La favorita del Mahdi

Chapter 18

Chapter 183,665 wordsPublic domain

Nuovi leoni erano comparsi dietro alla _zeribak_ e tagliavano la ritirata. La pianura s'empì di ruggiti formidabili, che crescevano ad ogni istante d'intensità e ai quali facevano eco le smodate e lugubri urla dei sciacalli.

--Attenzione! gridò ad un tratto Omar, dominando colla tonante sua voce quello spaventevole baccano.

Due leoni, i più grossi e forse i più affamati della banda, s'avanzavano verso la _zeribak_ con salti giganteschi. I _giallàba_, dopo di aver esitato, si fecero animo e scaricarono le loro armi, mirando alla meno peggio. Uno degli assalitori cadde, ma l'altro continuò la corsa, varcò la palizzata e si precipitò proprio nel mezzo della _zeribak_ rovesciando il capo dei negri e addentandolo furiosamente alla nuca.

S'udì un grido straziante, terribile, supremo. I _giallàba_ si gettarono verso i cavalli urlando disperatamente ma Fathma si slanciò addosso al felino che ruggiva spaventosamente dilaniando orrendamente la vittima e gli spaccò la testa con un colpo di _jatagan_.

Non ebbe nemmeno il tempo di curvarsi sul povero negro ormai morto, perchè altri leoni assalivano il recinto. Omar alla testa dei più coraggiosi li accolse con un fuoco nutrito di carabine; tre o quattro furono fulminati, due ammazzati a colpi di scimitarra e gli altri s'allontanarono in furia, prendendo diverse direzioni.

Non vi era un momento da perdere se volevano salvarsi. Omar si avvicinò a Fathma che caricava tranquillamente la carabina.

--Padrona, le disse. Se non approfittiamo di questo momento di tregua per fuggire, prima di domani saremo tutti morti.

--E dove dirigersi? chiese l'_almea_.

--O al nord o al sud o verso qualunque altro punto, purchè si fugga.

--Ma la pianura formicola di leoni.

--Ce li lascieremo indietro. I cavalli sono spaventati e andranno più rapidi del _simoum_.

--Ma corriamo il pericolo di venire raggiunti.

--Non aver paura. I nostri cavalli galopperanno più dei leoni, te l'assicuro. Orsù, non vi è da esitare; tutti sono pronti a fuggire. Approfittiamo.

Fathma gettò uno sguardo all'intorno. I leoni continuavano a saltellare nella pianura, a meno di quattrocento passi dalla _zeribak_ e i _giallàba_ s'affannavano a bardare i cavalli.

--In sella! comandò ella risolutamente.

I _giallàba_ si slanciarono sul dorso dei cavalli che s'impennavano sferrando calci per ogni dove, nitrendo di spavento e con gli occhi in fiamma. Ognuno raccolse le briglie, strinse fortemente le ginocchia e impugnò l'_jatagan_ e le pistole.

--Attenti! gridò Fathma allentando le briglie. Via tutti.

I cavalli spronati a sangue s'affollarono confusamente all'apertura della _zeribak_ e si slanciarono con rapidità fulminea attraverso l'arida pianura. I leoni, vista la preda fuggire, si gettarono sulle loro traccie facendo salti giganteschi.

--Mano alle pistole! comandò l'_almea_ che aggrappata alla criniera dell'impaurito corsiero, cavalcava in testa a tutti.

Fra cavalli e leoni s'impegnò una gara furiosa. I _giallàba_, curvi in sella, tempestavano di sferzate i destrieri e laceravano loro le carni cogli _jatagan_, procurando di mantenersi in gruppo serrato. Tratto tratto si volgevano indietro per vedere se i leoni guadagnavano via e scaricavano le pistole, ma le palle si perdevano altrove.

In capo a dieci minuti i cavalli, spossati dalle precedenti corse, cominciarono a rantolare e a dare segni di stanchezza. Uno di essi intoppò in una pietra e cadde balzando d'arcione il cavaliere; tre leoni si gettarono sul disgraziato e lo fecero a brani ancora prima che si potesse alzarsi per difendersi.

--Avanti! avanti! coraggio! gridò Fathma che non si smarriva d'animo. Tenetevi riuniti e spronate a sangue. Se teniamo duro i leoni ci lasceranno. Attenti agli ultimi: sferzate! sferzate!

Un grido terribile, straziante seguì la sua ultima parola. Un altro cavallo cadde trascinando nella sua caduta colui che lo montava. Altri quattro s'accasciarono e altri quattro uomini furono sbranati; un quinto precipitava di sella, un momento dopo fracassandosi la testa contro un macigno.

Fathma e Omar che possedevano i migliori cavalli, visto che era impossibile salvarsi, allentarono le briglie e si lasciarono indietro gli altri che, pazzi di terrore, cominciavano a sbandarsi prendendo diverse direzioni. L'_almea_ e il negro si diressero verso alcune colline inseguiti da una dozzina di quei terribili carnivori, scaricando di quando in quando le pistole sul più vicino di essi.

In lontananza s'udivano le grida disperate degli sbandati che venivano ad uno ad uno raggiunti e scoppi d'armi da fuoco.

--Sprona, Omar, sprona! gridò ancora una volta l'_almea_ tempestando il cavallo coll'impugnatura dell'_jatagan_.

Erano giunti allora ad un trecento passi dalle colline e già credevano ormai di essere salvi, quando il cavallo di Omar rotolò a terra. Il negro si drizzò coll'_jatagan_ in mano.

--Aiuto! aiuto! gridò egli.

Due leoni gli correvano sopra colle bocche spalancate, Fathma ritornò indietro alla carriera per accorrere in suo soccorso.

--Aiuto! aiuto! ripetè il negro.

--All'armi! gridò una voce tonante.

Due drappelli di egiziani uscirono di corsa da una gola formata da due colline e scaricarono i loro fucili sui leoni che batterono rapidamente in ritirata. Fathma si precipitò di sella correndo accanto a Omar.

--Gli egiziani? esclamò ella.

--Allàh sia ringraziato, Fathma, disse il negro stringendole fortemente le mani. Noi siamo salvi.

--E i _giallàba_?...

--Non pensiamo più ad essi. I disgraziati sono caduti dal primo all'ultimo. Vieni, Fathma, andiamo incontro ai salvatori che non abbiamo più nulla da temere.

Gli egiziani si avanzavano a passo di corsa. Un ufficiale inglese camminava alla loro testa. Appena egli giunse dinanzi all'_almea_ portò rispettosamente la mano al berretto.

--Sono felice di essere giunto in tempo di salvarvi, diss'egli gaiamente.

--Grazie, comandante, disse Fathma. Senza di voi e dei vostri valorosi compagni a quest'ora sarei morta.

--Lo credo bene. Da dove venite? come mai vi trovate qui?

--Vengo dalle rive del Bahr-el-Abiad e cerco Hicks pascià.

--Il mio generale! esclamò sorpreso l'inglese.

--Sicuro. Accampa lontano? Devo recarmi subito da lui.

Il campo dista una mezza dozzina di chilometri. Mi dispiace di non potervi accompagnare.

--Vi accompagnerò io, _miss_, disse un uomo vestito di bianco, con un cappello a cupola ornato di un velo verde.

--Perdio, avete ragione! esclamò l'ufficiale. _Miss_, permettetemi che vi presenti _sir_ O'Donovan, corrispondente del giornale il _Daily News_ di Londra.

O'Donovan stese la mano all'_almea_ che gliela strinse amichevolmente, sorridendo.

--_Miss_, disse il _reporter_ del giornale londinese inchinandosi dinanzi a lei. Sono a vostra disposizione.

CAPITOLO XI.--O'Donovan

O'Donovan era un uomo sui cinquant'anni, alto di statura, di membra vigorose, con un volto simpatico, alquanto abbronzato dal sole dei paesi tropicali, con barba e due occhi intelligenti e penetranti.

La vita di quest'uomo, che è veramente straordinaria e romanzesca, merita qualche cenno.

Nato in Irlanda, irrequieto di temperamento, coraggioso, fu dapprima feniano e si compromise nelle congiure a segno che dovette rifugiarsi in Germania per non cadere nelle mani della polizia inglese.

Scoppiata la guerra franco-prussiana del 1870, corse ad arruolarsi nell'esercito della Loira e cadde gravemente ferito sul campo di battaglia. Appena guarito si mise ai servigi del giornale londinese _Daily News_, il cui direttore gli assegnò il dipartimento dell'Asia.

Il _reporter_ viaggiò tutta l'India, poi trovandola piccina, passò i monti e visitò l'Afganistan. Ritornò più volte in Inghilterra ma non vi rimaneva che il tempo necessario per abbracciare i suoi e per rinnovare i patti col _Daily News_ e cogli editori che si contendevano le relazioni dei suoi viaggi.

Stanco di visitare gli Afgani e i Ghirghisi, un giorno s'incamminò con qualche servo verso la Persia, ma i persiani lo presero per una spia russa e lo imprigionarono, O'Donovan dovette sudare per salvarsi dal supplizio del palo e quando i persiani si persuasero che era un giornalista, non solo lo liberarono, ma lo colmarono di favori, di cortesie, gli conferirono dignità eccezionali e gli diedero delle guide per ritornare in Europa per la via della Russia.

In Inghilterra pubblicò allora il suo viaggio sotto il titolo di _Viaggio a Merw_ che gli fruttò una sostanza, poi, vero ebreo errante, andò in Armenia con Muktar pascià per assistere alla guerra russo-turca del 1877. Ma a Batum attaccò lite con un Francese per una bella Armena; Dervisch pascià gli ordinò di andarsene, e visto che il testardo irlandese faceva il sordo, una bella notte lo fece rapire e ignudo come si trovava lo fece trasportare a viva forza, ravvolto in una coperta, su di un battello che salpava per Trebisonda.

O'Donovan che si era fisso di viaggiare in Oriente, vi ritornò, fece delle esplorazioni importanti, poi, nel suo ultimo viaggio si fermò a Costantinopoli, dove lo attendeva una nuova disgrazia.

Essendo in un caffè si mise a parlare come fosse a casa sua del Sultano e del governo criticandoli. La Sublime Porta lo fece arrestare e lo tenne lungamente in prigione. Non lo lasciò libero che dietro ingiunzione dell'ambasciatore inglese proibendogli però di non porre più piede in Turchia. O'Donovan, ricco assai, credette giunta l'ora di riposarsi alcuni anni, ma non fu così. I direttori del _Daily News_ vollero ampliare il «dipartimento» del loro _reporter_ e all'Asia aggiunsero l'Africa incaricandolo di attraversare il misterioso continente dall'Est all'Ovest quando il generale Hicks avesse sottomesso i ribelli del Sudan. Vi erano cinquantamila franchi all'anno di stipendio da guadagnare, gli si faceva un credito illimitato per le spese e un editore gli pagava in anticipazione centomila lire la relazione sulla campagna.

Il _reporter_, quantunque molto inquieto, quantunque avesse funesti presentimenti, fatto per ogni precauzione testamento, pigliò la via dell'Egitto e raggiunse l'armata di Hicks pascià ed ecco come il _reporter_ del _Daily News_ lo troviamo in fondo al Sudan.

L'ufficiale inglese, compiuta la presentazione, fece subito avanzare tre cavalli bardati che vennero montati da Fathma, Omar e dall'Irlandese. Egli credette di far bene aggiungervi degli eccellenti remington ed abbondanti cartuccie.

--Non si sa mai quello che può accadere, diss'egli, facendo cenno alla sua compagnia di fare largo ai cavalli. Quei maledetti insorti si nascondono persino dietro ad un sasso. O'Donovan, affido questa bella ragazza a te.

--Non aver timore di nulla, Harry, rispose il _reporter_. Giungeremo al campo senza malanni.

--Guardati bene attorno, O'Donovan. Questa mane ho veduto dei cavalieri correre per la pianura.

--Ho buoni occhi e sopratutto buone braccia per difendermi. Addio, Harry.

--Una parola, disse Fathma, porgendo la mano all'inglese. Noi ci siamo lasciati indietro dei giallàba. Forse sono stati divorati dai leoni, ma forse qualcuno si è salvato e potreste giungere in tempo di raccoglierlo.

--Vi comprendo, _miss_. Manderò i miei uomini a cercarli. Che la fortuna sia con voi.

I tre cavalli partirono alla carriera dirigendosi verso il sud e tenendosi tutti uniti. O'Donovan staccò dall'arcione il remington e l'armò, invitando i suoi compagni a fare altrettanto.

Per dieci minuti galopparono in silenzio, guardandosi attorno per non cadere in qualche imboscata d'insorti, poi O'Donovan che da qualche tempo osservava attentamente Fathma, le chiese bruscamente:

--Ditemi la verità, per quale caso vi trovate in questo paese? Sapete che noi tutti corriamo un grave pericolo e che vi sono molte probabilità di lasciare le ossa in questi deserti?

--Voi correte un grave pericolo? disse Fathma con qualche sorpresa.

--Sì e vi compiango di essere giunta in questi luoghi. Dovete avere un forte motivo per arrischiarvi a raggiungere Hicks pascià.

--Molto forte, mormorò l'_almea_ con un profondo sospiro.

--Cercate qualcuno forse?

--Come lo sapete voi?

--Lo suppongo.

--Ditemi, O'Donovan, è giunto al campo Dhafar pascià?

--Quello che conduceva i rinforzi speditici dal governatore di Chartum?

--Sì, proprio quello.

--Giunse dodici giorni or sono, ma è stato ucciso l'altro ieri.

--È morto! esclamarono Omar e Fathma ad una voce.

--L'ho veduto cadere coi miei propri occhi, assieme ad un centinaio di egiziani. Erano usciti per fare una ricognizione, i ribelli li circondarono e li massacrarono tutti. Quando noi giungemmo sul luogo del combattimento, Dhafar pascià, colpito da una lancia in petto, spirava.

--Allàh lo punì, disse sordamente Fathma. I colpevoli cadono uno ad uno.

O'Donovan la guardò con sorpresa.

--Che dite mai? chiese egli. Era forse un vostro nemico Dhafar?

--Mi schiantò l'anima, involontariamente forse, ma me la schiantò. Uditemi, O'Donovan, avete mai inteso parlare di un ufficiale arabo che si chiama Abd-el-Kherim?

Il _reporter_ si passò la mano sulla fronte parecchie volte come cercasse nella sua memoria.

--Non l'ho mai udito nominare rispose dipoi.

--Proprio mai! esclamò l'_almea_ con un accento di dolore sconfinato. È impossibile!... Cercate, cercate bene nella vostra mente!...

--Ma sì, voi dovete averlo veduto, aggiunse Omar. È giunto con Dhafar pascià, ve lo assicuro.

--Ma io vi dico che non l'ho mai udito quel nome.

--Gran Dio! Che gli sia toccata una qualche disgrazia!... Che me l'abbiano ucciso!

--Non correte troppo, disse O'Donovan. Capirete bene che siamo in undicimila al campo e che degli ufficiali ve ne sono moltissimi. Forse l'avrò veduto, forse avrò anche parlato assieme, ma non me lo rammento. Avete torto di disperarvi.

--Avete ragione, O'Donovan, balbettò l'_almea_. Ditemi ora, avete mai visto nella tenda di Hicks pascià...

--Chi?

--Una donna?

--Una donna!... Ah! sì, mi ricordo di averla veduta parecchie volte. Era una...

--Greca! esclamò l'_almea_ coi denti stretti.

--Sì, proprio una greca che si chiamava Elenka.

Fathma fremette e fece uno sforzo violento per frenare l'ira che bolliva nel petto.

--Ditemi, è ancora al campo?

--Quando lasciai la tenda Hicks pascià, tre giorni or sono, essa vi entrava.

--Ah!

O'Donovan si volse verso Fathma e vedendola col volto sconvolto, gli occhi accesi, fece un gesto di sorpresa.

--Ma sapete, diss'egli, che voi mi mettete in curiosità.

--Lo credo, rispose Fathma sforzandosi, ma invano, di sorridere.

Avvicinò il suo cavallo a quello del _reporter_ e disse a bruciapelo:

--Guardatemi bene il volto, O'Donovan.

--Vi guardo e vi trovo sublimemente bella. Chi siete?

--Fui la favorita di Mohammed Ahmed, il Profeta del Sudan.

--Che!...

--Statemi ad udire. Un dì abbandonai il mio signore e capitai a Hossanieh. Un prode mi salvò da un leone che stava per divorarmi e questo prode l'amai come sanno amare la arabe, cioè alla follìa.

--Comprendo.

--Egli era ufficiale del corpo di Dhafar pascià. Un tenente greco s'innamorò di me e giurò che io sarei stata sua. Lo disprezzai ed egli, furente, mi denunziò a Dhafar pascià per la favorita del Mahdi, per una spia.

--Ah! il vigliacco!

--Mi separarono a forza dal mio amante e mi trascinarono a Quetêna dove caddi nelle mani del greco. Alcuni giorni dopo però riuscii a fuggire e mi misi subito in viaggio per cercare Abd-el-Kerim, il prode che amavo, l'eroe che mi salvò la vita.

--È per questo adunque che venite al campo?

--Sì, per questo.

--Ma se venite scoperta?

--Come?

--Potrebbe darsi che qualcuno riconoscesse in voi l'ex favorita di Mohammed Ahmed che Dhafar pascià fece arrestare. Badate a me, andate cauta e non mostratevi nella tenda di Hicks pascià.

--È impossibile. Bisogna che io sappia a qualsiasi costo che è accaduto di Abd-el-Kerim. Per quell'uomo arrischierei mille volte la vita.

O'Donovan le prese una mano e stringendola teneramente:

--Voi siete forte e coraggiosa ed io amo i forti e i coraggiosi, le disse. Volete che io vi aiuti nell'impresa, che io pure cerchi di Abd-el-Kerim?

La faccia dell'_almea_, poco prima trucemente sconvolta, si rasserenò. Nei suoi grandi occhi fiammeggianti, balenò un fugace lampo di tenerezza; parve anzi commossa.

--Voi avete un nobil cuore, mormorò ella. Mi affido interamente a voi, amico mio. Che devo fare?

--Rinunciare di recarvi da Hicks pascià. Verrete nella mia tenda, vi alloggierete e vi darò un vestito da soldato onde non abbiano a riconoscere in voi la _Favorita del Mahdi_. Al resto penserò io.

--Troverete voi Abd-el-Kerim, adunque?

--Lo troverò, vi dò la mia parola.

Erano allora giunti in una gola formata da due colline tagliate a picco, tutta cosparsa di fitti cespugli. O'Donovan arrestò il suo cavallo.

--Stiamo in guardia, diss'egli. In questo luogo si nascondono dei ribelli. Guardate bene i cespugli.

--Siamo lontani molto dal campo? chiese Omar.

--Un miglio e mezzo e forse meno. Udite?

In distanza echeggiarono alcuni squilli di tromba e s'udirono a rullare dei tamburi. Qualche detonazione fu pure notata.

--Avanti, comandò O'Donovan.

I tre cavalieri s'inoltrarono nella gola tenendosi lontani dai cespugli. Avevano percorso un centinaio di metri, quando dalle macchie si videro uscire sei o sette uomini semi-nudi, armati di lancie e di scudi di pelle di elefante. Essi si misero a urlare come bestie feroci, agitando minacciosamente le armi.

O'Donovan scaricò il suo _remington_ sul più vicino che cadde a terra, dimenando disperatamente le braccia. Gli altri si diedero a precipitosa fuga attraverso la gola, urlando con quanto fiato avevano in corpo e saltando a destra e a sinistra per non offrire facile bersaglio alle palle.

--Alla carriera! gridò il _reporter_, spronando vivamente il cavallo. Se non usciamo in fretta, corriamo rischio di venire rinchiusi qui da un migliaio di quei furfanti. Attenti alle imboscate!

I tre cavalli si slanciarono nella gola che andava restringendosi a mo' d'imbuto, seminata qua e là da cadaveri di soldati egiziani o d'insorti, imputriditi, spesso mezzo divorati dalle fiere e che mandavano un odore nauseante. In meno di cinque minuti giunsero a duecento passi dall'uscita. Qui i tre cavalieri arrestarono di colpo i loro cavalli.

--_By-good_! bestemmiò O'Donovan. Hanno chiusa la via!

Infatti gli insorti si erano aggruppati dinanzi all'uscita riparandosi dietro i macigni e le macchie. Essi accolsero la comparsa dei cavalieri con indescrivibili urla, alzando le lancie e le scimitarre di ferro.

--Torniamo indietro, disse Fathma. Forse non ci hanno ancora tagliata la ritirata.

--È impossibile, rispose il _reporter_. Dietro a quei ladroni vi è il campo e se ritorniamo verremmo facilmente uccisi.

--Che facciamo adunque? chiese Fathma.

--Non trovo altro mezzo che quello di forzare il passo. Sono sei o sette ladroni e non mi sembrano molto coraggiosi. Tirate l'_jatagan_ e prendete le pistole; piomberemo loro addosso come una valanga.

I cavalli spronati a sangue ripartirono alla carriera. I ribelli, vedendoli venire addosso, saltarono in piedi colle lancie in aria. O'Donovan, che aveva tratto la scimitarra, ruinò in mezzo a loro spaccando nettamente la testa al primo che gli si parò dinanzi. Fathma e Omar scaricarono le loro pistole sugli altri, i quali, vista la mala parata, si affrettarono a lasciare il posto.

I cavalieri uscirono in furia dalla gola dirigendosi verso una boscaglia di palme e di mimose che nascondeva il campo egiziano.

--Avanti! avanti! gridò O'Donovan.

Un urlo tremendo e alcune moschettate tennero dietro al suo comando. Dai burroni e dalle gole uscirono varii drappelli di arabi Abù-Rof e di Baggàra slanciandosi dietro ai fuggiaschi, agitando freneticamente le lancie, le scimitarre e gli scudi.

--A briglia sciolta, Fathma, urlò il _reporter_. Sprona, perdio! Sprona che siamo vicini al campo!

Dietro a loro s'udì lo scalpitìo precipitato di un cavallo. Omar volgendosi vide uno sceicco che si avvicinava rapidamente colla scimitarra alzata nella dritta e la bandiera del Mahdi nella sinistra.

--Guardati, Omar! disse rapidamente Fathma, scaricando la sua pistola.

Il negro si voltò e sparò il _remington_ sullo sceicco, il quale lasciossi sfuggire di mano la bandiera. Cercò di rizzarsi sulle staffe e di brandire la scimitarra, ma le forze gli vennero meno e cadde pesantemente a terra colla testa inondata di sangue.

I ribelli visto il loro capo a cadere, si arrestarono titubanti. Alcuni di essi s'avanzarono però, cercando di tagliare fuori Omar che era rimasto indietro, ma una scarica di _remington_ che abbattè il più vicino e i sei colpi di revolver del _reporter_, li decisero a volgere le spalle e a rifugiatisi nella gola.

--Avanti, Omar, che siamo vicini al campo! urlò O'Donovan caricando il revolver.

I tre cavalli con un ultimo slancio guadagnarono il palmeto prendendo un largo sentiero sul quale scorgevansi, profondamente impresse, le traccie lasciate dalle ruote dei cannoni, e si arrestarono poco dopo dinanzi ad un gruppo di capanne attorno alle quali bivaccavano alcune compagnie di negri d'Etiopia.

--Alto! comandò O'Donovan. Siamo giunti a Kassegh.

I tre viaggiatori balzarono a terra.

CAPITOLO XII.--L'esercito egiziano.

Kassegh è un piccolo villaggio distante una sola giornata di cammino da El-Obeid, la capitale del Kordofan.

Questo villaggio si compone di un gruppetto di miserabili _tugul_ conici, circondati da pochi pozzi e abitati un tempo da un pugno di arabi. Hicks pascià, appena giuntovi, l'aveva fatto occupare da alcune compagnie di negri per tenere in rispetto i ribelli che scorazzavano i dintorni e farne, all'uopo, la base delle sue operazioni contro El-Obeid.

O'Donovan, affidati i cavalli ad alcuni soldati si affrettò a condurre Fathma e Omar in una capanna, che fu subito sgombrata da coloro che l'occupavano e fece portare della birra _merissak_ e una terrina di _durah_ bollite.

--Voi rimarrete qui, diss'egli, e mentre vuoterete questo fiasco di birra andrò a dire due parole al comandante della guarnigione, che è mio amico.

--E al campo, quando ci andremo? chiese Fathma, che non dissimulava la sua impazienza.

--Fra mezz'ora noi vi entreremo, e forse potrete vedere Hicks pascià senza correre rischio di essere riconosciuta.

Il _reporter_ se ne andò lestamente cacciandosi in mezzo alle tende degli Egiziani. Omar e Fathma, rimasti soli, si scambiarono uno sguardo.

--Che ne dici di quell'uomo, Omar? chiese l'_almea_.

--Dico che possiamo fidarci di lui, rispose il negro.

--Credi tu che troveremo Abd-el-Kerim?

--Lo spero.

--Eppure O'Donovan non l'ha mai veduto e non ha mai udito pronunciare il suo nome. Non so, ma ho un funesto presentimento.

--Io trovo naturalissimo che O'Donovan non lo abbia mai veduto. Undicimila uomini non sono già un centinaio.

--Ma la greca l'ha pure veduta, disse Fathma con collera.

--Una donna si fa presto a notarla, tanto più che Elenka si mostrava spesso nella tenda di Hicks pascià.

--Ma non si mostrerà più, te lo giuro Omar. Appena sarò entrata nel campo mi metterò in cerca di lei e la pugnalerò in qualsiasi luogo la trovi.

--Non lo farai, Fathma, disse il negro fermamente.

--Perchè?... Chi me lo impedirà? chiese con impeto selvaggio l'_almea_.

--Perchè correrai il rischio di farti prendere.

--E che importa a me quando l'avrò uccisa?

--Ma verrai scoperta, riconosciuta per la _favorita del Mahdi_ e forse fucilata lì per lì. Questi inglesi non ischerzano, Fathma.

--Sarò prudente, Omar.

--Me lo prometti?

--Te lo prometto.

--Lascia fare a me. La prenderò, la trascinerò lungi dal campo e te la darò in mano legata.

--Ah! esclamò l'_almea_ con feroce accento. Quando penso che la vedrò ai miei piedi gelata dalla morte, sento il cuore balzarmi in petto e provo una gioia sino ad oggi mai provata. Ah! quanto è bella la vendetta.

--Zitto, Fathma; ecco O'Donovan, disse Omar. O'Donovan entrò seguito da un negro che portava in ispalla un gran rotolo di vesti.

--Che ci portate? chiese Fathma affettando una certa noncuranza.