La favorita del Mahdi

Chapter 11

Chapter 113,785 wordsPublic domain

Il drappello si mise in marcia senza troppo affrettarsi, volendo raggiungere la scorta in sulla sera, nel momento che accampava, onde impedirle che potesse salvarsi colla fuga. Notis aveva sommo interesse che nessuno sopravvivesse, onde evitare che si recassero a Chartum a denunciarlo e quindi a perderlo.

Passato Hossanieh essi s'inoltrarono nelle vaste pianure del nord adorne di cespugli, di gruppi di palme e di grandi zone di papaveri alti più di un metro e carichi di capsule grosse come uova di gallina nel cui interno, non di rado, contengono più di trentaduemila semi, e abbelliti da grandi fiori bianchi, rossi, rosei, violetti e più spesso screziati.

Notis e lo sceicco si misero alla testa, ritti in sulla gobba degli animali onde abbracciare maggior orizzonte e gli altri si misero a loro dietro in lunga fila, colle lancie gettate a bandoliera e i moschettoni e gli _jatagan_ in mano.

--Credi che abbiamo fatto molta strada? chiese Notis dopo qualche tempo.

--Dalle traccie lasciate sul suolo arguisco che i loro _mahari_ andavano di corsa, rispose Fit Debbeud. Credo non ingannarmi se dico che siamo lontani da loro un cinque o sei miglia.

--Dove ti sembra che si dirigano queste traccie?

--Per ora si mantengono diritte ai monti Arab Mussa, ma sono sicuro che non tarderanno a piegare verso il Bahr-el-Abiad.

--Credi tu che si rechino a Chartum pel fiume?

--Sì, vi andranno pel fiume. Tu sai che vi sono delle bande d'insorti disperse per le Gemaije che vivono di saccheggio e che trafficano in carne umana. Gli Egiziani s'imbarcheranno, se non a Mahawir, almeno a Quetêna.

--Non bisogna lasciare loro il tempo di giungere al fiume, disse Notis.

--Non avere paura, padrone; questa notte accamperemo nella pianura.

--Bisogna che noi li circondiamo per bene se vogliamo ammazzarli tutti quanti. Fathma cadrà in mia mano e allora sfido Allàh a portarmela via.

Non bestemmiare, disse lo _sceicco_ sorridendo. E quando l'avrai, ritornerai tu a Chartum? Non mi pare che sia cosa prudente.

--A Chartum vi andrò quando Fathma avrà dimenticato Abd-el-Kerim e che mi amerà. Se ve la conducessi prima sarebbe capace di tradirmi.

--Uhm! sarà difficile estirpare dal suo cuore l'amore che aveva pel tuo rivale. Questo arabe, quando amano, rimangono fedeli fino all'ultimo respiro.

--Ti ricordi quello che ho detto poco fa a mia sorella?

--A proposito di che?

--Le dissi che il tempo cicatrizza le ferite e che cicatrizzerà anche quella di Abd-el-Kerim. Così il tempo guarirà quella di Fathma. Non ho fretta, sono paziente e aspetterò che nel cuore di quell'_almea_ si apra un'altra breccia.

--E se non s'aprisse?

--L'aprirò colla forza rispose Notis risolutamente. Ogni resistenza sarà vana dinanzi al mio amore che ormai è diventato gigantesco, impossibile a domarsi e più impossibile ad estinguersi.

--Sta bene; e tua sorella Elenka riescirà ad affascinare quell'arabo dell'inferno?

Il greco sospirò più volte, crollando il capo, e sul suo volto passò un'ombra malinconica.

--Ho paura che mia sorella non ritorni mai più dal Sudan, mormorò egli. Ho un brutto presentimento radicato fortemente nel cuore. Povera Elenka! Povera mia sorella!

--Nessuno può vedere tua sorella senza fremere, senza sentirsi toccare il cuore, disse lo sceicco. Se Abd-al-Kerim non l'ha dimenticata del tutto, ho la certezza che tornerà ad amarla.

--E credi tu che per questo sia salva? Il Sudan è tutto insorto e non dò un tallero di tutti gli Egiziani che hanno i pascià Hicks e Aladin. Il _Mahdi_ è troppo possente per venire schiacciato.

Tua sorella è forte, Notis, più forte di una delle nostre donne, anzi più forte di un beduino. Eppoi, non si uccide una donna bella come lo è lei. Sono sicuro che se i ribelli vincono gli Egiziani, la risparmieranno, forse per darla al _Mahdi_.

--Allora sarà perduta.

--Chi sa, potrebbe diventare una favorita e tu sai quanto sono possenti le favorite.

Notis curvò il capo sul petto e si immerse in dolorose meditazioni, dimenticando persino l'_almea_. Lo _sceicco_ si spinse innanzi collo sguardo fisso ora all'orizzonte e ora a terra dove vedevansi le traccie fresche della scorta, mettendosi a recitare i versetti del Corano.

Tutto il giorno la piccola carovana camminò ora al passo e ora al trotto, sempre dietro alle traccie che mantenevano una linea rigorosamente dritta in direzione di Quetêna, villaggio situato sulla riva destra del Bahr-el-Abiad.

Era quasi sera, quando lo _sceicco_ che si alzava di frequente sulla gobba del _mahari_, scorse in distanza un gruppo di cammelli montati da uomini armati. Riconobbe subito la scorta che conduceva Fathma.

--Alto là! diss'egli, alzando una mano verso i suoi uomini. Gli abbiamo raggiunti, Notis.

Il greco trasalì e si alzò in piedi sul collo del _mahari_. Egli potè distinguere i dieci egiziani e il loro caporale, che facevano corona a due cammelli portanti una specie di _angareb_ sul quale scorgevasi qualche cosa di bianco che il venticello della sera alzava e abbassava a capriccio.

--La vedi l'_almea_ gli chiese lo _sceicco_.

--Sì, rispose Notis che tremava per l'emozione. Essa è stesa su quell'angareb, forse malata.

--Probabilmente prostrata di forze, disse Fit Debbeud. Tanto meglio per noi; la faremo prigioniera senza che opponga resistenza.

--Dobbiamo seguirli o arrestarci qui?

--Se li seguiamo così possono scoprirci e allarmarsi: ci conviene lasciare qui i _mahari_ e seguirli a piedi. Non faremo tanta strada, lo vedrai, poichè le tenebre stanno per calare e tu sai che di notte, ora che il Sudan è sollevato a rivolta, nessuno si arrischia a viaggiare. Guarda che essi si dirigono verso quelle colline, probabilmente per accampare là presso.

Ad un suo comando i beduini smontarono e i cammelli vennero radunati in cerchio e legati gli uni cogli altri. Un uomo fu lasciato a guardia di loro e gli altri si misero in cammino rassentando i gruppi di bauinie, ora raddoppiando il passo e ora rallentandolo e nascondendosi quando qualcuno della scorta volgeva il capo indietro.

Dopo un'ora gli egiziani fecero alto su di una piccola elevazione del terreno, nelle vicinanze di un fiumicello che scaricasi nel Bahr-el-Abiad poche miglia, sotto Quetêna.

Alzarono le tende, accesero i fuochi della notte per allontanare le zanzare e le bestie feroci, condussero i cammelli a dissetarsi, poi si sedettero all'aperto aspettando il pasto. I beduini si arrestarono sdraiandosi fra le erbe.

--Che nessuno si muova finchè non lo comando, disse Notis.

Egli, in compagnia dello sceicco, strisciò fino ad una collina isolata e guardò attentamente all'ingiro.

Il paese era deserto e il luogo era propizio per tentare l'assalto dell'accampamento egiziano. Non si vedevano che gruppi di alberi e cespugli folti; non un _tugul_ che indicasse la presenza di qualche _baggàra_[1] o di qualche _maazi_[2]; nemmeno un _zeribak_ nel cui interno potesse celarsi qualche essere umano. Erano proprio soli, senza testimoni di sorta.

[1] Mandriano. [2] Caprajo.

--Possiamo marciare innanzi, disse Notis. Il primo colpo di fucile è destinato a quella sentinella che veglia ai piedi del rialzo e il secondo al caporale. Ucciso il comandante, gli egiziani si lascieranno scannare come montoni.

--Lascia fare a me, disse lo _sceicco_. Abbiamo dei _mahari_ e delle armi da guadagnare. Spicciamoci, padrone.

Scesero di corsa il pendìo, fecero levare i beduini e diedero il segnale di avanzare colla massima prudenza. Il loro progetto era di irrompere improvvisamente sull'accampamento, di circondare gli egiziani e di sgozzarli prima che potessero riaversi dalla sorpresa e dallo spavento.

I cinquecento passi che li separavano dall'accampamento li percorsero senza venire scoperti. Essi sostarono dietro ad una macchia colle armi in mano e gli occhi sanguinosamente fissi sui fuochi del campo.

--Dov'è Fathma? chiese lo _sceicco_ con un filo di voce.

--Sotto quella tenda là, rispose Notis. Attenzione!

Alzò il remington e mirò la sentinella che fumava col _scibouh_ appoggiata al tronco di un ambag. Una fragorosa detonazione ruppe il silenzio della notte accompagnata da un grido disperato.

--_Allàh-el-gader!_ (Dio possente!) esclamò la sentinella e cadde a terra con una palla in fronte.

--Avanti! tuonò lo _sceicco_ coll'_jatagan_ in mano.

I beduini si slanciarono innanzi come una banda di lupi affamati gettando urla selvagge e irruppero nell'accampamento colle lancie in resta.

Gli egiziani sorpresi dalla rapidità dell'assalto, non avevano avuto nemmeno il tempo di accorrere ai fucili legati in fascio. Sguainarono le daghe e cercarono di tener testa, ma sin dal primo urto quattro di essi caddero a terra passati da parte a parte.

Beduini ed egiziani si mescolarono azzuffandosi ferocemente, urlando ed urtandosi, menando disperatamente le mani, afferrandosi ed atterrandosi. Notis, incontratosi col caporale gli fece saltare le cervella, poi si gettò addosso alla tenda dove sapeva trovarsi Fathma. Proprio nell'istesso istante che vi giungeva vide dalla parte opposta uscire una bianca figura e fuggire a rompicollo giù per l'erta. La riconobbe subito.

--Aiuto! esclamò egli. Fathtma mi fugge!

Lo _sceicco_ e sei o sette beduini accorsero a lui, mentre gli altri finivano a colpi di _jatagan_ gli egiziani.

--Fermati, Fathma, intimò il greco rabbiosamente.

L'_almea_ non volse nemmeno il capo indietro e raddoppiò la corsa andando or qua e or là come fosse smarrita o cieca. Il greco in pochi salti le fu vicino.

--Ira di Dio, fermati Fathma! rantolò egli.

L'_almea_ si volse, fece un rapido movimento con una mano, traballò come percossa da una folgore, gettò uno straziante singulto e cadde di peso fra le erbe.

Il greco le si precipitò sopra, ma indietreggiò vivamente cogli occhi fuor dall'orbite, la faccia sconvolta, le mani nei capelli.

--Dio!... Dio!... urlò egli. È morta!...

L'_almea_ s'era trafitta il cuore con un colpo di pugnale!

FINE DELLA PARTE PRIMA

PARTE SECONDA

L'Insurrezione del Sudan

CAPITOLO I.--Omar

La mattina del 2 Ottobre 1883, vale a dire venti giorni dopo gli avvenimenti precedentemente narrati, una _darnas_ scendeva a vele spiegate la maestosa corrente del Bahr-el-Abiad in quel tratto che è compreso fra Mahawir al sud e Quetêna al nord.

Questa _darnas_ era una delle più grandi e delle più magnifiche barche che solcassero il Nilo, lungo oltre venti metri e larga otto, piatta, con due alberi, l'uno a prua e l'altro al centro, fatti di più pezzi e riuniti con rilegature di pelle di bue cucita fresca, sostenenti due vele latine altissime che si manovravano con un congegno primitivo di corde. Costrutta tutta in durissimo _sund_ dell'alto Nilo, tagliato in grossissime tavole, ricongiunte, anziché come tutte le barche in linea perpendicolare, in linea orizzontale, aveva la prua scolpita rozzamente a guisa di coccodrillo, un timone di dimensioni veramente gigantesche colla ribolla pure foggiata a coccodrillo e a poppa una grande e solida tettoia, una specie di _rekuba_, sulla quale salivasi con scale laterali.

Sul ponte gironzava una quindicina di barcaiuoli sennaresi, unti di fresco con burro o con grasso, quasi interamente nudi, alcuni affaccendati a tirar le corde, altri a far bollire il caffè sul cassone di legno che serve di fornello e altri ancora a disporre in buon ordine gli attrezzi di bordo.

A prua, seduti sulle murate, colle gambe penzolanti lungo il bordo, fumavano due uomini accuratamente ammantellati in candidi _taub_ infioccati.

Il primo di essi era un bel negro di mezzana statura, con muscoli sviluppatissimi che indicavano in lui una forza non comune, e una faccia maschia energica, con fronte alta, occhi nerissimi e grandi, naso dritto e profilato come i nubiani, una capigliatura nera e ondata anzichè crespa e la tinta della pelle cupa ma con riflessi rossigni.

Il secondo invece era alto, scarno, di colorito bruno occhi grandi ma stupidi, lineamenti insignificanti colle labbra, le palpebre e le sopracciglie tinte d'azzurro, le unghie delle mani tinte di zafferano e la pelle unta di grasso di cammello mescolato a zibetto che tramandava un profumo fortissimo.

Fumavano da un bel pezzo in silenzio, cogli occhi fissi sulle acque in mezzo alle quali nuotavano furiosamente enormi coccodrilli sollevando colle possenti loro code delle vere ondate, quando il bel negro chiese al compagno:

--Quanto ci manca ad arrivare a Quetèna?

--Una dozzina di miglia, Omar, rispose l'interrogato, nella cui pronuncia si capiva il sennarese. Ci arresteremo in quella cittadella?

--Puoi immaginartelo, Dàud. Visiteremo tutti i villaggi delle rive del Bahr-el-Abiad fino a Chartum.

--Speri di trovarla?

--Sempre, anzi più oggi che ieri. L'una e l'altro, te lo giuro, li scoprirò.

--È adunque molto bella questa donna che ha tanti amanti?

--Tanto bella da mettere il fuoco nelle vene del Profeta se potesse vederla per cinque soli minuti.

--E si chiama?

--Fathma.

--Bel nome! esclamò Dàud, E chi fu a portarla via?

--Dhafar pascià l'aveva fatta arrestare malgrado le proteste del mio padrone Abd-el-Kerim e del capitano Hassarn, ordinando che fosse condotta a Chartum sotto buona scorta, ma io dubito che vi sia giunta. Temo che Notis siasi slanciato sulle sue traccie e che l'abbia presa dopo di aver macellato gli egiziani che l'accompagnavano.

--Chi è questo Notis?

--Un greco che amava alla follìa Fathma e la sorella che amava invece alla follìa il mio padrone.

--Sicchè questo Notis e il tuo padrone erano rivali.

--Sicuro, e rivali accaniti.

--E la sorella del greco dove trovasi?

--Segue l'armata di Dhafar pascià, rispose Omar colla speranza che Abd-el-Kerim dimentichi Fathma e finisca coll'amare lei.

--E il tuo padrone invece?...

--La esecra, la odia, la disprezza. Non respira che per la sua Fathma.

--E tu adunque, Omar, vuoi trovare questa donna?

--Sì, bisogna che la trovi. Quando disertai giurai ad Abd-el-Kerim di ricondurla a Chartum sana e salva, corrompendo la scorta.

--Io sono sorpreso come non abbia disertato anche il tuo padrone.

--È custodito più rigorosamente di un prigioniero di guerra. Sei volte cercò di darsi alla fuga non fosse altro per non vedersi più innanzi la sorella del greco, ma fu sempre ripreso. La maledetta donna veglia dì e notte attentamente.

--Se questa donna è così terribile doveva torcerle il collo.

--Se fosse stato libero forse l'avrebbe uccisa, tanto egli la odia.

Omar si tacque e si mise a guardare le ubertose rive del Bahr-el-Abiad coperte di magnifiche camerope a ventaglio (_camerope umilis_) coronate alla sommità da magnifici ciuffi di trenta o quaranta foglie nel mezzo delle quali apparivano bellissimi fiori disposti a pennacchio e da foreste di _sannut_ e di bauinie, popolate da moltitudini di scimmie-leoni e di scimmie rubra che facevano un baccano del diavolo.

Dàud stette alcuni minuti al suo fianco, guardando invece i banchi di sabbia sui quali sonnecchiavano bande di mostruosi coccodrilli, finì di fumare il suo _scibouk_ e poi si diresse a poppa, prendendo la ribolla del timone.

Era già un'ora che la gran barca navigava lentamente, quando apparvero a un miglio di distanza sulla riva destra, un gruppo di _tugul_ e di casuccie di mattoni cotti al sole, dominato da un minareto che slanciavasi sottile e ardito verso il cielo.

--Ecco Quetêna, disse Dàud avvicinandosi a Omar.

--Governa dritto a quel piccolo seno che vedi laggiù, rispose il negro.

--E perchè non approdiamo dinanzi al villaggio?

--Non voglio che mi vedano sbarcare. Se il greco si trova a Quetêna potrebbe venire informato del mio arrivo e prendere il largo.

--Hai ragione, Omar, Olà! drizzate la prua a quel seno, gridò Dàud.

La barca s'accostò alla riva destra passando fra numerosi bassifondi semi nascosti da piante di loto galleggianti, e andò a gettar l'ancora nel luogo designato, in una insenatura contornata da grandi tamarindi che si curvavano graziosamente sulle acque.

--Odimi bene, Dàud, disse Omar, passandosi fra le pieghe della fascia un paio di pistole e un _jatagan_. Tu rimarrai qui colla tua barca, nè ti muoverai senza mio ordine. Passeranno due, tre, quattro o forse più giorni senza che io mi faccia vedere, ma non dartene pensiero, Servimi bene e io pagherò da principe te e i tuoi battellieri.

--Sono due anni che noi ci conosciamo e ciò basta. Mi offrissero mille talleri per noleggiare il mio naviglio, rifiuterò sempre. Se tu, poi avrai bisogno d'aiuti, vieni da me e metterò a tua disposizione i miei uomini e la mia scimitarra.

--Grazie, Dàud, disse il negro, commosso. Abd-el-Kerim ti sarà riconoscente.

Fece gettare una tavola fra la barca e la riva e discese a terra, tirandosi sugli occhi il cappuccio Dato uno sguardo al paese circostante che appariva deserto prese un sentiero che costeggiava il fiume, ombreggiato da una parte d'alti alberi e dall'altra d'alte canne e si diresse a rapidi passi verso Quetêna.

Man mano che si avanzava, il paese cangiava aspetto e si popolava come per incanto. Alle foreste si succedevano rigogliosi campi di _durah_, d'orzo e di miglio, in mezzo ai quali andavano e venivano bande di schiavi occupati alla raccolta o alla mietitura e che rompevano il silenzio con bizzarre e selvagge canzoni che si ripercuotevano sulle rive opposte del fiume, sempre coperte da boscaglie. Qua e là apparivano dei _tugul_ di paglia dalla cui sommità o dai fori laterali sfuggivano getti di fumo, e più lontano delle _zeribak_ occupate da mandrie di vacche. Di tratto in tratto piccole carovane si mostravano fra le piantagioni, alcune in riposo coi cammelli inginocchiati che sbadigliavan sotto i torbidi raggi solari e altre in movimento, accompagnate dal dolce tintinnìo dei campanelli appesi al collo o alla fronte degli animali.

Omar si diresse verso un _tugul_ sotto la cui _rekùba_ (tettoia) stava indolentemente sdraiato su di un _angareb_ un giovane sennarese che dall'aspetto pareva un barcaiuolo. Egli si sedette vicino a lui e dopo di avergli inviato, come è l'abitudine, il saluto, gli chiese:

--Sei di Quetêna?

--Sì, rispose il sennarese, senza muoversi. Omar estrasse un pugno di _parà_ e glieli gettò nella farda. Il sennarese lo guardò sorpreso, ma senza aprir bocca e li raccolse meccanicamente.

--Parla, disse semplicemente Omar. Hai veduto arrivare in Quetêna dei soldati egiziani, che conducevano una bella donna?

--No.

--Nemmeno dei beduini guidati da un greco?

--Dei beduini sì, portavano una donna che dalle vesti mi parve un'_almea_.

Omar fece un soprassalto sull'_angareb_, sbarrando tanto d'occhi.

--Non m'inganni tu? chiese egli con veemenza.

--A che pro? rispose il sennarese alzando le spalle.

--L'hai veduta coi tuoi occhi quest'_almea_?

--Sì, e mi parve assai bella, una specie d'urì del paradiso del Profeta.

--E tu dici che la portavano?

--Sì, la portavano su di un _angareb_ sostenuto da due _mahari_.

--Era ammalata forse? chiese Omar, che si sentì un brivido correre per le ossa.

--Mi si disse che era pericolosamente ferita.

--Come?.... Ferita mortalmente?.... Da chi?.... Quando?....

--Che ne so io! Non conosco gli uomini che la conducevano, nè so da dove venissero.

--I beduini erano guidati da un greco d'alta statura con barba nera e ispida?

--Sì, il greco era alto e barbuto, anzi lo scorsi mezz'ora fa seduto sulla riva del Bahr-el-Abiad a quattrocento passi da qui.

Omar saltò in piedi colla dritta sull'impugnatura dell'_jatagan_. Sul suo nero volto brillava una gioia selvaggia, feroce.

--Egli è a quattrocento passi di qui! esclamò egli afferrando per le spalle il sennarese e ficcando i suoi occhi in quelli di lui.

--Ti assicuro che lo vidi e scommetterei che vi è ancora.

--E l'_almea_ dove fu alloggiata?

--In una palazzina della riva sinistra ed è circondata da un palmeto.

--Grazie, giovanotto, grazie, ripetè Omar, gettandogli nella farda un nuovo pugno di _para_.

Uscì dalla _rekùba_ come un lampo, si calò il cappuccio fino al mento, e si slanciò sul sentiero avanzandosi a rapidi passi.

--Il greco è un uomo morto, mormorò egli. Lo getto nel Nilo a pasto dei coccodrilli e poi salvo Fathma. Non temere mio povero padrone, che Omar ritornerà a farti felice. Era da prevedersi che avrebbero assalita e distrutta la scorta per avere in loro mani l'_almea_, ma Omar vi punirà tutti, tutti!

Si gettò in mezzo ai canneti, procedendo a salti, sollevando bande di pernici, di pavoncelle, di cornacchie e di superbi fenicotteri che fuggivano gridando maledettamente, e giunse a trecento passi dai primi _tugul_ di Quetêna. Qui si arrestò di botto come fosse stato d'un colpo pietrificato.

A dieci metri di distanza, seduto su di una piccola rupe tagliata a picco sul Bahr-el-Abiad, aveva scorto un uomo avvolto in una ricca farda, colla faccia semi-coperta da una barba nera e ispida. Lo riconobbe subito; un tremito di collera agitò le sue membra e i suoi lineamenti.

--Notis! esclamò.

Lo fissò attentamente, trucemente, rattenendo il respiro. Il greco aveva gli occhi rivolti su di una bella abitazione, piantata sulla riva opposta del fiume e che specchiavasi nelle tranquille acque. Sulla cima di quella villetta ondeggiava la bandiera greca, e tutto all'intorno crescevano superbe palme e grandissimi tamarindi che deliziosamente ombreggiavano. Omar sussultò e spinse i suoi occhi verso le finestre riparate da leggiere persiane.

--Fathma è là! mormorò egli. Il cuore me lo dice e lo sguardo del greco fisso su quelle finestre mi assicura che il cuore non si inganna. Sta bene: ora a noi due, Notis.

Levò dalla cintura una pistola, l'armò silenziosamente, versò alcuni grani di polvere nello scodellino per essere più sicuro del colpo e l'alzò, mirando la testa del greco.

Gli faccio scoppiar il cranio, pensò il negro. Capitombolerà nel Nilo e i coccodrilli s'incaricheranno di far sparire il cadavere.

La canna dell'arma si era arrestata all'altezza della fronte di Notis; già stava per far partire la carica, quando udì sulla riva opposta un:

--Olà!

Abbassò la pistola, nel mentre che il greco saltava in piedi. Guardò e vide staccarsi dalla villetta una piccola barca montata da un beduino, il quale arrancando vigorosamente, fendè la corrente del Bahr-el-Abiad.

--Sei tu, Fit Debbeud? chiese Notis.

--E chi vuoi che sia? rispose lo sceicco.

--Fit Debbeud! mormorò Omar, Questo è il nome dei sceicco che rapì il mio padrone e che lo chiuse nei sotterranei di El-Gark. Che succede mai?

Si nascose meglio che potè fra le canne colla pistola sempre impugnata. Il beduino toccò la riva, si arrampicò sulla piccola rupe e baciò la mano che il greco gli porgeva.

--Finalmente! esclamò Notis, mandando un sospirone. Come vanno adunque le cose laggiù? Posso o non posso vederla e parlarle senza pericolo?

--Fathma è in piedi ed è completamente ristabilita, rispose lo sceicco sorridendo. La ferita si è cicatrizzata mercè le mie erbe miracolose e tu puoi parlarle d'amore senza che abbiamo a temere una ricaduta. Quella donna bisogna che sia di ferro per guarire da un colpo di pugnale così terribile.

Omar sentì le carni raggrinzarsi e sul volto correre grosse gocce di sudore. Guardò lo sceicco e il greco stupefatto.

--Guarita!... un colpo di pugnale!... balbettò egli. Cosa è successo mai? Che l'abbiano pugnalata per impadronirsi di lei? Ah! miserabili!...

--Sa che io sono qui? chiese Notis dopo qualche istante di silenzio.

--Non ti ha mai nominato ma deve saperlo. Non ha parlato altro che di Abd-el-Kerim.

Il greco fece un gesto d'impazienza e digrignò i denti come una jena.

Sempre quell'uomo esclamò con rabbia. Che non l'abbia a dimenticare mai adunque?

--Chissà, forse col tempo la ferita si rimarginerà.

--Non col tempo, io ho fretta di farla mia, capisci, Fit Debbeud. L'amo e sempre più furiosamente e voglio che lei mi ami.

--Tenta, forse vi riuscirai. E di Elenka sai nulla?

--Assolutamente nulla, Eppoi, in quale modo? Ho paura di non udir parlare più mai di lei, ora che trovasi giù nel Kordofan.

--E nemmeno del tuo rivale?

--Nemmeno.

--Vuoi recarti dall'_almea_?