Chapter 4
--Ah! diss'ella con voce cupa. Sarebbe vero che tu avessi proprio ad amarmi? Sarebbe vero che tu parlassi col cuore? Anche un altro uomo un giorno mi ripetè le tue parole e poi le disperse e infranse i centomila giuramenti pronunciati ai miei piedi! Non credo più.
--Chi? Chi?... domandò Abd-el-Kerim, che si sentì mordere il cuore della gelosia, Chi è quest'uomo? Parla, Fathma, parla!
L'_almea_ chinò il capo sul petto, poi rialzandolo bruscamente e prendendo una mano dell'arabo:
--Sai tu, innanzi a tutto, chi io sia?
--Chi ha sollevato fino ad ora il velo che ti copre? Molti ti conobbero, ma nessuno sa chi tu sei, qual fu il tuo passato nè in qual paese tu sei nata. Vi sono delle tenebre attorno a te.
--E tenebre fitte, disse Fathma, sospirando. Sono araba, se tu nol sai, e un dì fui la favorita di un uomo che oggi è più possente del re che ci governa, di un uomo che ha seco migliaia d'armati, forti e coraggiosi, che nessuno sarà capace di vincerli; nè gli infedeli che bombardarono Alessandria e che vinsero Araby pascià, nè l'esercito che conducono Hicks e Aladin.
--Favorita!... Favorita!... urlò Abd-el-Kerim, dando indietro con ispavento.
Le labbra di Fathma s'incresparono ad un amaro sorriso.
--E chi credi tu che sia un'_almea_? chiese ella.
--Hai ragione, perdonami, balbettò l'arabo. E quest'uomo chi è?
--Contro chi, Dhafar pascià conduce i suoi uomini?
--Contro il ribelle Mohammed Ahmed.
Fathma tese il braccio verso occidente con gesto altero.
--Chi impera laggiù nel Kordofan?
--Il _Mahdi_. E che vuoi concludere?
Guardami in faccia! Io fui la _favorita del Mahdi_!....
Abd-el-Kerim si nascose la faccia fra le mani e cacciò fuori un urlo strozzato.
--Non è vero, non è vero! ripetè egli. Non è possibile!
--Perchè? Il _Mahdi_ non può dunque amare come gli altri mortali?
--Io l'odio quest'uomo, lo esecro!
--Hai torto Abd-el-Kerim. Quest'uomo che tu esecri è il vendicatore degli Arabi che languono sotto il giogo e la sferza dei Turchi ed infedeli.
--Ma come tu l'hai abbandonato? Come tu sei qui? Qual capriccio ti spinse a lasciare El-Obeid per venire in queste terre?
--L'amore, rispose Fathma con aria tetra.
--Ah! tu hai amato un altra uomo adunque? chiese l'arabo.
--Sì, un uomo bello e prode come te, che mi giurò eterno amore e che mi trasse sulle rive del Bahr-el-Abiad per poi abbandonarmi.
--Ma io lo odio questo tuo secondo amante e più ancora del _Mahdi_. Io ho sete del mio sangue nè tornerò tranquillo fino a che non l'avrò ucciso. Voglio vendicarti!
--È inutile, mio eroico amico. Egli cadde morto l'anno scorso nella battaglia di Kadir, pugnando contro Yussif pascià. Il Profeta mi vendicò.
--Ed ora?... chiese Abd-el-Kerim con angoscia.
--Sono libera come l'aquila che vola negli spazi del cielo.
--Tu puoi adunque accogliere nel tuo cuore un nuovo amore, una passione grande, gigantesca, che non si spegnerà che colla morte. Ah! se tu lo volessi Fathma!
--Non tentarmi, vattene Abd-el-Kerim, non mi scorderò mai di te... basta!
Ella volse altrove la faccia e fece qualche passo. L'arabo l'afferrò per le mani e la rattenne violentemente.
--No, Fathma, no. Ti amo, sono tuo schiavo, fa di me quello che tu vuoi, ma non respingermi, non parlare così.
L'arabo cadde per la seconda alle sue ginocchia.
Una fiamma umida passò sugli occhi dell'_almea_,
--È proprio vero adunque che tu mi ami? chiese ella, quasi con ferocia.
--Sì, ti amo, ti adoro.
--Giuralo su Allàh!
--Lo giuro su Allàh, sul Profeta e sul Corano.
--Vattene ora, ma guardati bene da me, Abd-el-Kerim! Se venissi a sapere che tu ami un'altra donna, se avessi una rivale guai a te e guai a lei! Vi infrangerei entrambi come due lastre di vetro!
Raccolse i lembi della farda, s'avvolse il corpo e si allontanò lentamente con calma maestosa. L'arabo le si slanciò dietro per seguirla.
--Sola venni e sola ritorno, diss'ella arrestandolo con un gesto, Vattene: io te lo comando, io lo voglio!
Abd-el-Kerim chinò il capo e si cacciò sotto gli alberi. Fathma rimase lì a guardare il luogo ove era scomparso, poi si ripose in cammino colle labbre strette ma la fronte spianata e gli occhi che brillavano d'un raggio di gioia.
--È bello, prode, ardente, mormorò ella. Il _Mahdi_ non mi rivedrà più mai!
Costeggiò lo stagno e si inoltrò sotto le grandi vôlte verdi formate dalle palme deleb, dai tamarindi e dalle acacie gommifere, guardando a destra e a manca e con una mano sull'impugnatura del pugnale. Dieci minuti dopo, nel mentre che il sole si nascondeva dietro le foreste e che gli uccelli e le scimmie cominciavano a tacersi guadagnando i loro nidi o i loro covi, giunse su di un sentiero. Ella si fermò incerta nello scorgere un uomo appoggiato ad una carabina in attitudine sospetta. Impallidì leggermente nel riconoscere in quell'individuo il greco Notis.
Volle tornare indietro ma il greco che pareva si fosse appostato lì appositamente per aspettarla, non gliene lasciò il tempo. Egli si fece lentamente innanzi con un sorriso ironico sulle labbra e senza preamboli disse:
--A noi due Fathma!
--Che vuoi dire? chiese ella seccamente.
--Mi riconosci?
--Se non m'inganno tu sei quello che seguiva Abd-el-Kerim da Machmudiech a Hossanieh.
--Sono il greco Notis.
--Tanto peggio per te, io odio gl'infedeli e più di tutto i Greci.
--Non monta, disse Notis freddamente. Che avete detto all'arabo poco fa, che scorsi inginocchiato dinanzi a voi?
--Ah! fe' Fathma con mal celata collera. Sei stato tu a gettare quel grido?
--Potrebbe darsi. E che, ti sorprende?
--Io disprezzo gli uomini che si nascondono per spiare.
--Ira di Dio!.... gridò il greco.
Si scambiarono uno sguardo provocante. Il greco cedette dinanzi agli occhi scintillanti dell'_almea_ che schizzavano fuoco.
--Sai chi era quell'uomo che ti giurava eterno amore? chiese egli, affettando la massima calma.
--So che si chiama Abd-el-Kerim il prode, e ciò mi basta.
--Ti dirò allora che quell'uomo è promesso a una donna, che questa donna, che trovasi presentemente a Chartum, si chiama Elenka, e che Elenka è mia sorella!
--Tu menti! esclamò l'_almea_, saltando innanzi come una leonessa ferita.
--Te lo giuro, Fathma. Abd-el-Kerim, quando era di guarnigione a Chartum s'innamorò di mia sorella e chiese la sua mano. Appena finita la campagna contro il _Mahdi_ egli la sposerà ed io diverrò suo cognato.
--Tu menti! Tu menti! ripetè l'_almea_ con maggior forza. Quale scopo hai per inventare simili calunnie?
--Quello d'aprirti gli occhi, di conservare lo sposo a mia sorella e di offrirti la mia mano poichè ti amo Fathma, e immensamente.
L'_almea_ fece un gesto di disprezzo, gli volse le spalle per allontanarsi, ma il greco non era un uomo da scoraggiarsi, nè da lasciarsi sfuggire così facilmente la preda che con tanta impazienza aveva atteso. Gli si mise dinanzi risoluto a impedirglielo, all'uopo di usare la forza.
--Odimi, Fathma, diss'egli. Ho giurato di farti mia, dovessi perdere ambe le braccia e anche le gambe, dovessi venire ucciso. Tu sei bella e mi hai affascinato; tu sei povera e io son ricco; tu sei maomettana e io sono greco ma mi farò, se vuoi, maomettano. Perchè non vuoi esser mia?
--Perchè amo di già un altro uomo.
--Ma tu non puoi prestar fede ad Abd-el-Kerim; ti tradirà, ti schianterà il cuore e più presto di quello che tu abbi a crederlo. Bada a me, che lo conosco a fondo quell'arabo; è un miserabile, è di più un vile!
Una fiamma di sdegno e di collera salì in volto all'_almea_; tese le mani chiuse verso il greco con gesto minaccioso.
--Taci! Taci, insensato! esclamò ella con violenza. Abd-el-Kerim è un eroe.
--Sì, eroe, perchè ebbe la fortuna di abbattere un povero leone, disse Notis con ironia. Bella prodezza in fede mia!.... Fathma, è ora di finirla. Abbiamo parlato anche troppo, senza nulla concludere.
--Ma che vuoi infine?
--Voglio portarti con me, lontano da questo campo e farti mia, lo capisci Fathma, farti mia a dispetto di Abd-el-Kerim. Verrai tu?
--Giammai! esclamo l'_almea_ con forza.
--Ira di Dio! Dimmi il perchè? disse Notis furibondo.
--Perchè ti odio e ti disprezzo. Vattene!....
Il greco lanciò una bestemmia ed alzò le mani come per abbracciarla. L'_almea_ fece un salto indietro, ponendo la dritta sul pugnale.
--Non toccarmi, maledetto! gli disse con voce sibilante per l'ira.
--Guarda, Fathma, noi siamo soli, la foresta non ha abitante alcuno, e io sono risoluto a farti mia. Non opporre resistenza veruna, se vuoi che non diventi feroce come una iena.
Egli si slanciò addosso all'_almea_ che tornò ad indietreggiare traendo il pugnale. I suoi occhi si ingrandirono stranamente e il volto prese una espressione di indomita fierezza.
--Non toccarmi! gli disse cupamente. Se tu muovi un passo verso di me, ti assassino!
Il greco si mise a sogghignare, ma non s'avanzò nè toccò le sue armi. Egli girò lo sguardo attorno, tese per alcuni istanti l'orecchio, poi accostò le mani alle labbra e mandò un acuto fischio. Un fischio eguale vi rispose quasi subito.
--A noi due, ora, Fathma, disse poi. Per quanto tu sii forte e per quanta resistenza opporrai, Takir ti porterà via.
--Vigliacco!
--Io ti amo e voglio farti mia,
--Miserabile, io ti abborro!
--E io ti amo. Avanti Takir!
L'_almea_ faceva un salto da invidiare un leone e tentò fuggire, ma un negro di statura colossale, l'ordinanza di Notis, sbucando improvvisamente dai cespugli vicini, le sbarrò la via. Ella gettò un urlo di rabbia e indietreggiò fino al tronco di un palmizio col pugnale alzato.
--Addosso Takir, gridò il greco, facendosi innanzi colla scimitarra in mano.
Il nubiano s'aggrappò all'estremità d'un ramo di tamarindo, si sollevò in aria con una spinta e venne a cadere addosso a Fathma prima che questa avesse tempo di evitarlo. Egli l'afferrò fra le vigorose braccia alzandola da terra.
--Sta cheta, mugghiò egli stringendola così fortemente da farle crocchiar le ossa.
--Aiuto! a me Abd-el-Kerim! urlò la povera _almea_, dibattendosi disperatamente.
Ella cacciò il pugnale in un braccio del negro che si coprì tosto di sangue, ma Notis le afferrò i polsi e glieli torse tanto da farle abbandonar l'arma. I due uomini si misero a trascinarla verso il folto della foresta.
L'_almea_ gettò un secondo grido, un grido di furore e di dolore.
--Lasciatemi maledetti! Aiuto! Aiuto!
Si udì un calpestio precipitato, un fragor di sciabole e uno scricchiolio di rami furiosamente schiantati. Abd-el-Kerim rosso d'ira, con una frusta nella dritta e una pistola nella sinistra, apparve, e dietro a lui Hassarn e l'intera compagnia dei _basci-bozuk_. Egli si scagliò in un lampo sui due assalitori.
--Miserabile! ruggì egli, sferrando Notis in faccia.
Il nubiano fu lesto a sparire sotto gli alberi, ma il greco si volse, caricando l'arabo colla scimitarra in pugno. Hassarn ebbe appena il tempo di arrestargli il braccio.
--Ah! esclamò Notis, con indefinibile accento d'odio. Sei qui traditore!
Cercò una seconda volta di gettarsi sul rivale, ma il turco lo disarmò e lo respinse violentemente, puntandogli una pistola sul petto.
--Se tu ti muovi, gli disse minacciosamente Hassarn, sei morto.
--Tutti contro di me, codardi! gridò Notis fuori di se.
--Basto io solo per punire un vigliacco tuo pari, disse l'arabo con disprezzo. Notis, qui uno dei due vi lascierà le ossa.
Fathma, che si era subito rizzata in piedi s'avvicinò ad Abd-el-Kerim.
--Grazie mio prode amico, le disse con voce commossa.
--Fathma, mormoro l'arabo non meno commosso, ringrazia Allàh che mi fece giungere in tempo per salvarti. Ma quell'uomo là, non ti oltraggierà più mai, poichè fra pochi minuti io l'ucciderò.
--Uccidi tuo cognato, disse Notis sogghignando.
--Taci!...
--Ed Elenka mi vendicherà, quando sarà diventata tua moglie.
--Non bestemmiare per Allàh! Se v'era un filo io l'ho spezzato e per sempre.
--Fathma, guardati da quest'uomo che tradì mia sorella.
L'arabo strinse i pugni. L'_almea_ lo prese per le mani e volgendosi verso Hassarn e l'intera compagnia dei _basci-bozuk_.
--Io dò a quest'uomo la mia mano, il mio sangue e la mia vita! diss'ella.
Abd-el-Kerim la strinse fra le braccia e stettero così abbracciati per qualche minuto durante il quale Notis continuò a sogghignare, poi si separarono.
--Fathma, disse l'arabo. Va con questi soldati che ti accompagneranno alla tua dimora. Io e Hassarn qui restiamo a giuocare la nostra vita contro quella di quel vigliacco. Prega Allàh e il Profeta per noi.
L'_almea_ non tremò nè diede alcun indizio che dimostrasse timore. S'avvolse nella sua _farda_ con gesto maestoso e s'allontanò seguita dai _basci-bozuk_.
L'arabo la seguì cogli occhi, poi quando sparve in mezzo agli alberi si volse contro Notis, che digrignava i denti sotto la pistola d'Hassarn.
--E ora, diss'egli con calma forzata, sono con te Notis. L'uno o l'altro vi lascierà la vita. Tu più che mio nemico sei mio rivale e ciò basta.
Hai dimenticata Elenka adunque?
--L'ho dimenticata.
--E per Fathma, per una spregevole _almea_!
--Sì, per un'_almea_.
--A noi due, adunque. Bada, Abd-el-Kerim, che non ti risparmierò!
Hassarn a un cenno dell'arabo abbassò la pistola ed andò ad appostarsi a sei passi di distanza: i due rivali impugnarono la scimitarra.
CAPITOLO VI.--Il duello.
La notte era oscura, essendo la luna e le stelle nascoste da una nera fascia di densi nuvoloni, tuttavia vi si vedeva abbastanza per cacciarsi dieci pollici di lama attraverso il corpo. Notis, cui un'ira feroce animava in unione alla gelosia e ad una smania terribile di vendicarsi dell'affronto subito dinanzi agli occhi di Fathma, fu il primo a mettersi in guardia, dopo di aver provato l'elasticità della sua scimitarra. Abd-el-Kerim, quantunque gli ripugnasse il battersi col fratello di colei che aveva tanto amato prima di aver veduto l'_almea_, non tardò a mettersi di fronte a lui, colla calma propria degli orientali.
--Abd-el-Kerim, disse Notis, sforzandosi di parer tranquillo. Raccomanda la tua anima ad Allàh, poichè non uscirai vivo da questa foresta e manda un ultimo addio alla tua nuova amante, che non rivedrai mai più.
--Non annoiarmi inutilmente, disse l'arabo freddo freddo. Se ti ricordi qualche preghiera, spicciati a dirla, poichè io non ti risparmierò.
--Ho raccomandato l'anima al diavolo mio patrono e ciò basta. Orsù, guardati, che il fratello della tua Elenka incomincia.
L'arabo lo guardò cupamente.
--In guardia, Notis, diss'egli. Una donna non sta più fra noi!
Quasi nel medesimo istante le due scimitarre s'incrociarono con uno stridore rapido e duro. I due avversari, tasteggiatisi un po', dopo di avere tentato di far passare reciprocamente i loro ferri per arrivare alle carni, si ritrassero di qualche passo, riponendosi in guardia.
Hassarn incrociò le braccia sul petto e il duello cominciò furiosamente.
Notis, più impetuoso e meno padrone di sè, fu il primo ad attaccare, moltiplicando gli assalti, portandosi ora a dritta e ora a sinistra, turbinando come un lupo attorno alla preda, e avventando tremendi colpi sul capo dell'arabo che li parava senza muoversi di una linea. Per cinque minuti continuò ad assalire, tentando, ma invano, di far saltare di mano la scimitarra ad Abd-el-Kerim, poi, visto che non c'era mezzo di riuscirvi nè di far abbassare quell'arma che copriva l'avversario come uno scudo, tornò a sostare.
--Ah! esclamò egli sogghignando. Tu sei una rupe adunque, incrollabile anche fra i più impetuosi attacchi.
--Può darsi, rispose l'arabo che si teneva in guardia.
--Aspetta un po' che provi una botta che mi fu insegnata ad Atene. Se il fratello d'Elenka non ti spacca il cuore, proverò un colpo maestro che mi fu insegnato dal tuo compatriota Dhafar.
--Non nominarmi Elenka, disse Abd-el-Kerim con ira.
--Ah! fè' Notis, ridendo diabolicamente. T'inquieta tanto questo nome?
--A che nominarmela? Credi tu di turbarmi l'anima e d'approfittarne per cacciarmi il tuo ferro in mezzo al petto? Se è così, sei più vile e più miserabile di quello che ti credeva. Ti disprezzo.
Il greco impallidì e il suo volto si sconvolse ferocemente.
--Ira di Dio! esclamò egli, facendo un passo indietro e alzando la scimitarra. Vuoi proprio che ti strappi il cuore colle mani? Sta attento, Abd-el-Kerim!
S'abbassò bruscamente rimpicciolendosi, quasi aggomitolandosi su sè stesso e allungò il braccio presentando la scimitarra che lo minacciava una superficie stretta e corta riparata ancora dalla distanza. L'arabo, dinanzi a quella manovra per lui nuova, s'arrestò esitando.
Di repente il greco si raddrizzò assaltando furiosamente e spingendo violentemente la scimitarra di punta. Abd-el-Kerim cercò di parare la botta, ma non fu in tempo e riportò una scalfittura al braccio sinistro; la bianca manica che lo copriva si tinse di rosso. Notis emise un grande scroscio di risa.
--E una diss'egli. Fra dieci minuti l'amante di Fathma sarà senza braccia. Sta attento mio caro arabo, che ricomincio.
Abd-el-Kerim non diede segno alcuno di dolore nè di spavento. Egli s'avventò addosso al greco colla rapidità d'un lampo, incalzandolo vigorosamente, stringendolo tanto che l'avversario fu forzato a rompere e a fare un passo indietro.
Tre volte Notis cercò di abbassarsi per ricominciare il giuoco, ma l'arabo gli era sempre addosso, impedendoglielo. Al quarto tentativo fu ferito alla faccia.
--Ah! esclamò il greco tergendosi colla mano sinistra il sangue che colavagli abbondantemente. La è così? Aspetta un po' canaglia.
Spiccò un salto di dieci piedi o si riaggomitolò cercando di strisciare fra le gambe di Abd-el-Kerim che gli correva addosso, ma il colpo di punta fu deviato dalla scimitarra che l'avversario stringeva con polso di ferro. Tornò a indietreggiare dinanzi a quei crescenti attacchi, dirigendosi verso lo stagno.
--Indietro! indietro! gridava l'arabo, che s'infiammava. Giù nello stagno.
In capo a cinque minuti Notis erasi ridotto proprio sulla riva dell'acqua; non gli restavano che due risorse. O lasciarsi ammazzare o gettarsi a testa bassa contro l'arabo.
--Arrenditi, gli disse Abd-el-Kerim.
La faccia del greco s'alterò e il sorriso beffardo che incoronava le sue labbra disparve. Tentò con un colpo disperato di disarmare l'avversario avventandogli una gran botta a mezza scimitarra. Ebbe per risposta una nuova puntata che gli lacerò la manica sfiorandogli la pelle.
Non vi era più nulla da tentare. La sua mano era stanca, si difendeva più lentamente e per quanto studio vi mettesse per non lasciarsi sopraffare e disarmare, sentiva la scimitarra che talvolta minacciava sfuggirgli di mano. Emise un ruggito furioso.
--Ira di Dio! tuonò egli. Che non riesca ad attraversare il cuore di questo vigliacco?
Cercò di portarsi a dritta e poi a manca, ma si trovava dinanzi sempre alla scimitarra dell'arabo che miravalo al petto. Fece un ultimo passo indietro e sentì i capelli rizzarglisi sul capo nel trovarsi proprio sul margine dello stagno. Una nube di fuoco gli passò dinanzi agli occhi. Si vide perduto, ma non chiese grazia.
Si difese per altri cinque minuti, poi gettò un urlo terribile e portò le mani sul petto, abbandonando la scimitarra. Abd-el-Kerim avevalo colpito sul fianco sinistro, nella direzione del cuore.
Stralunò gli occhi, spiccò un salto gigantesco e piombò in mezzo alle larghe foglie di loto che galleggiavano sulle acque dello stagno. Fu visto dibattersi per alcuni istanti, poi scomparire.
Abd-el-Kerim si chinò sulla riva, ma l'oscurità era così profonda, accresciuta anche dagli alberi che stendevano i loro rami al disopra delle acque, che non vide più nulla. Hassarn fu lesto ad avvicinarglisi.
--Si vede? chiese questi.
--No, rispose con voce sorda l'arabo.
--L'hai ucciso sul colpo?
--L'ignoro. Mi parve che la scimitarra incontrasse qualche costola.
--Che il diavolo lo accolga nel suo inferno.
--Taci, Hassarn, disse Abd-el-Kerim con emozione. Mi pare di aver commesso un assassinio.
--Bah! fe' il turco alzando le spalle. Un rivale di meno.
--Era il fratello di Elenka.
--Che importa, dal momento che tu hai spezzato il nodo che ti univa ad Elenka? Ora sei libero di far tua Fathma senza che Notis abbia a disputartela e che abbia ad invocare l'amore che tu avevi per sua sorella. Buona notte ai morti e buona fortuna ai vivi.
--Scendiamo nello stagno, Hassarn. Forse non l'ho ucciso sul colpo e respira ancora.
--Se tu non gli hai attraversato il cuore, a questa ora si è annegato. Lasciamolo lì e ritorniamo all'accampamento dove Fathma li aspetta con viva impazienza. Allàh penserà al morto.
L'arabo approvò con un cenno del capo, ma non si mosse. Cercò di scendere nello stagno ma l'acqua pareva profonda e l'oscurità non permetteva di vedere dove si appoggiavano i piedi. Egli dovette in breve convincersi che era impossibile pescare il corpo di Notis, nascosto fra il loto e fra i canneti.
--Infine l'ha voluto, mormorò egli sospirando. Povera Elenka, che dirà mai quando gli si narrerà che suo fratello è stato ucciso e che l'uccisore fui io, il suo amante. Ah! sento come un rimorso!
--E Fathma? Hai dimenticato così presto quella adorabile creatura?
--Hai ragione, Hassarn. Ho giurato di dare la mia vita a Fathma e Fathma l'avrà! Vieni, Hassarn questo bosco mi fa paura.
Il turco raccolse la carabina, passò un braccio sotto quello del compagno e tutti e due, a lenti passi s'allontanarono.
Erano appena scomparsi dietro gli alberi, che le grandi foglie di loto dello stagno si sollevarono silenziosamente e la faccia di Notis apparve. I suoi occhi, animati da una tremenda collera, si fissarono, sul luogo appena lasciato dall'arabo e dal turco, nè si staccarono per un bel pezzo.
Ah! tu mi credi morto, diss'egli, cacciando fuori le pugna con gesto minaccioso.
«Tu credevi che fosse così facile ammazzare un greco della mia tempra che s'era giurato d'infrangerti come una canna e che s'era giurato di conquistare il cuore d'una bella donna, qual'è Fathma. Ti mostrerò io ora, quanto sei imprudente a non cacciarmi due dita di ferro di più in petto. Uscirò vivo di qui e guarirò presto e allora a me la vendetta. Ho da vendicare Elenka e la frustata che tu mi hai dato in volto e di più ho da far mia quell'_almea_ che tanto mi abborre. Ti schianterò il cuore in modo tale che non abbia a guarire mai più!...
Tese l'orecchio: non si udiva che il riso smodato delle iene che vagavano sulle rive del Nilo cercando cadaveri e il sibilo del vento che scuoteva i rami dei tamarindi e le foglie delle palme. Egli sorrise stranamente.
Si sbarazzò delle foglie di loto che lo circondavano lacerando i gambi che si appiccicavano al suo corpo e s'avanzò verso la riva tasteggiando prudentemente il fondo limaccioso dello stagno. In pochi minuti guadagnò il pendìo, e si issò, senza rumore, fino a che si trovò completamente fuori dell'acqua.
Un acuto dolore che provò al fianco sinistro l'arrestò. Si stracciò la casacca a mise allo scoperto la ferita infertagli da Abd-el-Kerim, esaminandola attentamente.
La scimitarra eragli penetrata sotto la quinta costola, dopo di aver urtata la quarta ed aveva lacerato le carni per una lunghezza di sette od otto centimetri, ma senza che avesse toccato alcuna parte delicata. Capì subito che la ferita era dolorosa ma niente affatto mortale e respirò.
--Credeva che m'avesse ferito più pericolosamente, mormorò egli. Tanto meglio per me e tanto peggio pel mio rivale. Sta cheto, Abd-el-Kerim, che questo duello ti costerà caro, oh sì, assai caro! E ora, fingiamo di essere morto per tutti eccettuati Elenka e il mio fedele Takir. A proposito dove si è cacciato il nubiano? Non è possibile supporre che egli si sia allontanato nel mentre che io mi battevo.
Accostò le mani alle labbra e imitò il riso sgangherato della iena, che ripetè per tre volte. Pochi minuti dopo udì l'urlo lamentevole del sciacallo che si ripetè pure tre volte.
--Bene, il nubiano è qui, disse Notis, sforzandosi a sorridere. Aspettiamo.
I cespugli si mossero di lì a poco e la atletica figura di Takir si mostrò. Egli accorse subito accanto a Notis, gettando un vero grido di gioia.