La distanza: commedia in tre atti
Part 1
SABATINO LOPEZ
LA DISTANZA
COMMEDIA IN TRE ATTI
MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1922
=Secondo migliaio.=
PROPRIETÀ LETTERARIA.
_I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
Copyright by Sabatino Lopez, 1922.
È assolutamente proibito di rappresentare questa commedia senza il consenso della Società Italiana degli Autori, Via Sant'Andrea, 9, Milano. (_Articolo 14 del Testo unico, 17 settembre 1882_).
Milano, Tip. Treves.
A
FERDINANDO MARTINI.
PERSONAGGI.
MARINO SERRALUNGA. EMILIO SERRALUNGA. IL MARCHESE ANDREA DI PRIMASCO. IL PRINCIPE MICHELE DI MELISANGRO. PIERO CAPPELLI. IL PROFESSOR DEL BASSO. IL PROFESSOR DIODATO. LA MARCHESA DIANORA DI PRIMASCO. TERESA GILIARDI. ISOLINA. IL BIDELLO DEL GINNASIO Camerieri e Cameriere di Casa Primasco.
A Salduggio, in Piemonte. — Oggi.
_Questa commedia fu rappresentata la prima volta al teatro Manzoni di Milano, dalla Compagnia diretta da Dario Niccodemi la sera del 28 ottobre 1921._
ATTO PRIMO.
Ottobre. — La modesta sala dei Professori del Ginnasio di Salduggio. Alla parete di fondo il ritratto giovanile in litografia di Vittorio Emanuele III. A quella di destra una scansia a vetri che contiene i pochi libri della povera biblioteca del Ginnasio.
A quella di sinistra, in quadro, il calendario scolastico approvato dal Provveditore agli studi della Provincia di Novara.
Nel centro della sala un tavolone coi cassetti chiusi — intorno alla tavola sette, otto sedie di legno ricurvo, una più alta, di poco diversa, per il Direttore.
A un capo della tavola, quando comincia l'azione, sta il professor Del Basso, miope, barbuto, zazzeruto, pepe e sale nei capelli e nell'abito, con tutt'un'aria di polvere addosso dalla testa alle scarpe; a metà della tavola la Giliardi, bruna, ventottenne, accurata nell'abito semplice e unito di colore; all'altro capo Cappelli, lindo, elegante, ben pettinato, ben rasato. Del Basso si muove sempre, grida sempre, agita sempre le mani e le gambe.
SCENA PRIMA.
DEL BASSO — CAPPELLI — LA GILIARDI.
DEL BASSO
accalorato, alla Giliardi.
No, no, no. E no. Non ci siamo. Io, cara lei, ragiono, discuto, combatto con argomenti. Delle circolari del Ministro io me ne stropiccio. Sissignora, perchè il Ministro della Pubblica Istruzione è un ciuco.
La Giliardi e Cappelli protestano.
Sissignori: è un ciuco. E ve lo dimostro.
LA GILIARDI
Per lei tutti i Ministri son ciuchi.
DEL BASSO
Si capisce: i Ministri cambiano.... ma io non cambio. E più professoroni erano, più ciuchi diventano quando montano sul cadreghino. Nessuno di loro capisce più niente.
LA GILIARDI
Solo lei capisce qualcosa.
DEL BASSO
disorientato per un momento.
Come dice?
Riprende fiato e non molla più.
Solo io. Lei no, per lo meno.
Ride la Giliardi e ride anche lui.
In materia di pubblico insegnamento bisogna sfrondare. Sfrondare. La matematica?
Col gesto, come se desse un colpo trasversale di accetta, accompagna la minaccia fragorosa.
Via. Non serve che a confonder la testa. La filosofia? via: appanna i cervelli. La storia naturale?
Terribile.
Viaaaa: che te ne fai di sapere come digeriscono i pesci o come le talpe si liberano l'intestino? Bisogna sostituire a coteste buggerate l'insegnamento delle lingue. Lingue, lingue, lingue.
LA GILIARDI
Allevare cocorite e pappagalli.
DEL BASSO
Lei è una cocorita!
E ci ride.
Alla mia maniera crescerebbero uomini liberi, uomini pratici, uomini fattivi perchè sarebbero prescritte soltanto le lingue vive: il francese — è contenta? — l'inglese, il tedesco, lo spagnolo.
CAPPELLI
placido continua.
L'arameo....
DEL BASSO
Come dici? Marameo?
CAPPELLI
L'arameo.
DEL BASSO
approva col capo e seguita.
.... l'arameo, magari il copto, il turco, il persiano.... E così potremmo girare il mondo, concludere affari, imbrogliare il prossimo....
CAPPELLI
Ma che stai dicendo? Tu che ti sei fatto imbrogliare tutta la vita.
DEL BASSO
testardo.
Perchè non sapevo le lingue.
CAPPELLI
Perchè non sei nato imbroglione.
DEL BASSO
Perchè non sapevo le lingue. Ossia: sapevo il latino che serve soltanto ai preti e il greco antico che non serve a nessuno. Retorica.... Retorica. Accidenti alla retorica. Noi italiani siamo retori: cioè siamo citrulli. Citrullo uguale citriolo. Noi siamo citrioli.
LA GILIARDI
Lei compreso.
DEL BASSO
Come dice?... Me compreso. Pensi se voglio escludermi! Mio padre negoziava in formaggi: io ho voluto negoziare in declinazioni latine. _Rosa, rosae...._ per venir a crepare a Salduggio. Se vendessi pecorino o caciocavallo marcerei in automobile: e così vado a piedi. E si vede dalle scarpe.
Mostra il piede.
La maledetta retorica che infradicia i cervelli!
Alla Giliardi d'un tratto.
Lei, vede, era nata per fare la bella ragazza.
LA GILIARDI
Perchè non dice addirittura la cocotte?
DEL BASSO
Be'! Si spaventa della parola? la cocotte. Che c'è di male? Avrebbe fatto la onesta cocotte.... che ce n'è tanto bisogno! Invece no, si è tirata su a professoressa.
A Cappelli che ride canzonatorio.
Il signor conte qui che ride come se io fossi il suo buffone, doveva fare il conte e basta. Nossignore, anche lui professore, professore filodrammatico, professore tenorino che canta tre volte la settimana le sue romanze per uno stipendio che a fin di mese non gli basta per le sigarette!
CAPPELLI
calmo.
Anche per il caffè.
DEL BASSO
Perchè li bevi al castello dei Primasco.
Riprende.
Come per esempio, mi dite perchè ci dev'essere un Ginnasio a Salduggio?
Ripete il gesto dell'accetta.
Viaa!
CAPPELLI
sempre tranquillo.
Il Ginnasio, via; il professor Del Basso via; le cinque figliole del professor Del Basso, via; Salduggio, via: l'Italia....
DEL BASSO
ora calmo anche lui.
Nooo. Salduggio, dal momento che c'è, resti.
CAPPELLI
Tu permetti?
DEL BASSO
man mano torna ad accalorarsi.
Ma il Ginnasio, no. Quello non serve che ai signori Marchesi di Primasco che di generazione in generazione vengono a scaldarsi il di dietro sulle panche. E allora i signorini marchesini e le signorine marchesine vadano a Novara o a Cuneo o a Torino e non gravino sul bilancio dello Stato. Ma io mi vendico: gli scolari li mando tutti avanti, li promuovo tutti. Come dice Dante? — «Non ti curar di lor ma guarda e passa». — Io li passo tutti.
CAPPELLI
Io invece ne ho bocciati due.
LA GILIARDI
Io cinque.
DEL BASSO
con le mani nei capelli.
Le donne, le donne!
LA GILIARDI
Domandi al professor Serralunga, se erano da promuovere!
DEL BASSO
Serralunga?
urla.
E chi è Serralunga?
CAPPELLI
calmissimo.
Un ciuco.
DEL BASSO
esita.
È probabile. Comunque è un novizio, un cappellone, dunque un fanatico.
SCENA II.
DIODATI — DEL BASSO — LA GILIARDI.
DIODATI
che funziona da direttore, sessantenne, veneto; entrando.
Del Basso che urla: miracolo!
Saluti scambievoli. Diodati tocca, ma non si leva il cappello a cencio.
Buondì. Ho fissato lo scrutinio per domattina alle nove. Si va avanti più che si può, alle tre si riprende e si finisce in giornata.
A Cappelli.
Così, se tu vuoi andare a Torino.... Ci vai?
CAPPELLI
È probabile.
Si alza, e batte sulla spalla a Del Basso.
Ti porterò i gianduiotti. Per addolcirti la bocca.
DEL BASSO
Cioccolatini? Per me? Ci vuol altro! Non so: un taglio di arrosto per tutta la famiglia, una dozzina di calze per le bimbe, un ombrello per madama....
DIODATI
Tu vuoi troppo, caro. E Serralunga?
LA GILIARDI
L'aspetto per classificare alcuni lavori.
DIODATI
Simpatico giovane. È un buon acquisto per il nostro Ginnasio.
DEL BASSO
Quello lì? dura un anno scolastico.
DIODATI
Non si può dire. Anche Cappelli, qui, credevo non sarebbe rimasto più d'un anno, e invece....
DEL BASSO
guardando prima Cappelli poi la Giliardi.
Bisognerebbe raccomandarsi alle donne.... Trovarne una disposta a fare all'amore col Serralunga....
DIODATI
Che linguaccia!
DEL BASSO
Io?! Mettere un avviso che dicesse: «Cercasi bella giovane disposta concedersi professore scuole classiche, pelo nero, già combattente, decorato al valore: escludesi matrimonio».
DIODATI
ridendo.
Che proprio si debba escludere....
DEL BASSO
Ah! senti. Non ce ne sono mica molti corbelli come me, che a Salduggio ci hanno fatto la cova! A meno che Serralunga non s'innamori qui della nostra giovane collega di francese....
LA GILIARDI
Lei si cheti.
DEL BASSO
Perchè? O che non ci starebbe a sposarlo? Dica la verità: non le parrebbe vero.
LA GILIARDI
enigmatica.
E se mai, che le importa?
DEL BASSO
O Dio, lo vorrei sapere per cominciare a mettere da parte i regali per il regalo di nozze.
LA GILIARDI
secca.
La dispenso. Lei è dispensato da tutto.
DIODATI
No, sai; c'è prima il Burlandi.
Benevolo, quasi paterno alla Giliardi.
Vero, cara, che c'è prima il Burlandi?
CAPPELLI
interessandosi.
Quale Burlandi? Il padrone del Magazzino Americano?
Alla Giliardi.
Non mi aveva detto, non sapevo....
DIODATI
Ma noi sappiamo. Abbiamo i nostri servizi segreti. Siamo o non siamo il capo dell'Istituto?
CAPPELLI
O senti: ho piacere.
Avvicinandosi alla Giliardi.
Si mangeranno questi confetti?
LA GILIARDI
Non si mangeranno.
CAPPELLI
Eppure! Farebbe male, sa. Il Burlandi è un uomo attivo, ha del suo, è senza impegni di famiglia....
Del Basso li guarda, si soffrega la barba e sogghigna.
LA GILIARDI
Lei è un bravo avvocato, ma la causa è già perduta. Gli ho già detto di no. E quando dico di no.... Lei lo sa.
DIODATI
E si è rassegnato?
Sorridendo.
O.... o.... che un giorno o l'altro, quando lei passa per il corso lui non mi venga fuori.... pim.... pam.... prima a lei, poi a sè....
LA GILIARDI
ora ride.
Speriamo di no.
DIODATI
Dovrei fare un lungo rapporto al Ministero....
DEL BASSO
Parli tu, Cappelli, sul feretro?...
LA GILIARDI
pronta.
Ma lei no, sa! Tutti meno che lei. Proibisco. Meglio un rospo.
DEL BASSO
sghignazza e si frega le mani.
To': ecco il Serralunga. Buon giorno.
SCENA III.
DETTI — SERRALUNGA — poi IL BIDELLO.
Marino Serralunga ha ventisette anni, figura diritta, capelli alti a spazzola, barbetta a punta, cappello e cravatta molli, vestito non a misura. Non segue la moda. Quando parla, anche per il modo, si avverte che è qualcuno, non del gregge. Sente di sè e non lo nasconde.
MARINO
guarda attorno e quando vede Diodati.
Direttore, cercavo proprio di lei.
Agli altri.
Buongiorno.
DIODATI
Buon dì, professore. Cosa c'è?
MARINO
Ho da riferire e da chiedere.
Diodati si leva.
No, preferisco parlare davanti ai colleghi.
DIODATI
risiede.
E allora dica: ascolto. Siedi, caro.
MARINO
Dunque: iersera quando stavo per rientrare in casa, mi si è accompagnato il professor Cerettoni....
DEL BASSO
.... detto Francesco Ferruccio.
Intorno si ride.
MARINO
s'interrompe.
Non capisco.
DIODATI
Il professor Cerettoni.... non è un eroe. Ecco spiegato. Va' avanti, caro.
MARINO
Il professor Cerettoni mi chiese delle prove d'esame in generale e in particolare di quelli dell'alunno Di Primasco. Gli dissi che il Di Primasco era tra i respinti.
Breve silenzio.
DEL BASSO
Conseguente fifa del professor Cerettoni.
MARINO
a Del Basso.
Starei per dire di sì.
Volgendosi ora all'uno, ora all'altro.
Perchè prima storse la bocca, poi venne fuori con mozziconi di frasi prudenti ed ambigue, poi espresse più chiaramente il suo pensiero. Il ragazzo è figlio di un fratello del marchese — che è poco meno che il padrone di Salduggio — ha strappato il punto sufficiente per il passaggio allo scritto, ha meritato un quattro all'orale. Dice il professor Cerettoni: «Sarebbe il caso di portare quel quattro al sei. Il ragazzo può esser timido.... si può anche esser confuso.... bestia più, bestia meno, il mondo non casca. Invece a volersi mantener rigidi c'è da procurar fastidi a lei, direttore, a me....»
DEL BASSO
con la voce e col gesto.
Fifa, fifa....
MARINO
Perchè — dice sempre il Cerettoni — se i Primasco sono potenti, anche la marchesa, figlia di un senatore influentissimo, principe romano, è poco meno che una sovrana. Case di nobiltà di vecchia data, crociate, benemerenze patriottiche e civili, elargizioni munifiche, eccetera, eccetera.
Si ferma.
Ho finito. Riferivo.
DIODATI
Lei, caro professore, ascolti la sua coscienza. E basta! Non si occupi d'altro.
MARINO
La ringrazio.
DIODATI
E guardi che non andremo incontro al martirio nè lei, nè io. Il professor Cerettoni è un buon uomo, tanto caro, ma.... mi aiuti lei....
DEL BASSO
Ma soffre di fifa....
A Diodati.
Non volevi l'aiuto?
DIODATI
sorride.
Insomma, non ci stia a badare. Domani in Consiglio legga i voti che ha creduto di assegnare al ragazzo e noi metteremo la sabbia.
Volgendosi attorno.
Potete dir voi se ho mai fatto pressioni per favorire uno piuttosto che un altro....
IL BIDELLO
entrando.
Signor direttore, c'è il padre dell'alunno Lanfranchi.
DIODATI
si alza di premura.
Vengo vengo.
Il bidello esce.
Addio cari, ci vediamo.
Ed esce. C'è un breve silenzio.
SCENA IV.
MARINO — DEL BASSO — LA GILIARDI — CAPPELLI.
DEL BASSO
Bravo Serralunga! Io sono per passarli tutti — lo dicevo adesso — ma quello lì hai fatto bene.
CAPPELLI
Se lo meritava, hai fatto benissimo. Ma non era il caso che tu riferissi il discorso Cerettoni: pressioni da parte dei Primasco non ne hai avuto.
DEL BASSO
Verranno.
CAPPELLI
Se fossero venute, allora sì.
MARINO
Ho voluto sùbito mettere in chiaro e a posto.
CAPPELLI
Per lo meno hai anticipato. Parevi San Giorgio che parte lancia in resta contro il drago. E il drago non c'è.
DEL BASSO
canzonatorio.
Draghi? A Salduggio? Tutte lucertole: al più ramarri.
CAPPELLI
Ma fammi il piacere, tu!
DEL BASSO
Nemmeno ramarri? Ma sì, tutti puri in quella casa. A cominciare dal portiere che se invece era a servizio da te o da me, sarebbe in galera per sevizie....
CAPPELLI
Ma Del Basso!
DEL BASSO
O che non picchiava la moglie? A finir con la cuoca che fece un figliolo con persona ignota di sesso diverso e lo mise ai bastardi.
CAPPELLI
non sa se adirarsi o ridere. Marino ride.
Tu, se ti mordi la lingua, ti avveleni!
DEL BASSO
Se tu ti mordi la tua muori di diabete. Tutto zucchero sei!
CAPPELLI
per farlo ragionare.
Ma se non li conosci i Primasco!
DEL BASSO
Naturale che io non li conosco! Io sono un vile borghese. E miserabile. Loro ci hanno i milioni!
IL BIDELLO
rientra.
Professor Serralunga, la Marchesa di Primasco domanda di lei.
Movimento generale.
MARINO
Di me? Non avete mica sbagliato?
DEL BASSO
strizzando l'occhio a Cappelli.
La lucertolina. Prevedevo.
IL BIDELLO
a Marino.
Sissignore. Di lei.
DEL BASSO
a Marino.
Povero Cerettoni, l'ha indovinata! Alle volte la fifa apre i cervelli.
MARINO
Ah! perchè tu credi che...?
Al bidello.
Vengo.
Ma già Del Basso, la Giliardi, Cappelli si sono alzati, il bidello sta per avviarsi.
CAPPELLI
lo ferma colla voce e col gesto.
Aspetta, Stefano.
A Marino.
E dove la ricevi? Per istrada?
MARINO
Hai ragione.
Al bidello.
Che passi.
Il bidello esce. A tutti.
No, no, restate, restate.
DEL BASSO
Darei un soldino per restare, ma non è possibile.
LA GILIARDI
a Marino.
Quei temi? Nel pomeriggio?
MARINO
No. Se vuole, appena avrò sbrigata la marchesa. Aspetta di là?
DEL BASSO
Io vado.
Mostrando un sacco a corda con pagnotte.
«Pianger sentii nel sonno i miei figlioli — ch'eran con meco e dimandar del pane».... E io porto a casa il pane!
Dianora è apparsa. I Professori salutano col capo. Del Basso scivola via. La Giliardi fa un cenno rapidissimo ed esce dietro a lui. Cappelli si è fermato sulla soglia.
SCENA V.
CAPPELLI — MARINO — DIANORA.
DIANORA
bella, sorridente, luminosa in un fresco abito mattutino, saluta lietamente Cappelli.
Cappelli, c'è anche lei?
E gli stende la mano.
Bravo Cappelli, come sono contenta! Così mi presenta e mi aiuta.
CAPPELLI
baciandole la mano.
Presentarla, è un piacere e un onore. Aiutarla, non so in che, e perciò, marchesa, la prego, me ne dispensi.
E presenta.
Il professor Marino Serralunga, la marchesa Dianora di Primasco.
Marino irrigidito piega appena il capo.
Ecco fatto. — Marchesa, se mi permette....
E vuol prendere congedo.
DIANORA
Se ne vuol proprio andare. A quando? Viene domani a pranzo da noi?
CAPPELLI
La ringrazio, marchesa. Ma vado a Torino.
DIANORA
Questa Torino! questa Torino! Chi ci sarà mai a Torino che ce lo ruba ogni settimana?
CAPPELLI
sorride.
C'è Torino. Passerò a sentire se lei avesse ordini.
DIANORA
Avrà già tanto da fare! A rivederci, Cappelli. E se non è domani, si faccia vedere al ritorno. Non si renda troppo prezioso.
CAPPELLI
Marchesa!
Le bacia la mano ed esce.
SCENA VI.
DIANORA — MARINO.
DIANORA
a Marino che non accenna a dirle di sedere.
Professore, lei non ha impegni urgenti? Perchè mi dispiacerebbe disturbare.
Accennando a quelli che sono usciti.
Erano forse in seduta?
MARINO
No, signora. Dica pure quel che ha da dire. Si accomodi.
DIANORA
Ecco: grazie.
Siede.
Non si stupisca di vedermi qui. Costumi semplici a Salduggio. Avrei potuto incaricare il conte Cappelli di pregarla di venire lei da me.
Sorride.
Passavo: sono entrata.
Sorride.
È anche più gentile, no?
Sorride.
Prima domanda.... se non sono indiscreta: mi può dire l'esito dell'esame di mio nipote? o non può? Se non può, non chiedo infrazioni alla legge.
Poichè Marino tace: sorridendo.
Ho capito: non può.
MARINO
Posso. Ma la signora saprà già....
DIANORA
Se sapessi non domanderei.
MARINO
Suo nipote?
Secco.
L'ho bocciato.
DIANORA
sorridendo.
Ah! sì? Ha fatto benissimo.
MARINO
Lei trova?...
E ne è sorpreso, sviato.
DIANORA
Benissimo: perchè se lo merita. E glielo avevo anche predetto. Non studia, per conseguenza non sa. Mi ero persino stupita che si fosse salvato allo scritto.
Ride.
Forse ha copiato da qualche compagno, ma è legittimo che sia caduto agli orali. Penserà suo padre a farlo studiare: a noi non è riuscito, — e se lo riprenderà a casa. Diceva: «Sì zia, sì zia bella....»
Arrossisce.
È indulgente come tutti i ragazzi — ma poi.... Giustizia è fatta.
Sorride e cambia tono.
Seconda domanda.... Non si spaventi: è l'ultima, per oggi: il professor Cappelli mi ha parlato molto di lei.
MARINO
borbotta.
O guarda!
DIANORA
La conosce da poco tempo: dieci, quindici giorni? — ma lei può già considerarlo come un amico e un ammiratore.
MARINO
Circa l'amicizia ci conto; circa l'ammirazione è troppo facile.
DIANORA
No, prego: il conte Cappelli non si abbandona ad entusiasmi e sa pesare gli uomini. «Se sentisse come parla; se leggesse come scrive; se vedesse come disegna». — Lei troverà naturale che le parole di Cappelli abbiano acceso in me il desiderio di conoscerla.
MARINO
Ma si guardi, signora, che il Cappelli....
DIANORA
sorridendo.
Mi lasci prima finire. Siamo in una piccola città, quasi un paese. Le occasioni d'intrattenersi con persone d'ingegno e dottrina sono così rare! Lei sa tante belle cose, ha tanto buon gusto.... vorrei essere tra quelli che se ne avvantaggiano. Concludo: se domani Cappelli non parte, tanto meglio, e allora viene con lui; ma se lui va a Torino, mi vuole usare la cortesia di pranzare domani da noi? La invito a pranzo perchè trovi anche mio marito. In altra ora è difficile che ce lo incontri. Gli uomini, si sa, stanno poco in casa: il mio poi!
MARINO
La ringrazio, signora. Ma sono qui a Salduggio da pochi giorni con tante cose da mettere a posto! E ne ho tante da sbrigare.
DIANORA
L'avrà pure un'ora per il pranzo! Subito dopo la lascierò andar via. Almeno per questa prima volta mi accontenterò di poco: non le rubo che un'ora.
MARINO
Il Cappelli che le ha parlato tanto di me, le avrà pur detto che io sono un orso.
DIANORA
sorride.
Sì, me lo ha detto. E per questo sono venuta di persona.... a stanare la belva.
MARINO
E allora sarò schietto. Io sono uomo di studio, e senza risorse, per lo meno di quelle facili, che riescon gradite alle signore. Con persone del bel mondo, mi tedio e le tedio. Se mi lascio prendere nel giro delle visite, dei pranzi, dei tè finisco col non attendere più ai miei lavori — noiosi, sa — ed io non mi posso permettere il lusso di far lo svagato e il farfallone notturno. Oltre il resto, son povero. E fumo sigari toscani. Mi spiace rispondere con un deciso rifiuto e ricambiare una cortesia con una rusticheria, ma preferisco esser villano che mentitore.
Dianora si leva.
È offesa?
DIANORA
semplice.
Io? No. Mi alzo perchè ho finito. L'ho invitato per rispondere più che a un mio desiderio — la schiettezza le piacerà in tutti e per tutti — a un desiderio del conte Cappelli che voleva ch'io la conoscessi e sperava incontrarla anche da me. Non speravo, no, in una accettazione entusiastica da parte sua, ma in un rassegnato consenso. Poi si sarebbe adattata, e poi fors'anche — veda un po' — ci si sarebbe
Sorridente.
trovato bene. Amico, ma libero. In casa mia non tengo gabbie, nemmeno per gli orsi. Ma lei ha da lavorare! Dio mi guardi dal farle perdere un tempo prezioso. Se lei, non dico muta pensiero, — tra le sue molte virtù avrà anche quella della tenacia! — ma trova un qualche ritaglio di tempo, lei sa dove stiamo. Io le ho fatto una visita: se crede e quando crede, me la restituisce. Quando sono in casa, ogni giorno è buono: e se non mi trova, meglio per lei. Buongiorno.
MARINO
d'un tratto, quasi trattenendola.
Ma io lei l'avevo già veduta. — Non qui.
DIANORA
Ah! sì?
MARINO
E ammirata.
DIANORA
Nientemeno. Quando? Mi lasci sentire.
Risiede.
MARINO
L'orso è sgraziato nei movimenti, ma pure lui ha occhi per vedere e orecchi per intendere. Io ho fatto molta strada con lei: in treno. Viaggiavo anch'io in prima classe, da signore, perchè ero ufficiale e viaggiavo per servizio. Fu l'altra estate, e posso dire anche il giorno: il tre settembre. Lei salì alla stazione di Bergamo, ma proveniva da San Pellegrino, in compagnia di un bel signore bianco.
DIANORA
Lei ha buona memoria ed è preciso. Mio padre c'era andato per cura. Come fa a ricordarsi?
MARINO