La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2

Part 28

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Presso a poco mi accade altrettanto parlando dell'altro romano Galeazzo Farnese, quarto discendente in linea retta dal fratello maggiore di Paolo III. Mettete in men d'un secolo quattro generazioni, e presto intenderete che Galeazzo, di Pierbertoldo, di Galeazzo primo, di Pierbertoldo primo, e di Bartolommeo (stipite dei signori di Latera), doveva essere ben giovane di circa vent'anni: e ciò per evidente ragione naturale, corroborata dalla testimonianza concorde degli scrittori contemporanei, a dispetto dei genealogisti seguenti[526]. Ai quali ora per l'appunto mi conviene opporre un'altra recente e non sospetta eccezione, venutami da Livorno per la stampa di Milano, quasi in risposta alle mie ricerche intorno ai più negletti dei nostri capitani, come in alcun luogo qui addietro ho promesso di ricordare colla dovuta gratitudine[527]. Ecco le parole del Guerrazzi per quanto basta al presente proposito, senza precipitare le notizie dei successi futuri[528]. «Sopra la galèa capitana del Papa, governata da Flaminio dell'Anguillara, capitano eccellente e di molto giudizio nelle faccende navali.... si rammenta Galeazzo Farnese, nobile giovanetto, che prode fu, ma non operò atti eroici, mentre la storia, più che altri non crede, e a lei stessa non paia, piaggiatrice, lascia innominato un paggio dell'Anguillara, il cui caso pieno di pietà come mi riusci grato raccogliere, così non mi sarà grave raccontare.» Vedremo il resto, e adesso attendiamo all'Odorici, il quale nei supplementi al Litta, facendo i conti sulle spalle del nonno, ci darebbe il nipote per decrepito nella presente spedizione delle Gerbe[529]. Non così il Salazar che, distinguendo meglio le quattro generazioni, e i due Galeazzi, avo e nipote, parla di quest'ultimo nella forma che segue[530]: «Galeazzo, secondo di questo nome, e diciannovesimo signore di Farnese, nipote del primo Galeazzo, segnalossi grandemente nella milizia; e dopo impiegato alcun tempo nei primi studî dell'arte, servì Filippo secondo[531], l'anno 1560, alla giornata delle Gerbe, nella quale cadde prigioniero, essendo ancora tanto giovane che Mambrino Roseo lo chiama Nobile giovanetto. Ricuperata la libertà continuossi nella gloriosa professione delle armi, donde col suo ingegno e studio cavò tal frutto, che nell'anno 1571 ottenne dai Veneziani il generalato delle loro milizie in Dalmazia. Colà fu maestro a Mario suo minor fratello, e poi in Napoli tolse per moglie la nobilissima Lucrezia Tomacelli, zia di quella principessa che con lo stesso nome portò l'eredità dei Tomacelli in casa Colonna, maritandosi a don Filippo duca di Tagliacozzo.» In somma la prima spedizione del giovane Galeazzo viene segnata alle Gerbe; ed il primo tirocinio della marineria infin dai teneri anni vuolsi ricercare sulle galèe della sua famiglia, e sotto la direzione de' suoi cugini Orazio Farnese e Carlo Sforza, ricordati nei libri precedenti come capitani marittimi, e come possessori di bastimenti militari di loro proprietà.

Di che avendo detto altrove a sufficenza per gli Sforzeschi, ma non egualmente pei Farnesiani, quando mi stringeva il bisogno di avacciare in mezzo alle furie delle congiure e delle vendette, ora qui sembrami migliore partito il compiere con qualche documento che torni al proposito, e comprovi il magisterio domestico del giovane e valoroso Farnese. Ecco in lingua volgare l'atto di vendita delle quattro galere della famiglia: originale documento e raro, che ora mi dice bene a ripieno, intanto che lenta lenta si apparecchia nel Regno la spedizione per l'Africa[532]:

«MDXLV adj XXIII di ottobre.

»Per il magnifico signor Paulo Pietro Guidi, presidente della camera ducale di Piacenza et Parma, et Jo. Batista Liberati thexoriero et maestro dellentrate ducali predette si vendino quattro galere del signor duca di Piacenza et Parma allo illustrissimo signor Gio. Luigi del Fièsco con li capitoli, patti, et conventioni infracripte. Et primo.

»Per sua Eccellenza diano et vendino le dette quattro galere, cioè la Capitana, la Victoria, Santa Catherina[533], et la Padrona, di quella qualità et sorte che sono, et con robbe, fornimenti, schiavi et forzati justa lo inventario, fatto per messer Pietro Ceuli agente di sua Eccellenza e per messer Anton Maria Marano agente del predetto signor Conte, quale inventario sarà inserto qui di questo tenore, cioè[534]:

»Intendendo però che li forzati condemnati a tempo li si danno co la conditione che l'ha sua Eccellenza; et de detto inventario se habbino da diminuire forzati venticinque in circa liberati da Sua Santità dopo fatto detto inventario, et forzati venticinque in circa quali sono delli heredi del quondam capitanio Bartolomeo Pereto da Talamone[535]; et mancando il numero di essi forzati et schiavi, supplirà sua Eccellenza oltre il sopraddetto numero di cinquanta in circa.

»Et più sua Eccellenza farà che Sua Santità condurrà tre de dette galere al stipendio della Camera apostolica per dui anni, et al predetto signor Conte darà il luogho che tenea l'illustrissimo signor Horatio suo figliuolo in dette galere, intendendo che il soldo[536] de dette tre galere incominci in persona del sopraddetto signor Conte dal dì della consegna de dette galere, ancora che non fosse fatto il contratto colla Camera apostolica, et non prima.

»Et il soprascritto signor Conte promette per la compera et prezzo di dette quattro galere pagare a sua Eccellenza, o a chi Lei ordinerà, scudi trentaquattromilia d'oro in oro d'Italia daccordo, da pagarli nelli infrascritti modi et termini, cioè il terzo alla consegnia di esse galere, l'altro terzo alla festa della Natività di Nostro Signor de lanno 1546, et l'altro terzo et ultimo alla 'ltra Natività di Nostro Signor de lanno 1547. Prometendo essi S. al p.º S.[537] de evictione in forma per detta vendita in nome di sua Eccellenza.

»Et il predetto signor Conte in observatione delle predette cose sè et suoi beni presenti et futuri et in particolare per detti due terzi che resterà esso signor Conte, cioè di scudi ventiduemillia seicento sessantasei et dui terzi di scudo, dico scudi 22666-2/3, obbliga et ypoteca in spetie et particolarmente il luogho o vero castello di Calestano di parmegiana con sue jurisditioni, et pertinentie, intrate, et tutte et singole raggioni et actioni, et farà che l'illustrissimo signor Hieronimo suo fratello secondo et padrono desso Castello et luogho ratificarà la presente obbligagione per istrumento in forma amplissima, fra detto termine della consegna da farsi di dette galere, et di più darà idonea cautione oltra detto castello et come di sopra ad ogni simplice requisitione di sua Eccellenza per quella somma et quantità che a sua Eccellenza parerà, dando ex nunc. us.[538] licentia passato detto primo termine e non pagando la detta summa a sú Eccellenza, di pigliarsi la possessione di esso castello et uts. di sua propria autorità, et in quello stare, vendere, alienare, contrahere, et distrahere, come meglio parerà a sua Eccellenza, et innanzi qualunque extimatione et liquidatione da esser fatta. Intendendo che in caso che sua Eccellenza pigliassi detto possesso di detto luogho, et sua Eccellenza ni cavassi li proventi et frutti, che non si possono compensare ni la sorte principale.

»Costituendosi fra tanto detto signor Conte per sè et per suo fratello tenere et possedere detto luogho a nome di sua Eccellenza, et il medesimo s'intenda per gli altri termini, obbligando sè et soi beni in amplissima forma della Camera apostolica, et così giurano le parti le predette cose vere et attenderle et observarle volendo che sestenda al cossiglio di sup. forma amplissima.

»Io Paolo Pietro Guidi, presidente della Camera di sua Eccellentia, affermo quanto è detto di sopra.

»Io Gio. Bap.ta Liberati, thesoriero et mº d'entrata de sua Eccellenza, affermo quanto di sopra se contiene et per fede me so sotto scritto de man propria.

»Io Gioan Luise Fiesco affermo quanto di sopra di man propria. Visa. C. Campellus[539].»

Dunque Flaminio, Filippo, Galeazzo, e gli allievi migliori della scuola romana, preso in Civitavecchia il rinforzo di eccellenti marinari, e avuti da Roma quattrocento fanti sperimentati nelle guerre precedenti, sciolsero agli ultimi di agosto, e furono in Messina ai primi del mese seguente.

NOTE:

[521] ANTONFRANCESCO CIRNI, _I successi dell'armata di sua Maestà cattolica, destinata all'impresa di Tripoli di Barberia_, in-16. Firenze, 1560, p. 34: «_I cardinali mandarono colle tre galere della Chiesa Flaminio Orsini, cavaliere molto pratico e discreto._»

NATAL CONTI, _Historie de' suoi tempi, tradotte dal Saraceni_, in-4. Venezia, 1589, I, 336, B: «_I cardinali di Roma innanzi la creazione di Pio IV.... aggiunsero tre galere sotto il governo del capitan Flaminio Anguillara._» (Parente ed allievo del conte dell'Anguillara, e signore di Stabia.)

CAMPANA CESARE, _Vita di Filippo II_, in-4. Venezia, 1608, II, 83, B: «_Tre galere della Chiesa, delle quali fu dato il governo a Flaminio dell'Anguillara._» (Come sopra alla nota 9 di questo libro, e pag. 278.)

[522] BOSIO cit., III, 432, B: «_La capitana del Papa.... bella capitana, tutta dorata._» Docum. cit., _Medio èvo_, II, 472.

[523] RELATIONE _della ritentione delle galere di Carlo Sforza, priore di Lombardia, fatta da Alessandro Sforza chierico di Camera, e della prigionia e liberazione del cardinale di Santa Fiora, l'anno_ 1555. — Mss. Capponi, cod. 287, p. 413, pubblicato nell'ARCH. ST. IT. in-8. Firenze, 1847, vol. XII, p. 372: «_Il re di Francia tolse il governo al capitan Filippo da Vicovaro, e lo dette a Niccolò Alemanni._»

DOCUM. e citazioni qui sopra, II, 180, 243, 253, e segg.

[524] BOSIO cit., III, 396, B: «_Giunse in Malta il capitano Filippo da Vicovaro, mandato dal Papa per condurre in Civitavecchia la galera e il Moretto.... Fu il cap. Filippo da Vicovaro ricevuto con molto onore, et accarezzato dal Gran Maestro.... Prese le informazioni, fu poi grande istrumento et mezzo perchè il Papa e il card. Caraffa si quietassero._»

[525] LITTA, _Famiglia Orsini_. — Non vi ho trovato nulla di Filippo da Vicovaro, nè pur il nome.

FRANCESCO SANSOVINO, _Casa Orsina_, in-fol. Venezia, 1565. — In tutto l'Indice, che sono trentasei colonne di infiniti nomi, non vi è scritto niun Filippo.

[526] ADRIANI cit., 651, A: «_Galeazzo Farnese, figliuolo di Bertoldo, combattè alle Gerbe.... portato stiavo a Costantinopoli._»

MAMBRINO ROSEO, _Storie del Mondo_, in-4. Venezia, 1598, parte III, vol. II, p. 16: «_I Turchi ferirono Flaminio Orsino, generale delle galere del Papa, con due colpi mortali nella testa e nel collo.... quasi tutti morti, alcuni presi con Galeazzo Farnese, nobile giovanetto._»

FRANCESCO ZAZZERA, _Nobiltà d'Italia_, in-fol. Napoli, 1615, I, 162: «_Della famiglia Tomacella, Lucrezia fu prima moglie di Galeazzo Farnese, col quale fece molti figliuoli._»

SERENO PARUTA, e gli altri delle guerre veneziane ne parlano pel tempo seguente, che Galeazzo servì la Repubblica in Cipro e in Dalmazia nel 1571.

[527] Vedi sopra, lib. VIII, cap. II, p. 277.

[528] F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-16. Milano, 1864, II, 354.

[529] LITTA, _Famiglie celebri d'Italia_, con la continuazione di FEDERIGO ODORICI e di altri. Casa Farnese, tav. VIII: «_Il Salazar fa supporre che Galeazzo Farnese fosse allora adolescente: osserverò che del 1560, a conti fatti, non avrebbe potuto quel ragazzo aver meno di cinquant'anni._»

[530] DON LUIS DE SALAZAR Y CASTRO, _Glorias de la casa Farnese_ in-fol. Madrid, 1716, p. 31. E nella tavola genealogica, p. 395. — E nel catalogo dei maritaggi, p. 344: «_Galeazo II del nombre,_ XIX _Señor de Farnese, y nieto de Galeazo I, fuè muy señalado en la milicia; y despues de aver gastado en ella algun tiempo, sirviò a Felipe II en la jornada de los Gelves año 1560. Donde quedò cautivo, siendo tan mozo.... Recuperada la libertad continuò aquella profession gloriosa en varias guerras.... el año 1571 le diò la repubblica de Venecia al generalato de sus armas en Alvania.... casò con Lucrezia Tomacelli, tia de la princesa, que con el mismo nombre llevò los bienes de la casa Tomacelli a la Colonna, casando con don Felipe Colona, duque de Tallacoz._»

[531] _Servì Filippo_: Cioè militò sulle galere romane, mandate ausiliarie all'armata del re Filippo. Come lo Spagnuolo pensa alla Spagna, così deve ogni altro pensare al suo paese, secondo giustizia.

[532] ATTO originale della vendita delle galere dei Farnesi ai Fieschi. — Pubblicato da LUCIANO SCARABELLI, _Guida di Piacenza_, in-32, 1841, p. 89. — Io ne distendo le abbreviature evidenti.

[533] _La Santa Catherina_: Nome impostole sul cantiere da Gentil Virginio Orsini, secondo l'onomastico della Caterina, ultima delle sue figlie. Detta nel vezzeggiativo la Caterinetta, sostenne poi la parte principale sul mare nell'esecuzione della congiura.

[534] _L'Inventario_: È scritto a parte, e trovasi depositato dallo Scarabelli nell'Archivio di Piacenza. Nell'originale non si vede altro che il vuoto di una riga, come egli nota.

[535] _Cap. Pereto da Talamone_: Chiaro è che le stesse galere erano state prima degli Orsini e dei Peretti, passate poscia ai Farnesi, vendute ai Fieschi e tenute al soldo della Camera.

[536] _Il soldo_: Non entra (come alcuni aggravano) per dispendio oltre il prezzo, anzi aggiugne maggior vantaggio all'acquirente.

[537] _Essi S. al p.º S._: Esso Signore al predetto Signore, cioè l'uno all'altro di essi.

[538] _Et uts_. Come sopra. _Ut supra_.

[4 settembre 1559.]

XXV. — Assembravasi lentamente in quel porto la spedizione generale agli ordini del vicerè di Sicilia don Giovanni della Cerda, duca di Medinaceli: uomo non privo di alcune belle qualità, gentil cavaliero, buon padre, leale mallevadore: ma trontìo nel vuoto, ed altrettanto sostenuto dai favori della corte, quanto sfornito delle doti necessarie a condurre imprese di rilievo, sia per mare, sia per terra; quantunque e per terra e per mare dovesse misurarsi con Dragut[540]. A tal fine aveva ordine di mettere insieme armata ed esercito, navigli di linea e di trasporto, e cavare ogni cosa dalle provincie d'Italia, stimate sufficienti al bisogno, senza sguarnire le difese dei porti di Spagna[541]. Si noveravano in prima le tre galèe di Roma, comandate da Flaminio Orsini; quattro di Firenze sotto Niccolò Gentili, cinque di Malta sotto il cavalier de Tessieres, tredici del Doria condotte per la prima volta dal giovinetto Giannandrea, cinque di Napoli sotto don Sancio di Leyva, otto di Sicilia sotto don Berengario Requesens, cinque di Scipione Doria, due del principe di Monaco, due di Stefano de' Mari, due del marchese di Terranova, due del visconte Cicala, due di Bendinello Sauli; in tutto cinquantatrè galèe grosse: più due galeotte del Medinaceli, una di Federigo Staiti, una di Luigi Ossorio, due galeoni, ventotto navi di alto bordo, dodici navette, e più altri legni da trasporto per munizioni da guerra e da bocca, e insieme per quattordicimila fanti da sbarco, tra spagnuoli, italiani e tedeschi: fior di gente, condotta da Quirico Spinola, da Scipione Frangipani della Tolfa, da Ippolito Malaspina, e da Andrea Gonzaga, quattro colonnelli italiani; più Stefano Leopart coi Tedeschi, e don Luigi Ossorio cogli Spagnuoli.

E poichè siamo a navale armamento di spedizione generale cavata solamente dalle provincie italiane, qui mi talenta inserire la lista dei bastimenti di linea, e i loro nomi ad uno ad uno, sì come gli ho raccolti dalle memorie edite ed inedite dei contemporanei; senza tener conto dei legni minori, o di quei bastimenti a vela che allora diceansi Navi, ed oggi si chiamano vascelli: dei quali niuno allora curava i nomi o i padroni, se non per dire che tutti in un fascio obedivano al colonnello Andrea Gonzaga, messo sur una di esse navi chiamata l'Imperiale, come comandante del convoglio[542].

NOTA

DELLE GALÈE ASSEMBRATE IN BATTAGLIA L'ANNO 1559-60, PER L'IMPRESA DI TRIPOLI E DELLE GERBE CONTRO DRAGUT.

1. La Reale, a nome di Andrea Doria, condotta da Giannandrea, luogotenente dello Zio, col consenso del Re. 2. la Capitana di Roma, Flaminio Orsini da Stabia. 3. la Padrona id. Filippo Orsini da Vicovaro. 4. il San Pietro id. Galeazzo Farnese da Latera. 5. la Capitana di Malta, cav. de' Tessieres. 6. la Padrona id. Antonio Maldonato. 7. il San Filippo id. Antonio Bremond. 8. la Santa Fede id. Gil d'Andrada. 9. il San Michele id. Raffaele Salvago. 10. la Capitana di Firenze, cav. Niccolò Gentili. 11. la Padrona id. Piero Machiavelli. 12. l'Elbigina id. Alfonso del Palla. 13. la Toscana id. N. N. 14. la Padrona del Doria. 15. la Nunciata id. 16. la Signora id. 17. l'Aquila di Doria. 18. la Vittoria id. 19. la Presa id. 20. la Divizia id. 21. la Centuriona id. 22. la Fortezza id. 23. la Temperanza id. 24. la Marchesa id. 25. la Contessa id. 26. la Capitana di Napoli, don Sancio di Leyva. 27. la Padrona id. 28. il San Giacomo id. 29. la Leva id. 30. la Mendozza id. 31. la Capitana di Sicilia, don Berlinghiero Requesens. 32. la Padrona id. 33. la Califfa id. 34. la Ventura id. 35. l'Aquila di Sicilia id. 36. la Fortuna id. 37. la Costanza id. 38. la Donzella id. 39. la Capitana di Antonio Doria, Scipione suo figlio. 40. la Padrona id. 41. la Pellegrina id. 42. la Fede id. 43. l'Amicizia id. 44. la Capitana di Monaco. 45. la Padrona id. 46. la Capitana de' Mari, capo Stefano de' Mari. 47. la Padrona id. 48. la Capitana di Terranova, cap. il marchese Ottavio? 49. la Padrona id. 50. la Capitana del Cicala, cap. Visconte Cicala. 51. la Padrona id. 52. la Capitana del Sauli, cap. Bendinello Sauli. 53. la Padrona id.

_Delle quattro galeotte._

1. La capitana del Medinaceli. 2. Della Cerda. 3. di Federigo Staiti. 4. di Luigi Ossorio.

Abbiamo già valica la mela del secolo decimosesto, e ci troviamo oramai vicini al termine dell'ultimo libro, e la marineria militare in niuna parte del mondo ancor non ha fatto il gran salto eccezionale dal remo alla vela. Nessuno fin qui conosce i vascelli di linea, come poscia furono chiamati, quando Francesco Drake nello scorcio del medesimo secolo per la prima volta li condusse in battaglia sull'Oceano, aringando l'armata navale coi soli bastimenti di alto bordo ed a vela. Prima di lui, e nel tempo ove ora ci troviamo col discorso, parlando di battaglie, di spedizioni e di viaggi, coi grandi ammiragli e coi maggiori sovrani, non troviamo altri legni di linea che i bastimenti da remo, secondo la perpetua costumanza di tutti i tempi e di tutti i popoli, stante la necessità tattica del movimento libero, tornataci ora gigantesca col vapore. Gli è questo un pensiero in più occasioni espresso e svolto: ma non tanto che basti per la sua importanza, e per l'ostinazione al contrario di molti a rimpiangere e a richiamare dannosamente la tattica militare della vela. Nacque per cause eccezionali, durò poco, e finì per sempre. Anche sull'Oceano, la marineria armata faceva supremo assegnamento sui bastimenti da remo: i Normanni, i Teutoni, i Britanni e gli Scandinavi combattevano a remo coi loro dracarri[543]. Così i Romani, i Bizantini, gli Spagnoli, i Genovesi e i Veneziani colle galèe di Londra e di Fiandra[544]. Al quale proposito altresì merita essere ricordato il capitano Benedetto Zaccaria di Genova, il quale sulla fine del secolo decimoterzo proponeva a Filippo il Bello il modo di costruire e di equipaggiare un'armata per combattere sull'Oceano contro gli Inglesi e per invaderne il regno: armata di galere in battaglia, e di uscieri al trasporto[545]. E similmente sarà bene toccare qui dei fatti più moderni di Leone Strozzi, al cui ardimento sembrò piccolo vanto il passare colle sue galèe oltre allo stretto di Gibilterra, anzi pur volle a remo spingersi avanti, e battersi contro gli Inglesi nel mare di Piccardia per difendere il porto e la piazza di Boulogne da loro assediata; o poi nei mari di Inghilterra e di Scozia, dove colle galèe medesime fece cose mirabili di combattimenti e di espugnazioni[546].

Non mica tanto vanto allora delle galèe, perchè i navigli a vela fossero, come alcuni pensano, piccini piccini; ma per la ragione fondamentale del motore libero, sempre cercato, come sa il lettore, a preferenza della incerta e mutevole forza del vento. Si costruivano cocche, caracche, e navi grandissime, di tre e di cinque coperte, capaci di portare infino a mille cinquecento viaggiatori, agiatamente collocati nei corridoj in più ordini, per i lunghi passaggi di oltremare, colle loro bagaglie e provvigioni; navi di quattromila tonnellate; navi colle scuderie e fornimenti per cento cavalli, da metterli a bordo ad uno squillo di tromba, e da cavarli fuori sellati ed armati per gli usci di poppa sopra ponti volanti che avevano da ciò[547]. Insomma tutti vedevano sul mare navi a vela di sovrana grandezza, secondo il bisogno; non mai per questo come legni di prima linea in battaglia, ma solo come bastimenti di convoglio e di carico, massime pel trasporto dei cavalli nei tempi cavallereschi: materia più studiata dai nostri maggiori, perchè più necessaria ai loro costumi. Fabbricavano uscieri grandissimi con tre ruote e due porte di poppa, capaci di uno squadrone compiuto di cavalleria; e talvolta per non arrischiarlo tutto insieme, anzi per ottenere il medesimo intento con dispendio minore, più presto, e in più parti, usavano costruire molte tartane, capaci ciascuna di trenta cavalli in due file di quindici a destra e di altrettanti a sinistra, sotto coperta: di che abbiamo documenti importantissimi del secolo decimoterzo nel grande archivio di Napoli, pubblicati almeno in parte da quegli Ufficiali a conforto di chiunque desidera conoscere il linguaggio della marineria antica e moderna, che dura sempre lo stesso[548].

Noi abbiamo veduto sul principio del cinquecento al blocco di Genova caracche armate di lunghe colubrine da cento libbre di palla, e palischermi che giocavan di prua con pezzi da trenta; abbiamo veduto navi strepitose, come la caracca corazzata di Malta, navi pei cavalli alla impresa di Algeri, navi per convoglio a Corone, per munizioni alla Prèvesa, ed ora ne troviamo per la impresa di Tripoli; sempre messe alla coda, non mai in prima linea: e abbiam veduto e vedremo la difficoltà di tenerle insieme colle galèe. Valga per tutti la sentenza di Antonfrancesco Cirni, testimonio di veduta, che pei fatti di questa medesima spedizione di Tripoli scriveva così[549]: «Hanno da sapere che il condurre armata di navi, massime di verno, non solo è cosa difficile, ma difficilissima. Il che si è visto sempre in tante imprese che per mare si sono fatte: chè prima bisogna fornirle d'acqua, poi rimorchiarle fuori dei porti, soccorrerle nei tempi fortunevoli, ed ajutarle quando non possono afferrare; di modo che il travaglio dietro a loro non ha mai fine: e con tutto questo arrivano poi dove bisogna, quando piace al vento.»

NOTE:

[539] La consegna compiuta in Civitavecchia dal Ceuli al Marano nel maggio 1546.

[540] ADRIANI cit., 643, A: «_L'impresa sopra Tripoli di Barberia mal consigliata, e peggio condotta._»

PRESCOTT cit., II, 357: «_Medinaceli seems to have possessed none of the qualities requisite in a commander, whether by land or sea.... A worse choise could not have been made._»

[541] CIRNI cit., 29: «_Secondo il volere di sua Maestà l'impresa si poteva fare con le galèe d'Italia.... così il Mendoza con le galèe di Spagna se ne andò._» IDEM, 23, fin.

SIGONIO, 325: «_Non si potè ottenere dal Mendoza la squadra delle galèe di Spagna._»

TOMACELLI, _Lettera_ cit., 234: «_Stimava il Re che per questa impresa basteriano le sue galere d'Italia, con quelle de' suoi confederati._»

[542] AVVISI di Roma, Cod. Urbin. alla Bibl. Vatic. 1039, fol. 161: «_Lista delle galere_»

BOSIO cit., 409, D.

CAMPANA, 83, B.

CIRNI, 32, e liste in fine.

[543] A. JAL, _Archéologie navale_, in-8 figur. Parigi, 1841, I, 130.