La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2
Part 13
» Un calcese di maestra. » Due colleoni di calcese. » Due taglie da ghindare per maestra. » Due pulegge di ritorno. » Due pulegge per la detta. » Due altre pulegge per la detta. » Due taglie di anchini da due occhi. » Due taglie di anchini da un occhio. » Due taglie di orza davanti, ossia orza novella, da un occhio. » Calcese pel trinchetto. » Una puleggia pel detto. » Due colleoni. » Due taglie pel fionco[203] da quattr'occhi. » Due taglie da due occhi. » Sei pulegge per dette. » Quattro taglie di anchini da due occhi. » Due taglie di anchini da un occhio. » Sei pulegge. » Otto taglie pei paranchinetti da due occhi. » Due taglie di orza davanti da due occhi. » Pulegge per dette. » Dodici taglie da collatori[204] da due occhi. » Dodici taglie pei collatori da un occhio. » Pulegge per detti. » Sette mazzapreti[205]. » Pulegge per detti. » Ventiquattro vertecchi. » Una pasteca[206] da quarnale. » Pulegge per detta. » Due pasteche d'orza a poppa. » Una pasteca da schifo. » Una pasteca da quarnale. » Un mazzaprete per cazzare la tenda. » Due coccinelli. » Quattro pulegge per mazzapreti. » Due taglie di prodano da quattr'occhi. » La pasteca del cannone. » Una puleggia per detta. » Sei pulegge per mascellari[207]. » Otto taglie da un occhio pei detti mascellari. » Ventiquattro pulegge pei detti. » Nove mazzapreti. » Nove pulegge pei detti. » Una bigotta da sperone. » Una puleggia pel detto. » Due bigotte da cordiniera. » Tre bigotte di trozza. » Ventiquattro vertecchi. » Due taglie da prodano. » Due dette da due occhi. » Otto pulegge per dette. » Due arganelli. » Pulegge per detti. » Maschi da schifo per salpare. » _In tutto, come è detto, Sc. Romani_ 60. —
»_Lista N. 2ª._ — ARMI DIVERSE ED APPARATI PER LE ARTIGLIERIE.
» L'artiglierie non si notano[208]. » Centoventi moschetti Sc. Rom 360. » Centoventi forcine 18. » Sessanta mezze picche 18. » Dodici rotelle 8. » Centoventi bandoliere 36. » Per le artiglierie. — Dodici schiappe da scalone, dieci bigotte, trenta perni, dieci mazze, un gancio, cucchiare, stivatori, rifolatori, lanate, borsa di corame per la polvere, in tutto 35. » Lo scalone pel cannon di corsia guarnito 25. ———— »_Somma la lista 2ª, c. s._ Sc. Rom. 500.
»_Lista N. 3ª._ — TENDE, TENDALI, E PORTE.
» Una tenda di albagio di Roma, palmi 2880, spago per cucirla libbre 24. Cavetto di terranina, libbre 20. Tela trina pel mezzanino, palmi 150. Sartia per guarnimento. » Un tendale di albagio di palmi 420. Spago per cucirlo libbre 6. Canavaccio per fodera, palmi 400. » Due porte d'albagio attorno alla galea, e porte di poppa e di prua, palmi 1100. Tela parata per fodera di tutto, palmi 1300. Spago per cucirne, libbre 10. In tutto Sc. Rom. 470. » Una tenda di canavaccio, palmi 2800. Spago per cucirla, libbre 16. Mattaffioni, libbre 120. Guarnimento, libbre 90. Mezzanino, libbre 100. In tutto 125. » Una incerata di cottonina, palmi 160. Spago per cucirla, libbre 2. Cera, libbre 50. Verderame, libbre 15. Trementina, libbre 10. Pece greca, libbre 8. Sevo, libbre 20 35. ———— » _3ª lista, in tutto, c. s._ Sc. Rom. 630.
»_Lista N. 4ª._ — FERRAMENTI.
» Dodici verrugli da calafato Scudi Rom. 2.40. » Ferro uno per lo schifo 2.50. » Una gravina, o sia pie' di porco 1.50. » Un pajo di tanaglie 1.20. » Incudine 2. — » Due tagliaferri 0.60. » Due mazzette 0.50. » Otto buttafuori 2.20. » Otto piccozze 4.40. » Dodici zapponi 7.20. » Cinquantuna branca di catene a cinque fila per branca, a scudi sette per ciascuna 357. — » Calzette di ferro, venti fila 28. — » Ducencinquanta maniglie armate 115. — » Diversi altri ferramenti minuti 25. — » Marracci per far la legna, otto 3.40. » Otto rasoj per rapare la ciurma 0.50. ——————— » _4ª lista, in tutto, c. s._ Sc. Rom. 553.40.
»_Lista N. 5ª._ — VELE DI COTTONINA.
» Una borda, palmi 5000. Canavaccio per mantelletto. Sartia per guarnimento. Spago per cucirla. Sc. Rom. 250. » Un marabutto, palmi 3600. Canavaccio per mantelletto. Sartia per guarnimento. Spago 140. » Un marabuttino, palmi 2800. Canavaccio per mantelletto. Sartia per guarnimento. Spago 120. » Un trinchetto grande, palmi 2640. Canavaccio per mantelletto. Sartia per guarnimento. Spago 115. » Un trinchetto piccolo, palmi 1450. Canavaccio per mantelletto. Sartia per guarnimento. Spago per cucirlo 65. ————— »_5ª lista, in tutto, c. s._ Sc. Rom. 690.
»_Lista N. 6ª._ — SARTIA A CANTARI DI LIBBRE 250 CIASCUNO.
» Quattro gomene, collettivamente Cantari 22. — » Due gomenette 7. — » Due capi di posta 5. — » Dodici costiere[209] 3.50. » Due capi di vette 3.50. » Un pajo di amanti 1.80. » Due bracotti di poppa e prua 0.30. » Due oste di maestra 1. — » Due orze a poppa 1. — » Una quarnale 1. — » Due scotte 2. — » Orza davanti, ed orza novella 1. — » Cavo pei collatori 1. — » Due prodàni per la maestra 3.50. » Fionco pel trinchetto 1.20. » Otto sartie pel trinchetto 1. — » Orza davanti pel trinchetto 0.40. » Bracotti di poppa e di prua pel trinchetto 0.16. » Due oste di trinchetto 0.60. » Quarnaletta e carichetta di trinchetto 0.20. » Prodàno del trinchetto 1. — » Barbetta pel cannone e per lo schifo 1.80. » Paranchinetti pel trinchetto, due 0.20. » Duo paranchinetti pel timone 0.06. » Tre mazzi da scandaglio 0.10. » Due anchini[210] del trinchetto 0.50. » Anchini per la maestra 0.80. » Un pajo di amanti pel trinchetto si cavano dalle vette — — » Cinquantuno stroppo de' remi, e collatori 1. — » Otto bozze 0.60. —————— »_6ª lista, in tutto_ Cantari 63.22.
» Che a circa scudi 15 il cantaro, danno c. s. Sc. Rom. 900.
»_Lista N. 7ª._ — BOTTAME ED ALTRO PER COMPAGNA E PAGLIUOLO.
» Sei botti grosse Sc. Rom. 0. — » Una manica di corame per imbottare 8. — » Caldajo per la ciurma 10. — » Attrezzi di cucina, barbiere, e calafato 12. — » Cantaro da pesare 8. — » Ottanta sacchi pel pagliuolo 35. — » Ventidue stuoje pel pagliuolo, e cose diverse 4. — » Due bilance piccole 5. — » Un bilancione 6. — » Cinque pesi di bronzo da pesare la carne 5. — » Sei lampioni di corsia 12. — » Sei lampionetti di cerca 5. — » Un lampione di burrasca 4. — » Venti coffe per savorra 3. — » Dodici sèssole da aggottare 3. — —————— »_7ª lista, c. s._ Sc. Rom. 150. —
»_Lista N. 8ª._ — VESTITI PER LA CIURMA.
» Cappotti di albagio per ducensessanta uomini: palmi ventuno per cappotto, e filo per cucirli, si calcola giulî ventuno per cappotto 546. — » Camiciuole di panno cordellato, canavaccio per fodere, e filo per cucirle, ad uomini ducensessanta, da palmi undici l'una, si calcola scudi due per camiciuola 520. — ———————— + 1066. — » Se ne diffalca per venticinque bonavoglia, cui si danno a conto loro - 102.50 ———————— »_8ª lista, c. s._ Sc. Rom. 963.50.
»_Lista N. 9ª._ — VESTITI BIANCHI, SCARPE, CALZE, BERRETTI.
» Camicie, numero 520, due per ciascuno; e calzoni paja 520, due per ciascuno; che sono quattro pezzi di biancheria per uomo. Ve ne va canne cinque. Filo per cucire camicie e calzoni, vagliono[211] circa giulî quindici Sc. Rom. 390. — » Berretti, numero 260 a bajocchi dieci 26. — —————— + 416. — » Se ne diffalca per venticinque bonavoglia, cui si danno a conto loro - 40. — —————— Resta + 376. — » Scarpe e calze a trenta schiavi, a giulî dieci per uomo, non mettendo i bonavoglia, perchè vanno a conto loro 30. — » Schiavine che si danno alla ciurma per l'inverno, non compresi i bonavoglia, ai quali si danno a conto loro, si calcola numero centodieci, a giulî dodici e mezzo l'una 137.50. ——————— »_9ª lista, c. s._ Sc. Rom. 543.50.
»_Lista N. 10ª._ — FIAMME ED ATTREZZI DI POPPA.
» Le fiamme di tela importano circa Sc. Rom. 50. — » Un quadro di Nostro Signore e della Madonna, e campanello 2. — » La chiesuola, due bussole, quattro ampollette 4. — » Candele e torcie per la Salve il sabato a sera — — » Una tendale di cotonina, e due parasoli; canne cento in circa 32. — » Due camerette di panno colle porte, canne trentacinque in circa, e fodera di tela turchina 45. — » L'incerata per coprire la poppa è già nella 3ª lista — — » Due buffetti di noce 6. — » Due sedie a braccialetti 5. — » Quattro sgabelletti di vacchetta 8. — » Un tappeto che serve a poppa e a schifo 4. — —————— »_10ª lista, c. s._ Sc. Rom. 156. — »
NOTE:
[194] DOCUMENTI cit., 4 febbrajo 1544, la Camera vende ad Orazio Farnese, prezzo ignoto (nota 160).
23 ottobre 1545, i Farnesi vendono ai Fieschi per scudi d'oro 34,000 (nota 171).
22 marzo 1548, i Farnesi vendono agli Orsini per 17,500 (nota 181).
30 agosto 1547, gli Orsini vendono a Sforza per 20,700 (nota 6).
[195] F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-12. Milano, Guigoni, 1864, II, 88.
[196] ARCHIVIO _generale del Ministero delle Finanze al Palazzo Salviati in Roma_, del quale ho parlato nel primo volume, p. 371; e ne ho dato cenno nel _Medio èvo_, II, 8, 280.
[197] _Nota di quanto costa una galèa._ — Mss. alla Barberiniana in Roma, codice cartaceo del principio del secolo XVII, pagine dodici, segnato LVIII, 9. — Item, cod. LV, 23. (V. vol. I, p. 363.)
[198] _Tagliami_ nella lista a parte seguono appresso. E quanto alle voci basterà qui registrarle come tecniche e comuni della marineria italiana. La dichiarazione verrà nel mio _Vocabolario marino e militare_, e qualche cenno nel corso e nell'indice di questa storia.
[199] _Artiglieria_, niuna cifra, perchè in Roma la dava senza pagamento il Governo dalle sue armerie, ed io ne indicherò appresso la valuta secondo il documento toscano, senza turbare adesso le cifre del romano.
[200] _Il Cantaro_ genovese generalmente si valutava 150 libbre romane, qui ridotte a 138. Il Cantaro napoletano a libbre 250.
[201] REMI, non più a sensile, ma a scaloccio; come dal numero.
[202] DOCUM. TOSCANO, p. 128: «_Si pregiano anche i forzati e gli schiavi di una galera: li schiavi a fiorini 80 d'oro l'uno, li forzati a fiorini 40 in 50._» — Tra noi non si valutavano, perchè gratuitamente consegnati dai tribunali. — Quanto ai Bonavoglia, torna il numero preciso e consueto di venticinque per galèa: uno per banco.
[203] _Fionco_, Drizza leggiera.
[204] _Collatori_, Canapetti da collare le sartie.
[205] _Mazzapreti_, Sorta di taglia a guancie gonfie sporgenti, per difesa del canapo. Talvolta con più pulegge di diversi diametri e centri.
[206] _Pasteca_, Sorta di taglia dove il canapo entra ed esce senza esservi infilato dalle cime.
[207] _Mascellare_, Sorta di taglia a bocca aperta, dove la puleggia è sostenuta dalle sole mascelle.
[208] COME e perchè si è detto alla nota 13.
[209] _Costiere_, Sartia di costa.
[210] _Anchini_, I cavetti della trozza.
[211] VALUTA del vestiario, vedi sopra I, 300.
IV. — Dunque, messo tutto a calcolo sottile, il prezzo totale di una galèa remeggiata da forzati tra la fine del cinquecento e il principio del seicento, veniva a novemila ottocento quarantatrè scudi, e giuli quattro, secondo le conclusioni del documento romano. Alle quali cifre si avvicina altresì il documento fiorentino[212], dopo lunghissima analisi, di pagine censessanta, in continuo stento per rifilare ad ogni capo le spese, secondo il desiderio del novello granduca Francesco di Toscana, conchiudendo[213]: «Monterà dunque la somma dè le somme di tutto quello che si è speso nè le cose predette col calculo di Pisa, fiorini 9520, 6, 19, 3. et tanta spesa andrà a fare una galera et a fornirla di ciò che bisogna.» Egli parla di fiorini pisani e fiorentini, eguali a sette delle antiche lire di Firenze da quindici soldi, e a cinque lire moderne circa d'Italia; tanto che presso a poco si pareggiano i detti fiorini coi nostri scudi, e non si arriva nè con quelli, nè con questi, ai diecimila: somma tuttavia che accetto rotonda, volendo largheggiare al possibile, e fuggire miserie e frazioni.
Facciamo ora di pagare diecimila scudi, e ci troveremo innanzi una galèa con tutti i suoi fornimenti, attrezzi, e corredi nuovi nuovi, e nullamente frustati nè dal tempo, nè dalle burrasche, nè dai combattimenti. Caso da non venirci più di una volta sola per sempre, cioè il primo giorno del primo viaggio. Dopo di che, prescindendo pur dalle avarie straordinarie che si valutavano e si valutano secondo i danni, costumavano i marinari dividere il pregio di una galèa in ventiquattro parti uguali, che chiamavano carati, supponendo la durata del bastimento colle sue attenenze per la media di anni ventiquattro. Quindi nel calcolo della stima, tanto diffalcavano ogni anno della sua primitiva valuta, quanti erano i ventiquattresimi e gli anni; pognamo dopo un dodicennio ogni cosa ridotta a metà, e pel doppio a zero. E ciò senza pregiudizio delle spese occorrenti ad ogni stagione per riparare o mantenere il bastimento in buon assetto; spese che non entravano nullamente nei contratti di compra e vendita, ma negli strumenti di condotta, di assento, e simili; dove o coll'imposizione del due per cento sulle merci, o con altri assegni dell'erario pubblico, pel mantenimento del legno, della gente e del capitano si assicuravano altri cinquecento scudi d'oro per ogni mese e per ciascuna galèa. Però dai carati specialmente vedeasi la diligenza e cura degli ufficiali nel custodire e conservare le cose date loro in consegna. Di che saviamente soggiugne il principe di Piombino nel citato documento[214]: «Et questa regola dei carati serve molto sulle galere: perchè facendosi una consegna di una galera o di altre robe ad un capitano, quale ella è hoggi, se gli consegna ciascuna cosa per tanti carati; et poi, quando la rende, si conosce se egli sia stato poco o molto diligente in conservare la sua consegna che hebbe; et quanto ella hoggi che esso la rende sia peggiorata et caduta dal prezzo suo.»
Ciò posto niuna maraviglia che le stesse galèe siano state prima pagate dal Fiesco trentaquattro mila[215]; e dopo tre anni, tenute da quello sciatto, e con una di meno, pagate dall'Orsino diciassettemila cinquecento; e finalmente aggiuntovi il nuovo fusto pagate dallo Sforza ventimila settecento.
Seguendo queste ragioni, secondo il costume romano, non abbiamo messo in conto le artiglierie, perchè i ministri camerali le somministravano senza prezzo ai capitani delle galèe; e insieme con esse gratuitamente davano polvere, palle e miccio. Fia bene per compimento cavarne i prezzi e la nomenclatura dal documento fiorentino, che dice così[216]:
«COSTO DELL'ARTIGLIERIE E LORO APPARTENENZE.
» Un cannone di metallo con suo scalone o cassa, et di cantara quarantacinque, et di palla libbre cinquanta, a fiorini dodici di Genova per cantaro, sono Fior. di Pisa 617. — » Due sagri finiti, di cantara quindici l'uno, con palla di libbre dieci, in Genova al medesimo prezzo 195. — » Due mezzi sagri, di cantara sei l'uno, con palla di libbre quattro al prezzo detto 164. — » Otto moschetti di bronzo, detti smerigli, finiti, cioè con sui mascoli doppi, di cantara tre o quattro l'uno, con palla di libbre quattro o, quattro e mezzo al prezzo detto 329. — » Due mortajetti o vero pietrei di bronzo, di cantara sei l'uno, con libbre dodici di palla di pietra al prezzo detto; che dove siano mezzi sagri non si usano 164. — » Casse di sagri da per sè, et di mezzi sagri a fiorini tre di moneta l'una, o tre e mezzo: a tre 18. — » Pasteca del cannone, et con essa va una taglia, la quale si dà nel numero delle altre; et là è scritta con esse (_altrove la valuta_) — — » Cavo o barbetta per detto cannone, con che si tiri a prua (_scritta altrove_) — — » Lo scalone o cassa del cannone da per sè varrebbe fiorini otto, cioè lire cinquantasei[217]; nè se ne trae qui prezzo fuori perchè sendo, come è disopra col cannone, ci sarebbe due volte, et il suo carato sarà lire 2. 6. 8. e con li suoi ferramenti sino in fiorini 12 — — » Palle da cannone di libbre 50, 55, 60 l'una, numero sessanta a soldi due la libbra de' nostri, lire sei ciascuna: in tutto 51. — » Palle di sagri di libbre 10 l'una in 12 numero 120, al prezzo medesimo 17. — » Palle di mezzi sagri di libbre 6 l'una numero 200 a detto prezzo 17. — » Palle di piombo con dadi di ferro per moschetti (_o smerigli_) numero 400 a soldi 2.1.⅕ l'una 6. — » Palle di pietrei, numero 40, tutte di pietra di libbre dodici l'una a lire 1 l'una 5. 5. » Polvere d'artiglieria a fiorini cinque il cantaro, la più fina libbre 2000, che a Genova varrà 5 ½ o 6 di loro moneta 100. — » Polvere d'archibuso fine a fiorini dieci il cento, libbre seicento 60. — » Polverino per l'archibuso libbre trenta a soldi dieci la libbra 2. 1. » Corda o fune bollita per il fuoco de' li archibusi et artiglierie libbre cento a soldi cinque, sei, o sette la libbra; secondo sarà: a soldi sei 4. 2. ———————— »_Totale_ Fior. pis. 1750. 1. » Alle quali partite unite le precedenti di Sc. Rom. 9843.40. ————————— »Avremo in totale Sc. Rom. 11593.55.»
Conchiudo alla prova, compiuto il calcolo, e spillato ogni centellino, dunque non arriviamo a dodicimila scudi per ciascuna galèa remeggiata da condannati, ai quali tra noi non si dava prezzo. Dunque ogni due anni calava la valuta di mille, prescindendo pur da ogni altro danno e sciupìo.
NOTE:
[212] FABBRICA e costo delle galèe. Scrittura del signor Alfonso d'Appiano principe di Piombino diretta al granduca Francesco di Toscana con lettera del 2 di luglio 1574, data da Cavinana. Comincia: «_Havendo io servito molti anni...._» termina: «_Sia detto per utile di coloro che ne avranno mestiero._» Sono pagine in foglio 160. — ARCHIVIO DI STATO in Firenze, Sezione Medicea, e copia presso di me autenticata dalla firma del cav. Gaetano Milanesi direttore dell'Archivio.
[213] DOCUMENTO cit. nella nota preced. p. 128.
[214] DOCUM. cit., del principe di Piombino, p. 15.
[215] Lo scudo di oro in oro valeva sedici giuli e quindi in scudi comuni di argento da giuli dieci il prezzo fu 54,400: cioè più che giusto, e quindi esclusivo d'ogni patto di congiura.
[216] DOCUM. cit., del principe di Piombino, p. 97.
[217] Seguono altre partite già calcolate pur nel documento romano: poi a p. 101 continua per la polvere, e a p. 102 pel miccio. Io sempre segno la sola valuta a fiorini di Firenze e Pisa, da sette lire antiche, e la lira da quindici soldi, come per tutto il contesto del documento, che rende il detto fiorino uguale allo scudo romano. Lascio il ragguaglio di Genova per non crescere difficoltà alla confusa materia delle monete de' tempi passati.