La Divina Commedia di Dante: Paradiso
Part 3
Ma perché tutte le tue voglie piene ten porti che son nate in questa spera, proceder ancor oltre mi convene.
Tu vuo saper chi è in questa lumera che qui appresso me così scintilla come raggio di sole in acqua mera.
Or sappi che là entro si tranquilla Raab; e a nostr ordine congiunta, di lei nel sommo grado si sigilla.
Da questo cielo, in cui lombra sappunta che l vostro mondo face, pria chaltr alma del trïunfo di Cristo fu assunta.
Ben si convenne lei lasciar per palma in alcun cielo de lalta vittoria che sacquistò con luna e laltra palma,
perch ella favorò la prima gloria di Iosüè in su la Terra Santa, che poco tocca al papa la memoria.
La tua città, che di colui è pianta che pria volse le spalle al suo fattore e di cui è la nvidia tanto pianta,
produce e spande il maladetto fiore cha disvïate le pecore e li agni, però che fatto ha lupo del pastore.
Per questo lEvangelio e i dottor magni son derelitti, e solo ai Decretali si studia, sì che pare a lor vivagni.
A questo intende il papa e cardinali; non vanno i lor pensieri a Nazarette, là dove Gabrïello aperse lali.
Ma Vaticano e laltre parti elette di Roma che son state cimitero a la milizia che Pietro seguette,
tosto libere fien de lavoltero».
Paradiso Canto X
Guardando nel suo Figlio con lAmore che luno e laltro etternalmente spira, lo primo e ineffabile Valore
quanto per mente e per loco si gira con tant ordine fé, chesser non puote sanza gustar di lui chi ciò rimira.
Leva dunque, lettore, a lalte rote meco la vista, dritto a quella parte dove lun moto e laltro si percuote;
e lì comincia a vagheggiar ne larte di quel maestro che dentro a sé lama, tanto che mai da lei locchio non parte.
Vedi come da indi si dirama loblico cerchio che i pianeti porta, per sodisfare al mondo che li chiama.
Che se la strada lor non fosse torta, molta virtù nel ciel sarebbe in vano, e quasi ogne potenza qua giù morta;
e se dal dritto più o men lontano fosse l partire, assai sarebbe manco e giù e sù de lordine mondano.
Or ti riman, lettor, sovra l tuo banco, dietro pensando a ciò che si preliba, sesser vuoi lieto assai prima che stanco.
Messo tho innanzi: omai per te ti ciba; ché a sé torce tutta la mia cura quella materia ond io son fatto scriba.
Lo ministro maggior de la natura, che del valor del ciel lo mondo imprenta e col suo lume il tempo ne misura,
con quella parte che sù si rammenta congiunto, si girava per le spire in che più tosto ognora sappresenta;
e io era con lui; ma del salire non maccors io, se non com uom saccorge, anzi l primo pensier, del suo venire.
È Bëatrice quella che sì scorge di bene in meglio, sì subitamente che latto suo per tempo non si sporge.
Quant esser convenia da sé lucente quel chera dentro al sol dov io entrami, non per color, ma per lume parvente!
Perch io lo ngegno e larte e luso chiami, sì nol direi che mai simaginasse; ma creder puossi e di veder si brami.
E se le fantasie nostre son basse a tanta altezza, non è maraviglia; ché sopra l sol non fu occhio chandasse.
Tal era quivi la quarta famiglia de lalto Padre, che sempre la sazia, mostrando come spira e come figlia.
E Bëatrice cominciò: «Ringrazia, ringrazia il Sol de li angeli, cha questo sensibil tha levato per sua grazia».
Cor di mortal non fu mai sì digesto a divozione e a rendersi a Dio con tutto l suo gradir cotanto presto,
come a quelle parole mi fec io; e sì tutto l mio amore in lui si mise, che Bëatrice eclissò ne loblio.
Non le dispiacque; ma sì se ne rise, che lo splendor de li occhi suoi ridenti mia mente unita in più cose divise.
Io vidi più folgór vivi e vincenti far di noi centro e di sé far corona, più dolci in voce che in vista lucenti:
così cinger la figlia di Latona vedem talvolta, quando laere è pregno, sì che ritenga il fil che fa la zona.
Ne la corte del cielo, ond io rivegno, si trovan molte gioie care e belle tanto che non si posson trar del regno;
e l canto di quei lumi era di quelle; chi non simpenna sì che là sù voli, dal muto aspetti quindi le novelle.
Poi, sì cantando, quelli ardenti soli si fuor girati intorno a noi tre volte, come stelle vicine a fermi poli,
donne mi parver, non da ballo sciolte, ma che sarrestin tacite, ascoltando fin che le nove note hanno ricolte.
E dentro a lun senti cominciar: «Quando lo raggio de la grazia, onde saccende verace amore e che poi cresce amando,
multiplicato in te tanto resplende, che ti conduce su per quella scala u sanza risalir nessun discende;
qual ti negasse il vin de la sua fiala per la tua sete, in libertà non fora se non com acqua chal mar non si cala.
Tu vuo saper di quai piante sinfiora questa ghirlanda che ntorno vagheggia la bella donna chal ciel tavvalora.
Io fui de li agni de la santa greggia che Domenico mena per cammino u ben simpingua se non si vaneggia.
Questi che mè a destra più vicino, frate e maestro fummi, ed esso Alberto è di Cologna, e io Thomas dAquino.
Se sì di tutti li altri esser vuo certo, di retro al mio parlar ten vien col viso girando su per lo beato serto.
Quell altro fiammeggiare esce del riso di Grazïan, che luno e laltro foro aiutò sì che piace in paradiso.
Laltro chappresso addorna il nostro coro, quel Pietro fu che con la poverella offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
La quinta luce, chè tra noi più bella, spira di tale amor, che tutto l mondo là giù ne gola di saper novella:
entro vè lalta mente u sì profondo saver fu messo, che, se l vero è vero, a veder tanto non surse il secondo.
Appresso vedi il lume di quel cero che giù in carne più a dentro vide langelica natura e l ministero.
Ne laltra piccioletta luce ride quello avvocato de tempi cristiani del cui latino Augustin si provide.
Or se tu locchio de la mente trani di luce in luce dietro a le mie lode, già de lottava con sete rimani.
Per vedere ogne ben dentro vi gode lanima santa che l mondo fallace fa manifesto a chi di lei ben ode.
Lo corpo ond ella fu cacciata giace giuso in Cieldauro; ed essa da martiro e da essilio venne a questa pace.
Vedi oltre fiammeggiar lardente spiro dIsidoro, di Beda e di Riccardo, che a considerar fu più che viro.
Questi onde a me ritorna il tuo riguardo, è l lume duno spirto che n pensieri gravi a morir li parve venir tardo:
essa è la luce etterna di Sigieri, che, leggendo nel Vico de li Strami, silogizzò invidïosi veri».
Indi, come orologio che ne chiami ne lora che la sposa di Dio surge a mattinar lo sposo perché lami,
che luna parte e laltra tira e urge, tin tin sonando con sì dolce nota, che l ben disposto spirto damor turge;
così vid ïo la gloriosa rota muoversi e render voce a voce in tempra e in dolcezza chesser non pò nota
se non colà dove gioir sinsempra.
Paradiso Canto XI
O insensata cura de mortali, quanto son difettivi silogismi quei che ti fanno in basso batter lali!
Chi dietro a iura e chi ad amforismi sen giva, e chi seguendo sacerdozio, e chi regnar per forza o per sofismi,
e chi rubare e chi civil negozio, chi nel diletto de la carne involto saffaticava e chi si dava a lozio,
quando, da tutte queste cose sciolto, con Bëatrice mera suso in cielo cotanto glorïosamente accolto.
Poi che ciascuno fu tornato ne lo punto del cerchio in che avanti sera, fermossi, come a candellier candelo.
E io senti dentro a quella lumera che pria mavea parlato, sorridendo incominciar, faccendosi più mera:
«Così com io del suo raggio resplendo, sì, riguardando ne la luce etterna, li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.
Tu dubbi, e hai voler che si ricerna in sì aperta e n sì distesa lingua lo dicer mio, chal tuo sentir si sterna,
ove dinanzi dissi: U ben simpingua, e là u dissi: Non nacque il secondo; e qui è uopo che ben si distingua.
La provedenza, che governa il mondo con quel consiglio nel quale ogne aspetto creato è vinto pria che vada al fondo,
però che andasse ver lo suo diletto la sposa di colui chad alte grida disposò lei col sangue benedetto,
in sé sicura e anche a lui più fida, due principi ordinò in suo favore, che quinci e quindi le fosser per guida.
Lun fu tutto serafico in ardore; laltro per sapïenza in terra fue di cherubica luce uno splendore.
De lun dirò, però che damendue si dice lun pregiando, qual chom prende, perch ad un fine fur lopere sue.
Intra Tupino e lacqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo, fertile costa dalto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di rietro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo.
Di questa costa, là dov ella frange più sua rattezza, nacque al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange.
Però chi desso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Orïente, se proprio dir vuole.
Non era ancor molto lontan da lorto, chel cominciò a far sentir la terra de la sua gran virtute alcun conforto;
ché per tal donna, giovinetto, in guerra del padre corse, a cui, come a la morte, la porta del piacer nessun diserra;
e dinanzi a la sua spirital corte et coram patre le si fece unito; poscia di dì in dì lamò più forte.
Questa, privata del primo marito, millecent anni e più dispetta e scura fino a costui si stette sanza invito;
né valse udir che la trovò sicura con Amiclate, al suon de la sua voce, colui cha tutto l mondo fé paura;
né valse esser costante né feroce, sì che, dove Maria rimase giuso, ella con Cristo pianse in su la croce.
Ma perch io non proceda troppo chiuso, Francesco e Povertà per questi amanti prendi oramai nel mio parlar diffuso.
La lor concordia e i lor lieti sembianti, amore e maraviglia e dolce sguardo facieno esser cagion di pensier santi;
tanto che l venerabile Bernardo si scalzò prima, e dietro a tanta pace corse e, correndo, li parve esser tardo.
Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro dietro a lo sposo, sì la sposa piace.
Indi sen va quel padre e quel maestro con la sua donna e con quella famiglia che già legava lumile capestro.
Né li gravò viltà di cuor le ciglia per esser fi di Pietro Bernardone, né per parer dispetto a maraviglia;
ma regalmente sua dura intenzione ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe primo sigillo a sua religïone.
Poi che la gente poverella crebbe dietro a costui, la cui mirabil vita meglio in gloria del ciel si canterebbe,
di seconda corona redimita fu per Onorio da lEtterno Spiro la santa voglia desto archimandrita.
E poi che, per la sete del martiro, ne la presenza del Soldan superba predicò Cristo e li altri che l seguiro,
e per trovare a conversione acerba troppo la gente e per non stare indarno, redissi al frutto de litalica erba,
nel crudo sasso intra Tevero e Arno da Cristo prese lultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno.
Quando a colui cha tanto ben sortillo piacque di trarlo suso a la mercede chel meritò nel suo farsi pusillo,
a frati suoi, sì com a giuste rede, raccomandò la donna sua più cara, e comandò che lamassero a fede;
e del suo grembo lanima preclara mover si volle, tornando al suo regno, e al suo corpo non volle altra bara.
Pensa oramai qual fu colui che degno collega fu a mantener la barca di Pietro in alto mar per dritto segno;
e questo fu il nostro patrïarca; per che qual segue lui, com el comanda, discerner puoi che buone merce carca.
Ma l suo pecuglio di nova vivanda è fatto ghiotto, sì chesser non puote che per diversi salti non si spanda;
e quanto le sue pecore remote e vagabunde più da esso vanno, più tornano a lovil di latte vòte.
Ben son di quelle che temono l danno e stringonsi al pastor; ma son sì poche, che le cappe fornisce poco panno.
Or, se le mie parole non son fioche, se la tua audïenza è stata attenta, se ciò chè detto a la mente revoche,
in parte fia la tua voglia contenta, perché vedrai la pianta onde si scheggia, e vedra il corrègger che argomenta
U ben simpingua, se non si vaneggia».
Paradiso Canto XII
Sì tosto come lultima parola la benedetta fiamma per dir tolse, a rotar cominciò la santa mola;
e nel suo giro tutta non si volse prima chunaltra di cerchio la chiuse, e moto a moto e canto a canto colse;
canto che tanto vince nostre muse, nostre serene in quelle dolci tube, quanto primo splendor quel che refuse.
Come si volgon per tenera nube due archi paralelli e concolori, quando Iunone a sua ancella iube,
nascendo di quel dentro quel di fori, a guisa del parlar di quella vaga chamor consunse come sol vapori,
e fanno qui la gente esser presaga, per lo patto che Dio con Noè puose, del mondo che già mai più non sallaga:
così di quelle sempiterne rose volgiensi circa noi le due ghirlande, e sì lestrema a lintima rispuose.
Poi che l tripudio e laltra festa grande, sì del cantare e sì del fiammeggiarsi luce con luce gaudïose e blande,
insieme a punto e a voler quetarsi, pur come li occhi chal piacer che i move conviene insieme chiudere e levarsi;
del cor de luna de le luci nove si mosse voce, che lago a la stella parer mi fece in volgermi al suo dove;
e cominciò: «Lamor che mi fa bella mi tragge a ragionar de laltro duca per cui del mio sì ben ci si favella.
Degno è che, dov è lun, laltro sinduca: sì che, com elli ad una militaro, così la gloria loro insieme luca.
Lessercito di Cristo, che sì caro costò a rïarmar, dietro a la nsegna si movea tardo, sospeccioso e raro,
quando lo mperador che sempre regna provide a la milizia, chera in forse, per sola grazia, non per esser degna;
e, come è detto, a sua sposa soccorse con due campioni, al cui fare, al cui dire lo popol disvïato si raccorse.
In quella parte ove surge ad aprire Zefiro dolce le novelle fronde di che si vede Europa rivestire,
non molto lungi al percuoter de londe dietro a le quali, per la lunga foga, lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,
siede la fortunata Calaroga sotto la protezion del grande scudo in che soggiace il leone e soggioga:
dentro vi nacque lamoroso drudo de la fede cristiana, il santo atleta benigno a suoi e a nemici crudo;
e come fu creata, fu repleta sì la sua mente di viva vertute che, ne la madre, lei fece profeta.
Poi che le sponsalizie fuor compiute al sacro fonte intra lui e la Fede, u si dotar di mutüa salute,
la donna che per lui lassenso diede, vide nel sonno il mirabile frutto chuscir dovea di lui e de le rede;
e perché fosse qual era in costrutto, quinci si mosse spirito a nomarlo del possessivo di cui era tutto.
Domenico fu detto; e io ne parlo sì come de lagricola che Cristo elesse a lorto suo per aiutarlo.
Ben parve messo e famigliar di Cristo: che l primo amor che n lui fu manifesto, fu al primo consiglio che diè Cristo.
Spesse fïate fu tacito e desto trovato in terra da la sua nutrice, come dicesse: Io son venuto a questo.
Oh padre suo veramente Felice! oh madre sua veramente Giovanna, se, interpretata, val come si dice!
Non per lo mondo, per cui mo saffanna di retro ad Ostïense e a Taddeo, ma per amor de la verace manna
in picciol tempo gran dottor si feo; tal che si mise a circüir la vigna che tosto imbianca, se l vignaio è reo.
E a la sedia che fu già benigna più a poveri giusti, non per lei, ma per colui che siede, che traligna,
non dispensare o due o tre per sei, non la fortuna di prima vacante, non decimas, quae sunt pauperum Dei,
addimandò, ma contro al mondo errante licenza di combatter per lo seme del qual ti fascian ventiquattro piante.
Poi, con dottrina e con volere insieme, con lofficio appostolico si mosse quasi torrente chalta vena preme;
e ne li sterpi eretici percosse limpeto suo, più vivamente quivi dove le resistenze eran più grosse.
Di lui si fecer poi diversi rivi onde lorto catolico si riga, sì che i suoi arbuscelli stan più vivi.
Se tal fu luna rota de la biga in che la Santa Chiesa si difese e vinse in campo la sua civil briga,
ben ti dovrebbe assai esser palese leccellenza de laltra, di cui Tomma dinanzi al mio venir fu sì cortese.
Ma lorbita che fé la parte somma di sua circunferenza, è derelitta, sì chè la muffa dov era la gromma.
La sua famiglia, che si mosse dritta coi piedi a le sue orme, è tanto volta, che quel dinanzi a quel di retro gitta;
e tosto si vedrà de la ricolta de la mala coltura, quando il loglio si lagnerà che larca li sia tolta.
Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio nostro volume, ancor troveria carta u leggerebbe I mi son quel chi soglio;
ma non fia da Casal né dAcquasparta, là onde vegnon tali a la scrittura, chuno la fugge e altro la coarta.
Io son la vita di Bonaventura da Bagnoregio, che ne grandi offici sempre pospuosi la sinistra cura.
Illuminato e Augustin son quici, che fuor de primi scalzi poverelli che nel capestro a Dio si fero amici.
Ugo da San Vittore è qui con elli, e Pietro Mangiadore e Pietro Spano, lo qual giù luce in dodici libelli;
Natàn profeta e l metropolitano Crisostomo e Anselmo e quel Donato cha la prim arte degnò porre mano.
Rabano è qui, e lucemi dallato il calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato.
Ad inveggiar cotanto paladino mi mosse linfiammata cortesia di fra Tommaso e l discreto latino;
e mosse meco questa compagnia».
Paradiso Canto XIII
Imagini, chi bene intender cupe quel chi or vidie ritegna limage, mentre chio dico, come ferma rupe,
quindici stelle che n diverse plage lo ciel avvivan di tanto sereno che soperchia de laere ogne compage;
imagini quel carro a cu il seno basta del nostro cielo e notte e giorno, sì chal volger del temo non vien meno;
imagini la bocca di quel corno che si comincia in punta de lo stelo a cui la prima rota va dintorno,
aver fatto di sé due segni in cielo, qual fece la figliuola di Minoi allora che sentì di morte il gelo;
e lun ne laltro aver li raggi suoi, e amendue girarsi per maniera che luno andasse al primo e laltro al poi;
e avrà quasi lombra de la vera costellazione e de la doppia danza che circulava il punto dov io era:
poi chè tanto di là da nostra usanza, quanto di là dal mover de la Chiana si move il ciel che tutti li altri avanza.
Lì si cantò non Bacco, non Peana, ma tre persone in divina natura, e in una persona essa e lumana.
Compié l cantare e l volger sua misura; e attesersi a noi quei santi lumi, felicitando sé di cura in cura.
Ruppe il silenzio ne concordi numi poscia la luce in che mirabil vita del poverel di Dio narrata fumi,
e disse: «Quando luna paglia è trita, quando la sua semenza è già riposta, a batter laltra dolce amor minvita.
Tu credi che nel petto onde la costa si trasse per formar la bella guancia il cui palato a tutto l mondo costa,
e in quel che, forato da la lancia, e prima e poscia tanto sodisfece, che dogne colpa vince la bilancia,
quantunque a la natura umana lece aver di lume, tutto fosse infuso da quel valor che luno e laltro fece;
e però miri a ciò chio dissi suso, quando narrai che non ebbe l secondo lo ben che ne la quinta luce è chiuso.
Or apri li occhi a quel chio ti rispondo, e vedräi il tuo credere e l mio dire nel vero farsi come centro in tondo.
Ciò che non more e ciò che può morire non è se non splendor di quella idea che partorisce, amando, il nostro Sire;
ché quella viva luce che sì mea dal suo lucente, che non si disuna da lui né da lamor cha lor sintrea,
per sua bontate il suo raggiare aduna, quasi specchiato, in nove sussistenze, etternalmente rimanendosi una.
Quindi discende a lultime potenze giù datto in atto, tanto divenendo, che più non fa che brevi contingenze;
e queste contingenze essere intendo le cose generate, che produce con seme e sanza seme il ciel movendo.
La cera di costoro e chi la duce non sta dun modo; e però sotto l segno idëale poi più e men traluce.
Ond elli avvien chun medesimo legno, secondo specie, meglio e peggio frutta; e voi nascete con diverso ingegno.
Se fosse a punto la cera dedutta e fosse il cielo in sua virtù supprema, la luce del suggel parrebbe tutta;
ma la natura la dà sempre scema, similemente operando a lartista cha labito de larte ha man che trema.
Però se l caldo amor la chiara vista de la prima virtù dispone e segna, tutta la perfezion quivi sacquista.
Così fu fatta già la terra degna di tutta lanimal perfezïone; così fu fatta la Vergine pregna;
sì chio commendo tua oppinïone, che lumana natura mai non fue né fia qual fu in quelle due persone.
Or si non procedesse avanti piùe, Dunque, come costui fu sanza pare? comincerebber le parole tue.
Ma perché paia ben ciò che non pare, pensa chi era, e la cagion che l mosse, quando fu detto Chiedi, a dimandare.
Non ho parlato sì, che tu non posse ben veder chel fu re, che chiese senno acciò che re sufficïente fosse;
non per sapere il numero in che enno li motor di qua sù, o se necesse con contingente mai necesse fenno;
non si est dare primum motum esse, o se del mezzo cerchio far si puote trïangol sì chun retto non avesse.
Onde, se ciò chio dissi e questo note, regal prudenza è quel vedere impari in che lo stral di mia intenzion percuote;
e se al surse drizzi li occhi chiari, vedrai aver solamente respetto ai regi, che son molti, e buon son rari.
Con questa distinzion prendi l mio detto; e così puote star con quel che credi del primo padre e del nostro Diletto.
E questo ti sia sempre piombo a piedi, per farti mover lento com uom lasso e al sì e al no che tu non vedi:
ché quelli è tra li stolti bene a basso, che sanza distinzione afferma e nega ne lun così come ne laltro passo;
perch elli ncontra che più volte piega loppinïon corrente in falsa parte, e poi laffetto lintelletto lega.
Vie più che ndarno da riva si parte, perché non torna tal qual e si move, chi pesca per lo vero e non ha larte.
E di ciò sono al mondo aperte prove Parmenide, Melisso e Brisso e molti, li quali andaro e non sapëan dove;
sì fé Sabellio e Arrio e quelli stolti che furon come spade a le Scritture in render torti li diritti volti.
Non sien le genti, ancor, troppo sicure a giudicar, sì come quei che stima le biade in campo pria che sien mature;
chi ho veduto tutto l verno prima lo prun mostrarsi rigido e feroce, poscia portar la rosa in su la cima;
e legno vidi già dritto e veloce correr lo mar per tutto suo cammino, perire al fine a lintrar de la foce.
Non creda donna Berta e ser Martino, per vedere un furare, altro offerere, vederli dentro al consiglio divino;
ché quel può surgere, e quel può cadere».
Paradiso Canto XIV
Dal centro al cerchio, e sì dal cerchio al centro movesi lacqua in un ritondo vaso, secondo chè percosso fuori o dentro:
ne la mia mente fé sùbito caso questo chio dico, sì come si tacque la glorïosa vita di Tommaso,
per la similitudine che nacque del suo parlare e di quel di Beatrice, a cui sì cominciar, dopo lui, piacque:
«A costui fa mestieri, e nol vi dice né con la voce né pensando ancora, dun altro vero andare a la radice.
Diteli se la luce onde sinfiora vostra sustanza, rimarrà con voi etternalmente sì com ell è ora;
e se rimane, dite come, poi che sarete visibili rifatti, esser porà chal veder non vi nòi».