Chapter 7
--Sua Signoria la contessa mi ha incaricato di presentare al signor conte l'espressione di un vivo rammarico,--disse il notaio.
--Oh bravo!--esclamò Fabiano ridendo.--Dacchè ho l'età della ragione, mia madre non ha mai altro espresso che vivo rammarico... Sentiamo anche questo....
--Sua Signoria....
--Lasci andare, per carità!--interruppe Fabiano.--Ciò prolunga la conversazione, che vorrei fosse breve. Dica «il conte», «la contessa», e tiriamo via!
--La signora contessa si lagna di non aver notizie del signor conte che quando il signor conte ha bisogno di denaro. In tutti gli altri giorni dell'anno, il signor conte non dà segno di vita ad alcuno della famiglia.
--Questa è un'insolenza!--esclamò Fabiano, lanciando un'occhiata penetrante all'uomo che a pochi passi dalla soglia stava ancor dritto in piedi.--E quando la incaricano di dirmi un'insolenza, lei dovrebbe rispondere che la sua posizione d'impiegato non glielo permette, perchè io non posso raccoglierla.
Il dottore Alemanni battè presto le palpebre, ma toccò il colpo bravamente in pieno petto, senza dare altro segno di commozione.
Seguì una pausa.
Fabiano guardò il soffitto, verso il quale lanciò il fumo della sigaretta; ma vide per la prima volta che il soffitto era dipinto a colori, verde con giallo, che si aggrovigliavano in arabeschi atroci mal sicuri e mal finiti, e ritorse lo sguardo sdegnato.
--Alle corte,--riprese d'un tratto.--Mia madre è disposta ad aiutarmi?...
--Io sono incaricato....--cominciò l'Alemanni.
--Non parlo di lei, parlo di mia madre e dei miei fratelli,--interruppe Fabiano.--Dunque: sì o no?
--Forse!--rispose il notaio.
Il conte lo interrogò con lo sguardo.
--È già qualche cosa!--disse.--Non vogliono dunque ridurmi alla fame, alla disperazione, al suicidio?... E quali sono i motivi di questa benevolenza improvvisa?
--Se il signor conte mi lascerà parlare, io potrò spiegare tutto,--rispose l'Alemanni sorridendo,--ma se mi arresta ad ogni parola, non c'intenderemo.
--Si è che lei fa un abuso deplorevole di circonlocuzioni,--osservò Fabiano,--e le circonlocuzioni sono utili in diplomazia, cioè sono utili a niente; quando si trattano affari, bisogna parlar chiaro, secco e preciso....
Guardò ancora una volta il notaio, poi soggiunse:
--Sieda!
Il dottor Alemanni prese posto in una poltrona di fronte a Fabiano, e cominciò:
--Ecco: quanto alla cambiale di cui ella ha scritto nella sua lettera, la famiglia di lei è disposta a pagare ancora per questa volta, purchè la cambiale sia presentata a Sua Signoria il conte Francesco.
--Non si fidano di me?
--Il signor conte Francesco pensa ch'ella potrebbe venire a una transazione col creditore, pagare una metà e giuocar l'altra, lasciando una nuova cambiale di seimila lire.
Fabiano diede in una risata.
--Come si vede,--esclamò,--che il signor conte Francesco Traldi di San Pietro mio illustrissimo fratello, è un idiota!... Venire a una transazione!... Ma quel mio creditore è il più feroce, il più avido strozzino di Milano; e son dovuto scappare (scappare, capisce?) dalla mia villeggiatura sul lago, perchè non mi mettesse a soqquadro il paese e non mi facesse qualche scenata per la strada!
Tacque un istante, poi soggiunse:
--Telegraferò oggi stesso a quella canaglia perchè presenti l'effetto al conte Francesco. Andiamo avanti. Che c'è ancora?
--Il signor conte Francesco la prega di rammentare che questa è l'ultima, assolutamente l'ultima volta che la famiglia interviene in suo favore; da ora in poi sarà sorda a ogni considerazione, e lascerà che i creditori facciano tutti i passi consentiti dalla legge.
--Sta bene. Ma pagate le dodicimila lire, io rimango senza un centesimo. A questo la mia famiglia non ha pensato?
--Ella sa, signor conte,--disse l'Alemanni con un sorriso,--che la sua sostanza è stata interamente liquidata. Esiste ancora il fondo della Tralda, che frutta dalle sei alle ottomila lire l'anno, ma appartiene al piccolo conte Bruno, il quale potrà disporne il giorno della sua maggiore età. Le rendite sono ora versate a lei, signor conte, per il mantenimento e l'educazione del bambino. Non c'è dunque più nulla.... Tuttavia....
--Tuttavia?--interrogò Fabiano ansiosamente.
--Tuttavia la sua famiglia è disposta ad aiutarla, assegnandole una rendita pari a quella che riscuote ora per il mantenimento del piccolo conte Bruno.
--Ottomila? Quanto basta per non morir di fame....--osservò Fabiano.
--Diciamo ottomila,--ripetè il dottor Alemanni.--Ma ad una condizione....
--La condizione sarà impossibile,--disse Fabiano.--Conosco la mia famiglia!... Sentiamo.
--A condizione che il piccolo conte Bruno sia consegnato al signor conte Francesco, il quale ne curerà l'educazione e lo terrà seco fino all'età di ventun anno. In questo caso, il conte Francesco che non ha figli, aggiungerà al fondo della Tralda, unico patrimonio del conte Bruno, una larga parte della sua sostanza.
Fabiano si alzò in piedi e lentamente andò alla finestra.
--Vede,--disse al dottor Alemanni, che lo aveva seguito,--vede questa finestra? Io sono pronto a scaraventarlo di qui il mio Brunello, piuttosto che consegnarlo a quel pazzo imbecille!... La prima educazione che gli si darebbe, sarebbe quella d'odiare e disprezzare suo padre; poi si farebbe di lui un gesuita. Lei non ignora che la famiglia Traldi di San Pietro è molto benevisa in Vaticano e ha protezioni potentissime. Il mio Bruno abbraccerebbe la carriera ecclesiastica, diventerebbe Cardinale e morirebbe Papa.... È un avvenire stupendo, ma a me non piace.... Intendo che mio figlio sia uomo.... E del resto, son follie che possono passar pel capo di quell'asino di Francesco.
Rise ironicamente, e proseguì:
--_Perinde ac cadaver_, il motto dei gesuiti, s'attaglierebbe giusto al mio Brunello!... Egli ha tutta la fierezza, la tenacità, il coraggio, l'orgoglio della sua razza e nemmeno la Compagnia di Gesù riuscirebbe a piegarlo.... Non sono punto impensierito per lui.... Sarà un lottatore di gran tempra e spezzerà gli ostacoli che non potrà girare....
Il notaio s'inchinò.
--L'ho visto or ora sulle scale. Andava alla ricerca del cane,--disse,--per uscire a passeggio. È un fanciullo incantevole.
--Non è vero?--esclamò Fabiano, tocco nel vivo del suo amor proprio.--Sono certo che non m'inganno.
--Vostra Signoria non s'inganna,--confermò il dottore.--Basta osservare il portamento del capo, lo sguardo che vi cerca lo sguardo, la piega sdegnosa all'angolo delle labbra... L'ho guardato bene.
--E non si lamenta mai, parla poco, non vuole essere baciato, è pronto a tutto. Vive già come un piccolo uomo e ha un'intelligenza che avanza di gran lunga la sua età,--soggiunse Fabiano.
Andò a sedersi di nuovo nella poltrona.
--Dunque,--seguitò rivolto al notaio, che gli stava di fronte, in piedi,--non ne facciamo nulla.
--Io scongiuro il signor conte a prender tempo a rispondere. Vorrei recare una parola di speranza....
Ma dopo quel breve intermezzo di sentimento paterno, durante il quale s'era trovato d'accordo miracolosamente con le idee del notaio, Fabiano s'era come ripreso e allontanato, e il suo sguardo era tornato freddo.
--Bella figura ci farebbe, Lei, col ramoscello d'olivo nel becco,--esclamò, guardando il naso un po' ricurvo del dottor Alemanni.--Dica pure che non ne facciamo niente.... Me l'imaginavo che doveva trattarsi d'un agguato o d'un trucco. Il mio buon fratello non è capace d'altro.
--Ma, mi perdoni signor conte,--insistette il notaio.--Lei potrebbe vedere suo figlio ogni qual volta desiderasse. E potrebbe inoltre stabilire certe condizioni; condizioni scritte: per esempio, il divieto assoluto d'avviarlo alla carriera ecclesiastica....
Fabiano squadrò il notaio sarcasticamente.
--Non mi faccia l'allocco!--disse ridendo.
--Il divieto assoluto.... Ma Brunello non ha che otto anni; e un bel giorno mi si dirà che a poco a poco gli si è sviluppato un poderoso bernoccolo per il Seminario o per il chiostro o per le missioni.... Vada lei a dimostrar che non è vero....
--Io la supplico, signor conte....--incalzò il dottore.
Ma si arrestò a un'occhiata scintillante d'ira.
--Facciamola finita!--annunziò Fabiano.--Io mi tengo mio figlio.... Lei ha eseguito con fedeltà gli ordini avuti, e non deve aggiungere parola.... Dica a Francesco che Brunello non lo vendo nè per ottomila lire l'anno, nè per un milione. E impari, egli che è ricco, ad essere anche onesto!... Può andare!...
Il dottor Alemanni s'inchinò, e raggiunta la soglia, uscì....
Non era stupito del cattivo esito della sua ambasciata; conosceva il conte da molti anni e sempre lo aveva trovato superbo e caparbio, e sempre ne aveva ammirato quasi con timore l'arte del sofisma, l'abilità del colorire i torti come ragioni, e di dare al capriccio la parvenza del diritto.
La famiglia stessa aveva preveduto che le sue proposte sarebbero state respinte, e non s'aspettava affatto che il dottor Alemanni potesse compiere un miracolo e condurre Brunello a casa.
Il notaio scese le scale, dicendosi che bisognava pur giungere alla lotta aperta, o il bambino sarebbe stato la prima vittima di quelle esitazioni.
Brunello era in cortile, dritto vicino a una piccola carrozza con due cavalli pomellati; in un angolo aveva disposto la scuderia con altri cavalli, il cocchiere e il mozzo. Ma non giuocava.
Il dottor Alemanni lo sorprese mentre guardava fisso innanzi a sè, assorto in qualche suo sogno lontano.
Pochi passi più in là un cane danese, il cane dell'albergo, disteso magnificamente a guisa di un giovane tigre, sonnecchiava lanciando di tanto in tanto uno sguardo al fanciullo. Doveva essergli compagno, come gli era stato compagno il povero Tiè, che il conte aveva affidato, partendo da Parigi, alla portineria della casa che abitava in via Glück.
--Ebbene?--disse Bruno, scoprendo il dottor Alemanni alle sue spalle.--Hai parlato col papà?
--Ne torno ora,--rispose il notaio.
--Gli hai portato i denari?
--Come sai tu che si tratta di danari?--domandò il notaio.
--Io so,--rispose Bruno.--Siamo partiti per questo di notte, col tempo cattivo. Glieli hai portati?
--Glieli porterò.
--Fa presto,--soggiunse Bruno,--perchè io devo tornare in campagna. Non mi piace star qui: qui è tutto brutto, non ho niente da fare.
Guardò il notaio, chiedendosi se potesse parlargli di Nicla, ma pensò ch'egli non la conosceva.
--Non è vero che tu non la conosci, Nicla?--disse.
--Nicla? Chi è Nicla?--chiese il dottore Alemanni.
--Vedi, che non la conosci!--continuò Bruno con un senso di commiserazione.
Il dottor Alemanni si piegò sulle ginocchia come per veder meglio il piccolo equipaggio che stava presso il fanciullo; e chiese:
--Bruno, se io ti prendessi per condurti da tuo zio Francesco, tu verresti?
--A far che?--domandò Bruno.
--A viver con lui, con gli altri zii, con la nonna....
--Non ne ho bisogno!--disse il fanciullo.
--Sì, che ne hai bisogno,--insistette il notaio,--per formar la tua educazione e diventare un uomo.
--Oh,--rispose Bruno, con un'ombra di beffardaggine,--diventerò uomo lo stesso, anche senza la nonna e gli zii. Io li ho visti, quando ero piccolo e il papà non aveva fatto lite. Sono brutti e noiosi.
--Ma io so che ti vogliono molto bene,--insinuò il dottor Alemanni.
--Tutti mi vogliono molto bene!--ribattè il fanciullo.--Anche Nicla.
--Io so....--riprese il notaio.
--Tu non sai niente! Porta i denari, presto, che io non voglio star qui.
Il dottor Alemanni si raddrizzò.
--Ma i denari, appunto, li danno gli zii e la nonna,--rimbeccò subito.--E se tu non sarai savio, non ne daranno più.
--Non dire bugie!--consigliò Bruno.--Sono i denari di casa, e anche se faccio il cattivo, tu devi portarceli.
Il notaio sorrise un poco amaro, e si chinò per baciare il fanciullo, ma questi gli sgusciò di tra le mani e volse il capo bruscamente.
--Va, va!--disse.--Non perdere tempo!
--Razza di prepotenti!--borbottò il dottor Alemanni, allontanandosi.
XII.
Il colloquio col notaio non aveva punto scoraggiato il conte Fabiano.
Abituato a vivere con una folle imprevidenza, animato da una sragionevole fiducia nell'avvenire e da un irrefrenabile desiderio di godimenti, considerava già come vittoria cospicua il pagamento della cambiale di dodicimila lire, che gli dava fastidio da troppo tempo.
Al resto avrebbe provveduto per conto proprio, con altri aiuti.
E nel pomeriggio di quel medesimo giorno, in un quarto d'ora di liete speranze, fece chiamare Brunello e gli offerse una battaglia coi soldatini di piombo.
La tavola nel mezzo della camera fu in un lampo coperta di cannoni, di tende, di uomini a piedi e a cavallo, in chiassose uniformi.
All'un capo della tavola era Bruno, all'altro Fabiano, e la battaglia si svolgeva con rapidità fulminea.
Brunello stava per perdere una fortezza; le sue linee di difesa erano sfondate dalle artiglierie di Fabiano, e la cavalleria s'avanzava a disperdere i resti d'un esercito in fuga disordinata.
Si udì battere discretamente all'uscio, con le nocche delle dita.
--Avanti!--disse Fabiano.
Elia Polacco entrò.
Era un ometto basso, nasuto, dagli occhi jàlini penetranti, il mento raso e le basette fulve e dure. Camminava così lestamente che pareva saltellasse.
--Buon giorno al signor conte!--proferì.--Ho ricevuto stamane il biglietto del signor conte e sono accorso.
--Sta bene attento,--disse Fabiano a Brunello, senza levare il capo.--Bisogna che tu raduni l'artiglieria intorno al forte, perchè i tuoi fantaccini sono in rotta, e io muovo ora a conquistarlo con le mie truppe.
--Con tutti i cannoni, papà?--domandò Brunello.
--I cannoni innanzi, che appoggeranno la cavalleria e la fanteria; non perdere tempo!
--Ecco tutti i miei cannoni pronti!--annunziò Bruno, spingendo con ambo le mani ogni sorta d'artiglieria sulla tavola, piccole mitragliatrici e grossi obici e cannoni da costa.
Elia Polacco col cappello floscio sotto il braccio sinistro si avvicinò alla tavola e stette a guardare, piuttosto sorpreso dell'attenzione che il conte prestava al giuoco, che dell'accoglienza ricevuta.
--Sei tu, Polacco?--disse Fabiano, senza volgersi.
--Per servirla, Eccellenza!
--Credo che c'intenderemo in poche parole. Ho bisogno di denaro.
Brunello guardò suo padre.
Ancora danaro! Non doveva portarlo il notaio della nonna?
Ma mentre stava per interrogare, suo padre gli si rivolgeva.
--I tuoi cannoni giungono in ritardo,--disse.--Io allargo il fronte del mio esercito e la mia artiglieria è rapidissima.
--Di danaro ce n'è poco, ed è caro!--rispose Elia Polacco, guardando i cannoni che si avvicinavano alla fortezza.
--Non cominciamo con le frottole!--rispose Fabiano.--Apro il fuoco: la tua artiglieria non può resistere. La cavalleria fa una brillante evoluzione a sinistra....
--Apro il fuoco anch'io!--dichiarò Brunello,--Pim, pum, e pum!
--Se è caro, lo pagherò quanto vale,--dichiarò il conte a Elia Polacco.
E rivolto al figlio, seguitò:
--Dopo la brillante evoluzione di cavalleria, la fanteria si avanza sparando....
--Ciò dipende dalla somma che le occorre, signor conte!--rispose Elia.
--Pim, pum, e pum, e poi ancora pum!--gridò Brunello.
--Cinquantamila lire!--enunziò Fabiano.--Il tuo fuoco è ben nutrito, fa molti vuoti, ma come vedi, i miei uomini hanno già invaso la piazza. Il forte si arrende....
--Nespole!--esclamò Elia.
--Innalza bandiera bianca!--ordinò Fabiano.--Sventola il fazzoletto!
Brunello trasse il fazzoletto dalla tasca e lo agitò in aria.
--La battaglia è finita. Sei vinto, e la fortezza è mia!--concluse il conte.--Adesso giuoca da solo, che io devo parlare.
E alzandosi, guardò finalmente Elia Polacco in faccia.
--Ah, ah! Sei invecchiato, caro Polacco!--esclamò ridendo.--Non hai più un pelo in testa. Ti sta bene; a furia di pelare gli altri....
--Sono dieci anni che non ho l'onore di trattar col signor conte,--rispose Elia con un sorriso.--Il tempo è ingeneroso per tutti!
E preso un cannone di sulla tavola, e poi un soldatino, li girò, li pesò, li guardò attentamente.
--Son molto fini!--disse.--Io non avevo ancora avuto il piacere di conoscere suo figlio, signor conte!
--È molto fine anche lui!--dichiarò Fabiano.--Ti piace? È un bel ragazzo? Ne faremo qualche cosa di grande. Ma veniamo agli affari. Hai inteso quel che ti ho detto? Io ho bisogno di cinquantamila lire, subito.
Prese posto nella poltrona nella quale s'era seduto la mattina parlando col dottor Alemanni, e lasciò Elia in piedi.
--Il signor conte avrà anche udito ciò che ho risposto!--osservò Elia.
--Hai risposto: «Nespole!» e questo non significa nulla.
--Significa che è impossibile trovar cinquantamila lire. Le troverebbe appena un signore.... che non ne avesse bisogno!
Ed Elia fece una risatina, che pareva un mugolìo.
--Io non valgo dunque cinquantamila lire?--esclamò Fabiano.
Elia non rispose, come non avesse udito.
--La mia famiglia non vale cinquantamila lire?--seguitò il conte.
--La famiglia Traldi di San Pietro vale milioni..., se paga. Ma io temo che non paghi.
--E perchè non dovrebbe pagare?
--Perchè il signor conte non è in buoni termini con la sua famiglia.
--Chi te lo dice?
--Me lo dice Lei stesso, signor conte. Ella è sceso all'albergo; e ciò spiega tutto.
Bruno aveva riadagiato i soldatini nella scatola e s'era ricoverato tra le gambe del padre.
--La mia famiglia paga!--dichiarò questi.--Tu vuoi essere sempre furbo e dici delle sciocchezze. La mia famiglia paga bene. Informati, caro Polacco.
--Non dubiti, signor conte,--rispose Elia inchinandosi,--che m'informerò. Tuttavia devo avvertire il signor conte che se la famiglia paga; la situazione s'aggrava....
--Hai voglia di scherzare?--esclamò Fabiano squadrando l'ometto impassibile.
--È questione di logica,--ribattè Elia.--La famiglia paga: paga cambiali con forti interessi; pagherà oggi, pagherà domani, e poi non pagherà più e farà interdire il signor conte. Conosciamo questa musica!
--Allora, con la tua logica si viene a concludere che se la famiglia non paga, non mi dai denaro; e se la famiglia paga, non mi dai denaro. È una logica stupefacente.... In ogni modo, caro Polacco, non ho tempo da perdere, e tu puoi andartene....
--Mi dispiace,--rispose Elia senza muoversi.--Mi dispiace perchè con la sua fretta e la sua arroganza, il signor conte cadrà in mano di qualche strozzino....
Fabiano diede in una risata.
--La città è piena di gente senza scrupoli,--seguitò Elia,--che metterà la corda al collo di Vostra Eccellenza per pochi soldi....
--È fatale!--esclamò il conte ridendo.--Cadrò in mano di uomini senza scrupoli, se quelli che han gli scrupoli non mi danno un centesimo.
--Non dico questo,--ribattè Elia, pronto.--Il signor conte chiedeva cinquantamila lire subito. Ciò è assurdo. Gli affari non si trattano così.... Bisogna ponderare, guardarsi intorno, vedere che cosa offre il mercato, perchè il signor conte non ignora che anch'io dipendo da certi fornitori; e allora poi si discute e si combina....
--Chiacchiere!--esclamò Fabiano alzando le spalle.--Io devo ripartire domani o doman l'altro al più tardi.
--Doman l'altro!--ripetè Elia.--Il signor conte mi dia ventiquattr'ore di tempo, fino a domani sera, per esempio. E domani sera tornerò col denaro che avrò potuto racimolare, e le dirò le condizioni.... Ma fin da ora devo avvertire il signor conte che saremo lontani, ben lontani dalle cinquantamila. Non le troverebbe che un Rothschild....
--Porta quel che hai, e finiamola!--ordinò Fabiano bruscamente.
E allontanato Bruno, si alzò voltando le spalle a Elia.
--I miei omaggi al signor conte!--disse questi.--Domani sera sarò qui, verso le otto.
--Adesso facciamo un'altra battaglia,--pregò Bruno.
--No, no,--rispose Fabiano,--di battaglie ne ho abbastanza per oggi.
--Che brava gente!--pensò Elia Polacco andandosene e richiudendo l'uscio.--Nè padre nè figlio non mi hanno degnato d'uno sguardo! E sono io, dopo tutto, che devo correre per mantenerli nell'ozio!
Non appena Elia fu scomparso, il conte prese Bruno sotto le ascelle e lo trascinò ballando per la camera.
--Su, su, tutto va benissimo!--esclamò.--E doman l'altro ti condurrò al mare, in un paese d'oro, sotto un cielo azzurro, e lasceremo qui questa masnada di provinciali. Salta, andiamo, salta col papà!
E fischiettò il valzer della _Madame Angot_ per accompagnare la danza.
--Tu sbagli,--dichiarò Bruno lasciandosi trascinare.--Io al paese d'oro non vengo. Io ritorno sul lago. Il paese d'oro non mi piace, il mare d'oro non mi piace. Io voglio Nicla!
--Ancora!--disse il conte.--Quella ti piace, Nicla? Ho pensato anche a lei, e le ho scritto ieri sera.
Bruno diede uno sgambetto e si divincolò, piantandosi a terra.
--Le hai scritto con molte parole?--chiese stupito e contento.
--Ma già, con molte parole,--rispose Fabiano, sedendo e riprendendo Brunello tra i ginocchi.--E le ho mandato i tuoi saluti.
--Le voglio scrivere anch'io,--annunziò Bruno.--Tu mi correggerai. E le hai detto che deve aspettarmi, perchè io tornerò presto a trovarla, e mi canterà la poesia?
--Oh, oh, questo poi!--esclamò Fabiano scandalizzato.--Il papà non è mica fatto per combinarvi gli appuntamenti!...
XIII.
Nicoletta Dossena stava ancora coricata nella sua graziosa camera che guardava il lago, allorchè la cameriera le recò la posta.
La fanciulla era stanca e scorata.
Il vetturale interrogato da lei il giorno innanzi non le aveva nulla taciuto: il viaggio sotto il furioso uragano, la tappa all'osteria dopo tre chilometri, la ripresa allorchè Bruno non era ancora ben rimesso.
Aveva aggiunto che il bambino s'era sentito molto male ed era molto debole quando era salito in treno; e che il signor conte recava con sè tanta roba nei bauli e nelle valigie da far presumere che non avesse alcuna intenzione di ritornare.
Queste notizie avevano tolto ogni speranza a Nicla.
Bruno era veramente perduto, e subito, dalla felicità della vita sana e libera in compagnia della sua giovane amica precipitava nei disordini e nelle imprudenze di cui il cervello di suo padre era fecondo.
Allorchè Vico Malerba le aggiunse che Bruno lo aveva incaricato di salutarla e di dirle che l'aspettasse perchè voleva tornare da lei, Nicla non potè frenare un singhiozzo.
Ben lo aspettava e bene lo avrebbe aspettato sempre; ma sentiva che sarebbe stato invano.
Aveva pianto a lungo, sola; non era uscita di casa per non riveder luoghi tutti echeggianti dei più teneri, dei più tristi ricordi; e mai non aveva capito come in quei giorni che nessuno dei suoi poteva compatirla.
Sua madre menava ancora in lungo la storia di Duccio Massenti, e ne formava a poco a poco un pettegolezzo. Suo padre andava esortando la fanciulla a confessare il segreto scoperto.
E tanto più l'uno e l'altra s'impuntavano nella loro idea, in quanto Duccio non aveva scritto parola, non aveva dato segno alcuno di vita. Fatti i ringraziamenti e presentati di persona i suoi saluti, s'era creduto assolto da ogni altro obbligo, considerando il brusco trattamento usatogli da Nicla. Era la fine, silenziosa ma irrimediabile.
E nulla più cuoceva alla signora Carlotta che il non poterne afferrare il motivo riposto; e nulla più cuoceva al cavalier Maurizio che non poter vincere la resistenza di sua figlia. Onde l'una e l'altro, non che consolar Nicla della perdita di Bruno, l'avrebbero rimproverata duramente perchè invece di provvedere al suo avvenire si perdeva in frasche e in fantasie non più perdonabili alla sua età.
N'era venuta una freddezza nuova tra Nicla da una parte e Carlotta e Maurizio dall'altra, che alla fanciulla aveva dato una grande sensazione d'abbandono; ancora una volta ella aveva guardato a suo padre e a sua madre come a persone quasi estranee, immedicabilmente meschine; e di nuovo sua madre guardava a lei come a una persona dai gesti e dagli atti poco rassicuranti.
La posta le recava quel mattino tre lettere; di due conosceva la calligrafia.