La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2

Part 12

Chapter 123,413 wordsPublic domain

RACCOLTA esattissima di tutti i Notari della città di Roma dall'anno 1507 a tutto l'anno 1585 in-4. Roma, a spese di Perego Salvioni, 1755.

[184] FLAMINIO DA LATERA, cit., p. 59. — ALFONSO LOSCHI, _Compendî Storici_, cit., 458. — LUIS SALAZAR Y CASTRO, _Indice de las glorias de la casa Farnesa_, in-fol., Madrid, 1716, p. 87, 90.

[185] ARCHIVIO de' notaj cit., ch. 114: «_Conductio Illmi D. Comitis Anguillariæ in capitaneum generalem ad custodiam maris Thirreni. — «Die quinta mensis martii MDXLVIII. — Rmus et Illmus D. Guido Ascanius sancti Eustachii diaconus cardinalis de Sancta Flora camerarius, necnon Bernardinus Helcynus epus Anglonensis, thesaurarius aplicus generalis, Julius Gonzaga, necnon Alexander Bononiensis et Hieronymus Torsellanensis episcopi, et Franciscus Soderinus, Cameræ aplicæ clerici, Romæ in palatio aplico et aula solitæ residentiæ præfati illmi dni Cardinalis camerarii, pro rebus et negotiis præfatæ Cameræ utiliter peragendis de more coadunati et congregati Cameræ nomine ex una, et illmus d. Gentilis Virginius Ursinus Anguillariæ comes ex alia, partibus.... coram etc. sponte etc.... omnibus melioribus modis super conducta ipsius Illmi Dni Gentilis Virginii comitis in Capitaneum generalem ad custodiam maris Thirreni designati, inierunt capitula, pacta, et conditiones quæ sequuntur.... etc._» (L'arch. di famiglia ne ha la copia autentica.)

[186] BIBLIOTECA CORSINIANA in Roma; Mss. codice segnato col vecchio n. 272, e col moderno Col. 34, D. 11. intitolato _Scritture diverse delle galere pontificie_ pag. 797: «_Capitoli dell'assento per mantenere le cinque galere per sessantatre mila scudi._» (Copia presso di me.)

LIBRO SETTIMO.

Capitano Carlo Sforza, dei conti di Santafiora. [1548-1555.]

SOMMARIO DEI CAPITOLI.

I. — Carlo Sforza, famiglia e notizie. — Generale delle galèe di Malta. — Rissa di Cavalieri. — Salto di Sforza.

II. — Carlo in Roma capitan Generale delle galèe pontificie (3 settembre 1548). — Compra di bastimenti, e contratti.

III. — Valuta delle galèe, e Documenti. — Corpo, corredo, bozzelli, ferramenti, armi, velatura, tende, sartiame, vestiario. — La stima ed i carati.

IV. — Qualità, nomi, peso, calibro, e valuta dell'artiglieria. — Miccio, e munizioni. — Documenti.

V. — Inescatura delle armi da fuoco. — Gli incomodi del miccio in Algeri. — Fucile a ruota inventato nel principio del secolo XVI. — Testimonianze e descrizione.

VI. — Lo Sforza in Malta si riconcilia coi nemici (giugno 1549). — Crociera e prede nell'Arcipelago (ottobre 1549). — Bando sopra gli schiavi in Roma.

VII. — Giulio III conferma il capitanato dello Sforza. — Ordina le difese della marina pel giubilèo (1550). — La terza quadriglia dei pirati. — Dragut acquista Afrodisio, e cresce molestie.

VIII. — Armata cristiana contro Dragut. — Capitani e venturieri in Civitavecchia (1 maggio 1550). — L'incontro di Napoli e la rottura dei remi: Detergere remos (6 maggio 1550).

IX. — L'armata innanzi Afrodisio (20 maggio). — Dragut in fuga. — Corsa a Monastero. — L'acquata, e la provvista di bordo.

X. — Espugnata la terra di Monastero dal Baglioni. — Battuta la rôcca (28 maggio). — Perdita di due galere. — Navigazioni e guardie. — Il Triumvirato (24 giugno).

XI. — Afrodisio, e le sue fortificazioni. — Armi, presidio, e rinforzi (26 giugno).

XII. — Lo sbarco delle genti e delle bagaglie. — Lavori di assedio ordinati dal Ferramolino (30 giugno).

XIII. — Si apre il fuoco (1 luglio 1550). — Difficoltà della breccia. — Assalto ributtato (11 luglio). — Infermi e feriti, spedali, medici, e cappellani.

XIV. — Rinforzi e venturieri: Del Monte e Savelli. — La seconda parallela. — La fucina da campo. — Spedale a Trapani. — Lo Sforza trasporta i feriti. — Viene a Roma. — Dissensioni tra i Capitani (20 luglio).

XV. — In giornèa per fascina. — Giordano Orsini ferito e scavalcato dagli Arabi, liberato dal Baglioni (21 luglio).

XVI. — Scorrerie di Dragut pel Mediterraneo. — Difese dei Sardi. — Dragut torna in Africa, raduna gente, tenta soccorrere Afrodisio (22 luglio).

XVII. — Lo squadrone per la fascina. — Scontro con Dragut. — Maniche di archibugeri. — Combattimento vantaggioso contro il soccorso e contro il presidio. — Dragut fugge alle Gerbe (25 luglio).

XVIII. — Le fuste di Dragut sulla spiaggia romana. — Ributtate a cannonate da Ostia. — Danni a Talamone, a Ponza, a Ventotiene. — Bravura dei Sardi (26-30 luglio).

XIX. — Ritorno dello Sforza in Africa e salvamento di una fregata (31 luglio). — Gli ingegneri al campo: Ferramolino, Arduino, e Prato.

XX. — Mine e gallerie. — Morte del Ferramolino (8 agosto). — Nuova batteria all'angolo di mare, ed effetti stupendi (29 agosto).

XXI. — La sambuca: antichità e forme diverse. — Giuseppe Buono. — La batteria della sambuca (31 agosto).

XXII. — La ronda per mare. — Marco Centurioni e i rinforzi (6 settembre). — Predate due galeotte e una nave nel porto (7 settembre).

XXIII. — Prima mossa della sambuca (8 settembre). — Batteria, incagli, breccia, e riparazioni. — Effetti utilissimi della sambuca. — La piazza agli estremi.

XXIV. — Assalto da terra e da mare. — La colonna dei romani e fiorentini entra nella piazza. — Dà mano agli altri. — La vittoria e la cervia (10 settembre 1550).

XXV. — Ingresso trionfale, e assettamento di governo. — Il Prato disegna le nuove fortificazioni. — Ritorno dell'armata. — Ricchezze in Spagna, e chiavistelli in Roma (ottobre 1550).

XXVI. — Lo Sforza in congedo. — Difende la spiaggia per suo conto colle galere proprie. — Gratitudine dei Maremmani. — Guerra di Parma e di Europa. — Lo Sforza in Francia (1552-53).

XXVII. — I cinque Sforzeschi nel 1554. — Tre spagnoli e due francesi. — Sospetti in Francia contro Carlo. — Perdita di tre galere, e acquisto di altre due. — Fuga di Francia, prigionia in Firenze. — Torna in grazia (1554).

XXVIII. — Paolo IV. — Artifizî degli Sforzeschi per ricuperare le galèe. — Alessandro se ne fa padrone, e caccia l'Alamanni. — Ajuto dei Civitavecchiesi (agosto 1555).

XXIX. — Ordini e contrordini per la partenza. — Le galèe di Sforza a Napoli. — Minacce, sedizioni e tumulti in Roma. — Il Sarrìa a mitigare (agosto 1555).

XXX. — Partito preso in Napoli di restituire le galèe. — Ritorno di Alessandro. — Rimesso l'Alamanni. — Ritiro di Carlo Sforza a vita privata (settembre 1555). — Considerazioni, e fine del libro.

LIBRO SETTIMO.

CAPITANO CARLO SFORZA,

DEI CONTI DI SANTAFIORA.

[1548-1555.]

[Agosto 1548.]

I. — Dal gran mastro di guerra Muzio Attèndoli della Cotignola, cui il conte Alberigo di Barbiano appiccò il nomignolo di Sforza a perpetuo suggello da ricordarne ai posteri la gagliardìa e l'ardimento, si sono generati i duchi di Milano, i signori di Pesaro e i conti di Santafiora; donde derivossi dappoi accrescimento di splendore e di grandezza per eredità e parentela nella nobilissima casata dei Cesarini di Roma. Di quel sangue nacque Carlo, terzogenito del secondo Bosio conte di Santafiora e di Costanza Farnese della stirpe di Paolo III; e parvero in lui rivivere gli spiriti marziali del primo Sforza. L'istessa grandezza della persona, il medesimo dominio sui cavalli, e l'agilità delle membra, e il piglio soldatesco, e la robustezza del braccio e la saldezza del core; aggiuntavi di più la coltura, lo studio, e l'esperienza della milizia navale. Entrato giovanetto nell'Ordine di Malta pigliò volentieri l'occasione di mostrarsi quale era prode e valente per mare e per terra, in Levante ed in Germania: in breve ottenne la grancroce, il priorato di Lombardia, e finalmente il generalato delle galèe dell'Ordine suo[187]. Faceva perciò residenza in Malta molto splendidamente, secondo uomo di alto affare; e appresso menavasi numeroso seguito di capitani e di gentiluomini: fra i quali fin d'ora mi piace ricordare quei due prodi che sempre lo sostennero nelle sue spedizioni; cioè il conte Marcantonio Zane di Bologna, successore di Marcantonio Colonna nella nostra marina dopo sciolta la lega[188]; ed il nobile fulignate Giannantonio Gigli di chiara fama a Lepanto, e prima e dopo[189]. L'anticamera di casa Sforza e similmente i saloni dei suoi pari, che ancora abbiamo negli antichi palagi dei grandi signori (saloni di trenta e cinquanta metri in lungo e in largo), non erano mica per quel vecchio servigiano al banchetto in un cantuccio tra il vuoto e il silenzio perpetuo d'oggidì: ma realmente ci ricordano il numeroso concorso dei letterati, degli artisti, dei gentiluomini con tutto il codazzo dei familiari, raccolti quivi insieme per motteggiare tra loro, per corteggiare l'avventuroso signore, e per seguirlo dovunque secondo il suo grado.

La quale magnificenza spiegata eziandio da Carlo in Malta, quantunque conforme all'uso del tempo, gli fruttò l'invidia dei superbi; e suo malgrado l'avvolse in una sanguinosa e ferocissima rissa, accesasi tra i Cavalieri per la uccisione di un semplice soldato delle sue galere sulla piazza del porto.

La furia delle private vendette levò alta fiamma nell'isola. Prima dalla parte dello Sforza avvampò un famigliare, il quale per rimedio del morto ammazzò a tradimento il cavalier Ribadeneira della lingua di Spagna con un colpo ardente di archibugetto a ruota. Indi ribollirono maggiormente i confratelli nazionali del secondo ucciso, risoluti di vendicare il Cavaliere col sangue del Generale. Torna la nota contradizione degli stolti; i quali, acciecati dalla passione, come giudicano altrui, così condannano sè stessi. I congiurati assaltarono e ferirono in piazza lo Sforza, egli trasse la spada e si difese, altri mossero per levarlo di là, dove certamente sarebbe rimasto freddo, se non pigliava di gran corsa la via del porto. Ma raggiunto alla sponda dalla calca dei furiosi, e non veduto a suo scampo altri che il cavalier Giorgio Adorno genovese quivi presso, e da lungi lo schifo della sua capitana che pel confuso rumore erasi allargato da terra, levossi in aria, spiccò un gran salto (non mi basta l'eleganza della frase, quando devo esprimere tutta la verità e la grandezza del fatto), voglio dire, e forse non basta, squarciò un salto portentoso, e raggiunse diritto e fermo la poppa del suo palischermo. Avanti! Voga, arranca, e via!

Il successo maraviglioso di Carlo, in quel giorno, che fu il sei di giugno 1547, sembrò un prodigio a chi lo vide: gli stessi nemici suoi attoniti e maravigliati abbassarono le spade. Più e più la plebe Maltese presente allo spettacolo ne restò presa: d'indi innanzi ne fece proverbio, paragonando i più solenni tratti di destrezza al Salto di Sforza[190]. Il vecchio Muzio, suo grande avo, non ebbe la stessa ventura l'ultimo giorno della vita al guado della Pescara.

Lascio il seguito della sedizione: lascio il concorso dei cavalieri francesi cogli italiani a difesa di Carlo, e la pertinacia degli spagnuoli a volerlo assalire anche dentro la stessa sua capitana; lascio in procinto di combattere due galèe piene di nemici, contro due altre piene di difensori: e conchiudo che Carlo Sforza, dopo quietato il tumulto, ebbe per bene levarsi dall'isola e venirsene in Roma presso il cardinal Guidascanio suo fratello.

NOTE:

[187] NICCOLA RATTI, _Della famiglia Sforza_, due volumi in-4, composti sui documenti dell'archivio di famiglia. Roma 1794, t. I, p. 279.

BOSIO cit., III, 240, 245, 265, ec.

BARTOLOMMEO DAL POZZO, _Ruolo dei cavalieri della veneranda lingua d'Italia_, in-fol. Messina; 1689, p. 28: «_Fra Carlo Sforza romano, priore di Lombardia nel 1546._»

POMPEO LITTA, _Famiglie celebri d'Italia_, in-fol. figur. Milano. «_Famiglia Attendoli di Romagna_,» tav. II.

[188] POMPEO DOLFI, _Famiglie bolog._, in-4, 1670, p. 738.

GAMURRINI, _Famiglie Toscane ed Umbre_, in-4. Fir, 1668, vol. I, p. 258.

[189] GIORGIO VIVIANO MARCHESE, _Galleria dell'onore_, in-4. Forlì, 1735, I.

CORONELLI, _Biblioteca universale_, in-fol. Venezia, 1703, III, 426.

[30 agosto 1548.]

II. — Avvenuta dappoi la morte dell'Orsino, ognun intende che il successore era pronto in palazzo: e veramente non ebbe molto a fare Guidascanio per ottenere al fratello la nomina di capitano Generale cogli stessi patti, capitoli e convenzioni del defunto; molto più che i meriti, l'esperienza e la nascita rendevanlo degnissimo dell'ufficio[191]. Perciò l'istesso Cardinale aveva comprato prima dagli eredi del conte dell'Anguillara le tre galèe insieme col nuovo scafo; e donato ogni cosa nell'istesso giorno tre di settembre al nuovo Capitano, perchè avesse a fare vie più onorata comparsa alla marina. Ecco alcuni estratti degli istrumenti di compra e di donazione[192]:

«Addì trenta del mese d'agosto 1548. — Il signor Gentil Virginio Orsini, durante la vita, conte dell'Anguillara, recentemente defunto, tra gli altri beni della eredità avendo lasciato tre triremi, volgarmente chiamate galèe, da lui stesso comprate nel mese di febbrajo prossimo passato, come proprietà dell'illustrissimo signore Orazio Farnese duca di Castro, al prezzo di diciassette mila e cinquecento ducati d'oro in oro; ed avendo ordinato nell'ultimo suo testamento che le dette galèe s'abbiano a vendere eccetera..., quindi gli esecutori testamentari per lo stesso giure di vendita hanno dato e consegnato al signor Guidascanio cardinale eccetera.... le dette tre galèe e di più il corpo di un'altra galèa che volgarmente dicono un Fusto di nuova costruzione, che è alla spiaggia fuori dei porti di Civitavecchia, già dalla Santità di Nostro Signore donato al medesimo signor Virginio, il tutto per prezzo a nome di prezzo ventimila settecento scudi d'oro, eccetera...»

«Ratificazione della vendita delle galèe, per parte delle signore Maddalena e Caterina, figlie dell'illustrissimo signor Gentil Virginio Orsini di bona memoria, in sua vita conte dell'Anguillara, eccetera...»

«Donazione delle galèe — Addì tre settembre 1548. — Il signor Guidascanio Sforza, del titolo di sant'Eustachio eccetera.... non come persona ecclesiastica, ma come membro della illustrissima casa e famiglia Sforza, ha comprato dalle illustrissime signore Maddalena e Caterina, figlie della bona memoria del conte Gentil Virginio Orsini, tre triremi o sia galere e un fusto nuovo, e spontaneamente ha donato il tutto a Carlo Sforza priore di Lombardia, suo fratello germano, eccetera...»

«Fatto in Roma ecc..., giorno, mese, ed anno, come sopra nella camera del palazzo, residenza consueta del predetto signor cardinal Camerlengo, chiamata la Cancelleria Vecchia[193].»

NOTE:

[190] BOSIO cit., III, 249. C: «_Fu tale il salto, che ancor hoggi comunemente per proverbio spesso fra il volgo si ricorda il salto del Priore di Lombardia._»

[191] ARCHIVIO _dei notai e cancellieri_ cit. H. de Terano, _Instrum. Ann. 1546 ad 1551_. ch. 263: «_Die tertia septembris, MDXLVII. — Conductio. Illmi et rev. D. Caroli Sfortiæ in capitaneum generalem triremium. — Rev. Pater Dnus Franciscus epus Casalensis vicecamerarius et Hieronymus epus Barensis decanus etc.... ex una, et Revd. D. Illmus Carolus Sfortia ex comitibus Sanctae Floræ, prior Lombardiæ, Ordinis sancti Joannis hierosolymitani ex altera, partibus, super conducta Illmi et rev. D. Caroli Sfortiæ in capitaneum Generalem ad custodiam maris Thyrreni inferius designati, inierunt et contraxerunt capitula et pacta infrascripta, videlicet etc._»

[192] ARCHIVIO _dei Notai e cancellieri_ cit., ch. 236: «_Venditio triremium pro illmo et rmo DD. Guidone Ascanio Sfortia, sancti Eustachii diacono cardinali de Sancta Flora, et S. R. E. Camerario — Die XXX Augusti MDXLVIII, — Dnus Gentiles Virginius Ursinus dum vixit Anguillariæ comes, nuper defunctus, inter alia bona in hereditate sua cum reliquerit tres triremes, vulgariter nuncupatas galeas, quas ipse de mense februarii proxime præteriti pro prœtio xvii millium quingentorum ducatorum auri iu auro emerat ab illmo D. Horatio Farnesio duce Castrensi, et in suo ultimo testamento jusserit easdem galeas debere vendi etc... hinc est quod exequutores testamenti ejusdem venditionis jure dederunt et tradiderunt Dno Guidoni Ascanio etc.... dictas tres triremes, et unum corpus, fustum vulgariter nuncupatum, dno Virginio per SSmum. Dnum. Nrum. donatum, existens extra portus Civitæ Vetulæ prætio et nomine prætii viginti millium et septingentorum scutorum auri etc...._»

Ch. 261: «_Ratificatio venditionis triremium per dominas Magdalenam et Catharinam filias bo. me. Illmi D. Gentilis Virginii Ursini, Anquillariæ comitis dum vixit etc...._»

Ch. 267: «_Donatio triremium. — Die tertia septembris. D. Guido Ascanius Sfortia, sancti Eustachii etc.... non tamquam persona ecclesiastica, sed tamquam unus ex Illma domo et familia Sfortia, emit ab Illmis Dominabus Magdalena et Catharina bo. me. Illmi. D. G. V. Ursini tres triremes seu galeras, et fustum vulgariter nuncupatum inerme, et sponte donavit Carolo Sfortiæ, priori Lombardiæ, fratri suo germano dictas tres triremes etc...._»

«_Actum Romæ, etc. die ut supra, in Camera Palatii residentiæ dicti R. D. cardinalis Camerarii, la Cancelleria vecchia, nuncupati._»

[193] RATTI, cit., _Famiglia Sforza_, I, 281, nota 2, accenna soltanto questi fatti, cita le carte dell'Archivio Sforza, e aggiunge: «_Il papa Paolo III, con sua bolla del tre settembre 1548, confermò la compra e donazione suddetta._»

[Ottobre-dicembre 1548.]

III. — Questi documenti limpidi e brevi confermano largamente ciò che si è detto alla fine del libro sesto, ed al principio del presente. Di più ci danno tre volte la compra e la vendita delle stesse galèe a prezzi diversi: prima per scudi d'oro trentaquattromila, indi per diciassettemila cinquecento, e finalmente per ventimila settecento[194]. Avendo già nella storia del Medio èvo descritto la costruzione, la forma e il governo di questi legni militari, sembrami conveniente dirne adesso la valuta; e ciò per chiarire sempre meglio la storia navale dei secoli scorsi, e per continuare anche da questa parte lo svolgimento delle frasi e dei termini marinareschi; come pure per stabilire i criterî da risolvere a un bisogno quei problemi storici, nei quali il prezzo fornisce argomento a provare cause ed effetti di maggior rilievo. Per esempio, e tutto del nostro proposito, il Guerrazzi notissimo scrittore moderno, volendo attribuire a Pierluigi Farnese una parte maggiore nella congiura di Gianluigi Fieschi, si ferma sul prezzo delle quattro galèe vendute dal primo al secondo per trentaquattro mila scudi d'oro: ed elevando il valore di ciascuna galèa a ventimila, in somma per le quattro a ottantamila, conchiude essere la differenza di quarantasei mila la mercede pattuita del tradimento[195]. Io non torno adesso a cercare come e quanto i Farnesi di Parma se la intendessero coi Fieschi di Genova; sì bene a rilevare l'importanza della stima per risolvere talune questioni di ordine più elevato.

E volendo andar sicuro nel giudizio dei prezzi, lascio da parte lo stranio Brantôme che trinciava le cifre a ventimila per volta, e seguo piuttosto Andrea Doria genovese, Lione Strozzi fiorentino, e Gentil Virginio romano e i loro discendenti e consorti, che valutavano diversamente, ed erano per quei tempi maestri e comandanti anche in Francia, anche in Spagna, e per tutto. Con loro mi appoggio ad altre colonne, cioè alle note ufficiali dei governi, ed a quei documenti e autorità che sempre cito, tuttochè a taluno possano sembrare soverchie[196]. Da queste sorgenti potrà derivarsi nella mente dei miei lettori qualche contezza più precisa intorno al modo di determinare la valuta delle galere, distinguendo le parti di costruzione, fornimento, armamento e corredo, così dei legni come delle attenenze, secondo il primo impianto, e secondo i diversi carati rispondenti al tempo ed al consumo.

Perciò scelgo due documenti ufficiali, uno romano e l'altro fiorentino; ambedue composti per norma di governanti, ambedue identici nei vocaboli e nelle frasi del mestiere, che erano comuni in tutta l'Italia, come più volte ho detto: ma il primo assai più breve, più chiaro, più ricco di voci, tanto che il lettore potrà cavarne con manco fastidio maggior copia di notizie. Nè io saprei altrimenti come mettere a stampa, perchè non si perdano, tanti vocaboli degni di essere ricordati, e non possibili a intarsiare nei racconti miei, nè altrui. Dirò appresso del secondo: ora pubblico il primo documento nella sua integrità, come fu compilato sopra le scritture e le tradizioni del tempo anteriore, a richiesta dei principi Barberini, quando tenevano nella mano tutte le fila dell'amministrazione al tempo di Urbano VIII. Già fin d'allora gli economisti, rispetto alle spese, richiamavano i tempi passati, come di miglior mercato, e dolevansi del maggior caro nel presente: perciò la cifra della somma totale potrà essere stata più bassa cinquanta anni prima, non certamente più alta. Udiamone[197]:

«NOTA DI QUANTO COSTA UNA GALEA PRIVATA, ARMATA DI QUANTO FA BISOGNO ACCIÒ SIA PRONTA A NAVIGARE. LA SPESA CHE CI VA INCIRCA:

» Lo scafo fornito nel modo che lo sogliono dare i maestri incirca Scudi (_romani_) 3500. — » Più si fa il piano della poppa, ed altre cose 50. — » Albero della maestra 130. — » Albero del trinchetto 80. — » Antenna di maestra: cioè due pezzi, carro e penna 100. — » Antenna di trinchetto simile, carro e penna 50. — » Spigoni due per la borda e pel marabutto 10. — » Tagliami diversi[198], come per la lista a parte numero 1ª 60. — » Artiglieria e palle[199] — — » Armi diverse e apparati delle artiglierie, come da lista numero 2ª 500. — » Ferri quattro, a quattro marre, del peso di cinquanta cantàri genovesi di libbre 138 romane[200] 220. — » Cinquantasette remi guarniti a scudi tre l'uno[201] 171. — » Tende, tendali, porte di poppa, porte di prua, e porte delle bande, tutto di albagio di Roma, guarnite di sartia e fodera, come da lista numero 3ª 630. — » Ferramenti per le maestranze e per la ciurma, come da lista numero 4ª 553.40. » Vele per la maestra e pel trinchetto, e loro guarnizione di sartia con due mantelletti, come da lista numero 5ª 690. — » Sartia necessaria all'uso di detta galea, come per lista numero 6ª 900. — » Dugencinquantacinque barili da acqua di Nizza 202. — » Botti ed altre cose necessarie alla compagna ed al pagliuolo, come per lista numero 7ª 150. — » La ciurma si calcola numero ducensessanta uomini, compresi venticinque bonavoglia[202]. Vestiti per detta ciurma, cappotti e camiciuole, come da lista numero 8ª 963.50. » Vestiti bianchi per detta ciurma, come per lista numero 9ª 543.50. » Fiamme ed attrezzi della poppa, come per lista numero 10ª 156. — » Schifo guarnito 30. — » Cinquantuna vacchetta per li banchi 36. — » Bronzi diversi per le pulegge, sessanta in circa, libbre centotrenta 36. — » Concerto di otto trombette 32. — » Lo spalmare della galèa, libbre settecento di sevo, e la brusca 50. — ———————— » _In tutto_ Scudi (_romani_) 9843.40.

» _Lista N. 1ª._ — TAGLIAMI.