La famiglia Bonifazio; racconto

Part 20

Chapter 201,491 wordsPublic domain

Fra il sonno e la veglia non si ricordava più dove fosse, e le tenebre della notte accrescevano la tremenda impressione. Era bagnato di sudore, e andava palpando il letto per raccapezzarsi. Alfine si rammentò tutte le divagazioni del giorno antecedente, il suo arrivo in casa del maestro, e il suo imminente duello con Andrea. I pensieri che lo assalivano erano così incalzanti e affannosi che non gli fu possibile di dormire.

Gli pareva che il sangue gli bollisse nelle vene, gettava le coperte che lo soffocavano, si rivoltava nel letto che gli riusciva spinoso.

Soltanto all'alba riprese un po' di sonno, oppresso dalla stanchezza.

Il maestro inquieto sulla sorte di Metilde si alzò molto per tempo e corse alla villa per sapere se c'era qualche notizia. Nessuno aveva udito parlare di nulla. Il maestro confidò a Pasquale l'arrivo di Silvio, e lo pregò che alla prima notizia gli mandasse un pronto avviso, e che intanto gli portasse il baule, affinchè il suo ospite potesse cambiarsi.

Così Silvio si rimise in assetto, e appena fu in ordine, voleva ripartire, alla ricerca della moglie smarrita, ma il maestro gli fece osservare che era inutile fare delle ricerche senza nessun dato positivo, senza sapere da qual parte rivolgere i passi. Per semplice precauzione aveva mandato un uomo fido ad orecchiare lungo il fiume, ed in città; e aspettavano ansiosamente la distribuzione dei giornali locali per vedere se la cronaca cittadina avesse raccolto qualche sinistro accidente.

Solo verso le dieci si vide da lontano Pasquale che correva in direzione della casa del maestro e si pensò subito che ci doveva essere qualche notizia. E infatti egli portava una lettera all'indirizzo di Silvio, giunta in quel momento alla villa col messo postale.

Silvio lacerò rapidamente la busta con mano nervosa, e con indicibile apprensione. Era il suocero che gli scriveva, annunziandogli che Metilde era giunta felicemente in Venezia; ed era ritornata in famiglia, dopo tante amarezze, col fermo proponimento di non vedere mai più suo marito. S'era accorta da molto tempo della tresca infame di lui, ma le mancava il coraggio di abbandonarlo. Le maledizioni, e gl'insulti aggiunti alla sua pessima condotta, e specialmente l'ultima scena scandalosa la spinsero a mandare ad esecuzione il suo divisamento. I genitori la approvavano pienamente, e in quello stesso giorno il suocero avrebbe presentato al Tribunale la domanda di separazione, facendo valere il diritto della sposa agli alimenti, secondo la clausola del contratto di nozze.

--Altro che annegata!... e quella maledetta lavandaia di Treviso che m'aveva fatto credere di averla veduta!...

--Non conosci ancora certe donne! gli disse il maestro, non sai che si divertono a mandare i mariti a spasso, e a tenerli lontani dalle mogli, pensando di giovare al proprio sesso, è una vera camorra. La lavandaia si è burlata di te, che dovevi essere abbastanza ridicolo colla tua ingenuità!....

--Riconosco d'essere stato un asino!...

--Siamo sempre d'accordo, gli rispose il maestro, non parliamone più. Adesso devi pensare agli affari, a guadagnare gli alimenti per la moglie, come li esige il suocero avvocato.

--Per mia moglie, osservò Silvio, gli alimenti saranno magri!... e a me non resterà più un soldo per vivere!

--Nè una donna da amare!... soggiunse il maestro.

--Non importa.... domani posso esser morto! osservò Silvio. Vado subito a Treviso a trovarmi i testimoni, e si deciderà la mia sorte, e quella d'Andrea.

Prima di uscire svelò il segreto al maestro Zecchini, il quale alzando le spalle gli rispose:

--Sei matto, non ti mancherebbe altro!... e poi che testimoni d'Egitto! credi tu che quel mascalzone d'Andrea sappia nulla di duelli e di testimoni; egli la intenderà alla sua maniera, come i villani, ti condurrà sul terreno per finirla a pugni e a coltellate; e ti ammazzerà come un cane dietro un albero!

--Oh! questo poi no!...

--Lasciami fare, vado io a terminare ogni questione....

--No, no, no, le cose non si devono fare a questo modo, egli crederebbe che abbia paura di lui.... io intendo di mandargli i miei testimoni che gl'insegneranno le cose a dovere. Conosco un ufficiale dell'esercito, e penso d'indirizzarmi a lui....

--Il testimonio lo voglio far io!... disse il maestro con fermezza, e mi pare di averne il diritto. Figurarsi se posso permettere che due matti facciano un altro scandalo, e accrescano gli strazii di quella povera Maria con un delitto!... Vado subito alla villa, aspettami qui, che fra non molto sarò di ritorno.

Silvio sperava che il maestro s'ingannasse, aveva proprio voglia di trascinare l'avversario sul terreno; si sentiva ben disposto tanto ad ucciderlo che a morire, e attendeva con impazienza il suo destino.

Ma il maestro aveva ragione. Andrea ignorava tutte le leggi cavalleresche, credeva di fare un duello in famiglia, senza tante cerimonie; e forse era anche vero quello che aveva detto Zecchini: avrebbe voluto giuocare di coltello, e ammazzare l'avversario a tradimento.

Il maestro Zecchini non tardò a persuadere Andrea Pigna che aveva torto, e che per rispetto verso la moglie doveva rinunziare ad una vile vendetta. Maria vedendo il marito fremente pregò il maestro che persuadesse anche Silvio di lasciare il paese.... e per sempre.

Non era possibile fare altrimenti, per la pace di tutti, e per l'onore di Maria.

Silvio rilasciò al maestro Zecchini una procura illimitata per compiere totalmente le divisioni di famiglia, liquidare tutti i conti, e presentarne i risultati all'avvocato Ruggeri, e fissare la parte alla quale aveva diritto sua moglie.

E venne stabilito il giorno seguente per la partenza di Silvio per Roma.

--Ma hai pensato seriamente a quello che fai? gli chiese il maestro, guarda bene di non commettere delle nuove corbellerie, ne hai già fatte anche troppe!... devi pensare sul serio a guadagnarti il pane!...

--Perdio! rispose Silvio, vuoi che a Roma io muoia di fame?...

--Il giornalismo non è per tutti.... che cosa farai se non riesci?... sarai uno spostato!...

--Farò il cuoco!--disse il giovane in aria burlesca--e sarò debitore a mia moglie di questo ripiego. Essa non ha mai voluto saperne di occuparsi del nostro pranzo; ci ho dovuto pensare io, così ho imparato l'arte, e la metto da parte, come dice il proverbio.

--Piccola differenza!... farai il giornalista.... od il cuoco?...

--Idealismo e positivismo, politica e cucina paiono cose tanto disparate, eppure si avvicendano continuamente; il pensare mette in appetito, il mangiare modifica le idee; chi mangia bene fa una politica da egoista, chi mangia male una politica rivoltosa e rivoltante. Discutere gli affari di Stato e la minuta del pranzo sono due fatti positivi dai quali dipende sovente la pubblica moralità. Mangiare e sognare, illudersi sempre! ecco in che cosa consiste la commedia della vita!...

Il maestro non capiva niente a queste elocubrazioni, e rideva per amor proprio soddisfatto.

Venuta la sera, Silvio fece una passeggiata solitaria intorno la villa paterna; diede l'ultimo addio a quella casa, a quegli alberi, a quelle memorie, a quella pace.

Al mattino seguente il maestro Zecchini prese a nolo una vettura e accompagnò alla stazione l'amico che partiva.

Passando per l'ultima volta davanti al cancello della villa, Silvio mandò un profondo sospiro, e asciugandosi una lagrima disse al maestro:

--Potevo essere completamente felice in quella dimora deliziosa, e vivere giorni sereni e tranquilli con quella donna semplice e sublime.... ed ho tutto perduto!...

Il maestro ruppe in una sghignazzata satanica, che faceva il più strano contrasto coi sentimenti melanconici espressi da Silvio, il quale rimase tristamente sorpreso, e gli domandò perchè ridesse a quel modo.

--Ti domando scusa, mille volte scusa, si affrettò a rispondergli il maestro; non ho mai saputo frenare il mio maledetto carattere, nè la mia maniera di pensare. Che vuoi!... ascoltando i tuoi lamenti mi è venuto in mente un antico proverbio che dice: «l'asino non conosce la coda, che dopo di averla perduta.»

Silvio si sentì umiliato da quella verità, ma era una verità; ed abbassò il capo, e non trovò una sola parola da rispondere.

Continuarono la strada in silenzio. Giunti alla stazione si abbracciarono commossi, e Silvio partì per Roma.

FINE.

DELLO STESSO AUTORE:

_Il Proscritto_ (1853). 2.ª ediz. (Milano, Rechiedei, 1870).

_Le donne hanno ragione_ (Milano, Redaelli).

_La vita campestre_ (Rechiedei, 1870), 2.ª edizione.

_Bozzetti morali ed economici_ (Treviso, Zoppelli, 1868).

_Ricordi d'un Eremita_ (Milano, Rechiedei, 1870-74).

_Ricordo di Treviso_ (Treviso, Zoppelli, 1874).

_Le Cronache del Villaggio_ (Milano, Rechiedei, 1872).

_Il Bacio della contessa Savina_ (Treves, 1875). 3.ª ed. L. 1 --

_Villa Ortensia_ (Treves, 1876) L. 3 --

_Novità dell'industria applicata alla Vita domestica_ (Treves, 1879). 2.ª edizione L. 3 --

_Il Roccolo di Sant'Alipio_ (Treves, 1881) L. 3 50

_Sotto i Ligustri_, novelle, reminiscenze dell'esilio e impressioni rurali (Treves, 1881) L. 3 50

_Il Convento_ (Treves, 1883). 2.ª edizione L. -- 50

_Il Dolce far niente_ (Treves, 1884). 2.ª edizione L. 3 50

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (fruscio-fruscìo, nostalgia-nostalgìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):

95--subisce la dura tirannide [tirrannide] 162--scelti nelle sale di Guggenheim [Guggenhein] 198--e con vera abnegazione [annegazione] 254--sdrucciolava giù per [per per] la gola 342--Metilde e Andrea furono malcontenti [malcoltenti] 372--andò a picchiare addirittura [addiritura]