La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2
Part 33
XXXVIII. — In mezzo al generale scompiglio, mentre l'armata cristiana per infiniti modi disbarattavasi, vi furono alcuni capitani che, senza smarrire, cercarono nell'arte nautica lo scampo alle poche galèe non ancora assalite dal nemico. Essi non avevano che una sola via di salute, ma pericolosa e difficile. Occorreva spelagare, spuntando apertamente l'estrema destra del nemico, coi bastardi all'orza, fatto il carro al più presso del vento; e poi a remi crescere l'abbrivo, correggere lo scarroccio, sforzare il capo di Sfax, e mettersi pel canale delle Cherchene. Questa precisa manovra, piena di fortuna e di ardimento, che poteva esser tentata soltanto colla vela latina, orzeggiando a poco più di quattro quarte di vento, e facendo forza sui grandi bastardi anche a rischio di scavezzare le antenne; questa manovra, dico, che metteva altresì il nemico nella stessa necessità di prueggiare e nel medesimo rischio di rompere, come ebbe il principio da una galèa di Malta, così la pronta imitazione di una genovese, delle capitane di Roma, e di Firenze, e di parecchie sensili, l'una appresso all'altra, infino al cavaliere Gil d'Andrada che veniva alla coda di tutti. Degna mostra dell'arte sul mare nell'arduo maneggio dei legni! Ecco ritte le antenne maggiori, eccovi distesi cinquecento metri di cotone in un solo triangolo, ecco ciascuna galèa parallela alla conserva, e ciascuna a gara nella corsa. La prua a Maestro quarta di Bora, la spinta da Grecotramontana, il carro al vento, l'orza (per dispetto in questo caso dei pedanti) alla destra, lasca l'osta di sottovento, tesata l'opposta, cazzata la scotta, la barra a richiamo; e il naviglio nel contrasto di tante forze alla banda, sollevandosi e ricadendo, come il cavallo nei salti delle barriere. Ti sembra arrestarsi nella levata, ma di altrettanto lo vedi trascorrere nella ricaduta, e fendere l'acqua a tagliuzzi continuati e progressivi. Il piloto tien l'occhio alla rotta ed al pennello, desideroso che il vento gli ridondi: e il nocchiero affidato alla rigida verga dell'antennale, che gli scusa bolina, stringe il vento; e col fischio e colla voce ripete: Carica! all'orza, alla scotta, all'osta, alla drizza!
Se non che l'arte degli eccellenti marini maggiormente accendeva le voglie e l'emulazione degli imbaldanziti nemici, i quali, trovandosi più vicini, di presente pigliavano la caccia contro i fuggenti, con impeto così grande, e con tanta furia di cannonate, che venuti da presso alla galèa dell'Andrada, già colle nude scimitarre alla mano stavano per investirla ed arrembarla, quando nel medesimo punto il Capitano romano porgeva inaspettato soccorso al Cavaliero spagnuolo.
La capitana di Roma, bellissima di forme e ricchissima di ornati, andava all'orza a raso sotto vela meglio di ogni altra galèa[626]. Condotta da intrepido capitano, e difesa da egregi soldati coi prodi gentiluomini della casa Orsina, sarebbe stata delle prime a salvamento in Sicilia, se all'improvviso non se le fosse rotta in tronco l'antenna maestra alla trinche dell'osta[627]. Caduta a precipizio la penna, squarciata la vela, rotti quasi tutti i remi di sottovento, e impigliatosi lo strascico nel timone, restò immobile di mezzo al pelago. Non si avvilì per questo Flaminio, non mainò la bandiera, non dette la spada, non si fece conoscere personaggio di alto affare e di gran riscatto, non si arrese. Pensò ai compagni. E dappoichè non poteva più sperare di mettere in salvo il suo legno, la sua gente e sè stesso, prese il nobile partito di coprire le reliquie dell'armata cristiana, e di proteggere a suo potere la ritirata degli altri. Aprì il fuoco contro i Turchi: e questi da lui provocati, e mossi pur dalla cupidigia di saccheggiare la bella capitana che dava di sè ricchissima mostra, lasciarono l'Andrada, e l'impeto loro rivolsero tutti contro Flaminio solo[628]. Terribile momento di lotta suprema, di fuoco, di ferro e di sangue: momento degno di memoria, ed unico fatto onorevole della giornata. L'Orsino ed i Romani combattono infino all'estremo, restandovi quasi tutti tagliati a pezzi[629]. Possiamo pensare da ogni parte cresciuti i nemici, oppressi i difensori, ferito, morto, calpestato l'Orsino: e finalmente dai grembi della scomposta vela, tra le scimitarre dei Turchi alla loro usanza, uscir fuori menata pe' capelli la bella e nobil testa di Flaminio, cui pur nell'ultimo palpito battendo le ciglia fia dato minacciare i nemici[630].
L'egregio fatto del prode capitano di grande famiglia, e di più grande città, mi sono studiato tanto meglio rilevare da quel che brevemente ne dicono le storie comuni, quanto manco se n'è tenuto conto nelle memorie domestiche. Il glorioso nome del moderno Curzio, pronto a dar la vita pel pubblico bene, e a suggellare col senno e col valore, vivendo e morendo, le glorie di Roma; il nome, ripeto, non si trova scritto nel catalogo de' suoi, manca ai genealogisti della famiglia, disparve nel pelago insieme colle ossa tra i gorghi africani, senza cippo, senza lapida, senza ricordo[631]. Squilli adunque più alta la tromba della storia, perchè non si abbia a dire anche di lui, come di tanti altri si è detto, che alla fortuna chi ben fa dispiace.
Intanto vada pur lieto il venturoso cavaliero Gil d'Andrada: egli è salvo. E la memoria dell'Orsino romano, suo protettore alle Gerbe, lo renderà amico del romano Colonnese negli intricati successi di Lepanto. Piglino i pirati la capitana di Flaminio, e la serbino dieci anni; chè penserà a tempo Ruggero degli Oddi a riscattarla da prode per forza d'armi nella grande battaglia. Ma senza scorrere da lungi ricercando altre conseguenze che fruttino onore all'estinto campione, basterà guardarci qui intorno nella stessa mattina e pochi minuti dopo la sua morte per abbatterci nel pietoso tratto di quel suo Paggio, donde possiam raccogliere quanto ricco tesoro di onore e di magnanimità aveva saputo Flaminio colle parole e coll'esempio anche nei pargoli della sua casa trasfondere.
Piangeva dirotto il giovanetto afflitto di vedersi schiavo: e sbigottito dalla morte crudele del suo Signore, guardava fisso dai bandini sul mare, dove ne era stata gittata la salma, quando fu scosso dalla nota voce di un malvagio di catena, che a lui rivolto dicevagli esser pur giunto il tempo tanto desiderato di averlo in potere e di farne strazio. Ciò non fia mai, gridò il Paggio, ch'abbia io a cadere nelle mani di sì vile uomo. Il mio Signore mi ha difeso e mi difende, vivo o morto, all'ombra della sua grandezza sarò sicuro. Il fanciullo girò lo sguardo, e non vide dinanzi altro che schiavi o nemici. Non seppe, non pensò nella sua semplicità se non al Signore nel mare. Gittossi capovolto tra i gorghi, e non fu riveduto mai più[632].
[Maggio-luglio 1560.]
Io non dissimulo, pur dinanzi a voi che leggete, la compassione ed il pianto: però datemi tregua, e vi basti nel resto il compendio delle nostre sciagure[633]. Giannandrea di notte sopra piccola barca dal forte fuggì in Sicilia, dando al vecchio Zio l'estrema consolazione di saperlo salvo, e di morire in pace, come dobbiamo ricordare, addì venticinque di novembre, nella sua età di anni novantaquattro[634]. Il Medina similmente di nascosto con un navicello riparossi in Sicilia, procurando celare alla vista del popolo la sua vergogna, e l'immenso cordoglio onde era straziato per le pubbliche e private disgrazie, e per la perdita di un figlio giovanetto, teneramente amato, che gli fu poscia dai Turchi fatto morire[635]. Don Alvaro de Sande si difese per due mesi nella nuova fortezza, quantunque sfiduciato di soccorso: mancatigli tutti gli elementi della vita, vuote di acqua le cisterne alla sete ardente, l'aria corrotta intorno dai cadaveri insepolti, il fuoco spento sul focolare per difetto di combustibile, e la terra soperchiata dalla rena, fuggì, fu preso, e andò schiavo coi compagni per la via di Costantinopoli, dopo aver veduto all'ultimo di luglio dello stesso anno cadere il forte, e sul loro giaciglio gli infermi e i feriti per mano dei Turchi messi al filo della spada[636]. Dura tuttavia, orrendo spettacolo, su quella riva la funerea piramide, murata coi teschi dei nostri soldati e marinari[637]. Il vento aquilonare percuote ancora dopo tre secoli le aride ossa degl'infelici, e fischia tra le vuote occhiaje, a testimonianza perenne della moslemica barbarie nel cospetto dei navigatori di ogni nazione, che quivi ricordano la perdita di diciottomila uomini, di ventisette galere, di trenta bastimenti da carico, e di quattordici vascelli di alto bordo.
Della squadra romana nulla più tornò indietro, essendosi perdute al primo scontro le sensili, e poscia in battaglia la Capitana. Galeazzo Farnese menato a Costantinopoli e poi riscosso, prese servigio coi Veneziani, governò e difese Zara in Dalmazia. Del capitan Filippo e degli altri non più memoria. Ucciso dai nemici il Generale, dispersi gli ufficiali, imprigionate le genti di capo, perdute le ciurme, rotto il magistero e la tradizione, termino doloroso questo periodo della mia storia, lasciando le patrie sponde alla mercè dei pirati, tra i gemiti e le lacrime che le vedovate spose, gli orfani figli e i vecchi derelitti traggono dolorando sulla perdita dei loro congiunti.
Niuno dall'altra parte potrebbe adesso esprimere a parole la baldanza dei pirati e l'orgoglio degli ottomani, divenuti padroni, e riputati ormai invincibili per mare. In questi giorni Solimano e Selim, Luccialì e Dragut aprono il petto a più larghe speranze, disegnano novelle conquiste, e deliberano cominciare da Malta e da Cipro. A noi non resta che preparare gli animi e forbire le armi per le future riscosse, rimettere in sesto le fortificazioni littorane, e difenderci almeno in casa nostra dagli insulti dei barbari. Tempo verrà che la giornata delle Gerbe, vinta dalle orde turchesche e piratiche, e principalissimo fondamento della loro superbia, sarà scritta nei fasti della marina come ultimo termine dei loro trionfi.
NOTE:
[626] CIRNI, 128: «_Massime la Capitana di Flaminio dell'Anguillara scampava senza fallo, perchè quella galera andava alla vela quasi più di nessun'altra._»
[627] BOSIO, 432, B: «_Si ruppe l'antenna alla capitana del Papa._»
CIRNI, 128: «_Alla capitana di Flaminio si ruppe l'antenna per bel mezzo, che parse tagliata con una accetta, la quale cascando gli ruppe tutti i remi._»
[628] BOSIO, 432, B: «_I Turchi, mentre attesero a pigliare e saccheggiare quella bella Capitana del Papa, lasciarono andare a suo cammino la galera del capitan fra Gil d'Andrada._»
[629] MAMBRINO ROSEO cit., p. 16, lin. 6: «_Volendo troppo tirare le antenne se gli ruppero in quella fuga, onde sopraggiunte, furono le genti in gran parte tagliate a pezzi._»
F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-16. Milano, 1864, II, 354: «_Sulla capitana del Papa governata da Flaminio dell'Anguillara, capitano eccellente e di molto giudizio nelle faccende navali, mentre la ciurma invasa dal fernetico tira con supremo sforzo il sartiame, rompe l'albero e l'antenna.... Sopraggiunta dai nemici, i quali saltativi su colle coltella in mano, la più parte misero in pezzi, e fra i primi il misero Flaminio.... pochi serbarono in vita._»
[630] MAMBRINO ROSEO, part. III, voi. II, p. 16: «_Flaminio dell'Anguillara, capitano valoroso e di gran giudizio nelle guerre navali.... se gli ruppe l'antenna, spezzò i remi.... i nemici ferironlo di due colpi mortali in testa e nel collo.... senza conoscerlo, fu calpestato e morto._»
BOSIO, 432, B: «_Rimanendovi il capitan Flaminio preso et ucciso._»
THUANUS cit., II, 64: «_Flaminius Anguillarius, pontificiarum triremium præfectus, rupta antenna, sclopeti ictu inter pugnandum accepto, mortuus est._»
CAMPANA cit., 102, A, fin.: «_Danno gravissimo di uomini principali uccisi.... e tra quelli Flaminio dell'Anguillara, generale delle galere del Papa._»
ADRIANI, 645, A: «_La medesima fortuna fu di Flaminio da Stabbia Orsino.... che caduta l'antenna fu soprappreso e morto._»
COSTO, _Stor. di Nap._, 391: «_Vi morì di una archibugiata Flaminio dell'Anguillara, capitano famoso, mandato a questa impresa dai Cardinali dopo la morte di Paolo quarto._»
CIRNI, fin.: «_Morto di ferro Flaminio dell'Anguillara._»
[631] LITTA, SANSOVINO, e gli altri non ne parlano, come è detto sopra alla nota 7.
[632] MAMBRINO ROSEO cit., _Storie del Mondo_, vol. II della terza parte, in-4. Venezia, Giunti, 1598, p. 16: «_Si racconta un atto da esser notato di un Paggio dell'Anguillara che minacciato da un forzato che l'odiava.... lanciandosi in mare, vi restò in un istante affogato._»
F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, II, 354.
[633] _AVVISI di Roma_. Codice Urbinate 1039, fol. 160, e di seguito. — La prima notizia del disastro giunse in Roma lunedì, venti di maggio; ed alli venticinque del mese già il semipubblico Giornale ne dava ragguaglio agli associati con molta precisione rispetto ai fatti dei primi fuggiti; e con sufficienti congetture rispetto agli altri lasciati addietro.
[634] CAPPELLONI cit., 185. — SIGONIO cit., 335.
[635] AUGERII GISLENII BUSBEQUII, _Legationis turcicæ epistolae quatuor_, in-18. Parigi, 1595, p. 120: «_Sublato e vivorum numero Gastone, an peste, ut quidam credunt, an quod verisimilius est, ipsius Phialii opera, qui eum occultaverat, ut proprie saluti consuleret._»
[636] CIRNI, 157: «_Così all'ultimo di luglio 1560 i soldati che erano restati nel forte restarono tutti prigioni. Gli ammalati e i feriti furono tagliati a pezzi._»
M. AMARI, Lettere cit., p. 144, lin. 6, leggi 1560.
[637] W. H. SMITH, _The Mediterranean, a memoir physical, historical, and nautical_, in-8. Londra, 1854, p. 187: «_Passing Jerbah.... the Burj-er-Rus, a pyramid of human skulls, just outside the castle of Jerbah.... dreadfull disaster, which befell under Lacerda and Doria._»
FINE.
INDICE ALFABETICO
DELLE PERSONE, DEI LUOGHI E DELLE COSE.
NB. Il numero romano indica il volume, e l'arabico indica la pagina, così per il testo, come per le note.
Abbaco (dall') Antonio, arch. a Piacenza, I, 278. — Lavora di modelli in legname, I, 203.
Abbordo dice accòsto, non urto, II, 332.
Abbozzare, _v._ Gomena.
Abdallà, di Tunisi, I, 149, 152, segg.
Abete di rispetto, II, 378.
Acciarino, _v._ Archibuso.
Achmet, ing. a Rodi, I, 216.
Accoglienza, _v._ Saluto.
Acquata, I, 189; II, 187, 372. — Casse di ferro, trombe, e cisterne, II, 188.
Acquieri, fam. ancon., cap. Melchiorre, I, 59, 66.
Adorni, fam. gen., uniti coi Francesi e cacciati dai Fregosi e dai Rovereschi, I, 83, 91, 94. — Uniti coi Medicei cacciano Francesi e Fregosi, I, 173. — Adorni e Fregosi cacciati dal Doria e dagli Austriaci, I, 280, 290. Giorgio ricordato, II, 149, 173.
Addiaccio e Addiacciare (non _Bivacco_ o _Bivaccare_), II, 100, 387.
Adriano VI, elezione, I, 177. — Fisonomia, I, 195. — Navigazione, I, 179, 197. — Tutto di casa d'Austria, I, 185. — Stenta per Rodi, I, 198. — Accoglie i Cavalieri, I, 238. — Muore, I, 240.
Adriatico e sua libertà, I, 80.
Adunanza, _v._ Raunanza.
Affusto marino a scalone, riprodotto dal Moncrieff, I, 442; II, 159. — Valuta, II, 167.
Africa (terza parte del Mondo), _v._ Barberia.
Africa (città speciale), _v._ Afrodisio.
Afrodisio, postura e fortificazione, II, 195. — Assedio, II, 197. — Primo assalto, II, 201. — La Sambuca, II, 227. — Ultimo assalto, II, 239. — Conquista, II, 243. — Abbandono, II, 244.
Agghiaccio, Ghiaccio, Agghiacciare, e deriv. Gelo e Gelare, II, 173.
Agghiado e Agghiadare, uccidere di gladio, II, 412.
Aggiaccio e Giaccio, la barra del timone, I, 365.
Aggiacchio e Giacchio, sorta di rete, (Med. evo, I, 205).
Agli (degli), fam. ancon., cap. Giovacchino, II, 22.
Agostino da Terni, cap., II, 23.
Agugliotti del Timone. I, 365.
Aguzzino, guardiano di ciurma, soldo e razione, I, 112.
Aichio, _v._ Camalì.
Aidino, _v._ Cacciadiavoli.
Alabarde, I, 366.
Alamanni, fam. fior., cap. Niccolò, II, 253. — Congedato, II, 257. — Rimesso, II, 265. — Col card. Caraffa in Francia, II, 276. — Nella guerra di Campagna, II, 279.
Alba (il duca di), fisonomia, II, 284. — Volontario in Africa, I, 424. — Vicario in Italia per la guerra, II, 285, segg. — Alla pace di Cave, II, 314.
Albàgio, drappo da tende, di colore tanè, II, 159, 341.
Alberatura ed alberi di galèa, I, 365, 366. — Valuta, II, 155. — Di galeone, I, 168. — Di nave, I, 308. — Di brigantino, I, 368. — Grossi imbottati, I, 308.
Alberetto genealogico dei Doria, I, 273.
Alberghetti, fonditori di artiglieria, I, 75.
Albero, _v._ Alberatura.
Alessandro VI, pel giubileo, I, 7. — Trattati contro Turchi, I, 8. — Viaggio all'Elba, I, 21. — Costruzione di galere e compra di artiglieria, I, 10, 11. — Spedizione a Santamaura, I, 31. — Muore, I, 54.
Algeri, raccoglie i pirati, I, 382. — Sottoposta ai Turchi, I, 377. — Spedizione e attacco, II, 98. — Tempesta e rovine, II, 102. — Fermezza dei Romani, II, 107.
Aly-Zelif, sua difesa, I, 440.
Almadia, _v._ Afrodisio.
Almerighi, fam. bol., cap. Almerigo, II, 22.
Amante, la drizza dell'antenna, I, 367. — Peso e prezzo, II, 161.
Amari prof. Michele per gli storici arabi, II, 390. — Pei docum., I, 153; II, 401.
Amelia, _v._ Cansacchi.
Amici e nemici nei capitoli, I, 116.
Ammarinare e Marinare, I, 374.
Amministrazione, secondo i capitoli, I, 95, 242. — Soldo e razione, I, 112. — Vitto e spesa, I, 299. — Vestito di ciurma, I, 300. — Valuta delle ciurme, I, 163, 260; II, 156. — Valuta di una galèa, II, 155, 164, 168. — Valuta dell'artiglieria, II, 167. Per le altre attenenze, _v._ Commissario, Noli, Prede, e simili.
Ammiraglio, titolo non usato nel cinquecento, I, 43, 58. — Dato abusivamente al Vettori, I, 127. — E al Doria, I, 290; II, 329. — In Venezia, valeva primo Nostromo, I, 43. — Il supremo comandante dicevasi Capitan generale, _v._
Ammorzamento di terra, sughero, piombo contro l'artiglieria, I, 231, 308.
Ammutinamento di Turchi in Rodi, I, 222. — Di Spagnuoli a Patrasso, I, 327. — E in Aversa, I, 339, 344. — E in Milano, II, 81.
Amoroso Pietro, arch. in Ancona, I, 50, 205, 214.
Ampollette per la guardia, II, 163. — Misura di tempo, I, 367. — Scusavano i cronometri, I, 187.
Anchini, i cavi della trozza, peso e prezzo, II, 157, 161.
Ancona e Anconitani: due galèe per Santamaura, I, 31. — Sei costruite, I, 66. — Tre per la guardia, I, 134. — Otto per la lega, II, 18, 20. — Trentasei alla mostra, II, 22. — I Cartografi anconitani, I, 35. — Le fortificazioni, I, 50, 205, 214. — Maneggio di Cosimo contro Ancona, II, 313. _v._ Acquieri, Agli, Amoroso, Benincasa, Bonaldi, Bonarelli, Fanelli, Marchesini, Uffreducci.
Ancora a quattro marre, ronzoni, I, 365. — Prezzo e peso, II, 156. — Abbozzarsi per combattimento, II, 234, 402. — Per tempesta, II, 103. — Sferrare all'àncora, II, 104, 377.
Andrada (cav. Gil di), cap. de' Maltesi, II, 356. — Salvato dall'Orsino, II, 411, 413.
Andreotti, fam. civit., cap. Francesco, II, 180, 243, 258. — Cap. Aless. a Malta (BOSIO, III, 661, lin. 58). — A Lepanto, _v._
Andrivello, II, 232.
Andronico, _v._ Arduini.
Anguillara (il conte dell'), _v._ Orsini.
Anselmi, fam. civit., II, 258.
Antenna e fornimento, I, 365. — Valuta, II, 155. — Scusa i ponti di assalto, I, 315, 318. — Scusa bolina, II, 411. — All'orza coi grandi bastardi fragile, II, 410, 412.
Antichi, e loro magisterio nautico, I, 87, 187, 441.
Antirio, I, 325, 329.
Antivari (da) Luca, II, 23.
Antonio da Gubbio, cap., II, 249.
Anzio abbandonato, II, 288.
Appiani, signori di Piombino, cacciati dal Borgia, I, 17, 19. — Rendono il figlio del Giudèo, II, 123. Il principe Alfonso e il suo docum., II, 164.
Arabi, beduini e Berberi, nostri nemici, I, 424; II, 99, 105. — Talvolta alleati, I, 429; II, 198, 231, 401. — Cavaliero celebre, II, 209.
Archibugeri turchi quindicimila in Rodi, I, 222. — Uccellano agli occhi, I, 229. — E alla vita, II, 366. — Nella milizia europea misti coi picchieri, I, 297; II, 101. — Sciolti a maniche, alla maniera dei bersaglieri, I, 328; II, 215, 386.
Archibugio, detto _Chirioboarda_ I, 229. — Lungo di marina, I, 366. — Corto o tromboncino, I, 12. — Archibugetti di cavalleria, II, 171. — A miccio nella pioggia, II, 101. — A ruota, II, 170. — Sulle galere numero e valuta, II, 159.
Architetti e ingegneri militari: le tre scuole italiane e primitive, I, 205. — Mio parere, I, 138. A Piombino: Leonardo, e il Sangallo vecchio. Nello Stato: Giuliano, Bramante, Michelangelo, Castriotto. A Rodi: Basilio, Gioeni, Bartolucci, Martinengo, e gli ajutanti. Ad Afrodisio: Ferramolino, Arduini, Prato, e il Buono ricordato. Alle Gerbe: Antonio Conti. Negli eserciti di tutte le nazioni, II, 199.
Archivio secreto Vaticano, I, 10, 58, 95, 242, ec. Dei Notaj, I, 363, 395; II, 6, 139, 150, ec. Camerale di Roma, I, 371. Dei Colonna, I, 36, 110; II, 291. Di Stato a Fir., I, 147; II, 164. Notarili a Gen., I, 153; II, 356. Di Simancas, II, 134. Di Viterbo, I, 22. Di Perugia, com., II, 181. Dei Doria, II, 27, 343, 368. Dei Ricci, II, 19 e segg. Degli Orsini, disor., II, 7, 140. Dei Vettori, perduto, I, 127. Di Ancona, I, 35, 66, 69. Grande di Napoli, II, 360. De' Frari a Venezia, I, 203. Capitolare di Rieti, II, 113. Di Stato a Lucca, II, 249. Di Stato a Siena, II, 121, 122. Di Civitavecchia, I, 362, 392, 397; II, 180, 256.
Arda, desinenza sonante e focosa delle prime armi da fuoco, I, 229.
Arduini Andronico, ing. in Africa, II, 222. — Mutazione di batterie, II, 225. — La Sambuca, II, 234.
Arganello, II, 158.
Argano, II, 232.
Argenti Filippo, arch., I, 140.
Ariadeno, _v._ Barbarossa.
Armamento, materiale e personale diverso, secondo le nazioni, II, 46. Delle galere, I, 112, 258, 297; II, 40. Delle navi, I, 307; II, 41.
Armi speciali di marina, Spuntoni, I, 297. — Archibusi lunghi, I, 366. — Tromboncini, I, 12. — Pugnaletti, I, 219; II, 257. — Piccozze, II, 160.
Arma di famiglia, _v._ Stemma.
Armata navale, e cifre sempre varianti, II, 21, 38, 40. Alla guardia pel giubileo, I, 7; II, 176. — Soccorso a Rodi, I, 169. Guerre intestine: a Piombino, I, 19. — A Genova, I, 83, 91, 173, 280. — Toscana e Napoli, I, 279, 284. — Guerra di Campagna, II, 279 e segg. Contro Turchi: a Santamau., I, 31. A Biserta, I, 46. A Corone e Patras. I, 306. A Tunisi, I, 399. Nella Puglia, I, 435. Alla Prèvesa, II, 20, 81. Contro Dragut, II, 87. Ad Algeri, II, 98. Ad Afrodisio, II, 179. A Tripoli e alle Gerbe, II, 355. Distruzione, II, 416.
Arta, il golfo, _v._ Prèvesa.
Artiglieria al principio del cinquecento, I, 11. — Bizzarria di nomi, I, 89. — Calibri enormi, I, 230. — Ordinamento per multipli, in tre generi, I, 90. — La valuta, II, 167. — Sulle navi, I, 89, 169, 308; II, 70. — Sulle gabbie, I, 169, 308, 317. — Sulle galere in prua e sui fianchi, I, 166, 368, 441. — Sui galeoni, I, 169. — Sulle caracche, I, 84, 92, 308. — Sui palischermi, I, 86, 420. — Sessanta cariche a pezzo, II, 167, 35. Metodo per isbarcarla, I, 328. — Di Campagna, I, 425; II, 100, 216, 389. Carri al triplo de' pezzi, I, 12. Fucine da campo, II, 206. Colpi per giorno, II, 230. Rimbalzi, II, 214. Ammorzamento, I, 231, 308. In mano ai Turchi, I, 215. A retrocarica ed a più colpi, I, 90. _v._ Nomi particolari, Basilisco, Colubrina, Mortajo, ec.
Artiglieri tutti i primi architetti, I, 201.
Artimone, vela di galèa, I, 366.
Ascanio da Civit., _v._ Fiori.
Ascia, _v._ Mastro d'ascia, e Dascino.