La Dora

Part 19

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Nello scorso maggio in riva dell'Arno io lamentava le recenti afflizioni di Torino ed esprimeva dubbi e timori sull'avvenire del Regno d'Italia ragionando con un colto amico di Toscana, che mi confortò nel modo seguente:--«Poeta, mi disse, si tolga il velo alla favola, e in Fetonte rovesciato dal carro di luce nelle acque dell'Eridano presso alla foce della Dora facilmente ravviserai il fondatore della colonia ligure appiè delle Alpi, spodestato e perduto nei disastri d'incaute imprese.

«Poeta, ugual sorte sarebbe toccata al fondatore del Regno italico fra il Po e la Dora. Ma qui sull'Arno, non più savoiardo, non più piemontese, ma italiano, il lealissimo fondatore, nella patria di Dante e Michelangelo, di Galileo e Machiavello trarrà vita nuova e sicura dall'idioma e dalle arti, dalle scienze e dalla politica della nazione intera».

--Un albero secolare, gli risposi, radicato in terreno acconcio opino che corra pericoli gravi se altri vuole trapiantarlo in campo novello. Ma lasciamo le inutili controversie, e facciam voti che sull'Arno la monarchia trovi la fede costante ed operosa dei popoli subalpini.

Firenze acquista la suprema importanza dello Stato, e Torino la perde. Non per questo il Piemonte dovrà disperare, quasi non potesse altrimenti rifarsi dei danni che ora patisce dalle mutate sue condizioni. Il Governo sappia far cessare i rancori sulla Dora e i timori di cessione territoriale nel suolo subalpino, ad alcuni pretesto, ad altri cagione sincera di malcontento.

Rasserenati così i Piemontesi, metteranno a pruova la loro mente e le loro forze nelle industrie, apparecchiati a rinnovare lo spettacolo degl'Italiani del medio evo che furono il principal nerbo dei commerci nei mercati del mondo.

Torino, non più centro di piccolo Stato, diverrà la città manifatturiera di una popolosa nazione, la Manchester d'Italia; e mettendo i suoi prodotti a concorrenza coi migliori delle altre genti, saprà uguagliarli, se pure non superarli. Allora il Piemonte industriale al resto d'Italia non sarà meno utile del Piemonte politico e guerriero; ed avrà la duplice gloria di aver capitanato la indipendenza nazionale nei campi della politica e dell'industria.

Maraviglioso è già stato il Piemonte a benefizio del commercio in tre ardimenti, il traforo del Cenisio trovato e diretto dai tre nostri ingegneri Grandis, Grattoni e Sommeiller, il sussidio dei dieci milioni assicurato al passo del Lucomagno per aprire un varco alla Svizzera ed al cuore della Germania, e il trasferimento della marina militare da Genova alla Spezia; il che oltre l'importanza politica ha quella speciale del commercio, perchè trattasi di lasciare ai traffici l'intero porto genovese.

Altri ardimenti nel campo dell'Industria si aspettano dal Piemonte che dai Comizi agrari seppe far germogliare l'albero della libertà italiana.

Queste speranze ci allietano, ricordando le pubbliche mostre dei prodotti della industria piemontese fatte nel R. Castello del Valentino. Colà vedemmo i prodotti delle ferriere, gli acciai, gli ori, gli argenti, i lavori in tarsia delle nostre officine, le carte e i cuoi variamente conciati, e i tessuti di seta, lana e cotone. «Ed anche l'arte dei tipi, mi diceva Giambattista Dusso, l'intelligente direttore della Tipografia Scolastica, anche questa operosa ministra del pensiero e dispensatrice dell'umano sapere, sino dalla prima Esposizione del Valentino, nel 1829, fu nobilmente rappresentata dalle premiate edizioni dei Chirio e Mina[55], e poi dalle molteplici e belle edizioni dei Pomba, di Fontana, Botta, Marietti, Franco, Fory e Dalmazzo, Paravia, e Favale, degni seguaci dei nostri Giolito da Trino e Bodoni da Saluzzo».

E l'arte dei tipi su queste povere pagine ripeta, che gioconde speranze ci allietano conoscendo le virtù dei Subalpini, e leggendo le più recenti _Relazioni_ del Sindaco Marchese Rorà fatte al Consiglio comunale di Torino. Questo strenuo patrizio qui commendato nella municipale amministrazione, come nella governativa in Ravenna, vuole mantenere incolume la prosperità dell'augusta Torino con ampliate vie e maestosi edifizi, con istituti di credito e nuovi canali di acque, e con tutti i mezzi efficaci al lavoro ed al commercio; e vuole conservate le gloriose aule del Parlamento, eterna testimonianza del senno italiano.

È dolce dire col Marchese Rorà: «Se noi percorriamo i nostri borghi, le numerose officine che vi si trovano possono persuaderci che l'industria già vi esiste; se parliamo con gli stessi industriali, conosciamo che i loro prodotti non servono solo alla consumazione locale, ma sono già esportati in notevole quantità nelle altre province d'Italia ed in parte all'estero. Io sono convinto che noi possiamo aspirare a veder maggiormente svilupparsi la nostra industria»[56].

Le speranze del Sindaco abbiano prospero evento, e il Piemonte non cesserà di essere il più gagliardo propugnacolo della monarchia e della libertà d'Italia, sicchè all'uopo i suoi operai saranno soldati, e cittadelle le loro officine.

Il trasferimento della metropoli fu accompagnato in Firenze dalle feste del sesto centenario di Dante Alighieri; e le città italiane per mezzo de' loro rappresentanti con ispontanea allegrezza innanzi alla statua del sommo Poeta rinnovarono il patto di concordia, congregati con musiche e vessilli nella memorabile piazza di Santa Croce.

Colà il magnanimo Vittorio Emanuele II fu salutato nella piena luce Re nazionale.

Leale quanto prode, egli, postergando gli affetti domestici a quelli della nazione, pose a rischio sè e la sua stirpe nei cimenti della guerra e della politica; e a togliere ogni mal sospetto, trasferì da Torino a Firenze quel soglio che sarà un dì stabilmente piantato sulla vetta Capitolina.

Nella piazza di Santa Croce Ei non apparve sabaudo o piemontese, ma sovranamente italiano. Egli avea lasciato la reggia de' suoi avi, le tombe de' suoi maggiori e i luoghi a lui più cari perchè consacrati da rimembranze gloriose di famiglia; avea lasciato l'augusta Torino, la città che il vide nascere e che fu esempio maraviglioso di fede e di valore verso di lui e della paterna monarchia: «la città, diciamo collo stesso Re, che seppe custodire i destini d'Italia nella rinascente sua fortuna».

Le città italiane accese di tali sensi plaudirono al Monarca guerriero che mise in atto la unità politica tanto augurata dall'Alighieri, e si strinsero fraternamente le destre dove un tempo arsero le discordie municipali.

I nostri poeti furono invitati a celebrare sull'Arno la insolita festa: ed io al cortese invito che l'onorevole Gonfaloniere conte Cambray-Digny m'inviò nella R. Università di Cagliari, stimai debito cittadino recarmi a Firenze e recitare un canto nell'Accademia letteraria ivi tenuta il 17 di maggio.

Con animo riconoscente ricordo in quella congiuntura i plausi di Firenze a me poeta subalpino. E siccome in essi interpretai, più che altro, uno schietto saluto della Toscana al Piemonte, volentieri compio le pagine consacrate alla Dora, ripetendo il cantico intonato sulle rive dell'Arno.

XXXIV.

NEL SESTO CENTENARIO DI DANTE ALIGHIERI CELEBRATO IN FIRENZE

Io lo vidi: il Cantor de' tre regni Levò il capo dal lugubre piano, Ove al Goto guerriero sovrano Reggia e tomba il suo popolo aprì; E dall'erma pineta odorosa Sovra l'ale di cento cherubi Per cammin di tempeste e di nubi Il conteso Appennino salì.

Io lo vidi: librato ne' cieli Affacciossi alla terra pentita, Che tra i fiori gli diede la vita, Ma, noverca, dal seno il cacciò. Affacciossi con volto sereno, Volentieri a colei perdonando, Che l'ingiusta condanna del bando Con superstiti onori ammendò.

Al vederlo, di Fiesole i côlli Del più splendido april s'ammantarno; E la gemina riva dell'Arno Di Casella i concenti mandò. Esultarono l'ossa nel Tempio Della Croce, e risorsero i vati Di Säulle e d'Arnaldo, svegliati Da Colui che il lor verso animò.

Del Pöeta le ceneri sante Tien gelosa Ravenna, ma sale E vïaggia lo spirto immortale Fra le stelle di libero ciel. Ei su l'Arno ritorna, chiamato Dal desìo del suo Veltro promesso, E consacra con mistico amplesso Dell'Italia il monarca fedel.

Come, o Dante, mutarsi tu vedi L'egra Italia, che serva ploravi Di tiranni bordello e di schiavi, Di stranieri ludibrio fatal! Nella roba di piglio e nel sangue Più non danno le arpie de' castelli; Giostra rea non è più di fratelli La tua scissa contrada natal.

Ora Italia rinacque, baciando Del tuo sacro volume le carte; Pria si fece concorde nell'arte Coll'unanime culto per te; Poi coll'armi di Micca e Ferruccio, Disfidando l'avversa fortuna, Seppe farsi in te libera ed una, Nelle leggi concorde e nel Re.

Ora Italia trïonfa secura Nella fè del tuo divo pensiero, E già torna al suo pristino impero Dalla notte di barbare età. Coll'eloquio di Tullio e Marone Dal Tarpeo dominò l'universo, Coll'eloquio che informa il tuo verso All'antico splendor tornerà.

Da vetusto ed informe linguaggio, Fra le plebi obblïato di Roma, Germogliò con leggiadro idïoma La parola del nostro avvenir; Crebbe al sole d'illustri memorie Da Toscani cantata e da Sardi[57], E si accese di spirti gagliardi Nelle prove del patrio martir.

Ebbe alfin questa degna parola Delle muse la gloria suprema, Dal civile tuo sacro pöema Suggellato d'eterna virtù; Ed espresse fra gli odî fraterni La bontà dell'ingegno latino, Viva sì ne' tuoi carmi, o Divino, Che per tempo scemata non fu.

La bontà degli etruschi ardimenti, Che l'incendio agitò de' tuoi carmi, Nella possa irrompeva dell'armi Onde valse il Tedesco a domar; Penetrò nell'insubre congegno Che gli elettrici messi governa, Del Cenisio negli antri s'interna E di Sue ricongiunge i due mar.

Salve, nunzio dei veri superni, Affratella in magnanimi intenti Del latino legnaggio le genti Disgregate in lontane città. Col tuo verbo risuscita i giorni Ch'ebber vita dall'italo sangue; E l'umano consorzio che langue Rinnovato sul Tebro sarà.

Torino, addì 25 dicembre 1865.

INDICE

Alla memoria di Teresa George Cibrario _Pag._ 291

Capitolo I--Dal Monginevra a Susa » 297

» II--Susa e suoi dintorni » 324

» III--Da Susa al Pirchiriano » 355

» IV--Dal Pirchiriano a Torino » 389

» V--Torino » 461

Cantica a Dante » 536

NOTE:

[1] _Raccolta degli Atti concernenti l'enfiteusi perpetua delle decime del Brianzone_, di G. BRUNET; 1754, pag. 17.

[2] _Ulciensis Ecclesiæ Chartarium._--Torino, 1753.

[3] CIBRARIO--_Storia di Torino_, lib. 2, c. 2.

[4] BOTTA, lib. 45, _Storia d'Italia_.

[5] DENINA, _delle Rivoluzioni d'Italia_, lib. 24, cap. 1.

[6] _Cenni sopra l'insigne miracolo dell'Ostia Eucaristica, avvenuto li 6 di giugno 1453._ Torino 1837, dalla tip. Botta.

[7] _Panorama militare delle Alpi piemontesi viste da Superga._--CESARE BALBO.

[8] BOTTA, _Storia d'Italia_, lib. 45.

[9] S. E. il Conte Luigi Cibrario, nella sua preziosa collezione delle incisioni d'intagliatori piemontesi al servizio della R. Casa di Savoia, mi mostrò quella assai rara che riproduce l'accennata battaglia, lavoro del La Pegna.

[10] L'_Assietta_, del Cavaliere Agostino Lostia. Torino 1825.

L'_Assiette_, poème de M. Le Ch. Lostia, traduit de l'italien par le G^l M.^r C.^[te] De Locke. Chambéry 1828.

[11] In morte di Ugo Basville.--Canto quarto.

[12] Chi amasse di leggere per intero la canzone del Michelin, raccolta da Norberto Rosa dal labbro del popolo, vegga il giornale il _Cimento_, vol. VI, luglio 1855, pag. 145.

[13] Il Romito del Cenisio, romanza di G. BERCHET.

[14] Estratto dalla vita manoscritta, conservata nell'Archivio Generale del Regno.

[15] Per sovrano decreto del 6 dicembre del 1835, la cassa coi quadri venne affidata alla chiesa parrocchiale della Novalesa.

[16] BOTTA, _St. d'It._, lib. 41.

[17] _Museo scientifico, letterario ed artistico._--Torino: anno V, p. 259.

[18] ARIOSTO, _Orl. Fur._, C. XXIII, st. 108.

[19] Io deggio la conoscenza d'un tale documento alla operosa benevolenza dell'erudito cav. Jacopo Bernardi, che me ne scrisse ne' termini seguenti:

«Nel codice diplomatico del capitolo di Cremona, raccolto e conservato con diligente affetto dal benemerito primicerio Antonio Dragoni, trovasi un documento dell'anno 773. È una carta con la quale donasi al clero della chiesa di Santa Maria di Cremona una casa _cum viridario et omnia adjacentes_ (non era molto addentro nel conoscimento della sintassi latina: che ne direbbe il tuo Gando?) _ut ipsa vestra canonica_ (parla al clero) _et casa mea melius abitare habeatis_. E il donatore era il diacono Martino, che insegnò a Carlo Magno la via delle Alpi. Ecco le parole del documento: _Dum in Dei nomine ego Martinus cremonensis sancte catholice ecclesie ravennate, divina gratia diaconus, jussu sanctissimi in Christo patre Leone archiepiscopo ravennate difficile et longum iter suscepessem, et ad fines Francorum fuemus_ (l'indole della lingua non muta), _regemque eorum Charolum regem gloriosissimum adlocussem, et in regressu meo Cremona patria mea advenissem, mihi paruit esse gratum Deo.._ E qui parla della donazione che fa al clero della chiesa cremonese, cui appartenne. L'atto si fece nella canonica di Cremona il giorno di mercoledì 28 aprile, l'indizione undecima, e la soscrizione è la seguente: _Ego Martinus cremonensis sancte catholice ecclesie ravennates diaconus cardinalis in ac donacione a me facta et manu mea scripta subscripsi et firmavi, ad gloriam Dei et remissione peccatorum meorum._

Il documento stampavasi per cura di Federico Odorici nella _Nuova Serie dell'Archivio Storico Italiano_, tom. II. part. 1.ª--Firenze, 1855.

[20] _Della Storia d'Italia dalle origini fino all'anno_ 1814. _Sommario_ di CESARE BALBO, lib. IV, § 19.

[21] DANTE, _Div. Comm., Par._, c. VI.

[22] _Arte e Inspirazione_--Studi di NICCOLÒ TOMMASEO, 1858. Edizione Le-Monnier, pag. 389.

[23] _Storia dell'Abbazia di S. Michele della Chiusa_, dell'Abate GUSTAVO de' Conti AVOGADRO DI VALDENGO.--Novara, Tip. Ibertis, 1837.

[24] _Novelle di_ CESARE BALBO--_La Bella Alda._--Firenze, Felice Le Monnier, 1831.

[25] _La Sagra di S. Michele_ disegnata e descritta dal CAV. MASSIMO D'AZEGLIO.--Torino, 1829.

[26] _Gioventù_--Racconti di DOMENICO CARUTTI.--Firenze, Felice Le Monnier, 1861.

[27] _Giaveno, Coazze e Valgioie_--Cenni storici per GAUDENZIO CLARETTA.--Torino, Tip. Favale, 1859.

[28] _Études d'Histoire religieuse_ par ERNEST RENAN, pag. 317.--Paris, Lévy Frères, 1864.

[29] _Della imitazione di Cristo_: Libri quattro del ven. GIOVANNI GERSEN, secondo il Codice De Advocatis, pag. 319. Torino, Tip. Chirio e Mina, 1846.

[30] L'Autore prega i lettori a non tener conto dell'ultima linea di testo della pag. 379, e della nota corrispondente ivi stampata.

[31] Equivalgono a L. 3181. 44 italiane oggidì in corso.--Vedi CIBRARIO, _Economia Politica del Medio Evo_; quinta edizione, tomo II, pag. 199.

[32] L'_idrofana_ è una specie di quarzo, e più esattamente, una varietà di opale che ha la proprietà di diventare trasparente nell'acqua.

[33] _Gazzetta di Torino_, 14 agosto 1865.

[34] _Il Real Castello del Valentino_, Monografia storica di GIOVANNI VICO--Torino, Stamperia Reale, 1858.

[35] Vanno annessi all'Università i seguenti stabilimenti scientifici: il Museo egizio e d'antichità, il Museo di zoologia e di anatomia comparata, il Museo di geologia e di mineralogia esistenti nel palazzo delle Scienze, i Laboratorii di chimica generale, di chimica farmaceutica e di fisiologia nel palazzo di San Francesco da Paola, l'Orto botanico al Valentino, il Gabinetto di fisica nel palazzo universitario, l'Istituto anatomico e le cliniche mediche e chirurgiche nell'Ospedale Maggiore di San Giovanni, la clinica ostetrica alla Maternità, ed altre cliniche speciali presso altri ospedali (la sifilitica, la oculistica e quella delle malattie mentali).

V'ha pure un edifizio idraulico speciale detto della Parella, che ora è addetto alla Scuola d'applicazione degli ingegneri, presso la quale sono eziandio preziose collezioni di mineralogia e geologia (dono del prof. Quintino Sella), di meccanica, di macchine e di disegni.

[36] _L'Istruzione popolare in Torino_--Monografia del Teol. coll. Pietro Baricco.--Torino, Tip. Eredi Botta, 1865.

[37] Persona autorevole mi diede la seguente nota, che volentieri pubblico:

«Il numero di coloro che ricevono istruzione in Torino, non comprendendo gli studenti delle scuole universitarie, della regia militare Accademia, nè i giovani ammaestrati entro le pareti domestiche, tra maschi e femmine è di 30,531.

La popolazione di Torino essendo di 204,715 abitanti, ne risulta che circa 1/7 frequenta le scuole.

In una sua circolare del 3 gennaio 1865 il Ministro dell'istruzione pubblica si compiacque dichiarare che nel fondare, nel migliorare scuole per l'istruzione popolare, e nel vegliare affinchè questa sia largamente diffusa, il Municipio torinese occupa in Italia il primo posto d'onore.

Risulta dagli archivi della Città di Torino che nel 1596, mentre la popolazione era di 32,000 anime, il Municipio spese per l'istruzione L. 683, e che aumentando quella, la spesa per l'istruzione fu sempre accresciuta in proporzione maggiore che l'aumento degli abitanti. Nel bilancio del Municipio per il 1865 la somma stanziata per l'istruzione sale a L. 619,241,10».

[38] _Gazzetta Piemontese_, Giornale ufficiale del Regno, N. 47, anno 1854.--Appendice di J. BERNARDI--_Asili e Scuole d'infanzia_.

[39] Discorso funebre detto dal Cav. Teologo PAGNONE nella chiesa di S. Francesco di Paola, il giorno 2 maggio 1862, nei solenni funerali dei defunti Benefattori degli Asili infantili.

[40] _Nuovi studi su Dante_ di NICCOLÒ TOMMASEO, pag. prima.--Torino, 1865, Tip. del Collegio degli Artigianelli.

[41] JACOPO BERNARDI: _Il R. Ospizio di Carità in Torino_.--Torino, Tip. Speirani, 1857.

[42] PIETRO BARICCO, L'Istruzione Popolare in Torino, pag. 188.--Tip. degli Eredi Botta, 1865.

[43] Nelle esequie celebrate al Sacerdote Teologo Canonico D. Giuseppe Cottolengo--Elogio storico di Lorenzo Renaldi, Vescovo di Pinerolo--Torino, Tip. Marietti, 1863.

[44] LUIGI LANZI, _Storia Pittorica_, lib. V.

[45] Discorso letto dal Marchese DI BREME, Direttore Generale della Reale Accademia Albertina, nella riapertura delle scuole il 15 di novembre 1856, pag. 12.--Torino, Tip. Zecchi e Bona, 1856.

[46] Vedi l'_Opinione_ (giornale) anno XVI, N.º 33--Monumenti in Torino.

[47] MARCO MINGHETTI _ai suoi Elettori_, pag. 6.--Bologna, Tipografia di G. Monti, 1865.

[48] DANTE, _Div. Comm._, Purg., C. VI.

[49] _Inchiesta amministrativa dei fatti accaduti in Torino nei giorni 21 e 22 settembre 1864, dalla Giunta municipale affidata all'avv. CASIMIRO ARA._--Tip. Botta, Torino, 1864.

[50] L'_Opinione_ (giornale), Torino, 26 luglio 1862.

[51] _Il Conte Camillo Cavour_, Documenti editi ed inediti, per NICOMEDE BIANCHI, Torino, 1863, Unione Tipografica Editrice.

[52] L'_Istitutore_, foglio ebdomadario d'Istruzione e degli Atti ufficiali di essa. Torino, 23 novembre 1861, pag. 746.

[53] La citata Inchiesta amministrativa del deputato Ara, pag. 29.

[54] Discorso del Professore Domenico Berti pronunziato alla Camera dei Deputati nella tornata del 14 novembre 1864.

[55] Le edizioni dei tipografi Chirio e Mina furono eziandio premiate nelle mondiali esposizioni di Londra 1851, New-York 1853 e Parigi 1855.

[56] Relazione fatta dal Sindaco Marchese E. Lucerna di Rorà al Consiglio Comunale nell'aprire la sessione ordinaria di primavera 1865.--Torino, Tip. Botta, pag. 15.

[57] Nel secolo XII italianamente poetarono nella Sarda Corte d'Arborea, Bruno de Thoro, di Cagliari, e Lanfranco de Bolasco, di Genova; e in Toscana poetarono il Folcacchiero e l'Aldobrando, ambidue di Siena.