La fine dell'amore

Part 1

Chapter 13,192 wordsPublic domain

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ROBERTO BRACCO

TEATRO

VOLUME TERZO

DON PIETRO CARUSO -- *LA FINE DELL'AMORE* -- FIORI D'ARANCIO -- TRAGEDIE DELL'ANIMA.

3ª EDIZIONE.

REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America.

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PROPRIETÀ LETTERARIA

_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia._

È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore _(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)_.

Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America.

Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514.

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LA FINE DELL'AMORE

_Satira in quattro atti_

Rappresentata per la prima volta al _Sannazzaro_ di Napoli dalla Compagnia _Leigheb-Reiter_ nel _maggio del 1896_.

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INDICE

ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO ATTO QUARTO

PERSONAGGI:

_Marchesa Anna Di Fontanarosa_, 22 _anni_ _Marchese Arturo Di Fontanarosa_, 35 _anni_ _Il Dottor Fulvio Salvetti_, 39 _anni_ _Giuliano D'Alma_, 30 _anni_ _Il Conte Sandro Dionigi_, 24 _anni_ _Renato Albenga_, 35 _anni_ _Gustavo Rivoli_, 40 _anni_ _Antonio_, vecchio servo _Filippo_, giardiniere

Epoca: verso il 1890.

_La scena rappresenta il salotto del villino abitato della marchesa di Fontanarosa, in una campagna non frequentata da villeggianti. Nella sua grande eleganza, questo salotto ha qualche cosa di campestre e di capriccioso._

_Nessun divano, ma seggiole e poltrone di tutte le dimensioni. Sgabelletti civettuoli, quadri, statuine, mobili varii, tavolini con su ninnoli, fiori, giornali. La camera è di forma ottagonale, e però lo spettatore ne vede, naturalmente, cinque pareti. Una porta alla parete destra, una alla parete sinistra, una porta a due battenti alla parete centrale, in fondo, con tendine da potersi distendere su tutto il vano. La porta maggiore, che dà adito alla sala d'ingresso, si apre in una delle pareti collaterali a quella del centro. Nell'altra parete collaterale si apre un finestrone ampio, dal quale si scorgono i rami degli alberi del giardino contiguo e le tinte tenui e vaporose del cielo._

N. B. -- _Tre poltrone, tra le altre, in prima linea devono formare una specie di gradazione: la seconda poltrona deve essere più bassa e più comoda della prima; la terza più bassa e più comoda della seconda: esse serviranno a_ _Rivoli_, _nella prima scena del 1º atto. È anche necessario che l'uscio della camera di_ _Anna_ _si apra in fuori, sul palcoscenico (e ciò servirà ad_ _Anna_ _per le scene culminanti del 2º e del 4º atto) e che le portiere siano dentro, cioè nelle quinte._

ATTO PRIMO

SCENA I.

_Il dottor_ SALVETTI, _il conte_ DIONIGI, GIULIANO D'ALMA, RENATO ALBENGA, GUSTAVO RIVOLI, _poi_ ANTONIO.

_(Tutti sono seduti, con aria di persone di casa. Giuliano D'Alma ha un libro in mano, e legge estasiato. Renato Albenga ha in mano un taccuino ed un lapis con cui scrive. Il più appartato è Gustavo Rivoli.)_

_Salvetti_

_(ad Albenga)_ Non perde tempo il nostro drammaturgo!...

_Albenga_

Eh!

_Salvetti_

Scrivete sempre?

_Albenga_

Butto giù degli appunti. Noialtri artisti psicologici siamo gli apparecchi sismografici dell'umanità.

_Salvetti_

Scusate se è poco!

_Dionigi_

_(Si alza, si avvicina a uno specchio e comincia a tormentare la sua cravatta.)_

_Albenga_

Noi osserviamo tutto. Valutiamo tutto. In ogni più piccolo movimento, l'uomo ha per noi una rivelazione.

_Salvetti_

Attento! Attento!

_Albenga_

Che è?

_Salvetti_

Occhio al conte Dionigi! Egli è dinanzi a uno specchio. Chi sa quante cose può rivelare!...

_Albenga_

_(disdegnosamente, continua a scrivere.)_

_Dionigi_

_(sincero)_ Io rivelo che questa cravatta non va con questo colletto.

_Salvetti_

Che disgrazia!

_Dionigi_

Sì, sì, mi sento infelice! Ed è una cravatta di Boivais!

_D'Alma_

_(entusiasticamente, sempre con gli occhi sul libro)_ Oh, bella! Molto bella!

_Dionigi_

_(mirandosi)_ Bellissima, ma ci vorrebbe un altro colletto! _(Torna a sedere.)_

_D'Alma_

_(a Dionigi)_ Ma che colletto?!... Parlavo di questa pagina, che è stupenda. Sentite voi, dottor Salvetti.

_Salvetti_

Son tutto orecchi.

_D'Alma_

_(legge ritmicamente)_ «La caducità della materia implica l'imperfezione dell'amore carnale. Ciò che è costituito da una combinazione chimica e che è destinato a dissolversi non può essere la sede dell'amore. _(Con enfasi)_ Due esistenze che si _amano male_ sono due linee convergenti, ma quando la donna...

_Antonio_

_(venendo dalla porta a sinistra)_ Si sta vestendo... e viene subito. _(Attraversa la stanza ed esce dalla porta comune.)_

_D'Alma_

_(leggendo)_... e l'uomo _si amano bene_, le loro esistenze sono due linee parallele, le quali non s'incontrano che all'infinito. Ed ecco l'amore spirituale ed eterno, ecco la perfezione!».

_Albenga_

Ho già messo io qualcosa di simile in bocca al protagonista del mio dramma psicologico _«la Vittoria»_.

_Dionigi_

_(un po' distratto)_ Io, una volta, avevo un _yacht_ che si chiamava così. Filava sedici nodi all'ora con vento fresco.[1]

[1] _«Con vento fresco»_, in gergo nautico, significa: con vento vivace.

_Albenga_

_(alzando le spalle)_ Oh! _(Scrive di nuovo.)_

_Salvetti_

_(a Dionigi)_ Voi invece, con la marchesa, filate anche senza vento...

_D'Alma_

Dunque, dottore, non vi va questa specie d'amore?

_Salvetti_

Grazie, no. Non ne prendo. Ma lo consiglio spesso agli altri: «soluzione di amore spirituale». È una delle mie ricette.

_Rivoli_

_(pigramente)_ Per quali malattie?

_Salvetti_

Per la vostra, ad esempio.

_Rivoli_

Ma io sto benone. _(Si alza con lentezza da una poltrona e si sdraia in un'altra più bassa e più comoda: la sua schiena è alquanto curva e le sue gambe sono visibilmente fiacche nelle giunture.)_

_Salvetti_

Si vede!

_Rivoli_

Che si vede?

_Salvetti_

Una schiena e due gambe che sembrano di pasta frolla.

_Rivoli_

Dovreste vederle alla prova!

_Salvetti_

Non ci tengo.

_Rivoli_

Per invidia?

_Salvetti_

Forse.

_Rivoli_

Difatti, la marchesa vi ha già qualificato: «astemio».

_Salvetti_

Meglio.

_Dionigi_

Non vi fidate, Rivoli. Il dottore è come un buon cavallo da corsa montato dal più astuto dei fantini. Lungo la pista, ha l'abitudine di lasciarsi distanziare, ma _«tiene la corda»_, come diciamo noi, e all'ultimo giro, in vista del palo d'arrivo, guadagna terreno. Voi lo quotate dieci contro uno; ma io, se faccio da _book-maker_, nella peggiore previsione, lo do alla pari.

_Salvetti_

Risparmiatevi questa pena, perchè io non corro.

_Dionigi_

_Play or pay_, dottore!

_Salvetti_

Questo non so che significa, ma non importa! Il certo è, giovanotto mio, che sulle piste femminili, il palo d'arrivo muta di posto a seconda delle condizioni fisiologiche d'una donna. Non si tratta di correre; si tratta di aspettare. Nella vita di lei c'è sempre un quarto d'ora in cui non si ha che a stendere la mano per afferrarla... come un frutto maturo.

_Dionigi_

Oh, oh, dottore! Poco elegante tutto questo, poco di buon gusto! Poco _comme il faut_!

_Salvetti_

Ma molto vero.

_D'Alma_

Io sostengo che è assurdo!

_Albenga_

_(con importanza)_ Nè assolutamente vero, nè assolutamente assurdo. Sono fenomeni che io ho approfonditi. Il quarto d'ora della vulnerabilità arriva ma esso è determinato da una influenza, da un fluido, da una forza fascinatrice...

_Rivoli_

_(si alza lentamente e si sdraia meglio in un'altra poltrona anche più bassa e più soffice, stendendo le gambe sopra uno sgabello e respirando:)_ Ah!

_Albenga_

_(continua)_ E questa forza, signori miei, può essere la bellezza, può essere la bontà, può essere l'astuzia, può essere... non spetterebbe a me il dirlo... ma può essere, ed è, spesse volte, l'arte...

_Rivoli_

Dio buono! Meno teorie e più fatti!

_Salvetti_

E dire che sono i fatti quelli che vi hanno liquidato!

_Rivoli_

Uhm! Non ancora.

SCENA II.

ANNA, SALVETTI, DIONIGI, D'ALMA, ALBENGA, RIVOLI.

_Anna_

_(sporgendo la testa dalla porta a sinistra e nascondendo il capo dietro la portiera, chiama:)_ Conte Dionigi!

_Dionigi_

_(alzandosi subito)_ Marchesa? _(Tutti s'alzano e s'inchinano.)_

_Anna_

Per un vestito d'amazzone, in campagna, che colore mi consigliereste?

_Dionigi_

_(cercando di vedere)_ Se potessi indovinare...

_Anna_

Ah, no! Dovete essere... indipendente.

_Dionigi_

Ebbene, il grigio.

_Anna_

E voialtri?

_Albenga_

Io direi il _bleu_. C'è una mia protagonista che si veste così.

_D'Alma_

Il color Valkiria, marchesa!

_Anna_

Non c'è! E voi, dottor Salvetti?

_Salvetti_

Le donne a cavallo mi sono odiose in tutti i colori.

_Anna_

Orso!

_Salvetti_

_(paziente)_ Orso.

_Anna_

Uno!... Due!... E tre!... _(Viene fuori d'un salto e si ferma.) -- (Risatina.)_ Eccomi qua! _(Indossa un vestito d'amazzone grigio. Porta in mano guanti, frusta e cappellino.)_ Conte, non siete voi che avete indovinato il mio colore, sono io che ho indovinato il vostro.

_Dionigi_

Molto inglese! _(Analizzando seriamente il vestito di lei)_ Molto _chic_! molto _chic_!

_Anna_

A voi! _(Stendendo il braccio)_ Si procede al baciamano.

_(Tutti si dispongono in fila come dinanzi allo sportello d'un bigliettinaio, aspettando il loro turno._

_La Marchesa resterà ferma col braccio teso, ed essi le si accosteranno l'uno dopo l'altro, ordinatamente.)_

_Dionigi_

_(le prende la mano e gliela bacia con estrema eleganza.)_

_Albenga_

_(gliela bacia guardando lei con occhi pieni di pensieri importanti.)_

_D'Alma_

_(le solleva le dita con le dita e timidamente indugia accostandovi la bocca.)_

_Anna_

Coraggio, signor Giuliano, coraggio!

_D'Alma_

Non ne ho mai quando so di profanare quello che tocco. _(Le sfiora le dita con le labbra.)_

_Rivoli_

_(che era già dietro a Giuliano D'Alma, aspettando il suo turno)_ Io ne ho sempre quando so di toccare quello che profano. _(Le bacia la mano avidamente e vorrebbe continuare.)_

_Anna_

_(ritirando il braccio)_ Ho sentito, ho sentito!

_Salvetti_

_(con subitanea risoluzione)_ Per conto mio, rinunzio.

_Anna_

_(con lieve moto di dispetto)_ Lo so che siete astemio!

_Rivoli_

_(a Salvetti)_ Non ve l'ho detto, io?

_Dionigi_

Sicchè, il programma di oggi, marchesa, è indicato dalla vostra _toilette_?...

_Anna_

Come? Non s'era già stabilito d'andare a cavallo sino al laghetto e di fare colazione alla _Capannella d'oro_?

_Dionigi_

No, marchesa...

_Anna_

Oh, che testa! che testa che ho io! Ma è spaventevole! _(Ride)_ Ah ah ah! Intendo. L'avrò sognato... Da che sono in campagna non faccio che sognare!

_D'Alma_

_(con dolcezza poetica)_ Come me.

_Rivoli_

_(con un rimpianto di cupidigia lasciva)_ Come me.

_Anna_

E sapete, per esempio, l'altra notte che sognai? Sognai... d'averlo finalmente trovato.

_Rivoli_

Chi?!

_Anna_

Non so bene chi, ma era _lui_! Era lui, era proprio lui, era proprio quello che viceversa cerco da due anni _(declamando per celia)_ e che forse non troverò giammai. _(Risatina.)_

_Albenga_

_(con aria di competenza)_ Marchesa, dalle mie osservazioni mi risulta che le mogli, che hanno il vostro temperamento, sono avide di libertà, ma non possono vivere che di tirannia. Esse fuggono il marito, sì, come faceste voi, ma cercano un altro tiranno.

_Anna_

_(seria)_ Aimè! Mio marito non è stato neppure un tiranno.

_Dionigi_

E poi non sarebbe mica di buon gusto. Voi, marchesa, _ça va sans dire_, avete il diritto di cercare uno schiavo...

_Rivoli_

Un amante, che diamine!

_Salvetti_

Un «reagente»!

_D'Alma_

Un'anima... parallela!

_Anna_

_(con umorismo)_ L'anima parallela non mi dispiacerebbe. Ma tutte queste distinzioni sono di ordine secondario. Io cerco, purtroppo, quel che è più raro e più irreperibile, al giorno d'oggi, sulla faccia del mondo. Io cerco... un uomo!!

_Tutti_

Eh?!!

_Rivoli_

_(non si regge più sulle gambe si ritrae indietro e siede sul bracciuolo di una poltrona.)_

_Anna_

A voi pare una cosa facile?... V'ingannate. Per gli uomini, si sa, tutti gli uomini sono uomini. Ma per noi donne, è diverso! _(Risatina)_ Ognuna di noi non ammette che un uomo solo: quello che sa conquistarla. Orbene, amici miei, non potete disconoscere che, ai tempi nostri, la galanteria è divenuta molto diffusa, ma punto tentatrice. Ricordate, eh?, tutta quella numerosa schiera di giovanotti che in città ingombravano il mio salotto? Io vi domando: quale poteva essere per me un vero conquistatore? Dieci di essi mi facevano la corte per vendicarsi dei fiaschi ottenuti con le mie nemiche; altri dieci me la facevano per farla... alle mie amiche, ed era un po' come quel grazioso giuoco, quello che voi, conte, conoscete così bene...

_Dionigi_

_(stupidamente)_ Il _bézigue_?

_Anna_

Ma no!... Un giuoco di bigliardo...

_Dionigi_

Ah! La _carambole_...

_Anna_

Benissimo!... la carambola: urtarne _due_ per non fermarsi, possibilmente, a nessuna... E quelli, poi, che mi facevano la corte per non farla che a me, avevano un'aria così indolente, così pigra, così stanca -- peggio di Rivoli, veh!...

_Rivoli_

_(si dirizza d'un subito in piedi, a guisa d'una molla.)_

_Anna_

_(continuando)_... che non avrei osato di sceglierne uno senza sentire il dovere di dirgli: «Scusi l'incomodo». _(Ride)_ Ah ah ah! Almeno, qui, in questo eremitaggio, non ci sono che io. Marchesa di Fontanarosa a tutto pasto! Voi potete giocare a... carambola sul mio bigliardo; ma nel mio salotto non più; ed io _(scherzosa)_ posso contare sulle vostre intenzioni, perchè..., mettiamo le cose a posto,... se siete riuniti in questo recondito angolo del mondo, significa che mi ci avete seguìta!

_Tutti, meno Salvetti_

-- Naturale!...

-- Senza dubbio!...

-- È vero!...

-- È evidente!

_Salvetti_

Domando scusa, marchesa: io non vi ci ho seguita: io vi ci ho incontrata.

_Anna_

Ma ci rimanete.

_Salvetti_

Ci rimango...

_Anna_

E non ci rimanete forse per me?...

_Salvetti_

In qualità di medico.

_Anna_

Ma io non sono malata.

_Salvetti_

La vita di una donna senza marito è sempre una malattia!...

_Anna_

Che voi non sapete curare...

_Salvetti_

Mi ci provo.

_Anna_

_(pungente)_ Ma non ci riuscite!

_Dionigi_

_(mettendo la mano sul petto all'uso schermistico.)_ «Toccato», dottore!

_Salvetti_

_(condiscendente)_ «Toccato».

_Anna_

_(con solennità gioconda, salendo sopra uno sgabbelletto)_ Si mette ai voti il programma della gita a cavallo!

_Dionigi_

Accettato all'unanimità!

_Albenga, D'Alma, Rivoli_

_(insieme)_ All'unanimità!

_Salvetti_

Meno uno!

_Anna_

Peggio per quell'uno.

_Salvetti_

_(a Rivoli, guardandogli le gambe)_ Come!! Ci andate anche voi a cavallo?

_Rivoli_

E perchè non dovrei andarci?

_Salvetti_

Avete un bel fegato!

_Anna_

Conte, mi cedete il vostro _Black boy_?

_Dionigi_

Mi permetterei piuttosto di offrirvi la mia cavallina. _Black boy_ è troppo duro di bocca e devo lavorarmelo io. Se mi date licenza, vado io stesso a insellare _Lady Florence_.

_Anna_

E gli altri?

_Dionigi_

Noleggeremo i bucefali del Santoro.

_Albenga_

Ma sin là c'è una tappa di un chilometro.

_Anna_

Ci andrete voi, Rivoli.

_Rivoli_

... Con piacere.

_Anna_

E presto, eh?

_Rivoli_

Volo, marchesa. _(Si allontana, sforzandosi, invano, di affrettare il passo, ed esce.)_

_Anna_

Abbiate pazienza, Albenga: andateci voi pure, perchè Rivoli non mi sembra molto disposto a volare.

_Albenga_

Vi servo, marchesa. _(Esce.)_

_Dionigi_

Io corro alla scuderia.

_Anna_

Grazie.

_Dionigi_

Prego... _(Esce.)_

_Salvetti_

_(accomiatandosi)_ Ed io, giacchè ho da restar solo, vado a fare un po' di onesta colazione.

_Anna_

Superfluo il dirvi, dottore, che durante la mia assenza voi siete padrone della mia casa come di solito. Qui, troverete seggiole a sdraio, libri, giornali illustrati: tutte cose di cui difetta il vostro alberghino, esageratamente campestre.

_Salvetti_

Troppo buona, marchesa. Profitterò. _(Via.)_

SCENA III.

ANNA _e_ D'ALMA.

_D'Alma_

_(è lontanissimo da lei, in un canto della stanza, nel suo atteggiamento di sognatore.)_

_Anna_

_(siede.) (Un silenzio.)_ E voi?

_D'Alma_

Io... deploro!

_Anna_

_(schiettamente curiosa)_ Che deplorate?

_D'Alma_

Quello che qui accade.

_Anna_

È strano! A me pare che non accada proprio niente.

_D'Alma_

_(serafico)_ Non siete voi, Anna, la farfalla intorno a cui scherzano dei bambini più o meno insidiosi?

_Anna_

_(un po' imitandolo)_ E non siete voi, Giuliano, uno dei bambini più o meno insidiosi che scherzano intorno a questa farfalla?

_D'Alma_

Oh, no!... Io la guardo! Io l'ammiro!... Ma la mia mano non oserebbe mai di ghermire quelle ali agitate vertiginosamente da una così gentile inconscienza.

_Anna_

Mai?!

_D'Alma_

Mai! _(Siede.)_

_Anna_

_(risatina)_ Converrete che c'è del metodo in tutto questo.

_D'Alma_

Attribuireste voi a me, come agli altri, un volgare calcolo... maschile?!

_Anna_

Volgare, non so; ma, via, maschile... credo di sì.

_D'Alma_

_(con accento drammatico)_ Quale inganno è il vostro!!

_Anna_

_(di scatto)_ Cosa?!

_D'Alma_

Anch'io, è vero, sono vissuto nella corruzione. Anch'io sono stato vittima dell'abbrutimento che col pretesto degli istinti... coinvolge l'umanità!... Ma quando ho conosciuto voi, creatura eletta, minacciata dalla corrente malefica, io ho avuta nausea di me stesso. La mente mia ha concepito la salvezza di un affetto inestinguibile; e ha visto, luminosa, la possibilità di eliminare l'errore, di sollevarsi dal fango e di correggere perfino i così detti istinti...

_Anna_

_(spalancando tanto d'occhi)_ Ah?!

_D'Alma_

E d'allora in poi, Anna, il miraggio della mia vita si è elevato; e, vagheggiando le estasi purissime delle anime che s'incontrano all'infinito, io non ho desiderato che il godimento di un amore perfetto, casto, immateriale!...

_Anna_

_(lo guarda, sorpresa, attonita. Indi, dissimulando nell'ammirazione uno strano dubbio)_ E... ditemi: sono certamente io... la _sola donna_ che vi abbia ispirato un amore... di questa specie?

_D'Alma_

La sola!!!

_Anna_

_(con orgoglio entusiastico foderato d'ironia)_ È una grande sodisfazione! _(Pausa. Poi, con burlesca volubilità, alzandosi)_ E se per caso fossi stata vostra moglie?

_D'Alma_

_(imbarazzatissimo)_ Non mi sono mai permesso di rivolgermi una simile domanda.

_Anna_

Ah, già! Dimenticavo che, dati i vostri ideali, non ci sono più mogli... e, soprattutto, poi, non ci sono più mariti. _(Sospirando)_ Io, invece, sono molto maritata! _(Risatina)_ Perchè le mogli separate dai loro mariti possono sentirsi più maritate delle altre?

_D'Alma_

_(confuso)_ Marchesa... come volete che lo sappia io!?

_Anna_

Avete ragione! Nondimeno, il perchè è così semplice! Un marito, anche se intrinsecamente abbominevole, stando lontano, vale sempre più di quanto varrebbe se stesse vicino. Sono due anni che mio marito.... è separato da me. Da questo punto di vista, io comincio a sentirmi maritatissima!

_D'Alma_

_(dopo una reticenza)_ Lo amate?

_Anna_

_(contraffacendolo)_ Lo amavo! _(Un silenzio. Poi, ride un po')_ Ah ah! _(Mutando di nuovo e sedendo)_ Vi compiacereste di darmi dei chiarimenti?

_D'Alma_

Su che?

_Anna_

Sulla... «correzione degli istinti»?

_D'Alma_

Volentieri. _(Pausa)_ Avete voi letto Tolstoi della prima maniera?

_Anna_

Io ho letto... per esempio, _Nanà_, di Zola...

_D'Alma_

Ma non è precisamente lo stesso!

_Anna_

Be', che dice il vostro Tolstoi della prima maniera?

_D'Alma_

Ecco... _(Fruga nelle saccocce e ne cava parecchi libri.)_

_Anna_

Lo avete sempre in tasca?

_D'Alma_

Sempre! È uno dei miei compagni prediletti. _(Sceglie uno dei libri, lo apre e lo dà ad Anna, mostrandole una pagina)_ Leggete qui. _(Soavemente)_ È modernissimo!

_Anna_

_(dopo aver letto un po')_ Uh! Guarda guarda guarda!... Voi, per amarmi così sublimemente, non mangiate che erba?!

_D'Alma_

Non vi fermate a certi particolari, vi prego.

_Anna_

E con questa igiene voi siete sicuro... delle estasi purissime?!

_D'Alma_

_(sorridendo con tristezza)_ Comprendo! A voi sembra che la facilità con cui io mi lascio andare a queste conversazioni intime _(con disgusto)_ sia, per lo meno, un avanzo del materialismo comune. Ebbene, io vi mostrerò che so e posso trionfarne. _(Con energia)_ Da solo a sola con voi, Anna, io non mi troverò... mai più!

_Anna_

_(con latente stupefazione)_ Me lo promettete?...

_D'Alma_

_(con gravità)_ Ve lo prometto!

_Anna_

_(con lieve trasparenza comica)_ Siete immenso!...

_D'Alma_

Grazie!

_Anna_

Non c'è di che.

_(Un silenzio.)_

_D'Alma_

Ed ora, _(alzandosi)_ se non m'inganno, ci siamo detto tutto!

_Anna_

E sfido io! Che altro ci potremmo dire?!

_D'Alma_

Arrivederci...

_Anna_

Arrivederci...

_D'Alma_

Ma... _(fa un gesto complicatissimo e solenne ricordante la risoluzione presa.)_

_Anna_

_(imitando caricatamente il gesto di lui)_ Oh,... siamo intesi!...

_D'Alma_

_(assorto, si allontana. Presso la porta, si trova a faccia a faccia con Salvetti: ne ha un soprassalto di fastidio, ed esce fuggendo.)_

SCENA IV.

ANNA, SALVETTI.

_Salvetti_

Sono di troppo?

_Anna_

Ma che «di troppo»! Non vedete che se ne va?

_Salvetti_

_(restando sulla soglia)_ Io ritengo di essere di troppo appunto quando non c'è nessun altro.

_Anna_

Quando non c'è nessun altro dovreste piuttosto ritenere di non essere... sufficiente. Avanti, avanti! _(Mettendosi con cura il cappellino)_ Io aspetto ansiosamente questi cavalli e questi cavalieri. Ben presto vi lascerò. Non abbiate soggezione di me. Sdraiatevi in una seggiola a bracciuoli, leggete i vostri giornali, fate il vostro chilo comodamente...

_Salvetti_

Per obbedirvi.... _(Siede in una poltrona presso il tavolino e sceglie qualche giornale.)_

_Anna_

Del resto, la vostra colazione, è durata pochino. _(Dopo aver messo il cappellino incomincerà ad infilare i guanti.)_

_Salvetti_

Come il vostro colloquio con Giuliano.

_Anna_

Preciso.

_Salvetti_

_(con gli occhi sul giornale)_ Una bistecca e un po' di frutta: ecco la mia colazione.

_Anna_

Un po' di frutta, senza la bistecca: ecco il mio colloquio. Mi do anch'io all'erba!...

_Salvetti_

Lo avete... bocciato?

_Anna_

Chi?

_Salvetti_

Giuliano.

_Anna_

Non l'ho neppure esaminato.

_Salvetti_

Sicchè, è soppresso.

_Anna_

Perchè sopprimerlo? È un gentile giovane.

_Salvetti_

Certo.

_Anna_

Alquanto... vaporoso. _(Fa lo stesso gesto complicato che ha fatto dianzi.)_

_Salvetti_

Spiritualista e vegetariano.

_Anna_

_(sincera)_ Quel che c'è di più moderno, sapete.

_Salvetti_

E chi lo nega? Molto moderno, e quindi niente affatto... esigente.

_Anna_

Ah, questo sì!

_Salvetti_

Compiango lui e compiango anche voi.

_Anna_

Credete che per una donna sia così penoso l'essere saggia?

_Salvetti_

Credo solamente che sia meno penoso il non esserlo.

_Anna_

_(dopo una pausa)_ Dottore...

_Salvetti_

_(leggendo)_ Marchesa?

_Anna_

Disturbo?

_Salvetti_

Anzi.

_Anna_

_(avvicinandosi con amichevole dimestichezza)_ In confidenza,... secondo voi, chi è che potrebbe farmi oltrepassare i confini della saggezza?

_Salvetti_

_(subito)_ Chiunque.

_Anna_

_(offesa)_ Come?!

_Salvetti_

Lasciatemi finire. Chiunque... sapesse _chiedere_... nel momento propizio.

_Anna_

_(allontanandosi stizzita)_ Eccoci alle solite insolenze!

_Salvetti_

_«Pulsate, et aperietur vobis»_ scrisse uno che se ne intendeva.

_Anna_

Non capisco di latino!

_Salvetti_

Sono io qui apposta per tradurvelo. «Picchiate e vi sarà aperto». La condizione del «momento propizio» non c'è nel testo; ma... oh Dio!... si legge tra le linee. _(Alzandosi)_ E io vi dimostrerò che...

_Anna_