoli per scale, e gliene mandi con istromenti da falegname, ibid., fog. 168 e 169.
Diploma dato ivi l'8 agosto, per gran copia di frumenti e vittuaglie, Ibid., fog. 169.
[18] Docum. XX e XXI.
[19] Questa data si ritrae dal Neocastro; e compie appunto l'intervallo dal 10 al 17 agosto che rimarrebbe nello itinerario compilato su i diplomi.
[20] Bart. de Neocastro, cap. 78 e 80. Da quest'ultimo si scorge che Giacomo era in Messina.
[21] Giachetto Malespini, cap. 222.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 94, che dice ancora della mancanza delle vittuaglie.
[22] Nic. Speciale, lib. 1, cap. 28.
Anon. chron. sic., cap. 48.
[23] Saba Malaspina, cont., pag. 413, 414.
Docum. XXIII.
[24] Provano lo scompiglio dell'esercito e dell'armata di Carlo, i diplomi citati nella nota seguente.
Gli umori de' popoli in Calabria e nelle province di sopra, si argomentano da' provvedimenti di Carlo che, mentre era lì con un esercito per occupar la Sicilia, creava capitani generali _ad guerram_ in quei luoghi, come si vede da' seguenti diplomi.
Diploma dato in _Fovea Catune_ a 20 luglio duodecima Ind. (1284) per mettersi danaro e vittuaglie a disposizione di Pietro Ruffo conte di Catanzaro, capitan generale in Calabria, r. archivio di Napoli, reg. 1283, A, fog. 5.
Diploma dato in _Fovea Cathone_ a 27 luglio duodecima Ind. al medesimo conte di Catanzaro con lo stesso uficio di capitan generale in Calabria, ibid., fog. 166 e 172.
Tre diplomi dati al campo sotto Reggio il 1 e il 2 agosto duodecima Ind. Ruggier Sanseverino conte di Marsico è eletto capitan generale in val di Crati. Gli è commesso di difender quella provincia dai nemici e ribelli che la travagliavano, ibid., fog. 166 a t. e 167.
Diploma dato di Cotrone a 22 agosto duodecima Ind. (1284). Per informazioni pervenute al re si diede lo scambio al conte di Catanzaro nel detto uficio di capitan generale in Calabria; e gli fu sostituito Tommaso di Sanseverino figliuolo del conte di Marsico, ibid., fog. 160.
[25] Docum. XIX e XXII.
Diplomi dati _in campisin obsidione Regii_ a 2 agosto duodecima Ind. (1284). Agli uomini di Martorano e d'altre città. Mandino subito catturati i marinai e _subsalientes_ (erano quelli destinati al maneggio delle vele) che senza commiato lasciavano l'armata regia, e si spacciavano campati dalle mani de' Siciliani, r. archivio di Napoli, reg. 1283, A, fog. 166.
Diplomi dati del campo a Bruzzano il 6 agosto duodecima Ind. perchè a Squillaci e in altri luoghi si ricercassero i disertori della flotta, e a prevenir quelli dell'esercito si ponessero guardie de' terrazzani a tutti i passi vicini al campo, cioè: Nicastro, S. Biaggio, e altri. Si guardi che non passino travestiti da mercatanti, ibid., fog. 167, a t.
Diploma dato del campo a Bruzzano il 7 agosto, per custodirsi come sopra, per cagion de' disertori, i passi di Cotrone, Sanseverino, Tatina, Rocca Bernarda e vicinanze, ibid.
Diploma dato del campo di Bruzzano il 9 agosto duodecima Ind. (1284). Ordinovvisi di fare per tutte le terre marittime, una rigorosa inquisizione di coloro che avessero ricevuto stipendi per l'armata, e l'avesser lasciato; e di prenderli e mozzar loro il piè sinistro, ibid., fog. 54.
Diploma dato di Cotrone a 17 agosto, agli uomini di Castrovillari, che facciano stretta guardia per catturare questi disertori dell'armata, ibid., fog. 159.
Diploma dato di Cotrone a 17 agosto, agli uomini di Castellamare, per mandargli prigioni i marinai disertori, ibid., fog. 169, a t.
Diploma dato di Brindisi il 7 settembre tredicesima Ind. perchè da Taranto gli si mandassero alcune galee delle isole e costiere del golfo di Napoli, abbandonate senza permesso da' nocchieri, vogadori e sussalienti, ibid., fog. 161.
Diploma dato di Brindisi a 9 settembre tredicesima Ind. (1284) per farsi catturare i marinai delle navi provenzali che, disarmata la flotta, fuggissero, ibid., fog. 6.
Due diplomi, dati di Brindisi il 9 settembre, perchè si ritenesse, anche con la forza, Giovanni de Coronato genovese, che da Taranto si volea partire per Genova col suo galeone, ibid., fog. 162.
Diploma dato di Brindisi a 12 ottobre tredicesima Ind. È un'altra lettera circolare per catturarsi i disertori della flotta, ibid., fog. 6, a t.
[26] Bart. de Neocastro, cap. 79.
[27] Bart. de Neocastro, cap. 80.
Saba Malaspina, cont., pag. 414.
[28] Saba Malaspina, cont., pag. 414, 415.
[29] Tutte queste fazioni con poco divario leggonsi in Bartolomeo de Neocastro, cap. 82.
Saba Malaspina, cont., pag. 415 a 417.
Le confermano ancora i documenti qui notati:
Diploma dato del campo sotto Reggio il 2 agosto duodecima Ind. (1284) a Riccardo Claremont, riguardanti sei terrazzani di Chiaramonte presi da costui per lor mali portamenti, _adherendo et favendo Frederico Musca proditori et mugaveris inimicis nostris_. Nel r. archivio di Napoli, reg. segn. 1283, A, fog. 166, a t.
Diploma dato di Brindisi il 3 settembre tredicesima Ind. (1284) a Riccardo di Lauria e ai cittadini di Maratea. Sapendo i danni e le molestie che tuttodì soffrivano dai nemici, il re esortavali a tener fermo, promettea aiuto e compensi larghissimi; fidassero nella sua possanza e virtù, ibid., fog. 163, a t.
Diploma dato di Brindisi il 5 settembre tredicesima Ind. Avendo testè inteso l'eccellenza del re che gl'infedeli almugaveri fossero corsi in masnade infino alle terre di Riccardo di Chiaramonte nei confini delle province di Basilicata e Principato, comandava a quei due giustizieri di adunar le loro forze di cavalli e fanti, e combattere questi nemici, ibid., fog. 60, a t.
Diploma dato di Brindisi il 6 settembre tredicesima Ind. indirizzato a Riccardo di Claremont, permettendogli di richiedere ostaggi da alcuni suoi vassalli, sospetti nelle presenti turbazioni; e di ridurre sotto le fortezze gli abitanti de' casali in pianura, ibid., fog. 161.
Diploma dato di Melfi a 8 ottobre tredicesima Ind. per fornirsi danaro a Roberto conte d'Artois, vicario generale In Calabria, al quale n'era mestieri per vari negozi, ibid., fog. 179, a t.