L'ora topica di Carlo Dossi

Part 7

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Comunque, di là Crispi, saggiatore arguto d'uomini, pescò i migliori suoi amici ed i suoi più sicuri collaboratori. _Scapigliatura, Bohème_: «vi troverete dentro delli scrittori, dei diplomatici capaci di rovesciare i progetti della Russia, delli amministratori, dei generali, dei giornalisti, delli artisti. Tutti i generi di capacità vi si rappresentano; è un microcosmo!» Ricordate la definizione di Balzac in _Un Prince de la Bohème_? Di Balzac, buon ospite milanese, che si ora deliziato dell'aria fresca e del bel verde del giardino di Casa Porcìa «sul Corso[57] di Porta Orientale, dieci case più in là della contessa Bolognini», cui dedicò _Une fille d'Eve_; mentre a Clara Maffei, destinò _La Fausse maîtresse_, _Les Employés_ alla Sanseverina, al conte Porcìa, _Splendeur et misère des Courtisanes_, allo scultore Pettinati, _La Vengence_?

Là, lo aveva trovato Giovanni Raiberti, nell'estate del 1838, a tener conferenze ed esperimenti di magnetismo, vantandosi egli espertissimo in quella pratica e convinto mesmeriano; e, là, un gobbetto, che il medico milanese gli aveva apprestato a burla, «gobbo[58] davanti e di dietro, e bistorto in modo che al suo confronto il francese Mayeux è un Apollo» il sor Gattino astutissimo, gli scroccò parecchi luigi, fingendo il sonno ipnotico e millantando la soperchieria in una scena comicissima, in cui il dialogo francese-meneghino raccontato dal Raiberti, aggiunge alle risa la satira: Balzac furoreggiava: «_Il y a quelque chose de maladroit dans ce sacré bossu!_». E l'esperienza non gli riusciva; e il nano ghignava ed intascava.

La rete, immessa con larghezza d'intenzioni, nel _mare magnum di Scapigliatura_, non riuscì mai leggera; triglie e squali accorsero. Insediati, tranquilli, con sicure promesse, e fattive speranze di sinecure pel domani, i ribelli di ieri ci riguardano, additandoci l'ora del prossimo accondiscendere, piegando alla loro esperienza, che sarà, forse, la nostra; ma noi, oggi, squassando un'altra volta le nostre pregiudiziali sopra ogni argomento, tra le voci del volgo, udiamo anche la loro che:

«.... urla a noi, tra le risate pazze: «Arte dell'avvenire?!»[59]

Fino a quando? Trapassati Praga e Boito e Camerana, la critica di Cameroni insediata in un momento storico, la scultura del Magni dimenticata con tutti quelli che non hanno potuto dire tutta la loro _verità_; in funzione, Cremona, il grande, Dossi, Rovani, perchè non hanno avuto paura di essere disconosciuti anche dai loro contemporanei, non si dispersero, quindi non vennero sommersi dalla evoluzione, ma l'ajutarono. Questa continuità rispetta la costanza ed ha ragione sopra tutto che temendo il futuro, dimostra la propria debolezza. Dai cofanetti de' ricordi, leviamo viole essicate e suscitiamo anime di profumi trapassati colle ciarpe e le sete di un tempo. Scioriniamo queste ricchezze al sole. Il sole, oh, come accarezza i cimelii smunti e flosci teneramente, oh, come ci ride in faccia; e, sulla via rumorosa di opere e di passanti, ecco, romba e rulla e stride e scampanella il giallo carrozzone elettrico, meteora, tra la modernità dei palazzi. Non tutto il nuovo è bello; ma non sempre Mefistofele, innamorato del passato, ha ragione di ghignare la sua negazione; sopra queste assisi è il processo estetico di Carlo Dossi; dond'egli è rimasto, senza aver stretto il patto col Dimonio, anzi a suo marcio dispetto, tuttora giovane.

V.

L'HUMORISMO LO VENDICA

Allora, riuscito dolorosamente dalla tempesta, per fortuna sua, ferito ma non sconciato, mentre altri coetanei, troppo ammalati del morbo del secolo, si erano lasciati sommergere dai flutti, o vi si erano abbandonati, mal vivi, alla deriva; Carlo Dossi riguarda a torno; ripensa e commemora il suo menegmo Alberto Pisani scomparso; numera ed appostilla quanto si trova vicino, volti d'uomini, aspetti d'animali, presenze di cose, avvicendarsi di gesti e di fenomeni, la cronaca morale del paesaggio cotidiano, la pratica utilitaria condecorata dal titolo di virtù cui la società ne richiede per il comodo della ipocrisia, pel vantaggio dei privilegi, per la facilità di sopportarci a vicenda, in bilancia, sull'odio e la paura reciproca, con urbanità, verso il nostro prossimo.

Sì, egli è salvo; ma tutte le sue illusioni erano naufragate, asfissiandosi nell'acque salse e putride, miste di lagrime, di sangue, nel pantano termale e solfureo della comunione umana, chiamata _società_. Alla prima tappa, lasciata a pena la mano preveggente e consolatrice della madre e la protezione della malinconia, che lo fa schivo e selvaggio, s'imbatte nell'_Amore_, e in un altro _amore_ che non fu mai quello per cui Alberto si era sacrificato. Egli lo aveva già chiesto come una necessità di estetica: «Non vi ha poeta senza amore»; e, se non aveva composto versi, aveva pianto delle elegie in prosa. L'amore dozzinale l'avevano cantato tutti, dai petrarchisti ai manzoniani; e tutti avevano dimenticato di dipingerlo doppio, Eros ed Anteros, a mo' de' Greci, ed a loro non erano giunte, per la strada lunghissima del tempo, le parole sane e naturali di Dafni e Cloe, perchè intiero potessero rievocarlo. Angiolo di crudeltà, le ali rosse, e non bendato ma reggente, crudele, esasperato, le freccie incoccate alla corda dell'arco, divinità aggressiva e deliberata, di lui, Carlo Dossi, rinnova il vero ritratto, senza pudori. Chi per eccesso di idealismo, si applicò a descrivere non l'_Amore_ ma _questo attuale amore_, come un padre riformatore di costumi per la sincerità, può come Rops formar col disegno le lussurie, non il piacere, per flagellare il Bastardo nato dal Satiro e dalla Ipocrisia, nuda pandemia, le natiche ricoperte a scherno da una maschera di velluto nero.

Ed eccone i fiori di bragia e di cenere; i fiori che sono in mostra sopra di un cestello di vimini intrecciati e politi e coprono un groviglio verminoso ed avvelenato di ceraste e di aspidi africani: ecco, le bende intessute di seta e d'oro, che fasciano lo piaghe purulente; i veli candidi, che vestono una sposa non più intatta. Le venerabili, sacrosante e formidabili apparenze non lo arrestano col loro parere, che sembra, a tutti una realtà; egli immette le mani deliberate nella millantata lussuosità dell'apparato di grazia, di ricchezza, di verginità. Il dolore gli ha fatto svellere le zone proteggenti e menzognere, considerare l'abito e l'apparecchio come la più grande menzogna; anzi, le foglie provvidenziali di fico, posticcie sopra le così dette vergogne delle statue, reputò ingombrante ruffianesimo, perchè alla santità della natura si innestano come un riparo, che meglio richiama a supporre la perversità della cerebrazione, donde il _Vizio_.

La delicatezza squisitissima, feminea, quasi permalosa della estetica di Carlo Dossi non era disposta a resistere _in armonia_ colla grossolana bestialità di quelle soddisfazioni; non ne sopporta l'atmosfera lutolenta e soffocante; come Baudelaire, al quale per un lato assomiglia, l'autore di _Desinenza in A_ ha bisogno di convalidarsi nella amara ironia della necessità. L'altro aveva pur composto _Les Fleurs du Mal_, che la sciocchezza comune del secondo impero pretese pornografia, mentre lasciò sfoggiare, per Compiègne, le _caccie imperiali alle nude dame di Francia_, alla Montijo facili adulterii ed il figurino delle mode accreditate presso una Cora Pearl e Nana. Identica fortuna: il ribrezzo ed il disgusto, in Italia ed in Francia, presero il nome di turpitudine letteraria; così, per Carducci, perchè tornò a chiamare «_barba la barba e non l'onor del mento_»; così per chi disse: «_J'appelle chat un chat!_»; così, nella pudibonda e presbiterana Inghilterra, contro Swinburne, che veniva dannato come l'_introduttore, nella moralissima isola di Regina Vittoria, della scuola spumante della carnalità_.

Carlo Dossi, innamorato delle pure e naturali grazie d'amore, trovò la femina; — innamorato della gloria, cui sente aver diritto, s'imbatte nella indifferenza, quando non sia l'astio; — innamorato della vita sana e gagliarda, ha con sè la malattia, coi tormenti della carne, coi dubi angosciosi della mente, colla rivolta dello spirito superiore e vittorioso della fralezza del corpo: — innamorato della bellezza d'arte incontra i truffatori delle arti ben rimunerati e vantati dalla terza Italia ufficiale, mentre li artisti geniali stentano il frusto di pane giornaliero e sono derisi; — innamorato di tutto l'ideale bellissimo e dominatore, lo vede, così, in mente; lo sente schiavo, nel mondo. — È egli veramente ammalato e debole? «egli, la cui[60] vita intellettuale è uno sforzo, e la materiate uno stento!» Non può? Che gli dice lo specchio, l'arte sua? Riproponiti in una serie di imagini; popola il mondo di te stesso; giudica da queste tue imagini: Hegel gli aveva passato la definizione: «L'humorismo è attitudine speciale dell'intelletto e del carattere, per cui l'artista pone sè stesso al posto delle cose». Sostituire il fatto _reale_, col fatto _vero_, sino a quando? ridere riconfortarsi nella propria onestà; dileggiare altrui, manifestarsi lieto, non concedere al mondo la trista gioja d'esporgli le proprie sofferenze, che appunto il mondo gl'impone? Certo, quel modo di vivere, secondo le leggi artefatte sulla natura, secondo l'abnorme golosità dei sensi e dei sessi, che trovan pretesto di farsi chiamare piaceri onesti e civili, secondo le prove quotidiane dell'egoismo, che passano per utili e progressivi aumenti sociali, non lo compiace, se ne scansa, lo rifiuta, si mette in grado di non subirne i contatti; e, — quando lo attenta, — lo rimuta, lo foggia come vuole. Desidera che, intorno a lui, lo scenario sia completo, lo incornici bene; doni al suo volto ed al porgere della sua persona: non altrimenti l'anima estremo-orientale dei Nipponici, prima che la civiltà europea l'avesse violentata colle necessità commerciali, politiche ed imperialiste dello «_struggle for life_», si comportava nell'arte di fabricarsi i proprî oggetti ed i proprî paesaggi, intonandoli al loro stato morale.

Questo è difendersi; questo è opporre violenza a violenza, volontà testarda a volontà incosciente; quali armi, il ridicolo, la satira, la falsa commiserazione, l'elogio a doppio taglio, come una bipenne, l'incenso affatturato da suffumigi d'ospedale, il ghigno, che sembra sorriso, la risata del disprezzo irrefrenato e convulsa, come una bestemia!

L'arte personalissima di Carlo Dossi ha assunto per carattere specifico, _l'humour_: l'istrumentista, che intonò, in sordina, l'orchestra delli archi e dei legni, che amò i passaggi bemolizzati, pastosi e caldi di velluto e di ciniglia, la patetica lenta e sognatrice, rialza la gamma alli acuti, assume il crescendo rossiniano, il fragore wagneriano. Dalla psicologia garbata, a tenerezze degradanti e tenue a sfumature iridate, a compatimenti misericordiosi, di _Goccie d'inchiostro_ — che sono meno nere di quanto non appajano a prima vista — alli schizzi, tra la caricatura ed il grottesco, — così li usò il Callot, il Goya, il Sattler, dai quali la vita si sforma in una gajezza macabra — dai segni impressionisti di matita — Odilon Redon li prescelse per le pagine martoriate delle sue acqueforti — dal bozzetto chiazzato di ombre e luci, tra il giallo ed il violaceo — così procede il Conconi; — erano riuscite le figure di Madama Ciriminaghi e della sua amica, le macchiette avvisatrici della signora Isar e del suo degno figliuolo, il professore Proverbi, quella povera vittima del maestro Ghioldi, i musini bianchi e rosei, come mele appiole de' condiscepoli di _L'Altrieri_. Ma altra torna ad essere qui l'appostazione; qui, doveva rovesciarsi, tumido e violento, nell'esercizio incondizionato delle sue facoltà intellettuali, _il suo modo_; fortuna a pochissimi accordata. L'iniziale romanticismo si travolge, in una specie di rammarico, di rancore, contro la vita che deve sofrire e questa accusa di non essere stata per lui perfettissima; se ne ribella: scatta l'_humour_. — Poco dopo, può dire di sè stesso: «Vi è un Dossi buono ed un Dossi cattivo; donde due opere: il romanzo della bontà il romanzo della malvagità». Poteva dire invece: «Vi è un Dossi che vede le cose buone ed un Dossi che avverte e addolora per quelle cattive. Verso le prime, accorre, si compiace, concorda, continua l'armonia; colle seconde si irrita, discorda, interrompe i rapporti. Con quelle, la placida comunione si distende in bellezza, sorride, determina il piacere; per queste spasima, combatte, deforma e l'humorismo ghigna stridulo e beffardo, altro sforzo e migliore, per i caratteri idealisti, con cui tentano di ristabilire l'equilibrio. — Corre, in fatti, ai ripari, si prova a colmare le soluzioni di continuità apertesi nell'ordine e nel ritmo. Le lagrime ne approfondirebbero le ferite sanguinose; il sorriso accoglie una benda leggiera e profumata di balsami sopra le labra aperte e gementi di quella carne intagliata, che piange. Ed, intanto, l'operatore vedesi in uno specchio colle sue smorfie comicamente dolorose; sogghigna e singhiozza, perchè l'interruzione del riposo, della compostezza della fresca attitudine serena è caratteristicamente brutta, esteticamente suggestiva. Egli, che tenta guarire ed evadere dalla malattia non può: l'humorismo, in eccesso, dà dei risultati identici all'eccesso di amare: odia. — Carlo Dossi, che odia il deforme, lo pratica per ragion d'arte e per suggerirvi l'opposto: donde i suoi _Saggi di critica nuova, — I Mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Re Vittorio Emanuele_.

L'accomanda al patrocinio dell'amico illustre Cesare Lombroso; gli domanda perchè, «nessuno dei critici[61] nostri si occupò del contingente enorme, che il cretinismo e la pazzia hanno dato al primo concorso pel monumento al defunto Sovrano». Se ne imbizzarrisce. «Per quanto non appresi[62] mai scienze mediche, nemmeno insegnai in alcuna Università, nè, a disposizione de' miei sperimenti psichici, tengo alcun manicomio, salvo quello de' libri; — nel silenzio de' dotti è permesso, presumo, ad un ignorante di avventurar la sua voce, il suo «_aqua alle corde_». Questo strazio della plastica, del disegno, della architettura, questa ingiuria al buon senso, questi «poveri bozzetti[63] fuggiti od avviati al manicomio, dinanzi ai quali, chi prende la vita sul tragico, passa facendo atti di sdegno a chi la prende, come si deve, a giuoco»; questo oltraggio alle buone lettere, che accompagna la prova della demenza artistica colla grafomania delle leggende che la vogliono spiegare, non rappresentano il fior fiore dell'ingegno europeo, balzato fuori alla grida di un concorso per onorare colui che chiamano il Padre della Patria? Italia dà questa ricolta d'arte; essa, la madre autentica e pura delle Arti e delle Grazie? Questa è la espressione più genuina e maggiore della sua potenza creatrice, nel terzo suo risorgimento; con questi aborti, con queste pseudologie, con questi deliri in gesso, con questi incubi segnati a carboncino, a matita, all'acquarello, con tutti i mezzi grafici a disposizione delle due mani, o zampe, dell'uomo? Quale indice di coltura e di buon gusto! «Senonchè, l'imperizia della mano, quando è accoppiata alle incongruenze della mente, o ad altri disordini cerebrali, concorre ad accentuare le caratteristiche della pazzia». Carlo Dossi le raccoglie, le enumera, le distende in rassegna, ne riproduce le parole, i disegni, li atteggiamenti, le ripropone chiare alla scienza: «Voi, insigne Lombroso[64], qual tema più eternamente attuale della follia?» Prorompe in uno scoppio di risa echeggianti: erasmiane.

Nè si accheta; la sua indagine continua serrata; avviluppa in una rete di riprove capziose, tira il cappio al nodo scorsojo della domanda suggestiva. Ne risulta _Ona famiglia de Cilapponi_; dove, la catastrofe di una stirpe di nobili lombardi è ridicola, tra l'ignoranza e la cattiveria; e vi regnano: _la Marchesa Matriggiani-Andegari_, di ottant'anni, _cialla, superba e tegnonna_, marchesa Travasa in diminuzione, collo sfarzo fesso e slabrato della decadenza; suoi figliuoli, _el Cavalier Telesfor, maggior general, ciall resios e doppi — Don Eleuteri, deputaa, cial, baloss e che voeur parì foin — el Marches Calocer, ciall, bon e sempi;_ — e la nidiata implume e piumata dei nipoti vanitosi, bugiardi, sciocchini, falsi e poltroni.

Si svolgono _I Bigottoni_; dove la satira non è per la religione, ma se la dividono coloro, che, suoi ministri e pinzocchere e praticanti e nonzoletti ortodossi esemplari, vanno giornalmente denigrando, colle loro azioni, ogni e qualunque fede, avvilendone i nomi sacri sulle labra, nomi di scongiuro formidabile, coi quali il sentimento e la passionalità s'ajutano a vivere alla meno peggio. Perchè, se il Dossi ammira ed invidia, alcune volte, il sincero fervore ascetico e mistico di razza — vi prego di non confondere _misticismo_, che è una sintesi razionalista, con _ascetismo_, che è una iperestesia di sensualità religiosa; — e può entusiasmare per i fervori e la poesia del delirio di Santa Teresa e di Santa Caterina; odia e dirige l'accusa contro i bigotti — _Tartufe, le laïque d'Eglise_ — che ripullulano assolutisti nelle loro convinzioni più del prete, che cedono e si ripiegano sopra tutti i punti, nella vita, nelle opere, nei bisogni fuorchè sul dogma di cui si sostituiscono gianizzeri e pretoriani. Egli scoperse che _Tartufe_ non è l'ipocrita, ma è _lui_, categoria: scorse, sotto la sua maschera, preannunciando, un Longinotti legislatore, un Meda rappresentante di seminarii, un Cameroni deputato di varazzini salesiani: questi, i _Tartufe_ sinceri; questi, i bigotti reali e maggiori nella comedia sociale; i _Tartufe_ delle banche agricole, delle deputazioni provinciali bergamasche, dei cinematografi istruttivi e comodamente oscuri al palpeggiare; i politici amanti del Giolitti. Anche il _Tartufe_ gentiluomo e gentildonna; _Tartufe_ di cui l'innata fierezza, o l'atavica spilorceria, si trattengono compunte in sulla buja prescienza di un peccato, in sul timore del castigo; si che cattolici e nobili, o grassi borghesi nobilitati, il che fa lo stesso, stanno in una umiltà che non impedisce l'esercizio de' loro privilegi, per quanto recitino l'_Officio pro defunctis_ e l'altro _alla Vergine_, rimanendo calmi, tirchi, in albagia, ultimi venuti _raillés_ ai Savoja nel trapasso della monarchia verso il socialismo, — ultima tirannia — per poter ricondurre a Roma li Scioani del Brembo ad instaurarvi, compiacente Enrico Ferri, il Papa-Re, s'egli darà un bajocco di più all'ora alli operai evoluti ed organizzati da' parroci democristi e dalle _Camere del Lavoro_, dimentiche d'ogni patriottica italianità.

Quindi, troveremo ne' suoi inediti _Il libro delle bizzarrie_. dove sarà condensato il triplo estratto e la quinta essenza dell'arguzia e del pensiero dossiano, riposta nel barattolo _color di cielo sudicio, dall'epigrafe «Filosofia»_. Preziosissima conserva di esperienza, su cui il paradosso regna sovrano: il male ed il bene vi si innestano a vicenda; si fecondano, aprono la cataratta al vaso di Pandora; partoriscono le cose, li uomini e li avvenimenti; si determinano, dalle categorie, i gradini e nulla appare dannoso «_nè dannosa la malattia[65] nè la Farmacia e nemmeno la malattia, che fa pregiata la sanità_». Leggendo, voi sapete, che, come Erasmo lodò _La Follia_, egli inneggerà _al Colera_; che, come von Grabbe, goticamente, rimise in discussione il Demonio con Dio, egli li riporrà di fronte; che, come Hoxmann fu il demiurgo di pupattole mecaniche ed originalissime, e Gustavo Kahn rivide il _Puppen-Fée, a delizia dei bambini grandi_; egli, memore di Condorcet, per il ridicolo delli uomini politici, scriverà una petizione al Parlamento Nazionale, di un mecanico, colla quale propone a re costituzionale un suo fantoccio contrafatto, a viti d'orologio ed a vita d'automa, che, ricaricato nelle solenne adunanze, faccia, con maggior compitezza, l'ufficio di quest'altro di carne e vivente.

La piacevolezza stampata lo fece richiamare da un procurator generale, che videsi comparir davanti un alto funzionario decoratissimo della Consulta; donde la meraviglia. Che, se Alberto Pisani ha dovuto servire alla Nazione, passando sotto i lavorini monarchici della uniforme diplomatica, ha pur sempre permesso a Carlo Dossi il piacere della ribellione, quando risponde alla costituzionalità in questo modo:[66] «Il re costituzionale può essere paragonato ad una meretrice, che è, per così dire, proprietà di chi lo paga, ossia del ministro al potere. — Cambia il ministro, ed egli cambia di gusti, di idee, di desideri, fossero pure contrari al programma precedente. Liberale-clericale-socialista, volta a volta, anarchico, se occorra, il re costituzionale è sempre passivo, vigliacco sempre» Ma se questi sceglie, dimostra la sua mentalità: ed allora: «Ogni[67] sovrano scelse sempre presso di sè consiglieri condegni del suo cuore e del suo ingegno. Trajano ebbe Plinio e Nerone Sejano: Napoleone I, una plejade di illustri: Vittorio Emanuele II, Cavour: Vittorio Emanuele III, Giolitti ed altri _ejusdem farinae_;» sì che data la terribile necessità di uno Stato, di un Governo, dentro cui la libertà di ciascuno è dimezzata, egli sceglie il meglio amministrato. «Io griderò[68] sempre con Napoleone: _viva l'Impero!_ col Senato di Roma: _viva la Repubblica!_».

Sfoggia, così, una mirabile galleria di contemporanei, verso cui intende la nostra malignità divertita, la malignità sana dell'uomo moralmente costituito, perchè rispetta i termini. Vi ammireremo: _La Desinenza in A_, che illustra il feminismo eterno, _Ritratti umani_, che riproducono volti di malati, di medici, di seccatori, d'impertinenti e di canaglie... oneste. «Il colore imperante di questi ritratti è la privazione d'ogni colore, cioè il nero — un gran malumore, contro gli individui di quella razza, alla quale, pur io ho il disonore di appartenere. Del che mi si fa grave carico. I signori uomini e, specialmente, le signore donne, si sarebbero oggi, a quanto contano i turiferari del loro amor proprio, così insaponati, da non serbare più traccia del preistorico cannibalismo e vivrebbero in una idilliaca comunanza pecorelle di candido zucchero, con roseo nastro, sui prati di felpa verde... Sarà benissimo, nel contesto; ma, intanto, la storia, anche contemporanea dell'umanità, è tutto un cibreo di delitti impastato col sangue e tale rimane, benchè l'assassinio sia chiamato eufonicamente valor militare, conquista il furto, colpo di stato il tradimento, esperienza parlamentare la truffa politica[69]». — Uditelo a ghignare: gorgogli e scoppi repressi di risa ben modulate sopra le dieresi ottative della sobbillazione estetica: «Oh, queste, no, non sono delle canaglie autenticate dal codice penale — il quale, del resto, ha rotto molte maglie alla sua rete, donde riescono i più malvagi-ben-vestiti —: oh, questi sono solamente que' _malvagi-ben-vestiti_, di cui sopra, nella libera circolazione della società, nel libero flusso e riflusso delle passioni». Tutti i giorni ne ha incontrato una dozzina; mentre discorrevano, ne schizzò il profilo intenzionale e saporito, caricatura ingrossata a punta secca di Holbein, acquarello disinvolto e libero di Hogarth.