La Divina Commedia di Dante: Paradiso
Part 8
Diffuso era per li occhi e per le gene di benigna letizia, in atto pio quale a tenero padre si convene.
E «Ov è ella?», sùbito diss io. Ond elli: «A terminar lo tuo disiro mosse Beatrice me del loco mio;
e se riguardi sù nel terzo giro dal sommo grado, tu la rivedrai nel trono che suoi merti le sortiro».
Sanza risponder, li occhi sù levai, e vidi lei che si facea corona reflettendo da sé li etterni rai.
Da quella regïon che più sù tona occhio mortale alcun tanto non dista, qualunque in mare più giù sabbandona,
quanto lì da Beatrice la mia vista; ma nulla mi facea, ché süa effige non discendëa a me per mezzo mista.
«O donna in cui la mia speranza vige, e che soffristi per la mia salute in inferno lasciar le tue vestige,
di tante cose quant i ho vedute, dal tuo podere e da la tua bontate riconosco la grazia e la virtute.
Tu mhai di servo tratto a libertate per tutte quelle vie, per tutt i modi che di ciò fare avei la potestate.
La tua magnificenza in me custodi, sì che lanima mia, che fatt hai sana, piacente a te dal corpo si disnodi».
Così orai; e quella, sì lontana come parea, sorrise e riguardommi; poi si tornò a letterna fontana.
E l santo sene: «Acciò che tu assommi perfettamente», disse, «il tuo cammino, a che priego e amor santo mandommi,
vola con li occhi per questo giardino; ché veder lui tacconcerà lo sguardo più al montar per lo raggio divino.
E la regina del cielo, ond ïo ardo tutto damor, ne farà ogne grazia, però chi sono il suo fedel Bernardo».
Qual è colui che forse di Croazia viene a veder la Veronica nostra, che per lantica fame non sen sazia,
ma dice nel pensier, fin che si mostra: Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace, or fu sì fatta la sembianza vostra?;
tal era io mirando la vivace carità di colui che n questo mondo, contemplando, gustò di quella pace.
«Figliuol di grazia, quest esser giocondo», cominciò elli, «non ti sarà noto, tenendo li occhi pur qua giù al fondo;
ma guarda i cerchi infino al più remoto, tanto che veggi seder la regina cui questo regno è suddito e devoto».
Io levai li occhi; e come da mattina la parte orïental de lorizzonte soverchia quella dove l sol declina,
così, quasi di valle andando a monte con li occhi, vidi parte ne lo stremo vincer di lume tutta laltra fronte.
E come quivi ove saspetta il temo che mal guidò Fetonte, più sinfiamma, e quinci e quindi il lume si fa scemo,
così quella pacifica oriafiamma nel mezzo savvivava, e dogne parte per igual modo allentava la fiamma;
e a quel mezzo, con le penne sparte, vid io più di mille angeli festanti, ciascun distinto di fulgore e darte.
Vidi a lor giochi quivi e a lor canti ridere una bellezza, che letizia era ne li occhi a tutti li altri santi;
e sio avessi in dir tanta divizia quanta ad imaginar, non ardirei lo minimo tentar di sua delizia.
Bernardo, come vide li occhi miei nel caldo suo caler fissi e attenti, li suoi con tanto affetto volse a lei,
che miei di rimirar fé più ardenti.
Paradiso Canto XXXII
Affetto al suo piacer, quel contemplante libero officio di dottore assunse, e cominciò queste parole sante:
«La piaga che Maria richiuse e unse, quella chè tanto bella da suoi piedi è colei che laperse e che la punse.
Ne lordine che fanno i terzi sedi, siede Rachel di sotto da costei con Bëatrice, sì come tu vedi.
Sarra e Rebecca, Iudìt e colei che fu bisava al cantor che per doglia del fallo disse Miserere mei,
puoi tu veder così di soglia in soglia giù digradar, com io cha proprio nome vo per la rosa giù di foglia in foglia.
E dal settimo grado in giù, sì come infino ad esso, succedono Ebree, dirimendo del fior tutte le chiome;
perché, secondo lo sguardo che fée la fede in Cristo, queste sono il muro a che si parton le sacre scalee.
Da questa parte onde l fiore è maturo di tutte le sue foglie, sono assisi quei che credettero in Cristo venturo;
da laltra parte onde sono intercisi di vòti i semicirculi, si stanno quei cha Cristo venuto ebber li visi.
E come quinci il glorïoso scanno de la donna del cielo e li altri scanni di sotto lui cotanta cerna fanno,
così di contra quel del gran Giovanni, che sempre santo l diserto e l martiro sofferse, e poi linferno da due anni;
e sotto lui così cerner sortiro Francesco, Benedetto e Augustino e altri fin qua giù di giro in giro.
Or mira lalto proveder divino: ché luno e laltro aspetto de la fede igualmente empierà questo giardino.
E sappi che dal grado in giù che fiede a mezzo il tratto le due discrezioni, per nullo proprio merito si siede,
ma per laltrui, con certe condizioni: ché tutti questi son spiriti ascolti prima chavesser vere elezïoni.
Ben te ne puoi accorger per li volti e anche per le voci püerili, se tu li guardi bene e se li ascolti.
Or dubbi tu e dubitando sili; ma io discioglierò l forte legame in che ti stringon li pensier sottili.
Dentro a lampiezza di questo reame casüal punto non puote aver sito, se non come tristizia o sete o fame:
ché per etterna legge è stabilito quantunque vedi, sì che giustamente ci si risponde da lanello al dito;
e però questa festinata gente a vera vita non è sine causa intra sé qui più e meno eccellente.
Lo rege per cui questo regno pausa in tanto amore e in tanto diletto, che nulla volontà è di più ausa,
le menti tutte nel suo lieto aspetto creando, a suo piacer di grazia dota diversamente; e qui basti leffetto.
E ciò espresso e chiaro vi si nota ne la Scrittura santa in quei gemelli che ne la madre ebber lira commota.
Però, secondo il color di capelli, di cotal grazia laltissimo lume degnamente convien che sincappelli.
Dunque, sanza mercé di lor costume, locati son per gradi differenti, sol differendo nel primiero acume.
Bastavasi ne secoli recenti con linnocenza, per aver salute, solamente la fede di parenti;
poi che le prime etadi fuor compiute, convenne ai maschi a linnocenti penne per circuncidere acquistar virtute;
ma poi che l tempo de la grazia venne, sanza battesmo perfetto di Cristo tale innocenza là giù si ritenne.
Riguarda omai ne la faccia che a Cristo più si somiglia, ché la sua chiarezza sola ti può disporre a veder Cristo».
Io vidi sopra lei tanta allegrezza piover, portata ne le menti sante create a trasvolar per quella altezza,
che quantunque io avea visto davante, di tanta ammirazion non mi sospese, né mi mostrò di Dio tanto sembiante;
e quello amor che primo lì discese, cantando Ave, Maria, gratïa plena, dinanzi a lei le sue ali distese.
Rispuose a la divina cantilena da tutte parti la beata corte, sì chogne vista sen fé più serena.
«O santo padre, che per me comporte lesser qua giù, lasciando il dolce loco nel qual tu siedi per etterna sorte,
qual è quell angel che con tanto gioco guarda ne li occhi la nostra regina, innamorato sì che par di foco?».
Così ricorsi ancora a la dottrina di colui chabbelliva di Maria, come del sole stella mattutina.
Ed elli a me: «Baldezza e leggiadria quant esser puote in angelo e in alma, tutta è in lui; e sì volem che sia,
perch elli è quelli che portò la palma giuso a Maria, quando l Figliuol di Dio carcar si volse de la nostra salma.
Ma vieni omai con li occhi sì com io andrò parlando, e nota i gran patrici di questo imperio giustissimo e pio.
Quei due che seggon là sù più felici per esser propinquissimi ad Agusta, son desta rosa quasi due radici:
colui che da sinistra le saggiusta è il padre per lo cui ardito gusto lumana specie tanto amaro gusta;
dal destro vedi quel padre vetusto di Santa Chiesa a cui Cristo le chiavi raccomandò di questo fior venusto.
E quei che vide tutti i tempi gravi, pria che morisse, de la bella sposa che sacquistò con la lancia e coi clavi,
siede lungh esso, e lungo laltro posa quel duca sotto cui visse di manna la gente ingrata, mobile e retrosa.
Di contr a Pietro vedi sedere Anna, tanto contenta di mirar sua figlia, che non move occhio per cantare osanna;
e contro al maggior padre di famiglia siede Lucia, che mosse la tua donna quando chinavi, a rovinar, le ciglia.
Ma perché l tempo fugge che tassonna, qui farem punto, come buon sartore che com elli ha del panno fa la gonna;
e drizzeremo li occhi al primo amore, sì che, guardando verso lui, penètri quant è possibil per lo suo fulgore.
Veramente, ne forse tu tarretri movendo lali tue, credendo oltrarti, orando grazia conven che simpetri
grazia da quella che puote aiutarti; e tu mi seguirai con laffezione, sì che dal dicer mio lo cor non parti».
E cominciò questa santa orazione:
Paradiso Canto XXXIII
«Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso detterno consiglio,
tu se colei che lumana natura nobilitasti sì, che l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese lamore, per lo cui caldo ne letterna pace così è germinato questo fiore.
Qui se a noi meridïana face di caritate, e giuso, intra mortali, se di speranza fontana vivace.
Donna, se tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz ali.
La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fïate liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te saduna quantunque in creatura è di bontate.
Or questi, che da linfima lacuna de luniverso infin qui ha vedute le vite spiritali ad una ad una,
supplica a te, per grazia, di virtute tanto, che possa con li occhi levarsi più alto verso lultima salute.
E io, che mai per mio veder non arsi più chi fo per lo suo, tutti miei prieghi ti porgo, e priego che non sieno scarsi,
perché tu ogne nube li disleghi di sua mortalità co prieghi tuoi, sì che l sommo piacer li si dispieghi.
Ancor ti priego, regina, che puoi ciò che tu vuoli, che conservi sani, dopo tanto veder, li affetti suoi.
Vinca tua guardia i movimenti umani: vedi Beatrice con quanti beati per li miei prieghi ti chiudon le mani!».
Li occhi da Dio diletti e venerati, fissi ne lorator, ne dimostraro quanto i devoti prieghi le son grati;
indi a letterno lume saddrizzaro, nel qual non si dee creder che sinvii per creatura locchio tanto chiaro.
E io chal fine di tutt i disii appropinquava, sì com io dovea, lardor del desiderio in me finii.
Bernardo maccennava, e sorridea, perch io guardassi suso; ma io era già per me stesso tal qual ei volea:
ché la mia vista, venendo sincera, e più e più intrava per lo raggio de lalta luce che da sé è vera.
Da quinci innanzi il mio veder fu maggio che l parlar mostra, cha tal vista cede, e cede la memoria a tanto oltraggio.
Qual è colüi che sognando vede, che dopo l sogno la passione impressa rimane, e laltro a la mente non riede,
cotal son io, ché quasi tutta cessa mia visïone, e ancor mi distilla nel core il dolce che nacque da essa.
Così la neve al sol si disigilla; così al vento ne le foglie levi si perdea la sentenza di Sibilla.
O somma luce che tanto ti levi da concetti mortali, a la mia mente ripresta un poco di quel che parevi,
e fa la lingua mia tanto possente, chuna favilla sol de la tua gloria possa lasciare a la futura gente;
ché, per tornare alquanto a mia memoria e per sonare un poco in questi versi, più si conceperà di tua vittoria.
Io credo, per lacume chio soffersi del vivo raggio, chi sarei smarrito, se li occhi miei da lui fossero aversi.
E mi ricorda chio fui più ardito per questo a sostener, tanto chi giunsi laspetto mio col valore infinito.
Oh abbondante grazia ond io presunsi ficcar lo viso per la luce etterna, tanto che la veduta vi consunsi!
Nel suo profondo vidi che sinterna, legato con amore in un volume, ciò che per luniverso si squaderna:
sustanze e accidenti e lor costume quasi conflati insieme, per tal modo che ciò chi dico è un semplice lume.
La forma universal di questo nodo credo chi vidi, perché più di largo, dicendo questo, mi sento chi godo.
Un punto solo mè maggior letargo che venticinque secoli a la mpresa che fé Nettuno ammirar lombra dArgo.
Così la mente mia, tutta sospesa, mirava fissa, immobile e attenta, e sempre di mirar faceasi accesa.
A quella luce cotal si diventa, che volgersi da lei per altro aspetto è impossibil che mai si consenta;
però che l ben, chè del volere obietto, tutto saccoglie in lei, e fuor di quella è defettivo ciò chè lì perfetto.
Omai sarà più corta mia favella, pur a quel chio ricordo, che dun fante che bagni ancor la lingua a la mammella.
Non perché più chun semplice sembiante fosse nel vivo lume chio mirava, che tal è sempre qual sera davante;
ma per la vista che savvalorava in me guardando, una sola parvenza, mutandom io, a me si travagliava.
Ne la profonda e chiara sussistenza de lalto lume parvermi tre giri di tre colori e duna contenenza;
e lun da laltro come iri da iri parea reflesso, e l terzo parea foco che quinci e quindi igualmente si spiri.
Oh quanto è corto il dire e come fioco al mio concetto! e questo, a quel chi vidi, è tanto, che non basta a dicer poco.
O luce etterna che sola in te sidi, sola tintendi, e da te intelletta e intendente te ami e arridi!
Quella circulazion che sì concetta pareva in te come lume reflesso, da li occhi miei alquanto circunspetta,
dentro da sé, del suo colore stesso, mi parve pinta de la nostra effige: per che l mio viso in lei tutto era messo.
Qual è l geomètra che tutto saffige per misurar lo cerchio, e non ritrova, pensando, quel principio ond elli indige,
tal era io a quella vista nova: veder voleva come si convenne limago al cerchio e come vi sindova;
ma non eran da ciò le proprie penne: se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne.
A lalta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e l velle, sì come rota chigualmente è mossa,
lamor che move il sole e laltre stelle.
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TAVOLA DEI CARATTERI SPECIALI TABLE OF SPECIAL CHARACTERS
à = a grave è = e grave ì = i grave ò = o grave ù = u grave
é = e acute ó = o acute
ä = a uml ë = e uml ï = i uml ö = o uml ü = u uml
È = E grave Ë = E uml Ï = I uml
« = left angle quotation mark » = right angle quotation mark
= left double quotation mark = right double quotation mark
= left single quotation mark = right single quotation mark
= em dash
= middot
. . . = ellipsis