La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1
Part 3
Ma il mese di marzo, che tutti sappiamo stravagante più d'ogni altro nell'anno, entrava proprio di quel giorno a confondere le vane speranze: e lo Scirocco regnante nel Tirreno, che si era infino a lì tenuto maneggevole, cresceva furioso, e più che mai contrario al ritorno. Gran vento, grosso mare, dirotta pioggia; cielo scuro, orizzonte ristretto e vergato per ogni parte dai fili spessi ed obbliqui dell'acqua a vento. In somma tetra prospettiva, adombrata dal fosco colore che pigliano le vele sempre che siano bagnate. Archeggiavano e prueggiavano di piccole bordate: ma certi ormai di non avanzare nel viaggio, e risoluti di non voler tornare indietro a Piombino, gittavansi stentatamente nei ridossi deserti di quelle maremme: prima nel golfo della Follonica, poi alla cala del Forno, dove passavano tre giorni senza riposo e senza conforto. Intanto le provvigioni, che non erano fatte per sopperire a lungo, cominciavano a mancare; nè si poteva far cucina. Di che smagati i cortigiani, e conquisi dallo spavento, dal disagio e dal digiuno, cadevano ammalati; e qualcuno in compendio ne moriva. Tutti soffrivano, e più d'ogni altro il Mosca, non essendoci persona che da lui non volesse qualcosa d'impossibile; ed egli di notte e di giorno, all'acqua e al vento, in mezzo a tutti in faccenda. Finalmente senza dir verbo, faceva risolutamente salpare i ferri, e con tutto lo sforzo dei remi, e qualche scossa di vela nel momento opportuno, pigliava rifugio a Santostefano sulla bocca dello stagno d'Orbetello la sera del cinque; menandosi appresso la brigata tanto avvilita, che niuno si ardì toccare tromba o tamburo, nè dar voce, nè ammettere visita o invito dei terrazzani, per non lasciarsi vedere in quello stato.
Il dì seguente cedeva alquanto la furia del vento, ma non del mare: ed Alessandro, smanioso di levarsi al più presto da tanto travaglio, ordinava la partenza, e cresceva lo schianto. Imperciocchè doppiato l'Argentaro, e venuti all'altura di Corneto, non potevano accostarsi a terra: anzi per quanto incalzassero di remo, di vela, e di manovra, e vie più facessero di spingere i legni a riva; di tanto il mare fluttuante ricacciavali indietro[32]. Fenomeno non raro, nè ignoto ai marini e agli idraulici, diverso dal tormentoso sussulto dei colpi riverberati dalle risacche; e propriamente chiamato Deflusso: il quale si produce in certe condizioni di lido, quando il mare gonfio, sollevato sulle battigie, e incalzato continuamente dai flutti seguenti sotto un angolo di obliquità (come nel caso nostro dalla furia sinistra dello Scirocco), perduto l'equilibrio e l'oscillazione, ricade fuggendo dal lato di minor resistenza; e indi in poi piglia natura di corrente straordinaria, che mena i galleggianti nella sua direzione con violenza proporzionale alla massa e velocità del deflusso medesimo. Entrati adunque i nostri legni nella zona della detta corrente, dopo lunghi ed inutili sforzi delle misere ciurme, vedendosi sempre più andar lungi in deriva, presero il partito di rendere il bordo, e di poggiare per rifugio a Portercole. Nel qual tragitto corsero come perduti, imbarcando da poppa, e talvolta anche da prua, tanto mare, che non fu passeggiero alcuno che non si tenesse spacciato. Solo il Valentino, prima di virare, saltando sopra un grosso palischermo con quattordici robusti rematori, riuscì ad afferrare la spiaggia: e solo Alessandro tornandosi addietro mantenne l'aria intrepida, seduto in un seggiolone di scarlatto, e segnandosi in fronte ad ogni colpo di mare.
A bello studio ho scritto Deriva, parlando qui avanti dei nostri bastimenti, menati a ritroso dalla corrente del mare: e quando mi accaderà altrimenti alcun trasporto violento per causa di vento laterale, dirò Scarroccio. Vocaboli diversi di cose differenti: ambedue tecnici, nostrani, e necessarî; che non si vogliono nè confondere per sinonimi, nè rifiutare per forestieri, come taluno ha tentato. La Crusca registra al mascolino il Derivo, esprimente il Derivare intransitivo, cioè l'Andar giù come il rivo, il Discendere, il Deviare: però i marinari chiamano con proprietà di lingua Deriva, quella Anomalia di trasporto oltre o fuori del rombo assegnato che soffre nella navigazione un bastimento menato dalla corrente del mare. L'etimologia sprizza evidente dal Rivo, perchè le correnti marine vanno come i fiumi; e l'effetto si pare quel desso, in ambedue i casi, di spingere in giù, di ritardare in su, e di volgere da lato i galleggianti, o inerti o semoventi, secondo la risultante delle diverse forze e direzioni. Il fenomeno presso alle ripe è visibile pel rilievo dei punti fermi: ma in alto mare, il flutto, la scia, il bastimento, e tutto va dalla stessa parte; e non puoi addartene coi sensi, ma devi seguire l'invisibile carro di Nettuno con risultamenti proporzionali alla direzione e velocità della corrente e della rotta, sommate, sottratte o composte, secondo l'angolo. Qui approdano gli studî del Maury in America, del Cialdi in Italia, e di altri maestri a gara in ogni parte. Onde cresce a maggior importanza l'intendimento di questa voce, alla quale mi ha condotto la stessa corrente che respinse i reduci dal lido di Tarquinia, e ricacciolli a Portercole.
[11 marzo 1502.]
Vi giunsero la sera dello stesso giorno sei di marzo: e non vedendo segno vicino di miglior fortuna, volsero le spalle al mare. Tutti quelli che sentivansi in forza di cavalcare seguirono Alessandro per le medesime strade, donde erano venuti: gl'infermi in gran numero restarono negli alberghi lungo la via, e i viaggiatori senza le consuete accoglienze rientrarono in Roma agli undici del mese[33]. Navigazione certamente straordinaria, che dette da dire alla gente: e non pochi si fecero lecito di salire fino ai superni consigli, pensando e scrivendo che in quel modo si fosse voluta ricordare la caducità delle cose mondane a chiunque dimenticata l'avesse.
NOTE:
[31] BURCARDUS cit.: _«Die vigesima quinta februarii, feria sexta SSmus D. N. et dux Valentinus intravit galeam quæ transfretavit ad insulam Elbæ ubi mansit usque sabatum ad diem 26, quo die sero rediit Plumbinum.»_
[32] BURCARDUS. Mss. Casanat. cit., XX, III, 2: _«Anno Christi MDII, feria quarta, die prima martii usque sabatum.... Voluerunt solatium et supervenit tempus contrarium, sive tempestas ingens, ex quo non potuerunt secure navigare, neque voluerunt redire Plumbinum.... Die quinta galeæ persequutæ sunt iter suum versus Cornetum, ad cujus conspectum applicuerunt. Dux majus periculum timens descendit de galea ad barchettam, e qua venit in terram. Papa vero cum galea sua non potuit attingere portum, ex quo omnes commoti hinc et inde in galea sunt prostrati, solo Papa dempto, qui in sede sua in puppi firmiter et intrepide sedens prospexit omnia: et cum mare versus galeam fortiter irrueret, Papa dicebat Jesus, et signo Crucis se signabat.... Nautæ propter maris et venti turbationem nec cibum nec ignem facere posse se excusabant... In sero venit in portum Herculis.»_
[29 marzo 1502.]
VIII. — Per conseguenza abbiamo ora a compiangere la immatura morte di quegli che più d'ogni altro era stato messo a tortura. Il capitano del Mosca, rimenata la squadra in Civitavecchia, se ne venne a Roma, e ai ventinove dell'istesso mese sull'ora di terza morissi nella ancor fresca età di anni trentasei, mesi dieci e giorni cinque. Uno scrittore contemporaneo ci ricorda l'ultima sua comparsa, dicendo[34]: «Lodovico del Mosca, cavaliero romano, e capitano delle galèe di Nostro Signore, il quale aveva jeri sull'ora di terza terminato il corso di sua vita, fu portato oggi in chiesa, vestito di una sopravveste nuova di broccato sopra un farsetto di velluto violetto tutto di nuovo; una bella spada sul petto, sproni d'oro alle calcagna, e quattro anelli gemmati nelle dita. Innanzi alla bara sessanta doppieri di cera bianca, e appresso molti amici e compagni d'arme in gramaglie. Passò il convoglio dalla sua casa, che è presso al chiassetto della parrocchia di santo Stefano in Piscinula, girando pel rione fino a Campodifiore, indi alle case de' Capodiferro, e appresso per la Regola entrò nella parrocchiale, dove il morto fu seppellito col farsetto, la sopravveste, la spada, gli speroni, ed uno anello nel dito, toltine gli altri tre. Ebbe accompagnamento onorevole più che alcun altro signore da molti anni a questa parte. Egli aveva fatto testamento il giorno avanti, alla presenza dei suoi genitori. Tra l'altre cose ordinando di essere sotterrato colle vestimenta e distintivi predetti, e a lume di sessanta doppieri. Rogato l'atto, chiamò il mercante presso al letto, e fecegli tagliare quattro canne di velluto violetto pel suo vestire; ed una canna di broccato d'oro per la sopravveste, da esser messa col suo corpo nella sepoltura. Per memoria dei posteri i genitori vi posero una pietra colla iscrizione che così riproduco, come si legge nel Galletti, e nell'autografo più antico di Teodoro Amayden intorno alle nobili famiglie romane, gelosamente conservato nella nostra Casanatense[35]:
«A Lodovico del Mosca, cavaliere romano, capitano della navale armata pontificia, che dopo onorati servigi nella questura dell'erario pubblico e nel dicastero della penitenzieria apostolica, mostrando a chiare prove il pristino vigore del sangue romano, in quei durissimi tempi che tutt'intorno per terra e per mare fremevano l'armi, da Alessandro sesto pontefice massimo nominato comandante supremo della marina, espugnato Piombino, sottomessa l'Elba, condotto in quei luoghi l'istesso Pontefice, nel fiore delle speranze sue e di ogni altro, e specialmente del Popolo romano, oppresso dall'avversità morissi li ventinove di marzo dell'anno di salute 1502. Visse anni trentasei, mesi dieci, giorni cinque. Evangelista e Francesca genitori infelicissimi al figlio dolcissimo e benemerito posero.»
La mestizia, compagna indivisibile di qualunque dipartita, mi torna ora più acerba nel dire l'estremo vale al primo Capitano venutomi innanzi nel primo libro. E, poichè altrimenti non potrei crescergli onoranza, mi sarà concesso dedicare al suo nome la continuazione del libro medesimo, senza mutarne il titolo. Tanto più che le imprese migliori seguono nel corso dell'istesso anno per opera dei compagni, dei navigli e degli ufficiali addestrati da lui.
NOTE:
[33] BURCARDUS cit.: _«Feria sexta, die undecima martii MDII, SSmus intravit palatium suum cum familia, demptis illis qui obierunt per viam... infirmi manserunt per viam.... Nemo venit obviam eis.»_
MURATORI, _Ann._, 1502.
RAYNALDUS, _Ann. Eccl._, MDII.
[34] BURCHARDUS cit., Sab. die 30 martii 1502.
SEBASTIANO BRANCA DEI TELLINI, _Diario romano dall'anno 1497 al 1517_, citato sopra.
[35] TEODORO AMAYDEN, volgarmente L'AMIDENO, _Le famiglie romane nobili_, in-fol. parvo. mss. autografo alla Casanatense, E, III, 11. — N. 175, _Famiglia Mosca o dei Maroni_.
PETRUS ALOYSIUS GALLETTI, _Inscriptiones Romanæ infimi ævi Romæ extantes_, in-4. Roma, 1760, class. X, n. 10:
D . O . M . LUDOVICO . MUSCÆ . ÆQUITI . ROMANO PONTIFICIÆ . CLASSIS . PRÆFECTO QUI . CUM . A . LITTERIS . PŒNITENTIARIÆ . APOST. QUÆSTURAQ . ROM . ÆRARII . EGREGIAM . OPERAM . PONT . NAVASSET VIGOREMQ . PRISTINUM . ROM . SANGUINIS . PRÆSEFERRET AB . ALEX . VI . P . M . DURIS . ILLIS . TEMPORIBUS CUM . OMNIA . LATE . MARI . TERRAQ . ARMIS . FREMERENT MARI . OMNI . QUAQUE . PONTIFICIA . DITIO . PATERET . PRÆPOSITUS POPULINO . ILVAQ . QUO . ET . PONTIFICEM . IPSUM . VEXERAT . EXPUGNATIS AC . MAXIMA . SPE . OMNIUM . PRÆSERTIM . POPULI . ROM. AC . RERUM . ADPARATU . FLORERET ADVERSO . INTERCEPTUS OBIIT . ANNO . SALUT . MDII . DIE . XXIX . MENSIS . MARTII VIXIT . ANN . XXXVI . MENS . X . D . V EVANGELISTA . ET . FRANCISCA . INFŒLICISSIMI FILIO . DULCISSIMO . AC . BENEMER. POSS.
[Aprile 1502.]
IX. — Squilla dunque un'altra volta sulle marine del Tevere la tromba di giusta guerra contro Turchi e pirati: ed io là mi volgo, dove i cavalieri di Rodi e i Veneziani già combattono contro il nemico comune, aspettando alle armi loro incremento di riputazione e di conforto dalle armi di Roma. Papa Alessandro, memore delle promesse, intima la partenza alle sei galere tornate dall'Elba col capitano Lorenzo Mutini, ne spedisce altre due venute di Ancona col capitano Cintio Benincasa; e pel compimento di maggior numero manda a Venezia quello stesso Angelo Leonini, vescovo di Tivoli, che dalla prima gioventù erasi mostrato destro e valente in simili maneggi, come altrove si è detto[36]. In somma tredici galere, alcuni brigantini, dumila cinquecento fanti delle bande borgiane, e per commissario straordinario Giacopo da Pesaro, vescovo Pafense, infino a tanto che non ne desse il comando al cardinale grammaestro di Rodi[37].
La corte di Roma, tenace delle antiche costumanze, ritorna all'antico: e dopo la morte di un capitano laicale sostituisce due ecclesiastici. Un vescovo per commissario, e un cardinale per comandante; come si usava nel Medio èvo, massime nelle imprese contro infedeli. Era l'uso del tempo, non solamente in Roma, ma in ogni altra parte d'Europa: e cesserà la maraviglia chi sappia come in Francia infino ai tempi di Luigi XIV v'avea vescovi e cardinali per capitani di vascelli e di galèe e di armate navali, largamente ricordati sopra autentici documenti dello storiografo più recente della marina francese[38].
Il vescovo Giacopo da Pesaro di gran nascita tra i Veneziani, e di non minore esperienza nelle cose del mare, fresco di età, di bell'aspetto e prode, a chi ne cerca si mostra tuttavia quasi vivo per mano di Tiziano ritratto in una tavola di altare nella chiesa dei Frari a Venezia, genuflesso innanzi a san Pietro, e da lui fisamente riguardato con occhio affettuoso in grazia dei servigi resi alla causa del cristianesimo[39]: si mostra altresì scolpito in bianco marmo nel mausolèo della famiglia con una sentenziosa iscrizione che lo ricorda vissuto per anni ottantuno, come si dice di Platone: e più anche al nostro proposito si mostra negli annali ecclesiastici pel diploma di papa Alessandro, che qui traduco nel nostro volgare dal testo latino pubblicato nell'opera del Rainaldo[40]: «Al venerabile fratello, Giacopo vescovo di Pafo, nuncio e commissario nostro, salute ec. Alessandro papa sesto ec. — Avendo noi per difesa della cristianità deliberato di mandare la nostra armata navale contro i Turchi oppressori e nemici del nome cristiano, ci bisogna un prefetto che ne prenda il carico, e la conduca al diletto figliuolo nostro Pietro di sant'Adriano, diacono cardinale e grammaestro dell'ospedale di san Giovanni gerosolimitano; personaggio già sopra questa guerra, per consiglio dei venerabili fratelli nostri, Cardinali di santa romana Chiesa, eletto e costituito Legato nostro e della Sede apostolica coll'autorità di governare e provvedere alla detta armata. Or dunque, sperando bene di te e della tua prudenza, destrezza e prontitudine nell'eseguire fedelmente gli ordini nostri, ti abbiamo nominato nuncio e commissario della armata medesima al fine di reggerla, e di condurla all'istesso cardinale Legato e di rassegnargliela da parte nostra, e di seguirlo nelle spedizioni che vorrà fare. Intanto tu avrai facoltà di comandare, di mettere e togliere gli ufficiali, di punire i delinquenti, e di fare ogni altra cosa necessaria ed opportuna al predetto fine, secondo che richiede l'onor nostro e della santa Sede, e insieme il buon governo e condotta della stessa armata. Laonde per autorità apostolica, a tenore delle presenti ti facciamo, nominiamo, e deputiamo nuncio e commissario per eseguire i già detti ordinamenti, ec. Dato a Roma, presso san Pietro, addì venti d'aprile dell'anno 1502, del nostro pontificato anno decimo.»
[Luglio 1502.]
Prese le lettere, Giacopo navigò difilato all'isola del Cerigo, dove erano ad aspettarlo cinquanta galèe di Venezia sotto Benedetto da Pesaro suo fratello; più tre galere di Rodi, comandate dal cavalier di Scalenghe; e quattro di Francia col capitano Prégeant de Bidoux, cavaliere gerosolimitano, chiamato dai nostri Piergianni, uomo assai noto nella storia del suo paese, per essere stato dei primi a rilevare colà le arti marinaresche[41]. Piergianni voleva in breve tornarsene a ponente, i Gerosolimitani dovevano proseguire verso Rodi, e i Veneti, già padroni del mare per averne cacciato il nemico, divisavano congiungersi coll'armata di Roma per gittarsi improvvisamente sull'isola di Santamaura, e toglierla dalle mani dei Turchi. Avrebbe voluto Giacopo, secondo gli ordini di papa Alessandro, condursi oltre fino a Rodi, e rassegnare il naviglio e le genti al cardinale Legato: ma stretto dalle preghiere e dalle ragioni dei Signori veneziani, ebbe per bene di compiacerli e di restarsi con loro, non inviando altri al Grammaestro che il capitano Cintio Benincasa con una sola galèa per fare le sue scuse e portargli le lettere che da Roma e dal Cerigo gli si mandavano.
NOTE:
[36] UGHELLUS, _Italia sacra, inter Tiburtin._, I, 1312.
P. A. G., _Marina del Medio èvo_, II, 397, 403.
[37] MARINO SANUDO, giuniore, _Diarî_, mss. alla Marciana, t. IV, p. 87, 88: _«Aprile 1502: El Papa vuole armar quatordici galìe.... più vuole haver in campagna ottocento uomini d'arme.... vuole armar vinti galìe, cinque in Venezia, l'altre in Ancona.»_
RAYNALDUS, _Ann._, 1502, n. 20: _«Pontificia classis.... Jacobo episcopo paphensi præfecto, tresdecim tantum navium (cum viginti Alexander esset pollicitus per apostolicas litteras) Venetis se conjunxit.»_
BOSIO cit., II, 559, e; 543, e; 544, ult.
[38] A. JAL, _Abraham Duquesne et la marine de son temps_. Parigi, in-8. 1873, Henry Plon., I, 61: _«Pour commander les armées du Roy.... Gabriel de Beauveau de Rivarenne, évêque élu de Nantes....»_ p. 64: _«M. Henry d'Esconbleau de Sourdis archevêque de Bordeaux, pour commander l'armée navale.»_ p. 101: _«Le cardinal de la Vallette, bon soldat, avait bien servi à la direction du corps d'armée.»_ p. 129: _«Galère ducale.... dont le cardinal était capitaine.»_ p. 594: _«Monseigneur de Sourdis archevêque de Bordeaux a une esquadre, et va à Fontarabia.»_ ec.
[39] VASARI, ediz. Le Monnier, XIII, 26: _«Tiziano.... nella chiesa dei frati Minori.... alla cappella di quelli ca da' Pesari, fece in una tavola la Madonna col figliuolo in braccio, un san Piero e un san Giorgio, ed attorno i padroni ginocchioni ritratti di naturale; infra i quali è il vescovo di Baffo ed il fratello, tornati allora dalla vittoria che ebbe detto vescovo contro i Turchi._»
A. EMMANUELE CICOGNA, _Le iscrizioni veneziane_, in-4. 1830, III,269:
JACOBUS . PISAURUS PAPHI . EPISCOPUS QUI . TURCAS . BELLO . SEIPSUM . PACE . VINCEBAT EX . NOBILI . INTER . VENETOS . AD . NOBILIOREM . INTER . ANGELOS FAMILIAM . DELATUS NOBILISSIMAM . IN . ILLA . DIE . CORONAM JUSTO . JUDICE . REDDENTE HIC . SITUS . EXPECTAT VIXIT . ANNOS . PLATONICOS OBIIT . IX . KAL . APRILIS MDXLVII
[40] RAYNALDUS, _Ann. Eccl._, 1502, n. 19.
[41] ANSELME GUIBOURS, _Histoire généalogique de France_, in-fol. Parigi, 1726-33, VII, 923.
LEON GUERIN, _Histoire maritime de France_, in-8. Parigi, 1843, II, 405.
V. appresso la nota 49.
X. — Cintio nobile anconitano, come tutti sanno, specialmente nella sua patria, dove tuttavia si mantiene nell'antico splendore la famiglia dei marchesi Benincasa, era cavaliero destro e valente tanto nelle armi quanto nelle lettere; capitano, oratore e poeta di chiara fama; accetto nelle corti dei principi, feudatario del re d'Ungheria; ed uomo (secondo la tempra delle nostre città marittime) atto ad ogni cosa onorata e forte. Nelle arti marinaresche poi eccellentissimo per tradizione dei suoi maggiori, tra i quali primeggia Grazioso Benincasa, autore di un _Portolano_ composto nel 1435, non sopra altre carte, ma (come egli stesso scrive) tratto dal vero, toccato colle mani e veduto cogli occhi. Portolano in dieci o dodici esemplari autografi tutti bellissimi, che si conservano ancora negli scrigni di Ancona, e di altre biblioteche in Europa; noverandoci anche quello di Andrea, figlio di Grazioso, custodito nella biblioteca di Ginevra. Non mi dilungo, quantunque richiesto, appresso agli antichi portolani, e molto meno appresso alle carte marine dei secoli passati, perchè è impossibile trattarne a dovere senza il sussidio delle figure e delle tavole, che non rilevano a' miei editori. Valgami il desiderio di saperle una volta tutte raccolte e riprodotte a facsimile in grandioso Atlante per soddisfare alle ricerche degli studiosi ed alle citazioni degli scrittori. Allato alle tavole del vecchio Torcello, e dell'Anonimo posseduto dal Luxoro; allato a tanti altri cartografi genovesi e veneziani non disgraderà la comparsa del Crescentio di Roma, e dei Benincasa d'Ancona; e con essi entrerà quel Freduccio che primo segnò nel 1497 la declinazione della bussola; e quel Bonomi, parimente anconitano, che offerì ai Colonnesi la carta portata da Marcantonio vincitore a Lepanto[42].
Ma frattanto il capitano Cintio era giunto in Rodi, ed aveva presentato al Grammaestro le lettere di papa Alessandro, del commissario Giacopo, e del generale Benedetto. Le prime contenevano scuse per l'anno passato e speranze pel presente. Il Commissario scriveva di essersi congiunto al Cerigo coll'armata, e aver dovuto cedere alle pressantissime istanze del Generale di restarsi con lui per dargli mano nell'impresa imminente, come udirebbe a voce dal messaggiero. Finalmente il Generale con due lettere, confermando le cose scritte dal Commissario, aggiugneva che volendo questi a ogni modo andare a Rodi, non aveva altrimenti lasciato di farlo che per le grandi preghiere dello stesso scrivente, cui non sembrava nè onesto nè utile perdere il migliore tempo in distrazioni e viaggi di complimenti, quando si avevano eccellenti opportunità di combattere, come secretamente gli verrebbe riferito dal Capitano di Ancona e dai suoi Cavalieri.
Il Grammaestro, udite le relazioni di Cintio, lodavane il bel garbo; e ponendogli innanzi ricca collana di oro da portare sul petto per amor suo, gli consegnava le risposte. Al Papa diceva di spedire forze maggiori, e di procurare il concorso efficace delle grandi potenze: al Commissario di attendere con buona licenza e di grande animo all'impresa divisata: e al Generale, le stesse cose ripetendo, aggiungeva buoni consigli, notizie recenti, e offerte amplissime di sè e dell'Ordine suo[43].
NOTE:
[42] GRATIOSO BENINCASA, _Portulario_, 1435. Codice dell'Archivio di Ancona, segnato n. LXVI, di carte novantacinque, alte m. 0,28; larghe m. 0,20. — Ne parla il CIAVARINI, nella _Collezione dei documenti marchigiani_, I, LIX; il PARDESSUS, _Lois maritimes_ alterandone il nome in _Benincosa_; W. E. SMITH, _The mediterranean_, in-8. Londra, 1854, e ricorda l'esemplare conservato nel Museo britannico; C. DESIMONI, Lettere e note.
BARTHOLOMÆUS DE BONIS HOMINIBUS _anconitanus faciebat Anconæ_ 1570. Bellissima carta marina in pergamena, larga m. 0,93; alta m. 0,54, nobilmente miniata e conservata nell'Archivio Colonna in Roma. Grazie all'arch. Pressutti.
ATLANTE idrografico del Medio èvo, posseduto dal prof. Tammar Luxoro, pubblicato a facsimile ed annotato egregiamente da C. Desimoni, e L. T. Belgrano, in-8. Genova, 1867.
[Agosto 1502.]
XI. — Mentre queste lettere di andata e di ritorno solcavano il mare Carpazio, Veneti e Romani movevano verso lo Jonio col disegno di abbassare l'orgoglio del terribile pirata Camalì Aichio, che faceva da principe nell'isola di Santamaura; e da quel centro con molti bastimenti sottili infestava le riviere e i naviganti dell'Adriatico e dello Jonio.