Chapter 8
Sì, m'ha disprezzata e rifiutata. Tutto ho tentato per affascinarlo, ho pregato, ho supplicato, ho minacciato, ma tutto fu inutile. Non so poi il come, seppe che fu cacciato nel sotterraneo per vendetta che egli attribuì a me invece che a Fit Debbeud.
--È impossibile! esclamò il greco. Da chi lo seppe?
--L'ignoro, il fatto è che m'ha udito arrivare.
--E tu che gli hai detto?
--Era impossibile negarlo e gli confessai tutto, attribuendo la colpa a me.
Il greco respirò come gli si fosse levato un gran peso che gravitavagli sul petto. L'idea di essere scoperto lo sgomentava.
--Ignora adunque che io sia vivo? chiese egli con ansietà.
--Perfettamente.
--E adunque, che fai ora?
--Che faccio? E tu me lo chiedi? Vado al campo e pugnalo la mia rivale.
--Alto là, sorella. Fathma io l'amo, è impossibile quindi che io ti dia il permesso di ammazzarmela.
--Ma io la esecro questa miserabile che mi rubò Abd-el-Kerim.
--Ed io esecro Abd-el-Kerim che mi cacciò un pollice di lama nel petto e che mi rubò Fathma, disse il greco con ira mal frenata.
--E allora?... Notis, fratello mio, io ti darò tutto ciò che vorrai purchè mi lasci spegnere questa sete di vendetta che mi brucia l'anima.
--Odimi, sorella. Perdere Fathma per me è come perdere la vita, tanto io amo quella donna. Io ti abbandono Abd-el-Kerim che conquistai colla mia astuzia, ti lascio ampia libertà di tormentarlo, se vuoi anche di farlo morire fra le più atroci torture, ma bisogna che tu m'abbandoni completamente l'_almea_, che mi aiuti per di più a rapirla dal campo. È un contratto quello che ti propongo e nulla più.
--Io rapirla! esclamò la greca.
--E perchè no? Tu sei forte, astuta, conosci Hassarn e Dhafar pascià, e tutto puoi. Se rifiuti io spezzo il cuore al mio rivale.
La greca lo guardò per alcuni istanti in silenzio cogli occhi accesi; una subitanea idea le balenò in mente e l'afferrò di volo.
--Accetto, diss'ella colla maggior tranquillità.
--Me la porterai proprio qui?
--Sì, qualora io riesca a rapirla. Se per te è impossibile a trarla in agguato per me sarà difficile, tu ben lo sai.
--Non ti dico di no, ma farai quello che potrai. Se non riesci allora cercherò io qualche altro mezzo più violento. Quando parti?
--Subito, se così vuoi. Mi darai per aiutarmi i due dongolesi.
Il greco fece un cenno a Fit Debbeud che stava seduto lì vicino. Subito dopo tre _mahari_ accuratamente bardati vennero condotti vicino a Elenka che esaminava la batteria di una carabina Martini.
--Sorella, le disse Notis. Non tentare nulla contro l'_almea_ se non vuoi che capiti sfortuna ad Abd-el-Kerim.
--Non temere di nulla: mi frenerò.
I _mahari_ vennero fatti inginocchiare ed Elenka e i due dongolesi salirono in sella.
--Che Iddio ti protegga, sorella, disse Notis gravemente.
--E che Iddio protegga Abd-el-Kerim, rispose su egual tono la greca. Non dimenticare che muore di fame.
L'_ich! ich!_ venne emesso dai due dongolesi e i _mahari_ partirono di corsa inoltrandosi su di un largo sentiero coperto di _alfek_ spinoso e fiancheggiato da grandi _ardèb_ (tamarindi) dai rami lunghissimi ed assai flessibili sui quali strillavano e facevano mille versacci bande di scimmie di un pelo verde-dorato bellissimo (_cercopithecus fistulosa_).
Elenka si volse due o tre volte verso le ruine di El-Garch, e le sue labbra s'aprirono ad un sorriso sardonico e quasi compassionevole.
--Hai torto, fratello, mormorò ella quando perdette di vista le ruine. Tu t'affidi a me e io approfitterò di questa fiducia. Quando il leone ha fame divora carne ed io gli darò da divorare la carne di Fathma!
Un lampo sinistro guizzò nei neri suoi sguardi e la sua fronte s'aggrottò. Le sue manine accarezzarono con feroce compiacenza la brunita canna della carabina, sospesa all'arcione.
La traversata della foresta del _Bahr-el-Abiad_ si compì felicemente in poco più di tre quarti d'ora. I tre _mahari_ sostarono un momento presso le ultime palme _deleb_ poi ripresero la celere loro corsa attraverso le pianure, dirigendosi verso Hossanieh i cui _tugul_ apparivano distintamente, inondati dai cocenti raggi del sole che cominciava a discendere all'occaso.
Trottavano da un'ora ed erano giunti ad un gran macchione di acacie, quando Elenka gettò improvvisamente il _chrr! chrr!_ pronunciandolo così in furia che i _mahari_ s'arrestarono di colpo a rischio di far balzare di sella coloro che li montavano.
--Che succede? chiesero i dongolesi, portando istintivamente lo mani alla loro _harba_.
--Fermi tutti, disse Elenka con un tono di voce che non ammetteva replica.
Fece inginocchiare il suo _mahari_, saltò a terra e si internò silenziosamente nella macchia fino a raggiungere il lembo estremo. Ella s'arrestò cogli occhi fissi su due uomini che si dirigevano a lenti passi a quella volta.
--Bene, mormorò ella con gioia. Quello là è Hassarn, lo riconosco, e l'altro è Omar, lo schiavo di Abd-el-Kerim. Dove si dirigono essi?
Si cacciò sotto ad un cespuglio aggomitolandosi su sè stessa come una serpe e attese pazientemente che le passassero vicini. Non corse molto tempo che udì i loro passi e Hassarn che diceva al compagno:
--Sei proprio sicuro che furono dei beduini a rapirlo?
--Sì, capitano, rispose Omar. Mussa che era in sentinella vicino gli ultimi _tugul_ d'Hossanieh, li vide saltar fuori da una macchia e gettarsi su di lui come tanti leoni. Il mio povero padrone fu oppresso dal numero.
--E ti dissero che?....
--Che presero la via che conduce a Sceh-el-Mactud.
--A me parve che fuggissero verso le foreste del Bahr-el-Abiad.
--Mussa sostiene il contrario. Tirava vento e la notte era troppo oscura per vederci bene; è probabile quindi che vi siate ingannato.
--Povera Fathma! esclamò Hassarn, sospirando.
--È agitata?
--Ho paura che abbia a diventare pazza, Omar. Chi mai lo fece rapire? A quale scopo? Se fosse vivo Notis, ma è morto da un bel pezzo. Orsù, cerchiamo verso Sceh-el-Mactud, Chi sa?...
Essi s'allontanarono senza aggiungere parola, dirigendosi verso il sud a passi più rapidi. Elenka appena li perdette di vista saltò fuori e si diresse di corsa verso i _mahari_.
--Fathma è sola, mormorò ella. Ci troveremo l'una di fronte all'altra!
Saltò in sella, e lanciò il _mahari_ alla carriera sempre seguita dai due dongolesi. Dopo dieci minuti giungevano dinanzi al villaggio arrestandosi presso un gruppo di arabi occupati a dissetare le loro vacche dal pelo tigrato.
--Voi rimarrete qui, disse Elenka ai dongolesi. Quando mi vedrete uscire da quella casupola che vedete laggiù, mi seguirete alla lontana, e non perderete di vista la donna che avrò meco. Al primo fischio che io emetto vi getterete su di lei e la ridurrete all'impotenza. Vi sono dieci talleri da guadagnare.
--Contate su di noi, risposero i dongolesi.
La greca s'avvolse accuratamente nel suo candido _taub_ nascondendosi parte della faccia e s'incamminò verso la casupola di Fathma statale precedentemente descritta da Notis. Un negro armato di fucile la fermò nel momento che varcava la soglia.
--Sono la sorella del capitano Hassarn, diss'ella pacatamente. Lasciami libero il passo; devo parlare a Fathma.
Il negro non ardì a respingerla. Elenka salì i gradini come spintavi da una molla, colla fronte aggrottata, la collera negli occhi e una mano sull'impugnatura d'ebano del suo pugnale, passato fra le pieghe della fascia.
Il cuore saltellavale nel petto, nubi di fuoco passavanle dinanzi alla vista e sentiva il sangue accendersi e turbinare nelle vene. Ebbe paura di non potersi dominare in presenza dell'odiata rivale.
Ella si slanciò come una leonessa nella prima stanzuccia che si vide dinanzi; subito si fermò lasciando sfuggire una esclamazione sorda.
Sdraiata su di un _angareb_ tra morbidi tappeti trapunti d'oro, se ne stava Fathma coi lunghi capelli neri sciolti sulle nude spalle, colla testa appoggiata ad una mano ed il suo tamburello d'_almea_ ai piedi. La sua faccia tanto bella e tanto fiera portava le traccie di atroci sofferenze e i suoi occhi rilucevano d'un fuoco selvaggio. Pareva in preda a una cupa disperazione che invano sforzavasi di vincere, e tratto tratto qualche cosa d'umido solcava le vellutate e abbronzate gote.
Alla vista della sconosciuta che entrava in quella furia, ella s'alzò lentamente squadrandola più con curiosità, che con collera. Elenka sostenne imperterrita quello sguardo di fuoco che gareggiava in potenza col suo.
--Chi sei? chiese l'_almea_ con voce brusca.
Elenka si volse indietro, chiuse la porta col chiavistello e si mise in tasca la chiave. L'_almea_ non dissimulò un gesto di sorpresa e fece due passi verso la finestra, forse per chiamare il negro che vegliava sulla via, ma la greca fa pronta a sbarrarle il passo.
--Chi sei? ripetè l'_almea_ duramente.
--Non mandare un grido, non tentare nulla, disse Elenka risolutamente. Voglio parlarti.
--Non ti conosco.
--Mi conoscerai fra poco. Non sei tu Fathma?
--Ebbene?
--L'amante dell'arabo Abd-el-Kerim?
Abd-el-Kerim! esclamò l'_almea_. Che sai tu del mio fidanzato? Dove trovasi egli? Vieni a dirmi qualche cosa? Parla, parla, che ho il cuore infranto.
Un beffardo sorriso apparve sulle labbra della vendicativa greca e il cuore le si allargò dalla gioia. La rivale soffriva; era per lei una felicità.
--Io so più di quello che tu credi, ma voglio sapere una cosa prima, diss'ella.
--Parla, parla, io sono tua, rispose l'_almea_ con emozione. Io ti dirò tutto quello che tu vorrai, purchè mi additi ove trovasi il mio Abd-el-Kerim, il mio fidanzato.
--Dimmi da dove vieni, bisogna che io lo sappia.
--Da El-Obeid. Fui la favorita di Mohamed Ahmed il _Mahdi_ del Sudan.
--Ah! fe' la greca sogghignando. Fosti la favorita del ribelle Ahmed!
--Che trovi tu di strano? Io vo' superba d'aver appartenuto a un tal uomo, all'inviato d'Allàh.
--Non trovo nulla di straordinario. Un'_almea_ sarà sempre un'_almea_.
Fathma alzò il capo con fierezza e le lanciò una occhiata sprezzante.
--Quale scopo avevi quando salisti da me? domandò ella. Non ti conosco, sento istintivamente che tutto ho da temere da te, che tu hai degli strani progetti nel tuo capo; vattene che io non ti cerco. Abd-el-Kerim saprò trovarlo da me.
--Sai chi io sono? disse la greca senza muoversi.
--Non mi curo di saperlo.
--Voglio che tu lo sappi.
--Non abusare della pazienza di Fathma. Irritata diventa una leonessa.
--Ed io una iena assetata di sangue capace di sbranare anche la leonessa.
L'_almea_ fremette di collera e le additò superbamente la porta.
--Fathma, disse la greca con rabbia concentrata. Hai mai saputo tu, che Abd-el-Kerim abbia lasciata a Chartum una fidanzata?
Quella domanda gettata là freddamente fece su Fathma l'effetto di un morso al cuore. Ella balzò indietro gettando un ruggito furioso, coi denti convulsivamente stretti, pallida d'ira e le sue braccia s'allungarono verso un tavolo sul quale stava un _jatagan_ snudato.
--Chi sei?... Chi sei?... gridò con voce strozzata.
Elenka svolse lentamente il _taub_ e lo gettò a terra. Ella apparve dinanzi all'_almea_ vestita colla sua casacchetta a maniche strette con sottili spallini listati in oro allargantisi in punta, colla sua tunica a pieghe, stretta in vita e che non oltrepassava il ginocchio, cinta da una fascia di seta rossa e oro, bella, superba, affascinante nel suo costume greco. Ella posò una mano sul calcio di una pistola e l'altra sul pugnale passati nella cintura.
--Guardami in volto, Fathma, io sono Elenka la fidanzata dell'arabo Abd-el-Kerim!...
--Elenka! esclamò Fathma con accento feroce.
Le due rivali si erano raccolte su se stesse come per islanciarsi l'una addosso all'altra; l'_almea_ aveva impugnato l'_jatagan_ e la greca aveva levata la pistola e l'aveva armata. Esse si squadrarono per alcuni istanti provocandosi collo sguardo.
--Fathma, disse d'un tratto la greca con voce stridula. Io ti odio!
--Ed io ti disprezzo e vorrei averti nelle mie mani per dilaniarti le carni.
--Odimi, abborrita rivale. Noi amiamo tutte due Abd-el-Kerim; è quindi necessario che una di noi scompaia dalla terra.
--Non chiedo altro che di misurarmi con te e di assassinarti, rispose Fathma che fremeva tutta dall'ira.
--Se noi ci assaliamo in questa stanza qualcuno potrebbe udire le nostre grida e venire a separarci. Sei tu tanto coraggiosa da seguirmi nella foresta? Nessuno ci vedrà e potremo scannarci a nostro agio.
--Vieni, maledetta greca!
--Prendi un fucile, che noi ci batteremo a fucilate. Ti conviene?
--Sì, perchè ti spezzerò il cuore con una palla.
--Ed io ti fracasserò quel superbo capo che dopo aver affascinato il ribelle Ahmed affascinò Abd-el-Kerim. Lo deformerò così orribilmente che nessuno riconoscerà più nel tuo cadavere l'_almea_ Fathma.
Un sorriso sprezzante e insieme incredulo sfiorò le labbra dell'araba; lanciò lungi da sè l'_jatagan_, si gettò sulle spalle una magnifica _farda_ ricamata in oro e staccò da un chiodo una carabina rabescata e incrostata d'argento.
--Con quest'arma abbattei più che dieci leoni, diss'ella fissando Elenka che s'avvolgeva nel suo _taub_. Oggi abbatterò te!...
--È ciò che io voglio vedere, o mia rivale. Vieni! rispose la greca.
Le due rivali abbandonarono la stanza e scesero nella via, nel mezzo della quale stavano i tre _mahari_ guardati dai dongolesi. Bastò un cenno di Elenka perchè due degli animali venissero condotti dinanzi ad esse; vi salirono e pochi secondi dopo trottavano verso le foreste del Bahr-el-Abiad.
CAPITOLO XI.--La vendetta di Elenka.
Quando giunsero ai primi palmeti, il sole cominciava a nascondersi dietro le immense ombrelle dei colossali _baobab_. L'oscurità cominciava a farsi sotto le cupe volte di verzura dei tamarindi e delle palme _deleb_ e il silenzio più assoluto si succedeva all'allegro cinguettio dei pivieri e dei pappagalli che si affrettavano a guadagnare i loro nidi e ai clamori bizzarri delle innumerevoli bande di scimmie che eseguivano le più strane giravolte sui rami.
Le due rivali, legati i _mahari_ ai tronco di una acacia gommifera, presero le carabine e si cacciarono risolutamente nel folto della foresta. Prima però di mettersi in cammino, Elenka gettò uno sguardo nella pianura e non potè frenare un gesto di diabolica gioia, vedendo i due dongolesi che si avanzavano strisciando come serpenti, fra le erbe.
--Avanti, comandò ella seccamente.
Percorsero un seicento passi, aprendosi con gran fatica il passo fra i cespugli e gli arrampicanti che s'intrecciavano in tutte le guise immaginabili, e si arrestarono ai piedi di un grande tamarindo, il quale stendeva i suoi giganteschi rami su di una piccola radura.
Le due rivali, di comune accordo, caricarono con grande attenzione le carabine, dopo di aver fatto scoppiare tre o quattro capsule per accertarsi del buono stato della batteria.
--Senti, disse Fathma con voce ferma e così glaciale che faceva fremere. È qui, in questa foresta che una di noi lascierà le ossa a cibo dei leoni e delle formiche termiti. Se tu hai paura vattene, ma vattene a Chartum, nè ardisci comparirmi giammai dinanzi a disputarmi l'amore dell'eroico Abd-el-Kerim. Lo vedi, io sono ancor generosa come ii leone.
--Non parlarmi di questo, Fathma, rispose la greca con disprezzo. Voglio vedere il superbo tuo capo deformato dalla palla della mia carabina.
--Sta bene, ma ti giuro che fra pochi minuti te ne pentirai.
--Povera Fathma, disse Elenka ironicamente.
--Lascia la ironia e preparati invece a morire. Spicciati, maledetta greca, poichè fra poco non ci si vedrà più, e gli abitanti della foresta usciranno dai loro covi in cerca di preda. Io prendo questo sentieruzzo che va a dritta, tu prendi quel sentiero che va a sinistra e passati che sieno cinque minuti, mettiamoci ambedue in caccia.
--Addio, _almea_. Fra dieci minuti voglio averti nelle mie mani.
Fathma alzò le spalle con disdegno e prese il sentiero di destra allontanandosi lentamente e senza produrre il menomo rumore. Elenka la guardò a lungo sogghignando, si gettò sul sentiero di sinistra, poi, quando fu persuasa che l'_almea_ era tanto lontana da non udirla, invece d'imboscarsi come era stato stabilito, si mise a correre come un antilope verso il limite della foresta.
Corse così per quattro minuti poi emise un fischio debole ma penetrante come quello di un serpente. S'udirono i rami muoversi impercettibilmente, i cespugli s'aprirono con somma precauzione e comparvero i due dongolesi.
--Eccoci, rispose uno di essi. Che dobbiamo fare?
--State bene attenti, disse Elenka con un filo di voce. La mia rivale trovasi imboscata a seicento passi di qui; aspettando che io apparisca per spararmi addosso. Bisogna che io l'abbia in mia mano inerme, anzi legata.
--Non sarà tanto difficile.
--Anzi difficilissimo. È armata di una carabina ed è più astuta di un serpente. Se voi non riuscite ad avvicinarvi a lei senza che abbia ad accorgersene, correrete pericolo di ricevere una scarica in pieno petto.
--Lascia pensare a noi, disse il dongolese. Press'a poco dove trovasi imboscata?
--Nel mezzo di un gruppo di acacie a quanto mi parve.
--Tu non puoi seguirci, poichè una donna è impossibile che passi dove passerà un uomo. Quando udrai il nostro fischio accorri e troverai l'_almea_ legata.
--Venti talleri se voi riuscite a farla prigioniera.
Non ci voleva di più per incoraggiare i dongolesi, Essi si cacciarono sotto le macchie, scostando lentamente le foglie e i rami, strisciando come serpenti o inerpicandosi sugli alberi quando riusciva a loro impossibile trovare un passaggio, tirandosi su l'un l'altro e senza fare più rumore d'una formica bianca. D'un tratto il profondo silenzio che regnava sotto la foresta fu rotto dall'urlo dello sciacallo.
I due dongolesi s'arrestarono di botto guardandosi in faccia l'un l'altro.
--Hai udito, Alek? chiese sottovoce il più anziano.
--Perfettamente, Nagarch, rispose l'altro.
--Che ne dici?
--Che questo urlo non fu emesso da uno sciacallo.
--È quello che penso pur io. Scommetterei che lo mandò l'_almea_ per ingannare la greca e tenerla lontana.
--Deve essere così. Procediamo cautamente e stiamo attenti all'urlo.
Ripresero la silenziosa marcia guidati dal lamentevole urlo che di tratto in tratto udivasi. Dopo di aver percorso un cinquecento passi, dall'alto di una palma _dum_ scorsero qualche cosa di bianco in mezzo a un fitto gruppo di _bauinie_.
--Eccola là l'_almea_, disse Nagarch.
--La vedo, rispose Alek. Ora dividiamoci e stiamo bene attenti alla sua carabina. Io vado di qui seguendo le bauinie e tu va dietro a quelle acacie. Su spicciamoci.
Nagarch apparve fra le acacie, e Alek strisciò diritto verso la macchia, nel mezzo della quale stava sdraiata l'_almea_ colla carabina puntata dinanzi a sè. Di quando in quando mandava il lugubre urlo dello sciacallo così bene imitato da crederlo naturale.
Già Alek era giunto a soli pochi passi di distanza, quando un ramo si spezzò sotto i suoi piedi L'_almea_ scattò in piedi colla rapidità del lampo, vide il dongolese, puntò rapidamente l'arma e fece fuoco.
Alek girò su se stesso portando una mano al petto, poi si scagliò innanzi con impeto disperato rigando la via di sangue che sgorgavagli abbondante da un fianco.
--Arrenditi! urlò egli.
Fathma aveva impugnato la carabina per la canna e assestò un colpo sì tremendo al dongolese, che cadde al suolo colle cervella schizzanti dal cranio spaccato. Gettò un urlo, ma uno solo, un urlo straziante, supremo, poi s'aggomitolò su sè stesso e non si mosse più.
--Sono tradita, mormorò l'_almea_. Ah! maledetta greca.
Ella si gettò fuori della macchia con un pugnale in mano, ma non fece dieci passi che si sentì afferrare per di dietro e gettare violentemente al suolo. Nagarch, poichè era lui, le pose un ginocchio sul petto, le prese ambe le mani serrandole fra le sue come in una morsa, e dopo di averle intorpidite con una violenta torsione le legò per bene.
L'_almea_ quantunque stordita dal colpo e sorpresa dall'improvviso attacco si dibattè furiosamente cercando di risollevarsi ma le fu impossibile. Si mise a ruggire come una leonessa prigioniera.
--Sta ferma, le disse brutalmente il dongolese percuotendola col rovescio del suo scudo. Se continui a muoverti tornerò a torcerti le braccia fino a slogartele.
--Lasciami andare, maledetto da Dio! urlò l'_almea_ digrignando i denti. Lasciami andare, vigliacco!
Il dongolese per tutta risposta si mise a fischiare.
--Lasciami andare, orribile mostro, o io ti sbrano colle mie unghie!
--Sta in guardia, _almea_, disse Nagarch. Fra poco verrà una donna che ti farà pagar caro l'amore che tu nutri per quell'arabo e ti farà rimpiangere la tua bellezza.
--Chi? chi? chiese con voce strozzata Fathma.
--_B'allai_! La bella greca, la rivale che volevi ammazzare.
L'_almea_ fece un soprassalto così brusco che per poco il dongolese non fu rovesciato.
--Uccidimi piuttosto che darmi a lei! esclamò la sventurata. Cacciami l'_jatagan_ nel petto, ma non gettarmi fra le braccia di quella maledetta!
--Sei pazza! La bella greca pagherà la tua cattura come una principessa.
--Se tu mi lasci libera ti darò tanti talleri quanto tu pesi, se ti rifiuti Dhafar pascià ti farà morire sotto il _corbach_ (staffile).
--Non ho che una parola e questa parola la diedi alla greca, d'altronde ecco che viene la tua rivale.
Infatti Elenka veniva innanzi correndo come una pantera, stringendo un _corbach_ di pelle d'ippopotamo lungo o flessibile. Un sorriso atroce, un sorriso di gioia sconfinata errava sulle sue labbra e negli occhi balenavagli un lampo feroce, un lampo spietato. Gettò un grido di trionfo alla vista dell'_almea_ che contorcevasi come un serpente sotto i ginocchi del dongolese.
--Ah! sei in mia mano, finalmente! esclamò ella precipitandosi verso la rivale col _corbach_ alzato.
--Miserabile! urlò l'_almea_ ebbra d'ira, tendendo le pugna verso di lei.
--Dov'è il tuo compagno, chiese la greca a Nagarch.
--Questa furia l'ha ammazzato, rispose egli.
--Ah! Tu ammazzi la mia gente, dannata _almea_?
--Sì, e se potessi farei a brani anche te! gridò Fathma. Vattene di qua, vigliacca, vattene via traditora, maledetta, assassina.
--Nagarch, legala al tronco di quel tamarindo. Il dongolese afferrò fra le sue robuste braccia l'_almea_ che esausta di forze non era più capace di opporre resistenza e la legò al tamarindo con forti corregge di pelle. La greca si mise a sogghignare.
--Che direbbe Abd-el-Kerim se ti vedesse così? diss'ella beffardamente.
--Taci, non nominarmelo almeno. Vuoi uccidermi, giacchè per tradimento sono caduta nelle tue mani, uccidimi ma non tormentarmi.
--Ah! Credi tu che una greca si vendichi d'una rivale uccidendola? No, Fathma non sperarlo da me, che ti esecro e che giurai d'essere senza pietà. Giacchè il parlare di Abd-el-Kerim ti produce l'effetto di una stretta al cuore, parliamo di lui.
--Non ti ascolterò, jena codarda.
--Non me ne importa. Sai dove trovasi il tuo amante così misteriosamente sparito?
--Non te lo chiedo. Hassarn lo troverà e guai a coloro che l'avranno rapito, guai!
--Se tu nol sai, Abd-el-Kerim trovasi in mia mano!...
L'_almea_ provò una scossa come fosse stata tocca da una pila elettrica. Impallidì orribilmente, chiuse gli occhi e li riaprì che roteavano in un cerchio sanguigno.
--No!... tu menti!... tu menti! ripetè ella con disperazione.
--Te lo giuro Fathma. Trovasi in un sotterraneo delle rovine di El-Garch, e lo tormento dì e notte dissanguandolo lentamente.
--Ah! feroce iena!... Ma che vuoi farne?
--Voglio farlo morire, ma farlo morire a oncia a oncia.
--Ma io lo salverò.
--Non ti lascerò il tempo. Domani sarai uno scheletro roso dal dente dei leoni e dei sciacalli.
L'_almea_ rabbrividì e si sentì prendere dallo spavento.
--Mostro! balbettò la disgraziata.
--Orsù, vendichiamoci, disse la greca spietatamente. Tu spregevole _almea_ hai alzato gli occhi fino al fidanzato di una greca di sangue nobile. È un'offesa che non si lava che a colpi di _corbach_ e io strazierò le tue belle carni colla correggia del mio staffile.