La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1

Part 32

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«Dato in Roma, addì venti del mese di novembre, 1534. Anno primo del pontificato. — Blosio. — Agostino cardinal camerlengo.»

NOTE:

[500] POMPEO LITTA, _Le famiglie celebri d'Italia_, in-fol. magno, figur. Milano, 1838. — _Casa Orsini di Roma_, tav. XXVII, _Gentil Virginio_. — (Voglionsi in esso correggere gli errori delle date, conforme ai documenti certi che verrò producendo in questo libro.)

SANSOVINO, _L'istoria di casa Orsina e degli uomini illustri della medesima_, in-fol. 1565, II, 25.

GAMURRINI, _Genealogia delle famiglie toscane ed umbre_, in-4. Firenze, 1671, II, 22.

IMHOFF, _Genealogia viginti illustrium in Italia familiarum_, in-fol. Amsterdam, 1710, p. 332.

[501] CARDINALE ORSINI, _Lettera all'abate Giustiniani sopra le antichità di Palo e delle località vicine_. (Feudi degli Orsini in maremma a ponente di Roma.) Tra le memorabili del medesimo Giustiniani, t. I. — BIB. CASANAT., VV, IX, 4.

[502] PAULUS PP. III, _Gentilem Virginium de Ursinis capitaneum generalem triremium et commissarium portus et oppidi Civitævetulæ constituit_. — ARC. SECR. VAT., Lib. Brev. _Ann._, 1534, mense nov. n. 3, p. 45; e schede Borgiane nel Musèo di Propaganda; e dall'Arch. di Civitavecchia.

«_Paulus papa III, dilecto filio Gentili Virginio de Ursinis, Anguillariæ comiti, nostrarum triremium capitaneo generali. — Dilecte fili, salutem etc. — Nobilitas generis et animi tui, singularisque fides et devotio tua ergo Nos et sanctam apostolicam Sedem, cuius nobilis es subditus, merito nos inducunt ut tua opera fidelitate ac diligentia in nostris et dictæ Sedis servitiis libenter utamur. Itaque sperantes quod in rebus tibi commissis tuo inclyto generi et nostræ in te fiduciæ respondebis, te, qui etiam consanguineus secundum carnem noster existis, nostrarum triremium tam præsentium quam fabricandarum generalem Capitaneum, nec non in portu et oppido Civitævetulæ nostris commissarium nostrum, cum omnibus et singulis honoribus, oneribus, jurisdictionibus, facultatibus, et emolumentis ad generales triremium Capitaneos ac dictorum oppidi et portus Commissarios pertinere solitis et consuetis; salario vero in capitulis inter dilectum filium Augustinum, tituli sancti Apollinaris presbyterum cardinalem nostrum et S. R. E. Camerarium, quæ nos confirmamus et observari debere decernimus, a te initis specificando, auctoritate apostolica ad nostrum beneplacitum, facimus, constituimus et deputamus per presentes. Quapropter tam dictorum oppidi et portus ac triremium hominibus, quam totius Status et ditionis S. R. E. præsertim littoralium locorum Tyrrheni et Hadriatici maris communitatibus, populis et particularibus personis, eorumque gubernatoribus in virtute sanctæ obedientiæ præcipimus ut tibi tamquam Capitaneo generali triremium et commissario nostro, prout consueverunt et tenentur, obediant, foveant et assistant, et ad quos spectat de consuetis et debitis respondeant. Contrariis non obstantibus quibuscumque. Volumus autem quod antequam officium hujusmodi ineas juramentum et alia, juxta tenorem capitulorum præedictorum a te adimplenda, in manibus prædicti Camerarii præstare, promittere et adimplere tenearis._»

«_Datum Romæ, die vigesima novembris, MDXXXIV, anno primo: — Blosius. — A. card. Camerarius._»

[7 dicembre 1534.]

II. — Appresso a questo Breve, potranno gli archivisti, che ora rimettono a sesto le carte, registrare l'istrumento della condotta di Gentil Virginio alla guardia del mare, secondo l'indicazione che qui ne do senza volerlo ripetere io, perchè simile agli altri due già pubblicati e commentati pel Biassa e pel Vettori. Al mio proposito può senz'altro bastare il preambolo per stabilire brevemente, e con documenti inediti, la certezza dei fatti, dei luoghi, delle persone e delle date[503].

«Giorno di lunedì, sette del mese di dicembre, anno 1534. — Il reverendissimo in Cristo padre e signore Agostino Spinola del titolo di santo Apollinare prete cardinale Perugino, e della santa romana Chiesa camerlengo, asserendo ed affermando di avere nelle mani certi capitoli, convenzioni e patti da essere stipulati, contrattati e celebrati coll'illustrissimo signor Gentile Virginio Orsini conte dell'Anguillara, sopra la condotta del predetto signor conte Gentile per capitano generale deputato alla custodia del mar Tirreno e della Spiaggia romana, capitoli già conosciuti da sua Santità, e firmati e stabiliti, secondo l'infrascritto tenore; e volendo come si deve obedire al comando sovrano, e provvedere altresì alla sicura navigazione del detto mare ed alla comodità di chiunque vada o venga alla romana Curia, però il predetto reverendissimo signor cardinale Camerlengo coll'intervento, assistenza e consenso dei reverendi in Cristo padri, signor Ascanio vescovo di Rimini e tesorier generale di nostro Signore, e di Giovanni de Gaddi, e di Uberto di Gambara vescovo di Tortona, chierici della Camera apostolica, insieme congregati a questo effetto, e rappresentanti tutta la Camera apostolica, per comandamento di nostro Signore da una parte, ed il predetto illustrissimo signor Gentile Virginio Orsini conte e presente dall'altra parte, intorno alla condotta del predetto Conte per capitan generale sopra la guardia del detto mare e spiaggia, gli uni e l'altro stabilirono, contrassero, e celebrarono i seguenti capitoli, patti e convenzioni, nel modo infrascritto.... eccetera.

«Fatto in Roma, nel borgo di san Pietro e nel palazzo di residenza del predetto reverendissimo signor cardinale Camarlengo, giorno, mese ed anno come sopra.»

Dunque Paolo III procedeva intorno alle faccende del mare con molta speditezza e sollecitudine: esso in men di due mesi di già aveva in pronto brevi, strumenti, capitano e squadra. Dodici galèe apparecchiavansi pel Conte: le tre della guardia, permanente in Civitavecchia, e le altre di nuova costruzione acquistate in Genova da Paolo Giustiniani, luogotenente della squadra romana[504]. Paolo, nobile veneto, ed eccellente marino[505], mostrava tra noi l'istessa bravura e diligenza che tutti in lui avean lodato per l'assedio di Rodi[506]. Il Conte altresì faceva prodigi: arrolava in pochi giorni millecinquecento fanti, quasi tutti veterani delle bande di Renzo e degli altri della sua casa, cresceva le genti di capo, chiamava marinari e maestranze dalle province, raccoglieva vittuaglie e munizioni, metteasi in punto per essere dei primi ad ogni fazione.

E ciò con molta ragione, perchè nell'invernata tutti sparlavano di Barbarossa, e dicevano che dopo il fatto di Tunisi bisognava aspettarsi da quello impigliatore colle forze navali sue proprie, e coll'armata del Sultano, e colle squadre degli altri pirati, di vedere nella prossima primavera soggiogata la Sicilia; o almeno colpite di tal guasto le marine d'Italia, che si dovesse a petto della seconda stimare per nulla la desolazione fattavi nella prima passata. Perciò concorrendo la giustizia della causa, e la necessità della difesa, ed i clamori dei popoli, facilmente si accordarono insieme Carlo imperatore, e papa Paolo, di prevenire i danni proprî, anzi di portare la guerra nel paese nemico, per troncare l'oltracotanza della pirateria, dandole sul capo, e appunto colà nel regno di Tunisi, dove era men fermo, perchè più nuovo e più violento, il suo dominio. A tal fine il Papa rilasciava all'Imperatore le decime del clero; e doppie decime imponeva per tutta l'Italia[507]; per questo la sollecitudine e i rinforzi dell'armamento prescritti all'Orsino; e con impulso straordinario l'apprestamento di navigli, di munizioni e di genti in tutti i porti d'Italia e di Spagna. Il marchese del Vasto metteva assieme dodicimila fanti italiani, bellissima gioventù, sotto tre colonnelli; Girolamo Tuttavilla, conte di Sarno, già celebre pei fatti di Corone; Federigo del Carretto, marchese di Finale, alleato del principe Doria; Agostino Spinola, di quella casata che ha dato in ogni tempo eccellenti capitani ed ammiragli. Ottomila fanti tedeschi si raccoglievano sotto le bandiere del conte Massimiliano di Herbestein, ed altrettanti spagnuoli col famoso don Fernando d'Alarcone. Il principe Doria attendeva all'armata navale ed ai vascelli di trasporto per le munizioni, pei cavalli e per le artiglierie di assedio e da campo; avendogli l'Imperatore fatto intendere secretamente di volersi trovare in persona alla condotta di questa impresa. Per timore di Barbarossa e dei pirati in quest'anno medesimo papa Paolo cominciava a pensare alla fortificazione di Roma col Sangallo, al compimento della fortezza di Civitavecchia con Michelangelo, ed ai ristauri della rôcca d'Ostia col Cansacchi.

NOTE:

[503] ARCHIVIO dei notaj e cancellieri di camera cit., Volume intitolalo _Contract. ab. ann._ 1531, _ad_ 1539. Ch. 34. rect. Berisius Not. — «_Die Lunæ vij decembris MDXXXIV. — Rmus in Xto P. D. Augustinus Spinula, tit. S. Apollinaris presb. card. Perus. S. R. E. Camerarius, asserens et affirmans habere in manibus a SSmo D. N. D. Paulo div. prov. Pp. III quædam capitula, conventiones et pacta ut cum Ilmo D. Gentile Virginio Ursino de Anguillaria comite, super conducta d. D. Gentilis comitis in capitaneum generalem ad custodiam maris Tyrrheni et Splagiæ romanæ ineat, contrahat et celebret sibi tradita et de S. S. scitu firmata et stabilita juxta tenorem infrascriptum, volens ut par est mandatis apostolicis obsequi, et securæ navigationi d. maris pro romana Curia et ad eam venientium et ab ea recedentium commoditate providere, hinc est quod praef. Rmus D. card. Camerarius assistentibus, intervenientibus et consentientibus R. in Xto pabus d. Ascanio epo Arimin. SSmi. d. n. p. thesaurario generali, el Joanne de Gaddis, et Uberto de Gambara, epo Terdonen. Cameræ aplæ clericis insimul congregatis ad hunc effectum et totam Cameram aplcam representantibus de præf. SSmi D. N. Pp. mandato ex una, et præfatus Illmus D. Gentiles Virginius Ursinus comes prædictus presens partibus ex altera, super conducta prædicti Comitis in Capitaneum generalem ad custodiam dicti maris el Splagiæ capitula pacta et conventiones infrascripta inierunt contraxerunt, in hunc qui sequitur modum...._

»_Actum Romæ in burgo S. Petri, in palatio residentiæ præfati Card. Camerari die, mense, et anno, ut supra._»

[504] BOSIO, III, 140, E: «_Il Papa ajutava l'imperatore con dodici galere, che a sue spese aveva fatto armare in Genova et in Civitavecchia a carico di Virginio Orsino._»

ARCHIVIO conventuale dei Domenicani in Civitavecchia, codici intitolati _Ricordanze_ tre volumi in-fol. parv. segnati A. B. C., e codice intitolato _Campione_, in-fol. e l'altro intitolato _Memorie_, p. 50: «_Paolo terzo fece fare nove galere in Genova, alle quali aggiunse le tre galere che erano solite di guardare la spiaggia, e delle dodici galere fece generale il sig. Virginio Orsini._»

COLECION de documentos ineditos para la historia de España. ed. NAVARRETE, in-8. Madrid, 1843. III, 545: «_Carta de Carlos V a la imperadriz, del Caller 12 junio 1535: »Vinieron las tres galeras de Su Santidad con otras nueve que armò en Jenua._»

ALFONSO ULLOA, _Vita di Carlo V_. in-4. Venezia, 1566, p. 137: «_Il papa fece armare nove galere oltre alle tre che aveva prima, dandovi per capo Virginio Orsino._»

[505] RAYNALDUS, _Ann._, 1534, n. 43: «_Pontifex novem triremes in portu Genuensi comparavit, quibus tres alias quæ jam instructæ in portu Centumcellarum erant conjunxit, Virginium Ursinum præfecit.... Adjuncto Paulo Justiniano veneto, navali peritia insigni._»

[506] BOSIO cit., III, 140, E: «_Dando al conte Orsino per luogotenente quel Paolo Giustiniani, gentiluomo veneziano, del quale sopra facemmo menzione che di Candia aiutata aveva la Religione, mentre in Rodi si trovava._»

IDEM, p. 3, A; et p. 6, E; etc.

[507] PAULI PP. III, _Bulla impositionis duarum decimarum super fructibus ecclesiasticis in tota Italia_. — BIBL. CASANAT. _Collezione grande di Bolle, editti, bandi_, etc. dal principio della stampa fino al presente in più che settanta grossi volumi in-fol. t. I, n. 46.

[2 marzo 1535.]

III. — La notte seguente al due di marzo il conte dell'Anguillara salpava colle dodici galere da Civitavecchia verso Napoli, ove intendeva congiungersi a don Pietro di Toledo, figliuolo del vicerè e capitano delle galèe del Regno. Ecco un altro documento da intestare nell'archivio domestico al nome del conte Gentile, della cui persona e navigli onorevolmente si parla. Breve e nitida letterina del capitano Giustiniani a Paolo III; scritta in volgare, meno le formole consuete in quel tempo della introduzione e della chiusura che sono in latino[508]: «Beatissimo Padre. Dopo l'umile raccomandazione di me stesso, e dopo baciati i Santi piedi; vengo a dire come credo che Vostra Santità per lettere dell'eccellenza del Conte intenderà che, essendo buon tempo, coll'aiuto di Dio questa notte ci partiremo per Napoli, e di là poi anderemo col resto dell'armata a trovare l'eccellenza del signor principe Doria. Le galere di Vostra Santità sono così bene armate, come ogni altra galera che sia per mare. Spero coll'aiuto di Dio, che il Conte mio padrone farà onore a Vostra Santità ed a sè medesimo, ed utilità alla religione cristiana. Io quanto più genuflesso mi raccomando alla Santità Vostra e bacio i santi piedi, pregandola si contenti avere per raccomandati i poveri miei figliuoli, e commettere al reverendo signor Datario che il memoriale dato a Vostra Santità abbia effetto. Bacio i santi piedi, pregando il signore Iddio che sana e felice conservi Vostra Santità. — Di Civitavecchia a dì 2 marzo 1535. — Umile servitore e schiavo, Paolo Giustiniani.»

[18 aprile 1535.]

Tre porti erano stati principalmente assegnati in Italia come centro della spedizione contro Tunisi: Napoli, Genova e Cagliari. Di qua le forze italiche, di là le oltramontane, nel mezzo la convergenza degli uni e degli altri, per procedere unitamente al punto obbiettivo. Il Toledo e l'Orsino, colle ventisei galere dello Stato e del Regno, erano fin dal mese di marzo in Napoli, ed aspettavano Antonio Doria, di nostra conoscenza, che doveva venire con altre ventidue galere scortando le quaranta navi grosse del marchese del Vasto colle fanterie italiane prese a Portovenere. Se non che, pesando ai due primi la tardanza del terzo, uscirongli incontro per congiungersi più presto con lui, che veniva lentamente di porto in porto, pigliando vittuaglia, artiglierie e gente, secondo che ne trovava apparecchiate: e così gli uni e gli altri capitarono a mezza via nel porto di Civitavecchia, dove altresì dovevansi imbarcare alcune fanterie nostrane scritte per l'Imperatore nella provincia della Marca[509].

[20 aprile 1535.]

Or mentre tanti bastimenti e così gran numero di soldati e di marinari incontravansi in Civitavecchia, venne il desiderio al Papa di vederli; e similmente alla gente raunata sul mare, il desiderio di riceverne la benedizione: cosa facile, e prestamente messa ad effetto. Perciò chiamarono a palazzo Biagio Martinelli da Cesena, prefetto delle cirimonie, e imposergli di allestire ogni cosa secondo il rito già usato da Sisto IV nel licenziare l'armata sua alla riscossa di Otranto contro i Turchi, come altrove ho narrato[510]. Biagio istesso, scrivendone il ricordo nei suoi diarî, dice essergli tornata vana ogni ricerca negli archivi, tanto fra le scritture del Burcardo, che del Volterrano, e di Paride (sia detto a nostro sollievo quando sovente ci troviamo in simile distretta): però conchiude di aver composto del suo una formola conveniente coll'approvazione del Papa, e spedito ai cardinali e a ogni altro della cappella l'invito di trovarsi tutti insieme nella sala del concistoro in Civitavecchia la mattina del ventitrè di aprile feria sesta, sull'ora di terza, per ricevere i capitani, consegnare lo stendardo, e dare la solenne benedizione all'armata. Aggiugne don Biagio che per certa sua infermità non si mosse di Roma; e in vece mandò a dirigere l'esecuzione Gianfrancesco Fermano, secondo cerimoniere e suo collega[511].

Aveavi nel porto dodici galèe del Conte, quattordici del Toledo, ventidue del Doria, in tutto quarantotto galèe; quaranta navi di alto bordo, il marchese del Vasto, il principe di Salerno, quel di Bisignano, lo Spinelli, il Caraffa, i due Sanseverini, il conte di Sarno, il marchese del Finale, lo Spinola e tanti altri capitani delle fanterie, e delle navi, e delle galere, con sopravi tra soldati, marinari e rematori, più di trenta mila uomini[512].

Questi sono fatti da tutti saputi o visti nel secolo decimosesto; ed altri simili saputi e visti seguiranno nei tempi posteriori, infino alla spedizione di Egitto.[513] Per l'occupazione di Roma ai nostri giorni io stesso ho veduto più volte andare e venire di Francia in flotta con armi, bagaglie, artiglierie e cavalli, dieci e venti mila uomini; e agiatamente nel porto di Civitavecchia compiere le operazioni di imbarco e di sbarco con celerità e sicurezza. Non all'amore di patria, nè alle passioni nostrane o straniere, nè ai capitani di inverno o di estate m'appello io: sì bene ai fatti, cui niuno può misconoscere, quantunque altri voglia fare le viste di obliarli. Al modo stesso, sostenuto dai fatti, ripeto che infino a cinque anni fa, quando io scrivevo e stampavo la mia Marina, e quando non correvano ancora i treni delle strade ferrate per la Liguria, nè per le province di Roma, nè pei trafori del Cenisio, allora il porto di Civitavecchia contava per uno dei centri della navigazione a vapore di tutti i paesi; non essendovi linea periodica di levante di ponente, che da Marsiglia e da Messina non facesse punta di andata e di ritorno nel porto medesimo; dove trovavano come altrove la comodità, e più che nei porti vicini la sicurezza. E quantunque d'inverno e col tempo cattivo si stia male da per tutto, nondimeno l'artificiosa struttura ed unica del nostro porto offriva ed offre ai legni combattuti dalle tempeste comodo ricetto e sicura stallìa; tanto che può dirsi arcirarissimo il caso di naufragio nel porto medesimo, come non di raro succede altrove. Lascio da parte Giovanni Villani, che, parlando di tempesta in Napoli, dice: «Quante galèe e legni avea in quel porto, tutti li ruppe e gittò in terra.» Lascio quel che tutti sanno di Livorno che non vi finisce burrasca che non lasci qualche bastimento in secco sotto al Marzocco. Lascio gli odiosi paragoni, i registri pubblici e le cifre arruffate. Basta ricordare il fatto dei giorni presenti, registrato nell'ufficiale Rivista marittima per raccogliere con certezza, come tra un centinajo di naufragî in men di due mesi, pei porti di destra e di sinistra, non se ne conti nè pur uno pel nostro; il cui movimento annuo, segnato dalla stessa Rivista ufficiale, risulta di tremila duecento otto bastimenti tra entrati e usciti, con cinquecentomila tonnellate, e trentamila persone di equipaggio, per l'anno 1872, che è il primo della decadenza. Si potrà nel tempo futuro ridurre ogni cosa al nulla, potremo cadere come Pisa e come Amalfi: ma non sarà giammai possibile annichilire i fatti del tempo precedente, nè censurare la verità delle proposizioni che li ricordano[514].

NOTE:

[508] PAOLO GIUSTINIANI, _Lettera alla S. di N. S. data da Civitavecchia, 2 marzo 1535_ — Pubblicata dallo storico giornale romano, intitolato IL SAGGIATORE cit., I, 279, in-8. Roma 1844. — «_Beatissime Pater, Post humilem recommendationem et pedum oscula beatorum._» — (Il Conte, del quale si parla senza altri aggiunti, è Gentil Virginio, come risulta dal contesto).

[509] MAMBRINO ROSEO cit., III, 169: «_L'imperatore fece in Italia assoldare gente, oltre quella che gliene assoldò il Papa._»

GIROLAMO FANTINI, _I successi di Roma e di tutta l'Italia, coll'apparecchio dell'armata contro Barbarossa_, in-4. Roma, 1535.

ANTONIO DORIA, _Compendio_ cit., 56; «_Il marchese del Vasto s'haveva da imbarcare con Antonio Doria, con ordine di raccorre l'armata d'Italia e condurla sino a capo di Polla di Sardegna, dove s'haveva a congiungere con la di Spagna. E così raccolte sei galèe di Papa Paolo Terzo sotto il governo di Gentil Virginio Orsino, tre della Signoria di Genova, et alcun'altre armate di nuovo nel regno di Napoli, et altre di Sicilia.... con molti nobili, e soldati, con le munizioni et vittuaglie._»

GONZALO ILLESCAS, _Jornada de Carlos V a Tunes_: «_Papa Paulo offreciose de ayudar a Su Majesdad con doce galeras.... los señores y republicas de Italia todos acudieron._»

[510] P. A. G., _La Marina del medio èvo_, II, 435.

[511] BLASIUS MARTINELLI de Cæsena _Diaria Cæremonalia_, MSS. BIBL. BARB., cod. 1102.

JOANNES FRANCISCUS Firmanus, Socius præfecti. in _Diariis_ ut sup. BIBL. CASANAT. XX, III, 17. «_Mense aprili MDXXXV. Pontifex Centumcellis triremes benedixit, et quarto calendas majas Romam reversus est._»

[512] GONZALO ILLESCAS, _La Jornada de Carlos V a Tunes_: «_El marquès del Vasto con todas las compagnias de gente española, italianos, y tuduscos, escribieronse cinco mil italianos mas del los ordenarios; Maximiliano Eberstenio trajo hasta ocho mil tudescos, y con la demas gente partiò el marquès de Genua con otras galeras y treinta navios de carga. Tomò puerto en Cività-Vieja, adonde el Papa estava esperando para ver la gente y echarles à todos la benedicion._»

MAMBRINO ROSEO cit., III, 169: «_Queste genti imbarcate in Genova e distribuite sopra quaranta navi grosse.... Antonio Doria fece la scorta con 22 galèe.... Questa armata capitò in Civitavecchia, dove era il Papa.... Che la benedì tutta, et diede lo stendardo a Virginio Orsini capitano delle sue galere._»

RAYNALDUS, _Ann. Eccl._, 1535, 43, 44.

ARCHIVIO DE' DOMENICANI cit., (alla nota 5.) Volume intitolato _Memorie_, p. 50: «_Paolo III con il clero dei sacerdoti benedisse l'armata in effetto da un'alta Torre, quale è la torre di Roccha._»

PRUDENCIO SANDOVAL, _Historia de Carlos V_, in-fol. parvo. Pamplona, 1634, II, 112.

MARCO GUAZZO, _Storie_, in-8. Venezia, 1549, p. 151.

GIOVIO cit., 356.

[513] ANTONIO COPPI, _Annali d'Italia in continuazione del Muratori_. Anno 1798, n. 2.

CAV. PIETRO MANZI, _Stato antico ed attuale del porto, città e provincia di Civitavecchia_, in-8. Prato, 1837, p. 46: «_Il naviglio pontificio, composto ed equipaggiato dai nostri, fu tratto alla spedizione di Egitto, e recò colà quel celebrato generale Desaix, che io conobbi personalmente, perchè in quella circostanza alloggiò nella mia casa paterna._»

BARON PARRILLI, _Le più celebri battaglie navali_, in-8, figur. Napoli, 1871, p. 25: «_Cinque convogli riuniti nei porti di Marsiglia, Tolone, Genova, Civitavecchia ed Aiaccio, sommanti in uno a dugentotrentadue vele.... ventiquattro mila fanti, quattromila cavalli, tremila cannonieri, sessanta artiglierie da campo;_» e p. 27: «_Bonaparte costeggiò per riunirsi ai convogli di Ajaccio e di Civitavecchia._»

ANTONIO LISSONI, _Storia militare italiana_, in-8. Torino, 1844, p. 22.

[514] RIVISTA MARITTIMA, in-8, Roma, 1873, al Ministero della Marina, anno VI, fascicolo 1, p. 178: «_Indicazioni sui naufragi ed altri sinistri marittimi, avvenuti a navi mercantili dal 20 ottobre al 15 dicembre 1872.... Nelle acque dello Stato.... Compartimenti di Napoli.... Granatello.... Torre del Greco.... Nisida.... Pozzuoli.... Castellamare.... Compartimenti di Livorno, Isola dell'Elba.... ec._»

ITEM. Anno VI, fascicolo 2, feb. 1873, p. 345: «_Naufragi di bastimenti mercantili nazionali: a Vado.... a Catania.... alla Follonica.... ad Anzio.... a Terranova.... ec._»

ITEM. Anno VI, fasc. V, giugno 1873, p. 489.

ITEM. Giugno 1873: «_Tre bastimenti rotti gli ormeggi e calati a fondo nel porto di Oneglia; due naufragati al Marzocco del porto di Livorno; otto naufragati a Sestri di Levante; tre naufragati a Lerici; uno a Porto Empedocle; uno presso Sanremo; uno alla Torre di Fogliano; uno sul Molo san Vincenzo di Napoli, ec._»

[23 aprile 1535.]