Part 2
_(interrompendolo esasperata)_ Basta! Basta! Basta! Non mi irritate di più. Coi vostri quarant'anni suonati, dovreste giudicarmi meno superficialmente. Le condizioni speciali della mia vita non possono escludere, è vero, la probabilità, vicina o lontana, d'una dedizione; ma da questo a quello che dite voi, ci corre! ci corre!
_Salvetti_
Io dico lo stesso in sostanza, perchè tutte le donne, quando stanno per cadere, credono in buonissima fede di trovarsi nelle _condizioni speciali_ che non solo giustificano ma esigono la caduta. E penso io forse che esse abbiano torto? Oibò! Io non faccio che applicare a voi una legge naturale, comune a tutta la femminilità militante: -- «non sono veramente sagge che le donne a cui non si chiede niente».
_Anna_
_(scattando)_ Badate, però, che possono essere sagge, malgrado loro, anche quelle a cui si chiede troppo!
_Salvetti_
Io vi auguro che s'indovini sempre la misura giusta della richiesta.
_Anna_
Ed io auguro a voi che s'indovini sempre la misura giusta del rifiuto! _(Presa dalla rabbia)_ Siete un impertinente!... Siete disgustevole!... Siete insopportabile! Siete mostruoso! _(Batte a terra i piedi d'una seggiola, e poi vi siede. -- Una lagrimuccia spunta nei suoi occhi.)_
_Salvetti_
_(sorridendo sotto i baffi)_ Calmatevi, via, ve ne prego, calmatevi...: tanto più che _(guardando alla finestra)_ sta per arrivare il conte... in un magnifico costume di occasione.
_Anna_
Io ho bisogno di graffiare qualcuno!
_Salvetti_
Profittate di me, marchesa, perchè, col conte, non c'è da cavarsi di questi capricci. Quello lì è troppo ben fatto: si guarda e non si tocca!
SCENA V.
DIONIGI, ANNA, _e_ SALVETTI.
_Dionigi_
_(in un pretto costume di sportsman, entrando elegante e brioso)_ Marchesa, le cavalcature sono pronte.
_Anna_
_(bisbetica)_ Finalmente! Di chi vi siete occupato, sinora? Della vostra _toilette_? Credevo che non veniste più. Non mi direte, spero, che il fare aspettare una signora sia _«molto chic!»_
_Dionigi_
_(confuso)_ Marchesa...
_Anna_
Il vostro braccio, subito!
_Anna_
_(senza badare a Dionigi e senza metterglisi al braccio, si rivolge al dottore, seccamente:)_ È deciso dunque che non ci venite?
_Salvetti_
Ne sono dolente, ma è proprio deciso.
_Anna_
È permesso di saperne almeno la ragione?
_Salvetti_
È una ragione... pedestre: non so andare a cavallo.
_Anna_
Imparerete.
_Salvetti_
Troppo tardi!
_Anna_
Cascherete.
_Salvetti_
Ah!... Troppo presto!
_Anna_
_(a Dionigi)_ Conte, il vostro braccio...
_Dionigi_
Sono qui a offrirvelo, marchesa...
_Anna_
_(mettendoglisi a braccetto con violenza e quasi trascinandolo via)_ Diventate scortese anche voi!
_Dionigi_
Io?!
_Anna_
Mi dareste una smentita?!
_Dionigi_
No!
_Anna_
Una smentita a me? A me?!
_Dionigi_
Ho detto di no, ho detto di no.
_(Escono.)_
SCENA VI.
SALVETTI _solo, poi_ ANNA, DIONIGI, ALBENGA, D'ALMA, RIVOLI.
_Salvetti_
_(segue con lo sguardo, sempre un po' sorridendo, Anna e Dionigi. Siede di nuovo presso il tavolino, borbottando:)_ Alla vedetta, dottore, alla vedetta!.. _(Riflette un poco. Riprende il giornale.)_
_(Giunge di lontano un brusio. Sono le voci confuse di Rivoli, Albenga, D'Alma, Dionigi. Poi si distinguono alcune parole loro e i lamenti di Anna.)_
_(Di dentro:)_
_Dionigi_
Incredibile! Incredibile!
_D'Alma_
Ma non così, vi prego, non così!
_Rivoli_
Andiamo adagio, santi numi!
_Albenga_
Voi, Rivoli, non potete!... Lasciatela tutta a noi...
_Anna_
_(dolorosamente)_ Ahi ahi ahi ahi ahi!
_Salvetti_
_(tra sè)_ Ma che cos'è? Questi sono lamenti della marchesa! _(Corre verso la porta comune e si ferma spaventato)_ Oh, diavolo!
_(Entrano Rivoli, Albenga, Dionigi, D'Alma, trasportando Annna, che ha gli occhi socchiusi e agita un po' le braccia stringendo in una mano la frusta.)_
_Salvetti_
Qui, qui, su questa poltrona....
_Rivoli_
_(che sostiene il maggior peso)_ Io non ne posso più!
_Dionigi_
Assolutamente incredibile!
_(Adagiano Anna sopra una poltrona. -- Agitazione generale.)_
_Rivoli_
_(mettendosi una mano sulla schiena e lasciandosi cadere su una sedia)_ Sono morto!
_D'Alma_
Un po' d'acqua!... Ella sviene!
_Albenga_
Meglio un po' d'aceto!...
_Dionigi_
_(cavando di tasca una boccettina)_ Questa è una bottiglia di _smelling salts_. Eccellente!
_Anna_
_(lamentandosi)_ No... non voglio nulla... non voglio nulla... Ahi ahi ahi ahi ahi!
_Salvetti_
_(con urgenza)_ Ma si può sapere sì o no che è accaduto?
_Albenga_
Pare che _Lady Florence_ le abbia tirato un calcio degno di un mulo.
_Salvetti_
È orribile!
_Dionigi_
Ed è stranissimo!...
_Anna_
_(tenendo sollevato un piedino)_ Ahi ahi ahi ahi!
_Salvetti_
Marchesa... marchesa... Dove siete stata colpita?
_Anna_
_(lamentosamente)_ Giù... giù...
_Salvetti_
Al piede, eh?... Dite, marchesa: al piede?
_Anna_
_(con un fil di voce)_ No... non precisamente al piede...
_Salvetti_
_(sconcertatissimo)_ Non precisamente al piede?!
_Gli altri_
_(sconcertatissimi)_ Non precisamente al piede?!!
_Salvetti_
E come si fa?!
_Anna_
Ahi ahi ahi ahi! Che spasimo!
_Salvetti_
Del resto, ella soffre, e io debbo compiere il mio dovere!
_D'Alma_
Mi meraviglio di voi!
_Dionigi_
Non sarebbe di buon gusto, dottore!
_Albenga_
Sarebbe una mancanza di riguardo!
_Salvetti_
Ma voi siete matti! I medici non hanno occhi!
_Rivoli_
Questo è vero!
_Anna_
Dottore, pregateli voi di allontanarsi...
_Salvetti_
Avete udito? A ogni minuto che passa il suo stato si aggrava!... Via! Via tutti! Ve lo chiedo in grazia! Ve lo comando!
_Gli altri_
_(mormorando, si allontanano mal volentieri e vanno nella stanza attigua, in fondo.)_
SCENA VII.
SALVETTI, ANNA.
_Salvetti_
_(vivamente preoccupato, chiude la porta e torna ad Anna, premuroso.)_
_Anna_
_(a un tratto, salta in piedi graziosamente.)_
_Salvetti_
_(trasecolato)_ Eh?!
_Anna_
Sss.... Silenzio.
_(Parleranno tutt'e due a voce molto bassa.)_
_Salvetti_
E lo spasimo?
_Anna_
Niente spasimo! Ho voluto mandare a monte la gita senza far capire che non ne avevo più voglia.
_Salvetti_
E il calcio di _Lady Florence_?
_Anna_
L'ho inventato io nel momento in cui nessuno mi guardava.
_Salvetti_
Eppure, questa gita l'avevate proposta voi. Vi ci sareste divertita!
_Anna_
Mi annoiavo di divertirmi, ecco. E tutto per colpa vostra. Solamente voi avete l'abilità di mettere i miei nervi in agitazione.
_Salvetti_
_(dissimulando la compiacenza)_ Me ne dispiace molto, e se potessi rimediare...
_Anna_
Parlate piano, e aiutatemi, almeno, ad accreditare la menzogna.
_Salvetti_
Va bene, ma io sospetto che quei curiosi stiano a spiare dietro l'uscio....
_Anna_
Andate un po' a guardare dal buco della serratura...
_Salvetti_
_(sulla punta dei piedi, va in fondo, esclamando a voce alta:)_ Oh, povera marchesa! Povera marchesa! _(E guarda dal buco della serratura.)_
_Anna_
_(frattanto, si lamenta)_ Ahi ahi ahi ahi!
_Salvetti_
Il nemico è lontano. Ma per maggiore precauzione... _(Tira le tendine sull'uscio.)_
_Anna_
No, no: che fate?
_Salvetti_
I buchi... sono i traditori della scienza! _(Ritornando a lei)_ Ora potete essere sicura che il segreto professionale non escirà da questa camera.
_Anna_
Di quanto tempo avreste bisogno per compiere il vostro dovere, se veramente io avessi ricevuto il calcio?
_Salvetti_
Di due o tre ore.
_Anna_
Che esagerazione!
_Salvetti_
Facciamo... un'ora e mezzo.
_Anna_
Ma che dite! Voglio sbrigarmi, io.
_Salvetti_
Non posso mostrare di essere così frettoloso nell'esercizio delle mie funzioni.
_Anna_
Dieci minuti, e non più! Per un dottore di vaglia come voi, dovrebbero bastare.
_Salvetti_
_(rassegnato, con intenzione significativa)_ E basteranno!
_Anna_
_(disinvolta, senza sottintesi e senza preoccupazioni)_ Come impiegheremo noi questi dieci minuti?
_Salvetti_
_(si guarda attorno per un moto istintivo, e poi le si avvicina, tormentandosi i baffi nervosamente)_ Come li impiegheremo?... Non sarebbe il caso di cominciare... il tentativo di quella famosa cura, di cui voi, sinora, non mi avete creduto capace?
_Anna_
_(sorpresa, costernata e severa, indietreggiando un po')_ Che cosa vi salta in mente, dottore?
_Salvetti_
_(con voce stranamente commossa)_ Marchesa, perchè turbarvi così?... Di che temete? _(Le si accosta di più, guardandola tutta)_ Di che temete?
_Anna_
Io non temo di nulla... Ma desidero di chiamare i vostri amici...
_Salvetti_
Voi non lo farete... Sarebbe un'imprudenza grave. Sarebbe la denunzia della vostra finzione; e questa finzione sarebbe poi per me una _réclame_, che non è certamente ciò che vi sta più a cuore.
_Anna_
_(presa dal panico)_ Sì, ma il vostro contegno... la vostra voce... i vostri sguardi... le vostre parole... Insomma, dottore, o la smettete... o io li chiamo!
_Salvetti_
È una minaccia legittima, lo so. Ma se io da questa minaccia mi lasciassi disarmare, _(accalorandosi)_ voi, mia bella ammalata, di qui a poco mi dareste forse del collegiale, e a chi si è dato del collegiale non c'è più niente da dare... nè di peggio, nè di meglio!...
_Anna_
_(quasi tremante)_ Dottore, non fate lo sciocco, e non insistete...
_Salvetti_
Io insisto, marchesa, perchè questa è la crisi. È la crisi! I dieci minuti volano... _(Accalorandosi maggiormente)_ Voi siete incantevole... Voi siete irresistibile... E io, per non avere scrupoli di coscienza _(si slancia come per afferrarla)_, voglio giuocare tutto per tutto!
_Anna_
_(furibonda, colpendolo con la frusta)_ E avete tutto perduto anche prima di giuocare!
_Salvetti_
Ahi! _(Si tocca il braccio colpito.)_
_Anna_
_(chiamando vivissimamente)_ Rivoli, Albenga, Dionigi, Giuliano! Venite, venite subito!... Venite tutti!
_Salvetti_
_(tra sè, mordendosi le dita)_ Mi sono sbagliato!
SCENA VIII.
ANNA, SALVETTI, RIVOLI, ALBENGA, DIONIGI, D'ALMA.
_(Essi in fretta irrompono e restano lì, trepidanti allibiti.)_
_D'Alma_
Anna....
_Albenga_
Marchesa.
_Dionigi_
Marchesa....
_Rivoli_
Un altro guaio!?...
_Anna_
_(appena essi compariscono, nasconde nella comicità la propria concitazione)_ Cos'è?! Che avete con quelle facce così bianche?...
_Rivoli_
Eh!... Abbiamo sentito chiamarci in un certo modo.... Capirete.... Ci siamo allarmati....
_Anna_
Allarmati? _(Ride)_ Ah ah ah!... Questa è carina! E di che? Perchè? Tenevo a farvi partecipare alla mia lieta meraviglia, alla mia gioia, al mio entusiasmo.... Non mi vedete? _(Mostrandosi ben diritta in piedi)_ Cinque minuti fa soffrivo -- ... soffrivo abbastanza, credetemi -- e, adesso, vi garantisco che sono... _completamente guarita_. Oh, l'energia del nostro dottore è stata come l'acqua sul fuoco! Miracolosa!!
_Salvetti_
_(rodendosi dentro e ostentando modestia)_ No, non mi elogiate troppo, marchesa... In fondo poi non si trattava... non si trattava che di una... piccolezza; e sono io... sono io che debbo alla... docilità vostra la fortuna di potere annunziare che tutto... mi è riuscito estremamente facile.
_Anna_
_(agli altri)_ Come è modesto!
_Rivoli_
_(piano ad Albenga)_ Che diamine sarà accaduto qui dentro?!
_Anna_
E, intanto, amici miei, se me lo permettete, io mi ritiro un poco nelle mie stanze. Ma s'intende che voi non vi moverete di qui. Più tardi, vi offrirò da colazione... Tutta erba!... So io quello che dico! Anche a voi, dottore... Ah no, scusate, mi pare che voi... avete già preso qualche cosa....
_Salvetti_
Sì, veramente... io ho preso qualche cosa... _(Si tocca il braccio.)_
_Anna_
Comunque sia, non vi sottrarrete, spero, alle congratulazioni e ai festeggiamenti che vi spettano. Vorrei essere espansiva io pure, ma non trovo le parole... Gli è che sono un po' stanca d'emozioni.... Considerate: non capitano ogni giorno il calcio d'un cavallo... e il prodigio di un dottore. Per ora, festeggiatelo voi, amici miei, festeggiatelo bene. Egli se lo merita!... _(Una pausa.)_ _(Si avvia verso le sue stanze.)_
_Rivoli_
_(vedendola camminare)_ Difatti... c'è da portarlo in trionfo! Io stento a credere ai miei occhi... Voi non zoppicate nemmeno, marchesa!
_Albenga_
Ma bravo, bravo, dottore!... Un vero prodigio!
_Dionigi_
Decisamente, siete molto forte!
_Anna_
Fortissimo!
_Salvetti_
_(sorride verde.)_
_Anna_
_(passando davanti a D'Alma, che sta a contemplarla poco discosto dalla porta, e imitando con grazia burlesca la solita intonazione serafica di lui, lo interroga:)_ E voi, Giuliano, non vi congratulate col dottore?
_D'Alma_
_(malinconicamente sospirando)_ Penso con dolore, Anna, che non avrei saputo fare... quello che ha fatto lui!
_Anna_
Lo credo, io! _(Pausa. Indi, salutando tutti e indugiando in una profonda riverenza esagerata)_ A fra poco, signori.
_D'Alma, Dionigi, Albenga, Rivoli, Salvetti_
_(si trovano in fila, a eguale distanza fra loro, e s'inchinano simultaneamente, dicendo insieme:)_
Marchesa!
_Rivoli_
_(nell'inchinarsi, ha una puntura alla schiena e vi porta su la mano, facendo una smorfia di dolore.)_
_Tableau!_
_Sipario._
_Disposizione dei personaggi:_
ANNA D'ALMA DIONIGI RIVOLI ALBENGA SALVETTI
ATTO SECONDO
_Lo stesso salotto. -- È sera. -- Lumi accesi._
SCENA I.
ANTONIO, ALBENGA, RIVOLI, SALVETTI, DIONIGI.
_(Tutti e cinque in smocking.) (Sopra una consolletta sono cinque cappelli di forme diverse.)_
_Albenga_
_(è nel mezzo del salotto col suo scartafaccio in mano, guardando in alto come un ispirato e gesticolando. Poi, con solennità, ad Antonio, che comparisce dalla porta comune:)_ Recate una bottiglia d'acqua e... un bicchiere con un po' di zucchero.
_Antonio_
_(Esce.)_
_Albenga_
_(ancora riflette e gesticola.)_
_Rivoli_
_(entrando dalla porta centrale con una stecca da bigliardo in mano, immediatamente si lascia cadere sulla prima seggiola che trova. Indi, ad Albenga:)_ È una pantomima?
_Albenga_
Studiavo... il valore della voce in certe frasi.
_Rivoli_
Gesticolando come un muto!?
_Albenga_
Caro mio, la voce... io la penso. In ogni vibrazione vocale c'è un lembo dell'anima!...
_Salvetti_
_(di dentro)_ Giacchè la marchesa è fuori, Albenga, venite a giocare anche voi.
_Albenga_
_(con alterigia)_ Non ho mai giocato al bigliardo, dottore.
_Salvetti_
_(di dentro)_ C'è qui il conte che fa da maestro a tutti.
_Albenga_
E sia! _(Arrotola lo scartafaccio, lo infila in una tasca, e, uscendo dal fondo, ripete a Rivoli:)_ C'è un lembo dell'anima!... È chiaro?
_Rivoli_
È chiarissimo.
_Dionigi_
_(di dentro)_ E Rivoli dove s'è cacciato? Dov'è, dov'è questo Rivoli?
_Salvetti_
_(entrando, anche lui con una stecca in mano, e vedendo Rivoli)_ Eccolo lì!... Non c'è da illudersi: lo stare in piedi non è più affar vostro!
_Rivoli_
Vengo, vengo. _(Si alza mal volentieri, e, parlando col dottore a voce bassa, esce dal fondo con lui)_ Dottore, scherzo a parte, volevo dirvi: ci credete voi alla cura dell'impiccagione per rinvigorire la spina dorsale?[2]
[2] Per rinforzare la spina dorsale si fa la cura della sospensione con la macchina Charcot.
_Salvetti_
L'impiccagione? _(Col gesto analogo)_ Ma sicuro che ci credo!...
SCENA II.
ANTONIO _e_ ARTURO.
_Antonio_
_(vibrante di giubilo, entra dalla porta comune portando un vassoio con la bottiglia di acqua e col bicchiere e si lascia passare dinanzi il marchese Arturo di Fontanarosa_.) Per di qua, per di qua, eccellenza.
_Arturo_
(si avanza guardando con curiosità.)
_Antonio_
_(posa il vassoio su un tavolino che è quasi nel centro del salotto.)_ Mi pare veramente un miracolo! _(Tutto commosso)_ E che vostra eccellenza sia mille volte benedetta se è venuta a far la pace con la mia padrona!
_Arturo_
Facciamole intanto una sorpresa, Antonio. Non dirle che sono arrivato...
_Antonio_
Anche volendo, non glielo potrei dire, perchè non è in casa. È uscita verso sera.
_Arturo_
_(consultando il suo orologio)_ E non torna ancora?
_Antonio_
Oh! non c'è paura di nulla. Qui le vogliono bene anche le pietre della via. Tutti questi contadini dicono che è la loro reginella.
_Arturo_
E tu, vecchio, che fai?
_Antonio_
Io, dal giorno in cui la padrona volle allontanarsi da vostra eccellenza e partì per Napoli -- che brutto giorno! -- sono stato sempre agli ordini suoi, e qui, in campagna, faccio un po' di tutto, eccellenza: da maggiordomo, da cuoco, da cameriera se occorre... perchè, ecco..., donne attorno, la padrona non ne ha volute... Ci sono, è vero, la moglie e la figliuola di Filippo il giardiniere che, all'occasione, si prestano -- e come si prestano! -- ; ma da che furono viste in giardino, l'una dopo l'altra,... a parlare troppo lungamente con un signore che ha la schiena un po' curva e le gambe poi... che Dio gliele guardi!..., anche quelle due donne lì, per ordine della padrona, ci bazzicano di rado in casa....
_Arturo_
Son cose che non mi riguardano.
_Antonio_
Come comanda vostra eccellenza....
_Arturo_
Ma qui c'è gente: vedo dei cappelli.
_Antonio_
Cappelli di uomini, eccellenza. Sono... i cappelli... degli amici... della signora marchesa.
_Arturo_
E dov'è che stanno?
_Antonio_
Sono di là, e giocano al bigliardo.
_Arturo_
Quando la marchesa è assente!?
_Antonio_
Sicuro. Il cancello del giardino e la porta d'ingresso non si chiudono che di notte; ed essi entrano a tutte le ore, vanno, vengono, siedono, si alzano, fumano, leggono,.... fanno tutto, insomma.
_Arturo_
Ah, sì?
_Antonio_
Però, eccellenza, spiegamoci...: _(timidamente)_ la padrona è sempre un modello di...
_Arturo_
_(severissimo)_ Non vi ho chiesto delle informazioni, di cui non ho bisogno. _(Pausa.)_ _(Guarda di nuovo i cappelli, e, prendendoli uno alla volta, li conta)_ Uno... due... tre... quattro... cinque!
_Antonio_
Eccellenza, sì.
_Arturo_
Non c'è male!
_(Di dentro, risa di tutti.)_
_La voce di Dionigi_
Più a destra, più a destra, e colpo sotto!
_La voce di Salvetti_
Bazzica, signori, bazzica!
_(Si ride ancora.)_
_La voce di Dionigi_
Molto chic, dottore!
_Voci degli altri, insieme_
-- Ma bene, benissimo!
-- Un'altra, adesso...
-- Un'altra....
_(Le risate si rinnovano.)_
_Arturo_
_(ad Antonio)_ Ma questa non è una casa, questo è un _club_!
_Antonio_
Si divertono.
_Arturo_
Me ne accorgo.
_Antonio_
Devo annunziar loro che è arrivata l'eccellenza vostra?
_Arturo_
Ma è gente che conosco?
_Antonio_
No, eccellenza...
_Arturo_
E allora lascia stare. Sarebbe un bell'imbarazzo per tutti. Aspetterò tranquillamente che la marchesa ritorni.
_Antonio_
Ha comandi da darmi, vostra eccellenza?
_Arturo_
_(con circospezione e con importanza)_ Senti. Mi giungeranno qui lettere e telegrammi.... Tu mi capisci, eh? La marchesa non deve veder nulla, non deve saper nulla....
_Antonio_
_(tentennando il capo)_ Sempre lo stesso!...
_Arturo_
_(con sincera pretensione)_ Non c'è che fare, vecchio mio! Finchè nel mondo ci sarò io, le donne non faranno voto di castità. Va, va.
_Antonio_
_(esce, borbottando.)_
SCENA III.
ARTURO, RIVOLI, DIONIGI, SALVETTI, ALBENGA, D'ALMA.
_Arturo_
_(sedendo a suo agio)_ Aspettiamo.
_Rivoli_
_(sporge il capo di tra le tendine, e, scorgendo Arturo, che non ha mai visto, spontaneamente esclama:)_ Ohè, ohè!
_Arturo_
_(si volta.)_
_(La testa di Rivoli sparisce.)_
_(Dopo qualche istante, a una a una, compariscono le teste di Salvetti, di Dionigi, di D'Alma, di Rivoli, di Albenga: quella di Rivoli nel mezzo, e le altre quattro distribuite simmetricamente a destra e a sinistra di ciascuna tendina, due sopra e due sotto.)_
_Rivoli_
_(più col fiato che con la voce)_ E chi è quello lì?
_Dionigi, Salvetti, Albenga, D'Alma_
_(uno dopo l'altro, pianissimo)_
-- Chi è?
-- Chi è?
-- Chi è?
-- Chi è?
_Arturo_
_(si volta.)_
_(Le teste spariscono.)_
_Arturo_
(tra sè) Ah ah! Il _club_ è in agitazione. (Finge di nulla e col bastoncino tortura il pavimento.)
_Albenga_
_(entra con ostentata disinvoltura per osservare chi sia e che cosa faccia colui. Gli passa dinanzi, salutando appena)_ Signore....
_Arturo_
_(rispondendo al saluto)_ Signore....
_Albenga_
_(siede, cava di tasca il suo taccuino, e si mette a scrivere.)_
_Rivoli_
_(entra, e fa lo stesso giretto)_ Signore...
_Arturo_
Signore... _(Seguendolo un po' con lo sguardo)_ Ah, quello del giardino!
_Rivoli_
_(si abbandona sopra una poltroncina, appoggiando i piedi a una sedia, e quindi accende un sigaro.)_
_Arturo_
_(guardandolo meravigliato, come per una rappresaglia, appoggia i suoi piedi sopra uno sgabelletto.)_
_Salvetti, Dionigi e D'Alma_
_(entrando, si scandalizzano dell'atteggiamento confidenziale di Arturo. Gli girano intorno, parlano tra loro a voce bassa, assumono un'aria altezzosa, l'osservano con la coda dell'occhio e lo salutano impercettibilmente col capo, dicendo, tutti e tre, a fior di labbro:)_ Signore...
_Arturo_
_(ricambiando il saluto senza neanche accennare ad alzarsi)_... Signori...
_Salvetti_
Stia, stia comodo...
_Dionigi_
Non si disturbi.
_D'Alma_
_(siede molto comodamente, cava di tasca un libro e legge.)_
_Salvetti_
_(si sdraia e accende un sigaro.)_
_Dionigi_
_(siede a cavalcioni d'una seggiola, e accende una grossa sigaretta preziosa.)_
_(Ora, sono tutti seduti, in ordine sparso, in modo che Arturo si trova circondato da loro, a debita distanza.)_
_Salvetti_
_(a voce alta, tenendo d'occhio Arturo)_ A quanto pare, la nostra marchesa ci tradisce?
_Arturo_
_(ha un lieve moto interrogativo.)_
_D'Alma_
_(sospirando)_ Ella adora il chiaro di luna!
_Albenga_
Aveva espresso il desiderio di sentire il mio quarto atto; e quindi noi avremmo il dovere di andarla a cercare.
_Dionigi_
Ma no! Ma no! È molto di buon gusto che una signora faccia tutta sola queste piccole escursioni. E poi, ella non ha voluto neppure che io le facessi da guida!
_Rivoli_
_(con voce sottile e stanca)_ La mia opinione schietta è... che noi non dobbiamo muoverci di qui.
_Salvetti_
Per altro, è assai tardi, e io comincio a preoccuparmi seriamente. Facciamo così: vado io a rintracciarla...
_Dionigi_
_(vivamente)_ Ebbene, no! O tutti, o nessuno!
_D'Alma, Albenga, Salvetti, Dionigi_
_(si alzano agitandosi e accalorandosi, sempre intorno ad Arturo.)_
_D'Alma_
Allora, tutti.
_Albenga_
Tutti, tutti.
_Rivoli_
Nessuno! nessuno! nessuno!
_Salvetti_
Oh, perdinci! Ognuno si regoli come vuole! Io ci vado!
_Albenga_
Abbiamo stabilito di essere solidali, caro dottore!
_Dionigi_
«L'unione fa la forza!»
_Salvetti_
Io me ne infischio dell'unione!
_Rivoli_
_(con pochissima voce)_ Io me ne infischio della forza!
_Albenga_
_(riscaldandosi anche di più)_ Ma questo non significa ragionare!
_Salvetti_
Ragionate voi, se vi piace; per conto mio, non ragiono mai e agisco sempre!
_Arturo_
_(tra sè)_ Sono impareggiabili!
_Voci interne di contadini e contadine_
-- Viva la reginella!
-- Viva la reginella nostra!
_D'Alma_
Eccola qui!
_Salvetti_
Sì, sì, è lei!
_Albenga_
Finalmente....
_Dionigi_
Le fanno festa, come al solito...
_Rivoli_
Finirete di bisticciarvi, eh?
_Voci interne di contadini e contadine_
-- Santa notte, santa notte!
-- Buon riposo!
SCENA IV.
ANNA, ARTURO, D'ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.
_Anna_
_(indossa un capriccioso costume campestre: gonna breve e calzatura da alpinista. È carica di edera, di felci, di fiorellini. Porta in mano un bastone, sul braccio uno scialle. Entra brillantemente.)_ Sono qui, amici miei, sono qui.... _(Vedendo Arturo, ha un gran sussulto di meraviglia)_ Voi!!!
_Arturo_
_(che era per slanciarsi istintivamente verso di lei, si ferma interdetto)_ Io.
_Gli altri_
_(notano l'imbarazzo di tutt'e due.)_
_Anna_
_(con subitanea dissimulazione e con eccessiva gaiezza)_ Ah! ora mi spiego il contegno sibillino di Antonio...
_Arturo_
Difatti, ho parlato con lui, e...
_Anna_
_(animandosi maggiormente per impedirgli di aprir bocca)_ Come sono contenta, come sono contenta di vedervi!... Già, voi altri non vi conoscete...
_Arturo_
Ci conosciamo da qualche minuto, ma di vista...
_Anna_