Part 4
Ma la eredità de' padri era tale, e santa di tanta solennità di sventura, che i figli non potevano rinunziarvi per amor de' maestri. Per venti anni d'eroismo, e di sagrificio non v'è fiume d'oblio, e la gioventú ridestata una volta, trascorse altre ai confini che le segnavano. I padri avevano predicata una fede, i padri l'avevano suggellata col sangue; ma, come il secondo Gracco, avevano cacciata una stilla di quel sangue verso il Cielo, sclamando: frutti il vendicatore! -- Quel sangue ardeva nelle vene dei figli, e la fede dei padri s'affacciava ad essi raggiante, pura, piú cara, perché incoronata della palma del martirio, bella di speranze, o d'un'eterna promessa. La rivoluzione dell'89 aveva mostrato in compendio tutta la carriera di riforma che dovea corrersi. Una generazione l'aveva divorata coll'ansia di chi scopre una nuova terra, a balzi, a slanci, senza arrestarsi. I primi intraprenditori delle rivoluzioni sono vittime consecrate, e si muoiono; ma i principii non muoiono, e le generazioni che tengono dietro s'assumono d'educarli, di svolgerli, di trarre da' primi contorni un quadro immortale, di ricorrere piú lentamente, ma piú stabilmente la via che i primi hanno segnata. La grande rivoluzione sociale, della quale la rivoluzione francese aveva dato il programma, incominciava appena, quand'altri s'illudeva d'averla spenta. E la gioventú, fatta accorta della propria potenza, accettò la missione: si strinse, si raggruppò, stette attenta, vegliando il momento che dovea sorgere nello spazio. Il momento sorse, la gioventú lo afferrò. Il cannone dell'_Hôtel de Ville_ tuonò la chiamata. La gioventú si levò come un sol uomo: la gioventú vinse. Cortigiani, baionette, trono, tutto rovinò davanti all'impeto d'un principio. Il sole del 27 aveva diffusa la luce sopra ogni cosa: il sole del 29 non salutò che una bandiera: -- la bandiera del secolo. Gli uomini, che alcuni anni addietro avevano comunicato l'impulso senz'antivederne gli effetti, s'erano ritratti atterriti; poi, quando la gioventú riposò dalla sua creazione, si cacciarono addosso al cadavere d'una monarchia, usurparono la gloria d'averla morta, e giudicarono l'ossa de' sette mila essere convenevole base al sistema ch'essi avevano predicato utilmente, viva e prepotente la tirannide. Ora, parlano tuttavia di progresso, -- e vorrebbero che s'arrestasse dove essi s'arrestano: magnificano le glorie del Luglio, -- e vorrebbero che una nazione non si fosse levata se non a mutare un nome nella sua storia: protestano del loro amore alla libertà, -- e l'hanno rivestita d'un manto d'infamia, -- l'hanno cacciata ludibrio a' re, sospetto mortale ai popoli. Due secoli, il XVIII, e XIX, li rinnegano: come que' codardi che Dante pone alle porte del suo Inferno, si stanno tra l'infamia e l'oblio: l'oblio per la loro eloquenza che prima eccitava i giovani, oggi s'è prostituita al potere: -- per la loro letteratura, campo di prova agli ingegni, ove essi vorrebbero confinare per sempre l'anelito al moto perenne, che affatica lo spirito umano; -- pel loro ecclettismo, sistema di transizione, che intendono perpetuare: la infamia per la gretta e fredda politica individuale, alla quale hanno sacrificate le grandi speranze sociali suscitate per essi -- pel sangue de' popoli che hanno pattuito coi re a mendicare una pace che non otterranno -- pel loro trovato del _giusto medio_, ecclettismo politico, senza passato, senz'avvenire, senza logica, senza sviluppo, sistema paralitico, che non s'attenta rifiutare i principii rigeneratori, ma s'industria a strozzarli in fasce. E sia cosí, poi che vogliono! -- il secolo li aveva circondati dell'affetto giovenile e di plauso: poi tentarono sostituirsi al secolo, e il secolo li affogherà. -- Chi può cacciare un principio, e voler che non frutti? -- Chi può dar moto all'intelletto, e gridargli: arrestati dov'io m'arresto?
In Italia, siccome in Francia, la tirannide, tanto piú esosa quanto piú impudente, produsse il suo effetto di reazione, e l'anime inferocirono nell'odio, crebbero smaniose d'indipendenza. -- In Italia, prima che in Francia, gl'ingegni intolleranti di freno versarono nella scienza la idea di progresso che non potevano applicare agli ordini civili, e levarono il grido di libertà del pensiero nel campo delle lettere[30]. -- In Italia, siccome in Francia, gli uomini che cacciarono i primi semi di libertà furono oltrepassati da chi venne dopo, però che la sventura è maestra piú potente d'ogni teorica, e ogni anno, ogni evento, ogni tentativo fecondò la Italia di nuova rabbia, di sangue e di insegnamenti. Ed oggi, gli uni contendono per la eccellenza dei metodi che predominarono soli, e fruttarono negli anni addietro: gli altri, cresciuti col secolo, predicano la parola del secolo, e si assumono di esserne interpreti. Bensí la differenza sta in questo, che in Francia, gli uomini ch'or vorrebbero arrestare il moto, addotrinarono la crescente generazione, e i loro sforzi furono talvolta coronati dalla vittoria: in Italia, le circostanze, avverse sempre e prepotentemente fin'ora, vietarono a ogni uomo di convalidare il proprio sistema coll'autorità del trionfo, e gl'Italiani non raccolsero ammaestramento a fare che dai rovesci, e da quel tanto di sviluppo che i fatti continui impongono all'intelletto. -- Però, ogni questione s'agita fra due opinioni, nessuna delle quali ha generato finora risultati positivi. Noi siamo schiavi: per quali mezzi si riacquista da schiavi la libertà? -- e stabile? -- ed efficace? Quali principii hanno a reggere i tentativi? -- Gli antichi, recentemente praticati, fallirono. Fu legge di cose, necessità di tempi, o vizio inerente al sistema, che, mutati gli elementi, dovea mutarsi? Forse fu la prima cagione; non pare a ogni modo che a favorir quei sistemi giovi il mal esito. La tendenza del secolo ne predica altri; e le tendenze non nascono a caso, non prevalgono per capriccio di pochi: emergono da' bisogni, trionfano col voto dei piú.
[30] Il _Conciliatore_, giornale stampato in Milano, nel 1818, predicò il sistema della libertà nelle lettere, prima che la giovine scuola avesse organi periodici, e centro in Francia. Il Tedesco ne intese meglio che ogni altro lo scopo, e vietò il giornale, perseguitandone gli scrittori.
A noi, dovendo spesso nelle pagine della _Giovine Italia_, occorrere di combattere il sistema che i casi -- e non le nostre parole, -- dimostrano ogni dí piú sistema vecchio e impotente a rigenerare una nazione caduta in fondo, corre obbligo, corre necessità di spiegarci una volta per tutte sulle nostre intenzioni a riguardo d'un partito politico, che rappresenta cotesto sistema, e che pur numera -- forse a torto -- ne' suoi ranghi molti uomini puri, incorrotti e deliberati nemici d'ogni tirannide, a' quali la Italia, comunque spinta dalla forza delle cose per altre vie, serberà gran tempo venerazione e affetto di gratitudine. Le denominazioni di _Giovine Italia_ e d'_uomini del passato_ increscono a primo tratto a que' molti che non s'addentrano nelle cose. La mediocrità è sospettosa, e intravvede offese per ogni dove. Gli uomini che invecchiarono in un sistema d'idee, che hanno combattuto e sofferto per esso, mutano difficilmente. La educazione politica non si rifà, se non ne' pochissimi creati a camminare fino alle esequie cogli anni, immedesimati col moto progressivo della civiltà; e l'affetto che si genera dall'abitudine è potente quant'altro mai. D'altra parte la gioventú, fervida, impaziente s'affaccia briosa alla vita dell'avvenire, si sente fremere dentro potente il concetto d'emancipazione, e rompe guerra al passato: nol guarda, o se il fa, guarda dispettosa, o sprezzando. Quindi l'ire aspreggiate dalla sventura: quindi le accuse reciproche, e ciò che spesso è colpa di fati, attribuito all'una o all'altra opinione. Da siffatte guerre non esce che danno alla patria. E però vogliamo interpretare que' termini, che potrebbero prestare alimento a gare funeste: vogliamo snudare tutta intera l'anima nostra, perch'altri non vi sospetti un pensiero che ogni Italiano rifiuta. È duro dover discendere a spiegazione di ciò che tutti dovrebbero intendere: è duro l'esser tratto a scolparsi di tacce che tra noi nessuno avrebbe sognato. Bensí, la unione[31] anzi tutto -- e v'hanno tali materie, nelle quali giova rimovere anche il nudo sospetto.
[31] [_Scritti_, ecc.: _Ma l'unione_].
Noi lo dichiariamo solennemente: -- _Per Giovine Italia_ noi non intendiamo che un _sistema_, voluto dal secolo: quando noi combattiamo, la _vecchia_, noi non intendiamo combattere che un _sistema_, rifiutato dal secolo.
Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_ non sono nostre; e perché vorremmo noi gravarci l'anima d'un rimorso, creando una divisione, dove i fatti non ci strozzassero[32] a riconoscerla, dove il progresso inerente alle umane cose non ci soggiogasse col mostrarcela inevitabile? Abbiamo dieci secoli d'oltraggi a vendicare[33]: abbiamo a distruggere un servaggio di cinque secoli. I padri, i padri de' padri, e gli avi remoti ebbero tutti la loro parte di quell'oltraggio: tutti hanno bevuto a quel calice che Dio serbava all'Italia, e del quale la fortuna assegnava a noi l'ultime goccie -- e le piú amare forse. E noi gemiamo per tutti, fremiamo per tutti; e se a rigenerare una terra guasta da cinquecento anni di servitú muta bastasse levarsi e combattere[34] gli uomini del passato, quanti insorsero e morirono per la patria da Crescenzio fino al Menotti, sarebbero nostri fratelli alla pugna, dove alcuno potesse evocarli dalla loro polvere. -- Ma il sangue solo santifica, non rigenera una nazione. Stanno contro di noi non le sole baionette straniere, ma le discordie cittadine inveterate per lunga memoria di stragi, rieccitate sordamente dalla tirannide artificiosamente ineguale e corrompitrice: stanno i vizi, che si generano nelle catene, e la intolleranza di freno, ottimo elemento per distruggere, pessimo per fondare, e piú ch'altro sta la mancanza di fede: di quella fede, che sola crea le forti anime e le grandi imprese, di quella fede che sorride tranquilla nel sagrificio, perché trae seco sul palco, o nel campo la promessa della vittoria nell'avvenire. Queste cagioni di servitú durano tuttavia prepotenti, e a superarle conviene giovarsi di quanti elementi, di quante forze fermentano tacitamente in Italia, ridurle a centro, calcolarle colla maggiore esattezza -- e ogni anno le modifica, le tramuta, le aumenta -- poi mormorare ad esse la parola di fede, spirarvi dentro l'alito d'una vita potente, animarle di quello spirito che dagli elementi inerti crea il moto d'un mondo, e vi stampa sopra l'orma di Dio. Ma il segreto del secolo sta nelle mani dei nati col secolo. -- Né il linguaggio che suscita le passioni, e le dirige a grandi cose, e insegna a santificarle consecrandole coll'altezza d'un intento sociale, si rivela ad altri che a coloro, i quali hanno sorbito[35] col primo alito le passioni del secolo, e l'ansia di moto che affatica l'anime de' fratelli. Or, perché illuderci, quando ogni illusione frutta rovine? -- e che giovamento può nascere dal rinnegare la nostra potenza e dissimularci la missione d'intelletto che la natura ci assegnava cacciando la nostra culla alla sorgente delle rivoluzioni, per paura che l'ossa de' padri s'agitino irrequiete ne' loro sepolcri, irate ai figli perché intraprendono franchi e deliberati la via ch'essi calcarono incerti e timidamente? -- Oh! da que' grandi ch'ora dormono l'ultimo sonno, non viene fremito a noi se non d'incoraggiamento e di conforto ad osare: -- da que' sepolcri non esce voce che non esclami: -- «siate migliori di noi! siate grandi, come la vostra sciagura, come l'epoca nella quale vivete: grandi nell'atto come noi nel pensiero! Noi fummo a tempi, ne' quali il solo concetto di rigenerazione era un trionfo sulla tiranide; la rivoluzione sociale era un'alba[36], e noi, avvezzi alle tenebre, non potevamo misurare la luce del giorno venturo, né oprare risolutamente animosi, quando fiacchi e forti, tranne pochissimi, stavano contro di noi, e la esperienza era muta. Ma voi nasceste ne' moti, e v'allevaste tra i moti: ammaestratevi nelle nostre disavventure: abbiate le nostre virtú, ma rinnegate i nostri errori».
[32] [_Scritti_, ecc.: _sforzassero_].
[33] [_Scritti_, ecc.: _da vendicare_].
[34] [_Scritti_, ecc.: _a combattere_].
[35] [_Scritti_, ecc.: _assorbito_].
[36] [_Scritti_, ecc.: _sociale un'alba_].
Le denominazioni _giovine e vecchia Italia_, non sono nostre: noi non le abbiamo create: le ha create una tal potenza contro la quale non valgono né ciance d'uomini, che sentono sfuggirsi di mano una influenza già consumata da' fatti, né rancori e sospetti d'inetti maligni, che vorrebbero occupare il secolo delle loro meschine ambizioni, e della loro vita incognita al mondo. E la potenza de' fatti: -- la potenza che mutava alcuni anni addietro nella Germania il _Tugenbund_[37] (fratellanza della virtú) in _Jugenbund_ (fratellanza di gioventú): -- la potenza che concentrava in Polonia poco tempo avanti la rivoluzione le molte società patriottiche nella grande associazione della gioventú condotta da Lelewel: -- la potenza che commettendo alla _giovine Francia_ la impresa di luglio e i fati Europei, strappava di bocca a Cousin le parole che noi ponemmo in capo allo scritto -- e Cousin eccitatore un tempo della gioventú francese, è pure in oggi un di que' tanti che s'industriano a distruggere l'opera loro, tentando confinare nel cerchio angusto d'una _dottrina_ immutabile e inapplicata gli uomini del progresso; ma la verità vuole il suo dritto, e si fa via tra' sistemi. La verità si rivela continua e progressiva attraverso gli eventi; e se gli eventi ci sono propizii d'ispirazioni politiche: -- se il secolo ci suggerisce una nuova via di successo, perché rifiuteremo noi di seguirla?[38] perché diremo al secolo: tu se' diseredato di mente: trascorri inutile alla umanità?
[37] [Abbiamo ammesso questa correzione, che è giusta. Nella _Giovine Italia_ si legge invece: _il_ Tugenbund].
[38] [_Scritti_, ecc.: _seguirlo_].
Bensí, dalla nostra credenza non esce spregio, o biasimo assoluto alle vecchie credenze politiche, né perché abbiamo opinione che le cose nuove debbano trattarsi con metodi nuovi, gittiamo l'anatema dell'ingrato alle teoriche applicate sinora. Quelle teoriche sono storia, e come storia le veneriamo: come storia vi leggiamo dentro una manifestazione del principio adattata a' tempi e alle circostanze. Soltanto in oggi le vicende, le sciagure, e gl'insegnamenti de' fatti hanno svolti nuovi elementi, hanno messa in luce chiarissima la _idea_, che prima giaceva oscura ne' simboli. Allora conveniva accennare il principio; ora ci par giunta l'epoca d'una manifestazione solenne. -- Ogni cosa ha il suo tempo: ogni sistema ha la propria necessità d'esistenza nella condizione morale dell'epoca. Chi schernisce o maledice al passato, è stolto o maligno: egli dimentica come dai vagiti e da' modi informi e plebei di Guittone Aretino esciva la bella lingua dell'Alighieri, di Petrarca e Boccaccio, né senza quei primi e timidi tentativi politici, non parleremmo[39] in oggi queste parole. Ma noi non malediciamo al passato, se non quando c'incontriamo in uomini, i quali s'ostinano a farne[40] presente, e quel ch'è peggio, avvenire. Le rivoluzioni son tali fatti che non si compiono in un istante o con un solo sistema, perché non v'è momento nello spazio, o sistema nella mente umana che valga a raccogliere, a concentrare in una unità potente d'azione tutti quanti gli elementi che mutano faccia agli stati. I sistemi politici non sono per noi che i risultati degli elementi d'azione che stanno a un dato tempo in un popolo, calcolati e ordinati pel meglio. Se ogni popolo potesse rassegnarsi ad attendere in pace il momento nel quale l'elemento _morale_ rivoluzionario equabilmente diffuso e coordinato fosse giunto a tale un grado di potenza che assorbisse l'elemento _materiale_, le rivoluzioni non avrebbero che un sistema. -- Ma la natura non ha voluto che dalla morte nascesse a un tratto la vita; e la rigenerazione d'un popolo non balza fuori nella sfera de' fatti, potente e compiuta, come Minerva dal capo di Giove. La natura non ha voluto che le rivoluzioni si operassero senza lunghe fatiche, forse perché i popoli imparassero a gradi e attraverso le delusioni il prezzo della libertà; né una nazione cresce grande davvero, se non è consecrata all'eternità della missione sociale nel sacramento del dolore. E d'altra parte, la tirannide soverchiante, e inquieta per coscienza d'infamia, non concede che la guerra fra gli elementi del progresso e la inerzia si consumi sordamente e mutamente nella società, e l'urto non si manifesti che quando il trionfo è sicuro; ma inferocita nei sospetti e nei terrori che l'affaticano, caccia nell'arena, come un guanto a' popoli, qualche testa di prode -- e i forti di sdegno e d'audacia titanica traggono anzi tempo le moltitudini incerte al giudicio di Dio. Quindi le vittorie brevi, e le dubbie vicende, e gli errori. E dalle dubbie vicende e dai molti errori hanno vita, incremento e perfezione i sistemi.
[39] [_Scritti_, ecc.: _politici, noi parleremmo_].
[40] [_Scritti_, ecc.: _farlo_].
E v'è un periodo nella vita de' popoli, come in quella degli individui, nel quale le nazioni s'affacciano alla libertà, come l'anime giovani all'amore: per istinto -- per bisogno indefinito e segreto -- perché la natura creando l'uomo gli scrisse nel petto _libertà e amore_ -- ma senza conoscenza intima della cosa bramata, senza studio de' mezzi, senza determinazione irrevocabile di volontà, senza fede. Allora la libertà è passione di pochi privilegiati a sentire e soffrire per tutta una generazione, a spiare il progresso e il voto de' popoli, a intendere il gemito segreto che va dalle moltitudini al trono di Dio -- a vivere profeti e morire martiri; per gli altri è desiderio, sospiro, pensiero, e null'altro. Allora le rivoluzioni si tentano artificialmente colle congiure: gli uomini liberi si raccolgono a metodi d'intelligenza misteriosa: s'ordinano a fratellanze segrete: costituiscono setta educatrice, e procedono tortuosi. Però che le moltitudini durano inerti, e i piú vivono astiosi al presente, ma spensierati dell'avvenire -- e se taluno rompe guerra al tempo, e tenta rivelarlo a' milioni, i milioni lo ammirano onesto, ma la scherniscono sognatore di belle utopie. Il sagrificio solenne è venerato anche allora, perché nel core degli uomini v'è un istinto di verità che mormora: quel sangue è sparso per voi; quelle vittime si stanno espiatrici delle vostre colpe; que' martiri equilibrano a poco a poco la bilancia tra le creature ed il creatore. È venerato, perché v'è un sublime nel sagrificio, che sforza i nati di donna a curvare la testa davanti ad esso, e adorare; perché s'intravvede confusamente che da quel sangue, come dal sangue di un Cristo, escirà un dí o l'altro la seconda vita, la vita vera d'un popolo -- ma la venerazione si consuma sterile e solitaria, nel profondo del core, nel gemito dell'impotenza; non crea imitatori; non risplende maestosa e fidente intorno al simbolo della nuova fede, ma soggiorna paurosa nelle iniziazioni d'un culto proscritto, e piange d'un pianto che non ha conforto neppur di fremito. -- La condizione de' tempi impone allora doveri particolari ai pochi che s'assumono l'opera rigeneratrice; allora il voler sanare gli estremi mali cogli estremi rimedi è piú follia che virtú; perché dove il male è inviscerato nella società e ti preme d'ogni lato predominante, o tenti struggerlo alla radice, e cadi tra via deriso da' tristi; o fai guerra ineguale a' rami, e tu sei[41] gridato tiranno da' buoni. -- Allora l'ostinarsi a fondar la vittoria su forze proprie e sui miracoli del valor nazionale frutta disinganno amaro e talora pure rimorso, perché le nazioni si _rigenerano colla virtú o colla morte_; ma dove non è virtú di sagrificio né furore di gloria, dove nei cuori non vive un'eco alle grandi passioni, i vasti concetti falliti e le molte vittime infondono la inerzia, non il coraggio della disperazione. Quindi la moderazione nell'applicazione de' principii piú scaltrezza che inconseguenza; quindi la speranza e l'aiuto accettato dello straniero necessità deplorabile piuttosto che codardia; e l'arti diplomatiche usate a tempo, pericolose sempre, pure talvolta efficaci a smembrare le forze nemiche. Ad ogni operazione politica è base prima il calcolo delle proprie forze; e dove queste non reggono, è forza cercarne altrove, o ristarsi[42]. Siffatti mezzi non danno libertà mai alle nazioni, bensí conquistano anime alla santa causa, e insegnano a intendere la libertà ed amarla dolce, tollerante, incontaminata. -- Poi le vicende ammaestrano a conseguirla.
[41] [_Scritti_, ecc.: _e sei_].
[42] [_Scritti_, ecc.: _ritrarsi_].
Ma poi che il pensiero concentrato ne' pochi s'è diffuso alle moltitudini, e la libertà è fatta sorella dell'anime -- quando il voto segreto s'è convertito in anelito irrefrenabile, e la speranza in fede, e il gemito in fremito -- quando il sangue delle migliaia grida vendetta agli uomini e a Dio, ed ogni famiglia conta un martire o un iniziato alla religione del martirio -- quando le madri non hanno piú sonni, l'amplesso delle mogli ha il tremore e il presagio della separazione, e un pensiero di rancore, un pensiero di cupa vendetta solca le fronti de' giovani nati all'amore, e al sorriso spensierato degli anni vergini sottentrano anzi tempo le cure e le gravi apparenze dell'ultima età -- allora -- l'ora di risurrezione è suonata. Guai a chi non si assume tutto il dolore, tutto il dritto di vendetta solenne, che spetta ai suoi fratelli di patria! Guai a chi non sente il ministero che le circostanze gli affidano, e reca le idee mal certe del tentativo nella lotta estrema, decisiva, tremenda! -- Allora la tirannide ha consumato il suo tempo; le _transizioni_, e i sistemi di _transizione_ diventano passi retrogradi; la guerra è tant'oltre che tra la distruzione e il trionfo non è via di mezzo, e gli ostacoli che un tempo si logoravano coll'arti della lentezza, vanno atterrati rapidamente. -- Allora la iniziazione è compiuta; alla religione del martirio sottentra la religione della vittoria; la croce modesta e nascosta s'innalza[43] nell'alto convertita in _Labarum_; la parola della fede segreta fiammeggia segno di potenza scritto sulla bandiera de' forti -- e una voce grida: _in questo segno voi vincerete!_
[43] [_Scritti_, ecc.: _si svolge_].
E allora la gioventú si leva -- raggiante, concorde, serrata a una lega di pensieri e fatti magnanimi, aspirante un'aura di vittoria, spinta da una forza di progresso e di moto che insiste sovr'essa, che la purifica in un oblio d'ogni affetto individuale, che la ingigantisce nella potenza d'un desiderio sublime. Salute a quella gioventú! -- Date il varco alla generazione, che venne col secolo, e maledetto colui che la guardasse con occhio d'invidia, o gittasse dietro ad essa il motto dello scherno amaro, però ch'essa ha intesa la voce del passato e quella dell'avvenire, ha raccolti gl'insegnamenti dell'esperienza dalla bocca o sulle tombe dei padri, e s'è ispirata al soffio della civiltà progressiva, all'armonia della umanità, che ogni secolo, ogni anno, ogni giorno rivela all'anime nuove un arco del proprio orizzonte!
Ora -- è il tempo, o non è? Siam noi giunti al punto in cui una nuova rivelazione[44] politica dia moto alle menti, e gli antichi sistemi esauriti abbiano a cedere davanti a' nuovi suggeriti dalla esperienza, voluti dai piú, potenti a struggere ed a creare?
[44] [_Scritti_, ecc.: _rivoluzione_].
La questione è codesta -- e noi, uomini del secolo XIX, la riteniamo decisa.