La distanza: commedia in tre atti

Part 2

Chapter 23,603 wordsPublic domain

Io? Sempre. È così facile! Basta guardare le persone e le cose ogni volta come se si dovessero vedere per l'ultima volta. Nel suo caso, poi, lei disse parole argute, pronunziò giudizi assennati sulla bellezza dei luoghi e sul carattere delle signore colle quali s'era intrattenuta a San Pellegrino. Sentii: non per indiscrezione: lei parlava forte e io non dormivo. Poi disse di Bergamo con accenni gustosi, personalissimi, sulle opere d'arte viste in quella medesima giornata, specie sui Tiepolo della Cappella, che non eran frutto di erudizione mal digerita o risciacquatura di vecchie Guide. Ho studiato anch'io i Tiepolo, ho avuto occasione di vederne molti — tra i pittori moderni lo prediligo — e posso dire che non è facile trovar chi dimostri conoscenza così piena di quell'artista. Specie tra le signore.

DIANORA

sorride.

La ringrazio molto. E mi scusi se oggi non l'ho ravvisato.

MARINO

Non c'era motivo perchè lei mi dovesse riconoscere, ce n'era più d'uno perchè io riconoscessi lei. Io ero in uniforme, e me ne stavo in silenzio rannicchiato in un angolo. Lei era in piena luce e parlava.

DIANORA

E non dicevo spropositi? nè d'arte nè di lingua? Ma come bisogna sorvegliarsi! Anche là dove meno si aspetta c'è un giudice. Ora vado via contenta.... o quasi.

Sorride.

perchè mi pare d'intendere che il suo rifiuto di poco fa non risponde ad una spiacevole impressione del primo incontro, ma a tutto un suo sistema di vita. In fondo, chissà, forse ha ragione lei a starsene appartato. Buon lavoro, professore. E addio....

Si leva, gli porge la mano.

O a rivederci. Sta a lei.

MARINO

non risponde, le dà la mano, s'inchina, l'accompagna fino alla porta, poi torna indietro, solleva fieramente il capo, scuote le chiome.

Ah, perdio, no! non mi pigliano! Ho di meglio a fare io che salamelecchi e madrigali.

E accende un mezzo toscano. Nell'atto lo sorprende Cappelli. Marino si volta.

To'! Sei qui ancòra?

SCENA VII.

MARINO — CAPPELLI.

CAPPELLI

Ho visto dalla finestra della Direzione la Marchesa che usciva e son tornato a sentire.

MARINO

Di' un po'; sei conte tu?

CAPPELLI

Io sì. Perchè?

MARINO

L'ho imparato adesso. Non me lo avevi detto.

CAPPELLI

Perchè non ha importanza: ma non perchè me ne vergogni. Non è un disonore.

MARINO

Disonore no. Niente. Per me un titolo vale meno di questo mezzo sigaro.

CAPPELLI

Perchè vieni di famiglia popolana.

MARINO

Credi che se io fossi nobile me ne terrei?

CAPPELLI

Forse. Non si può sapere. Dunque? Che altro ti ha detto la marchesa? Non avrete parlato tutto il tempo di me.

MARINO

La conoscevo. Sì, la signora la conoscevo già. L'ho ravvisata sùbito, di sulla porta, e gliel'ho anche detto. L'avevo incontrata l'anno scorso in treno, a Bergamo, ma non c'eravamo scambiati parola.

CAPPELLI

E oggi che ci hai parlato, che impressione ti ha fatto?

MARINO

concedendo.

Sì, sì, è una bella signora.

CAPPELLI

E ti ha chiesto del nipote?

MARINO

Anche. Ma il mio sospetto era ingiusto perchè trova anche lei che è un bestione. Dice che tu le hai parlato molto bene di me.... e mi ha invitato a pranzo per domani.

CAPPELLI

Ci vai?

MARINO

Io no.

CAPPELLI

Se ci vai rinunzio alla gita a Torino per accompagnarti. Io sono di casa.

MARINO

Ti ringrazio. Ma non sono abbastanza elegante io.

CAPPELLI

La marchesa non bada al taglio degli abiti.

MARINO

Nemmeno nei modi.

CAPPELLI

Non è vero.

MARINO

E nemmeno mi finisce di piacere. Dev'essere una posatrice.

CAPPELLI

Invece è una donna così semplice!

MARINO

non persuaso.

Uhm! Intanto il nome è pretenzioso: Dianora.

CAPPELLI

Se anche, non l'ha scelto lei. Invece ci dovresti venire. Anche per toglierti da quell'abbrutimento serale che è lo scopone al caffè Rossini tra Del Basso che ringhia e Cerettoni che trema. Venire al castello una volta, non ti obbliga a nulla. Se ti trovi a disagio non ci torni. Prova.

MARINO

Meglio non far nemmeno la prova.

CAPPELLI

Sei un testone.

MARINO

E il marito? Sì, com'è il marito?

CAPPELLI

In che senso?

MARINO

In tutti i sensi.

CAPPELLI

È un bell'uomo, giovane, che bada alle sue proprietà, intelligente....

MARINO

Duro, prepotente, accaparratore di quadri vecchi e di donne giovani, competente in fatto d'arte, ma più in fatto di femmine....

CAPPELLI

E allora, perchè chiedi?

MARINO

Somiglia? il ritratto. E allora ti dirò che anche per questo mi tengo lontano dalla sua casa.

CAPPELLI

Sì, il ritratto somiglia. Per lo meno le ombre ci sono. Tutte quante. Ma è anche questione di come si guarda un ritratto, di chi lo guarda. Intanto è generoso. È veramente munifico.

MARINO

E prolifico. A casa sua no. Ma fuori, si rifà. Mi dicono che ha seminato figlioli un po' dappertutto.

CAPPELLI

Riconosco lo stile Del Basso. Esagerazioni dell'informatore. E comunque anche fosse

Ride.

tu che hai da temere? Non sei nè un contadino ignorante cui possa rapinare le robe, nè una fanciulla cui possa insidiare l'onore. E vale la pena di tollerarne la presenza per quel po' di tempo che si trattiene in casa, per il molto che ci sta la marchesa. Lei con la sua grazia, col suo sorriso....

MARINO

quasi con dispetto.

Sorride sempre?

CAPPELLI

Sempre. Come gli altri respirano. Eppure non è felice. Ma è una di quelle creature che ti riconciliano col genere umano. Venne qui appena sposa. Durante gli anni di guerra fu una benedizione per il paese. Pensa: non c'è chi non le perdoni la bellezza, la ricchezza, il marchesato.... Di questi tempi, ce ne vuole! La calunnia non la può toccare: è una lastra che non si appanna.

MARINO

Tu ne parli come un innamorato.

CAPPELLI

Tutti ne sono innamorati.

MARINO

Allora anche tu.

CAPPELLI

Naturalmente.

MARINO

Oh! Giudizio!

CAPPELLI

Perchè?

MARINO

Se è così una santa, niente da fare.

CAPPELLI

Si capisce.

MARINO

piano piano incuriosito, ma sempre delicato e lento nell'inchiesta.

Allora innamorato.... per modo di dire. O sei stato grave?

CAPPELLI

Sto meglio.

MARINO

Ma non bene. E lei? possibile che non se ne sia accorta?

CAPPELLI

Si è accorta e mi ha distolto senza sdegni, con delicatezza. Perfetta, purtroppo. Perfetta.

MARINO

E.... hai fatto una cura per migliorare?

CAPPELLI

Sì, ho fatto una cura: omeopatica. _Similia similibus._ Ma non ha servito. E così riprendo ed andar via il sabato e a tornare il lunedì sera. A Torino giro i teatri, i caffè e peggio. Mi imbestialisco un poco. Quando torno, come maschio, come.... animale, scegli tu, sono sazio....

MARINO

E perchè non chiedi addirittura un trasloco? Guariresti.

CAPPELLI

Perchè mi piace essere malato.

MARINO

Sei preso bene!

CAPPELLI

Preso, sì: bene non direi.... Zitto! La Giliardi.

Infatti la Giliardi è apparsa sulla porta. Si è accorta che hanno interrotto il discorso.

SCENA VIII.

CAPPELLI — MARINO — LA GILIARDI.

LA GILIARDI

Se disturbo posso anche tornare.

CAPPELLI

Non disturba affatto.

LA GILIARDI

Mi era parso.

Breve silenzio.

E così, professore, la marchesa?

MARINO

È andata.

LA GILIARDI

Lo vedo.

MARINO

Niente raccomandazione per il nipote. Altra roba.

LA GILIARDI

Meglio così. Bella, eh?

MARINO

Sì, sì, bella.

LA GILIARDI

Cappelli, ringrazi.

CAPPELLI

seccato, cercando di evitare.

Che c'entro io?

LA GILIARDI

non cede e incalza.

Non è un ammiratore? Scommetto ne avete parlato sino ad ora!

A Cappelli.

E lei s'è interrotto quando mi ha visto apparire. Ma ci sto anch'io a cantarne le lodi, che diavolo! È una civetta della specie più pericolosa, ma....

CAPPELLI

Lei non dica sciocchezze.

LA GILIARDI

Sciocchezze?

A Marino.

Giudicherà lei, quando la conoscerà meglio, se dico sciocchezze. A meno che anche lei non perda la testa. E la perderà, è probabile: è l'omaggio di rito. Anche lei cadrà in ginocchio. Ma badi che la signora marchesa non è di quelle che si compromettono. È di quelle che prendono, lei: non di quelle che dànno.

CAPPELLI

quasi la investe.

Io non arrivo a capire questa sua sfuriata a freddo.

LA GILIARDI

Scommetto che Serralunga capisce.

MARINO

Io le assicuro che....

E si mette la mano al petto.

LA GILIARDI

va avanti senza badargli.

Figuriamoci se Del Basso non l'ha sùbito informato!

MARINO

Io le giuro....

LA GILIARDI

Ma sì, di me col signore.

Indica Cappelli.

CAPPELLI

cercando d'imporsi.

Ora basta, eh? Lei forse non se ne accorge, ma tutto quello che dice e che fa adesso è grottesco e di pessimo gusto.

LA GILIARDI

E lei? Anche lei! Anche lei, che mezz'ora fa, davanti ai colleghi mi ha chiesto perchè non sposo il Burlandi, che mi consigliava a sposare il Burlandi. Lei lo sa, il perchè. Perchè io non porto a un galantuomo gli avanzi di nessuno, io non imbroglio nessuno.

CAPPELLI

la investe ma è addolorato più che offeso.

Che cosa vuole da me? Vuol proprio una spiegazione? Meglio che ci sia un testimone. — Non erano offensive od ironiche le mie parole di prima. Per lo meno la mia intenzione era un'altra. Dissero — io non lo sapevo — che un signor Burlandi la vuole per moglie. Poichè — in altri tempi — io avevo avuto la sorte d'interessarla — non sono stato io a raccontarlo a Serralunga: lo ha detto lei — e poichè tutto è finito — non per volontà mia — lei lo sa — mi pareva un dovere dichiararle — sia pure di sfuggita, in forma leggera quasi scherzosa — ch'io la consideravo perfettamente libera di sè.

LA GILIARDI

Ah! lo so. Lei m'ha sempre considerata libera. Perchè lei si è sentito libero sempre. Ma la mia con lei non è stata un'avventura, per me. Per lei, sì, per me no. Uomini cui piacessi per divertirmi, non avevo che da scegliere. Ma io non vedevo che lei, non amavo che lei. E solo in apparenza, io ho voluto finire, ma in realtà è stato lei.

CAPPELLI

debolmente.

Io?

LA GILIARDI

Che crede? che non sapessi, che non vedessi? Mi ero voluta illudere e tacevo, ma si sopporta fintanto che si spera di salvare comunque un brandello d'amore. Trattenendolo a forza non salvavo nulla; nemmeno la mia dignità. E così, tornando a Salduggio, dopo mesi, dopo poche lettere gelide ho detto: basta e ho voluto finire. Lei è tornato qui da quindici giorni: così, per convenienza o per abitudine, ha tentato, una volta, di riprendere. Ho detto di no: non mi ha chiesto nemmeno il perchè, tanto era contento di riscattarsi, di tornare finalmente sincero.

CAPPELLI

dopo un breve silenzio.

Ebbene: se anche tutto questo fosse vero....

LA GILIARDI

È vero.

CAPPELLI

Se anche fosse vero, non occorre mischiare il nome di persona che non ha nulla a che fare con queste nostre miserie.

LA GILIARDI

Non ha nulla a che fare? Perchè mentisce ora? Se è stato con me ma non pensava che a lei? se non ha amato, se non ama che lei? Neghi, se può!

CAPPELLI

accennandole a tacere.

La prego. La prego. — Tu Serralunga, ti fermi ancòra? A più tardi.

Esce.

SCENA IX.

MARINO — LA GILIARDI.

MARINO

silenzio d'imbarazzo. I due si trovano a disagio.

Se vuole che rimandiamo....

LA GILIARDI

si è ricomposta. Ora è calma.

Scusi: e non ci giudichi troppo male. Quel veder qui la signora.... ho pensato che fosse venuta per lui.... che aver chiamato lei fosse un pretesto.... Stupidaggini: mi credevo forte, e invece sono peggio di una bambina cui si è portato via il giocattolo. Che volgarità questa mia! non mi riconosco più! — Be'.... torniamo a fare i professori; dove sono questi temi?

MARINO

va a una cassetta chiusa della tavola, la apre con una chiavetta che si leva dalla tasca, ne trae un fascio di pagine piegate a mezzo, lo richiude, poi prima ancòra di mettersi a sedere.

Lei non mi permette di chiedere a Cappelli?...

Non sa nemmeno lui che cosa.

LA GILIARDI

Nulla. Perchè non c'è nulla da fare. Io sola ho avuto torto; e non soltanto oggi: sempre; e perciò sono io che pago, come di dovere. Mi sono innamorata di uno ch'era innamorato di un'altra. Storie vecchie. E lo sapevo!

MARINO

Lo sapeva?

LA GILIARDI

Già! Lo sapevo. Ma m'illudevo di diventare io la più forte; storia vecchia anche questa. Invece no: non si lotta. Con quella donna, poi!

MARINO

esitando.

Gran civetta, eh?

LA GILIARDI

Oh! no. Non badi a quello che ho detto prima: sono gelosa ed ero stata offesa: credevo di essere stata offesa. Che colpa ci ha lei se ha tutto per interessare, per piacere? E come potevo mai vincere? Ci pensi! Lei è una cavallina di razza e io sono una bestia da fatica. È naturale che gli piaccia lei e non io, che ami lei e non me, perchè anche lui, Cappelli, è un cavallo di razza, per nascita, per istinto, per consuetudine: loro due sono vicini: noi due invece.... sì, possiamo fare lo stesso mestiere, e incontrarci per strada, ma poi.... Non ne parliamo più. — Rivediamo questi temi.

MARINO

Vuol proprio?

LA GILIARDI

si è impadronita del fascio di pagine.

Ma sì.

Guarda sul fianco della prima.

Chi è questo? Fausto Belvilieri del secondo corso. È un ripetente. Quanto ha assegnato?

MARINO

ora s'immerge nel lavoro professionale. Le due teste sono quasi confuse sulla stessa pagina.

Cinque. Svolgimento sbagliato; qualche errore di lingua e d'ortografia deturpa quel poco....

La Giliardi si copre il viso con le mani: forse piange. Marino fa un vago gesto di pietà.

CALA LA TELA.

ATTO SECONDO.

Luglio. — Una delle tante sale del palazzo dei Primasco: il salotto dove d'ordinario riceve la Marchesa. In fondo un'arcata a vetri, sicchè si vedono passare le persone prima che entrino e mentre passano ad altre sale. Soffitto a cassettoni. Arazzi alle pareti. Sala vasta, dove una scrivania per signora, i mobili di stile, il pianoforte non ingombrano. Segni evidenti di ricchezza non fastosa ma antica e di buon gusto.

Quando si alza la tela non è ancora buio. La scena è vuota. Poco dopo Marino, che tiene un piccolo dipinto in legno tra le mani è introdotto da un servo in livrea che s'inchina poi domanda:

SCENA PRIMA.

MARINO — IL SERVO — poi DIANORA.

IL SERVO

Professore, vuole che accenda?

MARINO

Mi par presto.

IL SERVO

Come vuole lei.

Ed esce. Marino riguarda il dipinto, lo avvicina a sè, lo allontana, scuote la testa con dispregio. Quando vede apparire dietro la vetrata Dianora, lo depone sulla scrivania.

DIANORA

sorridente.

Buona sera, Serralunga.

Gli porge le mani.

MARINO

s'inchina.

Buona sera, signora.

DIANORA

Mi dica la verità, ha pranzato?

MARINO

Io sì; son venuto troppo presto?

DIANORA

sorride.

Ma no. Io mi alzo adesso da tavola. Non l'ho mandata a chiamare per non levarla anche oggi a suo padre. Ero sola perchè i miei uomini sono andati alla Primaschina e, secondo l'ora, tornano.... mangiati o da mangiare.

Marino si tura le orecchie. Dianora ride e suona.

MARINO

Anche il signor principe è fuori?

DIANORA

Sì, anche papà. La gita alla Primaschina è per lui, per mostrargli gli ultimi lavori. Lei li ha già visti, vero? Io non sono andata: troppo caldo.

Apparisce un altro servo.

Da bere.

Il servo s'inchina, esce.

E allora hanno caricato a forza il Cappelli. Se c'era anche lei, volevano anche lei. Ma al Ginnasio non c'era, così lei si è salvato e il povero Cappelli no.

MARINO

Cappelli per amor suo farebbe questo e altro.

DIANORA

sorride.

Ma io non facevo parte della comitiva.

MARINO

Questo è vero. E il signor principe si trattiene ancora?

DIANORA

Fino a sabato, perchè lunedì si riapre il Senato. Ci pensi! a metà luglio!

Entrano due servi gallonati, quel di prima e un altro, con la guantiera, il secchiello del ghiaccio, siroppi, che depongono su un tavolinetto basso, poi Dianora, a tempo, li congeda col gesto.

Papà deve avere una grande simpatia per lei. Spremuta di limone, vero?

MARINO

conferma col gesto.

Simpatia ricambiata.

DIANORA

Perchè lei l'ha battuto a scacchi, e tuttavia non le serba rancore. Io gliel'ho detto «Serra....» perchè io d'ora in poi la chiamo Serra.... Serralunga è troppo lungo, «Marino Serra» mi piace di più....

Dianora serve, Marino beve.

Permette?

MARINO

magnanimo, con gesto largo.

Permetto! Sebbene tutto è questione d'abitudine. Il suo nome, prima, mi garbava poco....

DIANORA

Lo so: me lo disse Cappelli.

MARINO

minaccioso col gesto.

Ah! birbante. Ebbene, ora trovo che le si adatta alla persona come una veste. «Dianora». È pulito. Non ricordo nella storia o nella leggenda peccatrici di tal nome. È luminoso e sonoro. «Dianora».

DIANORA

sorride.

Ma guardi un po' quante cose è!

MARINO

gaio.

E poi è ricco di rime: facili ma non volgari.

Quasi canticchiando.

«Ridi, ridi, ridi ancora — bella bocca di Dianora.» «Quando sorgi appar l'aurora — Tutto intorno s'incolora.» «L'aria, il prato, il ciel s'indora.» E si potrebbe seguitare per un pezzo.

Ride.

E lei, pur mantenendo la rima, può mandare.... «il poeta alla malora». Ma sa perchè mi piace lei — la persona oltre che il nome? Glielo voglio dire.

DIANORA

Bravo, me lo dica: così ci ripenserò questi tre mesi che lei starà via. Se sapesse quanto lei mi mancherà!

MARINO

Non mi faccia insuperbire, che son già orgoglioso di mio.

DIANORA

Dunque mi dica; perchè le piaccio?

MARINO

Perchè è una donna per bene, di una bella sanità fisica e morale. Non ha la bellezza gracile e fuggitiva di certi fiori esotici: è una bellezza italiana. E a me piacciono gli scrittori pastosi, i pittori ricchi di colore, e le donne che riposano e non tormentano.

S'inchina.

Lei, signora, mi piace. Eccole fatta, a mio modo, la mia dichiarazione.

DIANORA

Sì, sì! Ma in casa mia non ci voleva venire.

MARINO

Ma poi ci sono venuto fin troppo.

DIANORA

Troppo no.

MARINO

Se non le par troppo, bontà sua, ma son qui da loro quasi ogni sera, e il professsor Del Basso ci ha scritto su un epigramma.

DIANORA

Ah! Sì?

MARINO

Lo vuol sentire? Sì? glielo dico: «Quando giunse al castel torvo, Marino — Guarda si disse: — che bel can mastino! — Non passò un anno da quel giorno ancora; — Si dice: — Che bel cane da signora!»

DIANORA

Non c'è mica male!

MARINO

Soltanto, come cane da signora, sono mal pettinato.

DIANORA

E ci ha il fiocco di traverso. Si aggiusti la cravatta che è storta....

MARINO

Così?

E tira.

DIANORA

ridendo.

Ma no.... Se non si guarda allo specchio....

MARINO

si accomoda allo specchio, poi si dà una gran manata ai capelli.

Bah! come muso non c'è poi tanto male!

E dà in una allegra risata.

DIANORA

La sua dama come lo trova?

MARINO

Mai avuto dame.

DIANORA

Evvia!

MARINO

Le mie dame; prima la licenza liceale, poi la laurea, e prima e poi l'Italia. Permio! Se è bella! Viva l'Italia, permio!

E poichè si trova con una giravolta innanzi al pianoforte aperto mette le dita sulla tastiera.

DIANORA

Bravo! Giacchè è lì canti qualche cosa.

MARINO

Ah, no!

E chiude il piano.

DIANORA

Un'aria antica, che le canta così bene.... Anzi, mi spiega perchè per tanti mesi nascose a tutti le sue capacità musicali?

MARINO

Primo: perchè sono scarse....

Dianora protesta.

Si fidi di me, sono scarse. Secondo: perchè non volevo apparire il saputello in conversazione o, Dio ci liberi tutti, la ragazzina assetatuzza che parla francese, tedesco, dipinge fiori e stonicchia romanze da salotto.

DIANORA

scherzando.

Io penso che lo fece per civetteria.

MARINO

Questo mai.

DIANORA

Comunque le riuscì bene. Sentirla cantare fu una dolce sorpresa.

MARINO

malizioso.

Dolce anche per Cappelli? Non credo.... Lo sa che adesso è geloso di me?

DIANORA

Mi sono accorta. Ma che ci posso fare? Volta a volta è stato geloso di tutti. Poi si avvede che non c'è un motivo e si acquieta. — E quella professoressa, sempre innamorata di lui?

MARINO

Sempre. Poverina, mi fa una gran pena. A volte la sorprendo che lo guarda con tanto accoramento che mi commuove! Quella, pel suo amore, è capace di qualunque sacrificio e di qualunque delitto.

DIANORA

Come tutte le donne.

MARINO

Tutte non crederei. Lei per esempio, no.

DIANORA

Anche lei va dietro alla solita leggenda che io son fredda, insensibile, diamantina? Trasparente ma gelida? Falso. Ho anch'io le mie nausee e i miei turbamenti. Soltanto li tengo per me, non li dò in pasto alla gente. E creda che con un marito come il mio....

Si ferma, cambia discorso.

Accendo.

Dianora ora vede il dipinto.

Ah! ha riportato il quadro.

E lo prende.

E dunque?

MARINO

Confermo la diagnosi: venti lire a pagarlo il suo prezzo.

DIANORA

No, via.

MARINO

Io, venti lire non le darei. E suo marito l'ha pagato cinquemila, mi pare!...

DIANORA

Sì, cinquemila.

MARINO

Questa volta il signor marchese è stato buscherato. E ci ho gusto.

DIANORA

scherzosamente.

Professore! Certe compiacenze almeno le tenga per sè.

MARINO

imperterrito.

Sì, perchè lui passa la vita a buscherare gli altri: si provi anche lui! A meno che il marchese non abbia voluto comprare un falso, sapendolo falso.

DIANORA

A che scopo?

MARINO

Per dare le cinquemila lire.

DIANORA

Ma a che scopo?

MARINO

conferma.

Dare cinquemila lire a persona che interessa cui si deve un favore, un servizio! Non so: un modo di pagare senza offendere o senza averne l'aria.

DIANORA

Ma no! Se ha comprato dal Barancola, il padre dell'Isolina.

MARINO

con una risata.

Allora! Non cinque.... diecimila!

DIANORA

Perchè?

MARINO

con un gesto largo.

Eeh!

DIANORA

L'Isolina!? No, non è possibile!

MARINO

vuol deviare e si alza.

Allora vogliamo fare un po' di musica? Ma io suono e lei canta. Oppure lei canta e suona, e io sto a sentire.... Beatitudine piena! Una bella voce calda come la sua, vetrate aperte sul giardino fiorito e in cielo tutto un spolverìo di stelle.

Dianora è pensosa.

Guardi, guardi il cielo.

DIANORA

L'Isolina! Ma no, via!

Tutto questo come a sè, più forte.

Del resto

Si avvia.

ora sentiamo.

E suona.

MARINO

Che fa, signora? che fa?

DIANORA

La chiamo e le domando.

MARINO

Io vado via.

DIANORA

No. Non è forse nelle usanze, ma voglio che senta anche lei. Perchè potrebbe ricredersi e smentire questa stupida calunnia.

Apparisce un servo.

Mandatemi l'Isolina.

Il servo esce.

MARINO

Dunque lei non sapeva? Eppure suo marito non si fa un riguardo.... E generalmente si pensava che lei si sentisse superiore a queste miserie.

DIANORA