La crisi: commedia in tre atti

Part 4

Chapter 4 3,815 words Public domain Markdown

".... mi ha proprio turbata. Capisco che tu vorrai stare con tuo fratello, e poichè egli non può far colazione con noi, accompagnalo. Ma anch'io non posso star sola. Sono nervosa. Approfitto d'un invito di Fulvia e vado da lei. Appena hai notizie, mandamele o, meglio, vieni tu stesso a portarmele. Sono inquietissima".

Ripiega il foglietto e lo butta sul tavolino.

PIERO.

Si alza, si avvicina al tavolino per riprendervi la lettera e vede la statuina spezzata.

Chi ha rotto questo?

RAIMONDO.

Io. Scusa, dianzi, mi sono appoggiato e senza accorgermene....

PIERO.

Riprende la lettera, la scorre, rimane un momento pensieroso.

Nicoletta sa con chi ti batti?

RAIMONDO.

Colpito, ma dissimulato.

Non gliel'hai detto tu al telefono?

PIERO.

Riponendosi in tasca la lettera.

No. Quando ho capito che neppure sapeva del duello, m'interruppi. Anzi le dissi che non lo sapevo.

Breve silenzio.

Dunque sa, o non sa?

RAIMONDO.

Ma.... sì, lo sa.

PIERO.

Allora glielo hai detto tu?

RAIMONDO.

Glielo avrò detto io.... cioè, ho creduto che tu glielo avessi detto, e l'ho confermato.... probabilmente.... Non ricordo.... Ma che importa?

PIERO non risponde. Va ad una piccola tavola, che è al fondo e sulla quale è l'occorrente per scrivere. Vi si siede e scrive affrettato. RAIMONDO segue quest'azione, attento, senza capire, o piuttosto, con un vago terrore di capir troppo. PIERO chiude il foglietto in una busta, e preme il bottone elettrico ch'è alla parete, alla portata della sua mano. Poi scrive l'indirizzo. GIULIETTA viene dalla sala da pranzo.

PIERO alzandosi.

La signora è in casa della signora Fulvia. Andate là subito e portatele questa lettera.

GIULIETTA prende la lettera e si avvia.

PIERO.

Prendete il tram, o una carrozza, per far più presto.

GIULIETTA.

Vado più in fretta a piedi. È così vicino!

Esce.

RAIMONDO.

Che le hai scritto?

PIERO.

Che torni a casa subito.

È inquieto, agitato, cammina su e giù nervoso.

RAIMONDO.

Perchè?

PIERO.

Perchè preferisco che sia in casa.... ma, soprattutto, voglio assicurarmi che sia là.

RAIMONDO.

Come, che sia là?

Si lascia cadere su una poltrona a destra, non reggendosi più.

Se te lo ha scritto....

PIERO.

Non so.... non so....

Seguita a camminare in preda ad un orgasmo crescente. Toglie di tasca il biglietto di NICOLETTA, lo scorre un'altra volta, poi con un moto concitato e rabbioso lo accartoccia, e lo butta in un canto. Poi riprende a camminare. Va sul terrazzo, ne torna.

RAIMONDO.

che lo ha sempre seguíto con gli occhi, dopo un silenzio ansioso.

Piero?!

PIERO.

che si trova, a questo punto, sulla soglia della sala da pranzo, si ferma, si volge, guarda RAIMONDO per un attimo, poi d'improvviso, viene a lui rapidamente, si curva, gli prende il capo tra le mani, lo bacia due o tre volte affannosamente, poi prorompe in uno spasimo acuto.

Raimondo, tu fai ciò che avrei dovuto far io, e non ho fatto mai, perchè.... perchè sono un vigliacco!

RAIMONDO.

Sorge in piedi e gli afferra le mani.

Piero?!

PIERO.

Oh! Non la paura del duello, o dello scandalo, no, ma la paura di perderla, la necessità, dopo, di separarmi da lei!

Si svincola e si copre la faccia colle mani.

Sono un essere ignobile, abbietto!

RAIMONDO.

Piero, tu impazzisci!

PIERO.

No, no, non impazzisco. Impazzirò, forse, o mi ucciderò, ma ora sono sanissimo.

Gli posa le mani sulle spalle e gli dice netto, sul viso, con voce strozzata.

Io sapevo, io so quello che sai tu, e tacevo. Tacevo, capisci, perchè parlare ed agire era a prezzo della vita; perchè, dopo, non avrei potuto vivere senza di lei.... Schiaffeggiami, insultami, sputami in faccia! Perchè non lo fai? Di', perchè non lo fai, tu che ne hai il diritto, anzi, il dovere? Di', perchè non lo fai?

RAIMONDO.

Tu sai quello che so io? Ma che cos'è che so io? Che cosa supponi? Quali pazzie, quali atrocità ti sei ficcate in testa, così tutto ad un tratto? Dimmi, che cos'è che sai, che credi di sapere?

PIERO.

Tutto...! Cioè, no, tutto no, perchè non ho mai voluto sapere. Io fui come lo struzzo, che nasconde la testa nella sabbia, per non vedere il pericolo. E non ho una prova, e non ho un documento. Ma che importa? So! So perchè ti batti, e che ti batti in vece mia, e mi disprezzi!

RAIMONDO.

No, io ti compiango, perchè ancora una volta ti dico che mi sembri impazzito.

PIERO.

Cade a sedere sul divano.

Ah, finiamola, Raimondo. Non capisci che ormai è inutile il fingere! C'ingannavamo a vicenda, io per paura e per vergogna, tu per pietà.... Ora basta. Ti ho detta la verità. Puoi dirla anche tu.

RAIMONDO.

La verità?...

Mutando tono, come chi si decide a confessare.

Ebbene, la verità è questa: ho visto, ho creduto di vedere che il Pucci faceva la corte a tua moglie, insidiava alla tua pace e al tuo onore, allora ho scelto il primo pretesto per dargli una lezioncina e togliertelo dai piedi. Questo è tutto.

PIERO.

Ciò che sarebbe stato inutile da parte tua, se tu avessi veduto che mia moglie respingeva quella corte, perchè onesta, o perchè innamorata di suo marito. Invece....

RAIMONDO.

Invece.... invece.... io non mi sono preoccupato di tua moglie e de' suoi sentimenti. Io non sono di quelli che ragionano molto, che discutono a lungo. Veggo un pericolo, e lo tolgo di mezzo. Oggi era costui, domani poteva essere un altro. Ho pensato che fosse utile il dare un esempio....

PIERO.

E poichè non lo davo io!...

RAIMONDO.

Tu.... tu sei innamorato, fiducioso e cieco come tutti gli innamorati.... Perchè ti avrei dato un sospetto e aperto una ferita? A che scopo? Io mi levo un capriccio, e ho il diritto di levarmelo. Non avevo quello di ferirti, di attentare alla tua pace, per un sospetto mio, per un'impressione che poteva essere errata, senza una sola prova nelle mani....

PIERO.

E mentisci, ancora, per pietà. Le prove tu le hai!

RAIMONDO.

Le prove di che?

PIERO.

Del suo tradimento e della mia vergogna.... Taci, taci, non mentir più, povero Raimondo! Non sei un ragazzo, sei un uomo d'onore, e non avresti agito così, senza prove. Tu hai quelle che avrei potuto procurarmi io stesso, e molto facilmente, se lo avessi voluto. Non avevo che da intercettar delle lettere, che da licenziare una cameriera per farla cantare, o da seguire le indicazioni precise, minuziose, che mi fornivano gli anonimi....

RAIMONDO.

Ma che dici? ma che dici?!

PIERO.

La verità, la verità lurida e oscena! La incredibile verità.

RAIMONDO.

Lo fissa per un istante. Poi

No, davvero, la mia mente si smarrisce. Tu avevi dei sospetti, ricevevi delle denunzie, e tacevi, e non cercavi di appurare la verità, e vivevi nell'incertezza, e.... continuavi ad amare, ad idolatrare tua moglie?... Ma.... è possibile?

PIERO.

È così. Un po' m'illudevo, un po' mi rodevo e mi martoriavo.... ma finivo sempre col volgere ogni cosa a mio profitto, a profitto del mio amore e della mia paura, Le apparenze ingannano--mi dicevo....--Le denunzie anonime sono vendette ignobili, sfoghi d'invidia o semplici passatempi della malvagità umana. E la paura di scoprire una verità dolorosa mi tratteneva, mi legava, m'imprigionava. Era da morire, in certi momenti, ma non era la morte. Cercare, indagare, poteva essere la morte. Io non volevo morire; io volevo vivere per lei, per i suoi baci, per le sue carezze, disperatamente, vigliaccamente!

RAIMONDO getta un urlo di sorpresa, di disgusto, levando le braccia al cielo, e va verso il fondo, come per non vederlo, per non udirlo più.

PIERO doloroso.

Ti faccio schifo?

RAIMONDO ritornando.

No, mi fai pietà.

Un breve silenzio, dà una occhiata al suo orologio e ha un gesto di impazienza e di dispetto, come a significare che dovrebbe andarsene e che qualcosa lo trattiene.

E poi, in ogni modo c'è qualcosa che non riesco a comprendere. Non sono un profondo psicologo, e non fui mai innamorato, per lo meno come lo sei tu, in quel tuo stranissimo modo; ma mi pare che un grande amore richieda imperiosamente due cose: il ricambio e l'esclusività del possesso. Il dubbio soltanto, un sospetto pur vago, che la donna amata non ci ricambi o si divide con altri, dovrebbe....

PIERO.

Uccidere l'amore?

RAIMONDO.

Eh, no! Siamo dei vigliacchi, e so che talvolta un tradimento c'innamora di più. Ma avrebbe dovuto sospingerti inesorabilmente a scoprire la verità e, scopertala, se c'era una verità da scoprire, importi d'agire. Io non ti parlo di dignità, di onore, di orgoglio, di amor proprio offeso. Io capirei che se tu avessi scoperto un amante a tua moglie, tu l'avessi soppresso, o avessi cercato, in qualunque modo, di separarla da lui, e che tu avessi perdonato a lei, e continuato ad amarla, e a tenerla con te. Non saresti stato il primo, nè l'ultimo. Ma no: tu dubitavi, ti rodevi, e l'amavi ugualmente, non solo, ma amavi il suo amore che temevi diviso con altri! Questo è l'inconcepibile! Questo è l'assurdo!

PIERO.

si alza, e, in orgasmo, come se non parlasse più per difendersi, ma per esaltarsi.

Ma se arrischiavo di perderlo questo amore? Colpire lui e perdonare lei! Ah! Tu non conosci Nicoletta. Ella è donna capace di rifiutarlo il perdono! Ella era capace di lasciarmi!

RAIMONDO indignato.

Oh! E tu?...

PIERO.

Io.... io.... Il mio amore era tale, era di tale natura che, piuttosto che arrischiare di perderlo, soffrivo e tacevo, e non cercavo....

RAIMONDO.

E finivi coll'abituarti anche all'idea di dividerlo con altri, alla peggio! Un amore selvaggio, osceno, un amore dei sensi, unicamente dei sensi, da bruti!..

PIERO.

Ma se non ce n'è altri! Tutto il resto è.... letteratura!

RAIMONDO.

Udendo dei passi.

Bada!

Entra GIULIETTA.

PIERO.

Ricomponendosi per quanto gli è possibile.

Ebbene?

GIULIETTA.

La signora è rientrata. È nella sua stanza.

PIERO.

Bene.

GIULIETTA se ne va. RAIMONDO prende il cappello, viene a PIERO, lo fissa per un istante, dolorosamente. Poi lo bacia in fronte.

PIERO.

Grazie, Raimondo. Vai?

RAIMONDO.

Sì. Non posso tardare di più. I due amici mi aspettano.

PIERO.

Passerò poi da te, per sapere.

RAIMONDO.

Se vuoi.

PIERO.

Gli butta le braccia al collo, singhiozzando.

Perdonami!

RAIMONDO.

Ora che vuoi fare?

PIERO.

Non so.

RAIMONDO.

Che cosa intendi di dirle?

PIERO.

Non so.

RAIMONDO.

Non sai?

PIERO.

No.... ti giuro che non so.... Vattene, vattene. Non reggo più a questo supplizio. Vattene. Ho tanta vergogna di te!

RAIMONDO lo bacia ancora, poi esce per la sala da pranzo.

PIERO

lo segue con gli occhi, a lungo. Poi si scuote. Guarda l'uscio di sinistra; vi si avvicina, lo socchiude, e, con voce rotta dall'emozione, chiama:

Nicoletta?

Sipario.

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

Nicoletta, Piero.

L'azione riprende al punto in cui fu interrotta alla fine del secondo atto.

PIERO.

Che ha socchiuso l'uscio di sinistra, ripete.

Nicoletta?

NICOLETTA di dentro.

Vengo.

PIERO si allontana e siede a destra.

NICOLETTA.

Entra. Il suo viso esprime una curiosità ansiosa che tenta dissimulare. Osserva per un istante PIERO, che sedendosi ha voltato le spalle.

Son qua.

PIERO.

Volgendosi appena, e con voce molle, incerta.

Perchè sei uscita?

NICOLETTA.

Te l'ho scritto il perchè. Hai desiderato che tornassi; eccomi. Tuo fratello è andato via?

PIERO.

Nella sua voce non c'è ira od asprezza, ma un dolore profondo e rassegnato.

Sì. Sai perchè si batte?

NICOLETTA.

Per un alterco, m'ha detto,

PIERO.

E sai con chi?

NICOLETTA.

Non è col Pucci?

PIERO.

Te l'ha detto lui?

NICOLETTA.

Poichè lo so e non me l'hai detto tu....

PIERO.

Pare che neppur lui te ho abbia detto, ma che tu lo abbia indovinato.

NICOLETTA.

Io? Ma, scusa, perchè quest'interrogatorio?

PIERO.

E ci credi tu a quell'alterco?

NICOLETTA.

Dopo un attimo d'indecisione, audacemente.

No.

PIERO.

Volge il capo e la guarda.

Nicoletta, hai detto "no"? E che cosa credi?

NICOLETTA.

Ti ho già chiesto la ragione di questo strano interrogatorio. Sii sincero, di' tutto, di' quello che hai dentro. Sarà molto meglio....

Un breve silenzio.

Non parli più?...

Fa un passo verso di lui.

Tuo fratello crede che io abbia un amante. Lo credi anche tu? Lo ha fatto credere anche a te?

PIERO.

Si alza, e susurra, con accasciamento profondo.

Sì.

NICOLETTA.

Ah!

Gli volge le spalle e susurra, con ira e disprezzo.

Che bel mestiere!

PIERO doloroso.

Ti prego!

NICOLETTA.

Scusa, mi è sfuggita.

Ironica.

Egli ha fatto il suo dovere!

Un silenzio. Ella va sino al fondo, concitata, poi esce sul terrazzo, poi rientra, attraversa la scena, torcendo il fazzoletto tra le dita. Poi si ferma e fissa il marito.

Allora?... Che fai? Che decidi? Quali sono le tue intenzioni?

PIERO.

È questo ciò che trovi da dirmi?

NICOLETTA.

Che trovo? Ma io non cerco. Ti chiedo, soltanto, quali siano le tue intenzioni, poichè, qualunque sia la verità, ho il diritto di saperlo, o almeno di chiederlo. Che vuoi fare di me? contro di me?

PIERO.

Sforzandosi di essere fiero e fermo.

Ciò che fa un marito ingannato!...

NICOLETTA.

O che crede di esserlo!...

PIERO.

Con slancio, suo malgrado.

Non lo sono?... Non è vero?... Di', non è vero?...

NICOLETTA.

Scusa, amico mio, la tua domanda fatta a me, è ingenua. Una donna ha sempre il diritto e il dovere di negare, anche se è colpevole. Che valore ha il suo diniego? Tu, o hai delle prove, o un convincimento. Nell'un caso o nell'altro, il negare, qui dinnanzi a te, sarebbe inutile. Mi difenderò a suo tempo.

PIERO disilluso.

Già. Ti dirò, dunque, che poichè non ho il coraggio di ucciderti, tutto ciò che posso fare è di separarmi da te.

NICOLETTA.

Debbo dunque andarmene?

PIERO.

Istintivamente, suo malgrado.

Dove?

NICOLETTA.

Dove? Non so. In qualunque luogo. Sono e rimarrò sempre tua moglie, per tua disgrazia. Potrò vivere ovunque, con ciò che tu vorrai darmi per vivere. Fulvia mi accoglierà per il momento. Poi vedrò....

PIERO.

Vuoi andartene subito?

NICOLETTA.

Subito. Può tornar tuo fratello, e non garantirei di saper evitare uno scandalo. Poichè hai saputo evitarlo tu, e pare tu voglia evitarlo, ti debbo questo, di evitarlo alla mia volta.

Si avvia per rientrare nella sua camera.

PIERO.

La raggiunge di furia, quasi all'uscio, l'afferra alle braccia, pazzo d'ira e d'amore, e concitatamente, malmenandola, mentre vorrebbe baciarla ed abbracciarla.

Ma no, ma no, non devi andartene così, devi dirmi qualcosa ancora, devi aver qualcosa da dirmi.... Perchè, infine, infine, son tuo marito e ti ho amata come un pazzo, e non ti ho fatto che del bene, ti ho tenuta come una madonna sull'altare, adorandoti.... E se mi hai voluto un po' di bene.... tanto così.... almeno per un giorno o per un'ora, se rammenti quello che ho fatto per te, quel poco che ho fatto.... una parola me la devi, una, una sola.... e la devi trovare.... non so quale, ma la devi trovare.... Almeno.... almeno devi dirmi perchè hai fatto quello che hai fatto.... almeno questo. Io debbo morire, adesso, perchè ti ho amata troppo e non potrò vivere senza di te, senza il tuo amore.... senza l'illusione del tuo amore.... ma prima di morire ho il diritto di udire ancora una parola da te.... una giustificazione, una scusa, un pretesto, un insulto.... non so.... una parola buona o cattiva.... non so.... ma una parola, una....

Violento, disperato.

Di', parla....

NICOLETTA.

Calma in apparenza; ma in evidente disagio.

Tuo fratello ti ha fornito delle prove? Ne hai tu?... No?... E allora, amico mio, meglio era che non ti montassi la testa anche tu, che non ti affidassi alle apparenze....

PIERO.

Dunque neghi?

NICOLETTA.

Non nego.... e non mi difendo, per orgoglio.

PIERO.

Perchè non mi ami e non mi hai amato mai. Ma che dico "amato"? Neppure un po' di bene tu mi vuoi. per parlarmi così, in questo momento terribile, per parlarmi del tuo orgoglio, mentre io sto morendo d'angoscia.

NICOLETTA.

Ti ho voluto e ti voglio bene. Ma il mio orgoglio, tu lo sai, è più forte di tutto. E poi, siamo pratici e cerchiamo di ragionare. Tu non hai delle prove, nevvero? Tuo fratello mi ha veduta uscir dalla casa del Pucci.

PIERO.

Ah! ci sei stata?! Lo ammetti?

NICOLETTA.

È la verità; perchè dovrei negarla? Ma poi? Vuol dire che sono la sua amante? Vuol dire che mi son data? No. Ma posso provartelo, io? E negarlo, semplicemente, a che serve? Te l'ho già detto: se anche fosse, avrei il diritto e il dovere di negarlo, ne avrei il dovere più per te che per me, più per la tua salvezza, che per la mia!

PIERO.

Ma ci sei stata in casa sua!

NICOLETTA.

Sì. Ed è molto, e può essere un errore, una leggerezza, un capriccio, una cosa mal fatta, sia pure. Chi ti leverà dalla testa che nel mio atto ci sia una colpa? Quando avrò negato e avrò giurato che non fui l'amante di quell'uomo, e tu mi avrai creduto--perchè, forse, non cerchi di meglio che di credermi e di perdonarmi--ti rimarrà sempre un dubbio nell'anima, una spina nel cuore; e io non sarò più quella di prima. Ora, l'idea soltanto d'essere sospettata e tollerata, mi è insopportabile. Qui, in questa casa, nel tuo cuore, dovevo essere signora e padrona. Tollerata, sospettata, non un giorno nè un'ora di più. È impossibile. Meglio che me ne vada. Meglio separarci. Anzi è indispensabile. Io sconto il mio errore e mi rassegno. Lo sconterò acerbamente, perchè ti voglio bene e perchè in nessun luogo potrò vivere felice come vivevo qui con te. Se tu ne proverai un dolore, lo dovrai a tuo fratello, che poteva risparmiarti un'inutile pena.

Brevissima pausa.

Là, ho detto tutto ciò che potevo e dovevo dire, che avevo il diritto e il dovere di dire.

PIERO.

Tu mi parli di prove, Nicoletta, e non capisci che con un uomo come me vale assai più una parola calda, amorevole, affettuosa; vale più un bacio che un giuramento, vale più una carezza che una prova, vale più un abbraccio che una promessa?

NICOLETTA.

Ah, del sentimento! No, non so farne, lo sai. Ho avuto una giovinezza troppo triste nella sua apparente gaiezza; ho avuto esempi troppo dolorosi dinanzi agli occhi, e spettacoli troppo incresciosi, che mi hanno inaridita; ogni sentimentalismo fu ucciso in me da bambina; fanciulla, ero già una donna, con tanto amaro nell'anima. No. Amo l'amore, come te; in certe ore della nostra esistenza hai trovato in me l'innamorata che desideravi, che volevi, che ti piaceva: ma del sentimento non ho saputo farne mai. In questo momento poi sarebbe una cosa abbietta, perchè suggerita dall'interesse. Credimi, Piero, ora dobbiamo lasciarci.

PIERO.

Con supremo sconforto.

E sia. Sei tu stessa che lo chiedi, e io debbo ritenere che ciò equivalga ad una confessione.

Moto di NICOLETTA, che è di vaga protesta.

Sì, perchè il fondo del tuo carattere è fatto di bontà e di sincerità.... Sia dunque. E poichè ti amo--la mia dichiarazione ti stupirà, ma, che vuoi, è così, e neppur io so mentire o nascondere i miei sentimenti--così non ho vendette da trarre contro di te, e sarebbe inutile che ne cercassi contro chi hai potuto amare o preferirmi. Non ti farò del male. Andrai dove vorrai, ed io provvederò a te con tutta la larghezza che mi è consentita.... Per me poco avrò di bisogno. Perdendo te, perdo ogni ragione e ogni desiderio di vivere. E se morrò....

Moto di NICOLETTA.

Lasciami dire. Se morrò, la tua esistenza sarà assicurata. Anch'io non ho altro a dirti. Ti lascio padrona qui, sino al giorno in cui ti parrà di dovertene andar via. E non temere neppure da parte di mio fratello. Egli non mi ha detto nulla, nemmeno che ti avesse veduta uscire da quella casa....

NICOLETTA non può frenare un atto di sorpresa.

L'ho saputo da te. Raimondo ha insistito sino all'ultimo per farmi credere che nulla sapeva, che di nulla dubitava, e che il suo duello aveva tutt'altro motivo. Gli è che io sapevo già....

NICOLETTA.

Che cosa?

PIERO.

Tutto e niente. Vedi: non vorresti vivere qui sospettata. Or che tutto è finito tra noi, e non m'importa d'avvilirmi ai tuoi occhi, posso dirti che ci hai già vissuto senza saperlo.

NICOLETTA, lo ascolta attenta, e uno stupore doloroso si dipinge sempre più vivo sulla sua faccia.

PIERO.

Da mesi e mesi, un ignoto s'incaricava di ferirmi nel mio amore, di colpirmi nella mia fede. Non avrei avuto, forse, che da muovere un dito, che da fare un passo per.... scoprire. Avrei potuto io stesso, forse, vederti uscire da quella casa. Ma ti amavo tanto, e così male, che non volli. Preferii sempre di nascondermi il pericolo ed illudermi. E l'illusione non mi era difficile, in fondo, poichè quella che mi sarebbe parsa la prova vera, evidente, assoluta, io la cercavo in te, e.... non la trovavo. Tu....

Con un singulto.

Lo hai detto, tu ami l'amore!....

Si copre la faccia con un senso di disgusto disperato.

Ah! in questo momento io mi disprezzo, ti giuro, come non avrei creduto che un uomo potesse disprezzare se stesso.

Con uno sforzo supremo si scuote e susurra con un singhiozzo

Addio, Nicoletta!

E fugge pel fondo. NICOLETTA, in piedi, appoggiata con la schiena al pianoforte, vorrebbe richiamarlo con un grido, ma la voce le muore nella strozza, e rimane intontita, con gli occhi imbambolati. Dopo un momento, entra FULVIA., nella sala da pranzo.

SCENA SECONDA.

Nicoletta, Fulvia.

FULVIA.

Entra affrettata, vede NICOLETTA in quell'atteggiamento, e la chiama.

Nicoletta?

NICOLETTA.

Ah! Sei tu?

FULVIA..

Che è stato? Ho incontrato Piero, in anticamera, e mi ha appena salutata. Che cosa è accaduto? I tuoi sospetti erano fondati? Sa? Hai confessato?

NICOLETTA.

No.

FULVIA..

Hai negato?

NICOLETTA.

Neppure....

Agitata, nervosa.

niente, mi gira la testa.... ho paura....

FULVIA..

Ma insomma, tra voi due ci furono delle spiegazioni? Una scenata?

NICOLETTA.

No.... non so, non so, ti dico che non so.

FULVIA..

Se è che non vuoi dire....

NICOLETTA.

Ma no.... siediti....

Siedono.

Lasciami raccogliere le idee.... È la prima volta in mia vita che mi sento sbalordita.... E sì che ne ho veduto di quelle.... Mi sembra d'impazzire.

FULVIA..

Per carità! Hai bisogno di tutto il tuo sangue freddo, oggi.... Dimmi, posso aiutarti?

NICOLETTA.

Come ricordasse a un tratto.

Egli sapeva, da mesi.

FULVIA..

Che cosa?

NICOLETTA.

No, niente. Ma dubitava, aveva dei sospetti.... riceveva delle lettere anonime, se ho ben compreso.... e taceva, per paura di scoprire, di avere le prove.... e non voleva averle, per non perdermi, perchè mi ama a tal punto.... No, è inconcepibile, è assurdo.... è mostruoso!

FULVIA..

Cara! Io trovo che è delizioso!

NICOLETTA.

Oh!

FULVIA..

Non si può amare più di così.... Ma, insomma tu avrai negato!

NICOLETTA.

No, non ne ho avuto il coraggio, non ho potuto.

FULVIA..

Cosicchè, ora egli è convinto?...

NICOLETTA.

Non lo so. Se ti dico che non so, che non capisco più niente! Ho durata, per una mezz'ora, la lotta più acerba della mia vita. Quando ho capito che sospettava, il mio primo impulso fu di confessar tutto, di accusarmi. Ma ho sentito, subito, che avevo il dovere di tacere.

FULVIA..

Diamine!

NICOLETTA.

No, non un dovere come lo intendi tu. Un altro.

FULVIA..

Quale, cara?

NICOLETTA.

Eh! Non posso spiegarti. Non capiresti.

FULVIA..

Son tanto bestia?

NICOLETTA.