La Campagna del 1796 nel Veneto Parte prima: La decadenza militare della serenissima uomini ed armi

Part 3

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Fu assegnato allora in Levante il sergente-generale Maroti, con i sergenti maggiori di battaglia Bubich e Craina; in Dalmazia il sergente generale Salimbeni--ricordato più sopra--con i sergenti maggiori di battaglia Nonveller ed Arnerich; in Italia il tenente generale Pasquali, con i sergenti maggiori di battaglia Stràtico e Bado. Dopo quattro anni questi generali dovevano mutare residenza, ma nel 1790--cioè allo spirare del primo quadriennio dacchè la determinazione fu presa--il sergente maggiore di battaglia Arnerich faceva sapere al Savio alla scrittura che egli non era più in grado di muoversi dalla Dalmazia, perchè diventato più che nonagenario.

E non soltanto i generali erano incapaci di viaggiare dall'Italia, oltremare e viceversa. Nello stesso anno 1790 anche i colonnelli brigadieri Macedonia e Gazo si dovettero lasciare alle rispettive guarnigioni, stante _la loro tarda vecchiezza._

La gerarchia generalizia era poi troppo ristretta in confronto degli aspiranti. La piramide gerarchica nell'esercito Veneto si restringeva talmente verso il vertice da rendere necessaria una longevità pressochè biblica per raggiungerla. Nel 1781 i quadri dello _stato generale_ erano: 1 tenente generale, 2 sergenti generali, 6 sergenti maggiori di battaglia, oltre ai sopraintendenti del genio e della cavalleria con il grado di colonnelli brigadieri. Il tenente generale era Alvise Fracchia-Magagnini di 85 anni, di cui 68 di continuato servizio; i sergenti generali erano Pasquali e Rade-Maina, vecchi colonnelli dei _fanti oltramarini_; i sergenti maggiori di battaglia Arnerich, Salimbeni, Maroli, Nonveller, Rado e Stràtico.

Non pochi di questi occupavano ancora le cariche generalizie nel 1796, vale a dire che erano infeudati nell'ufficio da oltre tre lustri. * * *

Teoricamente i metodi per la elevazione degli ufficiali agli alti gradi dell'esercito dovevano essere di garanzia sicura per la bontà dei quadri. La procedura per la nomina delle cariche generalizie--esclusivamente devolute alla scelta--era infatti assai minuta, abbenchè non scevra di sospetti di favoritismo. A tenore della così detta legge di _Ottazione_, cioè di avanzamento [46], le vacanze nei gradi dovevano ripianarsi entro tre mesi dacchè avvenivano; tempo più che necessario per una scrupolosa valutazione dei titoli dei concorrenti, ma anche più che sufficiente per dar modo alle consorterie di raggiungere i propri fini.

I titoli presentati dai candidati formavano, nel loro assieme, i così detti _piani di prova_. Vi figuravano i lunghi e buoni servigi prestati sotto la vermiglia bandiera della Repubblica, le ferite, le malattie sofferte a motivo del contagio, le azioni di merito e--ove ne era il caso--anche le prigionie passate sotto i Turchi, i naufragi patiti e la perdita degli averi. Gli ultimi tempi imbelli della Serenissima avevano naturalmente assottigliato di molto il bagaglio eroico di codesti titoli, surrogandoli con i più modesti e comuni dell'anzianità e della età dei candidati, e su questi titoli si esercitava la retorica degli ufficiali concorrenti.

Il sergente maggiore di battaglia Antonio Maroli così faceva, ad esempio, nel 1782 l'apologia di sè medesimo, aspirando al grado del valetudinario Rade-Maina collocato finalmente a riposo:

«Fino dai primi anni Antonio Maroli si incamminò alla professione delle armi. Passato per la trafila dei vari gradi, con l'assiduità del servizio e con la provata sua abilità giunse, nell'anno 1768, ad occupare il grado di colonnello. Le attestazioni delle primarie cariche da Mar e degli ufficiali dello Stato generale e di molti altri graduati, rilevano di avere egli utilmente servito nel laborioso carico di sergente maggiore nella importante piazza di Corfù, impiegandosi pure, per varî anni, nella istruzione del reggimento, negli esercizi e nella militare disciplina anche in pubblici bastimenti in mar.

«Imbarcato sopra la nave _San Carlo_ che tradusse a Tenedo il fu Ecc.mo Kav. Correr, _bailo_[47], si fermò sulla medesima in attenzione dell'arrivo dell'altro Ecc.mo _bailo_ Francesco Foscari, ed in questo frattempo attaccatasi grave epidemia nell'equipaggio di detta nave si maneggiò egli presso i comandanti turchi per avere ricovero in terra... Nel sostenere i governi delle armi (_comandi di presidio_) di alcune città e fortezze nei differenti riparti di terra e di mar, eguale fu la di lui attenzione ed attività, che gli conciliò approvazione. Molto fu poi riconosciuta la di lui direzione nel seguito ammutinamento di prigionieri di Brescia per metterli a dover, nel quale malagevole incontro per 18 ore sostenne con coraggio il fuoco degli ammutinati, e gli toccò vedere ai suoi piedi ucciso un caporale e ferito un soldato»[48].

Le apologie più salienti dei _piani di prova_ erano pubblicate per le stampe dai candidati più audaci o facoltosi, e diffuse per la Dominante ad apparecchiare terreno per le deliberazioni finali del Savio alla scrittura e del Senato. Era una specie di gara a foglietti, dai tipi vistosi e dalla studiata mostra delle benemerenze personali; una vera rassegna pubblica alla quale dovevano interessarsi non poco gli spettatori dell'epoca ciarliera e spensierata dei _casini_, dei _caffè_ e delle _gazzette_.

Per troncare gli effetti della mala pianta il Senato, nel 1783, volle abolite codeste costumanze alquanto teatrali. Vietò ai candidati di rimanere a Venezia durante le elezioni delle cariche generalizie, e nel periodo di tempo immediatamente anteriore, ed in luogo dei _piani di prova_ commise al Savio alla scrittura di compilare delle apposite _note personali_, da produrre alla Consulta _al caso di ciascuna vacanza_. La Consulta poi, avuto l'elenco dei migliori candidati, votava o _ballottava_ su ciascuno di essi, in _Pien Collegio_, con quattro quinti dei voti e l'elezione si confermava da ultimo in Senato.

Eletto il nuovo generale, con le _ducali_ di nomina se ne fissava anche lo stipendio.

* * *

Scendiamo ora dal vertice della piramide gerarchica verso la grande e massiccia sua base. Gli ufficiali veneti erano troppi per i soldati che avevano da comandare e per le attribuzioni che dovevano compiere.

Nel 1776 si trovavano nei reggimenti attivi 33 colonnelli, altrettanti tenenti colonnelli, 30 sergenti maggiori, 203 capitani, 31 capitani-tenenti, 184 tenenti, 237 alfieri o cornette per la cavalleria e 163 cadetti. In totale, 964 officiali sull'effettivo di 10,605 _fazionieri_ o _comuni_ che contava l'esercito veneto di quel tempo; e ciò senza tener conto degli ufficiali in servizio sedentario, alle fortezze, al corpo del genio, all'Arsenale, ai governatorati delle armi, alle scuole e di quelli infine con riserva di anzianità.

In sostanza, i quadri degli officiali della Serenissima avevano tutta l'aria di un grande stato-maggiore a spasso.

Il grosso di questo stato-maggiore proveniva dalla _trafila_ della troppa, come ne fa fede lo scarso numero dei cadetti presenti alle armi nel 1776. Delle scuole militari esistenti a quell'epoca, il collegio di Verona provvedeva al reclutamento dei corpi di artiglieria e genio: quello di Zara, per la fanteria oltremarina, era ancora allo stato rudimentale.

Riformatisi in appresso questi due istituti, quello di Verona nel 1764 e quello di Zara nel 1784, una nuova ondata, di formidabili competitori venne ad affiancarsi alla vecchia corrente dei provenienti dalla troppa nello aspirare ai gradi, di ufficiale[49].

Dal _Militar Collegio_ di Verona--come è noto--uscivano gli alfieri dell'artiglieria e del genio ed, accessoriamente, anche quelli di fanteria e di cavalleria. In queste ultime armi si transitavano però quegli allievi che, al termine dei corsi, riportavano una classificazione inferiore alla minima ritenuta necessaria per servire nelle armi dotte, o coloro infine che--per mancanza di posti--non trovavano più luogo nelle armi medesime. In questo caso i diseredati dalla sorte potevano aspirare a far ritorno alle armi cui aspiravano, concorrendo in turno ogni anno con i nuovi licenziati dall'istituto veronese.

Dal collegio militare di Zara uscivano gli alfieri dei reggimenti oltremarini e le cornette dei reggimenti di cavalleria. L'istituto esisteva fin dal 1740, ma per difetto di concorrenti aveva vissuto una vita stentata ed anemica fino al 1784, perchè la massa dei Dalmati aspiranti ai gradi dell'esercito preferiva la via più lunga ma più avventurosa del servizio anfibio sui pubblici legni e verso i confini turcheschi, a quella più tediosa e nuova degli studî e dei riparti d'istruzione.

Ma poiché--sotto l'impulso di Angelo Emo e del Savio Francesco Vendramin--l'amministrazione veneta della guerra accennò a battere nuove vie, ed il reclutamento degli ufficiali usciti dalle scuole parve destinato a soppiantare ogni altra provenienza, il conflitto tra il vecchio ed il nuovo, tra la pratica e la teoria, scoppiò clamoroso ed inevitabile. Si accese allora la guerra tra i fautori del tirocinio, dell'esperienza e dei titoli acquisiti, e quelli delle accademie delle prove e degli esami. I tempi grigi e fiacchi non offrendo verun'altra distrazione, fecero sì che gli ufficiali dell'epoca si ingolfassero in queste lotte sterili ed acerbe con l'ardore che proviene dall'ozio.

Mèta del tirocinio nei gradi di truppa era l'_alfierato_. Ad esso si perveniva pel tramite dei cadetti, da parte dei giovani provenienti dalle scuole, o per quello dei sergenti per parte dei borghesi e dei gregari di truppa. Gli aspiranti alla carriera delle armi usciti dalle buone famiglie veneziane, per essere ammessi nelle file dell'esercito quale cadetti dovevano contare almeno 14 anni di età. Per raggiungere lo stesso grado nella truppa occorrevano invece dai sei agli otto anni.

Dopo tre anni di _buon servizio_ come cadetto, questi era promosso alfiere, se di fanteria e cornetta se di cavalleria; e con l'alfiere, detto per antonomasia il _primo grado di goletta_, cominciava il lungo e faticoso calvario dell'ascesa ai gradi di ufficiale[50].

Questi si conferivano nell'interno del reggimento fino al grado di sergente-maggiore. Ed i gradi erano quelli di tenente, di capitano-tenente, o comandante della _compagnia del colonnello_, di capitano, di sergente-maggiore, o comandante di battaglione: i gradi di tenente colonnello e di colonnello si conferivano a ruolo unico sulla totalità della rispettiva arma o riparto[51].

Per progredire nella carriera si doveva tenere conto delle prove comparative, dell'_abilità_, del _merito_ e della _anzianità_ dei singoli concorrenti [52]; requisiti tutti codesti domandati sia dalle anteriori leggi di _ottazione_, compilate da Francesco Morosini, sia da quelle redatte dal generale Molin (1695).

Nella pratica delle cose però l'anzianità ed il merito avevano la preminenza, comprendendosi sotto questo ultimo titolo le campagne di guerra, le ferite e le «occasioni vive», come dicevasi a quel tempo con vocabolo comprensivo per dinotare tutte le benemerenze dei candidati dovute comunque al rischio personale.

Ma cresciuto il favore delle scuole professionali, il merito e l'anzianità dovettero cedere di fronte all'abilità comprovata dagli esami, e con questi e per questi il Savio si proponeva di svecchiare i quadri dell'esercito.

L'alfiere doveva dar saggio di comandare in modo inappuntabile tutti gli esercizi della compagnia, in presenza del sergente maggiore, del colonnello e del tenente colonnello del reggimento. Egli doveva inoltre rispondere a tutte le interrogazioni che i detti ufficiali avessero creduto di rivolgergli sul _Libretto Militar_, ossia catechismo degli esercizi, e sul servizio in campagna compilato dal maresciallo Schoulemburg. Infine doveva rivelarsi provetto nel maneggio delle armi, della picca e della _sargentina_, conoscere la suddivisione del reggimento in _plotoni, divisioni, ali, centro_, dare ragione di tutti i _tocchi_ di tamburo e superare alcune prove sulle matematiche elementari e sul disegno. Il tenente--oltre che dimostrarsi come l'alfiere idoneo nel maneggio del fucile e della picca--doveva saper compilare _polizze di scansi_, ossia liste di deconto individuale, redigere quietanze dei depositi di danaro che, eventualmente, i soldati gli avessero confidato, tenere al corrente la _vacchetta_, o giornale di presenza della compagnia, infine comprovare un'abilità professionale pari alla richiesta nelle prove degli alfieri.

In questi semplici esperimenti s'accanì quindi la lotta tra conservatori e novatori in materia di avanzamento, quando i programmi furono rimaneggiati con criteri restrittivi, specie per i gradi superiori. Nel giugno 1785, rendendosi vacante il posto di sergente-maggiore nel reggimento di fanti italiani _Marin Conti_, aspirarono ad esso tre capitani del corpo medesimo. Il verbale _giurato_ di idoneità a sostenere le prove di uno dei candidati così si esprimeva:

«Facciamo fede, con nostro giuramento et vincolo di onore, noi qui sottoscritti graduati nel reggimento _colonnello Marin Conti_, dei fanti italiani, come il capitanio Michiel Antonio Gosetti ha sempre adempiuto alle parti tutte del suo dovere, con puntualità ed abilità in tutto quello che appartiene al pubblico servizio. Come anche nella subordinazione et obbedienza con i suoi superiori e con nostra intera soddisfazione egli non è mai incorso in verun militar castigo, nè si abusò di licenze per stare lontano dal proprio reggimento, adornato essendo di onorati costumi, degno adunque delle nostre veridiche attestazioni, per cui gli rilasciamo la presente perchè possa valersene»[53].

* * *

Gli esami da capitano a sergente-maggiore erano insieme pratici e teorici. Nei primi il candidato doveva sottoporsi alle prove seguenti:

«1°) Riconoscerà il battaglione in tutte le sue parti e lo ripartirà con i bassi uffiziali--2°) Farà la disposizione degli uffiziali e li manderà in parata--3°) Farà passare ufficiali e sottufficiali in coda per il maneggio delle armi--4°) Ordinerà e comanderà il maneggio delle armi, con li necessari avvertimenti--5°) Ordinerà due raddoppi di file, uno sulla sinistra in avanti, per mezzo-battaglione, l'altro che le divisioni delle ali raddoppino quelle del centro--6°) Si ridurrà in istato di battaglia--7°) Farà fuoco con quattro plotoni, principiando dalli quattro plotoni del centro--8°) Farà fuoco con due mezze divisioni dalle ali al centro--9°) Staccherà la marcia per mezze-divisioni in fianco, e si ridurrà in divisioni con passo francese (accelerato)--10°) Formerà il quadrato in marcia--11°) Farà una scarica generale--12°) Disfarà il quadrato e ridurrà il battaglione in istato di parata»[54].

Gli esami teorici comprendevano i doveri degli ufficiali di ogni grado, cominciando da quelli dell'alfiere e terminando con quelli del sergente maggiore, tanto nel reggimento che nella brigata. Le tesi trattavano del giornaliero servizio di piazza, del modo di accampare ed acquartierare il reggimento, di marciare con il reggimento da un luogo ad un altro, di imbarcarlo e di sbarcarlo in buon ordine, della maniera di tenere disciplinati gli ufficiali, i sottufficiali e la truppa, dei sistemi di redigere _piedilista, dettagli_, di _passar rassegne_, di distribuire infine i riparti nei quartieri e di raccoglierli nelle piazze d'armi[55].

Più caratteristiche erano le prove per l'arma di cavalleria, in quanto quest'arma poteva considerarsi esotica in un esercito a base marinaresca come era quello della Serenissima, anche nei tempi dello splendore. Così, nel marzo del 1795, rendendosi vacante in Verona il posto di sergente-maggiore[56] nel reggimento dei dragoni _Colonnello Giovanni Antonio Soffietti_, si presentarono candidati alle prescritte prove sei degli otto capitani comandanti di compagnia, e ad essi furono proposti i seguenti quesiti, da estrarsi a sorte in numero di quattro per ogni esaminando:

«1°) Data una distanza di 100 miglia, data la premura del comandante che il nostro squadrone arrivi quanto più presto possibile ad unirsi ad un'altra cavalleria colà esistente, e data infine la qualità del cammino, si ricerca in quanti giorni, _senza troppo disagio_, sarà compiuta la marcia e di quali avvertenze abbia a far uso durante il viaggio--2°) Acquartierata la cavalleria in una grossa terra in prossimità del nemico, quali saranno le precauzioni contro le sorprese--3°) Con quali avvertenze si custodiscono i prigionieri di guerra mentre si conducono al luogo loro assegnato--4°) In qual modo si scorta un convoglio di vittuarie passando per i luoghi sospetti--5°) Come si marcia alla _sordina_--6°) Contromarce per righe--7°) Come si mettono in contribuzione i villaggi nemici, vigente sempre il timore che il nemico ci sia alle spalle--8°) Se lo squadrone arrivasse ad un fiume inguadabile, che ripieghi si farebbero--9°) Lo squadrone, in colonna di divisioni, si trova su di una strada dove i cavalli non possono che marciare di passo: esso è forzato a ritirarsi facendo fuoco. Si effettui la relativa ritirata--10°) Modo di caricare contemporaneamente il nemico sulla fronte e sulle ali: la parte più forte sulla fronte, due parti minori sulle ali--11°) Attacco di cavalleria in un bosco--12°) Come si fa a foraggiare--13°) Cammin facendo, se si trovasse uno staccamento (_distaccamento_) nemico trincerato che ci impedisse di marciare, quale sia il partito migliore»[57].

Esaminiamo da ultimo le prove prescritte per l'artiglieria, allo scopo di formarci un giudizio esatto sull'entità degli esperimenti e sul grado, di istruzione degli ufficiali Veneti del tempo. Nel 1782, per gli aspiranti al posto vacante di capitano-tenente nel _Reggimento Artiglieria_ si richiedevano le prove seguenti:

«1°) Le quattro prime operazioni aritmetiche, frazioni, radici quadrate e cubiche, regola del tre diretta ed inversa--2°) Sui primi sei libri della geometria--3°) Sulla trigonometria piana--4°) Sull'uso delle tavole balistiche per i tiri orizzontali ed obliqui--5°) Sopra la proprietà della parabola relativamente ai tiri di bomba--6°) Sull'uso della tavoletta pretoriana--7°) Sopra i vari generi di calibri dell'artiglieria--8°) Come si prendono le misure di un pezzo di artiglieria per farvi un letto (_affusto_)--9°) Quali sono gli apprestamenti usati nell'artiglieria veneta per il servizio delle artiglierie navali, murali e campali--10°) Quale è il modo di numerare le palle, bombe, granate, unite in piramide o in altra figura--11°) Come disporre le cose spettanti all'artiglieria sopra i legni armati al caso di combattere--12°) Come si forniscono le racchette ad uso di segnali e le candele ardenti ad uso delle minute artiglierie, le spolette e le bombe ad uso dei cannoni, mortai ed obusieri--13°) Come si misura il tempo in cui una bomba percorre un dato spazio--14°) Esercizi campali ed evoluzioni del _Reggimento Artiglieria_, giusta le istruzioni del brigadiere conte Stràtico» [58].

Per gli aspiranti al grado di sergente-maggiore nell'arma[59] alle menzionate prove si aggiungevano esami di meccanica, di stàtica, di resistenza delle bocche da fuoco, di potenza degli esplosivi, oltre ad esperimenti sulle manopere di forza e relativi comandi, sulle opere difensive e di fortificazione.[60]

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Si spiega adunque come col crescere di tale florilegio scientifico, sbocciato come un'oasi nel campo uniforme degli umili fiori campestri dell'anzianità e delle _occasioni vive_, i giovani ufficiali usciti dalle scuole venete del tempo si trovassero in condizioni spiccatamente favorevoli in paragone dei canuti colleghi passati per i gradi inferiori di truppa. Molti di questi erano invecchiati nelle scolte sui diruti rampari della Repubblica, a Corfù, a Parga, a Zante ed a Cefalonia, si erano temprati ai miasmi mortiferi dì Prevesa, di Vonizza e di Butrinto, avevano scritto infine l'ultimo capitolo--per quanto assai mutato nel decoro guerresco--dell'epica lotta accesasi tra la Cristianità ed il Turco, dalle crociate a Lepanto e da Candia in Morea, vigilando come sentinelle perdute verso i confini musulmani sui lontani castelli di Dernis, di Clissa e di Knin.

Ed il bilancio del servizio di queste scolte fedeli--quasi fatte simbolo di una potenza della quale più non rimaneva che il nome--era solenne come un piccolo monumento di storia individuale. Storia dei tempi, fatta non già di novità sibbene di lunga e paziente attesa.

Sfogliamo un poco tra le pagine di codesti titoli vetusti. Dagli stati di servizio prodotti dai capitani Zorzi Rizzardi e Donà Dobrilovich al Senato per ottenere la loro giubilazione, risulta che il primo di questi era soldato dal 1734, cadetto nel 1740, alfiere nel 1753, tenente nel 1766, capitano-tenente nel 1778, capitano nell'anno medesimo; vale a dire che aveva impiegato ben 51 anni di servizio per ottenere quest'ultimo grado, dei 68 di età che contava il postulante. Il collega Dobrilovich era soldato dal 1733, caporale nel 1739, sergente nel 1742, alfiere nel 1745, tenente nel 1766, capitano-tenente nel 1773 e capitano pure nello stesso anno: gli erano quindi occorsi 51 anni per raggiungere la desiderata mèta di comandante di compagnia, accumulando per via il fardello di ben 68 anni di età.

Nè gli _accademici_, per dir così, erano i soli a far concorrenza ai vecchi soldati della Repubblica. Oltre ad essi si dovevano contare gli ufficiali _sopranumerari_, cioè quelli il cui _rollo_ di anzianità era per un motivo qualsivoglia sospeso, i provenienti dai nobili e dai figli degli ufficiali, ed infine i _titolati_, cioè coloro che in virtù di una grazia sovrana, per benemerenze personali o di famiglia, ricevevano un grado ed i relativi emolumenti senza però disimpegnarne gli uffici.

Ingrossata così la schiera dei competitori--talchè i cadetti nel 1781 erano cresciuti a 605, laddove nel 1776 toccavano il centinaio e mezzo appena--il malcontento dei vecchi ufficiali non ebbe più ritegno.

«Quando--dice un'istanza avanzata al Senato dal tenente Teodoro Psalidi, del Reggimento di Artiglieria--dovetti fare le prove anche nelle scienze matematiche, volendo aspirare al grado di capitano-tenente, e mi venne imposto di prestarmi in tali studi che non mi erano mai stati prescritti, mai insegnati dai miei superiori, cui infine non ebbi mai il tempo di applicarmi, mi cadde l'animo. Pensi dunque l'E. V. quanto inaspettato mi giungesse il nuovo precetto, grave e difficile, di immergermi in quei ardui studi nel periodo ristretto di 18 mesi, termine alle prove assegnato, e quanto fosse il mio svantaggio rimpetto ai giovani tenenti di me meno anziani, che tratti recentemente dal Militar Collegio di Verona avevano avuta la fortuna di essere da valenti maestri istrutti con ottima disciplina in quelle scienze»[61].

Nelle armi di linea, si impugnava in luogo delle tesi scientifiche il valore delle prescritte prove, per quanto si riferivano alla parte teorica del regolamento di esercizi e di quello sul servizio delle truppe in campagna. Il Senato ed il Savio, imbarazzati di fronte a questa selva di proteste che rimpinzavano di suppliche e di lagni le voluminose filze del carteggio, ordinarono infine alle commissioni reggimentali di rassegnare i titoli dei candidati e le prove di esame al Savio stesso, acciocchè questi potesse giudicare con uniformità, di criteri, come in ultimo appello. Ma non per questo i lagni cessarono: occorreva un rinnovamento profondo di uomini e di principi per porre rimedio al male, e questo rimedio non poteva essere nelle mani della vetusta Serenissima.

Era l'estate del 1796, quando il Savio alla Scrittura Leonardo Zustinian--già denominato in alcuni reclami con il vocabolo giacobino di _cittadino_--si risolse di proporre al Senato uno schema di svecchiamento dell'esercito, mercè una larga applicazione del sistema dei limiti di età, visto che quello degli esami aveva ormai dichiarato la sua bancarotta.