La espressione dei sentimenti dei nostri volatili domestici
Part 1
TEODORO PASCAL
LA ESPRESSIONE DEI SENTIMENTI
DEI NOSTRI VOLATILI DOMESTICI
CATANIA FRANCESCO BATTIATO — EDITORE 1915.
PROPRIETÀ LETTERARIA
Catania — Tip. Operaia Nicolosi & Giuffrida
La espressione dei sentimenti dei nostri volatili domestici.
=Generalità.= — Il Darwin s'è occupato con molta precisione della espressione dei sentimenti nell'uomo e negli animali[1] e le sue osservazioni su questo argomento interessano anche, benchè parzialmente, l'avicoltore. Noi, in seguito ad esperienza personale ed in seguito a dati fornitici da varie nostre conoscenze, passeremo in rassegna, per quanto ci riuscirà, la espressione dei sentimenti nelle specie avicole ed avremo anche la cura di non omettere nulla di quanto in proposito c'insegna il Darwin. L'illustre osservatore consultò anche il parere dei suoi predecessori in siffatta materia e, coordinando le idee di questi alle sue, fondò la teoria dei principi generali della espressione: detti principi, che illuminano il complesso dei gesti involontari dell'uomo e degli animali, nonchè le loro espressioni dovute alle emozioni ed alle sensazioni, si riducono a tre e sono:
1º Principio dell'associazione delle abitudini utili; 2º Principio dell'antitesi; 3º Principio degli atti dovuti alla costituzione del sistema nervoso.
=Principio dell'associazione delle abitudini utili.=[2] — In questo campo entrano in azione principalmente le manifestazioni dovute alla potenza dell'abitudine. Per spiegare i movimenti complessi degli animali, il Darwin dice che i fisiologi affermano: il potere conduttore delle fibre nervose cresce colla frequenza della loro eccitazione.
E nè si può negare che la predisposizione a certi movimenti acquisiti sia ereditaria; noi osserviamo questa eredità in diverse specie dell'avicoltura: sono degni di menzione i cosidetti colombi capitombolanti (Columba gyrantes, gyratrix), i colombi pavoni, i colombi gozzuti, i polli, il tacchino.
Il gruppo dei colombi capitombolanti conta molti rappresentanti i quali hanno comuni fra di loro ben poche proprietà: difatti avvi delle razze abbastanza piccole, mentre altre sono di statura mezzana, altre razze hanno il becco sottile e lungo ed altre lo hanno corto e conico, di modo che anche un buon conoscitore delle razze di colombi potrà talvolta non saper conoscere un rappresentante del gruppo in questione. Epperò questi colombi si discernono facilmente da tutti al loro volo particolare che potremo chiamare volo capitombolante e che consiste nei capitomboli eseguiti all'indietro dai colombi durante il volo. Il modo di capitombolare varia però notevolmente a norma delle razze e talvolta persino fra singoli rappresentanti d'una stessa razza, così abbiamo colombi che capitombolano ad intervalli durante il volo, altri che capitombolano continuamente sino a piombare sfiniti sui tetti, altri che capitombolano quasi a fior di terra, altri che si rotolano addirittura per terra (colombi di Lotan), altri che non capitombolano affatto, ma che hanno pur tuttavia il volo più alto degli altri gruppi di colombi e contemporaneamente alquanto diverso negli infiniti giri che percorrono in aria e nello sbattere delle ali. Per noi i capitombolanti ad intervalli offrono più interesse di quelli che capitombolano continuamente poichè il loro volo dura più a lungo e le loro capriole hanno più attrattiva, perchè sono ansiosamente attese dall'osservatore che non può fare ammeno di provare un dilettevole senso di sorpresa ad ogni capriola. Talvolta questi pennuti saltimbanchi volano dimenticando il loro mestiere: ne possediamo diversi che si distinguono per la loro infingardaggine di capitombolare, ma che però, aizzati continuamente al volo collo sbattere delle mani da varie persone, vengono colti da timor panico ed allora capitombolano discretamente bene. Il modo strano di eseguire capriole in aria e per terra è senza dubbio dovuto ad una eccitazione del sistema nervoso: questa eccitazione, al dire del Prütz, non è altro che un'affezione di epilessia resa ereditaria nei colombi e sviluppata dall'uomo mediante apposita educazione; difatti capitombolano bene i colombi capitombolanti che si sogliono tener chiusi nel colombaio dando loro la libertà ogni tanto e capitombolano male i colombi tenuti liberi tutto il giorno. Questi individui dànno spesso discendenti che non sono saltimbanchi: l'abitudine del vivere in libertà influisce dunque a rimettere il sistema nervoso nel suo equilibrio normale, mentre che la prigionia o lo eccitamento al volo che si provoca nei colombi, perseguitandoli continuamente e spaventandoli col battere delle mani, nonchè il barbaro sistema di tenerli a stecchetto, dando loro il cibo con parsimonia dopo un numero stabilito di giri in aria, sono tutte cause che maggiormente squilibrano i nervi di quelle povere vittime.
Non meno interessanti sono i movimenti dei colombi pavoni — questi graziosi uccelli muovono il collo con un tremolio continuo che si trasmette a tutto il corpo: questo fenomeno è pure dovuto ad una eccitazione nervosa che sta in relazione coll'ampiezza della loro coda a ventaglio. Difatti le timoniere dei colombi pavoni superano sempre il numero di dodici, mentre che lo stesso è normale per le timoniere degli altri colombi: si vuole che le stesse arrivano talvolta sino a 40 e certamente simili soggetti sono estremamente rari. Ordinariamente si riscontrano 16 timoniere: da un negoziante di uccelli, certo Querei, abbiamo osservati diversi pavoncelli di Scozia a 12 timoniere e ci siamo convinti che il tremolìo del collo e del corpo è molto meno accentuato di un loro compagno a 16 timoniere. Ciò prova forse che il tremolìo stia in ragione diretta della quantità di timoniere che possiede il colombo, e se così fosse, si dovrebbe dedurre che il movimento oscillante e speciale dei colombi pavoni rappresenti lo sforzo che questi fanno di sopportare lo sproporzionato peso della loro coda.
Ma allora che dovremmo dire dei colombi capitombolanti, a qual motivo dovremmo attribuire le loro capriole? Queste sono provocate da un sentimento di timore o di gioia? Noi crediamo che coi loro capitomboli i colombi soddisfano ambedue i sentimenti, e difatti abbiam già detto che inseguiti o eccitati al volo con rumori si scuotono dalla loro pigrizia: è evidente che l'inseguimento li spaventi; finalmente abbiamo pure accennato che tenuti rinchiusi cominciano subito a capitombolare appena si lasciano volare all'aria libera ed in tal caso trattasi evidentemente d'una manifestazione di gioia, di benessere. Il prof. Bonizzi nel suo pregevole libro sui colombi si esprime così su questo argomento: «Dicesi che questo bizzarro costume dei capitomboli dia a loro il modo di evitare gli uccelli da preda che li inseguissero.»
I colombi gozzuti sono caratteristici per la loro posa e pel loro incesso diametralmente opposti a quelli degli altri colombi — si mantengono diritti e camminano a passi corti e ciò fanno per sostenere il peso del loro enorme gozzo.
Così continuando si potrebbero citare i colombi fiorentini, i maltesi ed altri ed altri per i loro movimenti speciali acquisiti coll'eredità e colla selezione artificiale, ma in siffatto modo andremmo troppo per le lunghe, e perciò riepilogando quanto esponemmo per i colombi che maggiormente offrono un campo d'osservazione per l'argomento che ci intrattiene, diremo, per rispondere al concetto del Darwin che _certi atti si associano ad altri atti ed a diversi stati di spirito_, quanto segue: nei colombi capitombolanti l'atto di volare si associa all'atto di capitombolare ovvero allo stato di spirito che indica timore e talvolta benessere; nei colombi pavoni l'atto del camminare si associa all'atto del tremolìo del corpo e del collo e nei colombi gozzuti l'atto del camminare si associa all'atto di gonfiare il gozzo.
Esempi salienti che illustrano il principio dell'associazione delle abitudini utili con atti dovuti all'eredità li riscontriamo anche nei polli. Così è caratteristica la camminatura goffa e ridicola della razza cocincinese, della razza padovana nana — quest'ultima specialmente provoca il riso poichè, le gambe estremamente corte, obbligano l'animale a muoversi come le anitre che dimenano il corpo saltellando. I polli padovani veggono poco a causa dell'impedimento del loro enorme ciuffo e perciò camminano colla testa alta ed il loro collo allora ha un tremolìo non molto dissimile da quello dei pavoni. Ma l'esempio il più interessante di associazioni ereditarie ce l'offre il tacchino maschio. Questo animale, cretino per eccellenza, cambia a vista d'occhio il colore della sua faccia caruncolosa e gli occhi, o per lo meno le parti ad esso immediate, entrano maggiormente in azione. Difatti il Darwin giustamente osserva che le diverse condizioni d'animo, si manifestano molto spesso colla vista: qui vi è dunque un'associazione di date condizioni d'animo con una sensazione quale è la vista e perciò gli organi di questo senso, gli occhi sono quelli che subiscono l'influenza di molte sensazioni e per conseguenza, nel tacchino, le parti immediate all'occhio cambiano maggiormente di colore.
Epperò vi sono atti che vengono compiuti in date circostanze indipendentemente dall'abitudine, e che sembrano dovuti alla imitazione ovvero ad una specie di simpatia: ad illustrare questa affermazione del Darwin noi possiamo citare il fatto non molto raro delle galline che cantano come i galli e che talvolta, dimentiche del loro sesso gentile, sogliono anche corteggiare le compagne caracolando e strisciando le ali proprio come il più focoso gallo. A chiunque ha tenuto colombi non sarà certo sfuggita l'osservazione che talvolta le femmine sogliono disimpegnare, ben inteso illusoriamente, le funzioni amorose del maschio e nemmeno possiamo passar sotto silenzio la libidine furibonda del maschio dell'anitra, del tacchino, ecc. che spesso e volentieri si permettono l'atto mostruoso di darsi all'amplesso amoroso colle galline. Le galline che cantano, i tacchini e le anitre che compiono atti incestuosi, sono ritenuti di cattivo augurio dal popolino e spesso pagano colla vita i loro abusi di libidine.
Agli atti per abitudine, a quelli per imitazione e simpatia, il Darwin aggiunge quelli dovuti alle così dette azioni riflesse, azioni che egli attribuisce alla eccitazione d'un nervo periferico che trasmette la sua influenza a date cellule nervose le quali, alla loro volta provocano l'azione di muscoli o di determinate ghiandule, tutto ciò, almeno nella maggior parte dei casi, può esser prodotto senza veruna sensazione. La tosse, lo starnuto, la respirazione, ecc., fanno parte delle azioni riflesse che potremo altrimenti definire come azioni involontarie. I sussulti causati da rumori e mosse repentini si manifestano nei volatili anche sotto forma di azioni riflesse come sarebbero, per esempio i battiti del cuore che sollevano il petto con violenza, la contrazione dell'iride, allorchè la retina viene irritata da viva luce, ecc. Le azioni riflesse che rispondono ad un bisogno acquisito possono variare leggermente, e ciò indipendentemente dalla volontà e dall'abitudine, se dovranno adattarsi ad un bisogno determinato.
Finalmente poniamo termine al primo principio della espressione citando due esempi di azioni riflesse rilevate dal Darwin:
«Il potere straordinario che ha il pollo, pochissime ore dalla nascita, di dar di becco a piccole briciole onde nutrirsi, sembra esser messo in azione dal senso dell'udito; perocchè nei polli nati a calore artificiale, un buon osservatore trovò che battendo coll'unghia sopra una tavola, in modo da imitare lo strepito cui fa la chioccia, ei potè loro apprendere a pigliare il nutrimento.» Cotal fatto è certamente noto a più d'un allevatore e noi lo conoscevamo per propria esperienza indipendentemente dalla lettura del Darwin. Un esempio abbastanza analogo lo abbiamo anche nei polli adulti che, chiamati, vengono a prendere il pasto e similmente nei colombi, nei tacchini, ecc. Veramente in questo caso non vi è estranea l'educazione data ai volatili per far loro comprendere la chiamata al pasto, mentre che nell'esempio dei pulcini abbiamo un accorrere spontaneo indipendente dall'educazione; ma vuolsi considerare che nei volatili domestici l'udito si è assuefatto da diverse generazioni alle chiamate dell'uomo e che l'atto del correre verso di lui per sfamarsi è diventato in tal caso un'abitudine ereditaria messa in azione dall'udito. Il secondo esempio del Darwin che riguarda le azioni riflesse nei volatili lo abbiamo nell'anitra tadorna:
«L'anitra tadorna vive sulle sabbie lasciate allo scoperto dalla marea, e quando scopre la traccia di un verme prende a battere il suolo, quasi danzando sopra il pertugio, onde ne esce il verme. Ora il signor St. John riferisce che quando le sue anitre tadorne addomesticate venivano a chiedergli il cibo, battevano il terreno con un movimento impaziente e rapido. Questo può dunque considerarsi quasi come il loro modo di esprimere la fame.»
=Principio dell'antitesi.=[3] — Il Darwin illumina questo suo principio con esempi molto convincenti, ma nelle sue osservazioni non entrano in ballo i nostri volatili e perciò ci è caro di citare un esempio pratico che non può sfuggire alle osservazioni dell'avicultore.
Immaginatevi una splendida giornata primaverile: il fiero gallo, circondato dalle sue galline, gode ora scorazzando sul verde prato, ora sdraiandosi sui fianchi al sole ora spolverandosi nella sabbia, ergendo le penne per meglio usufruire del calore solare e del beneficio del bagno di sabbia. Supponete che tanta felicità venga improvvisamente disturbata dall'avvicinarsi d'un gallo rivale: voi vedrete allora il pacifico sultano diventar furibondo all'istante, le piume arruffate del corpo vengono lisce, quelle del collo si rizzano smisuratamente, l'occhio dapprima languido di languore orientale diventa terribilmente truce, il povero Don Giovanni del pollaio batte le ali e guarda fisso l'avversario. Come spiegare questo contrasto di espressione? Stando dunque alla teoria del Darwin possiamo dire che i movimenti esprimenti la collera nel gallo sono in antitesi a quelli esprimenti il benessere e che in generale gli atti che stanno in antitesi fra di loro sono innati o ereditari giacchè corrispondono alle differenti razze di galline.
=Principio degli atti dovuti alla costituzione del sistema nervoso.= — Il Darwin sostiene che l'organismo non esegue alcun movimento che non sia determinato dalla costituzione del sistema nervoso, e che in tal caso non si tratta di atti compiuti sotto l'impero della volontà o dell'abitudine, nè di quelli provenienti dal principio dell'antitesi.
Le sensazioni di dolore nelle specie avine sono molto visibili dagli atti che fa l'animale tormentato e sono appunto questi atti che stanno in relazione col sistema nervoso, epperò generalmente gli stessi sono anche compiuti, benchè parzialmente, sotto l'impero della volontà. Così osserviamo, p. es., una gallina che trovasi in procinto di deporre l'uovo: la povera bestiola dà segni manifesti che è tormentata da un dolore poichè manda gemiti interrotti e rauchi, la respirazione è affannosa, il corpo è in sudore — evidentemente tutti questi atti stanno in relazione col sistema nervoso e sono indipendenti dalla volontà, epperò non si può disconoscere che, coi gemiti interrotti e rauchi, la gallina si sforza di sfuggire al dolore che la tormenta. La gallina che cura l'incubazione delle uova è anche sotto l'impero di forti sensazioni nervose: così essa è invasa da un tremore muscolare causato dalla febbre che la divora. E non è meno saliente l'esempio dei polli quando si ammazzano: la vittima si contorce fortemente tanto che fa mestieri trattenergli le ali e le gambe — con tale atto il pollo è spinto dal dolore a sfuggire alla causa che lo produce.
Merita speciale attenzione ciò che dice il Darwin a proposito degli animali feriti: «Allorchè una ferita aggrava una estremità, od un'altra parte isolata del corpo, si constata di spesso nell'animale una disposizione a scuotere questa parte, quasi ei potesse contemporaneamente scuotere il male e sbarazzarsene. Gli è così che dovette stabilirsi l'abitudine di mettere energicamente in giuoco tutti i muscoli sotto l'influenza di un vivo dolore.»
Abbiamo visto che nell'espressione della sofferenza gli organi della voce entrano essenzialmente in azione e perciò il Darwin si domanda in proposito che il fine utile che raggiungono queste grida medesime ha dovuto probabilmente aver anche un uffizio importante; e difatti come egli osserva giustamente, vediamo i piccoli di molti animali, nel dolore o nel pericolo, chiamare fragorosamente i genitori al soccorso: i pulcini dei polli, delle anitre e delle oche abusano come ognuno sa degli organi della loro voce, e talvolta chiamano sì incessantemente la madre, che finiscono per esaurire le loro forze vocali; ma assieme alla voce vengono messi in giuoco tutti i muscoli e perciò il momentaneo esaurimento degli organi vocali agisce sfavorevolmente sulle condizioni di salute delle povere bestiuole. Simili casi si verificano spesso colle cattive chioccie che non curano sempre bene la loro prole.[4]
Le sensazioni del furore si manifestano nelle specie avine anche con atti speciali dovuti ad una irritazione generale del sistema muscolare: così vengono accelerati i battiti del cuore, i muscoli del petto entrano in azione ed il corpo trema tutto — egualmente le parti caruncolose della testa, le guance specialmente, diventano più rosse del solito.[5]
La gioia nei volatili ha anche sintomi caratteristici che non possono sfuggire alla nostra attenzione e che consistono talvolta nell'esecuzione di movimenti inutili e, più spesso ancora, nell'emissione di suoni speciali. Non vi è mai capitato di osservare una nidiata di pulcini al mattino quando escono dal loro nido? Non vi è spettacolo più gaio — quelle piccole bestiuole dànno segni evidenti di gioia percorrendo rapidamente tutto il locale d'allevamento e pigolando di contentezza. Il gallo canta la sua vittoria, canta i suoi amori ed all'impiego dei mezzi vocali aggiunge un portamento fiero che indica gioia, soddisfazione.
Il terrore fa tremare il corpo[6]. Darwin così racconta il terrore di cui furono invasi un canarino ed un pettirosso: «S'è visto un canarino atterrito, non solo tremare e venir bianco attorno la base del becco, ma benanco svenire, ed un giorno io coglieva in una stanza un pettirosso, il quale tramortì in maniera ch'io per un momento lo credetti morto.»
Il Darwin scinde le emozioni e le sensazioni in due categorie:
1) Emozioni o sensazioni eccitanti, 2) » » deprimenti.
Fanno parte della prima categoria: la collera, la gioia, mentre che un vivo dolore, la tristezza, lo spavento, ecc. sono sensazioni deprimenti.
=Mezzi d'espressione dei nostri volatili domestici.= — Dopo la rassegna dei tre principii generali della espressione passeremo ad esporre _i mezzi d'espressione nelle specie avine_. Abbiamo già visto che in diverse sensazioni entrano in azione anche gli organi vocali: gli stessi sono dunque mezzi d'espressione.
Le diverse specie avine mandano, sotto l'influenza delle varie sensazioni ed emozioni, suoni particolari di cui ognuno corrisponde ad uno stato d'animo, e detti suoni sono certamente ereditari.[7]
Darwin crede che probabilmente non si darà mai una spiegazione completa alla causa o all'origine di ciascun suono particolare ad ogni stato d'animo, epperò afferma che certi animali, passando allo stato di domesticità, hanno assunto l'abitudine di emettere alcuni suoni che non erano loro particolari. Numerosi abbastanza sono gli esempi del genere che possiamo citare nelle specie avicole, noi ci limiteremo a descriverne i più salienti. I giornali d'avicoltura della Germania, nonchè le diverse opere dello stesso genere, si affaticano a battere la gran cassa ad una loro razza particolare (bergische Kräher) i di cui galli cantano a distesa molto lunga in paragone dei galli delle altre razze. Nè meno degni di menzione sono i colombi trombettieri detti altrimenti colombi tamburi (columba cristatae) che tubano in modo affatto diverso degli altri colombi: il suono della loro voce arieggia quello del tamburo e si potrebbe dire a ragione che invece di tubare, rullano. Il Prütz dice che vi sono maschi che rullano per ben 10 minuti con intervalli momentanei e che continuano a rullare per l'intera giornata e magari anche durante il pasto. A sentir rullare questi colombi sembra d'assistere ad uno spettacolo di tanti ventriloqui, poichè il loro suono particolare viene emesso, almeno nei toni secondari dall'interno senza l'intervento del becco. Abbiamo tutt'ora un pavone bianco la di cui voce differisce da quella di molti altri pavoni inquantochè la stessa è meno rauca e meno prolungata.
La erezione delle piume è anche un efficace mezzo d'espressione e nei più dei casi quest'atto indica collera o spavento.[8] I galli si battono ergendo le penne del collo e certamente questo atto è inutile, anzi dannoso perchè nella lotta vengono strappate: lo stesso ne è delle chioccie che vengono avvicinate da cani, gatti, ecc. si può però conchiudere che nei due casi sovracitati la erezione delle piume abbia lo scopo di far sembrare l'animale più grande, più mostruoso, più temibile infine. È degna di nota la erezione delle piume della testa delle anitre muschiate — quest'atto è sempre associato al movimento speciale del collo che caratterizza questa specie: per esperienza personale possiamo sostenere che questa erezione si compie sotto l'influenza dell'amore, della collera e dello spavento — quando poi lo spavento degenera in terrore allora cessa immantinenti la erezione ed ha luogo l'atto della fuga precipitosa. Provatevi ad inseguire uno di questi individui mentre è intento a corteggiare una sua compagna: vedrete che il ciuffo di piume eretto sulla testa si abbasserà subitamente; introducete invece, all'epoca degli amori, un nuovo ospite al cospetto dello stesso individuo ed allora avrete tutto l'agio di osservare la subitanea erezione del ciuffo che in questo caso sarà la manifestazione della collera. Nemmeno va passato sotto silenzio che sotto l'impero di queste emozioni, l'anitra muschiata fa anche uso dei suoi scarsi mezzi vocali che si manifestano in soffio cadenzato.
Valgano questi pochi esempi a mettere in evidenza che i principali mezzi d'espressione nelle specie avine consistono nell'impiego degli organi vocali e nella erezione parziale o totale delle appendici cutanee, le piume. Peraltro non va omesso che molti movimenti vengono determinati dall'automatismo senza di che i nostri polli, i nostri tacchini e tutti gli altri animali da cortile, sarebbero all'altezza dell'uomo nella espressione dei sentimenti.
=Espressioni speciali dei nostri volatili domestici (fisiologia dell'amore, fisiologia della collera).= — Le dette espressioni offrono un campo d'osservazione molto vasto nella specie umana, nelle scimie ed in molti quadrupedi, mentre che per le specie avine esso campo è certamente molto più ristretto inquantochè, come ora dicemmo, le stesse offrono spesso movimenti improntati dall'automatismo. Epperò taluni sentimenti d'espressione meritano, nelle specie avine, un esame particolare, così non possiamo resistere alla tentazione di occuparci della espressione dell'amore e della collera.
=Fisiologia dell'amore.= — Se le leggi d'amore governano la società umana, non è da meravigliarsi che anche i nostri pennuti del cortile siano da esse egualmente governati.