La donna e i suoi rapporti sociali
Part 2
_L'uomo ha quasi esaurito ogni sua risorsa. Egli ha fatto guerre, ha riportato vittorie, ha celebrato alla conquista ed abbruciò incensi alla gloria grondante sangue: ma poi s'avvide ch'egli era infelice; allora s'immerse nella meditazione, creò dei sistemi, li formolò, li applicò, indi li rifece, li corresse, e li tornò a fare; ma poi s'avvide che era infelice. Sorse il Cristo e gli sussurrò all'orecchio la segreta parola ch'era la soluzione del suo problema; ma egli non la comprese, laonde da cattiva interpretazione ne trasse pessima applicazione e s'avvide, ch'egli era ancora infelice. Allora egli escogitò una dottrina, che i tempi mostravano di facile applicazione, e quasi gli parve d'aver afferrato l'ultima parola della sua tesi; ella consisteva nel far felici i pochi di lumi, di potenza e dovizia, ed alle masse guarentire il benessere coll'inconscia ignoranza, siccome il gregge tripudia e saltella sul prato, insciente delle cesoie del tosatore e del coltello del beccaio; ma ben presto s'avvide, ch'egli era ancora infelice. E tornando sul cammino già fatto, egli ritrovò quella secreta parola sussurratagli all'orecchio dal Cristo, la raccolse, la meditò e la comprese; ma ecco la guerra degli interessi, i lamenti dello egoismo epulonico, i garriti del gaudente, la grave resistenza della massiccia ignoranza, tutti d'accordo a barricare lo generoso cammino del bene, il bel sentiero che alla sociale felicità conduce._
_Si ha d'uopo del disinteresse, ci abbisogna dell'amore, dell'amore quasi infinito dell'umanità, ci occorre abnegazione e violenza, commiserazione e sacrificio; avanti dunque, avanti la donna! Ecco il suo giorno ed il suo lavoro. Vile, inutile, ed eternamente serva quella che si ritira!_
_La povertà, il dolore e l'ignoranza, ecco i tre pupilli che reclamano la sua tutela e la sua provvidenza. Non è ella cosa, che la donna ha già seco stessa convenuta, ch'ella deve trovarsi dovunque si soffre e si piange? La gioia corrompe, il dolore migliora; meschina ed illusa colei che fugge dal pianto per incontrare il riso, il riso cinico, il riso ad ogni costo; ella sconfessa la sua soave natura, ella rinuncia alla sua santa missione, ella perde ogni diritto all'amor dei mortali. Che farà di lei lo addolorato s'ella lo fugge? che ne farà il felice se già è felice senza di lei?_
_Il sacro suolo della patria reclama pur egli il suo culto dal cuor della donna._
_Plutarco nelle sue _Donne illustri_, ci dimostra coll'irrefragabile eloquenza dei fatti, che le nazioni tutte, che vantano gloriose storie e magnanime tradizioni, ebbero delle madri infiammate di patrio amore e dei pubblici interessi tenere e sollecite._
_Le prime lezioni, che l'uomo dalla donna riceve, tutte debbono indirizzarsi ad instillargli la religione della patria sempre, e vieppiù a tempi nostri, nei quali question di vita e di morte s'agita per molti paesi, e sovra tutto alla bella terra del sì, madre sublime, che al mondo partoriva in ogni tempo le più splendide individualità ed intere nazioni di eroi. Si offuschi davanti ai patrii interessi ogni egoismo di famiglia; e la donna che non sa gli affetti immolare sull'altare dove il genitore, l'amante, il consorte, il fratello sacrificano la vita e versano il sangue, s'abbia pure il loro disprezzo; e indarno cerchi considerazione, indipendenza e diritti, a conservare i quali vuolsi la forte coscienza del bene anzichè debolezza di passioni._
_Ma no, la donna ha dato prove antiche e recenti di sentir vivamente la religione della patria; e mentre i nostri miti costumi la fanno de' suoi nati tenerissima, pure mai non esitò ad immolare lo egoismo materno sull'altare dei patrii bisogni. Ed alla religione della patria la vedemmo anzi educarla quando, nell'intimo conversare, ella additava alla prole bambina lo straniero usurpatore, che le membra intepidivasi ai nostri focolari, ed insolente saliva e scendeva le nostre scale e le narrava gli sdegni paterni e gl'infelici recenti conati, ed allora_
«_Quello sdegno passava nei figli_ «_Cui fu culla lo scudo del padre;_ «_Ed al figlio diceva la madre_ «_Quest'esempio tu devi seguir_».
_Nè vani furono questi ammaestramenti, che nell'infausto decennio della straniera oppressione, ogni madre alla prole insinuava, che, bambina, le recenti prove del 1848 udivasi negli intimi recessi della sua casa narrare, appena innacessibile ai mille occhi d'una tirannica inquisizione, che finalmente_
«_Una selva di lancie si scosse_ «_All'invito del bellico squillo,_ «_Ed all'ombra del sacro vessillo_ «_Un sol voto discorde non fu._ «_E fratelli si strinser la mano_ «_Dauno, Irpino, Lucano, Sannita_ «_Non estinta, ma solo sopita_ «_Era in essi l'antica virtù_».
_Colta qual'io vorrei la donna, informata a solidi criterii, ricca d'un'amabilità risultante dalle squisite doti dell'anima, e vieppiù adorna del vero gusto che alle leggi del bello ed alla natura si ispira, più che alle mille bizzare eccentricità della volubile moda; stimando il bello, il buono ed il vero, ovunque si presenta colla superiorità dello spirito leale, aperta sempre ad ogni bel sentimento, sorda alle passioni, schiava del dovere, anima della famiglia, sorriso della società, ella dev'essere molto sensibile alle manifestazioni del genio. Natura ha le cose così disposte, che l'uomo, finchè si voglia superiore, non si fa però che assai difficilmente superiore al disprezzo della donna, e molti fra quelli che affrontarono sventure, traversie e lotte d'ogni fatta, forza e vigoria trovarono a non soccombere nella stima d'una donna; nè congettura semplice è questa, e esperienza di pochi o molti fra loro che nominar si potrebbero, ma confessione altresì. Gian G. Rousseau, nell'Emile, dice; che niun uomo è indifferente alla disistima della donna; ed egli stesso pel primo, che tante severe verità le predicava, non poteva pur tuttavia rassegnarsi a non esserne apprezzato._
_La cognizione di questo fatto deve fare la donna circospetta nei giudizii, larga d'encomii al merito, e muta affatto davanti a quei luoghi comuni d'un falso spirito, a quelle ridicole _rodomontate_ di cui è costume della viril gioventù farsi bella davanti alla donna. Oh se la donna non fosse sensibile che col vero merito, quanto gli uomini diverrebbero migliori! Ma pur troppo sovente ella è mistificata dalle apparenze della forza ch'ella crede scorgere dietro parole, ad atti arditi, che non altro rivelano che una illimitata fiducia nelle proprie forze, non sempre dal fatto giustificata, dietro una violenza di modi che non altro esprime che debolezza e suscettibilità; all'ombra di imprese contro la morale, che più sono ardite e più ci dicono quanto tirannico sia quel giogo di passione dal quale è trascinato misero schiavo l'uomo, dietro certe arie da conquistatori che taluni assumono presso la donna ch'è un insulto diretto alla facile virtù, che le si suppone. Ma sventuratamente debbo dirlo, della donna è il demerito se gli uomini sono così; ella troppo sovente non è debole che per il vizio e la leggerezza, non è insensibile che alle virtù ed alla sapienza. Eppure se è la forza che la seduce, nella virtù e nella sapienza si trova, che importa superiorità d'animo, abnegazione ed eroismo, perseveranza di propositi, profondità e solidità d'intelletto!_
_Informata la donna ai principii, redenta dalle esorbitanze della opinione, sviluppata dalle tenebre della secolare ignoranza (il che se in parte da lei stessa dipende, assai e molto più dipende dalle nazionali istituzioni), non è più possibile certamente negarle il diritto._
_Lo Stato fu sempre ed è tuttavia colpevole verso la donna, chè, riconoscendola contribuente, la disconosce cittadina, e punendola delinquente, la nega capace._
_La legge non si mostra alla donna che armata di flagelli, gravida di doveri, avara in libertà, feconda in restrizioni; può essa, la donna, far lieti sagrificii ad un paese le cui istituzioni la trattano così ingenerosamente?_
_Può ella, da senno, credersi obbligata verso una patria, che è per lei triste e dura più che, non è per l'uomo l'esiglio?_
_Può essa, in cuor suo, rispettar quelle leggi che vede e sente sopra sè stessa ingenerose ed ingiuste?_
_Può essa allevare i suoi figli al culto di un paese, ch'ella non ha nessuna ragione di amare? E quando questo paese le cerca il suo oro, i suoi figli e talora persino le sue convinzioni, qual compenso le promette e le dà? Qual forza, quale argomento adoprerà essa per convincersi del suo dovere, per decidersi a compierlo?_
_Il dovere, fonte del diritto, è cosa santa ed equa, ma il dovere solo è schiavitù ed opressione._
_Tutte le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, tutte ebbero, o segreta o palese, sempre però una movenza interessata. Non si accagioni dunque per avventura la donna di strettezza di cuore se chiede il suo diritto._
_Ogni lavoro vuol la mercede, ogni martirio vuol la corona; l'uomo ha proceduto per questa via al conquisto della sua libertà, non v'ha ragione che ne escluda la donna._
_Ed eccomi perciò a considerarla in faccia al diritto parziale ed al Codice Civile Sardo dopo averla guardata in faccia al diritto primitivo ed ingenito, davanti al quale ogni veduta d'interesse, di convenienza, d'opportunità, deve tacere, e la parzialità della legge non iscusa, né la debolezza del muscolo che non sarà mai equa base di diritto, nè l'ignoranza che si può vincere, nè l'incapacità ch'è sempre affermata, provata non mai._
_Che se talora, discutendo lo spirito delle nostre istituzioni avverrà, che la penna distilli qualche amarezza, dichiaro anticipatamente non aver io rancore con niuna personalità al mondo, ma scaturire queste involontarie dal vedere, quanto sia impossibile all'uomo astrarre da' suoi personali interessi anche quando si dà ad intendere di far di proposito detta giustizia, e questo spirito d'egoismo salire fino a mala fede, quando l'essere che si afferma debole ed incapace per ispogliarsi di diritti, si riconosce forte e responsabile per gravarsi di pene e di doveri._
_È assai possibile scrivere con più calma e con maggior freddezza; ciò servirebbe anche forse ad attirare sul mio argomento le grazie degli uomini serii, che varcata l'età delle passioni, le persone e le cose tutte guardano con filosofica ed imparziale apatia. Ma a me, giovine e donna, è pur lecito non far a pugni colla natura che si è in questo argomento alleata ai più vitali interessi, epperò non violentandomi affatto, parlo come penso e sento, persuasa e convinta di essere fedele interprete dei pensieri e dei sentimenti di molte del mio sesso._
_Le considerazioni fatte sulla situazione creata alla donna da leggi, che ancor troppo risentono lo spirito del secolo che precedette il 1789, mi conducono naturalmente a chiedere delle riforme che, se sono limitate, hanno in compenso il vantaggio di essere possibili, ed è in me profonda la convinzione, che un miglioramento nelle condizioni presenti della donna, non è vantaggio suo soltanto, ma altrettanto e più dell'umanità, che in tanta parte della donna si compone ed in altrettanta da lei dipende ed è influenzata._
_Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della mia fatica. Come vedete, ella vi è tutta ed affatto consacrata, ad un solo fine si è ispirata, l'utile vostro, e dell'umanità._
_Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, esaminandola sotto tutti i rapporti, e tenendo io a presentarle il suo meglio, volli precipuamente parlare alle giovinette che esordiscono nella vita, già istrutte, epperò in grado non solo di accogliere le leggi della morale sotto la forma d'apotegmi, che se meccanicamente s'incidono nella ferace memoria dell'adolescenza, di rado resistono saldi sotto la bufera sollevata dalle giovanili passioni, ed in faccia alle speciose dottrine che loro servono da campioni; ma capaci eziandio sono di seguire quei raziocinii, che conducono la loro mente ad apprezzarle, il loro cuore ad amarle, e decidono quindi la volontà a seguirle._
_So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate troveranno la difficile unanimità delle simpatie, ma quale autore mai, qual libro, quale concetto, trovò tutte le adesioni? quante volte la verità, camminando a testa alzata nel suo dritto cammino, dovette porre, senza pur avvertirlo, il calcagno su qualche esistenza che nella polvere si trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro di molto tempo? Lo scrittore dovrà egli dunque prender sempre la penna per osannare a tutte le passioni, a tutti gl'interessi, a tutti i pregiudizii dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla al più presto dacché trovisi incompatibile con essi? Se considerazioni di personale interesse avessero sempre asciugate le penne, a qual punto sarebbe ogni umano progresso? E come combatterà il pregiudizio chi si uccide sul labbro la parola, per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo se Cristo avesse temuta la croce? Chè del nuovo mondo se Colombo avesse paventato l'ardita navigazione? Chè della libertà se i popoli temono il sangue? Chè d'ogni utile impresa se bastasse ad arrestarla la tema delle possibili eventualità?_
_Certo se qualche concetto nel mio lavoro vien meno alla verità, ascriversi dovrà allo abbaglio dello intelletto, non mai a transazione di coscienza, ed a proposito di patteggiar coll'errore; ed essendomi io la verità proposta comechè sola base possibile alla morale, più dello scopo tenera che dei mezzi, accetto riconoscente ogni osservazione della critica che me illumini, ed alle mie lettrici accenni dove ho errato, chè inconsolabile sarei se vedessi che la fatica, che al bene ho rivolta, al male conducesse._
_I tempi avanzano. Il vecchio edificio del dispotismo, che tutto l'uomo incatena dal più intimo escogitato dell'anima fino al più indifferente degli atti umani, scricchiola sui cardini, scrolla e rovina. Pochi giorni ancora e lo spirito del cristianesimo sfolgorante della nuova sua luce, l'amore universale, precetto unico e nuovo, il raggio della sapienza, diffuso come lo spirito di Dio sulla faccia della terra, raccogliendo sulle ceneri di quello spento l'ultima zolla di terra, gli diranno, _parce sepultis_._
_Ed io mi trasporto collo spirito a quel giorno e, lasciate le polemiche a penne più valenti, la lotta a braccia più vigorose, attendo a preparare la donna di quei tempi; la donna, non più eccitamento a basse passioni ed ingombro al cammino della umanità, ma la donna ispiratrice di alti propositi, impulso potente ad ogni gentil costume, e ad ogni progresso dell'intelligenza._
_Riverente più ch'altri mai al dogma della libertà della mente, in una cosa non la riconosco libera, nello essere illogica e retriva, importando le morali facoltà, dovere di sviluppo e d'applicazione._
_Religiosa per ragione e per sentimento, nemica del pregiudizio, adoratrice della verità, schiava della morale, amante della patria, anima della famiglia, sollievo alla sventura, complemento della società, mostrandosi all'uomo in tutto e sempre dono di Dio; ecco la donna ch'io intesi preparare._
_Che se avvenga che all'altezza del fine non corrisponda fecondità di mezzi, il buon volere mi salvi, la innata bontà del sesso cui volli giovare mi sia indulgente, e la lusinga mi conforti, che alcuna sorga fra tante valorose scrittrici che raccolga il mio argomento e, svoltolo da' miei cenci, al pubblico lo presenti sotto forme più rigogliose e sfolgoranti._
LA DONNA E L'OPINIONE
«Anima che per biasimo si dibassa O per lode s'innalza è debil canna Cui move a scherzo il venticel che passa»
Molti e molti parlarono della donna, i quali anche pretesero parlarne seriamente, ma io non istimo che il difficile problema ch'ella presenta, all'uomo, alla famiglia, alla Società, svolto sì dottamente e finamente da tanti, in epoche diverse, e svariate località, abbia tutti interi raccolti i dati onde completi ne risultino i criterii; oserei anzi asserire, che niun scrittore forse trovossi, parmi, fin qui che, se uomo, sapesse appieno dimenticar le passioni, se donna, gl'interessi, onde sarei per dire desiderabile cosa nell'ardua tesi un criterio neutro affatto che, non punto interessato ad esagerare i vizii o i pregi del sesso femminile, nè a coprirli, ce ne desse la pittura imparziale e con essa i dati e gli estremi ove basare un solido raziocinio, a derivarne poi analoghe ed assennate le istituzioni che debbono moderarne le condizioni e gl'interessi.
Dissi vizii o pregi, se pur tali possono esattamente chiamarsi le attribuzioni, o meglio, i naturali elementi, costituenti in un complesso logico, ed omogeneo, una natura ordinata ad un dato scopo, elementi tutti concomitanti e necessarii a far della donna un essere essenzialmente distinto dall'uomo, ed in pari tempo destinato a vivergli a fianco sempre utile e necessario, a somministrargli i proprii mezzi arricchendolo così d'un'altra potenza senza sommarsi con lui, identificarsi nelle sue viste e ne' suoi interessi per modo da essergli un'_alter ego_ senza cessare d'esser da lui distintissimo a perpetuare quella simpatica attrazione, che distingue i rapporti dell'uomo colla donna e li fa così soavi sopra ogni altro vincolo sociale, e che sparirebbero in una completa fusione.
G. G. Rousseau considerò la donna in natura; Balzac ne disse dal punto di vista degli interessi virili; La Bruyère l'assoggettò a fina analisi senza che da questa si curasse poi derivarne riforma alcuna in lei od attorno a lei; Mad. Neker non la vide che dal punto di vista di istituzioni locali, facenti spesso a pugni colla vera natura degli esseri e delle cose. Nessuno, fra tanti, studiò di proposito l'influenza delle istituzioni sul suo carattere e sulle sue condizioni[2].
Tutti i poeti, dai grandi ai piccoli, dagli immortali ai _pria morti che nati_, la cantarono in ogni tono, e in ogni metro, vedendola ora colle traveggole del delirio amoroso, ora coi lividi occhiali dell'orgoglio e dell'odio per affetti incorrisposti od incompresi.
Tutte le filosofie, tutti i sistemi se ne occuparono e tutti i legislatori. E chi pretese esser ella la pura e semplice femmina dell'uomo, e non dover egli perciò conservarla che nei soli interessi della generazione, deplorando di non poter precorrere il tempo del suo sviluppo e non disfarsene dappoi. Altri considerando invece che la donna non è atta alla generazione che in una fasi relativamente avvanzata della sua vita, e vedendola sopravvivere tanto tempo al disimpegno delle materne cure ne derivarono, non fosse con quelle la sua missione esaurita, e pensarono potesse nelle cose del mondo portare la sua influenza, ed intervenire siccome essere intelligente e volitivo, potente di mezzi proprii. Di qui la gelosa insistenza di tutte le leggi sovente ad impedire, e sempre a sfavorire implicitamente sì, ma non meno potentemente, il sapere ed i mezzi del sapere alla donna.
Molti scrittori capirono il programma di convenienza del sesso virile, raccolsero al volo la segreta parola, e maestri dalle cattedre, oratori dai pergami, giudici dal tribunale dell'opinione, ganimedi dagli eleganti e voluttuosi gabinetti, padri con affettuosi sermoni, predicarono quotidianamente alla donna non convenirle la scienza.
Tu non sei capace di lunghi e severi studii, le disse lo scienziato, e le dimostrava, come due e due fanno quattro, che la conformazione del suo cervello, la delicatezza de' suoi tessuti, la debolezza della sua fibra, la moltiplicità de' suoi bisogni, la dimostrano irrecusabilmente non nata alla scienza; ed ella si volse alla Teologia. Non ti è lecito, rispose questa, sta contro te l'opinione della sacra serie dei più illustri padri della Chiesa, cominciando da S. Paolo fino al sacrosanto Concilio Tridentino. D'altronde, qual bisogno hai tu di sapere? Credi ciò ch'io ti dico, e basta; la debolezza della tua mente non s'attenti di fissar lo sguardo nelle sacre cose: astienti anzi del tutto anche dalle profane _et non plus sapere quam oportet_. Ed ella si volse all'opinione. Questa, simile alla liquida massa dell'Oceano, ora spinge i suoi flutti come adamantini proiettili sino al Cielo, ora li preme fino all'abisso; fluttuante sempre, è determinata dai più, ed è sempre indipendente da ogni pressione che non sia numero. Le sue risposte sono categoriche; ella non si crede in dovere di motivare, non si dà pena di far analisi, di stabilir confronti, non si cura di premesse, non pensa a conseguenze, ed ella rispose alla donna, non voglio, non mi piace. Ed ella si volse a chi l'amava, ed egli le rispose: Come! Tu dunque disconosci tanto i vezzi di che ti fornì natura da voler andar in cerca d'altri meno attraenti; lascia ad una bocca meno piccola della tua la difficile articolazione di barbari paroloni, e non voler annuvolare il liscio marmo della tua fronte colle rughe dei calcoli, nè voler perdere il tuo celeste sorriso fra le gravi meditazioni, nè impallidir le rose del viso fra le veglie prolungate. Natura t'informò con tale studio, e di tal predilezione ti amò, che fece in te pregio l'ignoranza, e tu tutto sai, nulla sapendo. Era quasi convinta, pur s'attentò a scartabellar qualche volume della paterna biblioteca; ed ecco radunarsi a grave consiglio la famiglia ed il suo capo decidere che, consultata la religione, il costume e l'opinione, che esser debbono e sono, con ragione o senza, i tre padroni assoluti sotto i quali la donna stupida od intelligente, volente o non volente, deve piegare la testa; tutti ad unanimità decisero che la donna, se povera all'ago, se ricca all'ozio, passi la vita, ed altro scopo alla sua esistenza non cerchi oltre quello della _femmina_; che se poi s'annoiasse, libero a lei di sbadigliare a tutto suo agio.
Esclusa dal sapere, la donna, rimaneva esclusa eziandio dal potere; ed eccola ridotta a passività assoluta, _cosa_ e non _essere_, di maggiore o minor valore relativo, di nessun valore intrinseco, orba d'ogni coscienza di sè, ch'è la prima ragione d'ogni forza.
Sostituitosi, collo stabilimento del cristianesimo, il regno della intelligenza a quello della forza bruta, la donna divenne strumento tuttora vitale e poderoso alla politica sacerdotale.
I religiosi terrori, certi affetti artificiali, specie di aberrazioni, di sovreccitazioni nervose, ibride creazioni del misticismo, furono allora poste in opera dai ministri di religione per averla piedi e mani legate, cieco e docile strumento ad ogni esorbitanza. E, per mezzo suo, Stati e famiglie poste a soqquadro, fatalmente compromessi e scalzati dalle radici rimangono nella storia a documento imperituro del quanto siano funeste la ignoranza e la morale passività nella donna.
E sgraziatamente eravamo al punto in cui questa ignoranza e passività, non più un puro fatto era, ma era sistema. L'uomo avea riescito a convincerla non esserle lecito formare il minimo criterio, nè possibile formarne alcuno assennato, in base a che, avea ella abbandonato ogni studio siccome a lei improba quanto vana fatica; e questa estrema risultanza dello egoismo d'un sesso e dell'ignoranza dell'altro, diveniva alfine la pubblica opinione, assicurando al primo un tranquillo dominio.