La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1

Part 29

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[432] BRANTOME, _Cap. étrang._, II, 222: «_Couverture de rouge et jaune mi parties, car ils portoient la livrée du Roy, qui est jaune et rouge, comme je ai veu la reyne Marguerite daujourd'huy sa petite fille la porter long-temps par ses pages et laquais._»

[433] BOSIO cit., III, 127, D: «_Salviati avvisato del matrimonio.... e dell'invito di Sua Santità a Marsiglia.... avuto particolare ordine dal G. Maestro con le galere Apostoliche e con quelle della Religione si incaminò._»

[434] AUGUSTE LAFORET, _Étude sur la marine des galères_, in-8. figur. Parigi e Marsiglia, 1861, p. 4: «_Dix-huit galères parées de leurs plus riches ornements, amènent le pape Clement VII dans les murs de Marseille, où se trouvaient déjà François I et sa cour._»

IDEM, p. 26.

[15 ottobre 1533.]

VI. — I marinari sanno ormai per lunga esperienza che io non sono uso abbandonarli, e sanno che non amo cacciarmi tra la folla dentro terra appresso alle feste cortigianesche; però possono prevedere ch'io mi passerò delle nozze del duca d'Orleano con madama Caterina, la quale doveva essere, come dicevano, giovane, savia e bella. Ciascuno potrà leggerne altrove gli elogi e le feste, ed anche imaginarsele da sè, pensando grandi cose per la presenza del Pontefice, dei Cardinali, e della Curia romana; per la magnificenza del re Francesco con tre suoi figliuoli, e della Regina sorella dell'Imperatore, e di tanti principi, baroni e prelati di Francia e d'Italia concorsivi a gara. Ma non lascerò di ricordare la riverenza e l'ammirazione con che quei signori, venendo al porto, riguardavano i nostri bastimenti, non potendosi saziare di vederli e di rivederli. Chi lodava la lindura dei navigli, chi il marzial piglio degli equipaggi, massime dei romani e dei maltesi, tornati allora allora di Levante, dove avevano combattuto e vinto il Turco, e durante la campagna di due anni avevano preso la fortezza di Patrasso ed i castelli di Lepanto, espugnato Corone, e scioltone l'assedio, con tanta gloria del nome cristiano. Gli ufficiali di marina festeggiati da tutti, e continue le visite a bordo.

Di che entrata pur la voglia nell'animo del re Francesco, si condusse il dì quindici di ottobre a visitare le nostre galèe; e per maggior diletto con molti elogi volle che il Salviati uscisse dal porto e seco lo menasse pel mare attorno alle Pomeghe ed oltre a dieci miglia più in fuori, giostrandogli ed armeggiandogli ai lati tutte le altre galèe dello squadrone romano e maltese, con grandissima letizia del Re e de' suoi cavalieri[436]. Possiamo in cotesta occasione pensare ogni sorta di manovre: ora a vela di buonbraccio, e in poppa, e all'orza, correndo e volteggiando; ora a remo di voga larga, o di corso arrancato, o di riposo, o in giolito, o a quartieri; dando e pigliando caccia, e traendo colpi d'artiglieria; tra le voci degli ufficiali di comando, e le esclamazioni consuete e notorie del capitano Salviati. Il quale compiacendosi con quei signori, e lodandosi della sua gente, secondo i tratti di destrezza e secondo le osservazioni dell'arte nautica, non aveva tanto a potersi tenere, che una volta o l'altra non esclamasse[437]: Al corpo di santa gallina! vedi prontezza di girata, vedi efficacia di timone, vedi prueggio sull'occhio del vento, e vedi falcato sulla scia l'arco dello scarroccio.

Era il tempo del magisterio dei nostri marini: fresca la memoria e vivi gli allievi del Colombo, del Vespucci, del Cabotto e del Pigafetta; tempo che Genovesi e Napolitani, Doria e Caraccioli, Spinoli e Centurioni guidavano le armate di Spagna; fiorentini e romani, Strozzi e Orsini, Sforza e Farnesi attendevano in posti eminenti alle armate di Francia; tempo che il Salviati prior di Roma poteva parlare di Scarroccio anche alla presenza del re Francesco, come ho scritto avanti, per farmi largo a dichiarare questa voce nostrana, tecnica, necessaria, da non confondere colla Deriva.

Tace la Crusca dello Scarroccio: perciò lezioni, varianti, e dubbiezze senza fine. Ma il termine è antico, e sempre vivo tra i marinari: termine derivato al tempo e al modo stesso del notissimo Carroccio, cioè dal carro. Perocchè le antenne latine (principale attrezzatura dei bastimenti di linea nei secoli passati) erano composte di due verghe trincate insieme; che si chiamavano, e tuttavia si chiamano, Carro e Penna. Questa così detta, perchè alta e sottile si solleva e fa punta; l'altro, perchè grosso e basso porta su e giù tutto il fardello delle vele maggiori e minori inferite e governate sull'antenna. Pel rovescio del carro viene lo Scarroccio: conciossiachè nel navigare alla latina sempre il carro si porta al vento; e se il vento sarà obbliquo alla rotta, si metterà il carro obbliquo al vento, e la vela obbliqua alla chiglia. La risultante di queste forze obblique spinge il naviglio innanzi pel rombo assegnato: ma al tempo stesso quel che soverchia di forza laterale (non potendo per la ragione dell'obbliquità concorrere tutta nella direzione voluta) premendo pur lateralmente vela, corpo, fianco e attrezzi del bastimento medesimo, non può non gittarlo alquanto sottovento, mentre pur segue col fil della prora il cammino prescritto. Dunque i marinari dicono propriamente Scarroccio[438]: Quel trasporto involontario che patisce il naviglio col vento obbliquo a rovescio del carro, fuori della via assegnata, sulla quale governa. Trasporto proporzionale alle qualità nautiche del bastimento, al suo taglio, stivamento, velatura, velocità propria, forza del vento, obbliquità di spinta, e stato del mare. Trasporto anomalo che compete in origine ai bastimenti latini sotto vela: ma che per la stessa similitudine si dice di ogni legno a vela, a remo, a vapore, quando sia gittato sotto via dalla spinta del vento laterale, come succede del legno latino a rovescio del carro. Trasporto che si riconosce a un batter d'occhio sulla scia o solco impresso dalla rotta sul mare; il quale solco comparisce curvo, perchè prodotto da due forze angolari che operano in ogni minimo istante di tempo, l'una nella direzione della chiglia, l'altra nella direzione del vento, sotto un angolo che può essere misurato col grafometro, e indicare colla sua maggiore o minore apertura la quantità della anomalia. Trasporto finalmente che può esser corretto e mitigato cogli aloni distesi al fianco del naviglio, dal lato di sottovento, perchè contrastino nell'acqua contro la spinta laterale, e diminuiscano lo scarrocciare; cosa che tornerebbe inutile non solo, ma dannosa, nel caso di corrente e di deriva.

Da ciò resta vie meglio chiarita la necessità delle due voci Scarroccio e Deriva, che non si vogliono confondere per sinonime, nè rifiutare per forestiere, come alcuni pretendono. Esse rispondono a diversi concetti: chè si può scarrocciare senza derivare, e viceversa: anzi al tempo stesso si può derivare in un verso e scarrocciare in un altro, secondo l'andamento uguale od opposto della corrente, del vento e della rotta; e talora la deriva corregge lo scarroccio, pognamoci nel caso di stringere il vento colla marèa.

Intanto ragionando insieme di arte e di mare quei signori se ne ritornano lietissimi verso il porto di Marsiglia, innanzi al quale ho voluto ricordare gli onori e i teoremi della nostra marineria, perchè si veda quanto giustamente ella fosse encomiata dagli stessi Francesi e dal Re, il cui giudizio ognuno riputerà di gran peso e valore. Pel secolo decimosesto valgono le notizie conservateci e pubblicate dal signore di Godeffroy, scrittore ufficiale della corte di Francia: e pei due secoli seguenti varranno le scritture del notissimo Labat, brioso viaggiatore francese, il quale più volte ripete, e costringe anche me a ripigliare le sue parole[439]. «Le galèe semplici del Papa sono di primaria grandezza, uguali alle capitane di Francia e degli altri principi.... La capitana poi ha sempre la poppa ornata di scolture e dorature. Ne fa varata una, l'anno 1714, dove spiccava intagliata a rilievo tutta la solenne cirimonia della canonizzazione di san Pio; lavoro di valente scalpello, e adorno di dorature per tutto dove si poteva metterne. Difficile immaginare cosa più magnifica! La poppa sembrava un monte d'oro ombreggiato da ricco padiglione di damasco rosso colle frange e i nappini d'oro. Tutte altresì ben armate, palamento numeroso ed esperto; e difese da buoni soldati, tratti dalle compagnie di Roma e dalla guarnigione di Civitavecchia.... Bisogna confessare che non si vedono sul Mediterraneo galèe più grandi, meglio armate e più ricche di quelle del Papa.... La regina di Polonia s'imbarcò a Civitavecchia sulla capitana di Roma, comandata dal priore Ferretti.... Nel porto di Marsiglia le galere pontificie fecero salva con tutta l'artiglieria.... La capitana salutò la reale di Francia con quattro tiri di cannone ed ebbe risposta colpo per colpo. Ciascuno potrà pensare, senza altro dirne, che vi fu calca per venirla a vedere. Essa lo meritava certamente: perchè, a confessione degli stessi Francesi, era la più magnifica capitana che fosse stata veduta a Marsiglia.» Togliete quanto volete: ce ne resterà sempre a bastanza per quelli che non ha guari metteanci allo zero. Avrete il resto tra poco dalla penna di un classico francese.

NOTE:

[435] TEODORE GODEFFROY, _Le ceremonial françois_, in-fol. Parigi, 1649, t. I, p. 816: «_La triomphante et somptueuse entrée de nostre saint Pére le Pape, fait en la ville de Marseille l'an. 1533._»

IDEM, p. 820: «_Autre relation manuscrite des mismes entrées que dessus._»

ANTOINE DE RUFFI, _Histoire de Marseille,_ in-fol. 1642, p. 215.

SEBASTIANO FANTONI CASTRUCCI, _Istoria della città d'Avignone e del contado Venesino_, in-4. Venezia, 1678.

[436] GODEFFROY, _Ceremonial françois_ cit., 819, 823: «_Le mercredi ensuivant quinzième jour du dit mois d'Octobre ne fut fait aucune chose de memoire, sinon que le Roy prit après disner toutes les galères qui estoient dedans le port, et s'en alla en la haute mer environ deux ou trois lieues; et entra en une isle pour passer le temps et soy esbattre.... Le Pape n'a bougé de son logis.... Le Roy a esté quelque temps avec le Pape: il s'en est allé aux galères qu'il a emmenées en esbat sur la mer, et ont tiré force artillerie, ce qui il faisoit bon voir et ouyr._»

[437] BENEDETTO VARCHI, _Storie Fiorentine_, ediz. di Firenze, 1844, in-8. t. III, p. 109: «_Bernardo Salviati.... priore di Roma.... passò per Ferrara, e ragionando con Giovambatista Busini di quel che gli era avvenuto in Firenze, disse: Al corpo di santa gallina! (che così usava giurare) se io non ero accorto il Bandini mi faceva mal capitare._»

[438] PANTERA cit., _Armata navale_, e voc. in fine. «_Scarroccio è il diffalco che si dà al cammino fattosi, quando si va a vela delle oste._» (Ciò è dire col vento obliquo, orzando col carro, e caricata la penna coll'osta di sopravvento.)

[439] PÈRE JEAN BAPTISTE LABAT, _Voyage en Espagne et en Italie_, in-8. Parigi, 1730, t. IV, p. 190: «_Les galères ordinaires du Pape sont de la première grandeur.... aussi grandes que les comandantes de France et des autres princes. La réale a toujours sa poupe enrichie de scolptures et dorures. On en mil une neuve à l'eau en 1714, où la cérémonie de la canonisation de saint Pie était en bas-reliefs très-finis: elle étoit dorée par tout où elle pouvoit l'étre; rien n'étoit plus magnifique. Sa poupe paraissait una montagne d'or sous un pavillon de damas rouge, avec des franges et des crépines d'or. Elles sont aussi très-bien armées, pourvues d'une bonne chiourme, nombreuse et bien exercée, on y mette de bons soldats qu'on prend dans les compagnies de Rome et de la garnison de Civita-Vecchia._» p. 299: «_Il faut convenir qu'il n'y a point de galères sur la Mediterranée plus grandes, mieux armées, plus richement ornées que celles du Pape._» VII, 66: «_La royne de Pologne s'embarqua sur la galère capitane du Pape commandé par le grand prieur Ferretti.... A Marseille les galères du Pape saluèrent de tous leurs canons.... La capitane salua la réale de France de quatre coups de canon, que la réale lui rendit coup pour coup.... On peut croire,sans que je le dise, qui'l y avoit presse à la venir voir. Elle le meritoit bien; car de l'aveu méme des François c'étoit la plus magnifique qu'on eùt encore vûe._»

[12 novembre 1533.]

VII. — Posto finalmente un termine alle feste ed ai congressi tra il Papa e il Re (donde tanti sospetti e tante speranze in Europa), creati quattro cardinali francesi, tenuti diversi concistori, dopo trentaquattro giorni di conviti e tornei, Clemente VII prese congedo: e addì dodici del mese di novembre si rimbarcò in Marsiglia per tornare alla sua sede. Toccarono Santropè, Villafranca e Portovenere, senza altra novità che di tempeste invernali, specialmente nelle acque di Savona: dove al dire del Belcaire, gravissimo storico francese[440], papa Clemente non volle più navigare sulle galere di Francia per la poca perizia dei nocchieri, quantunque i legni fossero eccellenti; ma tramutossi di bordo passando sulla capitana di Roma, già governata dal Doria (come abbiamo veduto), ed ora condotta dal Salviati. Il quale, pienamente rispondendo alla fiducia di lui, rimiselo sicuro e lieto nel porto di Civitavecchia[441].

[7 dicembre 1533.]

Stanco della lunga navigazione, prima di ripigliare il viaggio di Roma per la via di terra, volle altresì papa Clemente riposarsi tre giorni in Civitavecchia, con grande onore e splendidezza alloggiato e festeggiato nel palagio della Rôcca: e volle similmente far posare le sue genti di mare, riconoscendo ciascuno secondo i meriti. Agli ufficiali le collane d'oro, alle genti di capo i fiorini, ed alle genti di remo la pasciona. Di qua nei tre giorni della dimora spedì lettere e brevi in diverse parti; due dei quali al mio proposito da essere specialmente ricordati. Il primo al principe Doria in Genova, colla data di Civitavecchia del giorno sette dicembre, lodandosi dell'incontro a Portovenere e della compagnia seguente di alcune sue galere condotte da Marcantonio del Carretto, figlio di Alfonso marchese di Finale, e della Peretta Usodimare, passata in seconde nozze collo stesso Andrea[442]. Nel secondo breve al Grammaestro di Malta, sotto la data del giorno otto e della stessa città[443], maggiormente a lui si loda dei marinari, degli ufficiali e del Salviati priore di Roma pel doppio servigio, e nella guerra contro i Turchi, e nel viaggio dei tre mesi tra l'andata, la dimora e il ritorno, appresso alla persona sua: coglie questa occasione per ricordare in modo solenne e durevole la fede, la bravura e la perizia nautica delle due squadre, e del prode comandante: rimettendosi a lui medesimo per le minute informazioni che gli darà in scritto delle cose più notevoli occorse nel viaggio marittimo, massime da Savona in qua: finalmente prega il Grammaestro a contentarsi di lasciarglielo in Civitavecchia, per capitano della guardia permanente; e di proscioglierlo dall'obbligo di ritornare nell'isola colle galèe della Religione gerosolimitana per quei rispetti che egli doveva benissimo intendere senza altro discorso.

[10 dicembre 1533.]

La mattina del dieci dicembre papa Clemente per le poste corse verso Roma, e vi giunse il giorno istesso alle due pomeridiane. La sera fecero vela le galèe di Malta verso l'isola, condotte dal luogotenente del Salviati; e verso Genova si rivolse Marcantonio del Carretto in compagnia del capitano Paolo Giustiniani, che vi rimenava alcune galèe assoldate già prima alle spese della Camera apostolica.

NOTE:

[440] FRANCISCUS BELCAIRUS, _Rerum Gallicarum_, lib. XX, in-fol. Lione, 1625, p. 641: «_Clemens septimus Massilia solvens, et gravi tempestate jactatus, Savonam transmisit: ubi gallicis triremibus non satis fidens, propter navarchorum imperitiam, aurianas ascendit, et Centumcellas petiit._»

[441] GUALTERIUS cit., in _Diariis_ Mss. «_Die mercurii, duoduecima novembris, recessimus ex Massilia, et venimus ad locum Salitæ.... die jovis ad locum Tropæi, die veneris ad Villamfrancam.... Die septima decembris Pontifex applicuit ad Civitatem Veterem.... die decima dicti ingressus est Urbem hora vigesima prima._»

[442] CLEMENS PP. VII, _Andreæ de Auria. Datum Civitæ Vetulæ die septimo decembris MDXXXIII_: apud RAYNALDUM ann. 1533, n. 88: «_Revertitur ad nobilitatem tuam dilectus filius nobilis vir Marcus Antonius de Auria, natus tuus, cum tuis triremibus.... gratias tuæ nobilitati.... etc._»

[443] CLEMENS PP. VII, _Magistro domus hospitalis S. Joannis. Datum Civitævetulæ, die octava decembris MDXXXIII_. — apud SEBASTIANUM PAOLI, _Codice diplomatico_, in-fol. Lucca, 1737, t. II, p. 205: «_Notum esse voluimus et dilecto filio, et secundum carnem nepoti nostro, priori Urbis Bernardo de Salviatis, cæterisque vestris testimonium apud te redderemus.... Geminato fructu quem ex illis cæpimus, tum in subventione Coronis, tum in hac comitatione nostra.... gratias agimus, etc._»

[15 dicembre 1533.]

VIII. — Il capitan Salviati restossi nel porto di Civitavecchia con tre galèe e un brigantino: comandante della marina, governatore della piazza e castellano della rôcca. La nomina verbale agli ultimi due ufficî valeagli fin dal principio, ma il brevetto non fu segnato che al primo di settembre, quando egli era nei viaggi di Corone e di Marsiglia, e però il possesso deve ridursi in questi giorni del suo ritorno e della sua dimora. Produco il documento nella integrità, perchè inedito[444]:

«Al diletto figlio Bernardo dei Salviati, priore di Roma, e prefetto delle nostre galèe. Clemente papa VII. — Figliuolo diletto, salute, eccetera. Confidando nella tua virtù, fede, sollecitudine e prudenza, per autorità apostolica e per tenore delle lettere presenti, noi ti deputiamo castellano della fortezza e commissario della nostra terra di Civitavecchia, con tutti gli onori, giurisdizioni, paghe, salarî ed emolumenti consueti; e ciò da durare a nostro beneplacito, e da principiare subito che sarai approdato nel detto porto. Ordiniamo nel tempo stesso al presente castellano della detta fortezza, che la consegni a te medesimo, o a chi tu manderai in tua vece, eccetera. — Dato in Roma, presso san Pietro, sotto l'anello del Pescatore, addì primo di settembre 1533, del nostro pontificato anno decimo. — Blosio». Non occorre commento.

NOTE:

[444] CLEMENS PP. VII, _Bernardum de Salviatis triremium præfectum, castellanum quoque arcis et commissarium terræ Civitævetulæ constituit._ — Dall'Archivio di Civitavecchia, e dalle Schede Borgiane in Propaganda.

«_Dilecto filio Bernardo de Salviatis priori Urbis, et nostrarum triremium præfecto, Clemens papa VII. Dilecte fili, salutem etc. De tua virtute, fide, diligentia, et prudentia confidentes, te castellanum arcis et commissarium terrae Civitævetulæ cum honoribus et omnibus jurisdictionibus, paghis, salariis, et emolumentis consuetis ad beneplacitum nostrum, cum primum illuc appuleris incohandum, auctoritate apostolica, tenore præsentium deputamus. Mandantes moderno castellano dictæ arcis ut tibi, vel missis a te, arcem etc. consignet. — Datum Romæ apud sanctum Petrum, sub anulo Piscatoris, die prima septembris MDXXXIII. Pont. Nori anno decimo. — Blosius._»

[16 aprile 1534.]

IX. — Più e più importante alla storia della marineria segue l'inventario proprio di quest'anno addì sedici di aprile, per la consegna delle galèe al nuovo comandante: inventario non potuto compilare prima pei continui suoi viaggi di Levante e di Francia. Lo pubblico, perchè si veda la continuazione delle voci del mestiero: voci che il Berisio, notajo romano, scriveva negli atti, come gli venivano dall'ufficiale della marina deputato a questo servigio. Non altra mutazione farò che dell'ortografia, correggendo gli idiotismi manifesti dello scrittore, tanto che ne venga corretta la lezione. Dirò Bande, dove è scritto _Banne_; Dodici, non _Dudichi_; Timoni, non _Temoni_, e simili; perchè non voglio col pregio dei documenti crescere la confusione del linguaggio marinaresco, ma in quella vece rilevare la legittimità tradizionale dei vocaboli, purgati che sieno dalle mende dei dialetti e della plebe. Ecco la traduzione del preambolo latino, e poi come segue il testo volgare[445]:

«Addì sedici d'aprile, anno 1534, il reverendo signore fra Bernardo Salviati, priore del priorato di Roma dell'ordine di san Giovanni gerosolimitano, e capitan generale delle galèe del santissimo Signor nostro, assegnate alla guardia del mar Tirreno, spontaneamente eccetera, da sè eccetera, disse e dichiarò ed apertamente in pubblico confessò nelle tre galèe e nel brigantino del suo governo e capitanato, come sopra, essere e trovarsi tutte e singole le munizioni e fornimenti contenuti e notati nella infrascritta Cedola, firmata e sottoscritta di sua propria mano. Le quali cose, insieme colle predette galèe e brigantino, il lodato signor capitano Bernardo ha promesso restituire a suo tempo, secondo la forma espressa nei capitoli della sua condotta, e tolta di mezzo ogni eccezione. Per le quali cose eccetera, si obbligò eccetera. Fatto in Roma nel palazzo di casa Medici presso la piazza Navona, che il medesimo signor Bernardo ha per suo abitare.

»Tenore della Cedola:

»LO INVENTARIO DI UNA GALÈA[446].

»Il corpo della galèa[447] fornita, con suoi banchi, pedagne, balestriere e battagliole[448].

»Item dodici catene di ferro per fornimento della sartia[449].

»Item due timoni forniti con loro aggiacci, aguglie e feminelle[450].

»Item uno schifo con sua catena, e tre paja di remi.

»Item un fanale dorato.

»Item l'albero della galèa et antenna, fornito di sartia e taglie; e bronzi per imbronzare il calcese e le taglie, come si usa.

»Item altre taglie, pasteche di schifo, e da arborare, et alcune di rispetto.

»Item remi pel fornimento di una galèa et di rispetto, in tutto centosettanta[451].

»Item piombo per impiombare il palamento et altre cose necessarie alla galèa, cantari nove e un terzo.

»Item catene pei forzati interziate[452], coi loro perni e chiavette, quarantanove.

»Item manette, perni, traverse per la munizione della galèa, quarantadue.

»Item pali di ferro tre.

»Item accette[453] tredici per la provvisione della galèa.

»Item per la cucina della galèa, una caldaja grande, una mezzana, una terza, ed otto calderotti piccoli.

»Item padelle tre, et spiedi quattro.

»Item due ronzoni[454] di ferro per sorgere.

»Item barili da acqua cennovantasei.

»Item vernicali[455] centocinquanta.

»Item una manica di corame per empir la stipa[456].

»Item pavesi ducento[457].

»Item rotelle quaranta.

»Item botti per la stipa tredici.

»Item archibusi co' loro fornimenti cinquanta.

»Item celate trentatrè.

»Item lancioni quindici.

»Item partigianoni dodici.

»Item alabarde trentatrè.

»Item picche cento.

»Item spade quaranta.

»Item l'albero e antenna del trinchetto fornito di sua sartia, come si usa.

»IL VELAME.

»Un artimone[458] guernito co' suoi mattaffioni e cordini[459].

»Un bastardo guernito, come sopra.

»Una borda guernita, come di sopra.

»La vela del trinchetto guernita, come si usa.

»Una vela di trevo[460]

»LE TENDE.

»Una tenda di albagio.

»Una tenda di canavaccio.

»Un tendale di albagio.

»Un tendale di cotonina.

»Due bussole da navigare.

»Quattro ampollette per la guardia.

»E più due caldaje grandi e due piccole, e quattro cucchiaj, che sono per cuocere la pece da calafatare, e serviranno per le tre galèe.

»SARTIAME.

»Cinque gomene.

»Due gomenette.

»Un prodàno, et una vetta di prodàno[461].

»Le vette[462] da ghindare[463].

»Le oste della galera[464].

»Le orze a poppa, e l'orza novella[465].

»Un pajo di amanti.

»Due scotte.

»Due palmare[466].

»Una grippia da collo[467].

»Una vetta da arborare.

»Una barbetta per lo schifo[468].

»Un provese.

»Una quarnaletta.

»Gli stroppi con che voga il palamento.

»L'ARTIGLIERIA.

»Un cannone serpentino per la prua della galèa col suo ceppo ferrato[469].

»Due mezzi cannoni serpentini per la prua, coi loro ceppi ferrati[470].

»Due quarti cannoni[471] per le bande coi loro ceppi ferrati.