La espressione dei sentimenti dei nostri volatili domestici
Part 3
L'atto del coito nelle anatre è pure preceduto da mille affettuose carezze che si sogliono prodigare maschio e femmina e quando gli individui dispongono d'una vasca d'acqua quell'atto si compie sempre là dentro, astrazione fatta delle anatre muschiate che, non essendo estremamente proclive a tuffarsi nell'acqua come le loro congeneri, si fecondano anche fuori di quell'elemento.
L'anatra del Labrador non è meno espressiva della muschiata nelle sue manifestazioni materne, e come questa, è pure covatrice assidua e madre eccellente: non così l'anatra di Rouen e nemmeno l'altra di Pechino che in generale sono meno espressive della muschiata e della Labrador.
L'oca in generale è più garrula dell'anatra, ma è forse meno espressiva: epperò l'oca d'Egitto è insuperabile come madre ed è essenzialmente da menzionarsi per la sua fedeltà coniugale e per gli atti di coraggio che mette in evidenza quando ha prole da guidare: essa si avventa risolutamente anche all'uomo senza punto temerlo.
Quando papà Dante pensò all'amore che muove il mondo, non escluse sicuramente i nostri pennuti del cortile dall'obbedienza alle leggi d'amore: noi vi abbiamo dimostrato che questi nostri bipedi nascono, crescono e muoiono per l'amore, e speriamo con ciò di aver colpito nel segno.
=Fisiologia della collera.= — Come si manifestano le sensazioni della collera, del furore, lo abbiamo già accennato nella esposizione sommaria dei tre principi del Darwin: il nostro compito si restringe ora a mettere in evidenza, mediante cenni descrittivi, le cause che promuovono la collera nelle specie avine, nonchè gli atti ai quali queste si abbandonano allorchè subiscono l'influenza della stessa.
In nessuna specie avina l'odio pel suo simile è tanto accentuato come nel gallo, mentre che lo stesso non odia affatto gli altri pennuti del cortile: così il più feroce gallo vive in buona intelligenza colle oche, colle anatre, col tacchino, colle faraone, ecc., ma non tollera la compagnia d'un suo simile.
L'uomo, avido sempre di emozioni brutali, ha messo a profitto la ferocia accanita con cui si attaccano a morte quei fieri pennuti, creando i combattimenti dei galli, ma come se ciò non bastasse, ha fabbricato anche apposite razze di combattimento selezionando gli individui non solo a norma dei loro speciali requisiti fisici, ma anche in base al loro carattere feroce, crudele. Egli è evidente che, con siffatta selezione, i campioni che allietano quei barbari spettacoli debbono rappresentare il _non plus ultra_ della malvagità, della crudeltà, della ferocia.
I greci emersero in questo genere di sport ed i romani furono loro degni imitatori: Columella, Plinio ed altri ne parlano e pare che Rodi aveva il primato in siffatti spettacoli. Sino alla fine del secolo scorso, in Inghilterra le arene dei galli erano frequentate dalla corte e perciò gli spettacoli erano solenni e sfarzosi: tanta depravazione di gentilezza d'animo trovò eco in Francia e nella Spagna.
Attualmente continuano a darsi spettacoli del genere a Londra, a Parigi, a Madrid, ma gli stessi non hanno veste ufficiale e sono segretamente tollerati dalle autorità; ma a quanto sappiamo il pubblico che frequenta queste piccole arene è composto di un elemento ove la crapula, il vizio e la demoralizzazione hanno il sopravvento.
Difatti ivi si tengono scommesse, si quotano i galli, ecc., scommesse che hanno il loro riscontro nelle corse dei cavalli. Alle isole Filippine, alle isole della Sonda, a Giava, in Cina, ecc., i combattimenti dei galli sono sempre in gran voga come lo erano in Inghilterra nello scorso secolo: non vi è indigeno che non allevi galli da combattimento, non vi è indigeno che non frequenti le arene dei galli: anche colà le scommesse sono all'ordine del giorno ed un nostro amico, capitano di marina mercantile, ci diceva, non ha guari, di aver visto varie persone a Giava ridotte nella più desolante miseria; alla sua domanda: «come ha fatto Tizio a rovinarsi» gli si rispondeva: «si è rovinato coi galli». Da noi si risponderebbe: si è rovinato al lotto, si è rovinato al giuoco, si è rovinato colle belle donnine, ecc., ma certamente non si troverebbe nessun bell'umore rovinato coi galli.
Il colombo non nutre certamente l'odio spietato per i suoi simili come il gallo, ma, astrazione fatta forse del fagiano, si può impunemente classificarlo subito dopo il pollo nella scala dell'odio, della gelosia e della collera degli animali da cortile. Vi sono razze di colombi che riesce impossibile di tenere nelle grandi colombaie a causa della loro malvagità: le stesse disturbano quelli intenti a covare e fanno perciò rompere le uova nei nidi, non di rado fanno perire i piccioni schiacciandoli o assalendoli a colpi di becco; egli è necessario che siffatto canagliume venga isolato dalle grandi colombaie. I colombi corrier pare che abbiano il primato nell'odio per i loro simili: noi per propria esperienza troviamo nel colombo romano il più perverso, il più feroce rappresentante dell'odio — se si volessero selezionare i più cattivi, siamo sicuri che in pochi anni avremmo una razza di colombi combattenti che potrebbero andare a rovinare in finanze gli indigeni di Giava. I colombi romani vanno tenuti in poche coppie in colombaie vaste ove non sianvi che pochi posatoi lungo i muri e fatti in modo che vi si possa collocare un sol colombo: i nidi che non siano mai scoperti sul davanti e fatti in modo che il colombo che cova non sia visto da fuori.
È pure consigliabile la colombaia aperta poichè i colombi staranno spesso fuori e nel colombaio vi sarà perciò sempre più tranquillità: nella nostra colombaia che è rappresentata da una stanza quadrata di 4 metri per lato vi teniamo solamente 3 coppie che possono uscire per la finestra che è sempre spalancata — per costringere i colombi a non poltrire nella loro abitazione, e per vieppiù tenerli divisi, non mettiamo l'acqua nella stanza: con siffatta pratica quei furibondi sono costretti ad uscire per abbeverarsi ed hanno conseguentemente meno occasione di trovarsi tutti riuniti nella loro colombaia.
Il tacchino, il pavone, la gallina di Faraone, l'oca e l'anatra, non hanno innato l'odio per i loro simili al punto dei galli, dei colombi, e fagiani, ecc., poichè concentrano tutte le loro ire, la loro gelosia sulle altre specie del cortile: così questi vigliacchi, consci della loro supremazia su d'un'altra specie, la tengono a bada mentre che l'evitano vigliaccamente quando ne conoscono la maggiore forza.
Il più odioso di questi pennuti è certamente il pavone poichè sa fingere, sa nascondere i suoi tristi piani e metterli poi improvvisamente in esecuzione, e guai allora: le sue beccate sono rare ma mirano al segno. Abbiamo costantemente osservato nei nostri pavoni l'atto vigliacco di accostarsi indifferentemente al pollo, quindi ripiegare indietro il collo a forma di S e dopo una breve pausa stenderlo improvvisamente e colpire nell'occhio: un bel gallo Langshan ed un povero galletto Bantam, perdettero ciascuno un occhio in questo giuochetto del pavone. Nel compiere quell'atto vilissimo, il pavone mostra sempre il più ributtante cinismo: la povera vittima manda un acuto grido di dolore, ma il pavone non si dà la minima briga di inseguirlo, di guardarlo. Da quanto abbiamo accennato sul conto del pavone risulta che lo stesso va tenuto nei vastissimi cortili, nei parchi, ecc., poichè il suo contatto troppo immediato coi polli, che si verifica negli spazi ristretti, lo spinge più facilmente alle sue cattive azioni.
Il tacchino maltratta i suoi compagni del cortile, ma i suoi atti sono per lo più ispirati sempre ai piaceri venerei piuttosto che alla malvagità innata del pavone.
Buona, docile e soddisfatta si trova l'anatra in mezzo a tutti i pennuti del cortile: non così l'oca che eccede per la sua malvagità. Ed in fatto di malvagità ha il primato in particolar modo l'oca d'Egitto: l'occhio piccolo e giallastro, circondato da un disco di piume nere, contribuisce a mettere in evidenza il carattere malvagio di questo interessante Lamellirostro.
Niente di più perverso dell'oca d'Egitto, che si compiace di regnare sovrana nel pollaio tenendo a bada tutti i polli, i tacchini e finanche le perfide galline di faraone, insomma quest'oca è un vero camorrista egiziano; però, purchè il pollaio sia un po' vasto, l'oca d'Egitto tollera la presenza dei polli tenendoli a rispettosa distanza, ma si commetterebbe un'imprudenza di volervi unire anche delle anitre per le quali ha il più profondo disprezzo di questo mondo. Succede spesso che nel gennaio, all'epoca della prima deposizione, l'oca non vi si mostra disposta ed è perciò contraria alle carezze del marito — guai! il furore il più cieco invade il maschio acceso di libidine, ed allora la povera moglie, in compenso del suo ostinato pudore, riceve solenni beccate sulla testa al punto da restarne totalmente pelata — la povera moglie si nasconde come meglio può e, se il parco abbonda di cespugli, potrà sottrarsi alle ire del marito libidinoso.
NOTE:
[1] Carlo Darwin — «La espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali.» (Versione italiana di Giovanni Canestrini).
[2] Ecco come il Darwin pone questo suo principio: «In date condizioni dell'animo, per rispondere o per soddisfare a date sensazioni, a dati desiderii, ecc... certe azioni complesse sono d'una utilità diretta o indiretta; e tutte le volte che si rinnovella il medesimo stato di spirito, sia pure a un debole grado, la forza dell'abitudine e dell'associazione tende a produrre gli stessi movimenti, benchè d'uso veruno. Può nascere che atti ordinariamente associati per l'abitudine a certi stati di animo sieno in parte repressi dalla volontà; in tali casi, i muscoli sopratutto quei meno soggetti alla diretta influenza della volontà, possono tuttavia contrarsi e produrre movimenti che ci paiono espressivi. Altra volta per reprimere un movimento abituale, altri leggieri movimenti si compiono, e pur essi sono espressivi.
[3] «Certe condizioni dell'animo, come abbiamo veduto nell'associazione delle abitudini utili, dànno luogo a certi movimenti abituali, che in origine furono realmente utili, e possono esserlo ancora; quando poi si produce uno stato d'animo affatto inverso, si manifesta una tendenza energica ed involontaria a movimenti inversi del pari, abbenchè non siano mai stati di utilità veruna.»
È questo il concetto esposto dal Darwin epperò il principio dell'antitesi trova molti oppositori nello stesso campo dei darwinisti che lo trovano artefatto, inutile. I fenomeni di espressione possono spiegarsi ampiamente col 1º e col 3º principio del Darwin; tale è almeno l'opinione del Canestrini che in una sua nota dice: «Resta sempre indiscutibile il merito del Darwin di aver rilevato ed illustrato il fatto che sotto l'impero di contrari impulsi della volontà si compiono spesso atti di natura contraria.»
[4] Riepilogo. — (DARWIN. _Espressione dei sentimenti_ — traduz. italiana per G. Canestrini). — La fluttuante irradiazione della forza nervosa delle cellule che han ricevuta la prima impressione, — la lunga abitudine d'una lotta penosamente sostenuta per isfuggire alla causa del dolore, — e finalmente la coscienza che l'azione muscolare è un sollievo, — questi tre elementi probabilmente concorsero a produrre la tendenza ai movimenti violenti, quasi convulsivi, provocati da un violento dolore fin negli organi della voce e che ne sono (è universale il consenso) la più perfetta manifestazione espressiva.
[5] CARLO DARWIN. _La espressione dei sentimenti_ — traduz. italiana di G. Canestrini. — «Tutti questi sintomi del furore sono probabilmente dovuti in gran parte all'azione diretta del sensorio eccitato; taluni sembrano eziandio dipendere in modo esclusivo da quest'ultima causa. Tuttavia gli animali di ogni specie, e prima d'essi i loro progenitori, risposero alle minacce o all'attacco del nemico impiegando ogni loro energia per combattere e difendersi. Se un animale non si mette così in istato di piombar sul nemico, se non ne ha l'intenzione, o per lo meno il desiderio, non può dirsi, in verità, che sia furioso. Gli è così che un'abitudine ereditaria di sforzo muscolare ha dovuto associarsi al furore, e quest'abitudine agisce direttamente od indirettamente su parecchi organi, quasi nella stessa maniera con cui agisce un gran dolore fisico.»
[6] Loco citato — «La pelle impallidisce ed il sudore gronda. Le secrezioni del canale alimentare e dei reni sono aumentate, e, in seguito al rilassamento dei muscoli sfinteri, involontariamente espulse.»
[7] C. DARWIN. — _La espressione dei sentimenti_ — traduzione italiana di G. Canestrini. — «Egli è possibile che l'emissione dei suoni vocali non sia stata in principio che una involontaria ed inutile conseguenza della contrazione dei muscoli toracici e laringei, provocata dal dolore o dalla paura. Nullameno è un fatto che presentemente molti animali fanno uso della voce con iscopi ragionati e diversi, ed anche in alcune circostanze nelle quali sembra che l'abitudine abbia la prima parte. Gli animali che vivono in truppe o nei quali la voce costituisce un mezzo di reciproca comunicazione frequentemente impiegato, ne fanno uso in qualunque occasione, più volentieri di quelli che hanno differenti costumi. In virtù del principio di associazione, la voce, impiegata dapprima siccome un utile soccorso in diverse circostanze che eccitano nell'animale impressioni di piacere, di dolore, di rabbia, ecc., divenne più tardi di uso abituale, tutte le volte che queste stesse sensazioni od emozioni si sono riprodotte, sia ad un grado minore, sia in condizioni interamente diverse.»
«Presso un gran numero di specie, durante la stagione degli amori, i sessi si chiamano continuamente l'un l'altro; nè avviene di rado che il maschio cerchi anche di allettare o di eccitare la femmina. Pertanto sembra essere stato questo il primitivo uso della voce e l'origine del suo sviluppo; l'impiego degli organi vocali sarebbe dunque stato sul principio associato al preludio del piacere più vivo che l'individuo sappia sentire.»
«Negli animali, si può perfettamente comprendere che i maschi usino la voce per piacere alle femmine e che trovino pur essi diletto nei loro esercizi di musica; ma, sino al presente è impossibile spiegare perchè producano certi suoni determinati, e donde venga la soddisfazione che ne ritraggono.»
[8] «La erezione delle appendici cutanee è un atto riflesso, indipendente dalla volontà; quando esso si produce sotto l'influenza della collera o del terrore, bisogna considerarlo, non come un'attitudine acquistata per raggiungere qualche scopo, ma come un risultato collegato, almeno in gran parte, con un'affezione del sensorio. D'altra parte, moltissimi esempi tratti dalle classi più varie ci dimostrarono che l'erezione dei peli o delle penne è quasi sempre accompagnata da movimenti volontari diversi.»
Opere complete di TEODORO PASCAL
1. =Le razze della gallina domestica=. Monografia esauriente delle principali razze. Ediz. S. T. E. N. L. 3,50
2. =Anatre ed Oche da prodotto=. Classificazione ed origine. Allevamento e sfruttamento. Ediz. S. T. E. N. » 4, —
3. =Colombi commestibili e sportivi=. Origine. Riproduzione. Abitazione. Nutrizione. Malattie. — Razze commestibili e razze sportive. Ediz. Battiato » 3,50
4. =Faggiani, tacchini, faraone, pavoni, anatre, oche, cigni=. Razze ed allevamento. 2ª. edizione rifatta. Ediz. Battiato » 2,50
5. =Importanza e risultati degli incrociamenti in avicoltura=. Ediz. Battiato » 0,50
6. =Le livree dei nostri volatili domestici in rapporto allo sport, alla produttività ed alla rusticità=. Ediz. Battiato » 0,50
7. =Le esigenze della gallina considerate in rapporto alle sue speciali caratteristiche di razza=. Ediz. Battiato » 0,50
8. =Il Mendelismo in rapporto all'Avicoltura=. Ediz. Battiato » 0,50
9. =La espressione dei sentimenti dei nostri volatili domestici=. Ediz. Battiato » 0,50
10. =Manuale teorico pratico d'Avicultura= _2ª edizione_. Ediz. Battiato » 2,50
Per ricevere franco a domicilio i superiori libri basta solo indicare il numero d'ordine inviando vaglia del relativo importo all'editore F. BATTIATO — =Catania=.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.