Part 4
(_dopo essere rimasta lì un pezzo, esposta come uno sconcio pupazzo da fiera, si alza e si reca a guardarsi allo specchio sul divano, inorridita_).
Oh Dio!... Sono uno spavento!
PAOLINO.
Sei come devi essere per lui! (_E intanto si mette a nascondere gli oggetti da truccatura_).
SIGNORA PERELLA.
Ma non sono più io!... Non mi riconoscerà!...
PAOLINO.
Non deve più riconoscerti difatti! Deve vederti così!
SIGNORA PERELLA.
Ma è una maschera orribile!
PAOLINO.
Quella che ci vuole per lui!
SIGNORA PERELLA
(_con strazio_).
E Nonò?... Nonò?... Io sono una povera madre, Paolino!
PAOLINO
(_intenerendosi fino alle lagrime, abbracciandola_).
Sì, sì.... hai ragione, povera anima mia, sì! hai ragione! Ma che vuoi farci? Ti vuole lui, così! Non ti vuole madre! E tu la darai a lui, codesta maschera, alla sua bestialità!... Sotto di essa, sei poi tu, che ne spasimi; tu come sei per te stessa e per me, cara! E tutto il nostro amore!...
SCENA SESTA.
DETTI, NONÒ, _il_ CAPITANO PERELLA, _poi_ GRAZIA.
Dall’interno si sente la voce di NONÒ che grida, accorrendo.
_La voce di_ NONÒ.
Ecco papà! ecco papà!
PAOLINO
(_staccandosi subito dall’abbraccio e allontanandosi dalla signora Perella_).
Eccolo!... Mi raccomando!
SIGNORA PERELLA.
Oh Dio.... Oh Dio....
PAOLINO.
Sorridente! Sorridente, cara!... Sorridente!...
NONÒ
(_dall’interno ancora, riprende a gridare_).
È arrivato pa.... (_quando un calcio del capitano lo manda a ruzzolare sulla scena troncandogli in bocca la parola_).
Spunta il CAPITANO PERELLA che ha l’aspetto d’un enorme sbuffante cinghiale setoloso.
PERELLA
(_a Nonò accompagnando il calcio, che gli appioppa dietro_).
E zitto, che non ho bisogno di trombettieri!
SIGNORA PERELLA
(_con un grido, vedendo ruzzolare Nonò e accorrendo per sollevarlo_).
Ah! Nonò mio!
PAOLINO
(_accorrendo anche lui e sollevando da terra Nonò che piange_).
Ti sei fatto male, Nonotto?
PERELLA.
Non s’è fatto nulla! (_a Nonò_) Zitto là! Zitto! Smetti di piangere! (_Nonò smette di piangere, vedendosi sopra, minaccioso, il padre_). (_A Paolino_) Mio padre, caro professore, quando avevo poco più di sei anni, per punirmi di non avere ancora imparato a nuotare, sa che fece? m’afferrò per la cuticagna e mi buttò a mare, vestito, dalla banchina del molo, gridando: — «O morto, o nuotatore!».
PAOLINO.
E lei non morì!
PERELLA.
Imparai a nuotare! Questo per dirle, che non sono d’accordo con lei circa al metodo, caro professore. Troppo dolce è lei, troppo dolce!
PAOLINO.
Dolce? io? Ma no, scusi, perchè? Anch’io, creda, all’occorrenza....
PERELLA.
Che occorrenza! che occorrenza! Tempra, tempra ci vuole! Le dico che lei è troppo dolce, e me lo vizia, me lo vizia, quel ragazzo là....
PAOLINO
(_subito, con calore_).
No! Ah no! scusi.... questo no, questo non me lo deve dire, signor Capitano; perchè il vero guajo qua, se vuol saperlo, è un altro; e lei avrebbe già dovuto capirlo da un pezzo!
PERELLA.
La madre?
PAOLINO.
No, non la madre! Viene di conseguenza, scusi, che il ragazzo si vizii: è figlio unico!
PERELLA.
Ma niente affatto! Che unico! Lo dice lei!
PAOLINO.
Come, scusi, non è unico?
PERELLA
(_forte, riscaldandosi_).
Bisogna saperlo educare!
PAOLINO.
Sì! certo.... Ma se fossero due!...
PERELLA
(_infuriandosi, col sangue agli occhi_).
Non lo ridica neanche per ischerzo, sa! Neanche per ischerzo! Ne ho d’avanzo d’uno!
PAOLINO
(_subito, rimettendosi_).
Non si inquieti.... non si inquieti, per carità! Dicevo.... dicevo per scusarmi....
PERELLA.
Un altro figlio! Starei fresco, starei....
Mentre si svolge questo dialogo tra PERELLA e il sig. PAOLINO, dietro, se ne svolge un altro, muto, tra NONÒ e la madre. NONÒ, finendo di piangere sotto l’imposizione del padre, è andato per rifugiarsi presso la madre; ma subito s’è arrestato con gli occhi e la bocca sbarrati nello scorgerla conciata a quel modo. La madre, allora, ha congiunto pietosamente le mani per pregarlo di non gridare il suo spavento e il suo stupore; poi, assalita dalla solita contrazione viscerale ha spalancato la bocca come un pesce e s’è recato subito il fazzoletto alla bocca, lasciando NONÒ sbigottito a scuotere le manine per aria.
PERELLA
(_come pentito chiamando_).
Qua, Nonò! (_Si volta, scorgendolo nell’atto di scuotere le manine_) Oh! e che fai? (_Guarda verso la moglie_) Che cos’è? (_Scorgendola così dipinta e scollata_) Oh! e come.... tu?.... (_Scoppia in un’interminabile, fragorosa, faticosissima risata, durante la quale il signor Paolino, alle sue spalle, serra le pugna, convulso; le apre, artigliate, per la tentazione di saltargli addosso e strozzarlo; mentre la signora Perella, avvilita, mortificata, atterrita, guarda a terra_) Come ti.... come ti sei impiastricciata? ah! ah! ah! ah! una bertuccia.... ah! ah! ah! ah!... una bertuccia vestita, sull’organetto.... parola d’onore! (_Le s’appressa, la prende per una mano; e la contempla sempre ridendo_) Uh.... ma guarda!... (_Le vede il seno scoperto_) Uh.... abbondanza!... E che cos’è? (_voltandosi verso il signor Paolino_) Professore!... Ah! ah! ah! ah! E non ne è sbalordito anche lei, di questo magnifico spettacolo?
PAOLINO
(_frenando a stento l’indignazione, con sorrisi spasmodici_).
Nien.... niente affatto!... Scusi, perchè? Vedo che.... che la signora s’è.... s’è messa con una certa cura....
PERELLA.
Cura? La chiama cura, questa, lei? S’è mascherata! S’è.... (_accennando al seno scoperto_) s’è scodellata tutta! Ah! ah! ah! ah!
SIGNORA PERELLA.
Ma Francesco.... Dio mio.... scusa....
PERELLA.
Ti sei forse mascherata così, per me? No, no, no, no, no! Ah, grazie! No, no, no, no, no! (_Accennando al seno di lei_) Puoi pure chiudere bottega! Non ne compero! (_Voltandosi al signor Paolino_) Passò quel tempo, Enea, caro professore! Non me ne sento più neanche toccar l’ugola!... (_Alla moglie_) Grazie, cara, grazie! Va’ va’ a lavarti la faccia, va’... Voglio andare subito a tavola, io! subito!
SIGNORA PERELLA.
È tutto pronto, Francesco....
PERELLA.
Pronto? Ah, brava! Possiamo allora sedere? Lei, professore, è con noi?
PAOLINO.
Ma.... sì, credo....
SIGNORA PERELLA.
Sì, sì, Francesco.... il professore è invitato....
PERELLA.
Mi fa piacere. Venga, venga, professore..., segga! Ma non si scandalizzi, perchè, mangio io, sa? mangio!... E si vede, eh? si vede.... (_mostra l’epa; poi, rivolgendosi alla moglie che fa per sedersi dirimpetto a lui_) No, no, cara: fa’ il piacere, senti.... Se non vuoi andare a lavarti, non mi seder di fronte, così conciata! Mi metto a ridere di nuovo, e qualche boccone, Dio liberi, mi può andar di traverso.... Ma che idea t’è venuta, di’?
SIGNORA PERELLA.
Oh Dio, nessuna idea, Francesco....
PERELLA.
E come, allora? così? (_fa un gesto espressivo con la mano per significare: è stato un estro? e ride_) Ah! ah! ah! ah! Possibile che lei, sul serio, professore, dica che....
PAOLINO
(_interrompendo_).
Ma si! dico che lei dovrebbe riconoscere, scusi, che la signora, così, sta benissimo!
PERELLA.
Benissimo, si.... Non dico di no! Ma se fosse un’altra, ecco! Se fosse un’altra.... lei m’intende!... Come moglie, no.... scusi! È buffa, è buffa come moglie, così, via, dica la verità: è buffa! (_Scoppia di nuovo a ridere_) Niente! Rido! Abbia pazienza, professore: la faccia sedere qua, al suo posto; e segga lei di fronte a me.
PAOLINO
(_alzandosi e prendendo il posto della signora_).
Oh, per me.... come vuole....
PERELLA.
Scusi, sa, grazie.... (_Alla moglie_) Oh, dunque, si mangia? (_Voltandosi verso Nonò che sta ingrugnato e tutto aggruppato sul divano_) Ohi, Nonò, a tavola!
NONÒ.
No, non vengo, no!
PERELLA
(_dando un pugno sulla tavola_).
A tavola, dico! Subito! Ubbidisci senza replicare!
PAOLINO.
Nonò via, vieni!
PERELLA
(_dando un altro pugno sulla tavola_).
No! La prego, professore!
PAOLINO.
Scusi, scusi....
PERELLA.
Lei me lo vizia, gliel’ho detto! Deve obbedire, senza sollecitazioni! Ho detto a tavola; e dunque, a tavola! (_Si alza e va a prenderlo di peso dal divano_).
SIGNORA PERELLA
(_piano, nel frattempo, a Paolino, quasi per piangere_).
Dio mio.... Dio mio....
PAOLINO
(_piano, c. s. alla signora Perella_).
Coraggio!... Pazienza!... Sorridente.... sorridente!... Ecco.... così.... come me!
PERELLA
(_calando a seder di forza Nonò sulla seggiola, a tavola_).
Qua! così! Sederai e non mangerai, per castigo! Dritto, su! Dritto, dico! Dritto, o con un pugno.... (_lo minaccia; e, come Nonò, spaventato, si raddrizza_) Così! E fermo lì! (_Rivolgendosi alla moglie_) Insomma, dico, si mangia, sì o no?
SIGNORA PERELLA
(_vedendo entrare Grazia dalla comune, con la zuppiera fumante_).
Ecco, ecco, Francesco....
Grazia servirà dalla credenza in tavola e durante il pranzo uscirà e rientrerà parecchie volte.
PERELLA.
Finalmente! (_A Paolino, rimasto dopo il consiglio dato alla signora Peretta, con un sorriso involontario rassegato sulle labbra_). Oh, senta professore, gliel’avverto perchè la tratto da amico! Lei mi farebbe proprio un gran piacere, se non sorridesse, quando faccio qualche rimprovero al ragazzo o a mia moglie!
PAOLINO
(_cascando dalle nuvole_).
Io? sorrido? io?
PERELLA.
Lei, sì, mi pare! Ha la bocca atteggiata di sorriso anche adesso!
PAOLINO.
Sì? Proprio? Sorrido?
PERELLA.
Sorride! sorride!
PAOLINO.
Oh Dio.... E allora io non lo so!... Le giuro, capitano, che ho proprio paura di non essere io.... Perchè io, le giuro, non sorrido!...
PERELLA.
Ma come non sorride, se sorride?
PAOLINO.
Ah sì? Ancora? Non sono io! non sono io! può crederci! non sono io! Ho tutt’altro che intenzione di sorridere io, in questo momento! Se sorrido, saranno.... che vuole che le dica!... saranno i nervi.... i nervi, per conto loro!...
PERELLA.
Lei ha i nervi così sorridenti?
PAOLINO.
Già! Pare.... Sorridenti!...
PERELLA.
Io no, sa!
PAOLINO.
Neppure io, veramente, di solito.... Si vede che oggi ha preso loro così.... Nervi! (_Si mette a mangiare — Pausa_).
NONÒ
(_a cui Grazia ha posto già da un pezzo davanti la scodella_).
Posso mangiare, papà?
PERELLA.
Ti avevo detto di no! (_Alla moglie_). Chi l’ha servito?
SIGNORA PERELLA.
L’ha servito Grazia, Francesco....
PERELLA.
Non doveva!
PAOLINO.
Veramente.... ecco, forse.... non lo sapeva....
PERELLA.
E allora lei (_indica la moglie_), doveva dirglielo! (_A Nonò_). Basta! Per questa volta, mangia!
Nonò si agita sulla seggiola, senza mangiar la minestra.
SIGNORA PERELLA.
Mangia, mangia, Nonò (_Nonò fa il suo solito cenno col dito_).
PERELLA
(_scorgendolo_).
Che significa?
NONÒ.
Non dicevo per la minestra, io, papà....
PERELLA.
E perchè dicevi allora? Ora si mangia la minestra!
NONÒ
(_esitante, birichino_).
Eh.... Vedo una cosa!
SIGNORA PERELLA
(_in tono di lamentoso rimprovero_).
Ma che cosa, Nonò....
PAOLINO
(_sulla brace_).
Benedetto ragazzo....
NONÒ
(_indicando con un rapido gesto, subito ritratto, il pasticcio in mezzo alla tavola_).
Eccola là!
PERELLA.
Che c’è là?... (_Guarda_). Ah, un pasticcio?
PAOLINO.
Già.... mi.... mi sono permesso, signor capitano....
PERELLA.
Ah, l’ha portato lei?
PAOLINO.
Sì.... mi.... mi scusi.... mi sono permesso....
PERELLA.
La scuso? E come? Oh bella! Debbo scusarla d’avermi regalato un pasticcio? Ma io debbo ringraziarla, invece, caro professore!
PAOLINO.
No, che dice? per carità.... debbo io, debbo io, signor capitano, ringraziare lei....
PERELLA.
D’averla invitata a tavola? Ebbene, vuol dire che ci ringrazieremo, all’ultimo, a vicenda!
PAOLINO
(_con un’esclamazione che gli scappa spontanea_).
Eh!... Speriamo!
PERELLA.
Come, speriamo?
PAOLINO
(_cercando di rimediare_).
Sì.... dico che.... che sia di.... di suo gradimento, ecco.... speriamo che.... che le piaccia!
NONÒ.
A me, tanto, sai? tanto! (_Si mette ginocchioni sulla sedia_). Guarda! Questa qui! Questa qui! Questa nera!
PERELLA.
Giù a sedere, perdio! (_Nonò eseguisce_).
PAOLINO
(_sudando freddo_).
E non facciamo storie, Nonò! Non cominciamo con quella nera; se no, mi fai pentire d’averlo portato! Tu di quella nera lì non devi neanche assaggiarne!
NONÒ.
Perchè?
PAOLINO.
Perchè no! Perchè mamma mi ha detto che.... che soffri di un po’ di riscaldamento, è vero, signora? qui, allo stomaco.... ed il cioccolatto, per te, in questo momento....
NONÒ.
Ma no!... io?... La mamma! Soffre di stomaco la mamma, non io!
PAOLINO
(_subito_).
Nonò!
SIGNORA PERELLA
(_con altra voce_).
Nonò!
PERELLA
(_con altra voce_).
Nonò! insomma, finiamola!
PAOLINO.
Se l’ho fatto fare apposta, figliuolo mio, così, metà e metà....
NONÒ.
Ma a me piace quella col cioccolatto!
PERELLA.
E avrai di quella col cioccolatto, sta’ zitto! A me non piace!
PAOLINO
(_spaventato, subito_).
Come! A lei non piace? a lei non piace il cioccolatto?
PERELLA.
No.... cioè, così.... poco! Preferisco quell’altra....
PAOLINO
(_sentendosi cascar l’anima e il fiato_).
Oh Dio!...
PERELLA.
Che cos’è?...
PAOLINO.
Niente.... Niente.... vedo che.... mi.... mi sono ingannato.... e....
PERELLA.
Ma non si confonda! Mangio di tutto, io!... mangio di tutto!... La questione è, che qui, mi pare che si mangiano soltanto chiacchiere! Dov’è Grazia? Che fa? che fa? (_scrolla la tavola_). Che fa?
Grazia rientra con l’altro servito.
SIGNORA PERELLA.
Eccola, eccola, Francesco.
PERELLA
(_a Grazia_).
Io veglio esser servito a tamburo! T’ho detto mille volte che a tavola non voglio aspettare! Da’ qua! (_Le strappa il bislungo dalle mani con tale violenza, che il contenuto sta per rovesciarglisi addosso; balza in piedi, buttando il bislungo sulla tavola e rompendo, se càpita, qualche piatto e qualche bicchiere_). Ah, perdio! Come lo porgi?
GRAZIA.
Se lei me lo strappa!
PERELLA.
E tu me lo rovesci addosso, animale? — Mangiate voi! — Non voglio più mangiare (_Fa per avviarsi alla sua camera_).
PAOLINO
(_correndogli appresso_).
No, guardi.... per carità, signor capitano....
SIGNORA PERELLA
(_correndogli appresso anche lei_).
Pensa, pensa che abbiamo un ospite a tavola, Dio mio, Francesco....
PERELLA
(_a Paolino_).
Mi si fa dannare, caro professore, mi si fa dannare in questa casa! Lei vede?
PAOLINO.
Io la prego d’aver un po’ di pazienza.
PERELLA.
Ma che pazienza! Me lo fanno apposta!
SIGNORA PERELLA.
Noi cerchiamo di far di tutto per lasciarti contento....
PERELLA
(_notando di nuovo il volto di lei così impiastricciato_).
Guarda che faccia.... guarda che faccia....
PAOLINO.
Venga.... sia buono.... venga.... lo faccia per me, signor capitano.... Sono di confidenza, è vero, ma.... ma dopo tutto, sono un invitato....
PERELLA
(_arrendendosi_).
Per lei, sa! Mi arrendo per lei! Ma non garantisco che arriviamo alla fine!...
PAOLINO.
No! non lo dica!... Speriamo.... speriamo che non troverà più ragione da lamentarsi!
PERELLA.
Che vuole sperare! Non mi riesce più da anni, a casa mia, d’arrivare alla fine del pranzo! (_Rivolgendosi alla moglie_). È inutile, oh, sai, ripetermi che abbiamo un ospite a tavola! Quand’io m’arrabbio, professore, deve scusarmi, perdo la vista degli occhi, e non bado più a chi c’è o a chi non c’è! Per non fare uno sproposito, me ne scappo!
Durante questa scena, Nonò, rimasto a tavola, si sarà pian piano accostato alla tavola, si sarà messo ginocchioni sulla seggiola, e come un gattino con la zampetta avrà assaggiato il pasticcio, dalla parte del cioccolatto.
PERELLA
(_scorgendolo_).
Ecco qua! Lo vede? lo vede? Se questo è il modo d’educare il ragazzo! (_Afferra Nonò per un orecchio e lo trascina verso l’uscio a destra_) Vai subito a letto! subito a letto, senza mangiare! subito! (_Appena arrivato davanti all’uscio lo spinge dentro col piede_). Via! (_Tornando a tavola_). Ma io non resisto, sa! Non resisto! Vede come mi tocca di mangiare ogni volta?
SIGNORA PERELLA.
Benedetto ragazzo! (_a Paolino_). Non se n’è mica mangiato poco....
PAOLINO.
Ma sì, via.... poco.... non vede? un tantino appena appena di qua....
PERELLA.
Professore, per carità, non me lo faccia vedere! Mi viene la tentazione di prenderlo e d’andarlo a buttare di là! (_fa per prenderlo, indicando la veranda_).
PAOLINO
(_riparandolo_).
No!... Per carità! Mi vuol fare quest’offesa, signor Capitano?
PERELLA.
E allora mangiamocelo subito!
PAOLINO.
Subito! subito! Ecco, sì bravo! Questa è una bella pensata! E se permettete, taglio io.... faccio io le parti eh? Ecco.... subito, subito! (_eseguisce_) alla signora, prima! ecco qua! Questa, alla signora.... così!
SIGNORA PERELLA.
Troppo!
PAOLINO.
No, che troppo! (_Rivolgendosi al capitano_). Ora, se permette.... badi, dico se permette, perchè, se non permette, niente! in qualità di professore, solo in qualità di professore....
PERELLA.
Ne vorrebbe dare a Nonò?
PAOLINO.
Non oggi! ah non oggi! Lei l’ha castigato, e ha fatto benone! Dico, conservargli la sua porzione, se lei permette, badi! per domani. Tutta questa bianca! Gliel’avevo promesso in premio, ecco.... come professore....
PERELLA
(_battendo con la nocca di un dito sulla tavola, tutto contento della freddura che sta per dire_).
Vede? vede? Non gliel’ho detto io, che il suo metodo è troppo dolce? Eh, più dolce di così!
PAOLINO.
Ah.... già.... benissimo.... E di questa metà qua, ora, ecco, facciamo così....
PERELLA.
Ma che così! La dà tutta a me?
PAOLINO.
A me basta così!...
PERELLA.
Ma no!
PAOLINO.
La prego! Perchè sa? la crema, a me.... mi.... mi.... non mi.... insomma, non mi.... come dico?... ecco, sì.... mi.... mi fa acidità, ecco.... acidità di stomaco.... Quanto meno ne mangio, meglio è, Lei ha mangiato poi così poco!...
PERELLA
(_mangiando a gran bocconi_).
Buona.... buona.... Ah, buona,... buona.... buona.... buona! Bravo, professore!
PAOLINO.
Lei non sa il piacere che mi sta facendo....
SIGNORA PERELLA.
Ne fa tanto anche a me, quando lo vedo mangiare così di buona voglia....
PAOLINO.
Vuole anche quest’altro pezzo? Guardi, non l’ho ancora toccato!...
PERELLA.
No.... no....
PAOLINO.
Per me, senza cerimonie.... Mi farebbe male, gliel’assicuro!
PERELLA.
Ne prendo, se mai, un tantino della porzione di Nonò. Mi sembra troppa!
PAOLINO.
No, guardi, proprio mi fa un piacere, se prende la porzione mia....
PERELLA.
Oh! Se a lei fa male.... dia qua! (_la prende e mangia anche quella_). Non c’è pericolo che faccia male a me! Ne potrei mangiare due volte tanto, tre volte tanto, non mi farebbe niente! (_Alla moglie_). Che mi dài da berci su adesso?
SIGNORA PERELLA.
Ma.... non so....
PERELLA.
Come, non sai? Non c’è neanche un po’ di marsala?
SIGNORA PERELLA.
Non ce n’è, Francesco....
PERELLA
(_infuriandosi apposta, rivolto al signor Paolino, per piantare al solito la moglie e andare a chiudersi in camera_).
Ha visto? S’invita uno a tavola e non si prepara neanche un po’ di marsala!
PAOLINO.
Oh, sa, se è per me....
PERELLA.
Ma è per la cosa in sè stessa! per tutto quello che manca di previdenza, d’ordine, di buon governo a casa mia! La signora pensa a lisciarsi!
SIGNORA PERELLA
(_ferita_).
Io?
PERELLA.
Ah no? Lo negheresti?
SIGNORA PERELLA.
Ma è la prima volta, Francesco....
PERELLA
(_afferrando la tovaglia, strappandola giù con tutto quello che vi sta sopra e balzando in piedi_).
Ah, perdio!
PAOLINO
(_spaventato_).
Capitano.... capitano!
PERELLA.
Osa rispondermi, perdio!
SIGNORA PERELLA.
Ma che ho detto?
PERELLA.
È la prima volta? Sia l’ultima, sai! Perchè, tanto, con me, è inutile! Non mi pigli! non mi pigli! non mi pigli! Piuttosto mi butto dalla finestra! Va’ al diavolo!
Corre, così dicendo, verso l’uscio della sua camera, si caccia dentro, e si sente il rumore del paletto, che sarà bene esagerare grottescamente.
SCENA SETTIMA.
PAOLINO, _la_ SIGNORA PERELLA _e_ GRAZIA.
Restano tutti e due, come basiti, a guardarsi un pezzo, nella crescente penombra. Entra GRAZIA dalla comune, vede lo scompiglio e lo scempio di tutta la suppellettile da tavola per terra, e scuote in aria le mani, tentennando il capo.
GRAZIA.
Al solito, eh?
SIGNORA PERELLA
(_risponde appena al tentennio del capo, poi dice_):
No, vai, Grazia. Sparecchierai domani.... (_Accenna all’uscio della camera del marito_). Non far rumore....
GRAZIA.
Accendo?
SIGNORA PERELLA.
No, lascia.... lascia....
GRAZIA
(_ritirandosi_).
Ogni volta, così!... (_esce per la comune_).
SCENA OTTAVA.
DETTI, _meno_ GRAZIA.
Si avviva a poco a poco sempre più dalla finestra aperta della veranda un raggio di luna, che investe principalmente i cinque vasi del portafiori tra i due usci laterali di sinistra.
SIGNORA PERELLA.
Hai sentito? Dice che piuttosto si butterebbe dalla finestra!
PAOLINO.
Eh!... Aspetta!... Bisogna aspettare!...
SIGNORA PERELLA.
Tu ci speri? Io non ci spero, no, Paolino....
PAOLINO.
Mi hanno detto tutt’e due i fratelli di non dubitare.... di star sicuro!
SIGNORA PERELLA.
Sì. Ma io dico per lui! Non lo conoscono!... Non lo conosci neanche tu, Paolino!... Piuttosto davvero si butterebbe dalla finestra....
PAOLINO.
Oh, senti.... Se tu vai incontro alla prova con quest’animo....
SIGNORA PERELLA.
Io?... Io sono qua, Paolino.... Aspetto.... aspetterò tutta la notte....
PAOLINO.
Ma devi aspettar con fiducia!
SIGNORA PERELLA.
Ah, no, credi, invano.
PAOLINO.
Ma bisogna che tu la abbia, almeno, un po’ di fiducia! Può giovare, credi, se ne hai, ad attirarlo! Sì! sì! Io credo nella forza dello spirito!... E tu devi averne! devi averne! Pensa che, se no, c’è l’abisso aperto per noi! Io non so che faccio, non so che faccio domani!... Per carità, anima mia....
SIGNORA PERELLA.
Ma sì.... ecco.... vedi? io mi metto qua.... così....
Siede su un seggiolone a bracciuoli, antico, rivolta verso l’uscio della camera del marito, in modo che se questi aprisse, se la troverebbe davanti, in atteggiamento di «Ecce Ancilla Domini» circonfusa nel raggio lunare.
PAOLINO.
Sì.... sì.... ecco.... così.... Oh santa mia!... Io ti prego, ti prego di farmi trovare uni segno domani, demani all’alba.... Questa notte io non dormirò. Verrò domattina all’alba, davanti alla tuia casa. Se è sì, fammi trovare un segno...; ecco, guarda, uno di questi vasi di fiori, qua, alla finestra della veranda, là, perchè io lo veda dalla strada domani all’alba! Hai capito?
SIGNORA PERELLA.
Io sono qua.
PAOLINO
(_contemplandola_).
Ah! Mi sembri veramente una santa!... (_Arretra verso la comune_).
SIGNORA PERELLA.
A domani, Paolino....
PAOLINO
(_già presso la comune, congiungendo le mani_).
Così sia!
TELA.
ATTO TERZO.
La stessa stanza dell’atto precedente. È l’alba del giorno appresso. _Sul davanzale della finestra, nella veranda in fondo, nessun vaso di fiori._ Sono ancora per terra la tovaglia e la suppellettile da tavola rovesciate dal capitano Perella.
SCENA PRIMA.
GRAZIA, _poi il_ MARINAJO.
Al levarsi della tela, GRAZIA, tutta scarduffata, con l’occorrente per far pulizia, è curva a raccogliere i cocci del vasellame rotto e i piatti, i bicchieri rimasti sani, che poserà a mano a mano sulla tavola. Raddrizzandosi di tratto in tratto, si stirerà, contraendo il volto, per significare che ha tutta la persona indolenzita, segnatamente le reni; protenderà allora una mano a pugno chiuso in direzione dell’uscio della camera del Capitano e borbotterà qualche inintelligibile imprecazione.
GRAZIA.
Guardate qua.... guardate qua che rovina!... piatti.... bicchieri.... E tutto insozzato!... povera tovaglia! Neanche una stalla sarebbe per lui!... Il porcile.... il porcile.... per lui!... Ah, manco male.... una bottiglia è sana.... (_Raddrizzandosi_) Ahi, ahi, ahi!... Non mi reggo più su, le reni.... Sfasciate.... ahi, ahi, ahi.... spezzate....
Suono di campanello alla porta.
Chi sarà?... (_Avviandosi per aprire_). Ahi, ahi, ahi....
Gesto verso la porta del Capitano, un borbottamento, ed esce per la comune. Poco dopo rientrerà in scena col MARINAJO.
GRAZIA.
Ma se vi dico che la signora non m’ha lasciato nulla per voi!
MARINAJO.
E allora il Comandante non riparte oggi?