La donna fiorentina del buon tempo antico

Part 24

Chapter 241,237 wordsPublic domain

La lettera a cui questa vien dietro è quivi stesso indicata, «A dì 4 di questo ti scrissi»; e così alcune cose qui accennate ricevono luce da quella o dalle illustrazioni che il Guasti vi appose. Aggiungemmo, com'egli fece a tutto il volume, qualche noterella dichiarativa.»

_A Filippo degli Strozzi, in Napoli._

Al nome di Dio. A dì 8 di novenbre 1448.[465]

A dì 6 di questo ebi una tua de' dì 16 del passato, alla quale farò per questa risposta.

Tu mi di' de' fatti di Matteo, come t'ha scritto una lettera di nostro istato: ed è vero; e stiàno ancora peggio che non dicie. Iddio lodato di tutto. E dell'aver mostro la lettera a Nicolò, a' fatto bene: però che lo stato nostro è noto alli strani, ben debb'esser noto a quegli che ci sono parenti e continovamente ci aiutano: chè Nicolò non à ora a dimostrare la buona volontà inverso di voi, chè senpre è stato di buon animo a farvi del bene; ed èciene di te tale isperienza, che ne so' chiara; e tu più di me ne deb'essere chiaro. Tu di' che, veduto che qua Matteo, sì per amore[466] della morìa, che porta pericolo a starci, e sì perchè e' perde tenpo e non fa nulla, Nicolò è contento[467] lo mandi costà, e ch'io lo metta in punto. Egli è vero che qua è cominciato la morìa, e chi à 'vuto d'andare in villa se n'è ito; e ancora pelle ville n'è morti, e quasi per tutto il contado ne muore quand'uno e quand'un altro; e la brigata si sta per ancora in villa; e credo, non faciendoci altrimenti danno, che torneranno ora a Firenze. Istimasi che questo verno non farà troppo danno, ma che a primavera comincierà a fare il fracasso: che Idio ci aiuti! e Matteo m'à sentito dire che, sendoci morìa, non ò danari da partirmi: ed è vero. Io non so come io me lo mandassi, chè è piccolo, ancora à bisogno del mio governo, ed io non so come mi vivessi; che di cinque figliuoli, rimanessi con una, cioè l'Alesandra, che ogni ora aspetto maritalla: che il più possa istar meco non sono du' anni; che quando vi penso, n'ò un gran dolore, di rimanere così sola. E dicoti che a questi dì andò Matteo in villa di Marco, e stettevi se' dì, ch'io non credetti tanto vivere ch'e' tornassi; e non avevo chi mi faciessi un servigio; che mi pareva esere inpacciata sanza lui, poi[468] mi scrive tutte le lettere. Da altra parte, ebbe in questa state un gran male, e credetti che morissi: ma il buon governo lo scanpò. E ragionando col maestro[469] dell'andar di fuori, mi disse: Voi l'avete poco caro, se lo mandate; però ch'egli è di gientile conpressione;[470] e se avessi un male fuor del vostro governo,[471] sì mancherebbe: sicchè, se l'avete caro, nollo partite sì tosto da voi. E per questo, e perch'io me ne vego bisogno, me n'uscì il pensiero. È vero che, or fa un anno, n'avevo voglia: ma avevo ancora la Caterina in casa, che non mi pareva eser sì sola. Ma poi senti' come Lorenzo si portava tristamente,[472] e che d'amendue avevo avuto tanto dolore, che sendo morti no n'arei avuto maggiore ch'i' ò, tra una cosa e l'altra, diliberai non ne mandar più fuori, se grande bisogno non vi era: e l'ò detto co Marco e con Antonio degli Strozi. Amendue mi dicono per ora nollo mandi: ma se pure a primavera ci sarà la morìa grande, come si stima, esendo migliorata a Siena e per tutto il camino per ensino a Roma, lo potre' mandare: chè sarebbe pazzia la mia a mandallo ora, chè ora siàno nel verno; chè diliberando mandarlo, nollo metterei per via: sicchè per ora non vi porre pensiero. So i' meglio di niuno il bisogno vostro; e che se voi non ve ne guadagniate, non bisogna istare a fidanza d'altro. Io per me m'ingegnerò, per ogni modo e masserizia, di mantenervi questo poco ch'i' ò, se 'l Comune non me lo toglie; chè non posso più difendermi. Idio sia quello che m'aiuti; e a voi dia virtù e santà, come disidero.

Del lino, istarò a tua fidanza;[473] e se me lo mandi, mandami drentovi libbre 10 di mandorle per la quaresima; che verranno bene nella balla del lino. Chiegotele perchè sento costà n'è buono mercato, e qua son care. Fa' di mandarmele, chè so è poca ispesa.

Di Marco, t'aviso ch'è buon giovane, e molto bene tiene la Caterina, e tutti se ne porta bene,[474] e molto me ne contento; chè è di buona virtù; ma à troppa gravezza, chè à da undici fiorini. Tutto à pagato per ensino a qui, e se non peggiora, ne sono molto contenta di lui: che Idio gli dia della suo' grazia. La Caterina non è per ancora grossa; che al tenporale che è, l'ò molto caro:[475] ma istà magra della persona, che somiglia suo padre. Idio la faccia pur sana.

A dì 4 di questo ti scrissi: manda' la sotto lettere[476] di Marco; e perchè il fante si partì prima ch'io non credetti; credo l'arai a un'otta con questa. E per quella ti scrissi della casetta di Nicolò Popoleschi, che s'è venduta a Donato Ruciellai, che ci è a confini, cioè in sulla corte, che per verun modo non si vole lasciare uscire di mano. Filippo, rispondi presto, chè lo voglio iscrivere a Iacopo a Bruggia.

Nè altro per questa. Idio di male ti guardi. Per la tua Allesandra fu di Mateo degli Strozi in Firenze.

Fa' d'esser ubidente a Nicolò, e di fare il debito tuo inverso di lui, e d'eser conosciente del bene che vi fa. Chè se così farai, anco io viverò contenta. Che Idio per sua misericordia te ne dia grazia. A questi dì iscrisse Matteo una lettera a Lorenzo a Vignone.

NOTE:

[463] Più volte citato e indicato in questo mio libro. _Alessandra Macinghi negli Strozzi. Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli, pubblicate da_ CESARE GUASTI. In Firenze, G. C. Sansoni editore, 1877.

[464] A pag. IX del _Proemio_.

[465] Ricevuta il 28 di novembre.

[466] per cagione.

[467] desidera, ha caro.

[468] poichè.

[469] col medico.

[470] complessione.

[471] fuori della vostra custodia; senz'essere custodito da voi.

[472] non stava bene di salute; era malato.

[473] mi rimetterò a quanto tu sia per fare.

[474] e si porta bene con tutti.

[475] Cioè che non sia incinta, essendo tempo di morìa.

[476] acchiusa in lettere.

INDICE

Nei primi secoli del Comune Pag. 1 Note 55 Da Dante al Boccaccio 67 Note 95 Beatrice nella vita e nella poesia del secolo XIII 105 Note 149 La donna ispiratrice 157 Note 171 Nel rinascimento e negli ultimi anni della libertà 173 Note 225 Una madrefamiglia del Cinquecento 249 Un'altra lettera dell'Alessandra Macinghi Strozzi 293

ERRATACORRIGE

Pag. 46 Lionora;[88] correggi Lionora;[98] » 50 di messer Folco » di Folco » 57 di Manetto » di messer Manetto » 59 nota[41] — La data de' «17 ottobre, a pag. 105» dell'Elenco di L. Santoni, è erronea. La vera è «17 dicembre, a pag. 128» del medesimo Elenco; dove anche altre cose, oltre quel doppione, sarebbero da raddirizzare. » 132 si volle correggi sì volle » 149 Dell'antico » [9] Dell'antico » 154 Nei sonetti » [74] Nei sonetti » 211 vendicati » vendicate » 224 trionfi, Storia » trionfi. Storia

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. 303 (Erratacorrige) sono state riportate nel testo.