La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1
Part 2
Passando alle cose navali, abbiamo qui gli schioppetti per le barche, che avevano a essere archibusi sulle forcelle, corti di canna e larghi di bocca; come tuttavia si mettono alle bande dei piròscafi o delle barche armate quelle minute armi da fuoco, che diciamo petrieri a coda, o vero tromboncini di marina. Finalmente le pallette alla rinfusa, poste mescolatamente negli ultimi carri delle munizioni, fannomi pensare alla metraglia, di che ho dato il primo esempio nell'anno 1453[10]. Ripeto Metraglia, termine tecnico, di comune uso e legittimo tra i nostri soldati, i quali lasciano come stanno in altro senso le voci Scaglia, Cartoccio, e simili. Le quali voci, tuttochè nitide ed eleganti, non esprimono il concetto della voce Metraglia, cioè quella quantità collettiva di pallette, di ferro battuto, di numero e peso determinato, che si mettono insieme nel pezzo per battere il nemico con molti projetti ad ogni tiro. La voce è registrata dal Grassi, e dal Fanfani; ed ha esempî del Colletta, del Giordani, e di più altri. Il Guerrazzi[11] ha voluto scrivere coll'_i_, _Mitraglia_; ed a punto per questa mitra, calcata infino agli occhi, non ha potuto vederne l'etimologia; ed ha lasciato che altri la supponesse di origine francese; laddove il Gassendi e lo Jal (francesi ambedue), ce la rimandano qua, facendola derivare dal latino _Mittere_[12]. Anzi meglio (per la desinenza non latina, ma tutta propria della lingua italiana, in _aglia_) possiamo noi ridurla al verbo Mettere, come a dire _Metteraglia_; la qual voce, al pari delle nostrane Pedonaglia, Nuvolaglia, ed altrettali, esprimono l'accozzaglia di più oggetti simili, messi insieme a formare un tutto collettivo: e così Metraglia per una certa quantità di projetti simili messi insieme, come se fossero un projetto solo. L'Angelucci ha pubblicato un documento, dove è scritto precisamente _Mettraglia_[13]. Dunque questa sarà etimologia ragionevole, e voce necessaria per esprimere cosa diversa dalla Scaglia in tritumi, dalle Ghiande allungate, dalle Pallette elementari, e dai Grappoli tropologici; e così per distinguere il contenente dal contenuto; cioè i projetti dalle Ceste, Lanterne, Cuffie, Cartocci, Sacchetti, e Tonnelli che li contenevano, secondo le espressioni spesso ricordate con lodevole proprietà anche dagli antichi bombardieri.
NOTE:
[8] BURCARDUS, _Diaria cæremonialia_, edita ab ECCHARDO JOAN. GEORG. _Corpus hist. medii evi_, in-fol. Lipsia, 1723, II, 2137: _«Fuerunt pro eo paratæ sex galeae.»_ ITEM, ex mss. Casanat., XX, III, 2.
[9] BURCARDUS cit., ap. ECCHARD. II, 2138: «_Sabato XXVIII maji MDII. Post horam Vesperorum conducta fuit de Ripa per campum Floræ, ad castrum Sancti Angeli artilleria olim Federici regis neopolitani quam habuit in Hischia, et eam Papa emerat ab ipso Rege pro ducatis tresdecim millibus, existimabatur autem esse valoris quinquaginta millium ducatorum. Fuerunt carruccæ octuaginta, quarum singulæ trahebantur quædam per unum equum, quædam per duos bufalos, aliæ per tres, aliæ per sex bufalos. In prima et undecima carretta sclopeta pro barchis, et etiam materiales: in sequentibus in qualibet tres vel quatuor aut sex bombardellæ. Successive in aliis singulis carrettis, usque ad vigesimam tertiam carrettam fuerunt una simul duæ bombardæ. Et successive in singulis usque ad trigesimam quintam carrettam fuerunt una bombarda magna. Et plurimæ ex eis fuerunt pulcherrimæ et fortis compositionis. Sequebantur pedestres duo millia vel circa ordinate, et septem in quolibet membro incedentes cum lanceis, alabardis et sclopetis. Et post illos trigintaseptem carrucæ pallottis ferreis oneratæ; deinde tres cum barilibus pulveris, tandem quinque aliæ cum salnitro, telis et palloctis mixtim. Quæ omnia Papa, stans in castro sancti Angeli, vidit conduci._»
[10] P. A. GUGLIELMOTTI, _Storia della Marina pont. nel Medio èvo_. Le Monnier, 1871, II, 185.
[11] F.-D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-8. Milano, 1864, I, 27: «_I cartocci pieni di palle pigliarono nome di_ Mitraglia, _del qual nome l'etimologia da noi s'ignora._»
[12] A. JAL, _Glossaire polyglotte nautique_, in-4. Parigi, 1848, p. 1010: «_Mitraille, fr. s. f._ (? _De_ mittere, _envoyer._)» e p. 1002: _Nous pensons que_ Mittere, _envoyer, est le mot latin dont on a fait Mitraille._»
[13] ANGELO ANGELUCCI, direttore del Museo di artiglieria a Torino, _Documenti inediti per la Storia delle armi da fuoco italiane_, in-8. Torino, 1870, vol. I, p. 211.
IV. — Con tanti armamenti, e con sì larghe promesse dei principali sovrani della cristianità, pareva che si sarebbero fatte imprese segnalate in Oriente contro i Turchi nell'anno presente. Luigi XII, re di Francia e signore di Genova, aveva allestito grossa e bella armata di galere e di navi, sotto la condotta del conte Filippo di Cleves Ravenstein: ma costui senza intendersi nè coi Veneziani, nè col Legato di Rodi, entrato nell'Arcipelago, fece soltanto le viste di mettersi in guerra contro la casa ottomana; assaltò Metellino, dètte batteria senza profitto, e rese il bordo a ponente, perdendo nel viaggio la nave ammiraglia, dove esso stesso navigava; e poco dopo un altro de' suoi maggiori vascelli, con quasi tutta la gente[14].
Similmente l'armata di Ferdinando, detto il Cattolico, re di Spagna, prese le vie di levante sotto il governo di Consalvo di Cordova, chiamato il gran Capitano. Questi si unì co' Veneziani alla Cefalonia, dove l'armata di san Marco e le fanterie sbarcate in terra stringevano di assedio il castello principale dell'isola; e là ostentò le stesse apparenze, tiri di cannoni, scorrerie di soldati, assalti di marinari. Se non che poco si trattenne, e sempre sur un'àncora di leva, pronto a salpare e a volgersi indietro, secondo le secrete istruzioni della sua corte. Perciò non mette conto confutare quei pochi che, seguendo il Giovio, gli attribuiscono fatti stupendi e specialmente una mina colla polvere da bombarda[15]. Piaggerie gioviali, di che non fanno motto i contemporanei, nè gli storiografi ufficiali di Venezia e di Spagna[16].
Filippo e Consalvo sotto il vessillo della santa crociata coprivano biechi intendimenti: non a danno dei Turchi, sì dei Cristiani, dei parenti, degli amici, tramavano insidie[17]. Essi maneggiavano doppio trattato: fingere la guerra contro i Turchi, distendere nello Jonio grandi forze, addormentare Federigo re di Napoli, coglierlo alla sprovvista, cacciarlo dal trono, e dividersi il Regno. Alla Francia, Napoli, Terra di Lavoro ed Abbruzzi; alla Spagna, Calabria e Puglia. Le due armate navali, nel momento convenuto, dettero dentro a sostenere gli eserciti di terra, presero ogni cosa, cacciarono il Re, fecero gazzarra. Ma poi, nata questione a chi dei due si dovesse la Capitanata, si azzuffarono tra loro intorno alla preda: e dopo molti scontri finalmente i Francesi colla peggio furono al tutto cacciati dal Regno, e le due Sicilie per tre secoli restarono provincie di Spagna. Quando riscontro nelle storie sì fatte vergogne, imposture, tradimenti e soperchierie, resto allibbìto. Non dico di più: stimo i miei lettori, e son certo della loro virtù nel patire e nel tacere[18]. Ne avrem bisogno, e andiamo innanzi.
NOTE:
[14] AGOSTINO GIUSTINIANI, _Annali di Genova_, in-fol. 1537, p. 256, D.
BOSIO JACOPO, _Storia della sacra religione et illustrissima milizia di San Giovanni Gerosolimitano_, in-fol. Roma, 1594-1602, II, 543, C, 548, B.
[15] JOVIUS PAULUS, _Vitæ illustrium virorum_, in-fol. Basilea, 1578, _Vita Gonsalvi a Corduba_.
IDEM, di _Consalvo Fernando da Cordova_, tradotta da LODOVICO DOMENICHI, Firenze, 1550.
[16] PETRI BEMBI, _Rerum venetarum historiæ_, lib. V, in-4. Venezia, 1718, p. 174.
GERONIMO ZURITA, _Historia del rey don Fernando el catholico_, in-4. Saragozza, 1610, lib. IV, cap. XXV, p. 194.
[17] RAYNALDUS, _Ann. eccl._, 1500, n. 10: «_Decretum in Turcas sacrum bellum, quam male confectum fuerit, turpe est referre._»
[Maggio 1501.]
V. — Per questi tempi era in Roma gonfaloniere della Chiesa, e supremo governatore delle armi, Cesare Borgia; uomo già tanto conosciuto, che non fa di mestieri spendere parole a ritrarre i lineamenti della sua laida e crudele natura[19]. Congiunto a real principessa del sangue di Francia, sostenuto dal suocero e dal padre, investito del ducato di Romagna, sottomessa la plebe de' tirannetti sotto al giogo di maggior tirannia, agognava a crescere sempre più di potenza e di stati. Esso gittava le armi romane nel vortice incerto delle guerre intestine, donde non avevano a uscire se non col sacco di Roma. Insomma il Borgia, sotto certi pretesti, che a tali uomini non mancano mai, deliberò di fare conquiste in Toscana; e di menarvi dall'altra parte il Capitano della marineria, secondo la forma del capitolo decimoquinto, intorno alla guardia del mare, già da me nei libri precedenti pubblicato[20]. L'impresa di Toscana io non per vanto, ma per necessità, devo inserire; perchè nulla manchi alla storia mia, e al tempo stesso si veda come all'ombra di tristo padrone intristisce la generazione dei servi.
Già prima di movere, il Valentino aveva dato voce anche esso di apparecchiarsi per terra e per mare contro i Turchi; e la buona gente di ogni paese tanto meglio aggiustavagli fede, quanto maggiormente tutti desideravano la stessa cosa. Se non che Cesare da Faenza, valicato l'Appennino alla uscita d'aprile con settemila fanti ed ottocento uomini d'arme, scendeva in Toscana appresso a certi fuorusciti fiorentini, per opera dei quali sperava che avessero a nascere novità nel paese, da rivolgere poscia a suo profitto. Ma poichè Luigi XII, il quale per l'acquisto di Milano e di Genova tanta parte aveva nelle cose d'Italia, ebbe spiegata la protezione sua verso il popolar reggimento di Firenze, e fatto divieto al Valentino di molestarlo, costui per non dire di averci rimesso di riputazione passando di là senza niuno acquisto, se ne andò a danni di Giacopo d'Appiano signore di Piombino. Prestamente occupò Sughereto, Scarlino, Baratto, e le altre terre del contado: e quindi pose il campo sotto alla piazza principale, dove il Signore si era ridotto col nervo delle sue genti, risoluto ad ostinata difesa.
[Giugno 1501.]
Allora Cesare chiamò da Civitavecchia la squadra del Mosca per bloccare Piombino dalla parte di mare, sì che ai difensori venisse meno ogni speranza di soccorso[21]. All'entrante di giugno Lodovico uscì dal porto di Civitavecchia con sei galere, tre brigantini, due galeoni, e duemila fanti di sbarco; i quali prima di tutto si rivolsero all'Elba, isola di molta importanza per le miniere e pei porti; isola di rifugio nel nostro secolo a un imperatore spodestato. Di colà cacciò i ministri e le guardie dell'Appiano, pose presidio nelle terre, e prese il castello e l'isola della Pianosa: indi strinse più da presso Piombino. Saviamente il celebre architetto Simone del Pollajolo agli otto di giugno scriveva di Firenze a Lorenzo Strozzi, pel quale murava il notissimo palazzo, dicendo[22]: «Il Valentino con duemila è ito nell'Elba; molti dichono che fugge i Francesi, io per me credo che vada a pigliar l'isola, considerato che Piombino non può aver soccorso se non dall'Elba.» Sottile e giusta riflessione, schizzata di volo in una letterina, donde si pare quanto stesse bene a Simone il nomignolo del Cronaca.
[Agosto 1501.]
Ciò non pertanto il signor Giacopo con gran cuore e con maggior bravura tennesi più che due mesi a difendere la terra, e dall'altra parte i Borgiani a batterla, e il cavalier Lodovico sempre innante col suo naviglio a sforzarla. Nel qual tempo il Valentino, senza mai sciogliere l'assedio nè per terra nè per mare, seguì con parte de' suoi l'esercito francese alla conquista dì Napoli; e sfogate in Capua quelle sue tanto conte crudeltà e libidini, tornò con Vitellozzo Vitelli e Giampaolo Baglioni a stringere maggiormente l'espugnazione. Allora l'Appiano persuaso di non potersi più lungamente sostenere, e abbandonato dai vicini, che avrebbero potuto ajutarlo, pensò fuggirsi celatamente verso la Francia per non venire a niun trattato con un uomo, cui la fama pubblica e l'evidenza dei fatti davano taccia di solennissimo traditore[23].
[Sett. dic. 1504.]
Uscitone il Signore, la guarnigione si arrese al duca Valentino; il quale volse tutto lo studio a fornire il nuovo stato d'armi sufficienti tanto a difenderlo, quanto ad accrescerlo, venendone il destro, con qualche altro lembo di Toscana, specialmente dalla parte di Pisa: ed in oltre fece ripararne le fortificazioni per opera (come si deve pensare) del suo architetto ordinario, Antonio Giamberti da Sangallo[24]; e certamente coll'assistenza di Leonardo da Vinci[25], che in quel passaggio di Toscana era divenuto suo familiare, architetto, ed ingegnere militare.
NOTE:
[18] SCIPIONE AMMIRATO, _Storie fiorentine_, in-fol. Firenze, 1641, part. II, 264, E.
[19] RAYNALDUS, _Ann. eccl._ in indice: «_Cæsar Borgia filius nothus Alex. VI.... Signifer rom. Eccl.... Barbaricam immanitatem exercet.... cæsis hominum millibus, fœminisque pollutis.... Thesaurum ecclesiasticum expilat, etc._»
BEMBUS Cardinalis, S. R. E. cit., 216: «_Borgiæ perfidia et crudelitas_.»
MURATORI, _Ann._, 1502 in princ.: «_Si rivolse l'iniquo Borgia ai tradimenti,... l'iniquissimo Cesare Borgia._»
CATALANI GIUSEPPE, _Prefazioni critiche al Muratori_, (ufficiale censore dell'edizione romana) in-8. Roma, 1788, t. X, part. I, n. 5: «_Del resto quanto dice il Muratori in questo e nei due anni seguenti contro Cesare Borgia, tutti glielo accordiamo._» Dunque impossibile lodarne i fautori. — V. app. nota 26.
[20] P. A. G. cit., II, 501: «_Promisit habere et tenere amicos Sanctitatis suæ præfatæ pro amicis et inimicos pro inimicis, cuiuscumque status, gradus aut præminentiæ fuerint._»
[21] RAYNALDUS, _Ann._, 1501, n. 15, 20, 81: «_Alexander etiam, privatis ductus comodis, in bellis italicis exercuit arma.... Plumbinum ad deditionem compulit.... Inanes de classe pontificia in Oriente spes: duas naves majoris alvei notho filio ad appugnandum Plumbinum concessæ._»
BIAGIO BONACCORSI, _Diarî_, in-fol. Venezia, 1568, — e Mss. alla Corsiniana di Roma, cod. 320, 321.
Vedi appresso la Lapida, nota 34.
[22] SIMONE DEL POLLAIOLO, detto il CRONACA, _Lettere tre inedite_, pubblicate da Jodoco del Badia, in-8. Firenze, 1869.
[23] RAPHAEL VOLATERRANUS, _Comment. Urban._, in-fol. Basilea, 1530, p. 261.
AMMIRATO cit., II, 264.
FILIPPO NERLI, _Comment._, in-fol. Augusta, 1728, lib. V. princ.
GIO. CAMBI, _Stor._ (pubbl. da Idelf. s. Luigi), 168.
GUICCIARDINI, lib. V, post. init.
ANONIMO, _Vita di Rodrigo Borgia_, Mss. Casanat., E, IV, 22.
[17 febbrajo 1502.]
VI. — Nè a ciò contento, per quietare i popoli e per mostrare grandiosità e fermezza, volle menare colà papa Alessandro; dove io, costretto dalla evidenza e notorietà del fatto, devo seguirlo. Ma in questo terrommi da parte colla mia navicella a vele basse e piombinando del continuo, per non urtare in veruno scoglio, secondo le migliori carte marine, e il parere di eccellenti e accreditati piloti[26].
Giovedì diciassette di febbrajo di buon mattino Alessandro uscì di Roma a cavallo col Duca, e con quell'accompagnamento maggiore che loro si conveniva: sei cardinali, Pallavicino, Orsino, Cosenza, Sanseverino, D'Este e Borgia; sette vescovi, gli oratori dei principi, il tesoriero, il secondo cirimoniere, sei cantori della cappella, e tutta la famiglia così del Papa come dei cardinali, e di quegli altri signori, cencinquanta persone. La prima notte si posarono a Palo nel castello di casa Orsina. Dopo il desinare del dì seguente, tutti di nuovo a cavallo per la via Aurelia, e la sera in Civitavecchia; dove Alessandro e il Duca alloggiarono nella Rocca, e gli altri qua e là per le case della terra.
[19 febbrajo 1502.]
Nel porto sorgeva pavesata a festa la squadra navale per scortare i viaggiatori e per traghettarli all'Elba ed a Piombino: sei galèe nuove, altrettanti legni minori, e due galeoni di alto bordo colle masserizie, e co' cavalli. Alla testa il capitan Lodovico del Mosca, e sottesso gentiluomini e cavalieri di paraggio, e gran rinforzo di fanterie borgiane[27]. Per supplimento alle ciurme, ed a rinforzo del palamento, non avendo schiavi maomettani, il Valentino aveva fatto mettere al remo quasi tutti i carcerati di Roma, e una grossa brigata di oziosi e di vagabondi tolti alle strade e alle bettole della città; di che venne biasimo anche al Mosca. Il sabato seguente sull'ora di vespro le galèe sfilavano in parata verso la fossa di Corneto, e la corte cavalcava alla volta della stessa città, dove giugnevano la sera per riposare nel palazzo del fu cardinale Giovanni Vitelleschi. Questo insigne capolavoro di architettura, murato nella prima metà del quattrocento, esiste ancora: e quantunque non mai condotto a compimento, fa di sè nobilissima mostra per ricca magnificenza e squisita leggiadria. Chiunque sente il bello dell'arte non può essere che non lo riguardi sempre con maggiore ammirazione e diletto. Bellissima la fronte principale, grandiosa la corte e il portico interno, ricca la decorazione delle finestre e delle cornici, graziosi e delicati i fregi scolpiti di rilievo sul travertino. Monumento importante per la storia delle arti, non conosciuto quanto si merita, perchè fuor di mano in piccola città. Il capitano Sacchi ne' suoi Ricordi determina l'epoca del lavoro nel 1439, tace il nome dell'architetto[28], nè ho potuto saperne di più da quegli egregi coltivatori delle memorie patrie che sono monsignor Domenico Sensi, e conte Pietro Falzacappa.
Divisava Alessandro partirsi di Corneto la sera della domenica, dirigendosi a Castro, città vescovile poscia distrutta, e voleva alla spiaggia di Montalto imbarcarsi verso Piombino. Ne fa fede la lettera seguente[29]: «Ai Toscanesi, salute ec. Essendoci noi partiti di Roma a fine di pigliare alcun conforto per sollievo dello spirito affaticato, e volendo visitare la città di Piombino, ci troviamo questa sera in Corneto, e passeremo il prossimo lunedì per la nostra città di Castro. Ma perchè sentiamo dire che colà patiscono carestia di biade, e che al contrario la città vostra ne abbonda, noi per tenore delle presenti, e per quanto avete cara la nostra grazia, ed evitar volete la nostra indignazione, vi imponiamo che dobbiate con ogni cura e sollecitudine mandare alla suddetta città di Castro orzo e fieno quanto si può; e similmente pane e ogni altra maniera di vettovaglia, tanto che per le ore antimeridiane del predetto giorno di lunedì tutto sia in punto nella stessa città. Così voi sarete per fare a noi cosa grata, altrimente grandissimo dispiacere. Di Corneto, 19 febbrajo 1502, del nostro pontificato anno decimo.»
[21 febbrajo 1502.]
Le provvigioni di Toscanella saranno servite solamente al cardinal di Cosenza, ai cerimonieri, ed a pochi altri, mandati avanti l'istesso giorno per la via di terra a preparare splendido ricevimento nel punto di arrivo; chè tutta la corte, dopo il vespro della domenica venti di febbrajo, entrarono nelle galèe alla spiaggia di Corneto, e la mattina seguente al tocco del mezzodì, sparando a festa le maggiori bombarde, con gran gazzarra di trombe e di tamburi, discesero alla riva di Piombino[30]. Pensate luminarie, giuochi, suoni, e danze menate dalle genti di quel luogo; e pensate liberalità, grazie, e doni, ricevuti.
NOTE:
[24] VASARI, _Le Vite_, ecc. Le Monnier, VII, 218: «_Antonio contrasse servitù col Papa, che gli mise grandissimo amore.... e l'opera di castello Sant'Angelo gli die' credito grande appresso il Papa e col duca Valentino suo figliuolo.... finchè quel pontefice visse, egli di continuo attese a fabbricare._»
[25] VASARI cit., VII, 58, Commentario: «_Abbiamo nel 1502 la patente del Valentino che nomina Leonardo da Vinci architetto e suo ingegnero generale._»
AMORETTI, _Memorie storiche di Leonardo da Vinci_. Milano, 1804, p. 95.
MILANESI E PINI, _La scrittura degli artisti in fotografia_. Firenze, 1869. — Di Leonardo: «_Passando il duca Valentino di Toscana per andare a Piombino.... ebbe a' suoi stipendi Leonardo._»
[26] RAYNALDUS, _Ann. Eccles._, 1502, n. 10; «_Serviebat imprimis Alexander Pont. ambitioni Cæsaris Borgiæ filii sui, magno apostolicæ majestatis dedecore._»
FERD. UGHELLI, BOVIO, CIACCONIO, BOLLANDISTI.
CIVILTÀ CATTOLICA, 15 marzo 1873, p. 726, 732.
E qui le note 19, 21.
[27] BURCARDUS cit., ap. ECCHARDVM, II, 2137; _«Sanctissimus Dominus noster exivit Urbem, iturus Cerveterem, Cornetum, et per mare Plombinum. Erant paratæ pro eo sex galeæ, pro quarum usu missi fuerant quasi omnes carcerati Urbis,... et multi capti per plateas et tabernas.... prout fieri potuit.»_
AMMIRATO cit., 265: _«Il Papa arrivato a Piombino a' ventisei di febrajo con tre galere, tre fuste, tre brigantini, due galeoni, e un baloniere.»_
[28] CRONACHE E STATUTI DI VITERBO, tra i Documenti pubblicati dalla Società di Storia Patria per Toscana, Umbria e Marche, in-4. Firenze, 1872, p. 171. _Ricordi_ del cap. PIER GIAN PAOLO SACCHI giuniore: _«1438. Io stei in Corneto fino ad otto di febraro del 1439 dove per commissione di sua Signoria reverendissima di esso mio signore patriarca Gio. Vitelleschi feci finire il palazzo suo in Corneto.... dalli fondamenti che io ne ebbi particolar cura.»_
[29] ALEXANDER PP. VI, _Tuscaniensibus_, Datum Corneti die XIX februarii MDII, pont. an. x, pubblicata nell'originale latino da Secondiano Campanari. _Tuscania e i suoi Monumenti_, in-8. Montefiascone, tip. del Seminario, 1856, t. II, p. 280, doc. 85.
[30] MARINO SANUDO, _Diarî Veneziani_, mss. alla Marciana, IV, 81: _«Si have da Roma che il Papa è andato per mare a Piombino acquistato per suo figliuolo.... In Roma dicevano questa fosse una fuga per non aspettare il re di Francia, dubitando essere deposto dal papato.»_
SEBASTIANO BRANCA DE' TELLINI, _Diario romano dal 1497 al 1517_. Mss. — COD. VATIC., 6388. — COD. CAPITOL. cred. XIV, 7. — COD. BARBER. XXVIII, 22, n. 1103. — Breve scrittura, tuttavia inedita, notizie di Roma, e certezza di date.
[25 febbrajo 1502.]
VII. — Io seguo il Mosca, che a' venticinque di buon mattino si rimette alla vela, e trasporta Alessandro, Cesare, e la corte all'Elba, distante circa dieci miglia da Piombino[31]. Dopo un'ora, traversato il canale co' venti di Levantescirocco a mezza nave, entra nel sicurissimo seno di Portoferrajo, donde i viaggiatori passano quel giorno e il seguente in feste e in visite, alle borgate e ai luoghi vicini, specialmente alle inesauste miniere del ferro. La sera del sabato ventisei tornano tutti a Piombino, e finalmente il martedì primo di marzo prendono congedo per tornarsene a Roma. Alessandro coi sei cardinali, i prelati e la famiglia sulla Capitana; Cesare per sua maggior comodità sulla Padrona, e gli altri si allogano sui diversi legni, tra la consueta gazzarra degli spari e dei suoni, pensandosi a gran diletto navigare.
[1-5 marzo 1502.]