Part 17
Fra Bice e De Nittis la passione di amanti si era già purificata nell'amore di quella invisibile creaturina, che stava per apparire nella loro vita. Egli si era fatto timido, mentre ella invece pareva dominarlo con una nuova importanza superiore a tutto ciò che egli potrebbe mai produrre nella loro esistenza di coniugi. Quindi erano inquietudini per il più lieve dei pallori e la più effimera delle nausee, che spesso le salivano dallo stomaco; ogni passeggiata a piedi importava lunghe discussioni; egli la vigilava con una instancabilità dissimulata abilmente, appena qualche improvvisa esasperazione nervosa le turbasse l'ordinaria placidezza del carattere. Una luce sacra avvolgeva Bice ai suoi occhi di pensatore, quell'aureola che le religioni hanno sempre messo intorno alla donna fecondata, e dentro la quale la presentarono alle adorazioni dell'uomo. Tutti i fulgori della bellezza e i profumi della voluttà vaniscono dalla donna al momento di diventar madre: che importa oramai l'uomo, pel quale potè cangiarsi così? Adesso ella vive già nel futuro di colui, che nascerà dalla sua carne, e il suo cuore si rivolge a Dio perchè salvi la misteriosa opera propria.
Infatti Bice, tutte le mattine, andava a messa con Margherita per ripetere sempre le stesse orazioni, e allorchè De Nittis, sapendo di darle la più profonda delle gioie, l'accompagnava, ella si sentiva anche più sicura della bontà del Signore. Ma al rovescio di molte donne, che affettano orgogliosamente la prima gonfiezza del ventre, cercava quasi di nasconderla sotto ampie vesti, soffrendo anche più dolorosamente di De Nittis, nel ricevere fra i soliti complimenti la punta avvelenata di qualche ironia. Adesso parecchie amiche di Bice, rimaste zitelle, fingevano di compassionarla per quello stato, nel quale diventava anche più brutta, come se la maternità fosse una specie di malattia, che nello sformare il corpo impediva per lunghi mesi tutti gli altri divertimenti. Altre mamme, invece, la spaventavano col racconto dei dolori e dei pericoli inseparabili del parto, anche quando la donna vi giunge, non debilitata.
--È la nostra guerra,--le aveva detto un giorno la moglie del professore di statistica, una bionda angolosa, dagli occhi verdi, troppo povera per non invidiare la posizione di Bice--mio marito mi ha spiegato cento volte che il massimo della mortalità per le donne è nel periodo del parto.
--Siamo dunque più fortunate degli uomini, che morendo in guerra possono solamente avervi ucciso,--rispose Bice amabilmente, difendendosi invano da una paura gelida.
Ma quando De Nittis rientrò, corse a rifugiarsi al suo collo: non si lasciavano più. Nei giorni, che a lei pareva di star meglio, tornavano amanti con una tenerezza guardinga e più profonda, non avendo adesso più nulla che non fosse in comune. I loro giuochi, quasi infantili, li facevano spesso ridere con uno scoppio irrefrenabile di gaiezza; ella, seduta sulle sue ginocchia, gli ripeteva per ore con parole spezzate, quasi senza senso, come si usa coi bambini, la medesima carezza, e finiva col fingere di addormentarsi sulla sua spalla. Egli la cullava come una balia, superbo allora che gli riusciva di alzarsi con lei fra le braccia, per trasportarla sopra un sofà. Questa prova di forza gli gonfiava il cuore di giovinezza. E in quelle lunghe conversazioni da soli doveva spesso rinnovarle, sempre colla stessa inutilità, la spiegazione di tutto ciò che la scienza aveva potuto sorprendere nel fatto della generazione. Bice si ribellava; era impossibile che in un certo momento il feto di un uomo fosse identico a quello di un ranocchio o di un colombo, giacchè tale parità nella natura le faceva male al cuore. L'uomo doveva essere un'opera a parte. Invece si compiaceva al racconto delle poesie, entro le quali l'istinto di tutti i popoli aveva sempre rappresentato la nascita umana: il bambino era la prima strofe di tutte le religioni, la prima emozione veramente disinteressata di ogni individuo.
--Chiamami mamma,--ella esclamava sovente:--non lo sono di già, anche se dovessi morirne prima? Dimmelo prima di lui: chissà quanto tempo gli occorrerà per potermelo balbettare!
Intanto il corredino, stupefacente di ricchezza e di minuzie, era già pronto. In questo capriccio di gran signora, Bice non aveva risparmiato nulla di quanto il suo cuore potesse desiderare; ma la culla sopra tutto, scolpita da uno di quei poveri grandi artisti di campagna, nei quali oggi l'industria uccide il genio, e scoperto da Prinetti sui colli di Vergato, era un piccolo capolavoro. Lo scultore, memore di Mosè, l'avea immaginata come una navicella presa fra le alghe di una riva, compiacendosi a lungo nella disperante riproduzione delle foglie e degli steli schiacciati fra il pantano. Bice invece, dopo averla riempita di merletti, come un nido bianco e soffice, s'incantava spesso a contemplarla, vedendovi già la testa di un bambino sorridente nel sonno.
Poi, negli ultimi mesi, Bice parve ingrassare ed acquistare in robustezza, forse per una recondita necessità di quello stesso peso, che le si aggravava dentro il ventre; ma rimaneva sempre troppo bianca, colle gengive smorte, e certe trasparenze ceree agli orecchi, di augurio non buono. Finalmente, verso la fine di aprile, Ambrosi ordinò di andare al Sasso.
Nel lasciare Bologna Bice diede in un pianto dirotto.
--Non la vedrò più, non la vedrò più!--mormorava fra i singhiozzi, ma la bellezza della campagna la rianimò, e appena arrivati nel giardino della villa, era già tutta contenta. Pochi giorni dopo Ambrosi e Prinetti, venendo alla villa, vi trovarono la levatrice, una donna sui cinquant'anni, di famiglia abbastanza buona, già divenuta una cliente di casa. Aveva un naso da uomo sopra una lunga faccia bruna, con una statura quasi di granatiere; De Nittis meravigliato dell'intenderla dichiarare la necessità assoluta delle lavande antisettiche in tutti i parti, come di un ritrovato messo in voga dall'università di Bologna e che ella aveva praticato per la prima nella provincia, ne parlò con entusiasmo al dottore.
Ambrosi, già contento di lei per averla veduta all'opera in altre circostanze, sorrise di tali elogi, combinando in segreto di venire alla villa, quando ne sarebbe il momento, ma senza lasciarsi scorgere da Bice per mantenerla nella illusione di una assoluta facilità. Il parto invece avendo anticipato felicemente di qualche giorno, il vecchio dottore non potè arrivare che per ricevere il bambino dalle mani della levatrice, mentre stava per fasciarlo.
De Nittis era nella camera di Bice.
--Lascia vedere,--disse bruscamente Ambrosi, benchè alla prima occhiata avesse già fatto l'esame del bambino.
Margherita era gongolante.
Il piccino scuro, grinzoso, cogli occhi chiusi e un ciuffetto biondo nella testolina calva, guaiva, con un suono fesso di giocattolo, fra le grosse mani villose del vecchio.
--Che gliene pare?--chiese la levatrice con una specie di famigliarità professionale, gittando a Margherita una occhiata di superiorità.
--Uhm!
La levatrice credette di vedergli tremare una lagrima negli occhi. Margherita invece, che non aveva pratica di neonati, sordamente indispettita di quella severità di giudizio, tese ambo le mani, chiamando il piccino a piccoli gridi sommessi:
--Amore, bell'amorino!
--Tutto il resto, bene?--egli tornò a domandare.
--Dorme già.
--Andiamo a cena.
Invece si affacciò alla camera; Bice dormiva profondamente, con una mano di De Nittis stretta nella propria. Al rumore dell'uscio questi alzò la testa, accennandogli di andar piano per non destarla.
--Hai visto il bambino?
--Va bene.
Appressò il lume al volto della dormiente, le tastò il polso e parve soddisfatto dell'esame.
--Vieni.
--Oh!--esclamò l'altro a bassa voce:--potrei lasciarla ora?
La balia era già in casa, una montanara dell'Appennino, bionda, tozza, dalle spalle larghe e la pelle brinata come le pesche; il dottore la volle seco a cena per ripeterle un'altra volta tutte le istruzioni; ma restava cupo. Da ultimo respinse il piatto dispettosamente: anche la balia non era contenta del bambino.
--Non potrò farmi onore,--disse con ingenuo egoismo.
--Eh! si tratta proprio di questo. Perdio, fa conto che il bambino sia di vetro: guai se non ubbidisci a tutte le mie prescrizioni! Ma in ogni modo non avrai a lagnarti.... ti saranno riconoscenti egualmente.
Ella pure si fece seria. Quei discorsi tristi, in tale momento, le serravano il cuore coi ricordi dell'altro bambino, che essa aveva ceduto ad una cognata per venire a fare da balia in casa della contessa. Ma quello era grasso, grosso, roseo, enorme per i suoi cinque mesi.
--Il mio è un vitellino;--si lasciò sfuggire arrossendo, perchè entrava Margherita.
Benchè il parto fosse andato anche troppo bene, Bice penò a rimettersi. Uno sfinimento la teneva a letto, bianca ed inerte, coll'anima piena di una malinconia, che la vista stessa del suo bambino non bastava a vincere. Infatti il piccolo Giulio sembrava deperire tutti i giorni: la sua testina scura, con la pelle già vecchia, diventava di un effetto impressionante, quando Mea se l'attaccava alla grossa mammella, sfolgorante e resistente come il marmo. Invano Margherita per vincere tali preoccupazioni si ostinava a vantarlo come un amorino, portandolo spesso in giro fra le braccia, e fingendo di palleggiarlo appena Bice o De Nittis potesse vederla. Questi invece soffriva più di tutti, orribilmente, in silenzio: quella creaturina era dunque tutto ciò che la natura aveva consentito alla sua passione per Bice! Quindi una amarezza, mano mano più umiliante, gli toglieva perfino di fingere innanzi agli altri il solito entusiasmo dei nuovi padri pel primo figlio, specialmente se ella, spaurita del pari, si voltava interrogando coi grandi occhi. Tale chiaroveggenza, nella quale un medico avrebbe forse ancora saputo sperare, si esagerava in loro cogli spasimi di una paura delirante di amore. Bice non osava più la menoma osservazione a quanto le ingiungessero, preoccupata di nascondere il proprio stato per non accrescere quella muta desolazione del marito. La sola sua gioia, intensa e repressa, era di contemplare Mea curva sulla faccia del bambino, schiacciandolo quasi con quel suo seno largo di contadina, dal quale il latte zampillava così copioso che doveva possedere le stesse virtù supreme del sangue per il rinnovellamento di una tanto grama esistenza. Allora una specie di contentezza le saliva dal cuore ad umiliare la propria superiorità di signora malaticcia, tanto poco capace di essere madre, davanti alla sua potenza di balia sufficiente per due bambini, e alla sicurezza, colla quale maneggiava talora anche dinanzi a lei, quasi senza riguardi, quel frale corpiciattolo.
Mea, timida da principio, si era accorta presto di questa muta venerazione senza poterne intendere il profondo significato, ma il suo umore facile, eccitato dalla carne e dal vino, col quale a tavola la rimpinzavano, ne era diventato anche più allegro; mentre la sua bellezza nelle nuove vesti sgargianti di seta, col grande fazzoletto bianco di trine, che le involgeva il busto roseo ed azzurro, e un altro fazzoletto attorcigliato sulla nuca alla provenzale, raggiava di più vivo splendore.
Fortunatamente la naturale bontà del suo carattere le faceva amare anche il bambino.
Bice avrebbe voluto farla dormire nella propria camera, ma il dottore si oppose. A che pro? I bambini avevano bisogno di aria pura, anche più degli adulti, e quella stanza non era abbastanza grande per tre; poi la balia, messa in soggezione dalla madre, non avrebbe dormito quanto le occorreva.
--Per questo,--aveva detto Mea imprudentemente,--a me non ci pensino.
Pochi giorni dopo, Ambrosi dovette tornare precipitosamente perchè il bambino, preso da sforzi di vomito, pareva dare in convulsioni; la balia sosteneva che non era nulla, però dal suo accento si capiva che voleva mostrarsi più pratica di quanto lo fosse. Il piccolo Giulio, sepolto fra i merletti della sua navicella scolpita, dormiva di un sonno agitato sotto gli sguardi di Bice, curva su lui col volto disfatto.
Il dottore esaminò il bambino fingendo di non avvertire la febbre, che lo teneva sopito, e scoppiò a strapazzare tutti. Così era impossibile andare avanti! Che cosa credevano adunque? Che quello fosse il primo bambino nato al mondo, da diventare matti tutti quanti, improvvisamente, se avendo deglutito un po' più di latte, aveva necessariamente fatto qualche sforzo per rivomitarlo? Non accadeva anche agli adulti? Adesso con tutte quelle false tenerezze si era riusciti a spaventare anche la balia.
Bice allibita piangeva silenziosamente, De Nittis invece, pallido come un cencio, scrutava nel viso del dottore temendo d'indovinare la commedia di quella collera.
Allora Ambrosi trascese.
--Volete allevare un bambino in questo modo.... e perchè no? Ho visto ben di peggio io in quasi cinquant'anni. Mi dispiace per la bella balia, che vi avevo trovato, perchè a forza di far sempre una scena se il bambino non mangia, se mangia troppo, se non dorme quanto desiderate voialtri, finirete col guastare il latte anche a lei. Se fosse qui la povera contessa Ginevra, so quello che direbbe. La mia opinione eccola chiara e tonda: domani rimando Mea a casa col bambino, o non vengo mai più.
--Dottore!--esclamò Bice giungendo le mani.
--Appunto perchè sono il dottore. Tu sei una sciocchina, che t'immagini una grande novità nel fatto di aver un bambino. Siamo intesi, domani: mi rivolgo a te, Roberto, che sei il padre, e devi capire un po' più di lei. Io resto, torneremo tutti e tre a Bologna, e la balia andrà a casa sua. Sei contenta, Mea? Non è vero che l'alleverai meglio da sola?
--Se Dio m'aiuta!--non potè a meno di rispondere con un atto di gioia.
--Ma vivrà?--proruppe Bice straziantemente, curvandosi ancora ad ascoltare il rantolo del suo respiro.
--Perchè non dovrebbe vivere, dal momento che tu pure sei vissuta? Allora non ti facemmo tante smorfie: lasciatelo dunque dormire una buona volta colla sua balia, e venite con me.
Quella fu nullameno una triste giornata: Bice ogni tanto si asciugava gli occhi, e cercava tutti i pretesti per tornare presso la culla del piccolo Giulio. Il suo spavento si accresceva da questo, che per i bambini non ci potevano essere medicine.
Ma appena rimasti soli, De Nittis aveva afferrato la mano di Ambrosi.
--Tu disperi!
--No ti dico, ma in ogni caso voglio salvare la madre.
--Il pericolo è così imminente?
--Anzi non ve n'è affatto, però colle apprensioni, che avete già nell'anima, non bisogna che il bambino resti qui. Mea a casa propria lo alleverà meglio, perchè sarà più allegra: è questione di mandarle spesso regali, tutta roba di cucina, perchè in casa vorranno mangiare anche gli altri.
De Nittis restava tetro.
--Tu non dici tutto.
--Adesso vuoi fare tu una scena? Ti ripeto, il bambino vivrà, lo spero: la balia è un miracolo di salute. Naturalmente, se tu vedessi, il suo è un'altra cosa; ma se Giulio restasse qui, e per caso si ammalasse seriamente, Bice ne morrebbe. A Bologna la distrarremo.
E gli volse le spalle per andare a riprendere Bice dalla camera della balia.
La mattina seguente, quando Bice si destò, Mea per ordine del dottore era già partita verso i propri monti, dentro il vecchio calesse della contessa Ginevra, con un monte di fagotti e di regali. Bice tornò a piangere; allora Ambrosi mutando tono si fece affettuoso.
--Figlia mia, ho rimandato la balia col bambino appunto per risparmiarti quest'emozione. Quando si è madre, bisogna sapersi frenare e dar retta a chi capisce più di noi: la balia, qui con te, si sarebbe guastata perchè, la conosco, è golosa; a casa sua invece, tutto andrà d'incanto. Giulio, l'ho esaminato un'ora fa, era fresco come una rosa, ma tu non sei donna da saperlo allevare; a forza di riguardi, di vietargli l'aria, di misurargli il sole, gli avresti comunicato le tue paure finendo coll'indebolirlo. Ho dunque deciso io: se non mi credi più, scusami tanto.... vorrà dire che mi sono rimbambito.
Bice gli si buttò nelle braccia, ma nel salire in carrozza, mentre il dottore parlava con Margherita, susurrò all'orecchio di De Nittis:
--Te lo dissi, che avremmo dovuto tanto soffrire!
A Bologna la loro vita continuò come prima, apparentemente calma e modesta, ma un terrore angoscioso di quel matrimonio, nel quale Dio li puniva coll'inane debolezza del figlio, separava ogni giorno più profondamente i due sposi. Bice era anche più severa verso sè medesima. Perchè aveva dunque voluto diventare sposa e madre, sapendo intimamente di dovere quella sottile esistenza di ventitrè anni solamente alla sapiente carità di tutti i suoi amici? Essi avevano potuto strapparla alla morte, ma non darle la vita rigogliosa e feconda delle altre donne. Invece, dopo aver ricusato Lamberto, bello come un atleta, ella si era messa pazientemente, tristamente, ad insidiare la tenerezza del maestro togliendolo alla propria pace crepuscolare per gettargli nell'anima la più dolorosa di tutte le tragedie, quello spasimo dei padri costretti ad assistere l'agonia dei figli, e a rimproverarsela. Nessuna passione poteva scusare tale crudele egoismo. Lamberto, sposandola nell'equivoco di una prima simpatia fanciullesca, avrebbe sempre potuto consolarsene con altre donne, mentre De Nittis doveva invece morirne fra le querele della propria coscienza e le ironie del mondo. Quindi ella sentiva di amarlo più vivamente, appunto per questo rimorso di essere la irreparabile sciagura della sua vita, ora che sformata dal parto non aveva nemmeno più nulla da offrirgli come donna.
Infatti la pelle del volto, macchiata qua e là di trasparenze perlacee, le cadeva flosciamente rugandosi ad ogni piccolo moto, mentre il ventre, rimasto grosso, faceva sembrare anche più dolorosa la curva rientrante del suo petto. Una invincibile prostrazione, dopo qualunque più lieve fatica, le toglieva persino quella prima vivacità giovanile, della quale aveva potuto farsi una grazia, lasciandola quasi senza vita dinanzi allo sguardo malinconico di lui. In tale avvilimento di sè medesima una delirante passione le saliva dal cuore di cadergli ancora fra le braccia per ottenere il suo perdono in un abbandono di singhiozzi e di baci. E siccome il parto li aveva separati, quella solitudine sul grande letto matrimoniale, di notte, nella camera fiocamente illuminata, le rinnovava quasi le paure da bambina fra voci di pianto e invocazioni di nuovi dolori, che la ritornassero un'altra volta degna di essere sposa e madre.
Talvolta invece, credendo d'aver sorpreso nell'occhio di lui un lampo inquietante, si rifugiava ai piedi della Vergine in un'angoscia anche più acuta di felicità. Egli l'amava dunque ancora? Tutto era dunque possibile; e Giulio, il piccolo Giulio, rifiorirebbe egli pure, perchè i bambini sono davvero come i fiori, e basta una goccia di rugiada o un raggio di sole a decidere del loro rigoglio! Poi le malinconie la riprendevano da capo dinanzi a lui, che non sapeva più dove passare le giornate. De Nittis usciva poco di casa, non aveva più lezioni all'università per distrarsi, nè brighe nell'amministrazione già abbastanza bene riordinata; invece cercava di esserle vicino tutto il giorno con una evidente intenzione di consolarla. Malgrado tutta la propria perspicacia, ella non avrebbe mai potuto indovinare con quali più tristi accuse egli segretamente si torturasse per non aver saputo resistere alla propria passione senile, togliendo così a lei l'aiuto di un'altra giovinezza più forte, come la natura avrebbe voluto. Quella, che in Bice era stata inesperienza e fascino di un primo affetto, in lui, già passato attraverso tutte le tragedie della vita, era divenuta corruttela. Questa abbietta parola adesso gli stava confitta nella mente come un marchio di pena. Qualunque fosse la passione, che il suo cuore aveva finito per sentire verso di lei, il senno più volgare e la più ordinaria onestà avrebbero dovuto imporgli di soffocarla: a che dunque tanti anni di filosofia, se non bastavano ad impedire un matrimonio, nel quale un vecchio maestro povero, oramai senza sangue nelle vene, abusava della giovinezza ammalata di una scolara milionaria per farsi sposare?
Tutte le scuse, che allora lo avevano persuaso, scoprivano adesso la propria inanità. Certamente il piccolo Giulio morrebbe! Egli lo sentiva, era necessario, era giusto... Perchè, e sopratutto di che, quella creaturina avrebbe vissuto? Si ricordava la tristezza di Prinetti, durante la grande cerimonia civile, tra quella fredda e latente ironia di tutti gli invitati; i modi così mutati del dottore che, conoscendo di non potersi opporre a simile follia, aveva voluto lasciarvi quel poco di allegria permessa da un'ultima illusione. E anche ora mentiva ostinatamente con lui e con Bice, dichiarando che il bambino non correva alcun pericolo; ma egli pure aveva studiato abbastanza biologia e fisiologia per non potersi più consolare di tali menzogne.
Che gli restava dunque della vita? Quella solitudine senza passato, senza avvenire, senza amici, senza idee, dalla quale aveva creduto di fuggire sposando Bice, si dilatava adesso nella sua vita come sopra una steppa gelata. Era solo, e forse lo diventerebbe maggiormente, perchè sua moglie e suo figlio, sottomessi precocemente alla morte dalla sua vecchiezza, agonizzavano già, silenziosamente, vicino a lui.
Era così, lo aveva voluto.
Indarno il dottore e la contessa Maria tentarono ogni modo di distrarli, poichè l'anno di lutto non essendo ancora trascorso, persino i teatri rimanevano loro chiusi. Quindi per uno di quegli accordi taciti, che solo i grandi dolori suggeriscono, ciascuno evitava di parlare del piccolo Giulio; solo il dottore, che andava spesso a trovarlo, riassumeva tutte le notizie in un solito:
--Va bene.
Quelle sere i volti erano più ansiosi; ma dopo queste parole sacramentali, la conversazione stentava ancora più a riannodarsi.
Verso Natale Bice insistè per vederlo.
Malgrado tutta la salute della balia e l'aria balsamica dei monti, il bambino deperiva quotidianamente; De Nittis, avvertitone da Ambrosi, andò a visitarlo di nascosto, colla scusa di una gita a Firenze, e ne ritornò colla morte nel cuore. Allora non fu più possibile rattenere Bice; ma, a rovescio di ogni previsione, ella si mantenne nella più grande tranquillità davanti al piccino, che le parve quasi come tutti gli altri, poichè il dottore era riescito abilmente a far sparire di casa l'altro della balia per cansare il confronto.
Da quel giorno, per una di quelle coincidenze, delle quali la superstizione è sempre pronta a giovarsi, il piccolo Giulio parve migliorare; quindi le visite alla balia si ripeterono ogni due settimane, poi tutte le domeniche, talora anche senza il permesso del dottore, meravigliato anch'egli di tale risveglio. Bice, d'accordo colla contessa Maria, spese duemila franchi in una magnifica festa alla Madonna nella chiesa della parrocchia, spogliando per quel giorno tutte le proprie serre. E il bambino prosperò ancora al ritorno della primavera. Certo rimaneva sempre mingherlino, con una pelle cinerea e la testa così grossa, che sembrava non potergli reggere fra le spalle, ma adesso suggeva tutto il latte della balia e cominciava a tenersi ritto sulle gambine. Era più di quanto abbisognava per illudere un cuore di madre.
Il dottore invece non se ne mostrava molto più lieto, però non ebbe più bisogno di persuadere a Bice di lasciarlo in campagna.