La Giovine Italia

Part 1

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BIBLIOTECA STORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO pubblicata da _T. Casini_ e _V. Fiorini_. -- _Serie III, N. 6_

LA _Giovine Italia_

NUOVA EDIZIONE A CURA DI MARIO MENGHINI

ROMA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI -- 1902

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PROPRIETÀ LETTERARIA DELLA SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI

_Gli esemplari di questo volume non firmati dal gerente della Società si ritengono per contraffatti._

(01-621) Roma, Tipografia Enrico Voghera.

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INDICE

INTRODUZIONE. DELLA GIOVINE ITALIA ORAZIONE per Cosimo Damiano Delfante ROMAGNA _Un cenno ad onore dell'estinto PIETRO COLLETTA,_ benemerito italiano, gia' tenente-generale, e ministro della guerra a Napoli, nel 1821. LA VOCE DELLA VERITÀ SOCIETÀ DEGLI AMICI DEL POPOLO. DISCORSO PRONUNCIATO DA RASPAIL, PRESIDENTE DEGLI AMICI DEL POPOLO. 1831. RIVOLUZIONE DI PARIGI AGLI ITALIANI.

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INTRODUZIONE.

Il giornale _La Giovine Italia_, indicato nel frontispizio come una «serie di scritti intorno alla condizione politica, morale e letteraria della Italia, tendenti alla sua rigenerazione», è un de' rappresentanti maggiori, se non il migliore, di quella raccolta di periodici mazziniani, che s'inizia con l'_Indicatore Genovese_, che si chiude con la _Roma del Popolo_, e che aspetta sempre uno studioso di coscienza, il quale ne indaghi le vicende e ne stabilisca l'importanza, certamente moltissima, che tiene tra la stampa periodica italiana negli anni piú splendidi del nostro Risorgimento[1]. Divenuto raro sin da' primi anni della sua pubblicazione, tanto per le difficoltà che incontrava nel diffondersi all'interno ed all'estero, quanto per il pericolo che minacciava tutti coloro che ne possedessero qualche fascicolo, dacché, una volta scoperti, avrebbero scontato «l'errore con una vita di dolore[2]», il periodico si sarebbe dovuto ristampare per le cure stesse del Mazzini, di modo che, ristretto nel materiale, sfrondato degli articoli di minore importanza, avrebbe potuto ancor degnamente rappresentare l'eco di nobilissimi propositi, i quali, anche sette anni dopo, possedevano il pregio dell'attualità: inerte, torpido, prostrato sotto il vigile occhio dell'Austria e dei governi d'Italia essendo sempre il paese, che il grande apostolo tentava ancora una volta di galvanizzare, uscente da quella tremenda _tempesta del dubbio_ dapprima, e dal doloroso raccoglimento di poi, in cui rimase per oltre anni, quando una persecuzione senza tregua lo ebbe obbligato ad abbandonare la Svizzera e avere un piú sicuro asilo in Inghilterra.

[1] Un saggio notevole è però quello di _Piero Cironi_, _La stampa nazionale in Italia_ (in _Piovano Arlotto_, a. III (1860), pp. 381-414 e 563-581).

[2] Avuta notizia che la _Giovine Italia_, nonostante le molte persecuzioni e la vigilanza alle frontiere, era potuta penetrare ne' suoi Stati e circolare tra gli affiliati della associazione omonima, Carlo Alberto pubblicava il seguente decreto, inteso a regolare l'introduzione delle stampe in Piemonte:

_Carlo Alberto, ecc._

«La moltiplicità e quantità di libri, giornali e scritti che s'introducono o si fanno circolare clandestinamente ne' nostri Stati, e le funeste conseguenze che ne derivano, ci hanno fatto conoscere l'insufficienza delle leggi attuali, e sentire la necessità di nuove più energiche disposizioni, onde antivenire e reprimere tali abusi. Quindi è che per le presenti, di nostra certa scienza e Regia autorità, avuto il parere del nostro Consiglio di Stato, abbiamo ordinato e ordiniamo quanto segue:

_Art. 1._ -- L'introduzione dall'estero ne' nostri Stati di libri, giornali, o altri scritti o disegni qualunque tanto a stampa che a mano, contrari ai principii della Religione, della morale e della nostra monarchia, sarà, oltre alle pene prescritte al cap. 16, tit. 34 delle Generali Costituzioni, ed al cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, punito con una pena corporale di carcere o di catena da uno sino ai tre anni, la quale potrà estendersi anche alla galera da due a cinque anni, quando pel numero degli esemplari, o per altre circostanze, apparisse che fossero introdotti per essere disseminati.

Qualora però una tale introduzione tendesse a provocare o promuovere taluno dei delitti previsti nel cap. 2, tit, 34, lib. 4 delle stesse Generali Costituzioni, e nel cap. 2, tit. XXXIII, lib. 2º dell'anzidetto Regolamento, e gli introduttori ne fossero cooperatori o consapevoli, saranno applicate le pene ivi stabilite.

_Art. 2._ -- Le sopradette pene saranno pure applicate contro chi stampasse, pubblicasse, o facesse circolare ne' nostri Stati i detti libri, giornali, scritti o disegni.

_Art. 3._ -- Chiunque li riceverà per la posta o per altro mezzo, anche senza sua partecipazione, o consenso, sarà obbligato di rimetterli immediatamente ai rispettivi Governatori o Comandanti, e nei luoghi ove questi non risiedono, potrà anche rimetterli al Sindaco. I contravventori, massime quando per la loro condotta fossero già in tali fatti sospetti, saranno puniti a giudizio del Senato, col carcere fino a due anni.

_Art. 4._ -- Dichiariamo inoltre che la multa di scudi cento antichi portata dal § 14, cap. 16, tit. 34, lib. 4 delle Generali Costituzioni, e dal § 32, cap. 17, tit. XXXIII, lib. 2 del Regolamento pel Ducato di Genova, spetterà per metà allo scopritore o denunciatore della contravvenzione, il quale, volendo, sarà tenuto segreto.»

In seguito, scoperta la congiura che fu spenta col sangue di tante nobili esistenze, il governo sardo fu ancor più feroce contro i possessori della pericolosa pubblicazione. Infatti, con sentenza del 20 maggio 1833 Giuseppe Tamburelli di Voghera, caporal furiere, era a Chambéry fucilato alla schiena «per aver letta o imprestata a qualche soldato la _Giovine Italia_»; con altra del 13 giugno 1833 si condannava l'avv. G. B. Scovazzi «alla pena di morte ignominiosa ed incorso in tutte le pene e pregiudizi dei banditi di primo catalogo» per avere, tra le altre colpe che gli si apponevano, sparso tra i congiurati «il terzo volume del libro sedizioso intitolato la _Giovine Italia_»: con altra del 20 successivo il causidico Audrea Vocheri, piú infelice dello Scovazzi, riescito a scampare con la fuga, fu condannato alla stessa pena, che sostenne con indicibile eroismo «per avere da alcuni mesi prima del di lui arresto tenuto pratiche ed usato mezzi di subordinazione», distribuendo in Alessandria «scritti sediziosi e segnatamente la _Giovine Italia_.» Né qui ha termine la dolorosa lista, né il Piemonte fu solo nella via delle persecuzioni. Basterà dire che a Modena l'avvocato Mattioli, spaventato d'un processo ridicolo, artefatto con grottesche imputazioni, ideò una tela di confessioni per salvarsi, e invece coinvolse nella sua condanna certo Cristoforo Pezzini, accusandolo d'avergli rilasciato i fascicoli della _Giovine Italia_ e varie carte settarie. E il Pezzini, con sentenza del 16 maggio 1833 fu condannato alla pena di morte «che gli venne commutata dal Duca il 19 di quel mese alla galera a vita.» Cfr. _A. Sorbelli_, _La congiuria Mattioli_; Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1901, p. 140.

La ristampa doveva compiersi a Parigi, per i tipi della vedova Lacombe, casa editrice ben nota agli studiosi del nostro Risorgimento, in quanto ad essa gli esuli italiani di Francia affidarono gran parte de' loro scritti, perché fossero divulgati per le stampe. Alla fine di maggio del 1840 uscì infatti il seguente manifesto che annunciava la nuova edizione del periodico: "L'edizione della _Giovine Italia_ essendo da piú anni esaurita, alcuni italiani hanno pensato che una ristampa potrebbe riuscire giovevole all'educazione della gioventú italiana ed avviamento a nuovi lavori. Ma tra gli scritti contenuti in quella raccolta, molti uscirono dettati dall'impulso di circostanze oggi modificate, e non importa ripubblicarli; altri, dotati di valore storico piú che teorico, spetterebbero ad una collezione ordinata con intento diverso da quello degli editori di quest'annunzio. L'intento è quello di presentare agli Italiani, raccolti in un libro, que' scritti soli che contengono il programma primo della _Giovine Italia_, e insegnano nello spirito dell'associazione il fine da prefiggersi agli sforzi della nazione, e i mezzi opportuni a raggiungerlo. E que' scritti spettano presso che tutti a un solo fra i collaboratori, Giuseppe Mazzini. Gli editori si sono dunque rivolti a lui richiedendolo d'ordinar quegli articoli, condurre a termine quei ch'erano rimasti, pe' casi de' tempi, imperfetti, modificare e aggiungere dov'ei credesse. Risultato di un lavoro siffatto è il libro che qui si propone alla sottoscrizione, col titolo: _La_ _Giovine Italia_, _raccolta di scritti pubblicati in diversi tempi da Giuseppe Mazzini._ Oltre un'introduzione e un articolo scritto ora espressamente dall'autore, ecco i titoli degli argomenti che entreranno in questa ristampa: La _Giovine Italia_, programma politico; D'alcune cause che impedirono finora lo sviluppo della libertà in Italia; -- Dell'Unità Italiana; -- Della guerra d'insurrezione; -- Ai preti Italiani; -- Ai poeti, pensieri; -- Fratellanza de' popoli; -- Cose di Savoia; -- Lettera alla Gioventú Italiana, ecc. ecc. -- Due volumi. Prezzo 6 franchi per i sottoscrittori, 8 per gli altri, ecc. Parigi». Ma il periodico aveva suscitato troppo fermento in Italia, perché tutti i governi non si commovessero all'annuncio che ancora una volta si tentasse diffonderlo nel popolo. Cominciarono quindi i preparativi per impedirgli l'entrata all'interno, tanto piú che la pubblicazione di esso segnava il cominciamento d'un nuovo periodo di riscossa, alla quale il Mazzini s'accingeva con metodi piú pratici, migliori ad ogni modo di quelli che già gli aveano procurate due amare delusioni, lanciando quel memorando invito agli Italiani, perché s'aggregassero alla _Giovane Italia_ e operassero «tutti concordemente colla massima attività pel conseguimento del divisato intento». Una circolare a tutti i commissari superiori di polizia nel Lombardo-Veneto avvertiva il 25 luglio dello stesso anno: «Con apposito avviso a stampa la tipografia di Madama Lacombe di Parigi ha pubblicato da poco tempo la comparsa d'una nuova opera divisa in due volumi in ottavo, ed accordata in via di associazione in Parigi al prezzo di sei franchi, quale porta per titolo: _La Giovine Italia_, raccolta di scritti pubblicati in diversi tempi da Giuseppe Mazzini. Collo stesso avviso si avverte che l'opera suddetta, compilata dietro quanto si potea ora esigere dal già seguito mutamento di tempi e di circostanze, tende specialmente ad istruire la gioventú nelle massime professate dalle società segrete.

«Rendendone perciò consapevole cotesto..... lo s'invita simultaneamente a voler attivare le piú energiche ed avvedute misure di sorveglianza, all'uopo di possibilmente scoprire ed impedire la clandestina introduzione delle preaccennate diaboliche produzioni, quali nel caso di scoperta dovrebbero essere tantosto sequestrate e rimesse a questa Direzione Generale, cui dovrebbero essere scortati anche quegli individui che mai ne fossero trovati in possesso, onde procedere in loro confronto, a norma delle superiori istruzioni»[3].

[3] _Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848_; Capolago, tip. Elvetica, 1852, vol. III, p. 52.

Tuttavia la ristampa della _Giovine Italia_, per ragioni che ora ci sfuggono, non poté effettuarsi, come era sfumato il disegno, concepito cinque anni prima, di pubblicare il giornale in una traduzione francese, che avrebbe dovuto compiersi a Losanna[4]. Probabilmente, le persecuzioni de' governi d'Italia, le rimostranze de' gabinetti esteri a quello di Luigi Filippo, subdolo quanto mai in quegli atti del suo governo che si riferivano alle mene contro i rifugiati politici, contribuirono a fare abortire il nobile proposito, il quale forse non fu aiutato abbastanza da' sottoscrittori. La _Giovine Italia_ rimase quindi ciò che si dice una vera rarità bibliografica, sconosciuta ai più, anche a coloro che ne parlarono di proposito, ma che ne ignorarono gran parte del contenuto, perché, ad eccezione di quegli scritti, che il Mazzini inserì nella raccolta delle sue opere, e che poterono quindi consultarsi con più agio, l'altra parte, certamente meno importante, ma forse più curiosa e più utile allo studioso, in quanto riflette le passioni del momento, e abbonda di particolari di grande interesse per la storia del Risorgimento, seguitò a rimanere inaccessibile. Onde parve a noi che ripigliando il proposito del Mazzini, allargandolo in quei concetti che nel 1840 potevano essere più plausibili, e ristampando integralmente i sei fascicoli della _Giovine Italia_, riproducendo esattamente, o almeno fin dove era possibile, le caratteristiche esterne ed interne del periodico, si sarebbe reso, come si dice, un utile servigio agli studiosi della nostra storia nazionale.

[4] Il proposito di questa traduzione fu espresso nell'_Europa Centrale_ del 12 marzo 1835. Ecco il manifesto della pubblicazione, che forse fu inserito anche in altri periodici:

«Le journal, la _Giovine Italia_, fondé par les plus nobles débris de l'émigration italienne, et que le nom de Mazzini fait resplendir de tant d'éclat, a acquis une réputation telle que tout éloge serait superflu dans notre bouche.

«Les espérances, l'héroïsme et les infortunes de l'Italie sont si puissans d'intérêt, racontés avec une touchante vérité par ceux-là mêmes qui furent acteurs dans les évènements qu'ils décrivent: la plume de Mazzini, de ce jeune homme au patriotisme pur et élevé, à l'âme bouillante de toutes les généreuses passions, est si remarquable par la profondeur des pensées, la vigueur du style et la force d'une logique irrésistible, qu'on désirait depuis longtemps une traduction en français de cet ouvrage; ce voeu nous l'avons rempli.

«Nous avons pensé que nous devions retrancher de la _Giovine Italia_, qui compte déjà six volumes in-8º ordinaire, tout ce qui serait empreint d'un caractère de localité trop prononcé. Nous n'avons choisi que les articles qui font plus particulièrement connaître ses doctrines et qui retracent des malheurs d'une réalité sanglante.

«Nous traduirons au fur et à mesure de leur apparition les productions à venir de la _Jeune Italie_. La traduction de ce qui a paru jusqu'à présent et que nous offrons au public, se composera de 4 vol. in-8º de 250 pages chaque, qui seront augmentés d'un supplément toutes les fois que nous jugerons convenable d'extraire de la _Revue républicaine_ quelques-uns des articles dont M. Mazzini paraît vouloir enrichir de temps en temps cette publication.

«Les livraisons auront lieu par volume.

«Le premier volume paraîtra dans le courant d'avril prochain, et les suivans seront publiés de mois en mois à partir de cette époque.

«Le prix du volume est fixé, en faveur des souscripteurs seulement, a 3 fr. 60 cent. de France, payables à sa réception.

«La souscription sera close au 20 avril prochain.

«On souscrit chez tous les principaux libraires des différentes villes de la Suisse, et chez le traducteur, poste restante, à Lausanne, auquel on pourra s'adresser pour toute espèce de réclamation. Toutes les demandes devront être affranchies. Les frais de poste seront à la charge des souscripteurs qui y donneront lieu».

Il còmpito al quale ci siamo assunti è stato poi agevolato dal fatto che una copia completa della _Giovine Italia_ è conservata nel fondo _Risorgimento_ della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma. La grande cortesia del bibliotecario, conte Domenico Gnoli, ci permise di trascriverla tutta, dando agio a me e al tipografo di riprodurre esattamente il frontespizio e tutte quelle particolarità che possono offrire al possessore di questa ristampa l'illusione di aver presso di sé l'originale, dal quale ad ogni modo, non riproducemmo, liberandoci d'una soverchia pedanteria di editore diplomatico, gli errori di stampa e l'errata-corrige. Diremo di più che a piede di pagina abbiamo notato le varianti degli scritti mazziniani risultate dal confronto tra la _Giovine Italia_ e la prima edizione degli _Scritti editi e inediti_ intrapresa per le cure stesse dell'autore nel 1861, perché ci parve che il Mazzini, grande stilista, più di quanto ai più non sembri, abbia sempre prediletto di tormentare la forma classica del periodo. Abbiamo di più posto alla fine della pubblicazione un indice analitico, che servirà allo studioso per orientarsi e indagare per entro il periodico.

***

Sono abbastanza note, perché le narrò, forse con troppo parsimonia, lo stesso Mazzini in alcuni di quei preziosi _Ricordi autobiografici_ sparsi ne' primi volumi dei suoi _Scritti editi e inediti_, le origini del periodico. Esso fu ideato, insieme con l'associazione omonima, nel forte di Savona, dove il Mazzini era stato rinchiuso, dopo che la delazione di Raimondo Doria aveva rivelate al governo sardo le deboli fila della Carboneria genovese, alla quale aveva aderito qualche tempo prima il grande Italiano, allora agli inizii della sua carriera di cospiratore, «Ideai -- dice egli stesso -- in quei mesi d'imprigionamento in Savona, il disegno della _Giovine Italia_; meditai i principii sui quali doveva fondarsi l'ordinamento del partito, e l'intento che dovevamo dichiaratamente prefiggerci: pensai al modo d'impianto, ai primi ch'io avrei chiamato ad iniziarlo con me, all'inanellamento possibile del lavoro cogli elementi rivoluzionari Europei»[5]. Liberato dal carcere, a condizione che scegliesse tra un soggiorno, che non fosse Genova, né Torino, né un punto qualsiasi delle spiagge liguri, e l'esilio, preferì quest'ultimo. E nell'esilio, dopo la lettera a Carlo Alberto, che gli procurò l'ira del governo sardo, dopo tante delusioni ch'ebbe per l'abortita insurrezione dell'Italia centrale e per la mancata prima spedizione in Savoia, mise ad effetto il disegno che avea maturato nel forte di Savona, cioè «la fondazione della _Giovine Italia_» a cui provvide quando dalla Corsica ritornò a Marsiglia, e «fermo nell'idea d'iniziare la doppia missione segreta e pubblica, insurrezionale e educatrice», s'affrettò a stampare il manifesto del periodico, che fu divulgato sul finire del 1831, a poca distanza dalla pubblicazione del primo fascicolo[6].

[5] _Scritti editi e inediti_, vol. I, p. 38.

[6] Questo manifesto fu in seguito ristampato in _Scritti_, ecc., I, 122 e segg.

Ben modesti furono gl'inizi del giornale, perché quasi tutti gli esuli erano «dissestati in finanza». Tuttavia Giacomo Ciani, un de' due fratelli che tanto diedero d'opera e di danaro in que' primi movimenti patriottici, fece «guarentigia per ottomila franchi al periodico»[7]; il Mazzini «andava economizzando quanto più poteva sul trimestre che _gli_ veniva dalla famiglia»[8]; altri aiutarono in diverse guise, come quel La Cecilia «allora dirittamente buono», che giunto in Marsiglia dalla Corsica, dove s'era rifugiato dopo l'infelice tentativo di Lione, si fece compositore di caratteri, e ad un tempo collaboratore; come Giuseppe Lamberti, l'amico, il segretario fidato del Mazzini, che assunse la correzione delle bozze. Insomma fu un affratellamento de' più eroici, accesi tutti del nobile entusiasmo di divulgare scritti che avrebbero infiammato i giovani italiani del santo amore della patria. «Vivevamo uguali e fratelli davvero -- assicura il grande cospiratore, -- d'un solo pensiero, d'una sola speranza, d'un solo culto all'ideale dell'anima; amati, ammirati per tenacità di proposito e facoltà di lavoro continuo dai repubblicani stranieri; spesso -- dacché spendevamo, per ogni cosa, del nostro, -- fra le strette della miseria, ma giulivi a un modo e sorridenti d'un sorriso di fede nell'avvenire. Furono, dal 1831 al 1833, due anni di vita giovine, pura e lietamente devota, com'io la desidero alla generazione che sorge. Avevamo la guerra accanita abbastanza e pericoli, com'ora dirò, ma da nemici dai quali l'aspettavamo. La misera tristissima guerra d'invidie, di ingratitudini, di sospetti, e calunnie da uomini di patria e spesso di parte nostra, l'abbandono immeritato d'antichi amici, la diserzione della Bandiera, non per nuovo convincimento, ma per fiacchezza, vanità offesa e peggio, di quasi una intera generazione che giurava in quegli anni con noi, non aveva ancora non dirò sfrondato o disseccato l'anime nostre, amorevoli oggi e credenti siccome allora, ma insegnato a noi pochi

La vïolenta e disperata pace,

il lavoro senza conforto di speranza individuale, per sola riverenza al freddo, inesorabile, sacro dovere»[9].

[7] Lettera del Pecchio al Panizzi in _Lettere ad Antonio Panizzi_; Firenze, Barbèra, 1880, p. 109.

[8] _Scritti_, ecc., vol. I, pp. 122.

[9] _Scritti_, ecc., vol. I, p. 395-396.