La distanza: commedia in tre atti

Part 4

Chapter 43,563 wordsPublic domain

Io ci conto su questa sua assistenza, qualunque sia il nostro destino. Ci conto.

Intensa.

E lei? Mi dica, lei dove andrà?

MARINO

Ora a casa, a Roma.... Un altr'anno dove vorrà il Ministro....

Si corregge.

Dove vorrà il Caposezione. Ma qui o lì è indifferente.

DIANORA

con qualche esitazione.

E mi dica.... Per me.... Per saperlo io. Se non era per stasera, per le parole di mio marito sarebbe tornato a Salduggio? Anche se le avessero proposto un'altra residenza migliore o un altro ufficio più degno di lei? Sia schietto.

MARINO

Sì. E avrei fatto male.

DIANORA

a mezza voce.

Male perchè?

MARINO

Perchè qui non è più aria per me! Immagini! oggi me l'hanno detto già due.

DIANORA

Già due?

MARINO

con un riso cattivo.

Il signor marchese di Primasco e il signor conte Cappelli. Altre parole, altri motivi, ma nella sostanza la nobiltà è concorde. Sicuro! Anche il signor conte Cappelli.

DIANORA

Anche Cappelli?

MARINO

forte, levando il capo.

Dice che io sono innamorato di lei.

DIANORA

con la sfumatura di un sorriso.

Lo dice anche mio marito.

MARINO

Ah! — E allora!... Io non me n'ero accorto, ma dev'esser vero.

DIANORA

timida, ma curiosa, desiderosa di averne conferma.

Se non lo sa lei....

MARINO

ci ripensa.

Ma sì! Forse hanno ragione. Quel bisogno di star con lei, di parlar con lei, di sentirne parlare, di vivere il più possibile al lume della sua lampada.... forse è amore. Domani glielo potrei dire con sicurezza se è vero, dal mio patire per la privazione, perchè fin oggi l'ho vista quante volte ho voluto e mi sono beato della sua presenza. E questo forse è l'amore per me. Perchè la necessità di brancicar con le mani, di afferrarla, di domarla, no, quella no. Io non ho l'amore aggressivo, ferino e tanto meno lascivo.... Petrarca no, ma tanto meno l'Aretino. Forse. Anzi credo di sì.... Ma io!

Ed alza le spalle.

Passerà.... Il male si è che il Cappelli.... il suo signor marito non so, ma il signor conte Cappelli sì, crede anche di lei.... che anche lei mi voglia bene.

DIANORA

Anche mio marito me l'ha detto. Ma è probabile che non lo pensi. Accusato, si voleva rifare accusando.

MARINO

E Cappelli?

DIANORA

Cappelli è un'anima in pena, sospettoso e in agguato.

MARINO

Già. Ma è un sismografo. È uno strumento delicatissimo che sente di lontano il pericolo, il disastro. Eh, sì, signora mia, il disastro, perchè se lei veramente sentisse qualche cosa per me, che se ne vuol fare di me? Io dunque l'ho da ringraziare il suo signor marito ch'è uomo di giudizio. Io vado via e metto tutti in pace.

DIANORA

Quando, dove ci rivedremo?

MARINO

amaro.

Chissà!...

DIANORA

incitatrice.

Ma tornerà a studiare! E a pubblicare. Presto eh! Se non la vedrò, voglio almeno leggerla. Presto. Io forse l'ho distratta dal lavoro, non per vanità, sa, ma pure per un piacere mio, e ne ho sino un rimorso. Un certo orgoglio di sentirmi.... non dico amata, no.... considerata da lei sì, l'ho provato e me ne sono compiaciuta: sono donna e son sola. Lei l'ha visto quanto son sola. Tanto, e da tanto più tempo che lei non creda! Lavori.

E gli prende le mani per afforzarlo nel proponimento.

MARINO

triste.

Lasci andare: l'Italia non ha perso molto; può aspettare.

DIANORA

convinta.

Non dica così. Lei deve credere in sè, deve dare il suo cuore e il suo ingegno alla patria. Se io avessi potuto restarle vicino sento che avrei finito col fare qualche cosa di alto di lei.

MARINO

Credo anch'io.

Sono sempre colle mani nelle mani.

DIANORA

sfavillante.

Davvero! È una gran gioia e un tormento sentirmi dir questo. E allora, se è così, mi pensi sempre come se le fossi vicina. Mi lasci almeno questa illusione di non essere passata invano nella sua vita. Non solo di averle attraversata la strada, ma di averla aiutata a trovarla: la troverà. Mi lasci almeno questo conforto: io ne ho pochi, e mi preparo ad averne anche meno, ad aver questo solo. Quale sia stata, quale sia la mia vita lei l'ha intesa anche se non ho parlato che stasera. Il sollievo, il ristoro di questi ultimi mesi era la sua compagnia. Lei sente, vero, che queste parole non sono semplici frasi?

Gli leva le mani.

Ma io voglio salutarla ancora.

MARINO

Non venga. Salutarci domani piuttosto che oggi, che vale, se non ci dobbiamo più rivedere? Se lei fosse per me la donna del capriccio.... o io per lei l'uomo del capriccio, allora! Ma il capriccio lo detestiamo io e lei. Io sono superbo: o tutto o nulla. Lei.... Lei.... la preda di un'ora non può essere e non mi piacerebbe. Bella sì.... quanto bella! Lei è donna, padrona, signora. Ecco: signora. E per questo non l'ho mai voluta chiamare marchesa, che non dice nulla. La signora. La signora di Salduggio, Nostra Signora di Salduggio. Ecco ora sa quello che penso, che sento di lei: donna di salute, non di perdizione.

Ora sono vicinissimi.

DIANORA.

Ah! no. Per nessuno, ma per lei poi, per lei non voglio essere la donna del piacere e del sotterfugio. Fianco a fianco avrei voluto esserle, compagna se non avessi potuto esser moglie.

MARINO

a mezza voce, perduto.

Dove va lei? dove va?

DIANORA

Perchè? Perchè?

MARINO

Per ritrovarci.... per camminare assieme.... a viso scoperto. Mi pare che lei sarebbe una gran forza e una gran luce per me. E io sono un galantuomo. E le voglio un bene! un bene! tanto bene! Mi vede? Devo aver gli occhi che mi brillano. E anche lei.... Mai così bella come ora! Insieme.... o accanto.... vicini vicini. Come se ci fossimo sposati. Vuole? Mi pare che voglia. Ha una faccia come non gliel'ho mai veduta: un cielo senza nuvole, e una bocca.... una bocca....

Si tende verso lei per baciarla.

DIANORA

si ritrae senza sdegno, e quasi senza voce.

No, Marino, no.... Come ha detto lei: due fidanzati stasera. Ma quando partirà.... se mi vuole.... sarò con lei.

Si fa forza e un poco vacillando giunge al campanello e suona. Marino si ricompone. Dianora con voce dolcissima, congedandolo di lontano.

Buona sera, Marino.

Il servo comparisce adesso.

MARINO

Buona sera, signora.

E mentre Marino si avvia

CALA LA TELA.

ATTO TERZO.

Nella modestissima casa d'affitto di Marino. Uno studiolo la cui maggiore ricchezza sono i libri sparsi per ogni dove. Una piccola scrivania senza ornamenti e senza pretesa di stile. Sedie di paglia. A una parete una incisione sola: il ritratto di Giosuè Carducci di Giuseppe Mancini. Sulla scrivania un piccolo calamaio, un tagliacarte a pugnale. Una porta a sinistra dove sono le due camere di Marino e del padre. In fondo c'è un terrazzino con fiori: dà sulla strada, mentre le camere dànno sulla corte. Tutto è lindo, all'ordine, salvo i libri che sono parte in terra, parte sulle sedie. In terra una cassetta d'ordinanza d'ufficiale: e anche su quella più di un libro. Luce elettrica, ma nessun lampadario; un semplice braccio sulla scrivania.

SCENA PRIMA.

LA GILIARDI — EMILIO — poi MARINO.

Emilio Serralunga è un vecchietto lindo, arzillo, barbuto, asciutto, dagli occhi vivacissimi e dal parlar fiorito, con qualche cadenza dialettale.

EMILIO

Ah! non lo sapeva? Sicuro! Marino sarebbe il mio quarto figliolo: due femmine e un maschio prima di lui. La mia moglie — poverina — quasi quasi si era impaurita quando si accorse d'essere un'altra volta....

Ha ritegno a dire «incinta» e fa vagamente il gesto della rotondità.

Ha capito? Mica che non lo desiderasse, tutt'altro! ci si struggeva dalla grande smania di aver un figliolo, almeno uno!... ma gli altri erano andati a male prima di nascere o erano morti in fascie, capisce? Invece, ringraziando Dio, Marino venne al mondo che era una bellezza, che tutti si voltavano a guardarlo, e stette sempre bene, sempre bene. Prospero e in salute. Ma lei, la mia povera moglie, che l'aveva sospirato tanto! se lo potè goder poco, perchè si ammalò che lui aveva quattro anni: mesi, mesi e mesi in letto e poi....

Fa il cenno ch'è volata in cielo.

Ma si vede che dall'alto me lo protegge e benedice. Io non ho mai avuto un dispiacere da lui, mai. È buono. Marino! E poi

Si picchia col dito sulla fronte.

ha capito? ingegno! Di quello anche la mia moglie ce n'aveva.... Studiare no.... poverina.... non aveva potuto e per questo era ignorante, ma.... si figuri....

S'interrompe nel parlare dolce e lento.

Ma io la stordisco e l'annoio....

LA GILIARDI

che ogni tanto si distraeva, ma si forzava a mostrarsi attenta.

No, no. S'immagini! È un piacere sentirla discorrere.

EMILIO

Perchè io discorrevo per farle passare il tempo che ha da aspettarlo, ma se invece preferisce restarsene sola a leggere un libro.... io me ne vado di là....

LA GILIARDI

lo ferma col gesto.

Ma no, ma no. Che le pare? — E ora che sono cominciate le vacanze estive, che cosa intendono di fare?

Un po' esitando.

Il suo figliolo le avrà pur dette le sue intenzioni!

EMILIO

Mah! Io non so nulla.

E ci ride.

Non so nulla. Tanto! per me un paese o l'altro.... Se son con lui che me ne importa? Io credo — credo, veh! — credo che andiamo a Roma.

LA GILIARDI

Ah!

EMILIO

Sì, perchè quando mi fece venir qui a Salduggio — domani sarà un mese — sicuro! ci venni il sedici di giugno — quando mi fece venir qui a Salduggio, mi scrisse: «Poi torneremo insieme a casa.» — Ma può anche aver mutato pensiero. Forse — badi che non lo so di sicuro — lui prima va a Venezia per certi suoi studi sui pittori di quella città lì e mi verrebbe a raggiungere. Stamane mi pare che dicesse così.... ma parlò breve, io ero attorno ai miei fiori, e non gli chiesi altro perchè non mi piace apparire insistente.

Ride dolcemente.

Si, capisco bene, lui è figliolo e io sono il babbo.... Ma quando i figlioli ne sanno tanto più del babbo.... allora i babbi fanno da figlioli, e i figlioli fanno da babbi.

E ci ride.

E lei, signorina, dove passerà le sue vacanze?

LA GILIARDI

Io? Vado a casa mia.

EMILIO

In Toscana, vero?

LA GILIARDI

In Toscana, a Livorno.

EMILIO

Ah! Senti: a Livorno? Ci fui.... ci fui....

Cerca nella memoria e rinunzia.

Sono tanti anni! Col mio povero babbo. Bella città.

Quasi affermativo.

Ma in ottobre tornerà a Salduggio?

LA GILIARDI

Chissà!

EMILIO

Vorrebbe cambiare? O che non ci si trova bene? Certo è piccolina, non ci sono molti svaghi, ma pure è graziosa.... Anche questi signori marchesi di Primasco dice che sono tanto ospitalieri, tanto accoglienti.... La signora marchesa specialmente. Lei, signorina, la conosce?

LA GILIARDI

No, non la conosco.

EMILIO

sorpreso.

Ah! no? Io la vidi un giorno di sfuggita.... Me la segnò a dito un bottegaio, ma mi sarebbe piaciuto, non dico di avvicinarla.... ci avrei troppa soggezione.... ma di sentire anche da lei....

Una chiave gira nella toppa.

Marino è qui....

Si alza per avviarsi, ma Marino sopraggiunge. Anche la Giliardi si è alzata.

MARINO

tra dentro e fuori.

Ciao, babbo.

EMILIO

Guarda, Marino!

E indica la Giliardi.

MARINO

un po' inquieto.

Oh! Che c'è? Qualche novità?

LA GILIARDI

Ma no! Vi ho voluto fare una sorpresa.

MARINO

È la vostra prima visita.

LA GILIARDI

Almeno una: la visita di congedo.

MARINO

Partite domani?

LA GILIARDI

incerta.

Domani, dopo domani....

MARINO

volgendosi al padre.

Le hai offerto da bere?

EMILIO

Non ha voluto. Ti aspetta da un pezzo, sai!

MARINO

Bravo, che le hai tenuto compagnia.

LA GILIARDI

Gli son proprio grato.

Emilio ridente fa un piccolo inchino.

MARINO

Voi non lo conoscevate mio padre?

LA GILIARDI

Non avevo questo piacere.

Altro inchino di Emilio.

Sì, sì, non per modo di dire: il piacere. Mi ha fatto vedere anche i fiori.... Che bravo!

Silenzio.

EMILIO

quasi chiedendo più che il parere il permesso di Marino.

Allora io vado?

MARINO

Va' va'.... Ma non esci, vero? Quando già ero su per le scale mi sono ricordato che dovevo prendere.... Poi ti dico.

Fa una carezza lenta e amorosa su tutto il viso del padre.

Vero che è simpatico il mio vecchietto?

Emilio scuote la testa sorridendo.

LA GILIARDI

Che Iddio ve lo conservi.

EMILIO

si congeda dalla Giliardi.

Si conservi anche lei, signorina.

LA GILIARDI

Non mi chiami signorina.

EMILIO

guarda Marino come sempre a chiedergli consiglio.

E come devo dire? Dottoressa, professoressa?

LA GILIARDI

Dica Teresa, dica figliola....

EMILIO

Troppa confidenza, così presto; vero, Marino? Se tornerà lei e se tornerò io un altr'anno, allora sì, dirò «Teresa». Va bene? Buone vacanze.

LA GILIARDI

Grazie.

Gli prende la mano, gliela vorrebbe baciare.

EMILIO

si ritrae e dice scherzosamente.

Ma che fa? Non sono mica il vescovo. Ha capito?

Alla porta fa un altro breve inchino ed esce. I due lo seguono con gli occhi fin dopo che è uscito. Quando si voltano si fissano. Hanno un'altra faccia, una faccia ansiosa.

MARINO

concitato.

E dunque? Che significa questa vostra visita?

LA GILIARDI

Niente.

MARINO

Eh no! Niente no. Ma dite presto perchè ho molte cose da preparare.

LA GILIARDI

Per la vostra partenza.

MARINO

la fissa in silenzio.

Naturalmente. Per la mia partenza. — E poi? Dite, fuori.

LA GILIARDI

si decide.

Vi volevo parlare di Cappelli.

MARINO

Ah! ecco: ora ci siamo.

LA GILIARDI

Non so quello che gli abbiate detto.... o voi.... o un'altra persona.... Parte ha indovinato, parte ha avuto delle confidenze.... Io so e non so.... o meglio, credo di sapere.

Poi più basso, intensamente, accoratamente.

È disperato.

MARINO

aggrotta le sopracciglia.

Più chiara. Siate più chiara. Non parlate per strambotti.

LA GILIARDI

Sì che mi capite. Forse lui, con l'immaginazione, va anche più in là del vero. Io dovrei essere contenta che soffrisse per quell'altra: senza volerlo, nè lui nè lei, mi hanno fatto tanto male! Lei senza responsabilità, senza colpa, lo riconosco.... Dovrei esser contenta; e invece no.... E quando lui mi ha detto di voi, ne ho patito per lui. In certe ore c'è una solidarietà.... illogica, innaturale.... ma c'è. Pensate a che punto di desolazione dev'essere se è venuto a piangere da me: come un ragazzo!

MARINO

aspro.

È venuto da voi!

LA GILIARDI

Soffre tanto!

MARINO

A piangere da voi! È straordinario!

LA GILIARDI

Che importa! Sapeva che io lo potevo capire. E soffre: ma dire che soffre è poco: non vi fate un'idea.

Con una certa esitazione iniziale.

Quella signora.... non l'amava, ma ormai ci si era rassegnato.... la vedeva.... le parlava.... e, comunque, forse sperava.... si spera sempre.... Ma quel saper che lei ama un altro.... che quell'altro siete voi....

MARINO

enigmatico.

Avanti, avanti. Andate avanti.

LA GILIARDI

svolta il discorso e prega.

Marino! Cappelli vi vuol bene, vi ha sempre portato in palma di mano, per voi non sentiva invidia, ed è proprio lui che ve l'ha fatta conoscere.... Siate buono con lui....

MARINO

Cioè; in che consiste esser buono?

L'altra esita.

Coraggio, cara, coraggio!

Il tono è quasi gentile, ma l'intenzione è sarcastica.

LA GILIARDI

Cappelli crede che dobbiate partire con lei.... o raggiungerla.... Non sa bene.... Non commettete una pazzia e una cattiva azione.

MARINO

Ah! Dovrei partir solo?

Con una mezza risata.

Non chiedete che questo? Siete discreta! E anche lui è discreto.... perchè vi ha mandato lui.

LA GILIARDI

No.... Vi giuro: lui non sa.

MARINO

Iniziativa vostra, allora. Ma sentite un po' voi: se lui — Cappelli intendo, — vi dicesse: «Vieni via con me»

Movimento della Giliardi tra la gioia e lo sgomento.

voi andreste.... In capo al mondo andreste. Eppure sapete che lui non vi ama. Ebbene, questa no, per voi, questa non sarebbe una pazzia. È una pazzia, è una cattiva azione perchè non si tratta di voi due, perchè si tratta di me, si tratta.... di un'altra persona.

LA GILIARDI

Ma io sono libera di me.

MARINO

d'impeto.

E anche lei è libera. Quando si è legati a un mascalzone ci si scioglie, si diventa liberi, si torna liberi.

LA GILIARDI

Io non farei male che a me sola.

MARINO

E lei a chi fa male? A Cappelli, vero? Ma Cappelli è nessuno per lei. Niente e nessuno. Sono brutale? È il solo modo di andare in fondo alle cose, di non lasciarci abbacinare dalle lustre. Cappelli è chiunque, è uno del prossimo.

LA GILIARDI

È chiunque anche per voi?

MARINO

È un amico. Ma se certe decisioni si dovessero prendere dopo aver chiesto il parere o il consenso degli amici! eh!... E quanto al marito vi ho detto che è una canaglia e che se ne infischia.

LA GILIARDI

Forse no.

MARINO

Tanto meglio.

LA GILIARDI

E suo padre?

MARINO

Suo padre....

Un secondo di esitazione.

Suo padre doveva informarsi prima, saper prima a chi la dava.

LA GILIARDI

E vostro padre? Nemmeno voi ne avete doveri? Vostro padre che vive di voi, è chiunque anche lui?

MARINO

prima smarrito, sgomento, ora le torna di contro.

Non avete mica detto nulla voi a mio padre? O', non facciamo scherzi!

E la rivolta a sè col braccio.

LA GILIARDI

Per chi mi prendete?

MARINO

Scusate: sono eccitato.

Lascia cadere le braccia, quasi umile.

Eh! sì: c'è mio padre; è vero. Se non mi vedete esultante, è per lui. Gli dò certo un dolore, e comunque faccio cosa che mio padre nella sua beata semplicità, nella sua ingenuità fanciullesca non può approvare. Lo so.

Si rianima.

Ma d'altronde! Ci si batte per le proprie idee anche se non sono quelle di nostro padre, anche contro nostro padre: si va alla guerra — io ci sono andato — anche se si ha il padre e si potrebbe restare a casa o almeno restare indietro, al sicuro. Dio guardi se a una certa età non si fosse liberi, autonomi, e non si lottasse, e non ci si perdesse finanche, per il proprio bene, per la propria causa, sia donna, sia arte, sia patria. Quando si è uomini si ha il diritto di correre dietro le farfalle o incontro alle fucilate, da soli, senza consensi. Egoismo? Sarà. Ma è quel divino egoismo che solo permette di compiere cose grandi: nel bene e nel male. La vita è sempre un contrasto fra un dovere e un altro dovere, fra un sentimento e un altro sentimento più grande. Queste cose non le devo insegnare a voi, che me le potreste insegnare, che me le insegnate in questo momento.

LA GILIARDI

Io?!

MARINO

Voi. Il vostro dovere era.... non darvi, ma un amore che vi è parso un dovere più grande, tanto premeva su voi, vi ha spinto a darvi. Il vostro sentimento vi spingerebbe a godere che Cappelli soffra per un'altra donna che vi ha fatto soffrire: invece un altro sentimento più forte vi spinge qui a intercedere per lui. Che resta di tutte le vostre parole? Nulla.

LA GILIARDI

Ma....

MARINO

Nulla. Che cosa vorreste da me? Che io rinunci alla mia felicità perchè lui soffra un po' meno? Andiamo: non siamo più ragazzi nè io nè voi. Parliamo di cose serie, se s'ha da parlare ancora.

LA GILIARDI

un breve silenzio.

Va bene: visto che tutto quello che non vi riguarda direttamente non vi sembra serio, parliamo di cose che toccano voi, voi in pieno; di cose che parranno serie anche a voi. Sapete quello che si dirà?... l'ingegno non conta, il valor personale non conta.... foste, non so.... Giosuè Carducci redivivo, si dirà che lei, la signora, è nata principessa di Melisangro e che voi siete un maestro di scuola. Lei una squilibrata, voi un mantenuto.

MARINO

Perdio! come lo difendete bene il vostro uomo! Coi denti e con l'unghie. Con spavaldo coraggio, senza badare alla botta.

alzando un poco la voce.

«Si dirà....» Ma chi lo dirà? Qualche farabutto o qualche infrollito. Me ne infischio fin d'ora. Faremo una vita così semplice e così modesta, uno accanto all'altra, uno per l'altra! Intanto io non sono un qualunque maestro di scuola, io. E non è una donnicciola qualunque, lei. Io e lei ci sentiamo molto più in alto della bassa o della media statura degli uomini e delle donnette che passano. Eh! no: aria, aria, aria!

LA GILIARDI

Sicchè lo scandalo non vi fa paura?

MARINO

Niente mi fa paura. Se non avete altri moccoli è veglia spenta.

LA GILIARDI

desolata.

E sia. Me ne vado.

MARINO

O brava! Perchè ho da fare.

LA GILIARDI

Addio.

MARINO

Riverisco!

La Giliardi esce. Si sente lo sbattere della porta che si chiude. Marino rimane un momento pensoso, poi si mette attorno a raccoglier libri, allorquando Emilio rientra. Marino si volta.

Babbo, volevi?

EMILIO

Io nulla. Piuttosto tu che mi avevi raccomandato di non uscire e pareva....

MARINO

si ricorda.

Ah! già: restituire certi libri al Ginnasio. Ma non occorre che ci vada tu. Faccio più presto da me.

E prende tre diversi volumi.

EMILIO

Graziosa quella signorina Giliardi! ha un'aria semplice che mi piace.

MARINO

distratto, come un'eco.

Sì, semplice.

EMILIO

Non si sposa?

MARINO

Chi? Non so. No: non si sposa.

EMILIO

Non ha trovato chi la voglia? Trovano tante che non se lo meritano, e lei che sarebbe una brava moglie.... Non credi?

MARINO

Credo.

Incerto.

Senti babbo....

E sospende.

EMILIO

Di', caro.

MARINO

forzatamente semplice.

Forse non potrò partire con te.... Tu dovrai precedermi. E anche se partiamo assieme.... No, è un discorso lungo. Più tardi, ora vado.

E si muove.

EMILIO

Starai fuori un pezzo?

MARINO

No, non crederei. Ma non so.

EMILIO

Per il desinare.

MARINO

All'ora solita. Se tardo....

EMILIO

Vai dai marchesi di Primasco?

MARINO

No. Perchè?

Lo accarezza sui capelli col gesto abituale anche più affettuoso e più trepido.

Il mio babbo! il mio babbo!

Esce in fretta.

SCENA II.

EMILIO — IL PRINCIPE.

EMILIO