La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 1

Part 18

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Et 468: «_Muro et promuro validissimo septum.... tresdecim turribus.... quinque maximis propugnaculis._»

Et 475: «_Propugnaculi Cosquinensis, et Carrectani._»

BOSIO, II, 293, E: «_Baluardo d'Alvergna.... bastione d'Inghilterra.... bastion di Provenza.... baluardo d'Italia alla porta del molo.... baluardo di Castiglia.... piccolo baluardo di Cosquino.... piccolo detto san Pietro, che guarda la torre del Trabucco verso il molo di san Niccolò,»_ (cioè il Carrettano.)

VERTOT cit., III, 290: «_Rhodes étoit entourée d'une double, d'autres disent d'une triple enceinte de murailles, fortifiées par treize tours antiques dont il y en avoit cinq renfermées dans une espèce de ravelin ou de bastion, que les historiens du temps appellent des boulevarts._»

[235] P. A. G., _Medio èvo_, I, 404; II, 418, 424, 428.

[236] GALILEO GALILEI, _Trattato della fortificazione_, cap. V, tra le opere pubblicate dall'ALBERI in Firenze, 1854, in-8, t. XI, p. 146: «_Si domanda Bellovardo, quasi che Belliguardo: cioè guardia e difesa della guerra._»

[237] LÜNIG. _Contract. Regis Franc. cum Venetis_, anno 1268: «_Naves habeant.... bellatorium de retro puppis._»

ARIOSTO, _Furioso_, XIX, 44:

«_Castello e ballador spezza e fracassa_ _L'onda nemica, e il vento ognor più fiero._»

[238] DOCUM. cit., alla nota 117.

[239] BOSIO cit., II, 294, lin. 46.

FONTANUS cit., 475, lin. 32.

P. A. G. _Medio èvo_, II, 417.

[240] VERTOT, cit. alla nota 127.

[241] BOSIO cit., 624, B: «_Fu mandato al Papa un bellissimo e diligentissimo modello in rilievo di tutta la città di Rodi, che il gran maestro fra Fabrizio del Carretto haveva fatto fare da maestro Zuenio, per mostrare al Papa il termine, nel quale la fortificazione di detta città ridotta haveva._»

[26 giugno 1522.]

XVI. — Dunque tutti alle porte di Rodi per l'ultima prova[242]. La morte del grammaestro Fabrizio del Carretto, la novità dell'eletto Filippo Villiers de l'Isle Adam, l'ardimento del pirata Curtògoli contro di lui[243], la lentezza dei Cavalieri nel finire i lavori delle nuove fortificazioni[244], la morte di papa Leone, la lontananza del successore, e le consuete discordie tra gli altri principi della cristianità, conducono l'imperatore Solimano a determinare la immediata spedizione per l'estate dell'anno presente. Comandante supremo Mustafà suo cognato col titolo di seraschiere; Achmet pascià, generale degli ingegneri; Pirì pascià, dai nostri cronisti chiamato Pirro, capo del consiglio, o come oggi direbbesi di stato maggiore: e insieme col navilio imperiale lo sciame dei pirati di levante e di ponente, condotti da Kara-Mahmud, e dal celebre Curtògoli, ambedue ammiragli e piloti generali dell'armata ottomana[245]. Dicono trecento vele in mare, e cento mila uomini da mettere in terra[246].

La mattina del ventisei di giugno a levata di sole tutta l'armata nemica comparve alla vista dell'isola[247]; e sfilando da ostro a borea non molto lungi dal porto, andossene sopra tre miglia alla cala di Parambolino, riparata dal capo di Bove contro i venti regnanti di Ponentemaestro[248]. La grande insenata quasi non bastava alla moltitudine dei legni, che a gara l'uno dell'altro volevano accostarsi a terra per mettersi ciascuno, massime i pirati e i mercadanti, più agiato e sicuro. Veduta la gran ressa di tanti bastimenti, Girolamo Bartolucci fiorentino, eccellente nell'arte militare, e, secondo patria, di scuola Sangallesca, da essere ragionevolmente annoverato tra i valentuomini ed ingegneri della piazza, quantunque non comparisca altrimenti che per strategico, pensò di poterli tutt'insieme conquidere. Il Fontano con svegliate parole esprime le ragioni del grandioso disegno che poteva infin dal primo giorno darci vinta la guerra, e ci mena a ripensare il discorso dell'egregio uomo al Grammaestro e al suo consiglio in questa o simil forma[249]: Voi, signori, vedete la confusione dei legni turcheschi, stivati insieme da non si poter muovere; voi avete barche eccellenti e fuochi artificiati, avete piloti pratici e marinari arditi da cacciarsi sopravvento, da mettere il fuoco in mezzo, e da ritirarsi per poppa co' palischermi, e anche a nuoto, cogli amici al soccorso e i nemici in scompiglio. A voi la scelta del tempo, del vento, della notte, di tutte le comodità. Se bruceranno, la vittoria è nostra: se no, guadagneremo altrimenti pur molto perchè il nemico dovrà sparpagliare e distendere l'armata in lungo cordone e sottile; perderà la coesione, il mutuo sostegno, e la prestezza dell'operare; senza togliere a noi di poterlo, quando che sia, mandare in fiamme volta per volta. Le proposte del fiorentino non fecero presa. Uno tra gli astanti si oppose, altri stettero in ponte, e il Bartolucci pronosticò male della difesa. Tristo chi non coglie nelle grandi operazioni, massime della guerra, i primi vantaggi!

Ciò non pertanto in quel giorno tutti i cavalieri, i soldati, il popolo, latini e greci, erano in arme: cinque mila uomini sotto le bandiere, e seicento cavalieri alle poste, secondo l'ordine delle lingue[250]. Cominciando dalla parte australe, alla porta di Filermo i Francesi, appresso i Tedeschi infino alla porta di san Giorgio, indi le lingue d'Alvergna e di Spagna, dappoi gl'Inglesi, accosto i Provenzali, ultimi di luogo e primi di valore i legionarî italiani, contrapposti alle arti ed alle frodi di Pirro[251]. Trecento soldati e trenta cavalieri distaccati al castello di san Niccolò. E sulla piazza un grosso e brillante squadrone di marinari, sbarcati dalle navi e galèe di Rodi, e dai legni che si trovavano per ventura nel porto: specialmente da un poderoso bastimento siciliano; dalla gran nave veneta del capitan Giannantonio Bonaldi, cui fu data in premio la croce di cavaliero; e dalla caracca genovese del capitan Domenico Fornari, col quale erano cencinquanta marinari eletti, e quindici giovani mercadanti, secondo l'uso delle città marittime, appartenenti alla primaria nobiltà genovese, Andrea Pallavicini, Bastian Doria, Filippo Lomellino, Niccolò Gentili, Pietro de' Marini, Vincenzo Palma ed altrettali.

Più valgono coll'armi in qualunque fazione i marinari che non i soldati: imperciocchè oltre all'agilità delle membra, ed all'uso continuo di slanci ardimentosi in mezzo a ogni maniera di ostacoli, hanno i marinari la stessa disciplina dei soldati, e più il maneggio non solo esclusivo di questa o di quella, ma collettivamente di tutte le armi. Essi al moschetto, essi alle pistole, agli spadoni, ai pugnaletti, alle picche, agli spuntoni; essi ad attaccare e a difendere le piazze, essi al governo e maneggio dell'artiglieria, al trasporto e al mantenimento dei cavalli, essi pronti per pratica e per istinto ad ogni manovra che cerchi arte, destrezza, e genio. Dunque eccellentissima tra tutte le milizie, tanto che non si può discorrer di marinari senza entrare nelle teorie di ogni arma speciale. Laonde ben fece il Fontano di mettere tra i primi nella difesa gli uomini sbarcati da tutti i bastimenti del porto, e condotti dagli stessi loro ufficiali e capitani. Vivi questi prodi non cadeva la piazza[252].

[15 luglio 1522.]

Intanto i Turchi accampati fuori del tiro poneansi all'ordine; e i loro legni andavano e venivano carichi di soldati, presi dalle riviere della Licia e della Caria; e le grosse navi mettevano in terra il parco delle artiglierie, e le munizioni da guerra e da bocca. Procedevano lenti, ma cauti: aspettavansi duro e feroce contrasto. Ed i nostri, per concorde testimonianza dei fuggitivi e delle spie, sapevano che il nemico era fermo nel fare primario assegnamento sui lavori della zappa e delle mine; pei quali lavori avean condotto molte migliaja di picconieri e di minatori[253]. Bisognava un uomo in Rodi, che, anche da questa parte dell'arte nuova, sapesse contrastare agli assalitori, e superare ogni altro del suo tempo.

NOTE:

[242] FONTANUS cit., 480, lin. 31, nomina tre scrittori di quest'assedio, che alla Casanatense e in Roma non si trovano, cioè: «_Fr. Macedonius eques et antiquarius, fr. Georgius Fancellus eques lugdunensis, et Robertus Perusinus._» Il primo deve essere il cav. Alessandro Macedonio della lingua d'Italia nominato più volte dal Bosio. Del terzo conosco un'Orazione in Roma alla presenza del Papa, sopra i fatti di Rodi durante l'assedio.

[243] FONTANUS cit., 446, 46; «_Curtogolus archipirata in statione ad Maleæ promontorium expectabat adventum Magni Magistri.... Curtogolus elusus, fremens frendensque.... in fretum Rhodium erupit._» — BOSIO, e VERTOT, pel fatto medesimo.

[244] DAPPER cit., 107, fin: «_Avertissoit alors Solyman que les Rhodiens avoient démoli un gran cartier de murailles pour le rebâtir avec plus de régularité suivant les règles modernes de l'architecture militaire._»

[245] FONTANUS cit., 464, 28: «_His piraticis navigiis jungenda est classis.... Archipirata Carrà._» 457, 47: «_Cum caeteris piratis Curtogolus._» 466, 23: «_Ad trecentum et amplius naves._»

BOSIO, 653, E: «_Curtogoli piloto e conduttore dell'armata._»

[246] BOSIO cit., 652, E: «_Ascese la detta armata a quattrocento vele intorno.... Al campo uomini dugentomila...._»

DE HAMMER GIUSEPPE, _Storia dell'imperio osmano_, volgarizzata dal tedesco, e approvata dall'autore, in-12. Venezia 1828 e segg. IX, 33: «_Flotta di trecento vele, diecimila soldati e guastatori, e centomila per terra._»

Le noble chevalier frère JACQUES bastard DE BOURBON, _La grande et merveilleuse et très-cruelle oppugnation de la noble cité de Rhodes_, imprimè l'an. 1526: esso conta così:

Galere sottili 103 Galere grosse 35 Maone 15 Trafurelle 20 Schirazzi 72 ——— 250

Più altri navigli venuti dalla Sorìa, e conclude: «_durant le siège furent la plus part du temps au nombre de quatre cens voiles ou environ._»

TIEPOLO, _Relazione di Costantinopoli_ tra i Mss. del SANUTO, t. XXXIII: «_Partì da Costantinopoli li 18 giugno 99 galìe sutil, 70 grosse, 40 palandarie, 50 fuste, brigantini et altri navigli fin in numero di 300 vele._»

[247] FONTANUS cit., 466: «_Sexto calendas julias, mane diei, nunciatum e specula.... classem venire._»

BOSIO cit., 651, C: «_Nella mattina delli ventisei del detto mese di giugno l'armata alla volta di Rodi fu scoperta dalla sentinella._»

[248] GRAVES cit.: «_Koum Bournou, but generally called by the Pilots Molino Point._» (BOSIO, II, 652, D. — FONTANO, 466, 43. — E tutti i nostri, dicono cala _di Parambolino_, e capo _di Bove_.)

[249] FONTANUS cit., 466: «_Audivi propositam esse a Hieronymo Bartolutio florentino, in rebus bellicis non inexercitato, rationem exurendæ classis._»

[250] FONTANUS cit., 453: «_Recensa hominum qui arma ferre possent quinque millia.... Æquites sexcenti, Cretenses sagittarii quingenti.... rustici fodiendo ferendoque terram._»

[251] FONTANUS cit., 468: «_Ad portam qua itur ad montem Filermum, Franci.... Ad portam S. Georgii, robur Germanorum.... Arverni finitimi Hispanis, ambo quod ibi fossatum minori profunditate.... Phalanx Brittannica.... Postea Galli narbonenses.... ultima statione, sed prima virtute, legio italica, urbem adversus Pyrri vim fraudesque defendebat._»

BOSIO cit., 644. Nomi e cognomi di tutti i cavalieri, venturieri, capitani e marinari che si trovarono all'assedio.

[252] FONTANUS, 453, 25: «_Cæteri qui pugnæ diligenter fideliterque vacarunt, fuere nautæ, remiges, classarii, quorum virtutem juverunt duces ipsi maritimique excursores.... Joannes Antonius Bonaldius venetus.... Dominicus Fornarius ligur.... et Siculus quidam._» 497, 26. «_Flos nautarum nostrorum in bello periit._»

[253] BOSIO, 652, E: «_Nel campo turchesco erano da sessantamila, espressamente condotti per far mine._»

FONTANUS, 469, 13: «_Quinquaginta millibus agrestium hominum.... excisæ sunt rupes durissimi silicis, campi montibus æquati, et complanata montium juga._»

[22 luglio 1522.]

XVII. — Il celebre ingegnere militare Gabriele dei Tadini, nobile bergamasco, nato nel castello di Martinengo, donde prese il soprannome, era in Candia provvisionato dei Veneziani sopra le fortificazioni e le artiglierie del regno[254]. Desideroso di trovarsi presente in un assedio che tutti prevedevano celeberrimo, e stretto dalle chiamate onorevoli dei Cavalieri per una guerra così grossa e vicina, quantunque senza licenza del governatore di Candia, secretamente partissi con alcuni compagni; e guidato dal cavaliere Antonio Bosio, vincendo ogni ostacolo, e passando per mezzo all'armata nemica, entrò la notte del ventidue di luglio nel porto di Rodi. Presero terra con lui diversi amici tutti valentuomini nella fortificazione e nell'artiglieria, come Giorgio di Conversano ricevuto tra i cavalieri, di cui avremo a parlare anche altrove, Benedetto Scaramuccia romano, Giovanni Zambara scozzese, Niccolò di Costo vercellese, Francesco Latese côrso, e Antonio di Montenegro vicentino, il quale doveva saper di Basilio e seguire col Martinengo la scuola mista[255].

[28 agosto 1522.]

A parte le feste e le carezze dei Rodiani intorno a questi prodi, specialmente al Martinengo, cui subitamente offrirono la gran croce, e l'aspettativa alla prima dignità vacante nella lingua d'Italia: dirò quel che ora più monta. A lui il carico delle fortificazioni e dei ripari con ampia facoltà di ordinare e disporre ogni cosa, secondo il parere e giudizio proprio, e di governare a suo talento le artiglierie, essendo egli di ciò sommamente intendente e pratico; ed oltracciò uomo laborioso, molto vigilante e della persona valente ed ardito. Egli mutò in pochi giorni le condizioni dell'assedio, e fece pentire i Turchi di essersi messi a difficile prova. Imperciocchè distinguendo in un batter d'occhio per suo giudizio i punti principali dagli accessorî, e volgendo le artiglierie della piazza alla testa delle trincere e alla discesa delle mine, batteva fiero e duro dovunque il nemico era sul principiare, e però mal riparato: faceva effetti stupendi, sovvertiva le opere, e tanta strage menava tra la gente, che niuno più ardiva accostarsi al lavoro. Indi la rivolta dei guastatori, il dispregio dei capitani, e l'ammutinamento dei soldati. Tutto l'esercito musulmano in scompiglio era sul punto di sbandarsi, e molti colle armi alla mano chiedevano di essere rimbarcati e di tornarsene, quando addì ventotto di agosto al tocco dopo il mezzodì, ecco improvvisamente e di gran pressa arrivare al campo l'imperatore Solimano col rinforzo di quindici mila archibugeri per togliere lo spavento, e per rimettere l'attacco a suo modo[256]. La venuta di costui deve riputarsi come il

BOSIO, 660: E: «_Solimano arrivò in Rodi a' ventotto di luglio...._» (Deve dire agosto, pel Fontano presente, e pel suo proprio contesto.) più grande elogio del Martinengo e dei difensori nel primo periodo della guerra.

[Settembre-dicembre 1522.]

Non è mio compito trattare di proposito l'assedio; sì bene seguire lo svolgimento dell'arte nuova in un fatto del primitivo tempo, di grande importanza, e dove per le relazioni minute dei testimoni di vista ci è concesso studiare partitamente le opere d'ingegno degli oppugnatori e degli assediati.

Dalla parte della difesa sembrami degna di ricordo l'arte del Martinengo in quattro punti capitali; ciò è dire nelle contrabbatterie, nei fuochi artificiali, nelle ritirate, e nelle contrammine. Fin dal principio egli prese a contrabbattere di ficco i punti cardinali dell'attacco, come ho detto: i suoi fuochi convergenti dominarono quelli del nemico, li ridussero al silenzio, impedirono i lavori, e avrebbero finalmente vinta la prova, se non fosse venuto Solimano in persona con grandi rinforzi a rilevare i suoi dall'abbattimento, e a rimenarli più che mai numerosi e pertinaci agli approcci[257]. Ondechè venuti costoro più e più alle strette, e fattasi ai nostri di giorno in giorno maggiore la necessità di contrabbattere anche per fianco, l'ingegno di Gabriele supplì ai difetti di Basilio. Perchè non avendo questi, o per sistema o per necessità, provveduto al compiuto affilamento della radente, come si è veduto, il Martinengo pose come meglio potè batterie posticce di pezzi minuti per traverso, tanto da trovare la radente davanti alle cortine ed ai fossi, incrociando i fuochi dai punti opposti sulla linea della muraglia minacciata[258]. Perciò quando i nemici cominciarono a tentare gli assalti, dove il Martinengo aspettavali, le batterie posticce e le permanenti da due parti scopavano tra mezzo, menando strage, e imponendo ai sopravviventi la ritirata[259]. Così potè mantenersi alla lunga sulle difese.

Nè punto minori vantaggi si procacciarono i Cavalieri coi fuochi artificiati di guerra serviti largamente nella difesa, massime all'ultimo tempo, quando i combattimenti si furono ridotti sulle brecce da presso, corpo a corpo. Lingue e trombe di fuoco, pignatte e carcasse ardenti, olio incendiario, e misture fumanti e fetide di solfo e di bitume, scendevano incessantemente tra la folta dei nemici: e guai chi ne toccava[260]. Che se non fosse stata la grande disparità numerica tra i combattenti, e se gli avversari non avessero potuto sempre ripienare il vuoto delle loro file, certamente l'esito della tenzone sarebbe stato conforme all'ingegno ed alla eroica costanza dei difensori. Trovavano essi ripiego per tutto, ed eseguivano i trovati con prestezza e regolarità meravigliosa. Per esempio, cominciando a sentir penuria di polvere, si volsero ai molini, posero alle macine i cavalli del Grammaestro, ebbero caldaje, distillatoj, pestelli, fornaci: chi a raccogliere o a purificare il nitro, chi a triturare i solfi, chi a mescere il carbon dolce, chi a governare la pasta, e a disseccarla, e a granirla: uomini liberi, fedeli, ed esperti, difesi da buone guardie; esclusi sempre i servi e gli schiavi da luogo tanto geloso[261]. Così ebbero infino al termine abbondanza di polvere, e n'avanzarono tanta da fornire largamente il naviglio nella ritirata, e da lasciarne un deposito nascosto, pel caso del ritorno, che dopo tre secoli divampò, come ho detto altrove, nel terremoto del sessanta.

Quanto ai lavori di terra fin dal principio eransi raccolti i contadini rodiotti nella città assediata pei cavamenti e pei trasporti: le quali opere salirono dieci doppi tanto, quando le batterie e le mine dei Turchi cominciarono a rovinare il perimetro primario della piazza[262]. Allora altresì crebbe al Martinengo il carico di provvedere ai ripari, e di fare eseguire nuovi lavori. Qua traverse da opporre all'infilata, là tagli per arrestare il progresso dei giannizzari, e ritirate all'indentro delle rovine per sostegno dei difensori: alcune preparate insin dai primi giorni, altre costruite sotto al fuoco dei nemici[263]. Nei quali lavori egli si adoperava non solo colle seste e collo squadro, ma colla spada e col pugnale, sovente a corpo a corpo contro gli avversarî[264], e sempre sostenuto dai suoi ajutanti, specialmente dal Conversano e dallo Scaramuccia. Fra l'altre cose fece una ritirata co' suoi ripari in quadro, così forte e sicura, che dai Turchi era chiamata la Mandra, perché i combattenti vi stavano tanto raccolti a fidanza come il gregge nell'ovile[265]. Per le ragioni dell'arte, e pel valore dei combattenti, massime dei marinari, furono ributtati tanti assalti, e uccisi tanti nemici, e mantenuta la piazza per tutto l'anno, finché durò la speranza del soccorso.