La espressione dei sentimenti dei nostri volatili domestici
Part 2
A nessun poeta sarà mai venuto in mente di cantare gli amori di un gallo; eppure quanta poesia, quanta felicità coniugale abbiamo da ammirare nei rapporti amorosi fra il gallo e la gallina. Il gallo, degno seguace dei principi di Maometto, vive in poligamia, ma un miglior marito, un miglior padre non lo troverete forse in tutto l'impero dei seguaci di Maometto. Ammiratelo il fiero gallo in mezzo alle sue galline; egli cerca disperatamente, raspando la terra e beccando fra le erbette, un ninnolo, un'inezia per le sue amate odalische; ad ogni momento le chiama a sè amorosamente e lor dice dolcemente: venite, servitevi, care le mie gallinelle, vi ho trovato un boccone di paradiso... un verme; muovetevi, agitatevi, correte da quest'altra parte, vi offro qualche cosa di più delicato, una lumachina; piano, eccone un'altra, ancora un'altra, beccate, mangiate, poichè godo della vostra felicità. E realmente questo è il linguaggio del premuroso gallo, poichè all'osservatore che contemplerà un simile quadro non isfuggirà che in questa bisogna il gallo usa continuamente dei suoi mezzi vocali emettendoli in tutte le cadenze e tonalità, dando loro una vera espressione la espressione dell'amore per le sue amate compagne.
Le galline accorrono compiacenti a quel premuroso invito ed il gallo le ammira con sguardo soddisfatto, altro non domandando che la fedeltà coniugale per ricompensa. Difatti egli non tollera la presenza d'un rivale in casa sua, mentre che invece è premuroso verso gli eunuchi del cortile, i capponi: egli la pensa da vero sultano, padrone assoluto del suo harem.
La gallina è affezionata al suo caro marito, ma, poveretta, il proverbio: «l'occasione fa il ladro» trova nel suo caso la più facile applicazione; e perciò quella infedele accetta volentieri la corte di un altro gallo. In tal caso essa è conscia della sua mala azione, e, quasi pentita e confusa per la vergogna, ritorna al marito fuggendo dal seduttore.
Il gallo, voi lo sapete, non ingrassa mai, e ciò è più che naturale.... egli si strugge d'amore: il poverino non mangia molto e domanda all'amore, allo sfogo della sua passione, il suo sostentamento.
Ma se di dolore non si muore, come osserva Beppe Giusti, gli è che quel simpaticone intendeva parlare dell'uomo, poichè se egli avesse parlato dei nostri galli ben altrimenti si sarebbe espresso.
Provatevi a mettere due galli assieme a poche galline, e vedrete che il più forte terrà a bada il più debole, proibendogli assolutamente le carezze alle galline. Quel povero sfortunato in amore, nei più dei casi, non tarderà a soccombere di dolore negli strazi d'un amore svanito.
Tuttavia, siccome ogni regola conta le sue eccezioni, così talvolta osservasi un'alleanza fra due galli, un'alleanza che mira all'unione delle galline con ambedue i galli. In tal caso non di rado si osserva però una simpatia speciale di talune galline per un gallo piuttosto che per l'altro, ed allora formansi due famiglie divise: questo sembrerà strano, ma l'esperienza lo dimostra.
Queste alleanze si verificano costantemente nella razza Bantam ed in particolar modo nella varietà Sebright. Sarà difatti noto a tutti gli avicoltori che questa graziosa razza inglese offre il vantaggio di potere unire sempre diversi galli, magari con un numero inferiore di galline, senza punto temere che quei compiacenti mariti abbiano a rompersi reciprocamente le corna per la gelosia. Questa scambievole tolleranza bisogna ricercarla nel fatto che, nella razza Bantam Sebright, il gallo feconda male la gallina, anzi alcuni di questi impotenti riescono addirittura sterili. Un cotal fenomeno è d'altronde difficile anzi difficilissimo a riscontrarsi nelle altre razze.
I compiacenti galli Sebright, consci della loro debolezza, cercano d'aiutarsi a vicenda per perpetuare la loro discendenza, e, ligi alle teorie darwiniane, cercano in un'alleanza a base di compiacenza il modo di risolvere in comune ciò che uno solo difficilmente potrebbe conseguire. Questi piccoli filosofi conoscono bene il motto: «l'unione fa la forza.»
A proposito di simpatia, ne volete sentire una bella? Eccovela: lo scrivente ebbe l'occasione di mettere assieme due galli polverara con cinque galline: ebbene, il credereste? nessuna di queste ultime correva mai alle chiamate premurose di un gallo, mentre che l'altro era un tesoro, l'idolo di tutte. Come spiegarsi cotal fatto? Dietro indagini eseguite sullo aspetto esterno dell'animale tanto abborrito, ci venne fatto di osservare che i cornetti di questo disgraziato erano eccezionalmente sviluppati in paragone del gallo favorito.... Al cortese lettore i commenti ed ai fautori della selezione le modifiche da apportare a quella escrescenza caruncolosa della razza polverara onde renderla meno sfortunata in amore.
Ma se la gelosia del gallo è potente verso i suoi rivali, la stessa, è più potente ancora fra le galline, tanto che talvolta riesce impossibile di mettere di botto una gallina nuova arrivata in un branco. Le feroci comari le si avventano contro furiosamente beccandola sul capo al punto di denudarle magari il cranio. Forse, così praticando, quelle spietate intendono di renderla antipatica al loro legittimo marito. Il gallo ordinariamente, vede di buon occhio la nuova venuta e subito le fa richiesta di matrimonio; la poverina vorrebbe accettare, ma uno sguardo fugace dato alle comari la persuade che val meglio di rinunziarvi provvisoriamente. Poveretta, essa non sa più a qual santo votarsi, ma finalmente cede.... perchè non sa dire di no, e, vittima dell'amore, aspetta giustizia sommaria delle sue rivali. Queste spietate, le rinfacciano la sua audacia a colpi di becco, ma dopo un po' di tempo finiscono per persuadersi che il loro sultano è padrone della nuova favorita, e che bisogna rispettarla.
Ed ora ci resterebbe a parlare dell'amore dei capponi — amico lettore, leggete Costantinopoli di De Amicis, e vi convincerete che l'amore di questi sventurati è l'amore degli eunuchi del Serraglio che egli ha saputo descrivere con una pietà che vi spezza il cuore: quelle pagine vergate da quella penna di oro, vi potranno benissimo anche ricordare i vostri poveri capponi. Pare strano ed incredibile, ma le galline hanno una tenerezza speciale per i capponi: bisogna proprio ammettere che la compassione ne sia il movente. Però talune galline, quelle di costumi corrotti, si beffano di quei poveri disgraziati, oltraggiandoli colle loro ironiche seduzioni. Poveri sventurati! e pensare che siete tanto buoni.... lessati.
La febbre amorosa che strugge il gallo si manifesta nel suo canto, il canto d'amore: quanta melodia, quanto impeto di passione amorosa sgorga da quel suono vibrato e sonoro! Di notte verso le due, il gallo intuona il suo primo canto d'amore del giorno che sorge, per ricordare alle sue odalische che egli è sempre vivo, sempre pronto ai loro ordini, che egli è infine sempre il sovrano, il padrone dello harem.
Non così si può dire della gallina. Questa non intuona il canto d'amore, tuttavia talvolta canta anche la gallina. Simili soggetti vengono considerati dal volgo come ermafroditi. Ma se alla gallina fa difetto il canto d'amore, essa ha un canto speciale per esprimere il suo amor materno. E giacchè ci siamo, tocchiamo gli argomenti sublimi: l'amor paterno, materno e fraterno: innalziamoci dunque nelle alte sfere del sentimento.
È il gallo un buon padre? Sicuro: anzi la sua bontà è talvolta infinita. Date uno sguardo al cortile, ammirate la chioccia che guida la sua nidiata; il gallo guarda quel quadro gentile con viva compiacenza pensando che tutta quella società di marmocchi è frutto dei suoi ardenti amori. Sono abbastanza numerosi gli esempi di galli che accolgono delle intere schiuse sotto la loro diretta protezione; dei galli insomma, che disimpegnano benissimo le funzioni di chioccia.
È notevole nel cappone il fenomeno che talvolta usa dei mezzi d'espressione delle chioccie assumendo anche l'incarico della incubazione delle uova. Per ciò conseguire si consiglia d'ubbriacare il paziente dopo avergli tirate le piume del ventre e quindi mettergli sotto le uova. Quel povero martire, che già fu trattato con pochi riguardi, lo si umilia di bel nuovo facendogli disimpegnare le funzioni del sesso al quale egli non appartiene. Poverino! egli è così buono che dopo la sbornia si sveglia col falso concetto d'essere una gallina e come tale accoglie volentieri le uova che gli furono messe sotto durante il sonno dell'ubbriacone. Infelice creatura; l'uomo ti coglie a tradimento ubbriacandoti, e ti toglie con ciò finanche l'ultima illusione del tuo sesso.
Nella nota V della sua traduzione «La espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali» il Canestrini parla dei capponi-chioccie: riportiamo per intero il brano che sommamente ci interessa:
«Riferirò ancora il fatto strano che i capponi, dopo l'inchiocciamento, prendono le pose e compiono gli uffici delle chioccie.
Ecco quanto scrive su questo argomento mio fratello Riccardo nel _Bollettino del Naturalista_ (anno X, n. 6, giugno 1890): «Sono in campagna in provincia di Padova e abito una casa vicina ad un allevatore di polli, il quale in questo momento possiede qualche centinaio di pulcini di diverse grandezze, che divise in squadre vanno pascolando pei campi. Fino dal primo giorno del mio arrivo rimasi non poco meravigliato nel vedere queste diverse squadre di pulcini diretti dalle solite chioccie, ma bensì da robusti capponi. Questi poveri evirati, cui non appartiene per nulla la brigata che conducono, imitano le femmine nel chiocciare in modo veramente ammirabile, sono vigili ed amorevoli, pronti ad assalire ed a difendere. Essi conservano molta costanza nell'adempimento della loro missione; cioè portano una serie di pulcini ad un grado di sviluppo voluto, si adattano di accettarne subito una seconda, poi una terza, e così di seguito, ciò che non fanno le chioccie. Si aggiunge a ciò che il cappone, per la sua statura e per la sua forza, s'impone ai nemici assai più d'una gallina, e che può dominare un numero di pulcini maggiore di questa. Come si ottengono questi capponi-chioccie? Ecco come procede il pollicultore di qui: mette un pizzico di tabacco da naso nella bocca dell'animale e poscia lo prende per le zampe e lo fa girare a braccio disteso obbligandolo a descrivere degli ampli circoli: ciò fatto lo unisce ai pulcini che deve allevare. Appena rinvenuto dell'ubbriachezza e dello sbalordimento, il cappone assume senz'altro la missione della chioccia. Invece del tabacco, secondo l'asserzione del conte dott. A. P. Ninni di Venezia, si può impiegare l'acquavite». Il fatto è abbastanza notorio nel Veneto; ma io non saprei spiegarlo, nè dire quale parte vi abbiano le pratiche succitate».
Non parliamo poi dell'amor materno delle galline: il cuore s'intenerisce nel vedere le premure affettuose della chioccia verso i suoi pulcini. Un quadro più simpatico, più palpitante di teneri affetti, la natura non seppe idearlo. Quella madre ideale timida per natura, ora non teme più pericoli, e se qualche presunto pericolo si annunzia essa dà subito il suo grido d'allarme, ed i pulcini intimiditi corrono a nascondersi sotto le sue ali a chiedere protezione. Guai se un gatto, un cane, ecc. osa troppo accostarsi: la furente madre gli si avventa contro senza nulla paventare e costringe il nemico alla fuga.
Però, come nella specie umana s'incontrano talvolta le cattive madri, così è facile d'imbattersi in galline che sono anche indegne di portare il santo nome di madre. Queste galline perverse abbondano particolarmente nelle razze sedentarie, e numerosi fatti sono a confermare queste nostre asserzioni: in tal caso l'unica punizione è la pena di morte. Possedemmo una gallina Langshan che cresceva i suoi pulcini con affetto particolare sino a circa il decimo giorno; da quell'epoca in poi quella perversa ne ammazzava giornalmente uno o due. L'anno dopo si ritentò la prova di farle allevare un'altra nidiata; quella tenera madre ripetette nuovamente l'atroce divertimento. Una gallina della razza Mora a seta, ebbe l'incarico di schiudere delle uova della sua specie assieme a certe altre di anatre; la schiusa fu favorevole, ma gli anatrotti vennero trucidati crudelmente dalla chioccia. Una gallina Langshan ebbe il coraggio di lasciare in asso una intera nidiata che era venuta alla luce da due o tre dì, per abbandonarsi agli amori d'un gallo che la corteggiava; quella megera non volle più saperne della propria prole. Così continuando potremmo citare altri numerosi fatti, ma abborriamo dal parlar male delle nostre galline, e perciò cerchiamo d'interessare chi ci legge con fatti che documentano la bontà dei nostri bipedi pennuti.
Il dolore che prova la chioccia nella perdita della sua prole è immenso. Vi possiamo raccontare d'una chioccia alla quale venne prematuramente tolta la sua nidiata; la poverina si lasciò morir di fame pel dolore, mentre un'altra chioccia, piuttosto che rinunziare ai suoi piccini, preferì ritornare a covare altre uova. Durante l'allevamento la chioccia ha fatto voto di castità: essa rifiuta assolutamente le carezze del gallo per non scandalizzare la sua figliuolanza, ma è tempo perduto: già a due mesi cominciano a farsi sentire gli istinti amorosi nei galletti che.... orribile a dirsi, fanno l'occhio di triglia alle proprie sorelle. L'affettuosa madre finge di non vedere, ma finalmente si distriga di tanto putridume ed infligge alla sua prole il castigo dell'abbandono: per consolarsi poi, essa ritorna ai suoi amori.
Non è privo d'interesse l'accordo che regna sovrano fra le singole nidiate; i pulcini si vogliono un bene matto fra di loro e si trastullano assieme. Ma col primo risveglio degli istinti amorosi i galletti cominciano già a manifestare la loro indole bellicosa e volentieri tirano di scherma per prepararsi alle future battaglie; le pollastre invece studiano i modi civettuoli per attirarsi la simpatia dei maschi, future speranze dei loro sogni d'amore. Epperò si osserva spesso una marcata antipatia fra pulcini, in particolar modo se di diverse razze: antipatia che talvolta è causa di tristi conseguenze. Or sono 5 o 6 anni allevammo, assieme a certi allievi cocincinesi, degli splendidi olandesi neri a ciuffo bianco; dopo del tempo fummo obbligati a separare le due razze, imperocchè i cocincinesi avevano una smania indescrivibile di beccare continuamente il cranio di quei piccoli generali in grande uniforme. Questi poveri bersagliati cominciavano addirittura a perdere il penacchio, e col cranio pelato sembravano generali in piccola tenuta. Bisogna ammettere in questo fatto una marcata antipatia per quel ciuffo enorme da parte degli allievi cocincinesi.
Difficilmente il gallo amoreggia con altre specie e, se un sì mostruoso fatto avviene, non è mai coronato da successo. Così osserviamo una predilezione speciale d'un gallo verso una tacchina che volentieri accettava le carezze di quello scostumato; le uova però riuscivano sempre infeconde. La gallina in verità è meno pudica del gallo e più facilmente si dà agli amori illeciti se si tiene lontana da esso. Interessante è in tal caso il suo accoppiamento col fagiano, poichè è facile ottenere degli allievi. Questi ibridi sono, a quel che ne dice qualche scrittore che di essi se n'è occupato, molto indicati per essere arrostiti; il gusto delle loro carni deve essere eccellentissimo. Leggemmo un lungo articolo d'una gazzetta avicola tedesca nel quale si metteva in evidenza che la razza d'Amburgo altro non sia se non il prodotto d'incrocio fra fagiano e gallina. Il chiaro autore avrà forse anche ragione, ma vi sono molti _ma_ per poter credere a simili asserzioni.
Fra i pennuti del cortile, il colombo, non è meno degno di menzione del pollo per ciò che concerne la espressione dei suoi sentimenti d'amore, anzi le sue vicende amorose son circondate da un'aureola di poesia accompagnata da atti molto espressivi. Il colombo è monogamo, si sposa alla sua compagna per la vita e rare volte vien meno alla fedeltà coniugale: così un amatore di colombi ci narrò d'aver posseduto un colombo che menava vita comune con delle colombe e che non veniva mai meno agli obblighi d'incubazione rimpiazzando alternativamente il posto delle compagne che abbandonavano provvisoriamente le uova per prender cibo e per riposarsi. È noto a chiunque s'è occupato di colombi che in quella bisogna il maschio coadiuva la femmina — questa cova le uova dalle 4 pom. sino alle 10 ore ant. del seguente giorno beninteso approssimativamente. Nel caso ora sovracitato il maschio andava a dare il cambio prima ad una delle due compagne, la favorita, e poi all'altra, l'ultima ruota del carro: succedeva spesso che quest'ultima stanca dall'aspettare, abbandonava il nido e di tal modo le covate andavano sempre a male: il maschio però non lasciava mai di covarle un paio d'ore al giorno. Il chiaro prof. Bonizzi invece così racconta un caso di bigamia: «Per mia scienza conosco un caso nel quale appunto un colombo era bigamo, ma per tutta la buona stagione allevò sempre benissimo le due covate: notai che le due femmine erano d'indole assai pacifica non dominate dalla gelosia e quindi vi erano le condizioni favorevoli per non avere mai litigi, che avrebbero potuto impedire il buon andamento della covatura».
È veramente degno di nota la premura con cui il maschio spinge la femmina al nido per imporle la deposizione delle uova. Questo atto del colombo trova la sua spiegazione nella gelosia, e difatti il Prütz afferma che dopo la fecondazione la femmina trovasi in uno stato che è talvolta accentuato nel gentil sesso della specie umana: essa sarebbe disposta ad accettare il coito da altri maschi ed allora il previggente marito la spinge a colpi di becco al nido e trova pace soltanto quando le uova son deposte. Durante la deposizione il cerbero geloso monta la guardia al nido: le uova vengono deposte sempre nelle ore pom. e cioè fra le 4 e le 7 il primo uovo e fra le 12 e le 2 il secondo — quest'ultimo con un intervallo di 3 giorni dalla deposizione del primo. Dalla deposizione del secondo uovo corrono 19 giorni prima che vengano a luce i piccini ed allora, più che durante il periodo dell'incubazione, l'amore dei genitori per la loro amata prole offre un quadro squisitamente gentile allo sguardo dell'osservatore. Nei primi 10 giorni i piccini vengono amorosamente custoditi sotto la madre — questa, alla solita ora che soleva lasciare le uova, lascia ora anche i neonati per evacuare le feci, per ristorarsi e per riposarsi, nel mentre che il maschio assume provvisoriamente la cura della prole. Verso il 10º giorno i piccini che avevano gli occhi chiusi cominciano ad aprirli ed allora i genitori tralasciano la cura di riscaldarli sotto di loro nelle ore del giorno continuando tale pratica soltanto nella notte per altri 5 o 6 giorni. Nei primi 8 o 10 giorni della loro esistenza i neonati ricevono l'imbeccata dai genitori e la stessa consiste in una pappa sierosa che proviene dal rigonfiamento della mucosa dell'ingluvie, dopo questo lasso di tempo la pappa comincia a diminuire gradatamente venendo rimpiazzata equamente dai grani rammolliti nel gozzo finchè l'imbeccata si compone esclusivamente di grani rammolliti. La pappa sierosa che vomitano i colombi nel becco dei loro neonati non può essere emessa a volontà dai colombi, ma solamente nell'epoca che abbiamo sovraccennato: di tal modo se per un caso qualunque si volessero rimpiazzare i piccini nel nido con due di altra provenienza sarebbe indispensabile che gli stessi avessero la stessa età di quelli da rimpiazzare poichè in caso diverso la nutrizione non sarebbe confacente ai nuovi ospiti. Epperò il Prütz nel suo dotto libro sui colombi afferma che avvi dei colombi che si distinguono appunto per la loro speciale attitudine a covare: questi animali covano anche senza uova e perciò vengono chiamati _covatori della paglia_ (Strohbrüter); gli stessi si dànno il cambio regolarmente come se avessero le uova nel nido ed accettano di covare le uova che vengono loro affidate — queste se provengono da una incubazione di diversi giorni schiuderanno sotto i nuovi covatori in pochi giorni. I covatori della paglia non ostante che non hanno percorso lo stadio regolare dell'incubazione nutriscono i neonati egualmente come se avessero covato per 19 giorni cioè imbeccano i piccini con pappa sierosa. Questi colombi sterili sono preziosissimi nelle colombaie ove abbondano dei cattivi covatori e li abbiamo citati perchè ci offrono un sapiente esempio dell'amor paterno dei colombi: negli stessi questo sentimento è talmente innato che molti di loro adottano uova e piccioni non propri, un esempio d'amor paterno che trova riscontro, come già dicemmo, nei capponi-chioccie.
Se però il colombo talvolta vien meno alla fedeltà coniugale, la colomba, più facilmente ancora, cade nel fango dell'adulterio e talvolta ha financo lo stomaco di abbandonare il proprio marito per unirsi ad un altro che gli ispira maggiore simpatia: questo caso si verifica particolarmente, al dire del Bonizzi, quando i maschi sono vecchi. La castità dei colombi è dunque un modo di dire, e chi ha allevato anche pochi di questi uccelli avrà potuto convincersi che il vizioso, il debosciato e la femmina spudorata non sono solamente trovabili nella specie umana, ma bensì anche fra le caste e pure colombelle.
Gli atti che precedono l'accoppiamento dei colombi sono molto espressivi ed è specialmente caratteristico l'atto del bacio e delle carezze che si ripetono per diverso tempo prima che avvenga il coito: questo atto brutale, viene così circondato da un'aureola di poesia nel mentre che nel pollo predomina in quel momento la più eloquente prosa.
Il fagiano nelle sue vicende amorose si comporta quasi a similitudine del pollo nel mentre che il pavone è molto meno espressivo di essi, e meno ancora lo è la gallina di Faraone.
Molto espressivo è invece il tacchino nei suoi impeti amorosi: chi non conosce l'affetto delle tacchine per la prole, la loro passione all'incubazione, ecc. Il maschio non nutre tenerezza alcuna per la prole e per le compagne, ed in tutte le sue manifestazioni ha il sopravvento la massima espressione prosaica. Ciò che va notato in particolar modo è la sua libidine: un oggetto qualunque trovato a caso come una pantofola, una scarpa, ecc. viene preso d'assalto dal tacchino che vi ci compie sopra l'atto dell'accoppiamento ed orribile a dirsi, quest'atto lo vedemmo compiere incessantemente da due o tre tacchini sulla carogna d'un cane: d'altronde anche i colombi s'abbandonano a queste laidezze e similmente i polli, ma per quanto risulta per nostra scienza sono oggetto di libidine carogne della stessa specie. Epperò un animale tanto dedito ai piaceri venerei quale è il tacchino, per quanto ci consta, non è mai pederasta paziente come lo è talvolta il casto colombo e rarissime volte il gallo.
Le anatre e le oche stanno allo stesso livello nella espressione dei sentimenti amorosi: l'istinto della maternità è anche alquanto bene sentito in queste due specie: l'anatra muschiata, p. es., cova con tutta facilità e non occorre, come per molte altre specie affini, prepararle un nido isolato e lontano dai rumori, poichè essa si adatta a covare come meglio può. Nelle anatre, questa specie è certamente la più propensa all'incubazione e rappresenta nei suoi congeneri ciò che è la razza Cocincinese nei polli: come madre è anche molto apprezzabile poichè circonda delle più assidue cure la sua prole, proteggendola energicamente da qualunque eventuale pericolo: così possiamo raccontare d'un piccolo gatto che venne trucidato da un'anatra muschiata bianca — il misero gattino, non ancora fermo in gambe, non ebbe la forza e la sveltezza di sfuggire alle continue beccate della furibonda chioccia.